Archivi del mese: febbraio 2015

Riaperto al pubblico il complesso solare del Tempio di Hatshepsut

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Source: Luxor Times Magazine

Domenica scorsa, si è tenuta la cerimonia di apertura ufficiale del complesso solare del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari. Il centro cultuale si trova nell’area nord della terza terrazza del tempio ed è di nuovo visitabile dopo un lungo periodo di restauro da parte della missione polacca diretta da Zbigniew Szafrański. Gli elementi principali consistono nella Cappella del Sole Notturno e in una corte con l’altare in calcare (vedi immagine). La prima, posta ad est per simboleggiare la resurrezione dell’astro all’alba, presenta una decorazione con il viaggio notturno della barca solare. L’altare, invece, serviva per i riti all’aperto legati al percorso diurno del sole e alla legittimazione il potere della stessa Hatshepsut che si insigniva del titolo di figlia di Amon-Ra. Restaurata anche la vicina Cappella di Anubi.

http://www.osirisnet.net/monument/deb/t3/e_deb_t3.htm

 

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Il faraone Seneb-Kay sarebbe stato ucciso in battaglia

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Source: MSA

Un anno fa, la missione della University of Pennsylvania diretta da Josef Wegner trovava ad Abido la tomba reale di un nuovo faraone, Seneb-Kay. Oggi, dopo un lungo periodo di studio sui resti ossei, conosciamo la sua fine che è stata decisamente violenta. Infatti, sul corpo, sono evidenti 18 ferite che hanno portato il re alla morte. In modo particolare, ad essere interessati dalle lesioni sono gli arti inferiori con Anche, gambe, caviglie e piedi colpiti da armi da taglio. L’angolo e la direzione delle ferite indicano che Seneb-Kay si trovava in una posizione elevata rispetto ai suoi aggressori, probabilmente su un cavallo o un carro. Una volta caduto a terra, il faraone sarebbe stato finito con due colpi d’ascia alla testa (in foto, si vedono i segni sul cranio). Si delinea, quindi, una morte in battaglia, o comunque durante un attentato; tale ipotesi ben si adatterebbe al II Periodo Intermedio, epoca tumultuosa di rottura dell’unità dell’Egitto e di coesistenza, per niente pacifica, di dinastie parallele.

Secondo gli archeologi statunitensi, Seneb-Kay apparterrebbe alla dinastia vassalla degli Hyksos, la XVI, o, addirittura, a una locale di Abido non ancora identificata (1650-1600 a.C.). Dall’analisi dello scheletro, inoltre, si evince che sarebbe morto tra i 35 e i 40 anni e, guardando le deformazioni delle ossa del bacino e delle gambe, che doveva essere un cavaliere. Si tratta, così, del secondo caso comprovato di morte violenta di un faraone dopo quello di Seqenenra Tao della XVII dinastia, scoperto nella cachette di Deir el-Bahari con il cranio sfondato.

 

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Scoperte due statue di Sekhmet nel tempio funerario di Amenofi III

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Source: MSA

Due nuove statue di Sekhmet sono state scoperte nel tempio funerario di Amenofi III a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Si tratta di un tipo di ritrovamento che ormai caratterizza il sito da anni. La missione tedesca diretta da Hourig Sourouzian, infatti, ne aveva già individuate più di 70 che, come per il Recinto di Mut nel complesso di Karnak, dovevano riempire tutta l’area. I due pezzi sono realizzati in granito nero; uno rappresenta la dea seduta in trono ed è alto 174 cm, mentre il secondo conserva solo il busto con la testa di leonessa di 45 cm (vedi foto). Le statue erano situate nella zona NO della corte solare.

 

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Busto bronzeo di gatto venduto all’asta per 52.000£

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Source: penzanceauctionhouse.wordpress.com

Lo scorso giovedì (19 febbraio), lo splendido busto di gatto che vedete nella foto è stato battuto all’asta da Penzance per 52.000 sterline. Niente di strano finora; sarebbe la classica vendita di un reperto egizio che, purtroppo troppo spesso, si vede in Inghilterra, se non fosse che la testa di Bastet stava per essere gettata.

Il suo ritrovamento, infatti, è stato piuttosto casuale quando il banditore David Lay stava facendo una ricognizione di routine in un immobile da vendere nella Cornovaglia occidentale. I proprietari non conoscevano il valore del busto e avevano intenzione di buttarlo nella spazzatura dopo l’asta. In realtà, grazie un’autenticazione del British Museum, si è capito che si tratta di un opera risalente alla XXVI din. (672-525 a.C.) in bronzo, con orecchini d’oro, su una base di ardesia.

