Archivi del mese: aprile 2015

Scoperto raro frammento di statua di Sahura a El-Kab

11193321_906608559384795_4152897284253779136_nA El-Kab, 23 km a nord di Edfu, durante una ricognizione, gli archeologi diretti dal Dott. Dirk Huyge (Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique) hanno scoperto la parte inferiore di una statua reale che presenta la titolatura di Sahura (V din., 2500-2490). Il frammento di calcare è alto 21,7 cm, mentre la scultura originale, che ritraeva il faraone seduto in trono, doveva raggiungere i 70 cm.

La grande importanza del ritrovamento consiste nella rarità delle effigi del re di cui si hanno solo altre due statue, conservate presso il Museo Egizio del Cairo e il Metropolitan Museum di New York. Inoltre, anche la fattezza stessa della statua è inusuale, con i piedi di Sahura che sembrano avvolti dalle bende.

A El-Kab, la missione belga è impegnata soprattutto nello studio e nella pubblicazione delle numerose iscrizioni rupestri presenti, lavoro di cui avevo già parlato in un precedente articolo.

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Furto al Museo Greco-Romano di Alessandria: arrestati 8 uomini

Oggi, ad Alessandria, la polizia egiziana ha arrestato otto uomini che avevano trafugato una cinquantina di reperti dal Museo Greco-Romano. Il furto, avvenuto domenica, è stato scoperto solo questa mattina perché mancavano i guardiani e l’impianto di videosorveglianza era disattivato. Fortunatamente, però, è stato possibile utilizzare i filmati delle telecamere di una vicina banca. La refurtiva era composta da 20 oggetti ceramici, soprattutto piccoli vasi e lucerne, 32 monete di bronzo e una statua in granito, ma non è escluso che manchi altro. Per questo, nei prossimi due giorni, verrà fatto l’inventario dei reperti che erano stati spostati nel magazzino in attesa dell’inaugurazione del museo (ormai rimandata da anni) alla fine del restauro da 1,2 milioni di euro, in gran parte finanziato dall’Italia.

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Pubblicato papiro con rimedio per i postumi da sbornia

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Source: livescience.com

Avete alzato un po’ troppo il gomito ieri sera? Il cervello vi scoppia? Nessun problema! Prendete alcune foglie di Ruscus racemosus, mettetele al collo e aspettate che passi il mal di testa!

Non so quanto possa funzionare (e nemmeno dove trovare quella pianta), ma questo è il rimedio per curare i postumi da sbornia che si trova su un papiro di 1900 anni scoperto a Ossirinco. Il testo, scritto in greco, raccomanda di intrecciare le foglie dell’arbusto (detto anche chamaedaphne alessandrina) e di indossarle a mo’ di collana.

La traduzione di David Leith (University of Exeter) si trova nell’ultimo volume di Oxyrhyncus papyri”, lavoro di pubblicazione che dura ormai da oltre cento anni. Sono compresi altri 23 documenti a carattere medico, datati dal I al VI sec. d.C., con ricette per curare ulcere, mal di denti, emorroidi, reumatismi e perfino con frammenti della descrizione di un’operazione alla palpebra estroflessa. Sono comprese anche copie di opere di Galeno e Ippocrate.

I papiri appartengono all’Egypt Exploration Society e sono conservati presso la Sakler Library dell’Università di Oxford.

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Scoperta cappella di Nectanebo I nel tempio solare di Eliopoli

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Source: MSA

Il team tedesco-egiziano diretto da Dietrich Raue (Universität Leipzig) ha individuato la base di una cappella reale nel perimetro del tempio solare di Eliopoli (el-Matariya, periferia nord del Cairo). La cappella, la prima a essere trovata nel santuario, risale al regno di Nectanebo I (XXX din., 380-362 a.C.) ed è composta da blocchi in basalto con iscrizioni geroglifiche. La struttura era messa in connessione con una statua di Merenptah (1212-1202) in atto di offerta verso una divinità. A causa dell’alto livello dell’acqua freatica, però, lo scavo verrà completato solo nella prossima campagna di settembre quando, grazie all’impiego di idrovore, ci si aspetta di scoprire il resto del sacello.

