Archivi del mese: novembre 2018

Dahshur, scoperte mummie con involucri decorati e ghirlande vegetali

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Source: Luxor Times

Mese particolarmente ricco di sarcofagi questo novembre!

Dopo la notizia dei 4 sarcofagi di el-Asasif che ha fatto il giro del mondo, ci spostiamo più a nord dove una missione egiziana ne ha trovati altri 8. Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities e direttore dello scavo, ha infatti annunciato la scoperta di una serie di sepolture a sud del Cairo, più precisamente a Dahshur, la più meridionale delle necropoli menfite. Le tombe (foto in basso dove sullo sfondo si staglia la piramide romboidale di Snefru) si trovano a SE della piramide di Amenemhat II e comprendevano 8 semplici sarcofagi in calcare di Epoca Tarda, ma con all’interno mummie coperte da involucri variopinti di cartonnage.

In particolare, lo stato di conservazione di 3 esemplerari è così buono che, oltre a mantenere accese le tinte della superficie d’intonaco che copre gli strati di lino, è stato possibile recuperare le ghirlande vegetali deposte sulla mummie (foto a sinistra).

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Source: Luxor Times
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Source: luxor24.news
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el-Asasif, la scoperta della tomba ramesside e l’apertura di 4 sarcofagi intatti

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ph. Mohamed Abd El Ghany /Reuters

Facciamo un po’ di chiarezza.

Durante il fine settimana, i siti di testate giornalistiche nazionali e straniere, blog e pagine Facebook hanno riportato la notizia che vi ho segnalato qui sabato scorso, cioè quella della scoperta di una tomba con sarcofagi ancora sigillati a el-Asasif. Purtroppo, ho visto ovunque (nemmeno Rainews si è salvata parlando un fantomatico faraone chiamato “Ramesside”) errori grossolani, traduzioni errate, date sballate, foto invertite e altre imprecisioni che hanno creato solo confusione tra la gente. Tutto ciò è dovuto alla consueta difficoltà di traslitterazione dall’arabo in inglese di nomi egizi e non solo, dall’accavallamento di due eventi durante la stessa mattinata (oltre alla scoperta della tomba, anche l’apertura “in diretta” di due sarcofagi scoperti nella stessa area dalla missione francese), all’utilizzo di una tomba già nota (TT28, a cui appartiene il soffitto dipinto nelle foto) per mostrare i reperti ritrovati e dalla mancanza di verifica e approfondimento nei vari articoli.

Ecco come sono andate le cose (più 19 spettacolari foto), sul mio pezzo per National Geographic Italia: https://goo.gl/Ued72X

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el-Asasif, scoperta tomba con due sarcofagi integri di Epoca Tarda

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Source: Luxor Times

Finalmente è arrivato l’annuncio della seconda delle tre grandi scoperte con cui il Ministero delle Antichità sta creando hype da mesi. Dopo le sepolture a Saqqara con mummie animali, stamattina il ministro El-Damaty e Mostafa Waziry hanno ufficalizzato alla stampa ciò di cui si vociferava già da settembre: una tomba nella necropoli tebana di el-Asasif con due mummie.

L’ipogeo, che conserva ancora le decorazioni parietali e del soffitto, databile al Medio Regno (come sembrerebbe dalla presenza di bastoni magici in avorio di ippopotamo e altri oggetti del corredo; altre fonti parlano di periodo ramesside come appare invece dalle pitture), ma sarebbe stato riutilizzato in Epoca Tarda. I primi proprietari della tomba sarebbero uno “Scriba della cappella della mummificazione nel tempio di Mut”, e sua moglie, una cantante del dio Amon. I sarcofagi, invece, risalirebbero alla XXV-XXVI dinastia (foto in basso). Nel corso dello stesso scavo, è stato individuato anche l’ingresso originario della già nota TT28, ultima dimora del funzionario ramesside Hori.

In ogni caso, ci sono ancora molti dati che non quadrano ed è probabile che le testate giornalistiche egiziane abbiano mescolato le foto scattate in questa tomba e quelle dell’apertura, effettuata sempre nella mattinata, di un sarcofago di XVIII dinastia scoperto recentemente dalla missione francese a el-Asasif (spunta anche un sarcofago “rishi” che è tipico del II Periodo Intermedio). Per questo, vi rimando all’articolo di domani su National Geographic in cui riporterò aggiornamenti e nuove foto.

