Archivi del mese: agosto 2014

Il restauro della Piramide di Djoser sarà completato nel 2015

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Source: commons.wikimedia.org

Ormai da troppi anni, la Piramide di Djoser, la più antica costruita in Egitto (XXVI sec. a.C.), è ricoperta da una foresta di pali e palanche che servono a sostenere la fragile struttura esterna. I già lenti lavori di restauro hanno subito un’ulteriore frenata a causa della rivoluzione del 2011 che ha bloccato anche l’intervento della squadra di ingegneri gallesi che stavano occupandosi delle fondamenta lesionate dal terremoto del 1992.

Questo stato di cose dovrebbe (e sottolineo mille volte il condizionale) finire il prossimo anno, almeno secondo il Ministro delle Antichità, Mamdouh El-Damaty, che, in visita a Saqqara lo scorso giovedì, ha annunciato per il 2015 il termine della ristrutturazione dei corridori sotterranei, delle decorazioni murarie, soprattutto sul versante meridionale. Saranno utilizzate le pietre originali e una malta del tutto simile a quella impiegata oltre 4500 anni fa. C’è da dire, però, che subito sono nate polemiche sulla dubbia professionalità dell’azienda che ha vinto l’appalto.

Gli interventi da completare entro il prossimo marzo comprendono anche il vicino sito di Dashur, dove è previsto un nuovo sistema d’illuminazione per la cosiddetta “piramide rossa” di Snefru.

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Coperchio di sarcofago spunta in una casa dell’Essex

 

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Source: dailymail.co.uk

 

Di nuovo! Tra antichi vasi e mummie di gatto, le case inglesi sembrano essere inaspettatamente piene di reperti egizi di origini sconosciute. Questa volta, a spuntare tra ragnatele e scatoloni impolverati è stato un coperchio di un sarcofago ligneo risalente al regno del “faraone nero” Shabataka (707-690 a.C.).

Il pezzo è stato scoperto in un’abitazione privata a Bradwell-on-Sea (Essex) da Stephen Drake, banditore chiamato a valutare la proprietà dopo la morte del padrone di casa. Durante il sopralluogo, l’uomo ha trovato il coperchio posto verticalmente in un’intercapedine di un muro esterno e lo ha fatto analizzare da alcuni studiosi del Fitzwilliam Museum (Cambridge University). La decorazione si è conservata soprattutto sul volto dipinto di giallo, ma i geroglifici sbiaditi hanno comunque permesso la datazione alla XXV dinastia. Ora, saranno interpellati anche esperti del British Museum, soprattutto per capire come un’antichità egizia sia finita in una modesta casa dell’Inghilterra orientale.

Il coperchio sarà venduto il 13 settembre durante l’asta di Willingham Auction (Cambridge) con un prezzo di partenza di 1000-2000 sterline.

 

Aggiornamento (13 settembre):

Il coperchio è stato venduto per la cifra di 12.000 £ (circa 15.000 euro).

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Slitta ancora l’inaugurazione del Grand Egyptian Museum

10525774_142320359276448_3950049436713618181_nProcedono a rilento i lavori di costruzione del Grand Egyptian Museum. Le dichiarazioni ufficiali di slittamento della data d’inaugurazione superano quelle sui progressi del cantiere. Sul sito ufficiale del GEM, vengono segnalati 303 giorni al termine, ma già a febbraio si parlava di marzo 2016. Il ritardo della III e ultima fase del progetto è evidente dalle immagini che abbiamo a disposizione (quella in alto risale allo scorso luglio) e sarebbe stato causato da una difficoltà di reperimento di fondi. Ora, l’ultima previsione allontana l’apertura al 2017 ed è stata presentata durante la firma di un accordo tra il Ministro delle Antichità El-Damaty, il direttore del museo Tarek Tawfik e Ku Goto, amministratore delegato della Japan International Cooperation Agency, il principale finanziatore del GEM. La JICA, dal settembre 2014 al marzo 2016, fornirà un servizio di aggiornamento professionale per i circa 650 archeologi, restauratori e curatori che lavorano presso la struttura.

Ricordo che il Grand Egyptian Museum di Giza sarà (chissà quando) il più grande museo archeologico del mondo con 470 mila m² e 100.000 reperti esposti (tra cui 3500 dalla tomba di Tutankhamon). La posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005.

