Archivi del mese: dicembre 2015

Edfu, sequestrata statua di Amenofi III

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Source: MSA

Ultima scoperta dell’anno. O meglio, ultimo sequestro. Nell’abitazione di un trafficante di droga e armi nel villaggio di Al-Nakhl, nei pressi di Edfu, la polizia locale ha individuato una bella statua di Amenofi III (1387-1348), evidentemente pronta per il mercato nero. I funzionari del Ministero delle Antichità hanno già autenticato il reperto e lo hanno trasferito nel magazzino del vicino sito archeologico per il restauro. La scultura di granito nero è alta circa 150 cm e rappresenta il faraone stante con nemes e shendyt tenuto da una cintura in cui è inciso il cartiglio come sulla base (tipologia molto simile a un’altra statua di Amenofi III, poi usurpata da Merenptah, oggi conservata presso il Luxor Museum). Sul pilastro dorsale, invece, è presente la titolatura reale completa che, da quello che si può vedere in foto, dice:

nsw  bity  nb  tA.wy  nb  ir.t  x(.t)  <nb-mAa.t-ra>  sA ra  <Imn-Htp  HqA-wAs.t>  di  anx  [Dd  wAs  mi  ra  D.t]

“Re dell’Alto e del Basso Egitto, Signore delle Due Terre, Signore del Compimento del Rituale <Neb-Maat-Ra>, Figlio di Ra <Amenhotep, Signore di Tebe>, che sia dotato di vita [stabilità e potere come Ra per sempre*]”

*La porzione d’iscrizione tagliata nella foto è visibile in questo video.

P.S. Colgo l’occasione per prendere in prestito la parte finale della titolatura e augurare anche a tutti voi “vita, forza e salute” per un buon 2016.

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Nuove scoperte a Tell el-Dafna: fortificazioni di Psammetico I e tracce dell’eruzione di Santorini

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Source: face-masr.com/t~158551

Non si fa in tempo a tracciare un bilancio definitivo dell’anno che vengono annunciate nuove scoperte! In occasione della visita ufficiale del ministro El-Damaty al sito di Tell el-Dafna, 15 km a nord-ovest della città di Qantara, nei pressi del Canale di Suez, sono stati resi pubblici ai giornalisti locali gli ultimi risultati della missione egiziana diretta da Mohamed Abd el-Maqsoud. Purtroppo, nonostante si tratti di un’area estremamente interessante e importante dal punto di vista storico, i dispacci ufficiali sono sempre approssimativi e o mal tradotti. Spesso, infatti, vengono riproposte scoperte già effettuate o dati corredati da foto di repertorio. Non fanno eccezione le ultime notizie che, oltre alle già note fornaci di XXVI dinastia, fanno riferimento senza troppi approfondimenti a un bastione di Psammetico I (664-610) e a tracce dell’eruzione di Santorini. Nel primo caso, si parla di un’isola fortificata nel ramo pelusiaco del Delta con possenti mura di mattoni crudi per un perimetro di 400 x 800 m, soprattutto sul versante NW in cui, grazie a uno spessore di  20 metri, servivano ad arginare le acque del Nilo. La struttura apparterrebbe al sistema difensivo che il faraone saitico, dopo la riunificazione dell’Egitto, organizzò per proteggere i confini a ovest, est e sud. Invece, per quanto riguarda le scorie vulcaniche di Santorini, a parte la scelta della nomenclatura “San Torino” (che mi ha fatto pensare a Clint Eastwood…), non vengono fornite altre informazioni. Ed è un peccato perché l’eruzione di Thera, l’antico nome del vulcano e dell’isola cicladica, fu un vero e proprio fenomeno di portata mondiale che ebbe influssi climatici in tutto il bacino del Mediterraneo. Intorno al 1500 a.C. (datazione tradizionale che si basa su tipologie ceramiche e che recentemente è stata messa in dubbio da analisi al C14 che anticiperebbero la data di circa 120 anni), ci fu un’esplosione, ancora più potente di quella del Krakatoa  del 1883, che distrusse l’insediamento di Akrotiri, creò una voragine al centro dell’isola ed emise pomici che arrivarono fino a Creta, Cipro, Anatolia e nord dell’Egitto.

