Archivi del mese: febbraio 2016

Gli Oscar dell’Egittologia

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Statuetta di Ptah, legno dorato, dalla tomba di Tutankhamon (Museo Egizio del Cairo, JE 60939)

Questa notte, si terrà l’88ª edizione degli Academy Awards durante la quale verranno assegnati oltre 20 Oscar. Nella storia del premio, qualche statuetta è finita anche a film che, in un modo o nell’altro, si sono occupati dell’antico Egitto e che ho recensito per la rubrica “Blooper egittologici”. Ovviamente, si tratta di quasi tutti riconoscimenti di carattere tecnico. Ecco quali (tra parentesi, l’anno di assegnazione):

Cleopatra (1935)

  • Miglior fotografia: Victor Milner

I Dieci Comandamenti (1957)

  • Migliori effetti speciali: John Fulton

Cleopatra (1964)

  • Miglior fotografia (colore): Leon Shamroy
  • Miglior scenografia (colore): John DeCuir, Jack Martin Smith, Hilyard Brown, Herman Blumenthal, Elven Webb, Maurice Pelling, Boris Juraga, Walter M. Scott, Paul S. Fox e Ray Moyer
  • Migliori costumi (colore): Irene Sharaff, Vittorio Nino Novarese e Renié
  • Migliori effetti speciali: Emil Kosa Jr.

Assassinio sul Nilo (1979)

  • Migliori costumi: Anthony Powell

I Predatori dell’Arca Perduta (1982)

  • Miglior scenografia: Norman Reynolds, Leslie Dilley e Michael Ford
  • Miglior montaggio: Michael Kahn
  • Miglior sonoro: Bill Varney, Steve Maslow, Gregg Landaker e Roy Charman
  • Migliori effetti speciali: Richard Edlund, Kit West, Bruce Nicholson e Joe Johnston
    • Miglior montaggio degli effetti sonori: Ben Burtt e Richard L. Anderson

Il Principe d’Egitto (1998)

  • Miglior canzone: “When You Believe”, musica e testo di Stephen Schwartz
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“Egitto Pompei”: il progetto espositivo che unisce l’Egizio di Torino, il MANN e Pompei

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Ieri, presso la sede del MiBACT a Roma, è stato presentato ufficialmente “Egitto Pompei”, ambizioso progetto espositivo che vede coinvolte tre grandi istituzioni culturali italiane: Soprintendenza Pompei, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e Museo Egizio di Torino. Una mostra, articolata in tre sedi e quattro eventi, racconterà l’influenza della cultura egiziana sugli altri popoli del Mediterraneo e, in particolare, lo stretto rapporto intercorso tra la Valle del Nilo e Roma. Infatti, come spesso ho avuto modo di scrivere nel blog soprattutto riguardo alle piccole collezioni egizie presenti nel nostro Paese, non è così raro trovare reperti egizi in contesti locali grazie alla diffusione, già in età repubblicana, del culto di Iside e Serapide (ma anche di Arpocrate, Anubi, Bes, Osiride). Ma fu soprattutto dopo l’arrivo di Cleopatra VII nell’Urbe (46-44 a.C.) che scoppiò una vera e propria egittomania che ebbe ripercussioni sull’arte e la società dell’epoca.

La prima tappa del progetto consisterà nella mostra “Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano”, dal 5 marzo al 4 settembre presso il Museo Egizio di Torino (nel video, la preparazione dell’allestimento). Si tratta della prima esposizione temporanea organizzata dopo il rinnovamento del museo e, con l’occasione, verranno inaugurati i nuovi spazi di 600 m² al primo piano. Con circa 330 reperti, di cui 172 prestati da altri musei italiani ed esteri, s’illustreranno i tratti principali dell’Egitto tolemaico e i successivi contatti, commerciali, culturali, religiosi, con il mondo romano, privilegiando ovviamente i siti vesuviani. Proprio a Pompei, infatti, è attestata la più antica presenza del culto isiaco in Italia (II sec. a.C.). La mostra, divisa in nove sezioni, presenterà, tra gli altri, 40 oggetti del MANN, quasi tutti scoperti nel Tempio di Iside di Pompei, 10 dal Museo Iseo di Benevento e il bellissimo “Toro cozzante”, bronzetto ellenistico scoperto nel 2004 e oggi conservato nel Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Inoltre, saranno ricreati in 3D gli ambienti decorati a tema egittizzante delle domus del Bracciale d’Oro (a cui appartiene l’affresco sullo sfondo della foto in alto) e di Loreio Tiburtino (Pompei).

