Archivi del mese: agosto 2017

All’85% il Viale delle Sfingi di Luxor

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Source: Bernard M. Adams (egyptmyluxor.weebly.com)

Il Viale delle Sfingi, l’antica via processionale che collegava il Complesso di Karnak al Tempio di Luxor, è ormai all’85% della sua lunghezza originaria. Non si tratta di alcuna novità, visto che i lavori sono fermi da un po’, ma dell’aggiornamento ufficiale di Mostafa Waziry, Direttore delle Antichità di Luxor. L’ambizioso progetto della “Kebash Road” prevede lo scavo, il restauro e la musealizzazione di tutto il percorso che, durante la Festa di Opet, i sacerdoti calcavano per portare da un santuario all’altro le barche sacre con le statue della triade tebana: Amon-Ra, Khonsu e Mut. L’attuale sistemazione, di 2,7 km, corrisponde a quella voluta da Nectanebo I (380-362) che fece restaurare l’originale versione di Amenhotep III aggiungendo ai lati della strada 1350 sfingi (di cui sono ne sono state ritrovate circa 650), distanziate di 60 metri l’una dall’altra.

I lavori, iniziati nel 2004, hanno provocato anche accese polemiche a causa dell’abbattimento di abitazioni costruite sul tratto in questione e del conseguente sfratto dei rispettivi abitanti. Ormai rimangono pochi gli edifici da eliminare nei punti che ho indicato in giallo sulle immagini satellitari di Google Earth. Gli ostacoli corrispondono, in particolar modo, alle proprietà della Chiesa Evangelica (già demolita) e della Chiesa Copta della Vergine Maria e all’agglomerato di Naga Abu Asab, nei pressi di Karnak.

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Tebe Ovest: presto sarà annunciata la scoperta di una nuova tomba

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Source: news.cn

Più di un mese fa, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany (in foto) aveva anticipato che ci sarebbe stato l’annuncio di una scoperta “in grado di stupire il mondo intero”. I primi rumors parlavano di una necropoli faraonica nell’area tebana; poi, però, più niente fino ad oggi. Il ministro, infatti, è tornato sull’argomento dicendo che la nuova scoperta sarà resa pubblica durante una conferenza stampa il 9 settembre. Secondo Mostafa Waziry, Dir. delle Antichità di Luxor, il ritrovamento di questa nuova tomba nella West Bank metterebbe addirittura in secondo piano quello già straordinario effettuato lo scorso Aprile della sepoltura di Userhat. In particolare, il numero di ushabti sarebbe maggiore, quindi superiore a 1400. Staremo a vedere…

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Oasi di Dakhla: scoperte 5 tombe d’epoca romana

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Source: MoA

Nell’Oasi di Dakhla, una delle principali aree verdi del Deserto Occidentale (380 km a ovest di Luxor), gli archeologi egiziani diretti da Magdi Ibrahim hanno scoperto nell’ultimo anno cinque tombe risalenti al periodo romano. Più precisamente, il ritrovamento è stato effettuato a Bir Shagala, una delle necropoli della città di Mut, attuale capoluogo della provincia ma centro amministrativo dell’Oasi fin dall’Antico Regno. Il sito è già noto per strutture simili di questo periodo e la stessa missione ne aveva scavate altre 8 in precedenza.

Le “nuove” sepolture sono tutte costruite con mattoni crudi. La prima presenta un’ingresso che conduce a un ambiente trasversale e a due camere funerarie. La seconda manca dell’atrio, ma ha ancora la copertura a volta. Della terza è stata scavata per il momento solo la parte superiore a forma di piramide. Strutture piramidali sono rare per il periodo romano per il resto dell’Egitto, tuttavia sono comuni a Dakhla e in particolare a Bir Shagala. Infine, le ultime tombe hanno l’entrata in comune che porta alle due stanze sepolcrali.

Dei corredi si sono conservati diversi vasi in ceramica, una maschera funeraria in gesso dipinto (immagine in basso a destra), la base di una piccola sfinge in arenaria (14 x 12,7 cm) e due ostraka con un testo geroglifico e uno in ieratico.

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Djed Medu su Sarahah

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Probabilmente conoscerete già Sarahah, l’applicazione che sta spopolando nelle ultime settimane. Creata da un programmatore saudita per permettere ai lavoratori di esprimere giudizi sinceri (“sarahah” in arabo vuol dire proprio “onestà”) verso i propri capi senza pericolo di ripercussioni, l’app è in pratica uno strumento per inviare messaggi in forma anonima.