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Un anno (il 2°) di DJED MEDU: le notizie più importanti del 2015

IMG_2907Siamo arrivati al secondo compleanno di Djed Medu. Prima di tutto, devo ringraziarvi di cuore perché, a guardare i numeri, il blog è cresciuto moltissimo. Numeri che, merito soprattutto del clamore provocato dalle nuove scoperte nella tomba di Tutankhamon, hanno portato il mio blog, il 30 novembre, a essere il più letto in Italia e il 51° al mondo. Di conseguenza, il post su Tut è stato quello con maggiori visualizzazioni dell’anno (scippando, fortunatamente, il primato a “Un papiro con Omero usato come carta igienica“). Ma eccovi una carrellata delle news più importanti del 2015:

GENNAIO

d79b50af-d9b3-48c7-a985-525dba007c70L’anno si è aperto con una grande scoperta di Barta ad Abusir: la tomba di Khentkaus III, regina ancora sconosciuta, madre del faraone Menkauhor (V din.). Poi, però, l’attenzione si è spostata verso la figuraccia mondiale fatta dal Ministero delle Antichità, costretto ad ammettere i danni provocati alla maschera di Tutankhamon da un restauro improponibile nell’agosto precedente.

FEBBRAIO

10994588_874922195886765_3311920611023200116_nIl nuovo faraone Seneb-Kay, re di II Periodo Intermedio (forse appartenente a una dinastia locale di Abido ancora non identificata), sarebbe stato ucciso in battaglia. Questa è la conclusione dell’analisi paleopatologica della University of Pennsylvania sui resti ossei scoperti solo nel gennaio del 2014.

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MARZO

11020761_878170048895313_2839076181544266285_nNon una ma ben due tombe sono il “bottino” di una sola settimana di lavoro della missione dell’American Research Center in EgyptSheikh Abd el-Qurna, Tebe Ovest. Gli archeologi americani, infatti, hanno scoperto le sepolture di due funzionari di XVIII dinastia, Amenhotep e Sa-Mut.

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APRILE

ImmagineIl 1 aprile, dopo mesi di restauro, si è tenuta l’inaugurazione ufficiale del Museo Egizio di Torino, completamente rinnovato negli allestimenti e nei contenuti scientifici e con gli spazi espositivi raddoppiati. Il giorno prima, invece, ho avuto l’onore di partecipare all’anteprima stampa.

MAGGIO

11146612_10155569274035103_7603329492485347333_nE il nuovo Egizio si è subito attivato sotto la spinta del neo-direttore Christian Greco che, per il museo, ha riportato una missione archeologica in Egitto dopo 16 anni dall’ultima. Lo scavo a Saqqara, in collaborazione con gli egittologi di Leiden, ha permesso la scoperta, tra le altre cose, di una statua di Horus e una stele quadrifronte.

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GIUGNO

egypt-dog-catacombs-undergroundDopo sei anni, Paul Nicholson (Cardiff University) ha pubblicato i risultati del primo studio di mappatura delle cosiddette “Catacombe di Anubi”, necropoli situate a Fag el-Gamous, Saqqara Nord, dove, tra periodo tardo ed età tolemaica, sono stati sepolti oltre 8 milioni di mummie di cani.

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LUGLIO

erem2015_7_nn571Seconda grande scoperta fatta a Qurna, questa volta dalla missione polacca diretta da Andrzej Ćwiek che, pulendo una tomba di Medio Regno, ha trovato un raro frammento di lino dipinto in inchiostro nero con tre colonne di geroglifici che riportano i cartigli di Tolomeo XII (80-58, 55-51 a.C.), padre di Cleopatra VII.

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AGOSTO

locandinaice11loghipromotori_6Altro evento egittologico per l’Italia e in particolare per Firenze: l’XI International Congress of Egyptologists, convegno che ha visto la partecipazione di centinaia di egittologi da tutto il mondo. Intanto, poco prima, Nicholas Reeves aveva pubblicato la sua teoria della presenza della tomba di Nefertiti nella KV62.

SETTEMBRE

Chris Naunton goes in Flinders Petrie's footsteps.Qualche giorno dopo, è stato ufficializzato il nuovo Consiglio dell’International Association of Egyptologists, in parte già anticipato a Firenze, che sarà presieduto fino al prossimo congresso (Luxor 2019) da Chris Naunton.

 

OTTOBRE

dahshur_-_bent_pyramid_-_crop.jpgIl ministro El-Damaty ha lanciato “ScanPyramids“, progetto internazionale che, con l’ausilio delle tecnologie più avanzate, avrà il compito di analizzare le piramidi di Dashur e Giza e di individuare eventuali camere o corridoi nascosti.

