Archivi del mese: maggio 2015

Diplomatico belga coinvolto nel traffico di antichità

Source: MSA

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La Polizia per il Turismo e le Antichità ha arrestato alcuni uomini accusati di aver rubato e venduto all’estero una statua in calcare di Medio Regno conservata nei magazzini di Mit Rahina, l’antica Menfi. Tra i fermati, compare anche un ispettore del Ministero delle Antichità che avrebbe sottratto il reperto e lo avrebbe sostituito con una copia alla fine dello scorso anno. Il gruppo scultoreo in questione rappresenta il sacerdote N(y)ka e sua moglie Sat-Hathor ed è stato scoperto nel 2011 durante il Mit Rahina Beginners Field School (campo scuola per archeologi organizzato dall’Ancient Egypt Research Associates, l’American Research Center in Egypt e l’Egypt Exploration Society).

La cosa più grave della faccenda è che sarebbe coinvolto anche un dipendente dell’Ambasciata del Belgio al Cairo che, approfittando dell’immunità diplomatica, avrebbe spedito la statua a Bruxelles senza che il pacco potesse essere controllato alla dogana, metodo probabilmente applicato anche per altri reperti. In ogni caso, il ministro El-Damaty ha affermato che la statua è stata già recuperata e riportata in Egitto da qualche mese.

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Riprodotta in laboratorio la mummificazione egiziana su una gamba umana

Source: onlinelibrary.wiley.com

Source: onlinelibrary.wiley.com

Il processo di mummificazione inventato dagli antichi Egizi è, per molti versi, ancora poco chiaro. Infatti, la principale fonte storica sull’argomento, Erodoto (Storie II, 86-89), lascia dei dubbi proprio perché sicuramente non primaria. Nel corso degli anni, quindi, si è cercato più volte di verificare le informazioni fornite dallo storico di Alicarnasso con esperimenti su animali, singoli organi umani o interi corpi, ma mancava uno studio programmatico che documentasse passo dopo passo l’imbalsamazione. Così, un team di ricercatori diretto da Christina Papageorgopoulou (Democritus University of Thrace, Grecia) ha focalizzato l’attenzione sulla fase della disidratazione dei corpi tramite il “bagno” di natron che, secondo Erodoto, doveva durare 70 giorni. I risultati dello studio sono stati pubblicati sull’ultimo numero della rivista “The Anatomical Record”.

Per far ciò, sono state utilizzate due gambe di una donna deceduta da 24 ore che aveva donato il suo corpo all’Istituto di Anatomia dell’Università di Zurigo. Il primo arto è stato messo in un forno alla temperatura di 40°C con una bassa umidità del 10-20% per riprodurre il caratteristico clima caldo-secco del deserto e studiare gli effetti sulla mummificazione naturale; ma, dopo 7 giorni, il test è stato abbandonato per mancanza di progressi. L’altra gamba, invece, è stata ricoperta da 70 kg di una soluzione salina prodotta artificialmente per sostituire il natron che si estraeva dallo Wadi el-Natrun. La Papageorgopoulou ha puntualizzato che la scelta di non utilizzare tutto il cadavere è stata presa per evitare di dover asportare gli organi interni (anche se, e scusate la trivialità, l’operazione così mi è sembrata la salatura del prosciutto crudo).

Il campione è stato costantemente monitorato, anche tramite TAC, e, ad intervalli di tempo regolari, sono stati prelevati frammenti di carne per misurarne l’avanzamento della conservazione con esami al microscopio. La soluzione salina ha rimosso efficacemente l’acqua dai tessuti impedendo la proliferazione di funghi e batteri e la consequente decomposizione. Il problema, però, consiste nelle tempistiche perché, per la completa disidratazione, ci sono voluti ben 208 giorni, circa il triplo di quelli indicati da Erodoto. Quest’anomalia è stata spiegata dagli scienziati con i differenti fattori ambientali del laboratorio, molto più freddo e umido dell’Egitto.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ar.23134/full 

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Confermato il furto di un rilievo dalla tomba di Djehutyhotep

Source: KU Leuven - Egyptologie

Source: KU Leuven – Egyptologie

Purtroppo è arrivata la conferma. L’allarme lanciato due settimane fa dall’egittologa Monica Hanna sul presunto furto di una porzione di decorazione parietale dalla tomba di Djehutyhotep (Deir el-Bersha) ora è supportato da prove fotografiche fornite dalla pagina facebook del Dip. di Egittologia della Katholieke Universiteit Leuven.