http://www.zv.uni-leipzig.de/service/presse/nachrichten.html?ifab_modus=detail&ifab_uid=b47682899220150417093109&ifab_id=6019

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Scoperta mastaba di III dinastia nel Delta

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Source: MSA

Importante scoperta compiuta nel Delta dagli archeologi britannici della Egypt Exploration Society. A Quesna, governatorato di al-Manufiyya, è stata individuata una mastaba risalente al regno di Khaba (2655-2650 a.C.), faraone della III dinastia a cui, erroneamente, il dispaccio dell’MSA aveva attribuito la sepoltura. La struttura in mattoni crudi, in realtà, era stata scavata dal team diretto dalla Dott.ssa Joanne Rowland (“EES Minufiyeh Survey”) già nel 2010, ma la datazione è avvenuta solo recentemente grazie a un’impronta di sigillo con il nome del re (vedi immagine a destra). Il ministro delle Antichità ha affermato che si tratta della prima scoperta di una tomba di Antico Regno nel sito che era, prima d’ora, conosciuto per l’occupazione nel periodo romano.

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Australia, Inghilterra e USA restituiscono all’Egitto reperti rubati

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Source: abc.net.au

In una cerimonia ufficiale a Canberra, il ministro australiano delle Arti, George Brandis, ha consegnato all’ambasciatore egiziano Hassan El-Laithy una serie di reperti illegalmente esportati dall’Egitto. Gli oggetti, che vanno dal Nuovo Regno al periodo copto, erano stati sequestrati da case d’asta e abitazione private di Sidney grazie all’intervento, dopo segnalazione dell’Interpol, degli agenti del Federal Arts Department che poi hanno affidato l’autenticazione al Prof. Naguib Kanawati della Macquarie University. Torneranno in patria, così, alcuni pezzi di rilievo su calcare, una mano lignea appartenente a un sarcofago antropomorfe, una lucerna, una statuetta maschile, un ushabti, un frammento tessile copto e amuleti vari.

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Source: MSA

Intanto, a 17.000 km di distanza, l’ambasciatore egiziano a Londra ha preso in consegna un altro reperto rubato. Si tratta, in questo caso, di un frammento di un rilievo in cui è rappresentato Amon-Ra, appartenente al tempio di Thutmosi IV nel complesso di Karnak. Il proprietario ha spontaneamente deciso la restituzione dopo aver affermato che non era a conoscenza né dell’autenticità né della provenienza illegale del pezzo.

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Source: Luxor Times Magazine

Infine, segnalo anche la restituzione di 123 reperti sequestrati dalla dogana di New York, tra cui spiccano un sarcofago femminile di XXVI dinastia, quattro statuette lignee dell’uccello Ba, una collezione di statue del III Periodo Intermedio, alcuni modellini di barca funeraria di Medio Regno (vedi foto in alto), stele di Nuovo Regno e monete del periodo romano.

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Demolito sito greco-romano ad Alessandria

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Source: Egypt’s Heritage Task Force

Questa volta l’ISIS non c’entra nulla. La demolizione di un sito archeologico tramite bulldozer è avvenuta “legalmente” con il beneplacito del Ministero delle Antichità. Mercoledì scorso (15 aprile), un’intera necropoli greco-romana scoperta nel 2013 è stata distrutta a Camp Shizar, Alessandria. La giustificazione addotta da Mostafa Roshdy, Direttore delle Antichità della città, è che lo scavo avrebbe potuto creare pericoli di stabilità agli edifici adiacenti con relative lamentele (non confermate) degli abitanti. In realtà, sembrerebbe che l’MSA abbia ceduto alle pressanti richieste del costruttore. L’entità della perdita è evidente dalla raccolta di foto, prima e dopo l’azione delle ruspe, pubblicata dal gruppo facebook “Egypt’s Heritage Task Force” che aveva lanciato una campagna mediatica, purtroppo vana, per salvare il sito: https://www.facebook.com/EgyptsHeritageTaskForce/posts/1055248701171857

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Il sito dopo la demolizione.

