Archivi del mese: luglio 2014

Ashmolean Museum: “Discovering Tutankhamun”

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Lo scorso 24 luglio, è stata inaugurata presso l’Ashmolean Museum di Oxford un’interessante mostra incentrata sulla scoperta della tomba di Tutankhamon e sulla sconfinata documentazione prodotta da Howard Carter nei dieci anni impiegati per catalogare tutti gli oggetti del corredo. “Discovering Tutankhamun”, fino al 2 novembre (già che c’erano, avrebbero potuto prorogarla almeno di due giorni per arrivare al 92° anniversario della scoperta del primo gradino), esporrà lettere, diari di scavo, giornali e altri documenti provenienti dall’archivio del Griffith Institute che quest’anno celebrerà i 75 anni dalla fondazione. Il materiale fu donato nel 1959 all’istituto da Phyllis Walker, la nipote di Carter. Sarà possibile ammirare anche reperti archeologici dell’epoca amarniana, le foto di Harry Burton (alcune delle quali pubblicate il 21 febbraio 1923 in esclusiva dal The Times) e varie testimonianze della “Tutmania” che influenzò la moda e la cultura popolare dell’epoca.

http://www.ashmolean.org/exhibitions/discovertut/about/

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Sedeinga, tracce di iconoclastia di Akhenaton su rilievo con figura di Amon

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Source: livescience.com

La notizia non è freschissima perché la scoperta risale al dicembre del 2012, nonostante, negli ultimi giorni, i media la stiano facendo passare per una breaking news. Un rilievo, individuato in una tomba a Sedeinga (nord Sudan), mostrerebbe le tracce dell’iconoclastia amarniana e del successivo rifacimento della restaurazione post-Akhenaton. Il reperto è stato trovato in una tomba tarda dalla missione francese diretta da Claude Rilly che ha pubblicato i risultati della campagna nell’ultimo numero di “Sudan & Nubia” (ecco il motivo della ripresa della notizia). Il pannello in arenaria (0,4 x 1,8 m), che mostra la figura di Amon, era stato riutilizzato come base di supporto per un sarcofago quando, in origine, apparteneva al tempio, ormai in rovina, fatto consacrare da Amenofi III (1387-1348) alla moglie divinizzata Tiye.

Intorno al 1340 a.C., il volto del dio e il suo nome sarebbero stati cancellati seguendo i dettami della cosiddetta “eresia amarniana” che, a quanto pare, colpì anche province così lontane. Quello che riguarda la religione atoniana è sempre stato un argomento dibattuto, a partire da Breasted, che nel 1894 fu il primo a parlare di monoteismo, e dal saggio di Freud “L’uomo Mosè e la religione monoteista”. Ma, ormai, è quasi universalmente riconosciuto che non ci fu nessuna riforma religiosa in questo senso. In realtà, si trattò di un provvedimento politico-economico pianificato per colpire Amon e il potente clero di Karnak, arricchitosi grazie ai bottini di guerra dei thutmosidi. Sembra, infatti, che gli altri culti tradizionali fossero tollerati non solo a livello popolare, ma anche tra i membri dell’amministrazione. Lo dimostra il fatto che la figura deificata della regina Tiye non sia stata toccata.

Dopo la restaurazione di Tutankhamon (1328-1318), il pannello è stato modificato una seconda volta scolpendo di nuovo le fattezze di Amon e i geroglifici abrasi.

 

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Valle delle Regine, Sarà realizzata una copia esatta della tomba di Nefertari

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Source: geometriefluide.com

Dopo la replica della tomba di Tutankhamon inaugurata lo scorso aprile, verrà realizzata una copia di un’altra celebre sepoltura della necropoli tebana, forse la più bella dell’intero Egitto. Il Ministero delle Antichità ha stanziato circa 700.000 euro per riprodurre a grandezza naturale la QV66, la tomba di Nefertari, ultima dimora della Grande Sposa Reale di Ramesse II. Anche in questo caso, il provvedimento è atto a salvaguardare gli spettacolari colori della “Cappella Sistina dell’antico Egitto” dagli agenti atmosferici e, soprattutto, dai danni provocati dai visitatori. L’umidità causata dal respiro e dal sudore delle persone aveva già rovinato le decorazioni parietali, così da far decidere di chiudere la tomba al grande pubblico fin dal 2003 (salvo permessi speciali molto costosi). Sembra ovvio che il progetto sia decisamente più complesso di quello della tomba di Tutankhamon, sia per la complessità delle pitture che per l’estensione della struttura stessa (qui potrete apprezzarne ogni particolare), ma le autorità egiziane verranno aiutate da una squadra di archeologi italiani. I lavori inizieranno il prossimo ottobre, in corrispondenza del 110° anniversario della scoperta da parte di Ernesto Schiaparelli, all’epoca direttore del Museo Egizio di Torino.