Sembra che il danno, anche se grave, sia meno esteso di quanto preventivato: è stato asportato un blocco in cui era rappresentato un uomo recante una cassa in offerta al defunto purificato da altri servitori (in basso si può vedere la scena fotografata nel 2014). Nell’immagine a sinistra è segnalata la posizione della porzione mancante sulla parete sud-est, mentre la grande lacuna centrale risale alla fine dell’800. Quindi, non sarebbero due i rilievi rubati, come affermavano alcune fonti, e la famosa scena del trasporto della statua colossale dovrebbe essere stata risparmiata, ma mancano, per il momento, foto recenti delle altre parti della tomba.

Source: KU Leuven - Egyptologie

Source: KU Leuven – Egyptologie

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Alessandria, Statua del toro Api danneggiata durante il trasporto (?)

Source: english.ahram.org.eg

Source: english.ahram.org.eg

Un altro scandalo potrebbe scuotere le alte sfere del il Ministero delle Antichità. Nei giorni scorsi, è trapelata una notizia, ancora non confermata, che metterebbe di nuovo in discussione la gestione e la conservazione delle antichità da parte delle autorità egiziane. La bellissima statua in basalto del toro Api, realizzata per il nuovo Serapeo durante l’impero di Adriano (117-138), avrebbe subito gravi danni durante il trasporto dal Museo Greco-Romano di Alessandria (num. d’inventario 3512) al Museo Marittimo dove avrebbe dovuto essere preparata per un nuovo spostamento, questa volta più lungo, verso l’Europa. La scultura, infatti, farà parte dell’esposizione itinerante “Egypt’s Sunken Secrets” che porterà a Parigi, Berlino e Londra le grandi scoperte subacquee di Franck Goddio.

Nel frattempo, è arrivata una risposta ufficiale tramite Elham Salah, direttrice del Dipartimento dei Musei del ministero, che ha smentito le accuse del gruppo Egypt’s Heritage Task Force affermando che la statua è integra e che il restauro che sta subendo, dopo il primo alla fine dell’800 e quello di una decina di anni fa, sarebbe un semplice trattamento di routine in previsione del viaggio verso la capitale francese. Le lesioni, invece, sarebbero le stesse riscontrate dopo la scoperta del 1895. Ma, dopo la figuraccia della “barba di Tutankhamon“, è difficile credere alle dichiarazioni dei funzionari dell’MSA e, inoltre, dalle foto che stanno circolando sul web (vedi in basso), sembrerebbe che le fratture siano nuove, soprattutto in corrispondenza delle zampe del toro.

Source: Ahmed Shehab

Source: Ahmed Shehab

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Missione di Leiden-Torino a Saqqara: scoperta stele quadrifronte

Source: Museo Egizio di Torino

Source: Museo Egizio di Torino

Ancora interessanti novità dalla missione di Leiden-Torino a Saqqara. Dopo la scoperta della statua di falco, la terza settimana di scavo è stata caratterizzata dal ritrovamento di una rara stele quadrifronte in calcare di 3000 anni, situata tra la Tomba X e la tomba di Meryneith. Le facce sono incise e intonacate e, pur essendo degradate a causa della cristallizzazione salina sulle superfici, mostrano ancora scene di adorazione del defunto, lo scalpellino Samut, e di sua moglie nei confronti di Osiride, Iside, la vacca Hathor e il toro Apis. Alla base del lato nord della stele, sono stati ritrovati ancora in situ tre contenitori ceramici probabilmente utilizzati per un rito funebre.

http://www.saqqara.nl/news/mission-digging-diary/2015-digging-diaries/2015-05-22

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Luxor, ri-trovata tomba scoperta da Champollion e Rosellini

