Individuati per la prima volta due “coni di profumo”

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Source: Amarna Project

Sono tra gli oggetti più peculiari della produzione iconografica dell’antico Egitto, ma, per assurdo, non se ne aveva nemmeno un singolo esemplare tangibile… almeno fino ad oggi: i coni di profumo.

user915_pic1169_1235393309Dalla XVIII dinastia (1550 a.C. circa) fino all’età tolemaica (30 a.C.), nelle rappresentazioni pittoriche su pareti delle tombe, stele o sarcofagi si notano spesso questi caratteristici “copricapo”, di solito bianchi con striature scure a zig zag, sulle teste dei defunti banchettanti, ma anche di ballerine, musiciste e sacerdoti. La mancanza di un riscontro reale da un contesto archeologico, unita al fatto che non si conosce nemmeno la parola adottata dagli Egizi per definire questi oggetti, ha da sempre creato un acceso dibattito tra gli egittologi. Alcuni studiosi, infatti, dubitavano addirittura dell’esistenza concreta dei coni considerandoli un mero espediente iconografico per esprimere una simbologia legata alla sessualità e fertilità, alla rinascita dopo la morte, all’ostentazione di un determinato stato sociale o alla rappresentazione del ba del defunto.

In genere, però – per via dell’analisi iconografica delle scene, in cui spesso i coni sono collegati ai fiori, e di comparazioni con le abitudini di tribù africane moderne – si è sempre ipotizzato che fossero cupolette di grasso misto ad oli o resine che, sciogliendosi per il caldo, avrebbero impregnato i capelli (veri o parrucche) con un profumo gradevole. A sua volta, questa interpretazione prevede anche un possibile riscontro simbolico con l’utilizzo del profumo come paradigma di purificazione del corpo.

Tutti questi dubbi sembrano essere stati fugati l’altro ieri grazie a una pubblicazione su Antiquity di un gruppo di ricerca diretto da Anna Stevens (Monash University in Melbourne, Australia). Recenti esami spettroscopici (XRF e DRIFTS) hanno infatti rivelato la natura di due coni scoperti nel 2010 e nel 2015 in tombe non elitarie delle necropoli, rispettivamente meridionale e settentrionale, di Tell el-Amarna, l’antica capitale di Akhenaton (1347-1332). Il primo è stato scoperto ancora in situ (foto in alto) sulla testa di una donna morta tra i 20 e i 29 anni ed era alto 8 cm e largo 10. Il secondo, invece, si trovava in frammenti in una sepoltura violata dove il corpo del defunto, il cui sesso è inidentificabile, era stato completamente rimestato.

Le analisi hanno mostrato che gli oggetti non erano fatti né di grasso né d’incenso ma in cera, probabilmente d’api, rivestiva da strisce di lino ormai quasi del tutto perdute. Tuttavia non è stato possibile rilevare tracce di profumo, ma questo non vuol dire che non ci sia mai stato. L’interpretazione della funzione dei coni rimane comunque difficile. Il contesto molto povero di semplici fosse scavate nella sabbia esclude necessariamente l’identificazione di status symbol, ma tutte le altre ipotesi restano in piedi. Gli autori dell’articolo pensano che i coni – forse solo modellini – potessero essere sia simboli di rinascita dopo la morte sia, visto l’accostamento ad almeno una donna adulta, un auspicio di fertilità nell’altro mondo.

 

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