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MediterraneoAntico: I “Popoli del Mare” nelle fonti scritte egiziane del Nuovo Regno

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Tempio di Medinet Habu: particolare di prigionieri Peleset catturati da Ramesse III

Sono molto felice di presentarvi un mio articolo dal titolo «I “Popoli del Mare” nelle fonti scritte egiziane del Nuovo Regno». Il pezzo è pubblicato sul primo numero di MediterraneoAntico, il digital magazine di Egittologia.net  ideato e diretto da Paolo Bondielli, tra le altre cose, autore e coautore di diversi saggi storici sull’antico Egitto per l’Ananke, socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net e membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna. Ma prima di darvi il link, lascio la parola a Paolo per presentare questa nuova avventura editoriale:

Il Magazine ha avuto una genesi complessa e lenta perché non è stato un punto da cui sono partito per sviluppare un progetto, ma un punto a cui sono arrivato successivamente e che ancora – assieme allo staff che ho raccolto intorno a me – stiamo cercando di “centrare”.

Presa coscienza che il repentino e roboante ingresso di Facebook nelle nostre quotidiane abitudini informatiche stava provocando un sostanziale rallentamento delle attività di tutte le community, compresa quella di Egittologia.net, ho cercato una soluzione che mi consentisse di portare avanti quello che più amo fare: divulgare la cultura dell’antico Egitto.

La prima idea è stata quella di creare una newsletter ben strutturata, anche graficamente, dove raccogliere informazioni dal mondo dell’Egittologia, dell’editoria e dell’archeologia, con articoli che potevano essere presi  nei vari siti d’informazione. Ma lavorando allo sviluppo di questa soluzione, mi appariva sempre più evidente che avremmo potuto fare di più.

Egittologia.net ha sempre raccolto intorno a se appassionati di un certo livello, con conoscenze specifiche tali da poter partecipare attivamente a progetti importanti. Persone che da molto tempo frequentavano l’ambiente dell’Egittologia, le biblioteche universitarie e che, in taluni casi, avevano già pubblicato dei saggi o partecipato a conferenze sull’antico Egitto in qualità di relatori, oltre ad aver compiuto numerosi viaggi nella terra dei Faraoni.

Perché allora non mettere in campo questo “sapere”?

Perché non attingere a quel materiale che nel corso degli anni è stato depositato nei vari spazi del nostro sito?

Ed è così che da una semplice newsletter di tipo passivo, cioè messa assieme con materiale prodotto da altri e che noi avremmo solo raccolto e spedito, siamo passati a qualcosa che ci avrebbe resi protagonisti del nostro lavoro.

Ma tutti questi pensieri non avevano ancora preso la forma del magazine, perché  – insieme alle persone che nel frattempo mi si erano raccolto intorno – avevo pensato di distribuire nei vari forum della community gli  articoli, a seconda dell’argomento che l’autore avrebbe deciso di trattare. Successivamente avremmo spedito una newsletter per avvisare l’uscita dei nuovi articoli.

Ma tutto questo non era ancora quello che volevo.

Nel frattempo avevo chiesto ad alcuni amici e studiosi di cominciare a scrivere degli articoli e una volta ricevuti, assieme alle foto, provai senza uno scopo preciso, ad impaginarli tutti su word.

Inserii anche le fotografie e, con le mie capacità di semplice utilizzatore di base, cercai di dare una forma a tutto quel materiale. Trasformai poi l’intero file in un documento PDF e il risultato, anche se qualitativamente decisamente scarso, mi folgorò!

Nacque in quel momento l’idea di creare uno spazio formato da pagine bianche su cui far scrivere tutti coloro che ne avessero voglia, tempo e nozioni sufficientemente approfondite in materia di antico Egitto.

Uno strumento che si distaccasse dal sito, pur restandone una diretta emanazione.

E’ nato quindi il magazine vero e proprio, dapprima ad indirizzo esclusivamente egittologico e poi – come dimostrano anche i cambiamenti sostanziali che abbiamo apportato a questo nuovo numero – dedicato all’archeologia del Mediterraneo.

Oggi scrivono per il magazine quasi prevalentemente egittologi o archeologi, e ci piace dare spazio ai giovani laureati, che spesso hanno lavorato su tesi di grande interesse, che poi finiscono in un cassetto e restano inutilizzate.

Presto sarà online il nuovo sito di Egittologia.net e così completeremo questa fase di rinnovamento integrando il magazine, il sito e le possibilità date dai social in termini di bacino di utenza e quindi di diffusione dei contenuti.

