Archivi del mese: ottobre 2019

Cachette di Asasif: sono 30 i sarcofagi scoperti

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Source: MoA

Dall’Egitto, in particolare da Luxor, continuano ad arrivare grandi novità. Dopo la conferenza stampa di Zahi Hawass sulle sue scoperte nella Valle dei Re,  oggi è stato annunciato, infatti, un altro importantissimo ritrovamento a Tebe Ovest. In realtà, la notizia circola già da qualche giorno a causa di un primo breve accenno del Ministero delle Antichità che ha portato a leggere diverse imprecisioni negli articoli della stampa internazionale.

Nella necropoli di el-Assasif, ai piedi del tempio funerario di Hatshepsut, la missione egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha individuato una cachette (nascondiglio) con 30 sarcofagi antropoidi in legno perfettamente conservati. Il ministro Khaled el-Enany e il segretario generale dello SCA, Mostafa Waziry, accompagnati dal team al completo di operai e restauratori, hanno così presentato ufficialmente la scoperta a giornalisti locali e stranieri, scegliendo come sfondo la scenografica struttura di Deir el-Bahari.

In particolare, Waziry ha affermato che domenica scorsa, sotto un solo metro di sabbia, era emerso il primo volto della maschera di un sarcofago, seguito poi da altre 29 bare ancora accatastate su due livelli, 18 in alto e 12 in basso, nella stessa posizione in cui erano state collocate circa 3000 anni fa. L’importanza del ritrovamento, oltre a dipendere dal numero e dal perfetto stato di conservazione dei reperti, sta proprio nella tipologia di sepoltura, non primaria, che riporta ad altri soli 3 esempi noti a Tebe Ovest. Il più famoso è la vicina cachette di Deir el-Bahari (DB320), scoperta prima da tombaroli e poi ufficialmente nel 1881 dall’archeologo Émile Brugsch, dove i sacerdoti della XXI dinastia (1075-945 a.C.) nascosero oltre 50 corpi imbalsamati di faraoni, regine e membri della corte del Nuovo Regno. Altro nascondiglio reale fu individuato nel 1898 dal francese Victor Loret nella tomba di Amenofi II (KV35), nella Valle dei Re, dove, sempre nel III Periodo Intermedio, erano state stipate in deposizione secondaria quasi 30 mummie. Infine, va ricordata la cachette di Bab el-Gasus, sempre a Deir el-Bahari, in cui erano stati posizionati 153 sarcofagi, oggi sparsi tra i musei di tutto il mondo, per lo più appartenuti a sacerdoti di Amon a Karnak.

Proprio a quest’ultimo caso è più giusto accostare la scoperta di el-Assasif perché i sarcofagi oggi mostrati conservano i corpi di 23 sacerdoti più 5 donne e due bambini. Grazie al tipo di decorazione della maggior parte degli esemplari, con fondo giallo completamente occupato da testi geroglifici, scene religiose e variopinti elementi decorativi, si può parlare di XXI-inizio XXII dinastia. Invece, non è ancora chiaro con precisione quando siano state radunate le bare, anche se è lecito pensare al III Periodo Intermedio, quando, in un’epoca di minor controllo dei territori, sacerdoti e guardie delle necropoli cercarono di proteggere le mummie dall’azione dei profanatori di tombe nascondendole in altri luoghi.
Al termine della conferenza sono stati aperti in diretta due sarcofagi, uno maschile e uno femminile, che hanno mostrato corpi ancora avvolti nei sudari di lino e le decorazioni interne dai colori perfino più vividi di quelli già visibili sulla superficie esterna. Ora, mentre lo scavo continua, i ritrovamenti saranno esposti momentaneamente fino al 4 novembre nella vicina tomba di Pabasa (TT279), per poi essere trasferiti nei laboratori del Grand Egyptian Museum di Giza per essere restaurati e studiati.