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ph. Khaled Elfiqi

 

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Eliopoli, scoperta iscrizione dell’architetto di Ramesse II

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Source: Luxor Times

Nemmeno un mese fa, Mamdouh el-Damaty, ex ministro delle Antichità e direttore della missione dell’università cairota di Ain Shams ad Arab el-Hisn (area dell’antica Eliopoli a NO dell’obelisco di Sesostri I), annunciava la fine dello scavo di un podio cerimoniale probabilmente legato al Giubileo, o Festa Sed, di Ramesse II (1279-1213 a.C.).

Ovviamente una struttura simile non poteva essere isolata, ma era collegata a un tempio dedicato a Ra di cui, già nei mesi scorsi, si erano cominciate a individuare le tracce. Proprio da un muro che separava due cortili appartenenti al complesso, durante l’ultima campagna sono stati scoperti due blocchi in calcare che recano nome e titoli di uno dei più importanti funzionari del regno di Ramses: Ameneminet.

Ameneminet (il cui nome – reso anche con Imeneminet o Amenemonet – si legge nella parte finale a sinistra dell’ultima riga) qui è presentato come ‘architetto’ del faraone, o meglio “Soprintendente di tutti i lavori di Sua Maestà” oltre che, nello specifico, degli edifici sacri della zona. Non a caso, come è scritto in altri documenti, a lui fu affidata anche la direzione dei lavori del Ramesseo a Tebe Ovest e del Tempio di Ptah a Menfi.

Tuttavia, la carriera di Ameneminet era iniziata in ambiente militare già durante il regno di Seti I, quando era auriga, fino a raggiungere la carica, scritta sempre nelll’ultima riga, di “Capo dei Medjay nel Sud”, cioè del corpo d’élite di polizia [per una più ampia trattazione della carriera di Ameneminet, vi rimando all’articolo di Marcella Trapani, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Per chi invece avesse la possibilità di andare a Napoli, consiglio di farsi un giro al MANN e dare un’occhiata al suo monumento familiare che, per la forma adottata, può essere considerato un vero e proprio unicum (foto in basso)].

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Monumento di Ameneminet, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 1069 (ph. Mattia Mancini)

 

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Per il 116° anniversario del Museo Egizio del Cairo un nuovo allestimento del corredo di Yuya e Tuia

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ph. @HassanMohydin

Da quando è iniziato il trasferimento dei reperti dal Museo Egizio del Cairo (e non solo) al Grand Egyptian Museum molti di voi mi chiedono: “Ma il vecchio museo che fine farà?”.

La stessa domanda se la pongono in Egitto dove il ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha rassicurato l’opinione pubblica dicendo che la collezione di Piazza Tahrir non morirà, anzi continuerà a crescere. Questa dichiarazione è arrivata ieri durante le celebrazioni del 116° anniversario del Museo Egizio, inaugurato nel 1902. La prima vera raccolta di antichità egizie al Cairo fu quella di Bulaq del 1858, diretta da Auguste Mariette,  ma dopo un paio di spostamenti si decise di realizzare l’attuale sede in stile neoclassico costruita dall’impresa degli italiani Giuseppe Garozzo e Francesco Zaffrani secondo il progetto dell’architetto francese Marcel Dourgnon.

Data quindi anche l’importanza storica dell’edificio, sarebbe stato inconcepibile il suo abbandono o un convertimento dell’utilizzo. Secondo el-Enany, negli ultimi anni il museo ha avuto diverse migliorie negli impianti d’illuminazione e areazione, sono stati sostituiti i vecchi vetri del soffitto con pannelli anti-UV, sono stati recuperati i pavimenti originali coperti per decenni da linoleum ed è stato riaperto il bookshop (piuttosto avvilente, in realtà).

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Source: MoA

Il ministro ha aggiunto che i pezzi trasferiti al GEM, tra cui spiccano quelli del corredo di Tutankhamon e le mummie reali, saranno sostituiti da reperti provenienti da futuri scavi e dai depositi. A tal proposito, proprio ieri è stato inaugurato il nuovo allestimento delle ex-gallerie di Tutankhamon che, ormai svuotate, sono diventate la nuova casa di Yuya e Tuia. Alto funzionario sotto i regni Thutmosi IV e Amenofi III lui, nobile dal lignaggio reale lei, furono una delle coppie più influenti dell’intera XVIII dinastia. Non a caso, loro figlia Tiye divenne Grande Sposa Reale unendosi ad Amenofi III. Quest’importanza si riflette nella loro sepoltura nella Valle dei Re (KV46), tomba scoperta nel 1905 da James Quibell.