Intanto, prosegue il tentativo di portare il turismo culturale anche nelle località balneari. Dopo Sharm el-Sheikh, anche Hurghada avrà il suo museo archeologico nel 2016. Un nuovo edificio ospiterà oltre 22.000 reperti provenienti dai magazzini del MSA a Luxor. Anche in questo caso, il progetto sarà finanziato grazie a una mostra temporanea con 200 pezzi provenienti dai musei di tutto l’Egitto.

 

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Ipotesi sul funzionamento della meridiana della Valle dei Re

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Source: aaatec.org

All’inizio del 2013, la missione dell’Università di Basilea a Tebe Ovest diretta da Susanne Bickel ha scoperto una delle più antiche meridiane della storia. Gli archeologi stavano lavorando in un’area della Valle dei Re occupata da capanne in pietra usate dai costruttori delle tombe nel XIII sec. a.C., quando è venuto alla luce un ostrakon in calcare con un disegno in inchiostro nero. Si tratta di un semicerchio diviso in 12 sezioni di circa 15° che partono dal centro della base lunga 16 cm. Qui si trova il foro di alloggiamento dello gnomone la cui ombra proiettata era utilizzata per misurare il tempo, anche grazie a puntini segnati all’interno delle singole sezioni. L’ubicazione dell’oggetto ha fatto pensare al suo possibile utilizzo per il calcolo delle ore di lavoro.

Gli studiosi svizzeri hanno realizzato un modello di funzionamento che prevede la posizione verticale della meridiana con lo gnomone orizzontale. Questo sistema comporterebbe un’imperfezione variabile degli angoli delle sezioni che, a seconda del periodo dell’anno, va dai 5 agli 8,2° causando un errore medio di 12 minuti. Per ovviare a questa imprecisione, Larisa Vodolazhskaya (Southern Federal University, Rostov sul Don) ha recentemente pubblicato su “Archaeoastronomy and Ancient Technologies” le sue conclusioni alternative. Calcolando gli angoli in relazione alla latitudine della Valle dei Re e studiando gli altri esemplari di orologi solari ritrovati in Egitto, sembrerebbe che la soluzione migliore preveda una meridiana verticale con uno gnomone inclinato che rende stabile la misurazione del tempo durante tutte le stagioni. Questo sistema, combinato con una meridiana ad L (nell’immagine un esempio risalente al regno di Thutmosi III e conservato presso l’Ägyptische Museum di Berlino), avrebbe un errore di soli 0,9° e di 3,6 minuti. Paradossalmente, l’orologio “russo” sarebbe quasi quattro volte più preciso di quello “svizzero”!

Molto interessante è anche la posizione delle linee che indicano le 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e poi, con uno scatto di mezz’ora, 12:30, 13:30, 14:30, 15:30, 16:30 e 18. Questo cambiamento potrebbe segnalare la pausa lavorativa nel momento più caldo della giornata, la siesta dalle 12 alle 13:30.

L’articolo originale: http://aaatec.org/documents/article/vl4.pdf

 

 

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“L’Egitto di Provincia”: Museo Missionario Etnografico Francescano di Fiesole (FI)

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Quest’articolo parlerà di un museo che non ho mai visitato. Poco male, internet è pieno di gente che scrive di cose che non conosce. Naturalmente scherzo. Pur volendo, non posso recarmi in ogni collezione egittologica d’Italia perché, come abbiamo visto, le si può trovare ovunque. Così, mi piacerebbe che anche chi segue il mio blog possa contribuire alla rubrica inviandomi la propria esperienza e la recensione delle piccole esposizioni di zona (se non si fosse capito, è un invito che vi faccio!). Questa volta, lascerò spazio a una persona di cui mi fido ciecamente. L’autrice del pezzo e delle foto che lo accompagnano è Julie Santoro, studentessa di egittologia nonché mia amica. Buona lettura.

 

Fiesole, che dai suoi 300 metri s.l.m. domina con una vista mozzafiato la città di Firenze, non è soltanto la Faesulae romana protagonista degli antagonismi che dal 91 a.C. caratterizzarono la guerra sociale. Questa cittadina fu, infatti, già un importante centro etrusco durante il IV sec a.C. e la sua storia, che si intreccerà in seguito con quella delle invasioni barbariche, si legherà anche alle vicende longobarde, in un periodo, quello altomedioevale, durante il quale i vescovi di Fiesole andarono acquisendo prestigio e potere. Un percorso storico-culturale durato secoli le cui testimonianze si conservano oggi nel Museo Archeologico di Fiesole ubicato all’interno dei 35.000 mq del sua suggestiva Area Archeologica.

