Contro l’attacco al Museo Egizio di Torino

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Source: museoegizio.it

Avrei voluto evitare di tornare sull’argomento, lasciando la mia opinione a qualche breve post sui social, ma evidentemente il messaggio non è passato. E, mentre scrivo queste parole, sono ancora titubante sulla loro effettiva utilità perché i professionisti della polemica si nutrono di condivisioni e risposte, a favore o contrarie che siano. In un mondo ideale, una tra le maggiori istituzioni culturali e scientifiche italiane non dovrebbe essere costretta a rispondere ad attacchi strumentali scagliati da uno o più partiti politici. In un mondo ideale – multiculturale, aggiungo -, un’iniziativa d’inclusione sociale (con ovvi risvolti di marketing, nessuno lo nega) non sarebbe sfruttata per fomentare pregiudizi xenofobi. In un mondo ideale, le persone s’informerebbero prima di sputare veleno sul web. Per questo ho deciso di fare un po’ di chiarezza, sperando di ‘convincere’ almeno uno di quelli che si è trovato a scrivere sulla propria bacheca facebook «Perché gli Arabi entrano gratis e gli Italiani no?».

Ricapitolando brevemente, il Museo Egizio di Torino, così come l’anno scorso, ha lanciato una campagna promozionale temporanea a favore degli oltre 30.000 cittadini di lingua araba residenti nella provincia: 2 biglietti al prezzo di 1 per le coppie. Apriti cielo! Un determinato schieramento politico ha colto la palla al balzo, seguito questa volta da un altro partito alleato, per fare campagna elettorale in vista del 4 marzo. Reiterando una collaudata strategia populistica, ha cercato di colpire allo stomaco gli elettori, provocando indignazione e facendo presa sullo spirito nazionalistico. «È una discriminazione nei confronti degli Italiani!» hanno tuonato esponenti politici che, solo qualche mese fa, sembravano ben lontani da quest’orgoglio patriottico e molto più concentrati sul proprio orticello quando si opponevano al trasferimento di alcuni reperti dell’Egizio a Catania. L’odio nei confronti del museo è poi cresciuto esponenzialmente con la pubblicazione di un video, a quanto pare fake, che ha costretto la Fondazione Museo delle Antichità Egizie a cautelarsi per vie legali.

Fortunatamente, in questi giorni sono state molte le prese di posizione in difesa dell’Egizio, a partire dallo stesso ministro Franceschini. Oggi stesso, sulle pagine della Stampa (23/01/2018, pag. 27), è stata pubblicata una lettera in merito firmata da Andrea Augenti (Università di Bologna), Maria Rosaria Barbera (presidentessa del Comitato tecnico-scientifico per l’Archeologia del MiBACT), Marilina Betrò (Università di Pisa e presidentessa del Comitato scientifico del Museo Egizio), Daniele Manacorda (Università di Roma Tre), Valentino Nizzo (direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia), Carlo Tosco (Politecnico di Torino) e Giuliano Volpe (Università di Foggia e presidente del Consiglio Superiore “Beni Culturali e Paesaggistici” del MiBACT, che già si era espresso su Huffington Post). Proprio da questo articolo voglio partire per fare alcune considerazioni:

  • In uno scenario geopolitico sempre più funestato da un anacronistico scontro tra civiltà, l’apertura reciproca e la diffusione della conoscenza tra le diverse comunità, veicolate dalla cultura, sono le uniche soluzioni al problema dell’integrazione degli immigrati.
  • A tal proposito, è sbagliato tirare in ballo la religione perché non tutti gli arabofoni sono musulmani. Molti egiziani, ad esempio, sono cristiani copti, senza considerare i non credenti. Tuttavia, mi permetto di fare una piccola critica – che comunque non giustifica in nessun modo la strumentalizzazione politica – a chi ha elaborato la campagna pubblicitaria: la presenza di una donna in hijab sui cartelloni equivale all’utilizzo di un cliché islamico che ha scoperto il fianco agli attacchi di chi non aspettava altro. È triste ammetterlo, ma ormai la maggior parte delle persone si ferma alle immagini e ai titoli degli articoli e chi si occupa di comunicazione deve tenerne conto.
  • Bisogna ricordare che i reperti del Museo Egizio provengono, per l’appunto, dall’Egitto ed è in tal senso che si è cercato, anche attraverso – primo caso in Europa – didascalie e audioguide in arabo, di coltivare il legame con i cittadini del paese di origine di questo straordinario patrimonio storico-archeologico. Qualcuno fiaterebbe se il Louvre pensasse a sconti diretti ai nostri connazionali per andare a vedere la Galleria dei pittori italiani?
  • Passando a questioni più venali, ogni museo cerca di allargare il proprio pubblico andando a pescare, con strategie ad hoc, in nuovi bacini di utenza. Oltre alle classiche riduzioni, iniziative analoghe sono state prese per visitatori di lingua inglese; inoltre, l’ingresso è gratuito per tutti nel giorno del proprio compleanno e il 2×1 funziona per ogni coppia a San Valentino. Al di là delle intenzioni filantropiche, si tratta di puro marketing atto a fidelizzare i visitatori e aumentare il numero di biglietti strappati…
  • …biglietti che rendono l’Egizio, caso più unico che raro, completamente autosufficiente. Non sono “le nostre tasse a pagare l’ingresso degli arabi” perché, dal 2015, gli incassi coprono il 112% delle spese del museo. Questo surplus di budget è impiegato per restaurare gli oggetti, assumere nuovi giovani curatori, finanziare borse di dottorato e assegni di ricerca.

