Archivi del mese: aprile 2014

Djed Medu certificato da Egypt Ring

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Sono orgoglioso di annunciare che il mio blog è entrato a far parte di Egypt Ring, cerchia che raggruppa alcuni tra i siti egittologici che si distinguono per qualità e, soprattutto, serietà. Questo progetto, portato avanti dallo staff di osirisnet.net, ha come scopo la certificazione del livello di quei pochi siti che si differenziano dal resto della marea indistinta del web dove, purtroppo, l’Egitto spesso coincide con esoterismo, fanta/pseudoscienza e malainformazione. 

 

Osirisnet.net è una risorsa fondamentale che mette a disposizione gratuitamente un archivio sconfinato di foto di tombe e mastabe di tutto l’Egitto, documentate in ogni particolare delle decorazioni interne. Questa raccolta è in continuo aggiornamento grazie al materiale “donato” dagli egittofili del mondo.

http://www.osirisnet.net/

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Saranno restaurate ed esposte per la prima volta decorazioni d’oro dalla tomba di Tutankhamon

pm20140407_tutanchamun_3Sembra strano, ma ci sono ancora alcuni oggetti appartenenti al corredo di Tutankhamon che non sono mai stati esposti al pubblico. Tra questi, anche alcune decorazioni in lamina d’oro su cuoio che adornavano i carri da guerra, i finimenti dei cavalli e le guaine delle armi trovate nella tomba. Per il loro cattivo stato di conservazione, sono rimaste in magazzino fin dal 1922, ma, finalmente, anche grazie al finanziamento della Germania, saranno restaurate e potranno essere ammirate in tutto il loro splendore. Il progetto egiziano-tedesco è stato inaugurato lo scorso 6 aprile e prevede l’intervento di specialisti del Museo Egizio del Cairo, del  Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, dell’Institut für die Kulturen des Alten Orients dell’Università di Tübingen e del Deutsches Archäologisches Institut del Cairo. Fra tre anni, terminati i lavori, i reperti saranno portati al Grand Egyptian Museum. La loro importanza, più che nell’oggettiva bellezza, sta nella commistione di elementi decorativi autoctoni e levantini (come si vede nella scena di caccia a sinistra in cui un cane e un grifone attaccano uno stambecco).

http://www.dainst.org/de/node/33688?ft=all#.U1O-KLqcStQ.facebook

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Ossirinco, scoperte due tombe della XXVI dinastia

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Source: Luxor Times

Gli archeologi spagnoli diretti da Josep Padró (Universidad Autónoma de Barcelona) hanno scoperto a el-Behnasa due tombe risalenti alla XXVI dinastia (664-525 a.C.). Il sito di Medio Egitto corrisponde all’antica città di Per-Medjed, poi diventata Ossirinco dopo la conquista di Alessandro Magno. La prima tomba appartiene a uno scriba la cui mummia è ancora in buone condizione. L’identificazione è stata possibile grazie a un piccolo contenitore d’inchiostro e a due pennini di bambù. Nella sepoltura sono stati trovati anche un coperchio di vaso canopo e una gran quantità di pesci, alcuni dei quali mummificati (bisogna ricordare che la città di Ossirinco prende il nome dal pesce che, secondo il mito, ingoiò il pene di Osiride). Nella seconda tomba era inumato un sacerdote, capo di una famiglia in cui molti membri erano officianti nell’Osireion distante solo 2 km. Qui c’erano sarcofagi in calcare, vasi canopi in alabastro e alcune statuine in bronzo di Osiride.

Per altre foto: http://luxortimesmagazine.blogspot.it/2014/04/two-26th-dynasty-tombs-were-discovered.html

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“L’Egitto di Provincia”: Museo Barracco, Roma

 

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Source: zetema.it

Roma è sicuramente la città meno provinciale che ci sia in Italia sia per il numero di abitanti che per il ruolo centrale che ha sempre ricoperto. Ma, nella sconfinata offerta di siti e musei famosi in tutto il mondo, alcuni luoghi interessanti rischiano di essere dimenticati, proprio come le piccole collezioni civiche di centri minori. Uno di questi è sicuramente il Museo Barracco, o meglio “Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco”, situato in Corso Vittorio Emanuele II, a due passi da Campo de’ Fiori. Il Museo nacque dalla volontà di Giovanni Barracco, nobile latifondista calabrese che donò la sua sconfinata collezione di antichità al comune di Roma nel 1902. L’originario Museo di Scultura Antica, dopo l’inaugurazione del 1905, fu spostato nel 1948 nell’attuale sede della Farnesina a Baullari (vedi immagine in alto), stupendo palazzo cinquecentesco progettato dall’architetto Jean de Chenevières.