Questa città può, però, offrire qualche ulteriore piacevole sorpresa. In una posizione panoramica, laddove un tempo sorgeva l’antica rocca etrusca, si trova, infatti, il complesso conventuale di San Francesco, il cui primo nucleo risale al 1125 e presso il quale, intorno al 1390, si stabilirono i frati Francescani Osservanti. Il complesso, visitabile nella sua interezza, attualmente comprende, oltre la chiesa, i tre chiostri e le celle dei frati (che nel 1418 ospitarono San Bernardino da Siena) e un piccolo Museo Etnografico.

Il primo nucleo di questa collezione nacque quando, agli inizi del XX sec., alcuni lavori di ripristino riportarono alla luce un certo numero di reperti archeologici di vario genere che Padre Cristoforo Giani ebbe la sensibilità di raccogliere insieme ad altri rinvenuti nel pozzo dell’orto del convento.

In realtà, un vero e proprio museo vide la luce solo qualche tempo dopo, quando, nel 1920, Padre Ambrogio Ridolfi venne destinato a questo convento e portò con sé alcune antichità cinesi inviate, sul finire dell’Ottocento, al Convento di Santa Margherita a Cortona (AR). Nel tempo, a questi cimeli se ne aggiunsero altri, sempre provenienti dalla Cina, inviati da altri confratelli impegnati come missionari in quelle terre lontane.

fParallelamente a questa raccolta proveniente dall’estremo oriente, grazie alla cooperazione fra Padre Sebastiano Bastiani (1891-1974) e Ernesto Schiapparelli (1856-1928), direttore dal 1881 al 1893 della sezione egizia del Museo Archeologico di Firenze e dal 1893 fino alla sua morte del Museo Egizio di Torino, se ne costituiva un’altra di antichità provenienti dall’Egitto.

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Fra i vari oggetti di questa piccola collezione, che conta diversi amuleti, alcuni ushabti, una maschera in cartonnage di epoca romana (vedi in alto) e alcune statuette di epoca tarda, un reperto spicca fra gli altri. Infatti, come ogni collezione egiziana che si rispetti, anche quella del Museo Missionario di Fiesole ha la sua mummia.

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In un sarcofago di ignota provenienza, il cui studio tipologico ha però permesso di ipotizzarne l’attribuzione alla XXV dinastia (747-664), è collocato un corpo avvolto in bende. Uno studio antropologico non invasivo della mummia effettuato nel 2007 all’interno dei locali dello stesso Museo dal Prof. Matteo Borrini (antropologo forense), dal Dott. Pier Paolo Mariani (archeologo e antropologo) e dal Dott. Massimo Rossini (medico radiologo), ha permesso di stabilire, attraverso l’analisi morfometrica del distretto pelvico e del cranio, il sesso del defunto che, nonostante il tipico appellativo femminile di nb.t pr (=“Signora della casa”) presente sul sarcofago, era in realtà un uomo morto fra i 25 e i 40 anni. È dunque possibile che questa mummia sia stata associata ad un sarcofago che non le apparteneva per fini legati a esigenze prima commerciali e poi museali (il periodo in cui la collezione si è formata non è lontano da quell’epoca durante la quale fare archeologia era, nella migliore delle ipotesi, rispondere unicamente a delle necessità di tipo collezionistico-antiquario, senza alcuna riflessione sulla metodologia scientifica), ma è anche possibile che si sia in presenza di una pratica lungamente attestata in Egitto come quella del “riutilizzo” e che questa strana coppia mummia-sarcofago sia stata il frutto di un’azione compiuta in antico. In ogni caso, l’individuo presenta una massiccia, precoce perdita dentaria, un’evidente degenerazione artrotica coxo-femorale sul lato sinistro ed evidenti esiti di periartrite della scapola destra. L’esame radiologico ha permesso di stabilire che il soggetto venne bendato con le braccia distese lungo i fianchi e che subì ablazione del cervello tramite sfondamento dello sfenoide. Inoltre, nella parte posteriore del bendaggio, era presente un foro, chiaro indizio del tentativo di accedere agli amuleti collocati all’interno della cavità toracica da parte dei ladri.

BIBLIOGRAFIA:

BORRINI M., MARIANI P.P., ROSATI G., ”Autopsia virtuale di due mummie egizie delle collezioni fiorentine: un’analisi antropologica preliminare”, in AAVV, 1961-2011: Cinquant’anni di congressi, passato, presente e futuro dell’Antropologia, vol. 2, Torino 2011, pp. 106-107.