Il proprietario originale, Douglas Liddell, morto nel 2003, era stato amministratore delegato della Spink & Son, una storica società londinese di vendita di antichità e opere d’arte che si è occupata anche della gestione del patrimonio di Howard Carter dopo la sua morte nel 1930.

https://penzanceauctionhouse.wordpress.com/2015/02/01/something-quite-spectacular/

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16 Febbraio 1923: la camera funeraria di Tutankhamon è aperta

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Carter e Lord Carnarvon fotografati da Harry Burton (Griffith Institute)

Dopo quasi tre mesi impiegati a sgomberare l’anticamera dalle centinaia di oggetti che la riempivano, Howard Carter poté finalmente concentrarsi sulla Camera Funeraria della tomba di Tutankhamon. Facendo attenzione a conservare il più possibile dei sigilli con il cartiglio del faraone, l’archeologo britannico, osservato da una folta schiera di collaboratori e funzionari locali, demolì il muro d’ingresso con l’intenzione di verificare ufficialmente se la KV62 fosse una tomba reale. Tuttavia, la certezza di trovare il sarcofago tardò ad arrivare perché, dietro il muro, apparve un’altra parete, questa volta di legno ricoperto d’oro e pasta vitrea blu: la cosiddetta “Prima Cappella”.

 

Il diario di Carter:

http://www.griffith.ox.ac.uk/gri/4sea1no2.html

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Una nuova tecnologia per le iscrizioni rupestri di El Kab

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Source: sararoundtheworld.weebly.com/el-kab

Il Ministero delle Antichità ha annunciato la riuscita applicazione di una nuova tecnica nello studio delle iscrizioni rupestri di El-Kab, circa 90 km a sud di Luxor e nella riva opposta del Nilo rispetto a Hierakonpolis. In particolare, la missione americano-belga diretta da John Darnell (Yale University) e da Dirk Huyge (Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique) si è concentrata sullo studio di due siti: Borg el-Hammam e il cosiddetto “Khufu site”.

Il primo (vedi foto) corrisponde a uno sperone roccioso che si staglia nell’orizzonte desertico e che presenta due dozzine di iscrizioni, compresa una predinastica (3500 a.C. circa). Poco più ad est, invece, l’area prende il nome da tre cartigli di Cheope accompagnati dalla rappresentazione di barche, figure umane e animali.

Questi documenti, mai debitamente registrati e pubblicati, potrebbero fornire importanti informazioni sull’attività di Cheope in Alto Egitto e, in generale, sulla storia della IV dinastia. Gli archeologi della missione hanno usato fotografie digitali ad alta risoluzione delle incisioni scattate da diverse angolature e trasformate in modelli tridimensionali grazie al software Agisoft PhotoScan con il sistema del “structure from motion” (= creazione di immagini 3D da dati 2D).

Ringrazio la Dott.ssa Sara Zaia, che ha partecipato al rilievo del sito, per avermi permesso di utilizzare una sua foto.

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Al Cairo esposti per la prima volta i papiri di Karanis

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Source: weekly.ahram.org.eg

Dopo oltre 90 anni dalla loro scoperta, saranno esposti al pubblico i papiri di Karanis. Questi reperti provengono dagli scavi iniziati dallo statunitense Francis Kelsey nel 1924 nella città fondata da Tolomeo II che divenne, soprattutto in epoca romana, uno dei più grandi centri del Fayyum (si trova a 80 km a sud del Cairo). Gran parte dei papiri andarono a formare la collezione del Kelsey Museum della University of Michigan, ma alcuni vennero ceduti nel 1952 all’Egitto che, da allora, li ha tenuti nei magazzini del Museo Egizio del Cairo.

Almeno fino ad ora, perché i cosiddetti “Papiri Michigan” potranno essere ammirati per tre settimane nella sala del museo dedicata alle mostre temporanee. L’iniziativa è partita grazie al lavoro della papirologa tedesca Cornelia Römer che ha cominciato a studiare il gruppo dal 2010 concentrandosi, in particolare, sui papiri trovati nell’abitazione di Socrate, esattore delle tasse del II sec. d.C. In generale, si tratta di documenti fiscali, lettere private, copie di testi letterari scritti in greco tra il regno di Diocleziano (284-305) e gli anni ’70 del IV secolo.

 

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Scoperta stele tolemaica a Taposiris Magna

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Source: MSA

La missione egiziano-domenicana diretta da Kathleen Martinez (Università Cattolica di Santo Domingo) ha scoperto una stele tolemaica a Taporis Magna. Il blocco in calcare (105 x 65 x 18 cm) presenta 20 linee in geroglifico e 5 in demotico con la stessa versione di un testo che racconta di offerte di Tolomeo V Epifane al tempio di Iside a File. La stele risale al settimo anno di regno del faraone (198 a.C.) e presenta anche i cartigli della moglie/sorella Cleopatra I, del padre Tolomeo IV e della madre Arsinoe III.

La ripetizione del testo in due tipi di scrittura accosta il reperto alla ben più famosa Stele di Rosetta, che in più ha la versione in greco, realizzata solo due anni dopo, durante il nono anno di regno.

Il sito di Taposiris Magna, oggi Abusir, si trova sulle rive del lago Maryut, a circa 50 km a sud-ovest di Alessandria ed è scavato dalla missione da 6 anni.