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NOVEMBRE

01nefertitiscan-ngsversion-1448703598206-adapt-676-1Come anticipato all’inizio del post, in questo caso la definizione di notizia più importante del mese è decisamente riduttiva: analisi termografiche e georadar hanno confermato la presenza nella tomba di Tutankhamon di due aperture che porterebbero a stanze mai viste finora.

 

DICEMBRE

12360124_915316591856653_7769250523212450936_nCome l’apertura, anche la chiusura dell’anno è dedicata a Tutankhamon e alla sua maschera. La grottesca vicenda della barba vicenda si è conclusa con il restauro di Christian Eckmann che, fra l’altro, ha individuato il meccanismo originale di fissaggio: un tubo interno d’oro e uno strato di cera d’api.

 

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In un papiro ramesside la prima osservazione dell’eclisse di Algol

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Source: journals.plos.org

(Premetto subito che mi sto avventurando in un campo molto tecnico che esula dalle mie competenze quindi mi scuso per eventuali inesattezze).

Che gli antichi Egizi fossero ottimi osservatori degli eventi celesti era cosa assodata, ma un recente studio sposta l’asticella un po’ più in là. In realtà, Lauri Jetsu e Sebastian Porceddu (Dip. di Fisica della University of Helsinki) avevano già espresso questa teoria nel 2013, ma una loro nuova pubblicazione sembrerebbe confermarla: in un papiro ramesside scoperto a Deir el-Medina (Cairo 86637, vedi immagine), ci sarebbe la prima documentazione relativa a una stella binaria a eclisse. Il testo in ieratico è tra i Calendari egizi meglio conservati e suddivide i giorni dell’anno (classica ripartizione in tre stagioni, 12 mesi di tre settimane di 10 giorni, più 5 “epagomeni”) in “buoni” e “cattivi”. Praticamente, tenendo in considerazione la concezione ciclica del tempo, un modo per capire in anticipo se fosse o no il caso di uscire di casa! Queste previsioni, fatte tre volte per ogni giorno (quindi, nel corso delle 24 ore, si potevano incontrare momenti positivi o negativi), erano influenzate da credenze religiose ed eventi astronomici. Lo scopo della ricerca finlandese è proprio verificare se le azioni delle varie divinità potessero coincidere con fenomeni realmente esistenti.

Grazie a calcoli statistici, si è visto che periodi particolarmente fausti si ripetono spesso ogni 29,6 e 2,85 giorni, rispettivamente in connessione con Seth e Horus. Se il primo intervallo di tempo è facilmente identificabile con il mese lunare, il secondo ha richiesto maggiori approfondimenti fino all’identificazione con la variabilità di Algol, detta anche β Persei. Il sistema appartiene alla costellazione di Perseo ed è composto da due stelle tra cui quella principale, Algol A, viene eclissata ogni 2,867 giorni da quella secondaria, Algol B (in realtà, attorno al comune centro di massa, ruota anche una terza stella, Algol C). Il conseguente calo di luminosità dura circa 10 ore ed è visibile a occhio nudo. Il papiro, quindi, descriverebbe il fenomeno quasi 3000 anni prima della sua scoperta ufficiale attribuita a Geminiano Montanari (1667) e del calcolo del periodo di John Goodricke (1783). La discordanza di misurazione di 0,017 giorni è stata spiegata con un trasferimento di massa negli ultimi millenni tra i due componenti del sistema stellare.

Una conoscenza più antica della variabilità, però, potrebbe essere suggerita dall’etimologia del nome stesso di Algol che deriva dall’arabo “al-Ghul”, un demone della tradizione islamica, e che ne indicherebbe la natura “irrequieta”.