Ho pensato di utilizzare in modo costruttivo Sarahah per migliorare il mio blog grazie alle vostre impressioni. Al link seguente, senza dover registrarvi o scaricare alcun contenuto, potrete scrivermi un messaggio senza che compaia il vostro nome. Approfittatene quindi per inviarmi segnalazioni, apprezzamenti, richieste, consigli e, perché no, critiche; insomma, qualsiasi cosa vi sia passata per la testa e che non avete mai avuto modo di dirmi sul blog. Risponderò nei commenti a questo articolo e sotto il post di riferimento della pagina Facebook.

Che Thot me la mandi buona…

https://djedmedu.sarahah.com/

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Scoperti resti di monastero copto a Ossirinco

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Source: MoA

Nei pressi della città di El-Bahnasa (governatorato di El-Minya dove, a quanto pare, ultimamente si stanno concentrando le ricerche del Ministero delle Antichità), archeologi egiziani hanno scoperto ulteriori tracce di un probabile complesso del V secolo d.C. Nel sito dove sorgeva Ossirinco – celebre per i suoi papiri – ci sarebbe stato un monastero copto di cui erano stati già individuati la chiesa e un granaio. La missione archeologica nella zona risale infatti al 2008, ma era stata interrotta a causa della rivoluzione del 2011 – dopo la quale i resti hanno subito gravi danni – per poi ripartire quattro anni fa. Le ultime scoperte comprendono un’area residenziale di 100 x 130 m con muri costruiti in mattoni crudi, una serie di celle per i monaci e un pozzo, oltre a diverse tombe scavate nella roccia, per un totale di 50 x 70 m. L’importanza dell’Ossirinco cristiana è confermata dal fatto che la città diventò in questo periodo sede episcopale.

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Cambio di nome al Museo del Cairo: da “Stele d’Israele” a “Stele della Vittoria di Merenptah”

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Source: globalegyptianmuseum.org

 

Un paio di giorni fa, è scoppiata una polemica riguardo una decisione apparentemente ‘politica’ presa dalla direzione del Museo Egizio del Cairo. Sabah Abd el-Razek, alla guida del museo di Piazza Tahrir dallo scorso settembre, ha infatti riferito di un cambio di denominazione per uno dei reperti più famosi dell’intera collezione: la cosiddetta “Stele di Israele”. La stele – una lastra in granito nero di 318 x 163 x 32 cm – risale ad Amenofi III (1387-1348 a.C.), ma fu modificata da Merenptah nel suo quinto anno di regno (1209-1208) per descrivere una vittoriosa spedizione contro le tribù libiche dei Libu e dei Meshwesh. Tuttavia, nelle ultime tre righe delle 28 totali, viene menzionata un’ulteriore campagna militare verso la terra di Canaan che è la causa del nome della stele. Infatti, tra i nemici sconfitti dal figlio di Ramesse II, viene annoverato anche il popolo di YsyriAr (evidenziato in arancione nell’immagine in basso presa dalla pubblicazione di Flinders Petrie che scoprì la stele nel 1896 presso il tempio funerario di Merenptah a Tebe Ovest), termine considerato dai più come la più antica menzione di Israele:

“I re sono abbattuti e dicono ‘Salam’. Nessuno tiene alta la testa fra i Nove Archi; la Libia è devastata; Kheta è pacificata; Canaan è depredata con ogni male; Ascalon è deportata; Geser è conquistata; Ionoam è ridotta come ciò che non esiste; Israele è desolato, non c’è più il suo seme. La Palestina è divenuta vedova per l’Egitto: tutte quante le terre sono pacificate, chi era turbolento è stato legato dal re Merenptah, sia egli dotato di vita come Ra, ogni giorno”.

