Archivi del mese: gennaio 2021

Nuove mummie di epoca greco-romana a Taposiris Magna (e no, niente Cleopatra)

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Non saranno paragonabili alla tomba di Cleopatra, ma le ultime scoperte a Taposiris Magna sono comunque interessanti.

Il team dominicano-egiziano diretto da Kathleen Martínez ha individuato nuove sepolture di epoca greco-romana a poche centinaia di metri dal  tempio dedicato a Iside da Tolomeo IV (222-204 a.C.), nel sito a 50 km a ovest da Alessandria tirato in ballo ogni anno, in primis dalla direttrice della missione e poi dai giornali di tutto il mondo, come luogo di sepoltura della celebre regina e di Marco Antonio.

In 16 pozzi funerari scavati nella roccia sono state trovate mummie in cattivo stato di conservazione che però mantengono resti di cartonnage dorato e lingue in lamina d’oro posizionate nella bocca così da permettere ai defunti di parlare nell’aldilà (in basso a destra).

Inoltre, le persone qui sepolte sono ritratte idealmente in diversi busti in calcare (foto in alto).

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Assuan, scavata chiesa copta su forte romano su tempio tolemaico

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Un tempio tolemaico, una fortezza di epoca romana e una chiesa copta, tutti in uno. Scusate il titolo da filastrocca, ma stiamo parlando di una stratificazione storica secolare, indagata dalla missione egiziana che scava nei pressi di Assuan, per la precisione vicino il villaggio di Gebel Shisha. Il forte romano infatti ingloba elementi architettonici di un tempio più antico e blocchi di arenaria iscritti con i cartigli di diversi Tolomei; a sua volta, però, l’edificio fu riutilizzato per la costruzione di una chiesa con annesso monastero.

In realtà il sito era stato già individuato negli anni ’20 del secolo scorso dall’egittologo tedesco Hermann Junker, ma riprendendo lo scavo a distanza di 100 anni, gli archeologi egiziani hanno trovato 5 ulteriori stanze della chiesa e forni per la cottura della ceramica.

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Saqqara, Zahi Hawass scopre un tempio funerario di una nuova regina di VI dinastia e decine di sarcofagi di Nuovo Regno

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Nuovi sarcofagi a Saqqara, ancora… ma almeno ci siamo spostati di qualche centinaio di metri dal Bubasteion.

La missione archeologica diretta da Zahi Hawass nei pressi della piramide di Teti ha individuato 22 pozzi funerari, profondi circa 10-12 metri, con sepolture di Nuovo Regno, databili tra la XVIII (1550-1292 a.C.) e la XIX dinastia (1292-1189), seppur molti di essi, a scapito dell’annuncio ufficiale, sembrino più tardi. I sarcofagi antropoidi sarebbero decine e, come le mummie al loro interno, sono in buono stato di conservazione mantenendo ancora leggibili le decorazioni dipinte sulla superficie di legno. Alcuni defuti erano semplicemente avvolti in stuoie di canne, mentre oltre 50 sarcofagi sono stati scoperti in un unico pozzo.

Source: Zahi Hawass
Source: Zahi Hawass

I morti erano accompagnati da centinaia di oggetti di corredo, come vasi di ceramica, alcuni dei quali d’importazione (Creta, Siria, Palestina), maschere funerarie, statuette di Ptah-Sokar-Osiride, cassette di legno con ancora all’interno ushabti in legno dipinto e un magnifico set da toeletta comprendente uno specchio di bronzo, uno stilo con il tubetto per il kohl e un contenitore per il trucco a forma di anatra (foto in basso). Tra i reperti ritrovati dalla missione spiccano anche modellini di barche, giochi da tavola, come il senet e il tau, un’ascia in bronzo che attesta la carica militare del propietario e un papiro lungo 4 metri che presenta il capitolo 17 del Libro dei Morti, parte della scena della pesatura del cuore e il nome del defunto, Bukaaef (bw-xAa.f), che si legge anche su 4 ushabti e un sarcofago. Notevole è anche una stele funeraria in cui, nel registro superiore, un funzionario della XIX dinastia, il “Sovrintendente al carro da guerra del Re” Kaptah (xA-ptH), sua moglie Mutemuia (Mw.t-m-wiA) e una figlioletta Aia (AiA) sono in atto di adorazione nei confronti di Osiride, mentre in quello inferiore a loro volta sono omaggiati da altri 6 figli. Bisogna però precisare che, come spesso succede in occasione di grandi annunci così confusionari, gli oggetti segnalati potrebbero appartenenere anche ad altri contesti che, come vedremo, non sono solo funerari.