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Source: MoA

Curiosamente, il corredo di Yuya a Tuia va a sostituire proprio quello di Tutankhamon che, in un certo senso, 17 anni dopo lo aveva spodestato dal trono di ritrovamento più ricco nella Valle. La KV46, infatti, nonostante sia stata visitata da tombaroli già in antichità, ha mantenuto gran parte degli straordinari oggetti che conteneva. Oltre alle mummie perfettamente conservate nei grandi sarcofagi, sono stati ritrovati canopi, maschere funerarie (foto in alto), vasellame, mobili, offerte di cibo, modellini, amuleti, ushabti, un rarissimo carro da guerra e un papiro lungo ben 20 metri che è esposto al pubblico per la prima volta. Prima di ieri, solo una parte del corredo era relegata allo spazio antistante la Stanza 3, quella del tesoro di Tut.

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Source: MoA

 

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Grand Egyptian Museum, verso un’apertura anticipata?

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Grand Egyptian Museum – GEM

Metto subito le mani avanti: prendete ciò che scriverò qui di seguito solo come una possibilità, remota aggiungerei, visto quanto successo finora. Ovviamente sto parlando del Grand Egyptian Museum di Giza e dei continui slittamenti alla sua inaugurazione che si protraggono ormai dal 2002.

Solo qualche mese fa, durante la presentazione ufficiale del logo del GEM, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany parlava di un’apertura parziale prevista per la primavera del 2019 e di una definitiva nel 2022, in concomitanza con il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon (4/11/1922). Tuttavia nei giorni scorsi, in occasione del World Travel Market di Londra, il direttore del museo Tarek Tawfik ha affermato che il governo egiziano starebbe provando ad anticipare il completamento finale al 2020.

Ricordo che il GEM sarà – chissà quando – il più grande museo archeologico del mondo con 490 mila m² di terreno occupato (gallerie, 28 negozi, 10 ristoranti, un centro congressi e un cinema) e 100.000 reperti di cui la metà sarà esposta. La posa della prima pietra risale al febbraio del 2002, quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005. Attualmente, secondo Tawfik, il cantiere è all’85% e già 38.000 pezzi sono stati trasferiti nei labaratori di restauro dove stanno subendo profondi interventi di pulizia e consolidamento (le vecchie teche del Museo Egizio di Piazza Tahrir non erano il massimo per la conservazione).

Inoltre, in futuro i turisti saranno anche facilitati nel visitarlo grazie al nuovo Sphinx International Airport, solo mezz’ora da Giza, che dovrebbe aver iniziato a funzionare in via sperimentale già da qualche settimana.

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“X-Men – Apocalisse” (blooper egittologici)

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12Tre giorni fa, alla veneranda età di 95 anni, è venuto a mancare Stan Lee, “L’Uomo” ha portato una piccola casa editrice a diventare un colosso economico mondiale e che, insieme ai suoi collaboratori, ha inventato un universo sconfinato di personaggi poi divenuti iconici. Devo ammettere però di non essere un grande consumatore dei fumetti e quindi – mi scuseranno i veri fan – di conoscere i suoi lavori quasi esclusivamente dalle recenti riproposizioni cinematografiche dove, fa l’altro, compariva sempre in divertenti camei (foto a sinistra). Tuttavia, mi permetto di ricordarlo comunque nella rubrica “blooper egittologici” proprio perché alcuni dei film basati sulle strisce della Marvel Comics traggono piccoli o grandi spunti dalla civiltà dell’antico Egitto.

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L’Enneade Eliopolitana secondo la Marvel

D’altronde, per riempire 50 anni di storie ambientate tra USA, nazioni di tutto il mondo, galassie lontane e addirittura realtà parallele, Stan Lee e gli altri sceneggiatori della Marvel hanno dovuto attingere idee dalla società contemporanea così come da miti e leggende del passato. Così, accanto a Thor e Loki della tradizione norrena, ad esempio, abbiamo anche divinità egizie raggruppate sotto l’Enneade Eliopolitana (termine molto più generico della realtà perché comprende Anubi, Bastet, Bes, Geb, Nut, Horus, Osiride, Iside, Khonsu, Nefti, Ptah, Seth, Shu, Tefnut ed altri), faraoni del calibro di Cheope, Tutankhamon, Ramesse II, Hatshepsut, Akhenaton e Cleopatra e personaggi puramente di fantasia come Rama-Tut, nemico dei Fantastici Quattro, e Monolito Vivente, uno dei pochi a tener testa a Hulk. Ma, restando in Egitto, la creatura più celebre di Lee, la cui fama è dovuta soprattutto alle trasposizioni sul grande schermo, è Apocalisse, il più antico mutante della storia.