1456398002713_Egitto-Pompei-cartella_stampaIl 16 aprile, a Pompei arriveranno dall’Egizio 7 statue monumentali di Sekhmet (un esempio) e quella di Thutmosi I seduto in trono (Cat. 1374) che torneranno a “viaggiare” dopo quasi 200 anni dall’ultima volta. Le sculture saranno esposte nella Palestra Grande (invece, spero siano infondate alcune voci che vedrebbero il riciclo dell’orrenda “piramide” allestita nell’anfiteatro per i calchi in gesso). Sarà poi segnalato un percorso che unisce tutte le domus con motivi decorativi nilotici e il già citato tempio di Iside.

L’ultima fase della mostra itinerante riguarderà il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, in due date, finalmente si riaprirà all’Egitto. Il 28 giugno, verrà inaugurata la “Sala dei culti orientali”, nuovo percorso dedicato ai culti egiziani e asiatici in Campania e che includerà anche le meravigliose coppe alessandrine in ossidiana scoperte a Stabia. Infine, come anticipato, dall’8 ottobre saranno di nuovo fruibili dal pubblico le cinque sale della collezione egizia del MANN: Uomini e Faraoni, La Tomba e il Corredo Funerario, La Mummificazione, Il Mondo magico e religioso, La Scrittura, i Mestieri e l’Egitto in Campania.

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1456396987283_Egitto-Pompei-cartella_stampa.pdf

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Vulci, scoperto un secondo scarabeo

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Source: etruriaoggi.it

Veloce aggiornamento dalla “Tomba dello scarabeo dorato” di Vulci. Continuando lo scavo microstratigrafico nei laboratori della Fondazione Vulci di Montalto di Castro, è stato individuato un secondo amuleto egizio (vedi foto) dopo quello scoperto pochi giorni prima. Come fa notare Simone Musso, l’iscrizione corrisponde a un crittogramma acrofonico (si assegna a ogni geroglifico il valore del suo primo fonema) che riporta il nome di Amon: il disco solare Itn (i) + la piuma di struzzo mAa.t (m) + la pantera incedente nby (n) = Imn (Amon). A questo punto, la curiosità verso questa ricerca è sempre più grande perché… non c’è due senza tre!

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El-Lisht, scoperta tomba di “Portatore del sigillo reale”

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Source: MSA

Nel sito di El-Lisht, 60 km a sud del Cairo, è stata individuata fortuitamente la tomba di un alto funzionario della XII dinastia che si fregiava del titolo di “Portatore del sigillo reale”. La scoperta è stata effettuata durante la pulizia della zona a sud della piramide di Sesostri I (1964-1919) dalla squadra diretta da Mohammad Yusuf, Direttore dell’area di Dashur, e da Sarah Parcak (University of Alabama), “archeologa spaziale” nota soprattutto per la sue attività di documentazione e monitoraggio degli scavi illegali e di ricerca di siti nascosti attraverso immagini satellitari (grazie alle quali ha recentemente vinto il TED Prize e un finanziamento da 1 milione di dollari).

La tomba apparteneva a un certo Antef figlio di Ipi ed è scavata nella roccia e accessibile con una rampa di mattoni crudi. Sulle pareti sono incise scene del defunto e dei suoi familiari durante offerte cerimoniali a diverse divinità. El-Lisht è tra le più importanti necropoli del Medio Regno e, oltre alla piramide di Sesostri I, presenta anche quella di Amenemhat I più numerose mastabe di governatori e altri membri dell’élite.

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Deir el-Bersha, tombaroli uccidono due guardiani

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Source: alfaraena.com

Nella notte del 20 febbraio, un gravissimo atto criminale ha insanguinato l’area archeologica di Deir el-Bersha (governatorato di El-Minya, Medio Egitto). Due guardiani del sito sono stati uccisi durante un conflitto a fuoco con un gruppo di tombaroli scoperti a saccheggiare una tomba; una terza guardia è rimasta ferita. Ashrawy Kamel Jad, 45 anni, è morto sul colpo, mentre Ali Khalef Shaker, 37 anni, se n’è andato il giorno dopo a causa delle gravi ferite riportate.

