Reeves: la maschera di Tutankhamon era di Nefertiti

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

Ormai  è certo che nella tomba di Tutankhamon ci siano due stanze nascoste, ma a Nicholas Reeves questo non basta e continua imperterrito a pubblicare articoli che proverebbero la sua teoria principale secondo la quale, dietro quei muri, ci sarebbe la sepoltura di Nefertiti. Quest’idea era stata espressa già da tempo, soprattutto in riferimento all’oggetto più famoso proveniente dalla KV62: la maschera funeraria d’oro.

Secondo l’egittologo britannico, infatti, la maschera non sarebbe stata realizzata originariamente per Tutankhamon ma per una donna. Solo in un secondo momento, a causa della morte improvvisa del faraone, l’oggetto sarebbe stato riutilizzato cambiandone in parte i connotati. La stessa cosa sarebbe successa anche con il sarcofago aureo più interno. Finora, però, i suoi ragionamenti si erano fermati su osservazioni tutt’altro che probanti come la diversa composizione dell’oro del nemes (22,5 carati) rispetto a quella del volto (18,4 carati); quest’ultima porzione sarebbe stata sostituita al momento del “riciclo”. Un altro indizio si troverebbe nella presenza di buchi ai lobi delle orecchie, caratteristica molto rara nelle rappresentazioni dei sovrani maschi e, quindi, più adatta a un utilizzo femminile.

Con il recente restauro* della barba posticcia, però, si è prospettata la possibilità di analizzare da vicino la maschera e, da una foto scattata al cartiglio reale (vedi in alto), è arrivata quella che potrebbe essere la prova del nove. Tra i geroglifici del praenomen di Tutankhamon, Neb-Kheperu-Ra (“Ra è signore delle manifestazioni”), si intravedono segni leggeri riconducibili a una precedente iscrizione mantenuta solo in minima parte. Reeves, in collaborazione con specialisti del calibro di Ray Johnson (University of Chicago, Oriental Institute) e Marc Gabolde (Université Paul Valéry – Montpellier III), ha provato a ricostruire la titolatura cancellata per arrivare al nome del vero proprietario. Nel disegno in basso realizzato da Gabolde, si vedono le tracce precedenti in rosso, l’attuale cartiglio in verde e quello originario in arancio: anx-xprw-ra mr(.t) nfr-xprw-ra, “Ankhkheperura amata da Neferkheperura (nome d’intronizzazione di Amenofi IV)”. Il predecessore di Tutankhamon, quindi, sarebbe Ankhkheperura Neferneferuaten, co-reggente di Akhenaton e meglio conosciuta come Nefertiti. Poi, con il passaggio della maschera al “faraone bambino”, il cartiglio sarebbe stato accorciato creando spazio per la formula mAa-xrw, “giusto di voce”.

Immagini e articolo originale nel Journal of Ancient Egyptian Interconnections vol. 7 n°4.

*Il restauro è stato completato e la maschera sarà di nuovo esposta al pubblico il 16 dicembre dopo una conferenza stampa del ministro El-Damaty.

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

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7 pensieri su “Reeves: la maschera di Tutankhamon era di Nefertiti

  1. Vincenzo Francaviglia

    Le prove portate per dimostrare che il primo cartiglio (quello in arancione) della maschera d’oro di Tut-Ankh-Amun sia quello originale mi sembrano stiracchiate. Inoltre, non c’è nessuna somiglianza tra il volto del faraone “bambino” della maschera aurea ed il volto di Nefertiti che tuti conosciamo. A questo punto, visto che il ministro egiziano per le Antichità è persona molto più ragionevole del Dr. Zaki Hawass (in quanto ha sì permesso le indagini radar all’interno della tomba di Tut), occorre fare un piccolo foro di 2-3 cm di diametro nelle 2 pareti dietro alle quali Nicholas Reeves crede che ci siano dei vuoti. Questi fori consentirebbero l’introduzione di una telecamera e non danneggerebbero eccessivamente i dipinti delle 2 pareti. Vincenzo Francaviglia, CNR-ITABC, Roma.