Source: CSIC

Source: CSIC

Dopo quasi 200 anni, una tomba viene scoperta per la seconda volta. Si tratta dell’ultima dimora di Djehuty-Nefer, “Soprintendente al tesoro” di Thutmosi III (1479-1424), che Champollion e Rosellini avevano individuato nel 1829 nella necropoli di Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest. Da allora, nonostante ci siano diversi oggetti del corredo sparsi per i musei di tutto il mondo (compresi frammenti di una porta al Museo Egizio di Firenze), se ne erano perse le tracce. Fino a gennaio-febbraio di quest’anno, quando gli archeologi spagnoli diretti da José Manuel Galán (Consejo Superior de Investigaciones Científicas) hanno liberato la tomba dalla sabbia e dai detriti di altri scavi che l’avevano ricoperta, proprio vicino a quella del predecessore Djehuty. La particolarità della struttura consiste nella facciata, perfettamente conservata, realizzata a mattoni con sigilli reali che seguono il motivo decorativo della “facciata di palazzo” (vedi immagine in alto).

Ma, la 14a missione del “Proyecto Djehutyha rivelato ulteriori sorprese. In un pozzo di un’altra sepoltura scoperta, ancora anonima, sono venuti fuori due archi di 1,70 m con la corda ancora arrotolata al legno, una dozzina di frecce a punta di selce e un vasetto in alabastro avvolto in un panno di lino (vedi in basso). Naturalmente, si è continuato a lavorare alla tomba di Djehuty il cui corridoio di accesso è stato restaurato mettendo in evidenza un centinaio di graffiti in demotico che testimoniano il riutilizzo nel II sec. a.C. per seppellirvi mummie di ibis e falchi.

Per il dispaccio ufficiale e altre foto: CSIC

Source: CSIC

Source: CSIC

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(Ri)scoperto tempio a Gebel el Silsila

Source: MSA - The Gebel el Silsila Project 2015

Source: MSA – The Gebel el Silsila Project 2015

La missione epigrafica del “Gebel el Silsila Survey Project”, diretta dalla Dott.ssa Maria Nilsson (Lund University, Svezia), ha ri-trovato un tempio di Nuovo Regno la cui ubicazione si era persa ormai da due secoli. Seguendo le indicazioni fornite dall’esploratore e orientalista svizzero Johann Ludwig Burckhardt (1784-1817), i membri del team si sono imbattuti nelle fondazioni di un luogo di culto che misurava 32,5 x 18,2 m, proprio a NO della stele di Amenofi IV. Da una prima analisi, sono emerse tracce di frequentazione sotto Thutmosi III, Amenofi III, Ramesse II e durante il periodo romano, ma un vero e proprio scavo potrà essere organizzato solo nella prossima campagna.

Gebel el Silsila, tra Edfu e Kom Ombo, è il più grande sito di antiche cave d’arenaria d’Egitto estendendosi per 2,5-3 km² su ogni lato del Nilo. Tutta quest’area, una volta conosciuta come Khenu/Kheny, è disseminata di pittogrammi rupestri preistorici, iscrizioni in geroglifico, ieratico, demotico, greco e copto e marchi di cava. L’obiettivo del progetto è proprio la documentazione fotografica dello sconfinato materiale epigrafico. Quest’ultima scoperta, però, sottolinea il fatto che il sito avesse anche una grande rilevanza religiosa.

http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

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La trilogia di “Una notte al museo” (bloopers egittologici)

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La “tavola di Ahkmenrah”

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Nel 2006, usciva negli USA “Una notte al museo”, commedia leggera diretta da Shawn Levy e che, nonostante fosse dedicata soprattutto a un pubblico giovane, ha avuto un successo tale da spingere i produttori a far girare due sequel. La storia è semplice e si ripete in tutti e tre i casi: il guardiano notturno Larry Daley (Ben Stiller) si ritrova a dover gestire decine di personaggi del museo che vengono ri/animati dalla “Tavola di Ahkmenrah” (immagine a sinistra), antico reperto egizio i cui poteri magici verranno spiegati solo nell’ultimo capitolo della saga. Così, di notte, le sale del Museo di Storia Naturale di New York vengono stravolte dalle peripezie di sculture, statue di cera, modellini di diorami, animali impagliati, scheletri di dinosauri e mummie che prendono vita sotto gli influssi della luce della luna. Tra questi, spicca la figura guida del presidente Theodore Roosevelt, interpretato da Robin Williams, morto suicida proprio prima dell’uscita del terzo film.