Set da toeletta con specchio, contenitore per il trucco e stilo e tubetto per il kohl, Nuovo Regno
Ascia in bronzo, Nuovo Regno
Libro dei Morti di Pukhaef

Infatti, se tutto ciò non bastasse, c’è molto di più.

La necropoli in questione, infatti, è connessa al tempio funerario di una regina, moglie o madre di Teti. L’annuncio in inglese, probabilmente tradotto male dall’arabo sulla pagina facebook di Hawass (fate attenzione anche a come saranno riportati i nomi dei defunti precedentemente segnalati), non è chiaro e fa riferimento a una certa ‘Nearit’ che non trova riscontro con Teti. Le uniche possibilità che mi vengono in mente sono la regina Iput (near Iput!?) o, per assonanza, Nebet, moglie di Unis, Meritites IV, sposa di Pepi I, o Neith, regina di Pepi II. See, quotidiano online che spesso parla delle scoperte del famoso archeologo egiziano, scrive che sarebbe invece la madre di Teti, che però si chiamava Sesheshet e la cui piramide era stata scavata proprio da Hawass nel 2008.

Ma se gli annunci scritti sono stati piuttosto confusi, le prime interviste video ad Hawass hanno chiarito ogni dubbio. Il tempio funerario apparteneva a una nuova regina, finora sconosciuta, di cui era stata scoperta la piramide nel 2010. Neith, era sposa e, al tempo stesso, figlia di Teti (in basso, il suo nome iscritto su un obelisco in calcare). L’importanza della scoperta sta anche nel retrodatare questa pratica che era nota in epoche successive come il Nuovo Regno.

In ogni caso, il primo faraone della VI dinastia (2345–2333 a.C.) era stato divinizzato e venerato anche a distanza di mille anni; per questo i funzionari del Nuovo Regno vollero farsi seppellire nelle vicinanze della sua piramide, con la conseguente presenza di laboratori di mummificazione. L’area di scavo, in particolare, sembrerebbe il punto di accesso alla zona sacra di Saqqara durante il periodo. Il tempio funerario della regina, a quanto pare già noto in precedenza, è fiancheggiato sul lato sud-orientale da magazzini in mattoni crudi in cui erano stipate provviste e offerte.

Al Nuovo Regno risale anche una struttura in mattoni di fango con un cortile lastricato in pietra calcarea che nascondeva un pozzo profondo addirittura 24 metri non ancora indagato. Quindi aspettatevi un 2021 ancora pieno di notizie da Saqqara.

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Kek, il “dio-rana” egizio tra i supporter di Trump che hanno assaltato il Campidoglio

Elaborazione grafica di Mattia Mancini (@djedmedu); foto da wikipedia e dal video di @rebtanhs

Abbiamo ancora negli occhi le scioccanti immagini dell’assalto al Campidoglio di Washington DC, sede del Congresso degli Stati Uniti d’America. Nell’eterogenea massa spinta dall’irresponsabile politica populistica di Donald Trump e da mesi di bufale su presunti brogli elettorali, sono emersi grotteschi personaggi che avrebbero certamente generato risate, se non fosse per la gravità dell’attacco al luogo simbolo della più potente democrazia mondiale, per la pesante atmosfera da guerra civile e per la morte di 5 persone.

Come detto, nella fauna dei manifestanti pro-Trump c’erano individui appartenenti a diversi gruppi politici e non, come repubblicani, complottisti, suprematisti bianchi, xenofobi, QAnon ed estremisti dell’alt-right. Spiccavano anche bandiere “dal sicuro sapore nazista” (semicit. La Molisana) che, come vedremo*, hanno un impensabile collegamento con la religione egizia. Il riferimento più immediato è invece quello alla Kriegsflagge, la bandiera militare tedesca della seconda guerra mondiale, per il verde al posto del rosso e 4 K e una E a sostituire la svastica.

Ma cosa mette in relazione i fatti di Capitol Hill con l’antico Egitto? Una rana.

Una bizzarra catena di passaggi in cui sono finiti casualmente videogame, meme, forum, trolling e propaganda politica ha fatto sì che un’antica figura divina, sconosciuta ai più, diventasse l’oggetto di un assurdo culto internettiano, la controparte storica di un personaggio cartoonesco razzista e un mezzo di supporto per la scalata al potere del presidente uscente: Kek.

