Archivi del mese: dicembre 2017

Un anno (il 4°) di DJED MEDU: le scoperte più importanti in Egitto del 2017

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Source: scribol.com

Tempo di abbuffate e di bilanci di fine anno. Devo ammettere di essere molto soddisfatto di questo 2017 che sta per terminare. Il blog ha raggiunto il suo record di visualizzazioni (pur con meno articoli scritti e battendo perfino il 2015 del clamore suscitato dall’affaire Tutfertiti), la pagina Facebook “Djed Medu – Blog di Egittologia” ha superato i 5000 like, i follower di Instagram crescono stabilmente e sono diventato collaboratore di National Geographic Italia. Ah, dimenticavo: ora anche Paperofi ha la sua pagina fb personale! Per quanto riguarda le notizie, l’anno è stato caratterizzato da un numero maggiore di scoperte rispetto al 2016 dovuto soprattutto a una netta ripresa dell’attività archeologica delle missioni egiziane. Tuttavia, il post più cliccato non ha riguardato un ritrovamento vero e proprio ma un aggiornamento, cioè la corretta attribuzione a Psammetico I della grande statua reale individuata ad Eliopoli (foto in alto). Curioso che sul gradino più basso del podio ci sia il pesce d’aprile che parlava sempre dello stesso colosso! Ed ecco una breve carrellata con gli eventi più importanti per ogni mese:

GENNAIO

blogger-image-1726866593Dopo le circa 40 tombe individuate nel 2016, altre 12 sepolture rupestri scoperte a Gebel el-Silsila da Maria Nilsson e John Ward. Il mese si è poi chiuso con il ritrovamento casuale della tomba di uno scriba reale ramesside, Khonsu, nella necropoli di el-Khokha, Tebe Ovest (foto), effettuata dagli archeologi giapponesi della Waseda University.

FEBBRAIO

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Si è tornati a parlare delle presunte camere nascoste nella tomba di Tutankhamon con una vera e propria svolta imprevedibile. Il nuovo Ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, dopo aver escluso Nicholas Reeves dalla ricerca da lui stesso iniziata, ha affidato il progetto a un team italiano.

MARZO

153809924-429f9b53-e451-4981-b7b4-17691d52c5c5Come già anticipato, la vera scoperta dell’anno è stata quella del colosso di Eliopoli, ritrovato frammentario dalla missione egiziano-tedesca di Dietrich Raue e Ayman Ashmawi. Le operazioni di scavo della statua, che rappresentava Psammetico I, hanno fatto subito il giro del mondo creando non poche polemiche sulle metodologie utilizzate.

APRILE

c9sbouyxkaahhrqIl mese è stato caratterizzato da due scoperte di archeologi locali. La prima riguarda addirittura una piramide a Dashur, quella che, qualche settimana dopo, si è rivelata appartenere ad Hatshepsut, figlia di Ameny Qemau (faraone di XIII din.). L’altro ritrovamento è quello della tomba di Userhat (XVIII din.), a Dra Abu el-Naga, poi riutilizzata come cachette durante la XXI dinastia (in foto).

MAGGIO

18221967_1403740733004906_130437364411360168_nCome succede ormai da quando ho aperto il blog, l’anno non può chiudersi senza una grande notizia dalla missione del Proyecto Djehuty di  José Manuel Galán. Questa volta, nell’area che gli egittologi spagnoli stanno scavando a Dra Abu el-Naga, è venuto fuori addirittura un giardino funerario, il primo del genere ad essere stato scoperto.

GIUGNO

19366119_1452097924835853_1094262461053556149_nAndando indietro di oltre mille anni, a El-Khawy, nei pressi di El-Kab, la missione congiunta della Yale University e dei Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles ha individuato quello che potrebbe essere il più antico esempio di iscrizione geroglifica monumentale. Secondo il co-direttore John Coleman Darnell, infatti, i segni sarebbero stati incisi sulla roccia circa 5250 anni fa.