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0144140

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Gebel el-Silsila, scoperti due gruppi scultorei in cappelle rupestri

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Source: MSA

Un’altra notevole scoperta dal sempre prolifico Gebel el Silsila Survey Project. La squadra diretta da Maria Nilsson e John Ward (Lund University, Svezia) ha individuato due gruppi scultorei in rilievo risalenti al Nuovo Regno. Le statue si trovano in fondo a due cappelle rupestri già studiate in precedenza dalla missione epigrafica dell’EES di Ricardo Caminos (1955-1982), ma erano state obliterate da detriti provocati dall’erosione della roccia e da passati terremoti. Il primo gruppo si trova in fondo alla Cappella 30 e rappresenta il proprietario in veste di Osiride seduto insieme alla moglie che gli mette un braccio sulla spalla (vedi in basso). In fondo alla Cappella 31, invece, Neferkhewe (aspetto conferme ufficiali sul nome perché i dispacci del Ministero delle Antichità non sono sempre precisi nelle traslitterazioni), “Supervisore alle terre straniere” sotto Thutmosi III (1479-1424), è ritratto, sempre in foggia osiriaca, insieme alla moglie, al figlio e alla figlia (foto in alto). Gebel el-Silsila, situato tra Edfu e Kom Ombo, è il più grande sito di antiche cave d’arenaria d’Egitto, ma presenta anche numerosi templi, stele e sacelli scavati nelle scarpate ai due lati del Nilo. Tra queste strutture, ci sono proprio una trentina di cappelle private come quelle precedentemente descritte fatte realizzare soprattutto da ufficiali della XVIII dinastia per il culto dei defunti. Per la maggior parte dei casi, si tratta di una facciata decorata con formule di offerta che conduce a una singola stanza quadrata o rettangolare che presenta sul fondo una nicchia con l’effige del committente e di familiari seduti. La posizione difficilmente raggiungibile, però, suggerisce che i riti funebri non fossero effettivamente praticati.

http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/2015/12/six-nk-statues-and-intact-relief-scenes.html

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Source: MSA 

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Zivie: la nutrice Maya è la sorella di Tutankhamon

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Source: english.ahram.org.eg

Prima di tutto, una precisazione per evitare che qualcuno si ritrovi di fronte a una porta chiusa. In questi giorni, diverse agenzie di stampa egiziane ed estere hanno pubblicato la notizia seconda la quale la tomba di Maya, a Saqqara, sarebbe stata aperta al pubblico per la prima volta dalla sua scoperta. In realtà, ed è perfettamente comprensibile guardando la foto in alto, la struttura non è ancora pronta ad accogliere turisti; la visita ufficiale al sito, compiuta ieri dal ministro El-Damaty, è servita a celebrare la fine della pulizia dei rilievi parietali. La tomba sarà visitabile, ma a data da destinarsi.

Passiamo alla “notizia” vera e propria. Nel 1996, gli archeologi  della Mission archéologique française du Bubasteion (MAFB) diretti da Alain Zivie scoprirono a Saqqara una tomba di XVIII dinastia poi riutilizzata, tra la XXX dinastia al periodo romano, per inumare migliaia di mummie di gatto dedicate alla dea Bastet. Si capì che apparteneva a una donna di nome Maya, nutrice di Tutankhamon (eh sì, quest’anno non riusciamo a liberarcene…). Alcune iscrizioni originali, purtroppo, erano state coperte da quelle aggiunte durante i riutilizzi successivi della sepoltura; ora, però, grazie ai lavori di restauro, è stato possibile leggere un nuovo epiteto della defunta che ha fatto nascere nuove ipotesi. Maya è definita “Grande dell’Harem”, attributo che potrebbe collegarla alla famiglia reale. Zivie si è spinto oltre affermando, addirittura, che Maya potrebbe essere un nome alternativo di Meritaten, figlia di Akhenaton e Nefertiti. Non basta. Dato per assunto che Tutankhamon sia il figlio della coppia amarniana (ma i test del DNA non sono riconosciuti da tutti), di conseguenza, Maya sarebbe anche sua sorella maggiore. Per confermare questa ipotesi, l’egittologo francese  ha trovato, nelle rappresentazioni della nutrice e del “faraone bambino, analogie nei tratti somatici e nei troni su cui sono seduti. Ha aggiunto, inoltre, che nella Tomba Reale di Amarna, sarebbe rappresentata proprio Maya/Meritaten che sorregge il piccolo Tutankhaton durante le celebrazioni funebri per la morte di un’altra principessa, Meketaten (nell’immagine in basso). Altri, però, in mancanza di iscrizioni che attestino i nomi dei personaggi rappresentati, li interpretano come Kiya e Smenkhara. Sembra, quindi, che al momento la teoria lanciata non sia supportata da sufficienti basi e che possa voler sfruttare il clamore mediatico scatenato da Reeves. Inoltre, sembra che non ci sia niente di nuovo visto che lo stesso Zivie, nel 2009, in una pubblicazione intitolata proprio “La Tombe de Maïa: Mère Nourricière du roi Toutânkhamon et Grande du Harem” (pag. 86), parla dello stesso epiteto trovato su un frammento di canopo.