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Scoperto il “Muro Bianco” di Menfi

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A Menfi, la missione russa diretta da Galina Belova (Russian Institute of Egyptology in Cairo) avrebbe individuato un tratto del “Muro Bianco” che dava l’antico nome alla capitale dell’Antico Regno. Men-nefer (“il Bel monumento”) venne adottato solo dal Nuovo Regno allargando a tutta la città la denominazione della piramide di Pepi I. Originariamente, invece, Menfi prendeva il nome proprio dalle mura perimetrali che la circondavano, Ineb(w)-hedj. La scoperta della struttura è avvenuta nel sito di Kom Tuman che, insieme a Kom Dawabi e Tell Aziziya, è scavato dagli archeologi del RIEC dal 2001. Purtroppo, il dispaccio del ministero non presenta ancora documentazione fotografica.

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“L’Egitto di Provincia”: il Museo Archeologico Nazionale di Parma

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Qualche tempo fa, vi avevo chiesto di mandarmi la vostra recensione personale per la rubrica “L’Egitto di Provincia” e l’invito è stato raccolto da Valentina Di Rienzo che ci scrive di un museo che non ho mai visitato, quindi le lascio volentieri la “parola”.

Il Museo Archeologico Nazionale di Parma è situato in un’ala del Palazzo della Pilotta, il monumentale complesso di edifici con i caratteristici cortili e i porticati dal rivestimento in mattoni rustici edificato nel XVI secolo al fine di integrare le residenze del ducato Farnese. La struttura, parzialmente distrutta dai bombardamenti durante la Seconda Guerra mondiale, ospita la Galleria Nazionale di Parma (la cui ricca collezione può vantare, fra le altre, opere di Canaletto, Correggio, Tintoretto e Leonardo da Vinci), la Biblioteca Palatina, l’Accademia di Belle Arti e il Teatro Farnese, costruito all’inizio del XVII secolo in un ampio vano del palazzo che, sino ad allora, aveva ospitato una sala d’armi. Anch’esso distrutto durante la Seconda Guerra mondale, il Teatro fu ricostruito a metà degli anni ’50 recuperando il materiale e il progetto originale. Fondato nel 1760, il Museo Archeologico ospita una ricca collezione di reperti preistorici, numerose sculture romane e fu arricchito, nella prima metà dell’Ottocento, dalle collezioni numismatiche, dalle ceramiche greche, etrusche e italiote acquisite dalla duchessa Maria Luigia d’Asburgo Lorena alla quale si deve anche la raccolta di antichità egizie.

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Nonostante sia di modeste dimensioni, la collezione egizia parmense ospita antichità di un certo valore storico e scientifico. La sezione è composta da circa duecento reperti, quasi tutti esposti. I pezzi più antichi risalgono alla XI dinastia, mentre i più recenti al I secolo d.C. Formatasi fra il 1826 e il 1845, la collezione fu voluta proprio dalla duchessa Maria Luigia allo scopo di far conoscere le civiltà dell’antico Egitto ai sudditi. Michele Lopez, l’allora direttore del museo, si occupò di raccogliere una selezione di reperti che fossero in buono stato e differenziati fra loro per offrire una panoramica il più possibile ampia. Alcuni ushabti, una statuetta in bronzo, degli amuleti e uno scarabeo furono donati al museo dal pittore milanese Molteni mentre, nel 1828, il direttore acquistò due scarabei sigillo da Pietro Gennari.