LUGLIO

artifacts-valley-of-kings-1Nonostante il silenzio del team italiano che sta lavorando nella Valle dei Re, una serie di indiscrezioni, fra cui alcune interviste di Zahi Hawass, ha riacceso l’attenzione sull’affaireTutfertiti. La presenza di anomalie dietro le pareti della camera funeraria sarebbe stata confermata; inoltre, sarebbe stata individuata una nuova tomba nei pressi della KV23.

AGOSTO

20881808_1506513176060994_5463670792080858703_nOtto tombe il “bottino” di agosto: tre tolemaicheEl-Kamil El-Sahrawi, nei pressi del Minya (foto), e cinque di epoca romana a Bir Shagala, nell’Oasi di Dakhla. Le prime sono catacombe con sarcofagi in pietra e loculi scavati nelle pareti. Le seconde, strutture in mattoni crudi, appartenevano alla necropoli di Mut, centro amministrativo dell’oasi.

SETTEMBRE

djrgitox0aa1lreA ulteriore testimonianza di una presenza più attività sul territorio, per quest’anno, degli archeologi egiziani, la scoperta di un’altra tomba di XVIII dinastia a Dra Abu el-Naga, poi riempita di sarcofagi e mummie nel Periodo Tardo. Così come quella di Userhat, anche la sepoltura di Amenemhat era già nota, ma mai indagata prima d’ora.

OTTOBRE

22195600_1551827314862913_8284082349725109245_nNell’arco di una settimana, ben due obelischi (1 e 2) di Antico Regno sono stati ritrovati a Saqqara dalla missione svizzero-egiziana diretta da Philippe Collombert. I monoliti frammentari in granito, i più grandi mai scoperti per quel periodo, appartengono al complesso della piramide di Ankhesenpepi II, moglie di Pepi I (2332-2287) e madre di Pepi II (2279-2184?).

NOVEMBRE

2_khufus-aerial-3d-cut-view-with-scanpyramids-big-void-1Se non dovessero bastare clamore e speculazioni giornalistiche provenienti dalla tomba di Tutankhamon, ecco il nuovo annuncio dal progetto #ScanPyramids: la prospezione muonica avrebbe rilevato un grande vuoto (spacciato da qualcuno come camera/corridoio nascosto) all’interno della Piramide di Cheope. L’annuncio, però, è stato ridimensionato dalle autorità ministeriali egiziane.

DICEMBRE

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L’anno si è chiuso con altre due tombe indagate da archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga. Nelle già note Kampp -150- e -161-, sono state scoperte pareti dipinte e centinaia di oggetti di corredo – frammenti di sarcofago, statue, ushabti, coni funerari, ecc. -, ma l’identità dei defunti non è ancora chiara.

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Incontro dei Giovani Egittologi Italiani (Pisa, 14-15 dicembre 2017)

0001-709x1024Metti una trentina di egittologi (e nubiologi) in una stanza; che succede? Tranquilli, nessun ferito, anzi… Nonostante tutto quello che si dice del mondo accademico – arrivismo, gelosie, autoreferenzialità (e lungi da me affermare che queste cose non esistano) -, dall’Incontro dei Giovani Egittologi Italiani sono emersi solo interessanti interventi, utili spunti e presupposti per collaborazioni future.

L’evento è stato organizzato dall’associazione universitaria VOLO a Pisa, il 14 e il 15 dicembre, proprio con lo scopo di creare una rete tra dottorandi, assegnisti e giovani ricercatori negli ambiti di studio dell’Egitto e del Sudan. Dopo l’introduzione iniziale della prof.ssa Marilina Betrò, ordinario di Egittologia all’Università di Pisa, ognuno di noi ha presentato il proprio progetto toccando gli argomenti più disparati: dal Predinastico al Periodo copto, dalla filologia all’archeologia, dall’antropologia alla museologia. Tuttavia, in tutta questa eterogeneità abbiamo trovato interessi comuni, l’intenzione di rendere più visibili i nostri lavori e, soprattutto, la voglia di fare squadra. Si è ovviamente ancora a una fase embrionale dell’idea, ma già ritrovare insieme studiosi da Napoli, Roma, Pisa, Pavia, Torino, Venezia (ma c’era perfino qualcuno dall’estero) fa ben sperare. E con l’augurio di veder crescere sempre di più questo gruppo, presto arriveranno novità.

