Archivi del mese: febbraio 2019

Alberto Angela: “CLEOPATRA: la regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità” (recensione)

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Ho da poco terminato di leggere il libro di Alberto Angela e sono davvero deluso. Ma andiamo per ordine.

Il 25 novembre 2018, alla presenza della consueta folla di ammiratori, è stata presentata a Roma l’ultima fatica editoriale del divulgatore televisivo più amato d’Italia: “Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità”. Da subito è parso evidente che per la HarperCollins – che ha ‘strappato’ Angela da Rizzoli per tre libri – questa operazione sarebbe stata un vero affare. Infatti, la popolarità dell’autore, la sua ferrea fanbase in costante crescita, ma anche la scelta di scrivere di una delle figure storiche più iconiche di sempre (tema già trattato in una puntata di Ulisse) non potevano che tradursi in un successo di vendite. 

Anch’io sono tra quelli che hanno acquistato il libro, spinto ovviamente dal tema trattato e dalla voglia di parlarne qui sul blog. Come già detto, “Cleopatra” è pubblicato da HarperCollins – la casa editrice degli Harmony (particolare che, come vedrete, non cito a caso) – in collaborazione con RaiEri, per un prezzo di 20 euro e 446 pagine. La seguente recensione sarà divisa in paragrafi, alcuni più oggettivi altri meno, per questo occorre fare un paio premesse:

  • è la prima volta che leggo qualcosa di Alberto Angela quindi il mio giudizio non è estendibile a tutta la sua bibliografia; 
  • anticipo sul nascere eventuali accuse di ‘snobismo da archeologo’ affermando tranquillamente – qualora non bastasse la mia attività di divulgazione – che stimo tutti coloro che parlano seriamente, ma in modo semplice, di storia e archeologia in TV, tra i quali Alberto è senza dubbio il più efficace. 

Copertina

Lo so, non si giudica un libro dalla copertina, ma sfido qualsiasi grafico a scontornare peggio una figura… Vabbè, passiamo alle cose serie.

Contenuto storico

Sull’attendibilità dei dati presentati non posso dir nulla non avendo rilevato errori importanti (tuttavia, c’è da specificare che mi riferisco solo alla minuscola parte egittologica; anzi, invito i colleghi classicisti a dire la loro). Infatti, seppur accompagnate – come vedremo – da una cospicua componente romanzata, le vicende sono tutte descritte seguendo fonti archeologiche, testi di storici antichi (con i riferimenti indicati in fondo al libro) e recenti lavori di studiosi contemporanei. Nei ringraziamenti, leggiamo che l’autore si è avvalso della consulenza di esperti quali Romolo Augusto Staccioli (professore di Epigrafia alla “Sapienza” di Roma), Giovanni Brizzi e Francesca Cenerini (professori di Storia romana all’Università di Bologna) e di “una squadra di egittologi” (sic) di cui purtroppo non cita i nomi. D’altronde, i programmi degli Angela ci hanno abituati bene e, anche se non scevri da topiche ed eccessive semplificazioni, sono una boccata di aria fresca nel panorama televisivo italiano e la prova che si può fare ascolti anche con la cultura.

Stile di scrittura

Tornando a valutazioni più soggettive, trovo che lo stile di Alberto si adatti poco alla forma scritta. In sostanza, l’autore utilizza lo stesso linguaggio parlato con cui riesce a coinvolgere il pubblico televisivo ma che, riportato su carta, rischia di far perdere il lettore. Il ritmo è spezzato da numerose subordinate e continue digressioni/spiegazioni che funzionano solo se nel frattempo passano in onda immagini che aiutano a comprendere il senso e a riprendere il filo del discorso. Allo stesso modo, trovo meno accattivante il tentativo di avere un rapporto diretto con chi legge tramite domande dirette e ‘ammiccamenti’ vari che hanno senso solo se accompagnati dal cambiamento del tono della voce, dall’espressività del volto o dalla gestualità delle mani. Anche gli onnipresenti puntini di sospensione risultano più fastidiosi che funzionali nel ricreare le tipiche pause allusive della narrazione ‘angeliana’.