Fortunato chi parla arabo? No, fortunato chi ragiona con il cervello e non con la pancia. Ora alzate le dita dalla tastiera e andate a visitarlo, l’Egizio; avrete modo di farvi un’opinione libera dagli slogan propagandistici che, statene certi, spariranno dopo il 4 marzo (per ricomparire alle prossime elezioni).

 

Categorie: approfondimenti, mostre/musei | Tag: , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Contro l’attacco al Museo Egizio di Torino

  1. Giuseppe

    Commento più che calzante e decisamente condivisibile.

  2. luigi.rizzi88@teletu.it

    Gentile Mattia,       posso condividere in generale la finalità multiculturale – e anche di business – ma si tolga di mezzo l’hijab e, soprattutto, dovendo favorire tra tutti, immagino, gli egiziani,  questo farebbe a pugni con la questione  GIULIO REGENI.                                                                                              Cordialità                                                                                                      Gigi Rizzi

  3. Federico

    Devo dire che dal punto di vista della polemica politica, concordo con te. Totalmente inopportuna. Dal punto di vista teoretico dell’iniziativa, qualche dubbio è invece legittimo nutrirlo. A parte che gli scontri di civiltà, purtroppo, non sono assolutamente anacronistici, ma quanto di più attuale ci possa essere, piaccia o no (erano anacronistici 30 anni fa, non ora), è evidente come in questa iniziativa vi sia una discriminazione etnico-linguistica (positiva, ma pur sempre discriminazione) che dal punto di vista teorico non ci dovrebbe essere e che è stata presa al balzo da un certo mondo politico. In parole povere, perché un marocchino o un tunisino possono in pratica pagare metà prezzo per entrare al Museo, e un cinese no? Qual è il loro legame privilegiato con la cultura egizia? Perché una coppia peruviana deve pagare il doppio di una siriana?
    Sarei stati curioso, inoltre, di vedere le reazioni della comunità araba nel caso l’ingresso a metà prezzo fosse stato unicamente per i Copti, con una motivazione sul genere “Perché ultimi tramandatori, attraverso il loro linguaggio liturgico, del nobile idioma dell’Antico Egitto”.

    • Partiamo dal presupposto che il diritto di critica è sacrosanto e, se si escludono fini politici, è anche costruttivo parlarne. Mi spiego: con l’anacronistico intendevo dire, sempre riferendomi a un mondo ideale, che ormai siamo in una società in cui non ci si può più definite 1 nazione = 1 “razza” (tra virgolette). Poi credo che non ci sia nessuna discriminazione perché è semplicemente una strategia atta ad aprire una nuova fetta di mercato, così come fanno tanti altri musei con altre tipologie di pubblico e così come ha fatto lo stesso Egizio con altri sconti. Il problema è che il sito deve essere ancora aggiornato (grande pecca) e non c’è traccia delle iniziative passate.

      • Federico

        Ma anche io non penso che sia stata un’iniziativa sbagliata. Di sicuro non avrei nemmeno pensato a qualcosa di male, non fosse montata la polemica. Però, nella situazione attuale, la polemica era assicurata. Fare una cosa simile è come giocare con il fuoco… e mettere sul manifesto una donna in hijab equivale a buttare benzina sulle fiamme. Per fortuna “1 nazione=1 razza” non esiste più, ma le differenze culturali invece continuano ad esserci, e stanno causando un sacco di guai. Tanto per dire, tutti sappiamo che non sarebbe successo nulla se il MAO avesse avuto la stessa idea con gli individui parlanti cinese.

        (Tra parentesi, in Russia accade esattamente il contrario: prendendo come esempio l’Ermitage, gli stranieri pagano di più, i nativi praticamente la metà.)

      • Ma, senza andare così lontani, succede anche a Roma. Comunque sono d’accordo con te sul rischio dell’iniziativa in campagna elettorale con determinate scelte fatte. Ciò non toglie che reputo sia un’esperienza positiva da ripetere, casse permettendo, con altre minoranze.

  4. Federico

    Quello di sicuro! E, in ogni caso, l’Egizio non merita mai alcuna critica… è veramente un luogo di sogno… 🙂

  5. Pingback: Condannato Crippa (Lega) per il video fake contro il Museo Egizio di Torino sugli sconti agli arabofoni | DJED MEDU

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