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Giornate di Studi Nubiani: “Alla (ri)scoperta della Nubia antica” (Pisa, 23-24 ottobre)

Locandina rif 1997Dopo la spedizione scientifica del 1828-29 del celebre egittologo pisano Ippolito Rosellini e gli scavi degli anni ’60 del secolo scorso di Michela Schiff Giorgini, l’Università di Pisa torna in Nubia, seppur rimanendo in città nell’elegante scenario dell’Aula Magna Storica di Palazzo della Sapienza (via Curtatone e Montanara, 15). Il 23 e 24 ottobre, infatti, si terranno due giornate di studio interamente dedicate all’antica Nubia e a tutti quei popoli che nel corso dei millenni hanno vissuto tra l’estremo sud dell’odierno Egitto e il Sudan.

L’evento, organizzato dal prof. Miniaci, è pensato come giornate di studio aperte a tutti, studenti universitari e appassionati, che illustreranno la storia, l’archeologia e la lingua dell’affasciante civiltà nubiana, dalla preistoria ai primi secoli dell’era cristiana. Le lezioni saranno tenute dal prof. Andrea Manzo (Università degli studi Napoli L’Orientale), uno dei massimi specialisti in Nubia antica a livello internazionale, e da giovani ricercatori provenienti da diversi atenei italiani. Le giornate di studio, infatti, rientrano nell’ambito di “PERET”, progetto nato per iniziativa del prof. Miniaci che riunisce dottorandi e post-doc italiani in Egittologia e Nubiologia, e sono organizzate grazie all’associazione studentesca “VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte” che ha utilizzato i contributi dell’Università di Pisa per le attività autogestite.

Il programma completo:

23 Ottobre ore 15.00 – 18.00, Aula Magna Storica di Palazzo della Sapienza (via Curtatone e Montanara, 15)

Prof. Andrea Manzo (UniOr): “Paradigmi negli studi nubiani”
Dr. Gianmarco Melito (UniPisa): “Gruppo A”
Dr. Elena D’Itria (UniOr): “Kerma e Gruppo C tra Egitto e Africa”
Dr. Gilda Ferrandino (UniOr): “Il vicereame egiziano in Nubia”

24 Ottobre ore 09.00 – 12.00, Aula Magna Storica di Palazzo della Sapienza (via Curtatone e Montanara, 15)

Dr. Enrico Giancristofaro (UniOr): “Le necropoli viceregali”
Dr. Francesca Iannarilli (Ca’ Foscari): “Il regno di Kush: Napata e Meroe”
Dr. Gilda Ferrandino (UniOr): “Epigrafia e lingua meroitica; la fine di Meroe”
Prof. Andrea Manzo (UniOr): “Conclusioni”
Al termine della mattinata: visita alle Collezioni Egittologiche dell’Università di Pisa

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Richiuso il grande sarcofago in quarzite di Tutankhamon

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Source: MoA

Dopo il trasferimento al Grand Egyptian Museum del sarcofago antropoide esterno, nella camera funeraria di Tutankhamon era rimasto vuoto l’enorme sarcofago in quarzite che lo conteneva. Così, le autorità egiziane hanno deciso di richiuderlo riposizionando il pesante coperchio che da quasi un secolo era poggiato a terra, da quando, il 24 febbraio 1924, era stato fatto sollevare da Howard Carter.

Ieri, a margine della visita alla missione di el-Asasif, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany e Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA, si sono recati nella KV62 proprio per ispezionare la conclusione dei lavori di chiusura del sarcofago. La netta frattura che divide a metà il coperchio, come si vede dalla foto originale di Harry Burton (vedi in basso), non è nuova, anzi risale alla deposizione di Tutankhamon perché trovata già riparata con del gesso dipinto dello stesso colore della quarzite.

Ancora non chiaro è invece il destino della mummia del faraone, ancora esposta in una teca nella tomba, ma che potrebbe essere spostata nel Grand Egyptian Museum insieme a tutto il corredo. La decisione verrà presa durante il XII International Congress of Egyptologists che si terrà al Cairo dal 3 all’8 novembre 2019.

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Source: MoA

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Scoperti 30 sarcofagi ancora sigillati a el-Asasif

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ph. Ahmed Galal

La missione egiziana del Supreme Council of Antiquities ha scoperto una cachette con 30 sarcofagi lignei policromi nella necropoli di el-Asasif, nei pressi del tempio di Hatshepsut a Tebe Ovest.