Potete scaricare gratuitamente il numero cliccando sul seguente link:  http://www.egittologia.net/Portals/0/Magazine-AnticoEgitto-Egittologia/Magazine-MA-EgittologiaNet_01-2014/Magazine-MA-EgittologiaNet_01-2014.html#1

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“L’Egitto di Provincia”: Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno

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Spostiamoci nelle Marche. Avendo passato un fine settimana a Comunanza, luogo di nascita del compianto Adriano Luzi (il restauratore della tomba di Nefertari), ho avuto l’occasione di visitare il vicino Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno. Ospitato nel cinquecentesco Palazzo Panichi, il museo nacque nel 1865 come esposizione dei reperti del territorio ascolano, partendo dal nucleo originario della Civica Collezione Archeologica (una donazione settecentesca del Vescovo Mazzoni). Grazie agli scavi della Soprintendenza delle Marche, la collezione si è accresciuta nel tempo fino ad arrivare oggi ad oltre 15.000 reperti. Il percorso espositivo è incentrato sulla storia del territorio, dalla preistoria alla dominazione romana e, per il momento, comprende due sezioni: quella Protostorica (IX-III sec. a.C.) riallestita recentemente e quella Romana con il lapidario. Una terza sezione, quella Preistorica, è in fase di allestimento nel terzo piano dell’edificio. Ovviamente, gran parte del museo è dedicata alla civiltà dei Piceni, popolo italico che visse nel I millennio a.C. tra i fiumi Foglia e Aterno (quasi tutte le Marche e le provincie di Teramo e Pescara) prima di subire la graduale romanizzazione dal III secolo in poi.

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@Mia

La “presenza” egizia in questi luoghi è sostanzialmente dovuta a due fattori: il periodo Orientalizzante (VIII-VI sec a.C.) e la diffusione dei culti misterici nell’impero romano. Nel primo caso, si ebbe una esportazione in tutto il Mediterraneo di oggetti egiziani, assiri, ciprioti, siriani, fenici e dell’Asia Minore. Questo materiale divenne uno status symbol nelle tombe appartenenti all’élite delle società dell’epoca. Nelle sepolture etrusche o italiche, si trovano spesso scarabei, amuleti in faience, oggetti più ricchi in oro, argento, avorio o esotici come uova di struzzo. A volte, ci sono anche produzioni locali che imitano i motivi decorativi asiatici. Proprio nelle Marche, a Sirolo (An), nel 2008 è stata scoperta una tomba con oltre 650 oggetti provenienti dalla Valle del Nilo.

Per quanto riguarda il secondo fattore, invece, i Romani cominciarono a venerare divinità egizie attribuendo loro caratteristiche di quelle del pantheon classico, così, templi dedicati ad Iside e a Serapide sorsero in tutto l’impero.

Proprio a questo contesto appartengono i pochi reperti egizi o egittizzanti conservati presso il museo, in una vetrina al secondo piano nell’area dedicata alla religione dei Romani. Sono solo 13 pezzi da scavi nella zona e da acquisti e donazioni ottocentesche. Si tratta di tre bronzetti votivi di Iside-Fortuna e uno di Mercurio-Thot, un pendaglio con testa femminile bifronte da Alessandria e un altro in faience con Bastet (XXII-XXIII din.), un vasetto di alabastro, un frammento di vetro policromo, un erma di Zeus-Serapide (fine II-III sec. d.C.) e quattro bei ushabti in faience (nella foto), tra cui il più grande, mancante della parte inferiore, apparteneva a un certo Pekher-Ptah della XXVI dinastia.

http://www.archeomarche.beniculturali.it/index.php?it/116/museo-archeologico-statale-di-ascoli-piceno

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A Firenze l’XI International Congress of Egyptologists

logo_iae_international_association_of_egyptologistsFinalmente l’11° International Congress of Egyptologists ha la sua sede: Firenze. Il convegno, aperto ad ogni disciplina egittologica e a tutti gli studiosi del mondo, inizialmente si sarebbe dovuto tenere nel settembre 2013 presso la Biblioteca di Alessandria, ma poi è stato posticipato di un anno e definitivamente cancellato a causa dell’instabilità politica dell’Egitto. Così, l’International Association of Egyptologists ha scelto il capoluogo toscano come nuova location tra cinque candidature (le altre erano Torino, Trieste, Melbourne e Varsavia). James Allen, presidente dello IAE, ha annunciato che l’evento si terrà dal 23 al 30 agosto 2015.

http://www.iae-egyptology.org/

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Cittadino inglese compra antico martello egizio per 3,5 sterline