Barracco scoprì l’amore per l’archeologia e la storia dell’arte a Napoli dove conobbe Giuseppe Fiorillo, il celebre direttore degli scavi di Pompei. Quando poi, nel 1861, fu eletto deputato nel primo parlamento italiano a Torino, ebbe il suo secondo colpo di fulmine, il più intenso: quello per l’Egitto. Visitando il Museo Egizio, decise di studiare egittologia (scrisse alcune pubblicazioni sull’argomento) imparando anche a leggere i geroglifici. Per questo, gli oggetti da lui acquistati nel mercato antiquario hanno una grande importanza perché lui ne conosceva il valore. Trasferitosi definitivamente a Roma, continuò a comprare reperti di ogni tipo (mesopotamici, fenici, ciprioti, etruschi, greci, romani e medievali), concentrandosi soprattutto sulla statuaria con l’intento di «formare un piccolo museo di scultura antica comparata».

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Source: museobarracco.it

La sezione egittologica è quella a cui il barone si dedicò maggiormente ed occupa due delle nove sale del museo con 87 pezzi, soprattutto di Antico Regno. Alcuni reperti erano già presenti a Roma da millenni, come la rarissima sfinge femminile (vedi in alto) ritrovata nell’area dell’Iseo di Campo Marzio. In granito grigio, la sfinge ha il volto di una donna di alto lignaggio della corte di Thutmosi III. Sempre nella Sala I, sono esposte varie stele funerarie, due vasi canopi, statuette e le teste delle sculture di due faraoni, Seti I e Amenofi II.

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Nella Sala II, condivisa con l’arte mesopotamica, è possibile ammirare tra le altre cose una maschera di mummia tolemaica, due ushabti, un sarcofago in calcare, un frammento di sarcofago dipinto di XXI dinastia e la bellissima clessidra ad acqua (nella foto), anch’essa ritrovata nell’Iseo Campense. L’oggetto, realizzato in basalto sotto Tolomeo II Filadelfo (285-246 a.C.), presenta all’interno sette serie di tacche che costituiscono le scale orarie mensili; sulla faccia esterna, invece, ad ogni fascia corrisponde una divinità protettiva.

Per un’esauriente descrizione delle opere esposte:   http://www.museobarracco.it/collezioni/percorsi_per_temi/arte_egizia#c

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La dieta povera (cereali e legumi) degli antichi Egizi

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Deir el-Medina, Tomba di Sennedjem (TT1): il defunto e la moglie arano un campo di grano

Scordatevi i cosci di bue e le grasse anatre che si vedono nei rilievi dei templi e nelle pitture delle tombe. Come si poteva immaginare, la dieta degli antichi Egizi, o almeno della gran parte della popolazione, era molto più povera, limitata a legumi e cereali. A confermarlo sono alcuni ricercatori di Lione che hanno pubblicato i risultati dei loro studi nell’ultimo numero del Journal of Archaeological Science.

Analizzando mummie di diverse epoche (dal 3500 a.C. al 500 d.C.), si è visto che, nonostante tutti i cambiamenti climatici, politici, tecnologici e culturali avvenuti in Egitto nel corso dei secoli, i cibi consumati sono rimasti più o meno gli stessi. Ad esempio, suddividendo i vegetali in due grandi categorie sulla base del modo di assimilazione del carbonio, è risultato dalle ossa che gli Egizi preferissero per il 90% la C3 (all’assorbimento dell’anidrite carbonica, la pianta produce zuccheri con tre atomi di carbonio), come grano e orzo, mentre solo per il 10% la C4 (miglio, sorgo, aglio) che pur si adatta meglio a climi più aridi. Tale rapporto è rimasto costante nel tempo.

Gli isotopi d’azoto contenuti nei capelli, invece, indicano che le proteine corrispondevano al 30% della dieta totale e che si limitavano a quelle derivanti da latte, uova e vegetali. Infatti, il consumo di carne e pesce era estremamente limitato per le classi sociali meno abbienti.