    • Dottor Francaviglia, per quanto riguarda l’attribuzione originaria della maschera a Nefertiti, penso che la tesi possa essere plausibile. Ci sono altri oggetti nel corredo della KV62 che presentano lo stesso cartiglio; inoltre, il volto, secondo Reeves, sarebbe stato cambiato quando la maschera è passata a Tutankhamon. Sicuramente io approfondirei lo studio con l’utilizzo di un laser scanner per analizzare meglio segni invisibili all’occhio nudo. Per quanto riguarda la tomba, invece, sono un po’ scettico, o meglio, non così sicuro che dietro il muro settentrionale ci possa essere proprio la sepoltura della regina. Potrebbero essere “semplici” stanze o il resto della tomba non completata a causa della morte improvvisa del faraone. In ogni caso, quando saranno analizzati tutti i dati del georadar (si parla di qualche mese), è già prevista la possibilità di indagini endoscopiche.

      • Giuseppe

        Gentile Mattia, intanto grazie per queste notizie che per chi è appassionato di egittologia sono davvero molto interessanti. Avevo visto il testo di Reeves e letto alcuni dei suoi articoli più recenti, sull’argomento, su Academia.edu (e ne ho tradotti alcuni ad uso degli utenti del blog di egittologia in cui normalmente scrivo).
        Concordo con Lei sul fatto che alcuni pezzi del corredo funebre siano provenienti da altra tomba o siano stati realizzati per altro/a defunto/a.
        Se si potesse sarebbe utile, credo, eseguire una scansione all’interno della maschera poichè, così come sono state trovate le tracce sulle mura della tomba grazie alla scansione ad alta definizione “privandole” della distraente superficie pittorica, si potrebbero forse rilevare all’i9nterno della maschera tracce di lavorazione, alterazione o di sotituzione del viso della maschera stessa.
        In un altro blog egittologico ho avanzato l’ipotesi che non sia la tomba di Tut ad “ospitare” un’altra tomba, bensì l’opposto: che sia la tomba di Tut ospitata in quella che, opportunamente adattata, poteva essere l’anticamera di una preesistente sepoltura.
        Mettendomi nei panni di un Funzionario regio dell’epoca, credo che, trovandomi tra le mani un Re morto prematuramente, avrei cercato una soluzione il più possibile immediata, anche se provvisoria.
        E cosa di meglio che una tomba già esistente da adattare alla bisogna?
        E quale poteva essere se non quella dell’immediato predecessore del defunto che, nel caso specifico, doveva esere Smenkhara?
        In tal senso, se l’equazione Smenkhara=Nefertiti fosse provata, ecco che l’ipotesi di Reeves (che Tut “dorma” nella tomba di Nefertiti) sarebbe decisamente plausibile.
        Quanto all’idea avanzata del Dr. Francaviglia (un foro di 2-3 cm. di diametro nelle pareti), credo che si tratterebbe decisamente di un rischio non accettabile poichè se veramente lì dietro ci fossero stanze chiuse da millenni, potrebbero crearsi sovrappressioni che potrebbero danneggiare pesantemente quanto oggi esiste.
        Del resto, perchè non ipotizzare un intervento dall’alto? …o da un pozzo scavato fiancheggiando l’ipotetico locale nascosto?
        Ovvio che qualcosa andrà pur fatto, ma se si può vedere un bimbo nella pancia della madre grazie ad una ecografia, credo che sia possibile con i sofsticati sistemi esistenti, prima di giungere a qualsiasi intervento “invasivo”, usare ogni possibile accortezza non traumatica per capire se siamo dinanzi alla scoperta del secolo.
        Un caro saluto e scusate la prolissità
        Hotepibre