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“L’Egitto di Provincia”: Tutankhamon all’Accademia d’Egitto di Roma

???????????????????????????????Nel cuore di Roma, si trova, o meglio, si trovava, un museo non solo egizio ma anche egiziano, cioè il primo all’estero con una vera e propria gestione diretta dal Cairo. Questa sorta di “ambasciata museale”, infatti, era stata inaugurata presso l’Accademia d’Egitto, in via Omero 6 (ai margini di Villa Borghese), nel 2010, alla presenza degli allora premier Berlusconi e Mubarak. L’esposizione comprendeva 120 pezzi, dalla preistoria all’arte islamica, tra cui spiccavano una statua di Chefren, una testa colossale di Akhenaton e lo scrigno d’oro a forma di sarcofago appartenente al corredo della tomba di Tutankhamon. Ma, dopo soli tre anni, nel 2013 il governo egiziano si riprese tutto, ufficialmente per non sobbarcarsi più le spese. Come parziale “risarcimento” per questa prematura chiusura, all’inizio dello scorso anno, il Ministero delle Antichità ha incaricato una squadra di artigiani locali di creare riproduzioni ufficiali di alcuni degli oggetti scoperti nella KV62 destinati ad essere esposti per due anni in Italia nella mostra “La misteriosa scoperta della tomba di Tutankhamun”.

musum_slideAvevo già parlato della mostra, ma ora, dopo averla visitata, posso approfondire il discorso. L’esibizione è collocata nel piano interrato dell’edificio e parte da un maxischermo su cui sono proiettati video e foto risalenti all’epoca della scoperta di Carter. Alcuni oggetti sono esposti in vetrina e altri sono liberi, come il sarcofago intermedio (e infatti, già si vedono le ditate sul volto). Le copie sono ben realizzate anche se, a volte, manca qualche particolare. Per quanto riguarda la cassa di alabastro dei canopi, ad esempio, si vede benissimo che si tratta di un solo pezzo e che le teste dei vasi spuntano da un piano orizzontale. In altri casi, invece, si nota l’aspetto un po’ plasticoso dei deplicati, ma resta comunque una bella mostra utile a far avvicinare all’Egitto chi non ha la possibilità di raggiungerlo fisicamente. Il percorso di visita include circa 30 oggetti, dalle statue poste all’entrata della camera funeraria fino alla maschera d’oro che conclude il giro. Dal catalogo, si può leggere la lista completa:

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    Maschera funeraria

    statue del Sovrano e del suo Ka;

  2. reliquiario dei canopi;
  3. cassa dei canopi;
  4. testa in alabastro;
  5. sarcofago esterno;
  6. sarcofago intermedio;
  7. Ptah;
  8. Anubi;
  9. ushabti;
  10. Horus;
  11. santuario di Anubi;
  12. sacello dorato interno;
  13. letto funerario;
  14. modelli di imbarcazioni;
  15. carro da parata;
  16. cofano in legno dipinti;
  17. bastoni cerimoniali;
  18. Sekhmet;
  19. archi;
  20. sandali con figure di nemici;
  21. ampia collana con contrappeso;
  22. busto di Tutankhamon;
  23. scrigno a forma di cartiglio;
  24. testa del re che esce da un loto;
  25. trono dorato;
  26. ventagli;
  27. gioco del senet;
  28. maschera funeraria.

 

 

Per altre foto della mostra: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.807093736004816.1073741833.650617941652397&type=1

Per info: http://accademiaegitto.org/index.php?q=node/23

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Sarcofago intermedio

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Cassa dei canopi

 

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Ricostruito in 3D il sito di Tell el-Farcha

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Source: scienceinpoland.pap.pl

Jacek Karmowski, dottorando presso l’Istituto di Archeologia della Uniwersytet Jagielloński di Cracovia, ha ricostruito virtualmente un intero villaggio di oltre 5000 anni. Il modello 3D riguarda l’insediamento di Tell el-Farcha, nel Delta orientale, a 120 km del Cairo, individuato nel 1987 dalla missione del Centro Studi Ricerche Ligabue di Venezia, ma, a partire dal 1998, scavato dagli archeologi polacchi. Le prime occupazioni dell’area risalgono al 3600 a.C. e continuano fino al 2600, verso l’inizio della IV dinastia, dando al sito un’importanza fondamentale per la comprensione delle fasi di formazione dello stato unitario egiziano.

Le strutture in mattoni crudi ancora visibili mostrano nuclei abitativi a pianta regolare, di circa 10 m² e costruiti l’uno accanto all’altro. Karmowski ha rilevato le misure perimetrali di tutte le case e, per gli alzati, ha fatto ricerche sulle rappresentazioni più tarde nell’arte egiziana e sulle scelte adottate dai moderni villaggi, come quello di Ghazala vicino al sito. Il risultato della ricostruzione mostra muri con piccole finestre poste in alto, tetti piatti fatti con materiale leggero e ingressi senza porta con soglia rialzata come protezione dalle inondazioni del Nilo.

Per altre immagini: http://scienceinpoland.pap.pl/en/news/news,403626,poles-reconstructed-houses-of-the-first-egyptians.html

 

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