L’articolo nel JAS 46 (Giugno 2014): “Diet of ancient Egyptians inferred from stable isotope systematics”

 

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Film, “Exodus: Gods and Kings”

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Source: empireonline.com

La scorsa settimana è uscito nelle sale italiane “Noah”, film biblico diretto da Aronofsky e interpretato da Russell Crowe. Questa pellicola è solo la prima di una serie incentrata sulle storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Sembra, infatti, che gli sceneggiatori hollywoodiani, terminata la stra-sfruttata fonte dei fumetti Marvel e DC Comics, abbiano cominciato ad attingere idee nella Bibbia.

Il prossimo ad uscire (il 12 dicembre negli USA) sarà “Exodus: Gods and Kings”, incentrato sulla storia di Mosè e della fuga degli Ebrei dall’Egitto verso la Terra Promessa. La regia è stata affidata a Ridley Scott (“Alien”, “Blade Runner”, “Il Gladiatore”, “Robin Hood” ecc.) e il ruolo principale sarà ricoperto dall’ex Batman Christian Bale. Già questa accoppiata potrebbe far pensare a una versione tutta “effetti speciali” dell’Esodo e, tra magie, miracoli, invasioni di insetti, morti di massa e l’apertura del Mar Rosso, gli spunti non mancherebbero. Soprattutto se si pensa che il dichiaratamente agnostico Scott ha rilasciato una sola vaga intervista in cui dice di aver optato per una rappresentazione non convenzionale di Dio.

Il cast è completato da Joel Edgerton (“Il Grande Gatsby”) nei panni di Ramses, Sigourney Weaver e John Turturro, in quelli dei genitori Tuya e Seti I, e Aaron Paul (nella serie “Breaking Bad”) che interpreterà Giosuè. Già la scelta dei personaggi crea qualche perplessità. Nella Bibbia, infatti, non c’è il nome del sovrano, ma il riferimento alle città di Pi-Ramesse e Pitom fa pensare ai più che il primo faraone, il “faraone dell’oppressione”, possa essere stato ispirato da Ramesse II e che il “faraone dell’esodo” corrisponda a Merenptah, sotto il regno del quale venne redatta la “Stele di Merenptah”, primo documento egizio conosciuto che parla del popolo ebraico. In ogni caso, l’utilizzo di Ramesse II come villain non è una novità ad Hollywood perché si ritrova anche nel colossal del 1956, “I Dieci Comandamenti”. Riuscirà Bale ad essere all’altezza di Charlton Heston?

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Una spatola dimenticata nel cranio, la mummia senza cuore ma con cervello e altri dati dalle TAC

Una bella donna con cervello ma senza cuore… Rassicuro i lettori di sesso maschile: è morta da 1700 anni! Si tratta, infatti, di una mummia (vedi foto in alto) conservata presso il Redpath Museum di Montreal che è finita per l’ennesima volta sul lettino di una TAC. Già nel 2012 era uscito uno studio a riguardo sulla rivista RSNA RadioGraphics e, l’anno scorso, era stato addirittura ricostruito il volto (con la bella acconciatura “alla Faustina Maggiore”), ma il team di Andrew Wade della McMaster University (Hamilton, Canada) ha estrapolato nuovi dati dalla tomografia computerizzata. La donna, morta tra i 30 e i 50 anni, visse nel 300 d.C. circa, un periodo in cui l’Egitto era sotto il controllo di Roma e sempre più influenzato dal cristianesimo. Evidentemente, però, la sua famiglia rimase fedele alla tradizione pagana scegliendo una mummificazione inusuale. Infatti, l’addome è svuotato anche del cuore, asportato con gli altri organi da un foro inciso sul perineo, mentre il cervello è intatto. Tutto il contrario di ciò che sappiamo da Erodoto, anche se, sempre da un recente studio di Wade, sembrerebbe che tale pratica non fosse così rara. Altra particolarità è la presenza di due placche in materiale simile al cartonnage sullo sterno e al lato dell’addome. Di solito, oggetti del genere servivano a sanare le ferite provocate dall’imbalsamatore, ma in questo caso le porzioni di pelle interessate sono intonse, quindi si pensa servissero come sostituto del cuore e come mezzo di guarigione rituale da un male che affliggeva la donna quando era in vita.

article-2600526-1CF5D58900000578-36_634x552Dal British Museum, invece, la mostra “Ancient Lives: new discoveries” riserva altre sorprese. Tra le otto mummie analizzate con la TAC, ce n’è una di un uomo vissuto a Tebe intorno al 600 a.C. L’autopsia virtuale ha rilevato la presenza di un oggetto nel cranio, una spatola di legno o un pezzo di canna, probabilmente spezzato durante la rimozione del cervello dalle narici (vedi a sinistra). Curioso, ma non un caso isolato (un altro esempio proviene dal Museo di Zagabria).