[traduzione: BRESCIANI E., Letteratura e Poesia dell’Antico Egitto, Torino 1969, p. 277]

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ph. Mattia Mancini

Tornando alla polemica, lunedì scorso è stato annunciato che la decennale didascalia del reperto (JE 31408) è stata modificata inserendo la dicitura “Stele della Vittoria di Merenptah” al posto di “Stele d’Israele” (vedi a sinistra). Alla base della decisione presa da un comitato scientifico creato ad hoc, sembra ci fosse un non ben specificato sbaglio nel testo della descrizione, forse un’errata datazione al regno di Ramesse II. In ogni caso, pur non trattandosi di un vero e proprio cambiamento concettuale (gli egittologi utilizzano entrambi i nomi o anche semplicemente “Stele di Merenptah”), in molti hanno visto nel provvedimento l’ennesimo sintomo della politica sempre più nazionalistica del regime militare egiziano e un segno delle storiche tensioni con Israele – basti pensare solo alla Guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967) – pur comunque attenuatesi negli ultimi anni.

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tratto da: William M. Flinders Petrie, Six Temples at Thebes. 1896, London 1897, pl. 14

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Scoperte tre tombe tolemaiche nei pressi di Minya

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Source: MoA

El-Kamil El-Sahrawi (S-E di Samalut, governatorato di el-Minya, proprio dove qualche giorno fa è stato arrestato un tombarolo con rilievi di Seti II), la missione egiziana diretta da Ali al-Bakry ha individuato tre nuove tombe di età tolemaica. Nell’area si scava ormai da due anni ed erano note già altre 20 sepolture in forma di catacombe. È evidente, quindi, che si tratti di un’ampia zona cimiteriale utilizzata, secondo la datazione derivante dalla ceramica, dalla XXVII dinastia (525-404 a.C.) al periodo greco-romano. Inoltre, la scoperta per la prima volta di resti ossei appartenenti a donne e bambini ha spinto Ayman Ashmawy, nuovo direttore del Settore delle Antichità Egizie del MoA, a ipotizzare che il sito corrispondesse a una città vera e propria e non solo a un avamposto militare come si pensava fino ad ora.

La prima tomba consiste in un pozzo scavato nella roccia che conduce alla camera funeraria con quattro sarcofagi antropoidi in pietra e 9 loculi scavati lungo le pareti (immagine in alto). La seconda presenta due stanze in fondo al pozzo, la prima delle quali con due sarcofagi e 6 nicchie (una piccola per un bambino), mentre l’altra conservava solo i resti di un sarcofago ligneo. Infine, la terza tomba deve essere ancora scavata (foto in basso a destra).

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Arrestato tombarolo con rilievi di Seti II

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Source: egypttoday.com

Ancora una notizia riguardante scavi illeciti. A Samalut, villaggio nei pressi della città di el-Minya, un uomo è stato arrestato dalla Polizia del Turismo e delle Antichità mentre stava scavando sotto la sua abitazione. Il tombarolo aveva trovato 18 reperti che avrebbe voluto vendere al mercato nero. Oltre a diversi contenitori ceramici e a un bacino di epoca greco-romana, il bottino comprendeva due blocchi in calcare con rilievi che mostrano la corona bianca dell’Alto Egitto e il cartiglio con il nomen di Seti II (1200-1193): Seti-Merenptah.

Ora saranno effettuate indagini archeologiche più accurate per capire a quale tipologia di sito appartengano i rilievi. Sicuramente non alla tomba del quinto faraone della XIX dinastia – come è stato erroneamente riferito da alcune testate giornalistiche online egiziane – che fu sepolto nella KV15 della Valle dei Re e poi spostato nella cachette della KV35.

Di Seti II potete ammirare una statua colossale alta oltre 5 metri presso il Museo Egizio di Torino.

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Incidenti a Sohag: morti 5 tombaroli

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Source: youm7.com

In Egitto, con la crescita degli scavi illegali successiva alla rivoluzione del 2011, sono aumentati a dismisura anche gli incidenti mortali. “Lavorando” senza uno straccio di sicurezza, infatti, i tombaroli rischiano la vita per raggiungere reperti archeologici da vendere al mercato nero. Come in due recenti casi dal governatorato di Sohag (a nord dell’ansa di Qena) che hanno visto la morte di 5 persone. Nel primo incidente, a Tahta, 3 uomini e un bambino di 11 anni sono stati folgorati dalla pompa idrovora utilizzata per eliminare l’acqua freatica da un pozzo profondo 10 metri scavato sotto un’abitazione. Nella vicina Dar el-Salam, invece, un tombarolo è rimasto schiacciato dal crollo di un muro. Tutti i superstiti sono stati arrestati dalla polizia.

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