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Source: chroniclelive.co.uk

Solo quattro giorni fa, ero qui a commentare la vendita della statua di Sekhemka per 14 milioni di sterline più spese d’asta. Ora, invece, viene fuori che Martin Jackson, un cittadino qualunque della contea inglese di Northumberland, ne ha spese 15.762.496,50 in meno per un oggetto più o meno coevo e forse con la stessa provenienza. L’uomo ha scovato in un mercatino dell’usato, senza saperlo, un antico martello egizio di 4500 anni e lo ha pagato solo 3,50 £ (4,42  €). In realtà, l’attrezzo è tecnicamente definibile come mazzuolo, utensile in legno duro (molto più efficace del morbido bronzo) che veniva usato sia per la percussione diretta che per colpire scalpelli. Il fortunato Jackson (nella foto) voleva solo un oggetto insolito da esporre in salotto, ma, dopo una serie di ricerche e la consulenza di un egittologo della Queens University di Belfast, ha scoperto che si è ritrovato tra le mani un reperto portato in Irlanda nel 1905 da un ufficiale britannico che, a sua volta, lo aveva acquistato a Saqqara. Il pezzo è valutato tra le 2000 e le 4000 £ e prevedibilmente passerà poco tempo sul caminetto di Martin che ha già dichiarato di volerlo mettere all’asta per finanziarsi un viaggio in Egitto.

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Venduta la statua di Sekhemka per 14 milioni di sterline

hammerNonostante la campagna mediatica mondiale contraria, le cause legali intentate dal neo-ministro delle Antichità egiziane El-Damati (è stato interpellato l’International Council of Museums) e l’intervento dell’ultimo minuto del famoso fumettista di Northampton, Alan Moore (“V per Vendetta”, “The Watchmen”), la statua di Sekhemka è stata venduta. Durante l’exceptional sale di 16 opere d’arte (tra cui un bronzo del Giambologna) nella sede londinese di Christie’s, la statua del funzionario della V dinastia è stata appena battuta (alle 20:16) per l’esorbitante cifra di 14 milioni di sterline, 17.645.576 € (15,762,500 £ in totale con le spese accessorie. All’inizio era stata valutata tra i 4 e i 6 milioni di sterline).

Bisogna ricordare che è stato lo stesso Consiglio del Distretto Amministrativo di Northampton (qui i particolari della vicenda) ad aver deciso di mettere all’asta il reperto che era conservato nel museo locale. Ora, la somma guadagnata dovrebbe essere impiegata nel progetto di restauro e ampliamento del polo espositivo della città; ma, in parte (il 45%), andrà anche all’erede del Marchese di Nothampton che aveva donato la statua nel 1880.

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Deir el Bahari, studiosi polacchi analizzano mummie e ricostruiscono il tempio di Thutmosi III

Periodo decisamente fruttuoso per gli egittologi polacchi! Dopo le scoperte a Gebelein e a el-Asasif, procedono le missioni dell’Università di Varsavia, in modo particolare nel sito che, fin dal 1961, più di tutti è legato in Egitto all’attività degli studiosi di questo paese est europeo: Deir el-Bahari.

Ad esempio, gli scienziati della Polish-Egyptian Archaeological and Preservation Mission stanno analizzando con TAC e raggi X le mummie dei sacerdoti di Montu (nella foto, la scansione sui resti di Nespekashuti). La maggior parte di questi officianti, infatti, durante la XXV dinastia (780-656), fu sepolta attorno al tempio di Hatshepsut in tombe che vennero scavate intorno al 1930. Per ora, sono stati studiati i corpi conservati presso il Luxor Museum e successivamente si passerà a quelli che si trovano nel Museo Egizio del Cairo e nel National Museum of Egyptian Civilization. Il progetto, iniziato a maggio, è affidato al Dott. Zbigniew E. Szafranski.

La Dott.ssa Monika Dolinska (Museo di Varsavia), invece, dirige il lavoro di ricostruzione virtuale del tempio funerario di Thutmosi III, costruito tra quelli di Mentuhotep II e di Hatschepsut e scoperto nel 1962 da Kazimierz Michałowski. Il modello tridimensionale, attualmente all’80%, prevede anche la riproduzione dell’impianto decorativo delle pareti ricollegando le migliaia di frammenti di rilievi scoperte durante oltre 50 anni di scavi.

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International conference, “Company of Images: Modelling the ancient Egyptian imaginary world of the Middle Bronze Age”

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18-20 September 2014: Institute of Archaeology, University College, London
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The purpose of this conference is to explore the fertile imaginary world of Middle Bronze Age Egypt (2000-1500 BC) through its material culture and the archaeological sources from which such material is recovered.
One principal focus will be on figurines in their immediate and wider archaeological context. We also aim to explore other objects which have traditionally been interpreted as tools for the protection of mother and child, all as products of an interwoven world.

The conference is an opportunity to explore how the ancient Egyptians populated their imaginary universe, combining different images, materials and objects – a “Company of Images”.  The proceedings will be published in 2015.

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