      • Caro Hotepibre, penso di conoscerla “virtualmente” perché anch’io ho frequentato per un po’ di tempo quel forum. Comunque, concordo con lei che l’utilizzo di una scansione laser sia fondamentale per continuare gli studi sulla maschera. Per quanto riguarda la tomba, ha perfettamente ragione. Anche se potrebbe non essere sempre immediatamente intuibile da ciò che è stato scritto sulla vicenda, e ammesso che dietro la parete ci sia una tomba, è sicuramente Tutankhamon, mi passi il termine, l’ospite. Come è successo tante altre volte, tombe precedenti erano riutilizzate nei secoli per altre sepolture. Sui metodi per continuare l’investigazione, però, sono in disaccordo perché penso che una sonda sia il metodo meno invasivo e dannoso. Problemi all’atmosfera interna ci sarebbero in ogni caso con altre aperture; inoltre passaggi dall’alto o laterali sarebbero sicuramente più difficoltosi in quanto la KV62 si addentra nella falesia. Sperando che vengano prese tutte le precauzioni per tutelare l’eventuale contenuto.Grazie ancora per il commento. Non posso che essere contento quando chi legge i miei articoli partecipa attivamente con proprie opinioni.

  2. Gentile Mattia, intanto grazie per queste notizie che per chi è appassionato di egittologia sono davvero molto interessanti. Avevo visto il testo di Reeves e letto alcuni dei suoi articoli più recenti, sull’argomento, su Academia.edu (e ne ho tradotti alcuni ad uso degli utenti del blog di egittologia in cui normalmente scrivo).
    Concordo con Lei sul fatto che alcuni pezzi del corredo funebre siano provenienti da altra tomba o siano stati realizzati per altro/a defunto/a.
    Se si potesse sarebbe utile, credo, eseguire una scansione all’interno della maschera poichè, così come sono state trovate le tracce sulle mura della tomba grazie alla scansione ad alta definizione “privandole” della distraente superficie pittorica, si potrebbero forse rilevare all’i9nterno della maschera tracce di lavorazione, alterazione o di sotituzione del viso della maschera stessa.
    In un altro blog egittologico ho avanzato l’ipotesi che non sia la tomba di Tut ad “ospitare” un’altra tomba, bensì l’opposto: che sia la tomba di Tut ospitata in quella che, opportunamente adattata, poteva essere l’anticamera di una preesistente sepoltura.
    Mettendomi nei panni di un Funzionario regio dell’epoca, credo che, trovandomi tra le mani un Re morto prematuramente, avrei cercato una soluzione il più possibile immediata, anche se provvisoria.
    E cosa di meglio che una tomba già esistente da adattare alla bisogna?
    E quale poteva essere se non quella dell’immediato predecessore del defunto che, nel caso specifico, doveva esere Smenkhara?
    In tal senso, se l’equazione Smenkhara=Nefertiti fosse provata, ecco che l’ipotesi di Reeves (che Tut “dorma” nella tomba di Nefertiti) sarebbe decisamente plausibile.
    Quanto all’idea avanzata del Dr. Francaviglia (un foro di 2-3 cm. di diametro nelle pareti), credo che si tratterebbe decisamente di un rischio non accettabile poichè se veramente lì dietro ci fossero stanze chiuse da millenni, potrebbero crearsi sovrappressioni che potrebbero danneggiare pesantemente quanto oggi esiste.
    Del resto, perchè non ipotizzare un intervento dall’alto? …o da un pozzo scavato fiancheggiando l’ipotetico locale nascosto?
    Ovvio che qualcosa andrà pur fatto, ma se si può vedere un bimbo nella pancia della madre grazie ad una ecografia, credo che sia possibile con i sofsticati sistemi esistenti, prima di giungere a qualsiasi intervento “invasivo”, usare ogni possibile accortezza non traumatica per capire se siamo dinanzi alla scoperta del secolo.
    Un caro saluto e scusate la prolissità
    Hotepibre

  3. Giuseppe

    Ops. chiedo scusa per la duplicazione del testo, ma credevo non fosse stato accettato dal sistema e così l’avevo “copiato” due volte. Se vuole può ovviamente cancellarne uno!

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