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Mummia di Osoreris

I pezzi di maggiore rilievo furono acquistati dal viaggiatore Francesco Castiglioni nel 1830, quando Maria Luigia offrì al direttore Lopez i fondi necessari a finanziare la sezione. Il sarcofago appartenuto a Shepsesptah, di forma antropoide, in sicomoro, risale alla XXVI dinastia. Il viso del defunto è decorato con foglia d’oro; sul petto è dipinta la collana usekh, fili di perle e fiori e la dea Nut con il disco solare e le ampie ali distese. Più in basso, il capitolo LXXII del Libro dei Morti è dipinto in undici colonne di geroglifici. Il coperchio antropomorfo di mummia in legno stuccato e finemente decorato è datato alla XXI dinastia e proviene da Deir el Bahari. Un altro sarcofago antropomorfo, anch’esso in legno dipinto, appartenne al dignitario Osoreris di cui si è conservata la mummia (vedi a sinistra) con un pettorale in cartonage con decorazioni simili a quelle del sarcofago, fra cui la rappresentazione del nodo di Iside. Proveniente da Zagazig, Basso Egitto, fu donato al museo nel 1885. Il frammento di papiro del generale dell’esercito e ammiraglio Amenothes è composto da sedici colonne in cui sono riprodotti i capitoli XXIX e XXX del Libro dei Morti e rappresenta, inoltre, la cerimonia della pesatura del cuore. È stato datato alla XVIII dinastia e si ritiene provenga da Tebe.

Sempre nel 1830, furono acquistati i due ostraka (il primo è un frammento in pietra grigia, in copto; il secondo è un frammento di vaso in terracotta con scritte in lingua greca invisibili ad occhio nudo), i bronzetti, una collana funeraria, gli oggetti in legno (fra cui il poggiatesta e la barca funeraria) e due vasi canopi in alabastro. Entrambi i coperchi dei canopi non corrispondono alla divinità indicata sull’iscrizione del vaso; risalgono alla XXVI Dinastia. L’ultimo sarcofago esposto nella collezione è a cassa rettangolare in legno stuccato e dipinto in colori vivaci. Risalente all’inizio della XII dinastia, proviene da Sepa, Alto Egitto. Fu acquistato nel 1832 insieme a tre collane funerarie, uno scarabeo del cuore, le statuette in bronzo, la statuetta femminile di Esoroenis (XI dinastia, il pezzo più antico della sezione) e il frammento di papiro tolemaico per Harimuthes, da Tebe (foto in basso). Scene del rituale funerario sono vergate nelle iscrizioni in inchiostro nero e rosso su un papiro di quasi due metri di lunghezza.

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Papiro di Harimuthes

Il quarto papiro esposto è in lingua ieratica e presenta sul recto il Libro dell’Amduat e, sul verso, il nome del defunto. Anch’esso proveniente da Tebe, è datato tra il I e il II secolo d.C. La serie completa di vasi canopi appartenuti al defunto Djedmutefonkh (vedi in basso) proviene da Tebe ed è datata alla XXVI dinastia; fu acquistata fra il 1844 e il 1845 insieme ad alcuni ushabti e bronzetti di divinità e animali sacri, due scarabei del cuore e altri bronzetti, fra i quali due statuette di Iside. L’ultima integrazione risale al 2009 ed è costituita dalla collezione Magnarini di scarabei sigillo che è stata concessa in prestito al Museo Archeologico dalla Fondazione Cariparma.

CANOPI DJEDMUTEFONKH

Canopi di Djedmutefonkh

Per altre foto della collezione: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.834609406586582.1073741839.650617941652397&type=1

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Bloccata temporaneamente l’esportazione della statua di Sekhemka

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Source: bbc.com

Ennesimo colpo di scena nella vicenda della statua di Sekhemka. Il reperto, nonostante il divieto dell’Arts Council England (ACE), era stato venduto dal proprio museo in un’asta da Christie’s per l’esorbitante cifra di 14 milioni di sterline più spese accessorie; ma, quando ormai ci si aspettava che potesse lasciare l’Inghilterra da un momento all’altro (l’identità e la nazionalità dell’acquirente non sono ancora state rivelate, ma, secondo indiscrezioni, proverrebbe dagli Emirati Arabi), il ministro britannico della Cultura, Ed Vaizey, ha imposto un divieto momentaneo di esportazione. Il provvedimento è arrivato a seguito delle raccomandazioni del Reviewing Committee on the Export of Works of Art and Objects of Cultural Interest (RCEWA) e rimanda la decisione sulla licenza al 29 luglio. Secondo l’ACE, ci sarebbe ancora la possibilità di trovare un nuovo compratore nel Regno Unito, così da permettere alla statua di rimanere nel Paese dove si trova dal 1880. Poi, però, andatelo a spiegare a chi ha sganciato 15,762,500 £!

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