Come premesso, l’intera sceneggiatura si basa su un incantesimo egiziano, ma, per il resto, c’è poco di rilevante da analizzare per quanto riguarda la storia e l’archeologia della Valle del Nilo. Quindi, data anche l’uscita recente delle pellicole, eviterò di parlare troppo della trama e mi limiterò a presentare i principali bloopers egittologici.

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Una notte al museo

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Siamo a Manhattan, presso l’American Museum of Natural History, museo che presenta alcune tra le più importanti collezioni di paleontologia, zoologia, antropologia e fisica del mondo. Non ci sono reperti archeologici che, in realtà, si trovano dall’altra parte di Central Park, nel Metropolitan Museum of Art dove sono conservati oltre 36.000 pezzi egizi e dove, quindi, sarebbe dovuto andare anche il corredo funerario di Ahkmenrah. Invece, nel film viene mostrata una sala interamente dedicata al faraone con la riproduzione del suo tempio e con statue giganti di Anubi che assomigliano molto a quelle del “Pozzo delle Anime” in Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta. Si viene a sapere che il corpo dei Ahkmenrah, il suo sarcofago (che, come al solito, è la copia di quello di Tutankhamon) e gli altri oggetti trovati nella sua tomba erano stati portati dall’Inghilterra a New York nel 1952. Da quel momento in poi, quindi, ogni oggetto inanimato del museo prende vita grazie alla Tavola d’oro che è una sorta di telecomando a 9 tasti con segni simil-geroglifici. Si risveglia anche la mummia stessa del giovane faraone (interpretato dall’attore americano di origini egiziane Rami Malek; vedi foto) definito come IV re del IV regno (dinastia?) e che parla con un accento inglese perché proveniente dalla facoltà di Egittologia dell’Università di Cambridge.

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Una notte al museo 2 – La fuga

idmL9y2Il museo chiude per rinnovo e per sostituire quasi tutte le vecchie attrazioni con ologrammi. Così, i vari protagonisti del primo film vengono chiusi in casse e spediti negli archivi federali di Washington. A New York, sarebbero dovuti rimanere solo Roosevelt, lo scheletro del T-rex e la Tavola di Ahkmenrah che, però, viene rubata dalla scimmietta e che, quindi, risveglia le attrazioni dei numerosi musei dello Smithsonian. Tra queste, anche la mummia di Kahmunrah, il perfido fratello del faraone, che, con le sue guardie tiene in ostaggio i nuovi arrivati in modo da impadronirsi della Tavola. Geloso della corona del fratello minore, ha bisogno dell’oggetto per attivare la “Porta dell’Aldilà”, un passaggio dimensionale a forma di falsa-porta (vedi foto), e riportare indietro il suo esercito di soldati con la testa di falco. Kahmunrah dice di avere 3000 anni, dato che non collima con l’appartenenza alla IV dinastia di Ahkemrah. In ogni caso, il suo piano di dominazione del mondo viene sventato grazie a Roosevelt che traduce il testo sulla Tavola (conosceva il geroglifico??) e alle piccole statuette di Einstein che decifrano l’enigma e trovano codice per bloccare il portale: il \pi. La cifra di 3,1415, però, non era conosciuta dagli Egizi che, al massimo, si erano avvicinati all’approssimazione di 3,160 nel Papiro matematico Rhind (XVII sec. a.C.).

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Una notte al museo – Il segreto del faraone

6L’ultimo film della serie spiega finalmente la storia della Tavola di Ahkmenrah partendo proprio dal suo ritrovamento nel 1938 a Giza. Il flashback iniziale mostra la piana circondata da un’alta falesia, che non esiste nella realtà, e una missione archeologica anglo-americana all’opera. Un bambino cade accidentalmente in un vasto ambiente ipogeo, la tomba di Ahkmenrah, che sembra la grande sala ipostila del Tempio Maggiore di Abu Simbel. Come in tutti i film sull’antico Egitto, ci sono copie di oggetti del corredo funebre di Tutankhamon spartiti tra Londra e New York. 