Non si sa ancora molto del ritrovamento perché i sarcofagi, risalenti alla XXI-inizio XXII dinastia, sono sigillati e saranno aperti solo nelle prossime ore con l’arrivo del ministro delle Antichità Khaled el-Enany e di Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA. Ci si aspetta quindi che all’interno ci siano ancora mummie.

La scoperta verrà presentata ufficialmente con una conferenza stampa il 19 ottobre, ma sono filtrate già in anteprima le prime foto, soprattutto grazie a Luxor Times, che ci permettono di vedere i sarcofagi ritrovati ancora accatastati in due strati. Tutti gli aggiornamenti nel mio articolo per National Geographic.

 

 

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Individuato il più antico esempio di “Libro delle Due Vie”

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Source: Willems H., in JEA 105 (2019), p. 3

Se il mondo è difficile, l’Aldilà lo è ancora di più. O almeno così la pensavano gli antichi Egizi che immaginavano un’esistenza ultraterrena zeppa di animali velenosi, laghi infuocati e demoni ostili pronti a decapitarti con lunghi coltelli. Per tutelare i defunti da tutti questi pericoli furono elaborate numerose formule protettive e invocazioni a divinità raccolte in corpus religiosi piuttosto eterogenei. Tra questi, più o meno dalla fine dell’Antico Regno alla fine del Medio Regno, si svilupparono i cosiddetti Testi dei Sarcofagi (il titolo originale era “Formule di glorificazione”), evoluzione più “democratica” (scritto tra mille virgolette) dei Testi delle Piramidi perché non più appannaggio dei soli faraoni e regine.

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ph. M. Mancini

Come dice il nome stesso, il principale supporto per questo gruppo di 1185 formule erano le facce interne dei sarcofagi lignei. In particolare, alcune varianti provenienti da Deir el-Bersha (Medio Egitto) presentano il cosiddetto “Libro delle Due Vie”, una vera e propria raccolta topografica d’informazioni che conducono il defunto nella Duat. Intorno alla rappresentazione grafica dei due possibili percorsi, via terra e via fiume, si susseguono formule, titoli, nomi e didascalie che riempiono ogni spazio vuoto (a sinistra, l’esempio del sarcofago di Gua, XII din., ora al British Museum). Di solito si trovava nella parte interna della base dei sarcofagi, così che il morto potesse consultare più agevolmente la mappa sotto di lui.

Un recente studio, pubblicato da Harco Willems (KU Leuven, tra i maggiori esperti dei Testi dei Sarcofagi) sull’ultimo numero del Journal of Egyptian Archaeology, avrebbe individuato il più antico esemplare del Libro delle Due Vie, risalente a 50 anni prima degli altri esempi conosciuti. Il testo è vergato su due frammenti di sarcofago trovati nel 2012 proprio a Deir el-Bersha, in uno dei pozzi funerari del complesso funerario di Ahanakht I, nomarca all’inizio del Medio Regno, sotto il faraone Mentuhotep II (2064-2013 a.C.). Inizialmente il sarcofago era stato attribuito ad Djehutynakht, predecessore di Ahanakht, ma poi si è visto che invece apparteneva a una donna chiamata Ankh.

Seppur trovato ancora in situ, lo stato del sarcofago era pessimo a causa dell’azione degli antichi tombaroli e dei parassiti, ma le tracce di pittura rimaste su due frammenti di legno hanno permesso di leggere le formule CT 1128 e 1130 con la conseguente identificazione di un Libro delle Due Vie di oltre 4000 anni.

https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0307513319856848

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Tutti gli aggiornamenti delle scoperte nella Valle delle Scimmie

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Source: MoA

Ormai da oltre 10 anni Zahi Hawass è sulle tracce della tomba di Ankhesenamon, la sposa di Tutankhamon. Questo è il principale obiettivo del celebre archeologo egiziano da quando, durante la campagna di scavo del 2007-2008, scoprì quattro depositi di fondazione nella Valle delle Scimmie, il ramo occidentale della Valle dei Re, sulla riva ovest di Luxor, chiamato così dai locali per le pitture raffiguranti babbuini nella sepoltura del faraone Ay (1323-1319 a.C.).

I depositi sono infatti fosse rituali scavate e riempite di oggetti simbolici prima della realizzazione di un tempio o di una tomba e, secondo Hawass, in questo caso sarebbero la prova del luogo in cui sarebbe stata deposta Ankhesenamon, dopo aver sposato proprio Ay in seconde nozze.