La scaletta degli interventi: http://www.associazionevolo.it/wp-content/uploads/2017/12/scaletta-aggiornata.pdf

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3 scoperte nella provincia di Assuan

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Source: MoA

Stamattina Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha annunciato non una, non due, ma ben tre scoperte effettuate nella provincia di Assuan.

La prima riguarda il Gebel el Silsila Project, diretto da Maria NilssonJohn Ward (Lund University, Svezia), nell’ambito del quale, come all’inizio di quest’anno, sono state ritrovate quattro tombe rupestri di XVIII dinastia (1543-1292 a.C.). Questa volta, ad essere inumati nelle antiche cave di arenaria situate tra Edfu e Kom Ombo, sono dei bambini di 2/3, 6/9, 5/8 e 5/8 anni. I loro corpi mummificati giacevano con resti dei sarcofagi lignei e alcuni oggetti del corredo come amuleti e vasi di ceramica (foto a sinistra).

https://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

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Source: MoA

Circa 15 km a sud, a Kom Ombo, la missione egiziano-austriaca diretta da Irene Forstner-Müller ha individuato un cimitero risalente al I Periodo Intermedio (2192 – 2055 a.C.), epoca in cui le aree periferiche dell’Egitto acquisirono sempre più potere portando alla frammentazione dell’unità nazionale e alla creazione di ‘dinastie’ locali. Qui i defunti erano sepolti con vasi ceramici in tombe costruite in mattoni crudi (immagine a destra). Tuttavia, sembrerebbe che la necropoli copra resti più antichi, in particolare un insediamento di Antico Regno perché è stata scoperta una porzione del cartiglio con il praenomen di Sahura, faraone di V dinastia (2500-2490): sAH w [ra] (foto in basso).

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Source: MoA

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.https://www.oeaw.ac.at/oeai/forschung/siedlungsarchaeologie-und-urbanistik/kom-ombo-stadt-und-hinterland/

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Source: MoA

Infine, proprio ad Assuan, la missione svizzera diretta da Wolfgang Müller ha scoperto una statua frammentaria di epoca greco-romana. La scultura, realizzata in calcare (14 x 9 cm), manca della testa e dei piedi, ma, grazie alla resa degli abiti, può essere interpretata come la rappresentazione della dea della caccia Artemide, in Egitto assimilata con Bastet o Iside.

http://swissinst.ch/html/forschung_neu.html

 

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Tell el-Maskhuta, scoperte due fortezze di Epoca Tarda

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Source: MoA

Finalmente una scoperta tutta italiana! La missione del CNR – ISMA (Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico) ha individuato due fortezze a Tell el-Maskhuta, sito posizionato al confine del Delta Orientale (15 km a ovest dalla città di Ismailia). La notizia è stata annunciata durante “Italian Archaeology in Egypt and MENA Countries”, convegno organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura del Cairo – Centro Archeologico Italiano, gestito da Giuseppina Capriotti Vittozzi che è anche la direttrice del Progetto Tell el-Maskhuta.

La prima struttura risalirebbe al Periodo Tardo (672-332 a.C.) ed è composta da un doppio muro a nord, spesso rispettivamente 12 e 10 m, e un’altra cortina a est larga 12 m. L’altezza doveva raggiungere i 7 metri. Il secondo forte, come il primo in mattoni crudi, è stato costruito durante la XXVI dinastia (672-525) su resti più antichi di mille anni della dominazione Hyksos (II Periodo Intermedio). In questo caso, le pareti sono meno spesse con 8 (ovest) e 7 (est) m e un’altezza stimata di 5 m.