Tornando ai giorni d’oggi, invece, la Tavola comincia improvvisamente a ossidarsi perdendo il suo potere. Così, per evitare che le attrazioni tornino alla loro immobilità originaria, Larry e altri protagonisti si recano al British Museum dove sono conservate le mummie degli unici in grado di risolvere il problema: i genitori di Ahkmenrah (vedi foto in alto), Merenkahre (Ben Kingsley, presente anche in “Exodus” e nella miniserie TV “Tut”) e Shepseheret. Il vecchio faraone si risveglia e racconta che, per garantire la vita eterna al suo amato figlio, incaricò un sacerdote di creare questo oggetto magico, in linea con le antiche credenze egizie sull’Aldilà e la conservazione dei corpi dopo la morte. Merenkahre aggiunge che l’efficacia dell’incantesimo dipende dal potere di Khonsu, divinità lunare nella triade tebana con Amon e Mut, e che, quindi, sarebbe bastato esporre la Tavola alla luce del plenilunio per “ricaricarla”. Ovviamente, le cose non saranno così semplici…

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Saqqara, missione italo-olandese scopre statua di falco

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Source: Museo Egizio di Torino

Comincia subito bene l’avventura a Saqqara del Museo Egizio di Torino che, dopo 16 anni, torna ad avere una missione archeologica in Egitto grazie alla collaborazione con la spedizione olandese di Leiden che lavora nel sito dal 1975. Il direttore Christian Greco, infatti, è stato curatore della sezione egittologica del Rijksmuseum van Oudheden e già condirettore dello scavo insieme a Maarten Raven.

L’indagine nella necropoli di Nuovo Regno e, in modo particolare, nell’area tra il pozzo della Tomba X (sepoltura ancora anonima su cui si concentrano gli sforzi di quest’anno) e la tomba di Tatia, ha portato all’individuazione di un altro pozzo. Prima di scavarlo, è stata liberata l’area circostante dalla sabbia e dai detriti e, proprio durante questa operazione, è stata scoperta una rara statua di falco (vedi immagine a sinistra). La scultura in calcare, alta un metro, rappresenta Horus con la figura di un faraone inginocchiato tra le sue zampe, iconografia insolita per una tomba privata.

http://www.saqqara.nl/news/mission-digging-diary/2015-digging-diaries/2015-05-15

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Cairo, Conferenza internazionale sulla tutela del patrimonio culturale in Medio Oriente

Source: MSA

Source: MSA

Il 13 e 14 maggio, l’Antiquities Coalition e il Middle East Institute, in collaborazione con i ministeri egiziani degli Esteri e delle Antichità e sotto l’alto patrocinato dell’UNESCO, hanno organizzato al Cairo una conferenza internazionale dal titolo: “Cultural Heritage under Threat: The Security, Economic and Cultural Impact of Antiquities Theft in the Middle East”. Si è discusso sui problemi che affliggono il patrimonio culturale dei paesi del Medio Oriente dopo la “primavera araba”; la mancanza di controllo, sicurezza e stabilità politica ha portato all’aumento esponenziale degli scavi illegali e del contrabbando di antichità. Per questo, i rappresentanti di Iraq, Siria, Giordania, Libano, Kuwait, Sudan, Libia, Arabia Saudita e Oman hanno parlato della grave situazione delle loro nazioni. Non è mancato l’apporto dell’Italia grazie alla presenza dell’ambasciatore Alessandro Modiano.

Sono state prese in considerazione anche le possibili soluzioni alle distruzioni provocate dal terrorismo e dall’estremismo religioso, con ovvio riferimento alla catastrofe dell’ISIS. Proprio in quest’ottica, il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed Al-Tayeb, ha affermato che “distruggere le antichità è contro l’Islam”. Nel caso specifico, l’Egitto ha ricordato l’attentato dinamitardo del gennaio 2014 che ha danneggiato gravemente il Museo d’Arte Islamica del Cairo, da dove Irina Bokova, Direttrice Generale dell’UNESCO, ha simbolicamente lanciato la campagna mediatica #unite4heritage.

http://www.unesco.org/new/en/unesco/about-us/who-we-are/director-general/singleview-dg/news/in_egypt_unesco_director_general_appeals_to_unite4heritage_to_defeat_extremism_and_intolerance#.VVW_z47tmkr

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