Che l’area archeologica di Giza non fosse il posto più accogliente per i visitatori si sapeva già da tempo, ma ora è stato oltrepassato ogni limite di decenza. Ai cumuli di spazzatura, alle decine di invasivi venditori di souvenir, ai mucchi di escrementi di cavalli e dromedari, si sono aggiunti anche criminali, perché non possono essere definiti diversamente, che vendono veri pezzi delle piramidi. Rumor giravano ormai da una settimana, ma erano stati smentiti ufficialmente dalle autorità locali del Ministero delle Antichità (il vizio di insabbiare verità scomode è purtroppo ben noto a noi Italiani a causa delle ultime tragiche notizie di cronaca).
Ma, dopo la diffusione di ieri di un video girato da giornalisti di Dotmsr, oggi la Polizia per il Turismo e le Antichità è stata “costretta” ad arrestare tre uomini, conducenti di cammelli, sospettati di aver martellato blocchi della Piramide di Micerino e di aver venduto i frammenti di roccia a turisti per 250-5000 LE (dai 28 ai 570 euro circa).
Questa vergogna si aggiunge alla bravata di un giovane tedesco, Andrej Ciesielski, che, un paio di giorni prima, aveva scalato indisturbato la Grande Piramide riprendendo l’ascesa con la sua Go-Pro e meritandosi, così, la cacciata a vita dall’Egitto (e gli è andata bene visto che la pena prevista dalla legge egiziana prevede fino a tre anni di prigione).
Ti consiglierei di cercare un vecchissimo servizio che Walter Bonatti fece su Epoca negli anni ’60. Si arrampicò su una piramide, immagino quella di Cheope, e fece delle bellissime foto. A me bambino impressionarono tanto che ancora le ricordo e certamente ebbero una influenza sul mio rapporto con l’archeologia che dura tuttora.
Sulla cima tronca della piramide c’erano decine di incisioni della gente che ci era arrampicata. Qualche anno dopo proibirono le scalate ed io ricordo il mio disappunto. Disappunto che mi è rivenuto fuori questo autunno quando mi ci sono trovato, per la prima volta, ai piedi.
E’ giusto, ma è peccato….
Grazie mille per la dritta. Tornando al divieto, è una decisione insindacabile per la sicurezza di chi andrebbe ad arrampicarsi e, soprattutto, per la tutela dei monumenti.