Archivi del mese: gennaio 2018

Al via gli scavi di Zahi Hawass nella Valle delle Scimmie

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Source: drhawass.com

Preparatevi a future notizie importanti… o anche no. Ormai ho imparato a contare fino a 10 (mila) prima di entusiasmarmi per una news proveniente dalla Valle dei Re. Eppure, le premesse per una grande scoperta ci sarebbero. Il celebre Zahi Hawass ha annunciato sul suo sito web la ripresa degli scavi nella Valle delle Scimmie – il ramo occidentale della necropoli reale – proprio dove, tra 2007 e 2009, aveva individuato quattro depositi di fondazione. La stessa area è stata indagata dalla squadra diretta da Franco Porcelli (Politecnico di Torino) e Gianfranco Morelli (Geostudi Astier di Livorno) e incaricata dal Ministero delle Antichità di mappare tutta la Valle dei Re e, soprattutto, di mettere la parola fine alla querelle ‘Tutfertiti’. Sotto la supervisione del direttore del Mallawi Museum, Ahmed El-Laithy, i tecnici italiani, tra il febbraio e il maggio del 2016, hanno effettuato una serie di prospezioni con la tecnica della tomografia di resistività elettrica (ERT: Electrical Resistivity Tomography) che avrebbero portato subito a risultati sorprendenti, anche se non del tutto confermati.

Infatti, senza che ci sia stato alcun annuncio ufficiale dal Ministero, il documentarista Brando Quilici ha riportato sul suo recente libro (“Enigma Nefertiti. Il più grande mistero dell’antico Egitto”, scritto insieme allo stesso Hawass) che le indagini avrebbero confermato l’esistenza di un’anomalia di circa 6 metri, 4 m dietro la parete Nord della camera funeraria di Tut. E c’è di più. Tornando nella Valle delle Scimmie, la ERT avrebbe individuato un possibile vuoto nelle vicinanze della tomba di Ay: una nuova sepoltura? L’ex Segretario generale dello SCA è convinto di sì, ipotizzando che appartenga ad Ankhesenamon, sposa di Tutankhamon che, alla morte del ‘faraone bambino’, si sarebbe unita al successore e, per questo, sarebbe stata poi inumata accanto alla KV23. Nell’ultimo capitolo del libro di Quilici, Hawass parla addirittura di scalini di pietra non ancora scavati. Non resta che aspettare…

http://www.drhawass.com/wp/valley-of-the-monkeys-excavations/

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Source: drhawass.com

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Tanis, scoperta stele di Ramesse II

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Source: MoA

In occasione di una visita ufficiale a Tanis (San el-Hagar, Delta Orientale), il segretario generale dello SCA Mostafa Waziry ha annunciato la scoperta di una larga porzione di una stele di Ramesse II (1279-1213 a.C.). Il blocco in granito rosso (che tuttavia sembra appartenere a un muro) mostra il re in atto di fare offerte agli dei. Il ritrovamento è stato effettuato durante i lavori di ampliamento del museo all’aperto del sito che conserva già molte statue e altri reperti attribuibili al grande faraone della XIX dinastia. Infatti, seppur sviluppatasi alla fine della XX dinastia fino a diventare la capitale della XXI e XXII dinastia, l’antica città di Djanet presenta una gran quantità di materiale di reimpiego dalla vicina Qantir che ingannò i primi egittologi che scavarono l’area, tra cui perfino Flinders Petrie (1883-1886) e, inizialmente, Pierre Montet (1929-1951), portandoli a pensare che corrispondesse a Pi-Ramesse.

A tal proposito, sono di questi giorni le dichiarazioni del ministro Khaled el-Enany e di Tarek Tawfik, direttore del Museo Egizio del Cairo, che hanno rassicurato sul futuro del museo della capitale. Nonostante il massiccio trasferimento di reperti verso il nuovo Grand Egyptian Museum, lo storico palazzo di piazza Tahrir continuerà ad accogliere visitatori e proprio il tesoro di Tanis (i ricchissimi oggetti scoperti da Montet nelle tombe intatte di Psusenne I, Amenemope e Sheshonq II) potrebbe prendere il posto nell’esposizione che ancora per poco sarà occupato dal corredo di Tutankhamon.

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Tell Edfu, individuata base per le spedizioni nel deserto orientale del faraone Djedkara Isesi

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Source: MoA

A Tell Edfu, governatorato di Assuan, la missione americana diretta da Nadine Moeller e Gregory Marouard (Oriental Institute – University of Chicago) ha individuato i resti di due edifici monumentali in mattoni crudi risalenti alla fine della V dinastia. Nonostante la vicinanza – soli 20 metri – con il celebre tempio di Horus, il sito non aveva funzioni cultuali ma amministrative; si trattava, infatti, di una base logistica per le spedizioni minerarie verso il deserto orientale e di un centro di stoccaggio delle materie prime conseguentemente recuperate. I muri sono ben conservati con alzati che arrivano fino a 2 metri e, in un caso, con uno spessore di 2,5 metri. Le due costruzioni sono circondate da mura difensive e cortili in cui si effettuavano diversi tipi di attività, come la produzione di pane e birra e la fusione dei metalli.