Sistemi di difesa del genere, con mura e torri di avvistamento (come per la vicina Tell el-Habua), sono perfettamente inerenti a un’area così strategica per il passaggio d’importanti vie di comunicazione naturali, come lo Wadi Tumilat, verso il Mar Rosso e la Palestina e per la posizione periferica, protetta dalla cosiddetta “Via di Horus”, spesso interessata dalla pressione di popolazioni straniere da est.

 

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Dra Abu el-Naga, (ri)scoperte due tombe di ufficiali di XVIII dinastia

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Source: Extra News

Altre due ‘nuove’ tombe individuate dagli archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga, necropoli di Tebe Ovest, proprio come era stato fatto capire fra le righe in occasione dell’annuncio, a settembre, della scoperta della sepoltura di Amenemhat. Questi ulteriori ipogei apparterrebbero a due alti ufficiali di Nuovo Regno.

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Source: english.ahram.org

Il ritrovamento è stato ufficializzato solo oggi dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany (ormai, come di consueto, in una conferenza stampa in loco; immagine in alto), ma già da qualche giorno circolavano indiscrezioni e la foto di una splendida maschera funeraria (immagine a sinistra), fornite ai giornali locali da una ‘gola profonda’ anonima. Come nei precedenti casi, le tombe erano note e avevano già una numerazione, ma non erano ancora state indagate: Kampp -150- e -161- (Friederike Kampp, “Die Thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII bis zur XX Dynastie”, 1996, p. 701, 713). Entrambe risalgono alla XVIII. Al loro interno, la missione di Mostafa Waziry, ora segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha ritrovato mummie, frammenti di sarcofago dipinto, vasi di ceramica, più di 450 ushabti e 40 coni funerari, oltre a una statuetta lignea intatta di Osiride alta 60 cm (foto in basso). Alle pareti, rilievi di scene di vita quotidiana e di offerta dai colori ancora vividi.

A breve ulteriori informazioni e foto.

Aggiornamenti:

La Kampp -161- si trova a nord della TT225 e della Kamp -157- (la tomba di Userhat scoperta lo scorso aprile). La struttura comprende un cortile delimitato da un muretto in pietra e mattoni crudi e un pozzo funerario che conduce a quattro stanze laterali. In una di queste, una parete è decorata da un dipinto conservatosi perfettamente che mostra uomini e donne in atto di portare offerte al defunto e alla moglie (foto in basso). La mancanza di iscrizioni, però, rende impossibile, al momento, risalire al nome e ai titoli del proprietario della sepoltura, ma, per questioni stilistiche, si può pensare a una datazione che comprenda i regni di Amenofi II (1424-1398) e Thutmosi IV (1398-1388). Nella tomba sono stati ritrovati diversi frammenti di sarcofago dipinto, 4 gambe di sedie in intagliato e ushabti.

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Source: MoA

La Kampp -150-, come già segnalato dall’egittologa tedesca negli anni ’90 dello scorso secolo (vedi planimetria in alto), si trova a sud della Kampp -157- e accanto alla TT167 e presenta una struttura classica per l’epoca: 5 ingressi che conducono a un vestibolo, un corridoio e una stanza trasversale con nicchia in fondo. La tomba era stata collocata tra la fine della XVII e gli inizi della XVIII dinastia per un cartiglio di Thutmosi I sul soffitto del corridoio (1496-1483). Anche in questo caso, il nome del defunto non è certo, anche se si pensa possa essere Thutmosi (con appellativo di “giusto di voce”; foto in basso) che si legge sul pilastro di entrata o Maati che, insieme alla moglie Mehi, compare sui coni funerari. Tuttavia, un nome è certo e potrebbe essere quello della madre del morto: Isis-Neferet. Di questa “Cantrice del dio Amon” è stata ritrovata, oltre a frammento di un sarcofago “a vernice nera con decorazione gialla”, la statuetta in forma osiriaca che avevo già segnalato. Ora, grazie a foto più dettagliate, è possibile leggere proprio il nome della donna alla fine dell’iscrizione sull’oggetto (foto in alto). Presente anche una mummia e altri resti umani.