Stile narrativo

Anche in questo caso, la formula adottata si rifà chiaramente al format televisivo. La classica descrizione degli eventi storici si accompagna a una narrazione più romanzata, proprio come quando, terminato di parlare, Alberto Angela lascia spazio a brevi filmati di sceneggiati in costume. In sostanza, c’è una continua alternanza tra spiegazione e fiction. Nel primo caso, l’autore fa ampio uso delle fonti e cita studiosi, ma utilizza anche rifermimenti moderni – a volte forse un po’ troppo azzardati (vedasi Cleopatra paragonata a Lady Gaga) – per rendere più chiari i concetti. A tal proposito, ho trovato forzata la continua volontà di presentare la regina come una donna moderna (“oggi sarebbe una top manager”) che riuscì ad imporsi in una società iper-maschilista. Ovviamente non furono molti i sovrani di sesso femminile a governare l’Egitto, ma Cleopatra VII non fu nemmeno l’unica. Spesso si rischia di miticizzare troppo personaggi che, al di là dei loro effettivi meriti, devono il loro posto nella memoria collettiva all’incrocio degli eventi in cui sono vissuti. Quindi, se proprio vogliamo dare un peso alle azioni dei protagonisti della storia, toglierei qualche oncia dal piatto di Cleopatra e la metterei su quelli di Cesare e Marco Antonio, troppo spesso presentati nel libro – soprattutto il secondo – quasi come succubi delle decisioni della regina.

Ma davvero vogliamo credere che due tra i più grandi generali e politici di Roma si siano mossi, seppur in minima parte, per amore o passione? Con il rischio di sembrare cinico, credo che in liaison di un certo livello i sentimenti contino poco o niente. Lo stesso Angela scrive: “Va ricordato comunque che le unioni in questo periodo non sono guidate tanto da un’attrazione fisica o sentimentale, quanto, anzi soprattutto, dalla volontà di suggellare unioni di politica, potere e ricchezze”. Tuttavia, per il resto del libro sembra dimenticarsene virando verso qualcosa che è stato definito da alcuni ‘soft porn’. Non so se questa sia una deriva recente più o meno voluta per avvicinarsi al target femminile di pubblico che si è creato come effetto della sua fama collaterale da sex symbol, ma in molte pagine sembra veramente di leggere un Harmony. Certo, aggiungere un po’ di pepe (Q.B.) al racconto storico può destare l’attenzione dei più riluttanti alla materia, ma in questo libro le dosi di spezie sono spesso ‘indiane’. In effetti, già gli scrittori latini ci erano andati pesanti con Cleopatra ingigantendo la sua fama di donna ammaliatrice, di prostituta orientale, ma lo facevano per mera propaganda pro-Ottaviano. D’altronde, anche Marco Antonio è screditato dalle fonti e presentato come schiavo del sesso e rammollito dalle attenzioni della meretrice straniera. Ma di certo si rimane un po’ perplessi quando si legge che al triumviro, incontrando a Tarso Cleopatra “forse nuda”, sarebbe “cascata a terra la mandibola come nella scena di The Mask”.

Nella narrazione più romanzata, si finisce spesso in descrizioni accurate – sia chiaro, mai volgari – degli incontri amorosi di Cleopatra. Prima si fa riferimento alla probabile rasatura pubica della regina, poi si fanno ipotesi su chi abbia preso la sua verginità trovando in Cesare il candidato più attendibile (e, poverina, le viene anche imputata una scarsa esperienza amatoria al cospetto del più anziano dittatore) e infine si indugia sulla foga scoppiata già al primo incontro con Antonio (“con il petto ampio e muscoloso, le spalle larghe, il corpo possente e massiccio di un Ercole”) che non riesce a tenere a posto le mani nonostante si stia giocando il dominio del Mediterraneo: “quasi certamente tra loro scatta la scintilla del sesso dalle prime serate”. Gli esempi di questo genere sono molti di più e mi fanno storcere il naso non perché io sia puritano ma perché così si rischia di banalizzare troppo gli intricati giochi di alleanze politiche che portarono – citando il titolo che originariamente era stato deciso per il libro – al tramonto di un regno e all’alba di un impero.