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Source: amarnaproject.com

Il sito della MAFB: http://www.hypogees.org/

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“ScanPyramids”: al via la misurazione dei muoni

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Source: MSA

“ScanPyramids” va avanti verso la scoperta di dati ancora sconosciuti sulle grandi piramidi della IV dinastia. Dopo le analisi termografiche che, un mese fa, hanno rilevato interessanti anomalie, soprattutto alla base della Piramide di Cheope (un nuovo corridoio?), si è appena passati alla fase tecnologicamente più avanzata del progetto: la radiografia muonica. Tale tecnica permette di misurare la quantità assorbita di muoni, particelle con carica negativa che si formano dallo scontro dei raggi cosmici con gli atomi dell’atmosfera, dopo il loro attraversamento di strutture solide. Il metodo è stato elaborato in Giappone per il monitoraggio dei vulcani (recentemente anche per il Vesuvio) ed è stato applicato perfino per verificare, a distanza di sicurezza, la situazione dei reattori di Fukushima dopo l’incidente nucleare del 2011. In questo modo, posizionando sensori in punti strategici nelle piramidi, è possibile studiarne il nucleo interno e individuare eventuali spazi vuoti come camere o passaggi. Il team del Prof. Kunihiro Morishima (Nagoya University), dopo aver realizzato una serie di test per tarare le strumentazioni sulle caratteristiche chimico-fisiche dell’area (temperatura, umidità, materiali usati, ecc.), ha già terminato l’istallazione del sistema di rilevamento nella camera inferiore della “Piramide romboidale” di Dashur. Quaranta piastre, per una superficie totale di 3 m² (vedi foto in alto), presentano ognuna due pellicole con un’emulsione sensibile ai muoni che permetterà di quantificarne l’assorbimento e la deviazione nelle prime settimane del 2016. La stessa istallazione sta per essere completata anche nella “Camera della Regina” della Grande Piramide di Giza.

Il sito del progetto: http://www.scanpyramids.org/

Il video dei primi risultati: https://vimeo.com/148674296

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Torna in esposizione la maschera restaurata di Tutankhamon

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Source: theguardian.com

Finalmente, dopo un restauro di 8 settimane, la maschera d’oro di Tutankhamon è tornata oggi in esposizione nella sua teca presso il Museo Egizio del Cairo. Poche ore fa, infatti, il ministro El-Damaty ha presentato a giornalisti di tutto il mondo il lavoro svolto da Christian Eckmann, esperto nel trattamento del vetro e dei metalli del Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, che ha rimediato ai danni causati nell’agosto 2014 dall’ormai famoso intervento con la resina epossidica. Il ripristino dello stato originale di barba e mento, finanziato con 50.000 euro dal governo tedesco, ha visto, nella fase più delicata, proprio la rimozione della crosta di materiale legante in eccesso, oltre ai residui dell’incollatura del 1946 (prima, infatti, la maschera era esposta con la barba staccata), effettuata senza agenti chimici e solo tramite spatole di legno e un leggero riscaldamento della colla. Durante le operazioni, è stato scoperto il sistema originale di fissaggio consistente in un tubo interno d’oro e uno strato di cera d’api che è stata riutilizzata da Eckmann. Il risultato? A giudicare dalle immagini, Tut mi sembra in gran forma!

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Il tubo interno scoperto durante il restauro (ph. Noor Mostafa)

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Lo stato della barba prima e dopo il restauro (Source: middleeasteye.net)

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Reeves: la maschera di Tutankhamon era di Nefertiti

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

Ormai  è certo che nella tomba di Tutankhamon ci siano due stanze nascoste, ma a Nicholas Reeves questo non basta e continua imperterrito a pubblicare articoli che proverebbero la sua teoria principale secondo la quale, dietro quei muri, ci sarebbe la sepoltura di Nefertiti. Quest’idea era stata espressa già da tempo, soprattutto in riferimento all’oggetto più famoso proveniente dalla KV62: la maschera funeraria d’oro.