BORRINI M., MARIANI P.P., ROSATI G., “Skeletal trauma by modern profanations on Egyptian mummies from Florentine colletion”, in 1st Mummy congress “Mummies and life sciences” abstract book, Bolzano 2009.

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Mostra: “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti nel Tempio di Osiride”

ImmagineUn nuovo appuntamento con Abido nato dalle iniziative di Paolo Renier. Il lavoro venticinquennale del fotografo trevigiano nel tempio di Seti I e la consulenza del geometra Maurizio Sfiotti hanno portato alla realizzazione della mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti nel Tempio di Osiride” che si terrà dal 12 settembre al 21 dicembre presso Palazzo Sarcinelli a Conegliano (TV). Lo scopo dell’evento è “rendere accessibile al pubblico una realtà archeologica lontana e talvolta non fruibile”. Infatti, l’Osireion, il tempio funerario di Osiride e uno dei più importanti edifici sacri della XIX dinastia, oggi si trova in stato di abbandono con acqua stagnante che impedisce l’accesso ai visitatori e pesci gatto che nuotano attorno ai pilastri della sala ipostila.

E’ proprio l’Osireion il protagonista dell’esposizione che comprende l’estesa raccolta fotografica di Renier, un modellino realizzato da Sfiotti in scala 1:20 e la ricostruzione a grandezza naturale dell’angolo NE della Camera Centrale e della Stanza del Sarcofago. Non saranno tralasciati il Complesso di Osiride all’interno del tempio vero e proprio e il resto dei monumenti che rendono il sito unico nel suo genere. In ogni caso, il percorso completo è consultabile sul sito della mostra: http://www.neltempiodiosiride.it/percorso-della-mostra.html

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Scoperta nave romana a Berenice

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Source: Berenike Project

A Berenice, gli archeologi diretti da Iwona Zych (Center of Mediterranean Archaeology of Warsaw) e da Steven Sidebotham (University of Delaware) hanno scoperto uno scafo intatto di una nave di epoca romana (nella foto, la ricostruzione), il primo completamente conservato in Egitto per questo periodo. La nave era stata smontata e riposta in magazzino in attesa del prossimo viaggio. Un ritrovamento del genere non poteva che essere effettuato a Berenice, importantissima città portuale fondata nel 275 a.C. da Tolomeo II (285-246) come punto di partenza dalla costa del Mar Rosso per le spedizioni commerciali verso il Corno d’Africa, l’Arabia e l’India.

Inoltre, a SE del porto, è stata individuata anche un’ampia area di sepoltura per 60 piccoli animali (soprattutto gatti più qualche cane, due cercopitechi, uno dei quali indossava un collare di metallo, e un babbuino) posti in contenitori ceramici. Secondo gli esperti del Berenike Project, il sito potrebbe corrispondere a una fossa per esemplari colpiti da un’epidemia o, più verosimilmente, la testimonianza di sacrifici per un rito religioso.

http://naukawpolsce.pap.pl/aktualnosci/news,401493,polscy-archeolodzy-w-czerwonomorskim-porcie.html

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Una mostra temporanea finanzierà la costruzione del Museo di Sharm el-Sheikh

SHARM-EL-1Quando si parla di Sharm el-Sheikh, si pensa al mare trasparente, ai pesci tropicali, alla barriera corallina, alla vita notturna. E’ sicuramente la località turistica che si discosta di più dall’idea classica dell’Egitto e delle sue antiche vestigia; almeno fino al prossimo anno, quando dovrebbe essere inaugurato un nuovo museo archeologico. Il ministro El-Damaty, infatti, ha annunciato che a giugno 2015 saranno completati i lavori di realizzazione del museo iniziati nel 2006 e interrotti a causa della rivoluzione. L’edificio comprenderà 24 sale espositive per 7000 reperti dalla preistoria all’epoca moderna, un museo all’aperto e un’area ricreativa con ristoranti, caffetterie, librerie e negozi di souvenir.

Il progetto è atto a rivitalizzare il turismo in Egitto che in netto calo dal 2011, sfruttando la città che, per la sua lontananza dai disordini di piazza, ha risentito un po’ meno della crisi. Per finanziare questo obiettivo, a breve sarà organizzata una mostra temporanea presso la Sala Conferenze di Sharm in cui sarà possibile ammirare una selezione di 300 pezzi da tutti i musei del Paese.