Titolo

A proposito del titolo, la prima scelta sarebbe stata sicuramente più aderente al contenuto perché la vera protagonista non è tanto Cleopatra ma Roma. Infatti, bisogna aspettare quasi un terzo del volume (in cui viene descritto, passo dopo passo, l’assassinio di Cesare) per cominciare a leggere le vicende strettamente inerenti alla regina, mentre i successivi approfondimenti della sua figura vengono quasi soffocati dal racconto della guerra civile tra Ottaviano e Antonio. Certo, è giusto occuparsi di eventi così importanti che, fra l’altro, furono influenzati dalla stessa Cleopatra, ma il titolo lasciava presagire una maggiore attenzione sulla sua figura che io non ho rilevato. Inoltre – e qui parlo per interesse personale – l’Egitto è quasi del tutto assente con rarissimi paragrafetti dedicati alla descrizione del regno tolemaico e della città di Alessandria. Eppure in 423 pagine lo spazio ci sarebbe stato. 

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Il Metropolitan di New York restituirà all’Egitto un sarcofago rubato

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Source: metmuseum.org

Si chiude in anticipo la mostra del Metropolitan Museum “Nedjemankh and His Gilded Coffin” perché – colpo di scena – il museo newyorkese si è accorto che il pezzo principale dell’esibizione era stato rubato dall’Egitto nel 2011. Due giorni fa, infatti, il MET ha comunicato la decisione di restituire al governo egiziano il sarcofago dorato di Nedjemankh, sommo sacerdote del dio dalla testa di ariete Herishef vissuto a Eracleopoli nel I sec. a.C., dopo essere venuto a conoscenza dell’origine illecita dell’oggetto.

Il sarcofago era stato acquistato nel luglio 2017 per 3,5 milioni di euro da una casa d’aste parigina che, a quanto pare, aveva fornito una documentazione falsa comprendente anche una licenza di esportazione del 1971, data precedente alla promulgazione della legge 117 del 1983 sulla tutela delle antichità egiziane. Invece, dalle indagini del Procuratore distrettuale di Manhattan è emerso che il sarcofago sarebbe stato rubato dopo la rivoluzione del 2011; da qui le scuse ufficiali del presidente del MET, Daniel Weiss, al ministro delle Antichità El-Enany e a tutto il popolo egiziano e la non così ovvia – soprattutto in riferimento a istituzioni statunitensi – restituzione.

https://www.metmuseum.org/press/news/2019/metropolitan-museum-of-art-returns-coffin-to-egypt

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Scoperto arsenale greco-romano nei pressi del Canale di Suez

Source: MoA

A Tell Abu Sefeh, località situata nel nord-ovest del Sinai, 3 km a est del Canale di Suez, gli archeologi egiziani hanno individuato un piccolo arsenale di epoca greco-romana. Nel sito si costruivano e riparavano imbarcazioni che venivano trasportate a secco in almeno due bacini di careneggio. Le due vasche in questione erano rettangolari e realizzate con muri in blocchi di calcare che, tuttavia, sono stati quasi tutti asportati e riutilizzati in epoche successive quando, a causa dell’insabbiamento del ramo pelusiaco del Nilo, la struttura perse la sua utilità. Il bacino più grande, quello est, è largo 6 metri e lungo 25.

La funzione del centro è stata confermata anche dai reperti ritrovati che, oltre a ceramica locale e importata e a resti di pesci, comprendono materiali e attrezzi tipici di un’officina navale come tavole di legno e chiodi in bronzo e ferro.