Una seconda mummia appartiene a Tamut, “cantante di Amon” nel 900 a.C. La donna morì intorno ai 35 anni, forse a causa di un infarto o un ictus. Infatti, gran parte dell’arteria femorale è occlusa da un pezzo di grasso. Il corpo, conservato in un ricco sarcofago (vedi in basso), presenta numerosi amuleti anche interni oltre che a lamine d’oro sulle dita dei piedi e a piastre metalliche sulle ferite lasciate dai sacerdoti. I capelli sono corti perché coperti da una lunga parrucca nera.

 

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Solo una multa per l’ex fonico BBC contrabbandiere

neil-kingsburyv1Dopo un processo di 9 mesi, Neil Kingsbury se l’è cavata con una semplice multa di 500 sterline (più 50 di tassa del tribunale). L’ex fonico della BBC aveva provato a vendere, tramite due aste, sei reperti acquistati illegalmente in Egitto (qui i particolari della vicenda). La condanna del 14 aprile è risultata così leggera grazie alla sua confessione di aver preso le antichità da un commerciante di Luxor; particolare che gli ha evitato il carcere.

 

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Ex Generale chiede la demolizione del Monastero di Santa Caterina

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Source: wikipedia

Assurdo, ma dal Paese in cui qualcuno aveva proposto la demolizione delle piramidi ci si aspetta di tutto. Ora è il turno del Monastero di Santa Caterina, convento costruito tra il 548 e il 565 ai piedi del Monte Sinai. Un generale dell’esercito in pensione, Ahmed Ragai Attiya, ha depositato una causa ufficiale per far radere al suolo un luogo che, secondo lui, minaccerebbe la sicurezza nazionale e la sovranità egiziana. La presenza dei 37 monaci, in gran parte greci, equivarrebbe a un’occupazione straniera “aggravata” dal fatto che tutti i nomi dei punti strategici della zona sarebbero stati cambiati. Inoltre, i monaci avrebbero cercato di nascondere una fonte d’acqua conosciuta come Oyun Moussa (“Pozzo di Mosè”). Attiya se la prende anche con i beduini del Sinai chiamandoli traditori per aver protetto il monastero per 1500 anni. Un’accusa del genere nei confronti di un patrimonio dell’umanità sembrerebbe ridicola se non fosse stata presa in considerazione. Infatti, la Corte Amministrativa di Ismailiya (città sul Canale di Suez) ha istituito una commissione per indagare sul caso che sarà portato in tribunale il prossimo giugno.

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Lo studio delle mummie di babbuino collocherebbe Punt in Etiopia ed Eritrea

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Deir el Bahari (tempio funerario di Hatschepsut): scena con nave che trasporta prodotti esotici provenienti da Punt

Un nuovo studio potrebbe finalmente localizzare la leggendaria terra di Punt che, collegata, secondo le varie teorie, a Etiopia, Somalia, Yemen o Mozambico,  era il luogo dove gli Egizi si procuravano oro, incenso, lapislazzuli, avorio, ebano e animali esotici come grandi felini, pavoni, giraffe e scimmie. Proprio grazie all’analisi delle mummie di due babbuini conservati presso il British Museum, Salima Ikram (Museo Egizio del Cairo), Nathaniel Dominy e Gillian Leigh Moritz (University of California, Santa Cruz) affermano che Punt dovrebbe coincidere con l’Etiopia e l’Eritrea Orientale.

Questa conclusione è arrivata confrontando la quantità degli isotopi di ossigeno contenuti nel pelo delle mummie con quella degli esemplari moderni che vivono in ognuna delle possibili regioni identificabili con la “Terra del Dio”. Infatti, l’ossigeno tende a variare a seconda delle piogge e della composizione dell’acqua nelle piante e nei semi. In particolare, l’area più conforme ai risultati sarebbe quella attorno all’attuale città eritrea di Massawa.

Prima di gridare alla grande scoperta, però, vorrei far notare che lo studio si basa su un campione troppo limitato; due mummie (che poi in realtà si riducono a una sola, quella trovata nella Valle dei Re) non sono sufficienti. Per questo, i tre studiosi hanno già programmato di analizzare gli isotopi di stronzio contenuti nelle ossa.

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Per un aggiornamento dello studio (dicembre 2020): https://elifesciences.org/articles/60860

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