 

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Le prime mummificazioni artificiali sarebbero più antiche di 1500 anni

I risultati di uno studio ultradecennale su alcune bende funerarie potrebbero resettare le nostre conoscenze tradizionali sulla mummificazione artificiale in Egitto. Le prime sporadiche tracce d’imbalsamazione non naturale risalgono alla IV dinastia (2620-2500), anche se il processo cominciò a diventare di uso “comune” tra la fine dell’Antico Regno e l’inizio del Medio Regno. Secondo Jana Jones (Macquarie University, Sidney), invece, questa data andrebbe spostata indietro di circa 1500 anni.

L’ipotesi si basa sull’analisi di tessuti conservati in alcuni musei britannici (soprattutto il Bolton Museum) e che provengono dalle necropoli di Mostagedda, Badari e Hierakonpolis collocabili tra il Neolitico e il Tardo Predinastico (4500-3100). I circa 50 campioni di lino presi in considerazione dalla Jones, da Stephen Buckley (University of York) e da Thomas Higham (Oxford University) sono stati sottoposti a spettrometria di massa, gascromatografia e desorbimento termico rivelando una miscela con proprietà antibatteriche a base di grassi animali e prodotti vegetali. Nella maggior parte dei casi, la “ricetta” prevede 3/4 di grasso o olio più resina di pino (proveniente dal SE dell’Anatolia), estratto di piante aromatiche, gomma vegetale o zucchero e petrolio naturale.

L’utilizzo di questi materiali indicherebbe una volontà molto antica di preservare i tessuti molli dei cadaveri aiutando l’azione naturale del clima caldo e secco del deserto. Quindi, se confermata, la scoperta sarebbe importantissima, ma ho dei dubbi. Ci si può fidare di reperti provenienti da scavi degli anni ’20 e ’30 non corredati dei resti umani (leggendo i diari di scavo si capisce che gli archeologi non fossero per niente interessati ai corpi) né tanto meno di una sufficiente documentazione?

L’articolo originale: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0103608

Categorie: antropologia/paleopatologia, scoperte | Tag: , , , , , | 1 commento

La Germania restituisce all’Egitto i campioni rubati dalla Grande Piramide

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Source: english.ahram.org.eg

Dopo una battaglia legale di oltre un anno, la Germania ha restituito all’Egitto i campioni rubati dalla Piramide di Cheope da due presunti “studiosi” tedeschi. Venerdì scorso, le autorità locali hanno consegnato all’ambasciatore egiziano a Berlino i frammenti di roccia prelevati che torneranno al loro posto entro una settimana dopo essere analizzati.

Ma ricordiamo chi sono i protagonisti della grottesca faccenda. Dominique Görlitz è un ex insegnante di biologia che ha cercato di attraversare l’Atlantico con una copia (tutt’altro che esatta) della Barca Solare di Cheope per provare fantascientifici viaggi transatlantici degli antichi Egizi. Stefan Erdmann, invece, è un autore di libri cospirazionalistici in cui si trovano collegamenti tra Templari, Massoni, Illuminati, civiltà del passato e nazisti. Insomma, testi degni della libreria di Adam Kadmon! Proprio per il suo ultimo lavoro, “Die Cheops Lüge”, Erdmann ha organizzato la spedizione a Giza ottenendo un permesso speciale per visitare la Grande Piramide dalle 18:00 alle 20:00 del 17 aprile 2013 (e questo fa capire la situazione catastrofica dell’archeologia in Egitto).

I due tedeschi, convinti che il monumento sia opera degli Atlantidei, cercavano prove della datazione al 13.000 bp. Per far ciò, sono entrati nella cosiddetta “Campbell’s Chamber”, una delle camere di scarico, e hanno raschiato dalle pareti 200 mg di roccia. Fatto ancora più grave, anche se non del tutto provato, è che siano stati presi campioni anche del pigmento rosso ocra del cartiglio di Khufu (nell’immagine). I frammenti raccolti, poi, sono stati portati ad analizzare presso il Fresenius-Institut di Dresda. E nessuno si sarebbe accorto di niente, se Erdmann non avesse pubblicato a novembre un video su youtube (poi rimosso) che testimoniava tutto ciò che era stato fatto nella piramide e che mostrava immagini simili anche per altri siti come Saqqara e Dashur. Evidentemente, questi ciarlatani non erano nuovi a bravate simili che, si spera, saranno punite il prima possibile.

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