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Meidum, scoperta tomba di tredicenne di oltre 4500 anni fa

Source: MoA

Si è appena tornati a scavare all’ombra della Piramide di Meidum, quasi 100 km a sud del Cairo, e subito è venuta fuori una tomba di oltre 4500 anni e depositi rituali.

La missione egiziana diretta da Omar Zahi, capo delle Antichità del governatorato di Beni Suef, ha infatti da poco ripreso l’indagine archeologica nella necropoli principale che si sviluppa a nord-est del complesso piramidale probabilmente iniziato da Huni (ultimo faraone della III dinastia, 2599-2575 a.C.) e completato dal successore Snefru (IV din., 2575-2551). In particolare, a est dell’anonima Mastaba 17 , è emerso un gruppo di deposizioni rituali che comprende due crani di buoi (foto a sinistra) e tre vasetti ancora sigillati il cui contenuto sarà presto studiato (foto in basso).

Non è chiaro se tali offerte siano in relazione con la tomba di una ragazza di 13 anni, sepolta in posizione fetale, che risalirebbe alla fine della III dinastia (foto in basso a destra). Inoltre, sono stati individuati resti del muro in mattoni crudi che fungeva da recinto alla Mastaba 17, scavata oltre un secolo fa da Flinders Petrie e forse da attribuire a uno dei figli di Snefru.

Il sito di Meidum è celebre per quella che sarebbe la più antica piramide “canonica” – anche se, a causa del collasso della copertura, ora è visibile solo la struttura originaria a gradoni – e per le famosissime Oche, pittura parietale scoperta da Mariette 1871 nella mastaba di Nefermaat e oggi conservata presso il Museo Egizio del Cairo.

Source: MoA
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Giza, tombarolo scopre sepoltura di Antico Regno sotto casa

Source: moiegy

La vista da cartolina della piana di Giza è sicuramente l’immagine più iconica dell’Egitto antico e contemporaneo. Ma basta girare le spalle alle piramidi per accorgersi quanto l’espansione del Cairo minacci il sito archeologico, in gran parte già inghiottito dallo sprawl selvaggio. Il moderno sobborgo di Nazlet el-Simman, ad esempio, copre il Tempio a valle di Cheope e una miriade di sepolture ed edifici cultuali.

Non è un caso che domenica scorsa, durante un’operazione della Polizia del Turismo e delle Antichità, proprio in un’abitazione di questo villaggio sia stata intercettata un’attività di scavo illegale. Il tombarolo stava letteralmente scavando sotto casa alla ricerca di reperti da vendere al mercato nero e in effetti ci era riuscito. Tramite due pozzi profondi 1,5 e 4 metri, infatti, aveva individuato una tomba probabilmente risalente all’Antico Regno che – basta vedere l’immagine in basso – si trova a due passi dalla Grande Piramide.

La prima trincea aveva intercettato una camera di 2,5 x 2 m scavata nella roccia dove è visibile una falsa porta e due pozzi funerari; una seconda stanza, di 5 x 2 m, presenta invece due gruppi di tre statue a rilievo che mostrano il defunto e due suoi familiari. Secondo gli agenti intervenuti, i danni alle sculture sarebbero dovuti ai metodi piuttosto sbrigativi del tombarolo.

Il video della Polizia del Turismo e delle Antichità:

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Tuna el-Gebel, scoperte due tombe con oltre 40 mummie

Source: egypttoday.com

Si è appena conclusa la prima conferenza stampa del 2019 in cui viene annunciata una grande scoperta archeologica effettuata da una missione egiziana. Khaled el-Enany, ministro delle Antichità (in foto), ha riferito ai giornalisti e diplomatici stranieri presenti a Tuna el-Gebel (governatorato di el-Minya) il ritrovamento di due tombe, risalenti al Periodo Tardo e all’inizio dell’epoca romana (datazione da confermare), in cui erano deposte oltre 40 mummie, tra cui 10 di bambini. Alcuni dei corpi erano ancora posizionati in sarcofagi di calcare o terracotta.