Con la conferenza stampa di questa mattina, a causa dei titoli un po’ troppo sensazionalistici di qualche giornale egiziano, sembrava arrivato finalmente il momento del tanto atteso annuncio. In realtà, sono stati resi noti alla stampa altri ritrovamenti, seppur importanti, tra cui una struttura che porta ad aggiornare la lista ufficiale delle tombe della valle.

Alla presenza del ministro delle Antichità Khaled el-Enany e del segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Mostafa Waziry, Hawass ha illustrato diverse scoperte effettuate dalla sua missione nella Valle delle Scimmie, ripresa nel dicembre del 2017.

L’intera area è stata divisa in quattro settori, A, B, C, D, tra cui il secondo è ritenuto il più promettente dal direttore dello scavo. Qui è stato scoperto il primo centro artigianale della Valle, dove gli operai del vicino villaggio di Deir el-Medina producevano oggetti per le tombe e immagazzinavano i loro attrezzi: un deposito nominato KVT, un forno per la cottura delle ceramiche e una cisterna (KVU) per lo stoccaggio dell’acqua da fornire ai lavoratori.

Tra queste strutture sono stati ritrovati una tavola d’offerta (foto 6), due anelli di argento riconducibili rispettivamente ad Amenofi III (1386-1349 a.C.) – foto 2 – e a una regina (foto 8)  e centinaia di placchette colorate (foto 5) e fogli d’oro che una volta appartenevano alla decorazione di sarcofagi lignei di XVIII dinastia. Per questi motivi, Hawass, mai prudente nelle dichiarazioni, pensa che non lontano potrebbe trovarsi una tomba reale post-amarniana, magari di Ankhesenamon o di Nefertiti.

A conferma dell’ipotesi ci sarebbe un vicino pozzo con stanza lunga 5 metri che è stata interpretata come deposito e laboratorio della mummificazione, simile alla KV54 scoperta nel 1907 e in un primo momento erroneamente definita come tomba di Tutankhamon.

Nell’ipogeo, ora denominato KV65, sono stati ritrovati appunto resti del processo d’imbalsamazione e porzioni di mummie umane, oltre a ceramica, corde, frammenti di lino, utensili per la lavorazione del legno, strumenti per la scrittura, ossa animali, cipolle, frutti della palma dum, fichi e una lunga verga di legno (nella foto 1 nella cassa ai piedi di Hawass) che potrebbe essere uno degli assi di una portantina utilizzata per trasportare oggetti del corredo funerario nelle tombe.

In un terzo settore, proprio sotto la normale strada calcata tutti i giorni da centinaia di turisti, si trovano 30 ambienti disposti in fila per ospitare centri di artigianato specializzato. Ognuna di queste semplici strutture di muri a secco, infatti, era dedicata a un determinata attività come la decorazione dei vasi, la lavorazione del legno, il montaggio dei mobili, la lavorazione dell’oro e un grande magazzino per lo stoccaggio di numerose giare risalenti alla XVIII dinastia.

Nel pomeriggio è stata allestita una seconda conferenza stampa per aggiornare i giornalisti sulle scoperte effettuate nell’altro fronte della missione di Zahi Hawass, il ramo orientale della Valle dei Re. Qui l’obiettivo è la ricerca dell’ultima dimora dei faraoni che mancano ancora all’appello, come Amenofi I, Thutmosi II e Ramesse VIII, oltre a quelle delle spose reali della XVIII dinastia.

L’indagine si è focalizzata in diversi punti, vicino le tombe di Ramesse VII (KV1), Hatshepsut (KV20), Ramesse III (KV11) e Merenptah (KV8). Nei pressi della tomba di Tutankhamon, invece, sono state ritrovate e tracce di 42 piccole capanne utilizzate dagli operai di Deir el-Medina come ripari temporanei e come deposito per gli utensili. Tra i ritrovamenti, spiccano diversi ostraka (schegge di calcare utilizzati per disegni e appunti) di età ramesside e altri importanti oggetti che saranno rivelati solo nella prossima conferenza

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Zahi Hawass annuncia nuove scoperte nella Valle dei Re

Source: see.news

Forse ci si aspettava di più dalla conferenza stampa di stamattina tanto pubblicizzata dai media egiziani. Soprattutto alcuni, ingannati da veri e priori post acchiappa click, immaginavano l’annuncio della scoperta della tomba di Ankhesenamon per cui, invece, bisognerà pazientare ancora.