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Source: time.com

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Djehuty-mes maa-kheru = “Thutmosi, giusto di voce”

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TAC alle mummie di Qubbet el-Hawa mostra i più antichi casi di tumore al mondo

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Source: almasryalyoum.com

Più di una volta mi sono trovato a parlare della missione del Proyecto Qubbet el-Hawa e delle relative scoperte effettuate dal team di Alejandro Jiménez Serrano (Universidad de Jaén) nella necropoli dei nomarchi di Elefantina. Questa volta, però, dal polveroso cantiere archeologico si è passati all’ambiente asettico (più o meno, viste le tante persone presenti nella foto) dell’ospedale universitario di Assuan. Quattro delle mummie ritrovate nelle precedenti stagioni sono state sottoposte a TAC fornendo a medici ed egittologi conferme e interessanti novità. Infatti, le analisi hanno permesso, in modo assolutamente non invasivo, di conoscere maggiori dettagli sullo stato di salute dei “pazienti” e sulle tecniche d’imbalsamazione nelle diverse epoche.

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Source: abc.es

Le mummie più recenti e meglio conservate risalgono al Periodo Tardo, più precisamente alla fine del VI sec. a.C. Entrambi gli individui sarebbero morti di un’infezione acuta, forse di tipo gastrointestinale, per la mancanza di segni di traumi su ossa e tessuti molli. Di Hor-Udja è stata definita l’età (9 anni) grazie alla visione della dentatura attraverso il meraviglioso sudario intarsiato di perline in faience. Dedusatet, invece, era una donna negroide (siamo al confine con la Nubia) di 25 anni, mingherlina, con carenze nutrizionali, forte usura dei denti (ma questa è una costante dovuta alla dieta) e diverse patologie.

Dalle due mummie più antiche, in realtà solo scheletri, sono arrivati i dati più interessanti. Le ossa di una donna denotano evidenti segni di un tumore al seno, il più antico mai “diagnosticato”. Questo conferma l’ipotesi effettuata già due anni fa dall’antropologo dell’Universidad de Granada Miguel Botella, anche se la datazione è stata spostata all’inizio del Medio Regno (1950 a.C. circa). Sempre allo stesso periodo risalirebbe il più antico caso di mieloma multiplo che, colpendo il midollo, ha devastato le ossa di un uomo morto intorno ai 48 anni.

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Aperto al pubblico il Santuario di Amon-Ra a Deir el-Bahari

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Source: travel2egypt.org

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Source: wikipedia.org

Continua il restauro del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, Tebe Ovest, ad opera della missione polacca diretta da Zbigniew E. Szafrański. Dopo il Complesso solare e la Cappella di Anubi, verranno aperte al pubblico altre strutture della terrazza superiore. Il 9 dicembre, infatti, ci sarà l’inaugurazione ufficiale del cosiddetto “Portico tolemaico” e del Santuario di Amon-Ra. All’evento saranno presenti, oltre a Szafrański, il ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, il direttore del Centro di Archeologia del Mediterraneo dell’Università di Varsavia, Tomasz Waliszewski, l’ambasciatore polacco al Cairo, il governatore di Luxor e altri rappresentanti dei due Paesi.

Il Santuario si trova al centro del lato occidentale della terrazza (indicato dalla freccia rossa nell’immagine a sinistra), in asse con le due grandi rampe, e si apre con il Portico e un portale in granito. La struttura interna è composta dalla Sala della Barca e la Camera della Statua con tre cappelle. Qui, il simulacro del dio viene illuminato dai raggi del sole all’alba di ogni solstizio d’inverno

http://templeofhatshepsut.uw.edu.pl/en/news

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Un nuovo nome per il proprietario della TT 209

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Source: lavanguardia.com

Non proprio la nuova scoperta che sta passando sui giornali spagnoli, ma uno spunto interessante per dimostrare come ricerche del passato possano essere riprese e portare a conclusioni diverse. La notizia, infatti, era nota già dal 2014 e anche io l’avevo riportata su questo blog; tuttavia, sfrutto questa rinnovata attenzione sull’argomento per approfondirlo con qualche dato in più.