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Source: MoA

Lo scopo di questo centro era legato alla posizione strategica della città di Behdet, punto di partenza delle vie carovaniere che univano la Valle del Nilo al Mar Rosso e al Sinai. Inoltre, si tratta della più antica frequentazione del sito finora scoperta (precedentemente ci si era fermati alla seconda metà della VI dinastia) che corrisponde al regno di Djedkara Isesi (circa 2400-2350). Il nome del faraone compare su 220 sigilli impressi sui mattoni (nella foto a sinistra, il suo nome di Horo: Djedkhau), insieme a titoli ufficiali che menzionano i sementiu, un gruppo di lavoratori specializzati nella ricerca di miniere e nelle attività estrattive. Non a caso, il re è ricordato per la sua intensa politica ‘estera’, avendo organizzato diverse spedizioni verso lo Wadi Maghara (Sinai S-O) per l’approvvigionamento di turchese e rame, Abu Simbel per la diorite, Biblo (attuale Libano) per il legname e la favolosa terra di Punt per prodotti esotici. Il ‘bottino’ di questi viaggi – conchiglie del Mar Rosso, ceramica nubiana e nuclei di rame grezzo – sono stati ritrovati nei magazzini e nelle aree aperte della struttura.

https://telledfu.uchicago.edu/news/press-release-jan-2018-submitted-dec-2017

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Source: MoA

 

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Scoperte tombe greco-romane ad Alessandria d’Egitto

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Source: MoA

Ad Alessandria d’Egitto, archeologi locali hanno scoperto una serie di tombe rupestri risalenti all’epoca greco-romana. Il ritrovamento è stato effettuato nella necropoli di Al-Abd, nella parte orientale della città, più nota per la presenza dei resti di un teatro ellenistico e per le polemiche scaturite tre anni fa in occasione della demolizione di sepolture scavate nel 2013.

Ibrahim Metwally, direttore della missione che lavora nell’area, ha riferito che negli ipogei si trovavano diversi contenitori ceramici e lucerne figurate (vedi foto in basso). Ma il reperto più significativo è una lapide di chiusura (immagine a sinistra)  decorata con un rilievo in gesso dipinto: due lesene inquadrano una facciata di tempio composta da una scalinata d’accesso verso una porta chiusa e due colonne che reggono un architrave a gola egizia con disco solare alato.

 

 

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Akhmim, scoperta base di statua di Amenofi III in un parcheggio

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Source: MoA

Durante i lavori di ampliamento di un parcheggio ad Akhmim, Alto Egitto, è venuto fuori un frammento di una statua reale di Nuovo Regno. La base in granito nero, una volta rettangolare (56 x 27 x 22 cm), presenta un piede sinistro avanzato rispetto a ciò che resta del destro che lascia spazio all’iscrizione con la titolatura di Amenofi III (1388-1350): il praenomen Neb-Maat-Ra e il nomen Imen-hetep Heka-waset. Gamal Abdel Nasser, direttore delle antichità del governatorato di Sohag, ha riferito che il reperto è stato trasferito nel museo provinciale per essere restaurato.

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Scoperti resti di un tempio e statue reali a Buto

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Source: MoA

Continua anche nel 2018 il trend positivo dell’archeologia egiziana locale che si aggiudica la prima scoperta dell’anno (in realtà, come ricordo sempre, i ritrovamenti vengono annunciati settimane dopo il loro effettivo compimento). Nel sito del Delta settentrionale di Tell el-Fara’in (la “Collina dei Faraoni”), la missione diretta da Hossam Ghoneim ha individuato quelli che sembrano i resti del principale tempio della città di Buto, nome dato dai Tolomei all’antica Per-Wadjet, la sede della dea cobra protettrice del Basso Egitto. Le strutture scavate comprendono muri in mattoni crudi e le basi di alcune colonne in calcare che, probabilmente, facevano parte della sala ipostila. Nelle vicinanze, sono state trovate anche 4 fornaci di Epoca Tarda che, secondo Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA, sarebbero state usate per la produzione di offerte per il santuario.

La datazione tarda è confermata dalla ceramica e dalle statue scoperte nel sito che si collocano al regno di Psammetico I (di cui, lo scorso marzo, è stata tirata fuori dal fango una ben più grande effige a Eliopoli). Infatti, è possibile leggere il cartiglio di Wahibra, che governò dal 664 al 610 durante la XXVI dinastia, sul trono di una statua frammentaria in calcare e sulla parte superiore di una statuetta in calcite di Horus, dio particolarmente venerato in questa località. Allo stesso re apparterrebbe anche una scultura in granito nero conservatasi solo dalla base del collo alle ginocchia (immagini in basso).

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