In ogni caso, una notizia importante c’è: la lista dei numeri delle tombe della Valle dei Re (KV) si aggiorna con il 65. In realtà, la nuova KV65 è un ripostiglio in cui erano stipati diversi attrezzi usati dagli operai per la realizzazione delle vicine tombe.

Questo e altri ritrovamenti annunciati poche ora fa sono stati effettuati dalla missione di Zahi Hawass nella Valle delle Scimmie, ramo occidentale della Valle dei Re. Un’area produttiva individuata serviva per la produzione di suppellettili funerarie da porre nelle tombe e comprendeva un forno per la ceramica e un punto di raccolta delle acque. In questa zona sono stati trovati due anelli d’argento e centinaia di elementi decorativi per sarcofagi di XVIII dinastia.

In un altro punto sono state scavate 30 piccole capanne temporanee per gli operai e i loro utensili.

Altre scoperte sono state annunciate anche per la seconda missione di Hawass, quella nei pressi della tomba di Tutankhamon, ma verranno annunciate in una prossima conferenza stampa.

Per aggiornamenti e ulteriori foto vi rimando all’articolo che a breve scriverò per National Geographic.

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Museo Egizio di Torino: al via il riallestimento delle sale storiche

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ph. M. Mancini

Appena 4 anni fa veniva innaugurato il nuovo allestimento del Museo Egizio di Torino (la foto non è un granché, ma l’ho scattata proprio all’anteprima stampa del 31 marzo 2015) e siamo già a una nuova rivoluzione. Oggi, infatti, è partito il cantiere che, nel corso di due mesi circa, porterà a una completa riorganizzazione delle sale ipogee che si trovano all’inizio del percorso espositivo.

Il progetto di riallestimento delle sale al piano -1, curato da Beppe Moiso e da Tommaso Montonati, prevede un ripensamento degli spazi dedicati al rapporto di Torino con l’Egitto, ai grandi studiosi che hanno accresciuto il patrimonio della raccolta e alla storia dell’egittologia e del museo stesso. Anche grazie a un nuovo apparato multimediale di video e pannelli, sarà spiegato il motivo della presenza proprio in Piemonte di una collezione egizia così importante e sarà raccontata la vita di quei personaggi che, per vari motivi, hanno legato il loro nome con quello del museo, come Vitaliano Donati, Bernardino Drovetti ed Ernesto Schiaparelli.

Inoltre, in una stanza sarà riprodotto un allestimento ottocentesco, proprio per mostrare come doveva essere l’Egizio quando è stato fondato nel 1824.

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Sarcofago, 193 ushabti e un tempio tolemaico sotto casa: arrestati tombaroli a Giza e Sohag

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Source: gate.ahram.org.eg

46161-WhatsApp-Image-2019-10-05-at-3.11.03-PMIl Ministero egiziano dell’Interno ha comunicato l’arresto di quattro uomini sorpresi in casa con un sarcofago in calcare, una collana di amuleti e 193 ushabti in faience azzurra.

L’interrogatorio dei fermati ha permesso poi di individuare il luogo di ritrovamento dei reperti che è una tomba di IV dinastia (chiaramente, come si vede dalla tipologia di oggetti, riutilizzata in periodi più tardi) nei pressi di Giza.

Il video del Ministero:

 

3-556x400Un’operazione simile è stata recentemente portata avanti più a sud, a Sohag (Medio Egitto) dove, grazie a una soffiata, la polizia ha fatto irruzione nella casa di un preside scolastico che, insieme ad altre 6 persone, stava effettuando uno scavo illegale.

Proprio sotto l’abitazione, infatti, un pozzo profondo 9 metri aveva intercettato due corridoi e una stanza accessoria inerenti a un tempio che, grazie ai geroglifici e alle scene incise sui blocchi in calcare, è stato datato all’età tolemaica.

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