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 Scena dopo i titoli di coda in “X-Men – Giorni di un futuro passato”

 

Apocalisse, il cui vero nome è En Sabah Nur (in arabo “La luce del mattino”), è il primo mutante ad essere nato sulla faccia della Terra e, per le sue caratteristiche, potenzialmente il più forte. Se ci limitiamo ai film della Marvel, la sua prima apparizione si trova nella scena dopo i titoli di coda di “X-Men – Giorni di un futuro passato”, in cui lo vediamo ancora giovane mentre, di fronte a un’enorme folla che lo acclama, costruisce una piramide spostando massi con la telecinesi (ed ecco la risposta alla domanda più frequente nel mondo dell’egittofilia!).

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La pellicola successiva, “X-Men – Apocalisse” (2016, regia di Bryan Singer), è interamente dedicata a lui (Oscar Isaac) e alla lotta contro il gruppo di supereroi mutanti messo insieme dal Professor X (James McAvoy). Ma ancor prima di arrivare allo scontro, si inizia con un flashback che mostra un Egitto predinastico che, nel 3600 a.C., appare già molto avanzato con una struttura amministrativa unitaria e consolidata, piramidi e altri edifici monumentali, lunghe iscrizioni in geroglifico. Ma è inutile star qui a sindacare sull’attendibilità storica dell’intro quando c’è un personaggio che può materializzare oggetti con la forza della mente. 4En Sabah Nur, faraone venerato come un dio, è portato in processione su una barca sacra dorata in cui si può leggere “Apokalipse” nel cartiglio (immagine a sinistra). Il corteo, accompagnato dai Quattro Cavalieri con le maschere di Anubi, Seth, Horus e Sekhmet (sì, il cavallo non era stato ancora introdotto nella Valle del Nilo), arriva all’interno di una piramide in cui si tiene un rituale sacro per la trasmissione dell’anima di Apocalisse nel corpo di un altro mutante con il potere della rigenerazione (quello di Wolverine, in sostanza). Ma in questo tentativo di ottenere l’immortalità, s’intromette un gruppo di ribelli che, facendo saltare solo un paio di pilastri portanti, provocano il crollo dell’intera piramide (a quanto pare, gli edifici costruiti con la telecinesi non sono a norma) e sigillano il “falso dio” per l’eternità.

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Tuttavia, purtroppo per l’umanità, nel 1983 i membri di una società segreta chiamata “Ashir En Sabah Nur” (il cui simbolo è un’ankh incrociata con una A) trovano il loro messia ancora schiacciato dal pyramidion d’oro nel sottosuolo del Cairo e riescono a risvegliarlo. Il mutante rimane subito disgustato dalla società moderna creata dai deboli e corrotti uomini e decide di distruggere ogni forma di tecnologia per poi regnare sui pochi sopravvissuti. Così, per portare avanti i suoi intenti, costruisce una nuova piramide con le macerie della città e nomina altri Quattro Cavalieri che lo affiancheranno: Magneto (Michael Fassbender), Tempesta, Angelo e Psylocke. Ovviamente, come in ogni buon cinefumetto che si rispetti, gli X-Men rovineranno il piano del cattivo salvando il mondo.

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Non occorre approfondire il resto in questa sede perché la parte antico-egiziana si limita soprattutto ai 7 minuti che precedono i titoli di testa. In generale, tralasciando le già citate esagerazioni anacronistiche nella scenografia, si nota subito la mano di un egittologo. I dialoghi iniziali, infatti, sono in perfetto medio-egiziano grazie alla consulenza come “dialect coach” di  Perinne Poiron, dottoranda in egittologia tra l’Université du Québec a Montréal e la Sorbona di Parigi e tra gli esperti interpellati per la realizzazione del videogame ambientato alla fine dell’età tolemaica Assassin’s Creed: Origins.

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Kom Ombo, scoperta tomba di una donna incinta con il suo feto

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Souce: MoA

A volte, le scoperte archeologiche provocano nei lettori –  ma anche in chi materialmente le realizza – forti reazioni umane di curiosità, stupore e commozione. È proprio questo il caso dell’ultimo ritrovamento effettuato a Kom Ombo dalla missione italo-americana diretta da Antonio Curci (Università di Bologna) e Maria Carmela Gatto (Yale University). In un piccolo cimitero risalente al II Periodo Intermedio (1750-1550 a.C. circa), una semplice tomba a fossa ha custodito per 3500 anni il corpo di una madre e del suo bambino non ancora nato.