Già lo scorso maggio, la tomba di Djehutyhotep, la più importante della necropoli, aveva subito il furto di una porzione di pittura parietale, fatto che conferma una prassi purtroppo consolidata nella zona. Come riconoscimento della lealtà dei due uomini che hanno perso la vita per proteggere il patrimonio storico egiziano, il Ministero delle Antichità risarcirà le loro famiglie con 1.180 euro (al ferito ne andranno 580), cifra che appare francamente esigua e che è stata subito superata dalla raccolta fondi organizzata dal team del “Dayr al-Barsha Project”, missione belga diretta da Harco Willems (Katholieke Universiteit Leuven) che lavora nel sito dal 2002:

http://dayralbarsha.com/node/301

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Vulci, scoperto scarabeo egizio in una tomba etrusca

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Source: tusciatimes.eu

Nel sito etrusco di Vulci (Montalto di Castro – VT),  e più precisamente nella necropoli di Poggio Mengarelli, è stato scoperto uno scarabeo egizio in faience (a sinistra nella foto) databile, secondo le prime analisi, al X-VIII secolo a.C. L’amuleto, incastonato in un anello in argento con foglia d’oro, si trovava in una sepoltura a fossa della fine dell’VIII sec. (periodo villanoviano) che, proprio per questo ritrovamento, è stata ribattezzata “Tomba dello scarabeo dorato”. La tomba, in realtà, era stata individuata già alla fine di gennaio, ma, affinché fosse protetta dai tombaroli, è stato effettuato lo strappo dell’intero contenuto del sarcofago di tufo (1,5 x 1 m) e si è continuato lo scavo microstratigrafico nel laboratorio di restauro della Fondazione Vulci a Montalto. Tra gli oggetti del corredo della defunta di circa 14 anni, spiccano anche diverse fibule in bronzo e oro e una collana in ambra legata in rame. La presenza di oggetti egiziani in contesti etruschi non deve stupire, soprattutto per il periodo in questione che fa parte del cosiddetto “Orientalizzante” (VIII-VI sec.) durante il quale ci fu una grande diffusione in tutto il Mediterraneo di materiale proveniente da Egitto, Siria, Cipro, Anatalia e Mesopotamia. Ad esempio, nella vicina Necropoli dell’Osteria, è stato ritrovato un altro scarabeo nel 2013.

Il video in cui parla la dott.ssa Alfonsina Russo, Soprintendente dell’Etruria Meridionale: https://www.facebook.com/etruriaoggi/videos/1704934743086190/

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Identificati in Canada due oggetti appartenuti ad Hatshepsut

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urce: cbc.ca

Luther Sousa, ricercatore presso la University of Winnipeg, ha identificato due oggetti risalenti al regno di  Hatshepsut (1479-1457), oggi conservati nel museo antropologico dell’università canadese. In oltre cento anni, nessuno si era accorto che, sui due modellini lignei di zappa e di elevatore oscillante (vedi immagine), si trovava il cartiglio con il praenomen della regina, Maatkara. In particolare, le miniature provengono da uno dei depositi di fondazione del tempio funerario di Deir el-Bahari (anche il nome originale del luogo, “Djeser Djeseru”, è inciso sugli oggetti) scavati nel 1886-88 da Henri Édouard Naville per l’Egypt Exploration Fund (poi diventato Egypt Exploration Society). Furono poi acquistate dal collezionista Albert Edward Hetherington che, a sua volta, le diede all’università tra il 1903 e il 1925 insieme ad altri circa 450 reperti egizi. In realtà, oggetti del genere non sono così rari. I depositi di fondazione sono pozzetti rituali in cui venivano sepolte, tra le altre cose, piccole riproduzioni di attrezzi edili prima della costruzione di un tempio o di una tomba; esemplari provenienti proprio da Deir el-Bahari sono conservati anche nel Museo Egizio di Firenze (foto 1, foto 2), scoperti dalla spedizione franco-toscana di Champollion e Rossellini (1828-29).

http://news-centre.uwinnipeg.ca/all-posts/uwinnipeg-uncovers-ancient-egyptian-treasure/

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Spariti 157 reperti da Saqqara. Chi è il colpevole?

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Source: panoramio.com/photo/47054807

Ennesima falla nel sistema di tutela del patrimonio archeologico egiziano che viene a galla dopo anni. Zakaria Abdel-Aziz Osman, Procuratore Generale d’Egitto dopo la recente morte in un attacco terroristico del suo predecessore Hisham Barakat, ha inviato un rapporto ufficiale al ministro delle Antichità Mamdouh El-Damaty e al direttore delle gallerie archeologiche di Saqqara, accusandoli di avere responsabilità dirette sulla sparizione di 157 reperti dall’Imhotep Museum (vedi foto). Per questo motivo, è stata chiesto per i due il divieto di lasciare il Paese. L’indagine è partita dopo il sequestro, da parte dell’Interpol, di un rilievo in calcare che stava per essere messo all’asta in Svizzera, ma che originariamente era esposto nella Galleria 1 del piccolo museo situato all’ingresso dell’area archeologica di Saqqara. Una fonte interna avrebbe confermato che il furto risalirebbe a tre anni fa.