Secondo l’egittologo britannico, infatti, la maschera non sarebbe stata realizzata originariamente per Tutankhamon ma per una donna. Solo in un secondo momento, a causa della morte improvvisa del faraone, l’oggetto sarebbe stato riutilizzato cambiandone in parte i connotati. La stessa cosa sarebbe successa anche con il sarcofago aureo più interno. Finora, però, i suoi ragionamenti si erano fermati su osservazioni tutt’altro che probanti come la diversa composizione dell’oro del nemes (22,5 carati) rispetto a quella del volto (18,4 carati); quest’ultima porzione sarebbe stata sostituita al momento del “riciclo”. Un altro indizio si troverebbe nella presenza di buchi ai lobi delle orecchie, caratteristica molto rara nelle rappresentazioni dei sovrani maschi e, quindi, più adatta a un utilizzo femminile.

Con il recente restauro* della barba posticcia, però, si è prospettata la possibilità di analizzare da vicino la maschera e, da una foto scattata al cartiglio reale (vedi in alto), è arrivata quella che potrebbe essere la prova del nove. Tra i geroglifici del praenomen di Tutankhamon, Neb-Kheperu-Ra (“Ra è signore delle manifestazioni”), si intravedono segni leggeri riconducibili a una precedente iscrizione mantenuta solo in minima parte. Reeves, in collaborazione con specialisti del calibro di Ray Johnson (University of Chicago, Oriental Institute) e Marc Gabolde (Université Paul Valéry – Montpellier III), ha provato a ricostruire la titolatura cancellata per arrivare al nome del vero proprietario. Nel disegno in basso realizzato da Gabolde, si vedono le tracce precedenti in rosso, l’attuale cartiglio in verde e quello originario in arancio: anx-xprw-ra mr(.t) nfr-xprw-ra, “Ankhkheperura amata da Neferkheperura (nome d’intronizzazione di Amenofi IV)”. Il predecessore di Tutankhamon, quindi, sarebbe Ankhkheperura Neferneferuaten, co-reggente di Akhenaton e meglio conosciuta come Nefertiti. Poi, con il passaggio della maschera al “faraone bambino”, il cartiglio sarebbe stato accorciato creando spazio per la formula mAa-xrw, “giusto di voce”.

Immagini e articolo originale nel Journal of Ancient Egyptian Interconnections vol. 7 n°4.

*Il restauro è stato completato e la maschera sarà di nuovo esposta al pubblico il 16 dicembre dopo una conferenza stampa del ministro El-Damaty.

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

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Una seconda piramide a Roma?

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Source: ilmessaggero.it

Con la conquista dell’Egitto da parte di Ottaviano (30 a.C.), a Roma si diffuse una vera e propria egittomania con l’importazione di culti, oggetti e temi decorativi dalla terra del Nilo. Nell’Urbe, proprio a partire dal I sec. a.C., cominciarono a vedersi anche diversi monumenti funerari a forma di piramide di cui, però, ci rimangono solo le attestazioni nelle fonti latine e in qualche rappresentazione artistica più tarda. Nel corso dei secoli, infatti, queste particolari costruzioni furono tutte distrutte e sfruttate per i materiali edili da reimpiego. Tutte tranne una: la Piramide di Caio Cestio. La tomba del magistrato membro del collegio sacerdotale degli epuloni, costruita tra il 18 e il 12 a.C., è stata risparmiata perché inglobata nel III secolo dalle Mura Aureliane e, quindi, diventata parte integrante delle fortificazioni della città.

Sembrerebbe, però, che sia sopravvissuta anche un’altra piramide situata nel V miglio dell’Appia Antica, tra S.Maria Nova e la Villa dei Quintili. Questa interpretazione non è nuova, ma recentemente una squadra di archeologi e architetti coordinati dalla dott.ssa Rita Paris (direttrice della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma) sta lavorando per verificarla, anche e soprattutto grazie al progetto di ricerca olandese del “Mapping the Via Appia”. Del mausoleo rimane solo il nucleo interno alto 20 metri  in opera cementizia, malta pozzolanica e scaglioni di pietra lavica, di un dado dal lato di 15 metri e di un alzato che sembra avere una forma piramidale. La certezza manca insieme al rivestimento marmoreo espoliato; ma alcuni blocchi obliqui, frammenti di statue colossali e lastre con sfingi ritrovate tutt’attorno farebbero pensare che sia proprio così. Il sepolcro risalirebbe al II secolo d.C. e potrebbe essere appartenuto a uno degli esponenti della famiglia dei Quintili nella cui proprietà sorge il monumento.

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