Infatti, lo scheletro della giovane donna di 25 anni presentava nella regione pubica i resti di un feto con la testa rivolta verso il basso. Per questo, è probabile che la madre sia morta insieme al figlio/a (la determinazione del sesso dalle ossa dei neonati è molto difficile) proprio durante il parto. Le cause del decesso, secondo uno studio preliminare, potrebbero dipendere da un disallineamento del bacino della donna, dovuto a sua volta da una frattura guarita male.

Il corpo era avvolto in posizione fetale in un sudario in pelle ed era accompagnato da un corredo povero che comprendeva solo due vasi ceramici – una giara di origine egiziana e una classica ciotola di produzione locale sullo stile nubiano dalla superficie rossa lucida e l’interno nero (dovuto dalla mancanza di ossigeno durante la cottura; foto in basso a sinistra) – e frammenti di guscio di uovo di struzzo, alcuni dei quali semilavorati per la realizzazione di perline. Non è chiaro il significato di questa offerta, ma si ipotizza che il materiale non finito sia stato il frutto dell’ultimo lavoro della donna.

La coesistenza nel corredo di elementi egiziani e nubiani è spiegata dalla zona di confine in cui si trova la necropoli, utilizzata da popolazioni nomadiche che arrivarono nella Valle del Nilo dal deserto orientale nell’attuale Sudan. Non a caso l’obiettivo dell’Aswan – Kom Ombo Archaeological Project – nato nel 2005 e portato avanti dal 2010 dalla missione congiunta Yale-Bologna – è quello di studiare dal punto di vista storico-economico le interazioni tra Nord e Sud grazie a scavi, ricognizioni e studi epigrafici.

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Scarabei, gatti, cobra, coccodrilli e tanto altro: gli aggiornamenti sulla scoperta di Saqqara

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Source: Amigos de la Egiptología – AE

Tutti gli aggiornamenti, le precisazioni e le foto relative all’ultimo post su Saqqara nel mio articolo per National Geographic:

http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2018/11/11/foto/egitto_scoperte_7_tombe_con_rarissime_mummie_di_scarabei_e_altri_animali-4186141/1/#media

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Saqqara, scoperte rarissime mummie di scarabeo e altri animali imbalsamati

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Source: ExtraNews

A Saqqara si è appena conclusa la conferenza stampa in cui FINALMENTE è stata annunciata la prima delle tre grandi scoperte archeologiche di cui si parla ormai da due mesi. Le altre due, perfino più importanti secondo quanto riferito dal ministro delle Antichità  Khaled El-Enany (in foto), sono state effettuate nell’Alto Egitto (una di sicuro a Luxor) e verranno rese pubbliche il 19 novembre presso il Museo Egizio del Cairo.

Tornando ad oggi, il ministro e Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA, hanno parlato di diversi ritrovamenti in un’atmosfera, tra battute e problemi ai microfoni, più ilare del solito. Nei pressi del Bubasteion, il complesso templare consacrato alla dea Bastet, una missione egiziana ha individuato diverse mummie animali, alcune delle quali molto rare. In Epoca Tarda, infatti, si sfruttarono le già esistenti tombe rupestri di Nuovo Regno per deposizioni di animali imbalsamati, soprattutto gatti, da offrire come ex voto agli dèi. In particolare, sarebbero stati scoperti 4 ipogei di Antico Regno e 3 di Nuovo Regno nei quali si trovavano due casse in calcare, una contenente 2 mummie di scarabei perfettamente conservati e l’altra con ancora all’interno 200 insetti. Secondo Waziry, che dice di aver interpellato musei da USA, Italia, Francia, Inghilterra, Belgio e Russia, sarebbe un vero e proprio unicum della storia dell’egittologia (in realtà il Brooklyn Museum conserva un piccolo sarcofago con resti del coleottero, ma non è paragonabile a questo caso). Ovviamente non mancano decine di gatti mummificati. In più, sono state ritrovate anche due mummie di cobra custodite in statuette con le fattezze del serpente e due sarcofagi lignei con le rispettive mummie di coccodrillo. Tutti gli oggetti, che comprendono anche un migliaio di amuleti, papiri in demotico e ieratico, figurine di animali ecc., saranno esposti nel vicino Imhotep Museum.

A breve su National Geographic Italia per foto e approfondimenti.

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