Mohamed Ramadan, portavoce del ministro, ha ammesso il misfatto, ma ha specificato che l’allora capo del dicastero era Mohamed Ibrahim. Inoltre, ha aggiunto che già nel 2014 era stata presentata una denuncia per presunte irregolarità nel trasferimento di alcune opere dalla Galleria 1 al nuovo Grand Egyptian Museum di Giza imputabili alla commissione di archeologi preposta su cui, a questo punto, ricadrebbe ogni responsabilità. Nel frattempo, è stato disposto l’inventario di tutti i pezzi conservati nell’Imhotep Museum.

 

 

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Novità da Napoli e Torino: riapre la sezione egiziana del MANN e Catania potrebbe avere alcuni reperti dell’Egizio

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Source: slideshare.net/Aflo

Finalmente, dopo oltre 5 anni di chiusura per “lavori di adeguamento degli impianti” (così riporta il sito ufficiale), il 7 ottobre riaprirà la sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (vedi foto). Ad annunciarlo è stato il nuovo direttore del museo, Paolo Giulierini, durante la presentazione della Giornata Internazionale della Guida Turistica. La collezione di Napoli è tra le più importanti e antiche d’Italia, costituitasi intorno agli anni ’20 dell’Ottocento grazie a pezzi appartenuti a privati (soprattutto il Cardinale Stefano Borgia e il viaggiatore Giuseppe Picchianti) e provenienti dagli scavi borbonici nell’area vesuviana e flegrea. I pezzi sono esposti nelle sale 18-23 che si trovano nel piano seminterrato. Questa novità non sarà l’unica iniziativa faraonica del MANN perché, dal 4 marzo, 40 reperti verranno prestati al Museo Egizio di Torino per la mostra «Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano» di cui parlerò nei prossimi giorni.

A proposito di Museo Egizio di Torino, nell’edizione serale del TG1 di ieri (il video del servizio), Evelina Christillin ha anticipato un possibile progetto che vedrebbe la realizzazione di una sorta di succursale siciliana della collezione piemontese. Secondo quanto detto dalla presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, infatti, il sindaco di Catania Enzo Bianco avrebbe messo a disposizione un edificio per esporre alcuni tra i 26.000 oggetti conservati nei magazzini dell’Egizio. Sarebbe una collaborazione molto interessante che permetterebbe di ammirare opere che, a Torino,  difficilmente avrebbero spazio nonostante le recenti Gallerie della Cultura Materiale.

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Arrestati tre uomini per aver venduto pezzi delle piramidi di Giza: il VIDEO

Che l’area archeologica di Giza non fosse il posto più accogliente per i visitatori si sapeva già da tempo, ma ora è stato oltrepassato ogni limite di decenza. Ai cumuli di spazzatura, alle decine di invasivi venditori di souvenir, ai mucchi di escrementi di cavalli e dromedari, si sono aggiunti anche criminali, perché non possono essere definiti diversamente, che vendono veri pezzi delle piramidi. Rumor giravano ormai da una settimana, ma erano stati smentiti ufficialmente dalle autorità locali del Ministero delle Antichità (il vizio di insabbiare verità scomode è purtroppo ben noto a noi Italiani a causa delle ultime tragiche notizie di cronaca).

Ma, dopo la diffusione di ieri di un video girato da giornalisti di Dotmsr, oggi la Polizia per il Turismo e le Antichità è stata “costretta” ad arrestare tre uomini, conducenti di cammelli, sospettati di aver martellato blocchi della Piramide di Micerino e di aver venduto i frammenti di roccia a turisti per 250-5000 LE (dai 28 ai 570 euro circa).

Questa vergogna si aggiunge alla bravata di un giovane tedesco, Andrej Ciesielski, che, un paio di giorni prima, aveva scalato indisturbato la Grande Piramide riprendendo l’ascesa con la sua Go-Pro e meritandosi, così, la cacciata a vita dall’Egitto (e gli è andata bene visto che la pena prevista dalla legge egiziana prevede fino a tre anni di prigione).

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