Se si consulta il Porter & Moss (PM I.1, pag. 306; planimetria a pag. 292), la TT 209 risulta come una tomba di epoca saitica (XXVI dinastia: 672-525 a.C.) situata nella necropoli di el-Asasif, Tebe Ovest. Oltre al nome del proprietario, Seremhatrekhyt, pochissime altre informazioni:

Nel corso degli anni, però, di questa sepoltura si erano di nuovo perse le tracce, nascoste dal fango delle inondazioni del vicino wadi e dalle macerie del villaggio demolito di Hurubat. Almeno fino all’intervento del “Proyecto Dos Cero Nueve”, missione archeologica partita nel 2012 sotto la direzione di Miguel Ángel Molinero (Universidad de La Laguna, Tenerife). Gli archeologi canari hanno riscoperto l’entrata dell’ipogeo e hanno cominciato l’indagine all’interno individuando, fra l’altro, un ramo laterale non noto a ovest che porterebbe alla struttura accessoria riservata alla madre del defunto principale (confrontare la planimetria in basso con quella del PM).

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Source: proyectodosceronueve.weebly.com

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Nisemro (source: FB @tt209)

Ma il risultato più importante delle prime cinque campagne di scavo è stato la correzione della datazione ipotizzata nei decenni precedenti, spostata, per motivi stilistici e stratigrafici, alla XXV dinastia (747-664). La tomba, quindi, sarebbe più antica del previsto, risalendo alla dominazione dei cosiddetti “faraoni neri”. Da questo dato, poi, si è cercata una corrispondenza dell’onomastica nubiana con alcuni termini stranieri scritti sulle pareti e si è capito che il vero nome del proprietario della TT 209 è Nisemro (più difficilmente Ashemra come annunciato in un primo momento), “Sovrintendente del sigillo” (imy-r xtm, traducibile anche come “tesoriere”). Quindi non l’Hatashemro di  Gardiner e Weigall (A Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes, 1913) né il Seremhatrekhyt – in realtà solo un titolo – indicato negli anni ’50 da Porter e Moss.

 

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Kom el-Hettan, scoperte altre 27 statue di Sekhmet

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Source: MoA

Non finiscono mai! Altre statue di Sekhmet, 27 frammentarie per la precisione, sono state scoperte nel  “Tempio di Milioni di Anni” di Amenofi III (1388-1350) a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Il ritrovamento è stato effettuato dalla missione egiziano-tedesca del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”, diretta da Hourig Sourouzian. La dea leonessa è rappresentata in granito nero, per un’altezza che supera i 2 metri, sia seduta in trono sia stante con scettro di papiro nella mano sinistra e ankh nella destra, con disco solare e ureo sulla testa. Alcune sculture sono quasi integre, ma il loro stato di conservazione varia a seconda della profondità di sepoltura nella terra; i frammenti che si trovavano più in basso, infatti, sono stati danneggiati maggiormente a causa dalle acque freatiche.

Siamo così a circa 287 statue di Sekhmet individuate nel sito, con la certezza che ci saranno molti altri ritrovamenti simili in futuro perché il gruppo originario ne comprendeva 730, poi trasferite in parte dal Primo Profeta di Amon Pinedjem (1055-1031) nel Recinto di Mut a Karnak. Non è un caso che tutte le principali collezioni egittologiche nel mondo ne comprendano almeno un esemplare. Ancora una volta, quindi, viene dimostrato come si stia procedendo verso la graduale rinascita del tempio di Amenofi III, fino a qualche anno fa ridotto ai soli Colossi di Memnone che – grazie all’anastilosi di ulteriori grandi figure del faraone, stele e altre strutture – sono sempre meno solitari (ricostruzione grafica nelle slide in basso).

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