Nello stesso sito erano state fatte scoperte analoghe già nel 2017 e nel 2018. Al momento, però, non si hanno ulteriori informazioni e vi rimando all’articolo che scriverò per National Geographic per aggiornamenti e nuove foto.

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Terminati i restauri nella Tomba di Tutankhamon

ph. J. Paul Getty Trust

Ci sono voluti quasi 10 anni, ma ora la Tomba di Tutankhamon è finalmente tornata “come nuova”. Si è infatti concluso il progetto di studio, restauro e, soprattutto, consolidamento della pitture della KV62 iniziato nel 2009 grazie agli esperti del Getty Conservation Institute di Los Angeles.

All’epoca, la situazione delle decorazioni parietali della tomba più famosa del mondo era decisamente preoccupante a causa del continuo afflusso di turisti e il Supremo Consiglio delle Antichità si era rivolto a un istituto di comprovate esperienza e professionalità, come aveva dimostrato con l’intervento nella Tomba di Nefertari (1986-1992). Poi, la complessità delle operazioni e gli strascici della rivoluzione del 2011 hanno fatto sì che i lavori si siano conclusi solo lo scorso autunno. I risultati finali, invece, sono stati presentati durante un convegno che si è tenuto in questa settimana a Luxor durante il quale Neville Agnew, direttore del progetto, e i suoi colleghi hanno parlato delle problematiche risolte in questi anni ma anche delle preoccupazioni che si prospettano per il futuro.

Durante una lunga fase di analisi delle pitture, è emerso che le caratteristiche macchioline marroni che coprono tutte le pareti fossero di origine microbica; tuttavia, se in passato queste erano sempre state sempre trattate con biocidi, questa volta si è deciso di lasciarle in quanto infiltratesi in profondità negli intonaci, non più pericolose perché ormai i microrganismi che le hanno prodotte sono morti da secoli e, aspetto da non sottovalutare, parte integrante della storia della tomba. Infatti, già nelle foto di Harry Burton all’apertura della camera funeraria nel 1923, sono ben visibili e con la stessa diffusione di oggi.

Un altro serio problema riscontrato è stato quello della fine polvere del deserto che s’insinua dappertutto e rimane incollata alle fragili pitture quando s’inumidisce con il respiro dei visitatori. Per questo, dopo averla rimossa, è stato istallato un nuovo sistema di ventilazione e filtraggio dell’aria che permetterà anche di mantenere più costanti la temperatura e il livello di umidità. Inoltre, la tomba è stata dotata di nuove luci, passerella di legno e piattaforma di osservazione (curiosità: nello smontare la vecchia copertura del pavimento, sono stati trovati diversi bigliettini in cui si chiedeva a Tutankhamon protezione o di maledire persone evidentemente poco gradite).

Resta comunque la minaccia più pressante: il turismo di massa. Come detto, le persone introducono nella piccola struttura umidità e anidrite carbonica che può interagire chimicamente con i minerali dei pigmenti. In passato, come anche auspicato dal Getty, si era anche pensato di chiudere al pubblico o comunque di ridurre drasticamente gli ingressi per proteggere le pitture e per questo era stata fatta realizzare una copia perfetta dalla Factum Arte, oggi posizionata all’imbocco della Valle dei Re nei pressi della Casa di Howard Carter. Ma poi, per risollevare un turismo in netta crisi, è stato deciso di lasciare la KV62 ai circa 1000 visitatori al giorno così come, seppur a prezzi molto alti (rispettivamente 60 e 50 euro), sono state riaperte le tombe di Nefertari e Seti I.

http://www.getty.edu/conservation/our_projects/field_projects/tut/Getty-Magazine-Tutankhamen-2019.pdf

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