Kek, o Kuk, è una delle 8 divinità primigenie che compongono l’Ogdoade Ermopolitana, la cosmogonia alla base della formazione dell’universo nella città di Ermopoli – o Khemno in egizio (per l’appunto, la città degli “Otto”) – capitale della XV provincia dell’Alto Egitto. Secondo questo mito, in principio ci sarebbero state solo quattro coppie di entità astratte, hehu, che personificavano elementi tipici del Caos e della natura indistinta del non-creato: Nun e Nunet (le acque primordiali), Kek e Keket (l’oscurità, le tenebre in mancanza della luce), Huh e Huhet (l’illimitatezza, l’infinità degli spazi non ancora determinati), Amon e Amonet (l’invisibilità, la non esistenza). Ogni genio maschile era rappresentato come un uomo dalla testa di rana ed aveva la sua controparte femminile dalla testa di serpente (nell’immagine in cima all’articolo, si vede la rappresentazione di Kek nel soffitto del Tempio di Dendera). I due animali acquatici sono legati all’ambiente in cui si sarebbe formata la vita, sarebbe emersa la collina primordiale di fango e il sole per la Prima Volta.

In questo assurdo, contorto percorso digitale, la parola kek era stata in realtà acquisita inizialmente con un altro significato. Corrisponde infatti alla traslitterazione dell’onomatopea coreana per la risata, ‘kekeke’, ed era diffusissima tra i giocatori asiatici del videogame di strategia online “Starcraft”, tanto da spingere la stessa casa produttrice a utilizzarla nel suo titolo successivo, il ben più noto World of Warcraft. Nel gioco di ruolo multiplayer ambientato in un universo fantasy, gli utenti di tutto il mondo possono interagire, dividersi tra Alleanza e Orda e cooperare per sconfiggere gli avversari; si può chattare liberamente con i membri della propria fazione, mentre i messaggi dei nemici sono criptati, come se fossero scritti in una lingua sconosciuta. L’acronimo anglosassone lol (laughing out loud), ad esempio, se digitato da un Orco, appare come kek nelle chat di Umani, Nani e Gnomi.

Source: Wikimedia Commons

A un certo punto, su 4chan.org, qualcuno si è accorto che questa parola, ormai di uso comune tra i videogiocatori, corrispondeva anche al nome di un dio egizio definito semplicisticamente “del Caos e dell’Oscurità”. In particolare, un utente di /pol/, sub-forum della controversa piattaforma, pubblicò nel 2016 un collage di immagini con una statuetta di rana, l’interpretazione goliardica della sua maccheronica iscrizione geroglifica – che in realtà è la storpiatura del nome di Heqet, altra divinità faraonica anfibia – e Pepe the Frog, su cui torneremo poi (vedi immagine in alto).

Qui nasce la magia/pazzia del web.

/pol/ è infatti un covo di semplici troll ma anche di estremisti di destra e suprematisti bianchi e il luogo da cui è partita la cosiddetta “Guerra dei meme”. Con la candidatura di Trump alla corsa alla Casa Bianca nel giugno 2015, infatti, questa sottocultura internettiana trovò nel ‘tycoon’ il paladino perfetto contro democratici, politically correct e ‘normies’ o, come diremmo qui in Italia, buonisti. Per questo cominciò un’incessante pubblicazione di centinaia di migliaia di post di sostegno per Trump che quasi sempre consistevano in meme e immagini demenziali ‘edgy’. La sconfitta inaspettata di Hillary Clinton è dovuta anche a questi contenuti virali che, seppur creati inizialmente con il solo scopo di trollare, di prendere in giro i perbenisti, sono stati subito sfruttati nella campagna elettorale repubblicana e per fare proselitismo. L’eccezionale velocità di diffusione e il velo d’ironia dei meme hanno reso più semplice l’avvicinamento delle persone a certe idee reazionarie.

Uno dei protagonisti di questa ‘guerra’ è stato sicuramente Pepe the Frog, una rana antropomorfa che nel corso degli anni, a discapito della volontà del suo creatore, si è tramutata in uno squallido personaggio razzista e antisemita, amato dall’alt-right e in alcuni casi perfino con le sembianza di Trump che, dal canto suo, non ha faticato a ricondividere sul suo profilo Twitter.

Il parallelismo automatico tra Pepe e il dio egizio ha poi portato all’ideazione di una vera e propria mitologia satirica dell’inesistente Stato del Kekistan (della cui la bandiera ho parlato all’inizio) e a di una dettagliata religione fittizia chiamata Culto di Kek, Esoterismo keketico o semplicemente Keketismo. Il fine umoristico di questa assurda teologia è palese, a partire dalla traduzione coreana della parola stessa, ma è indubbio che strizzi l’occhio a idee razziste, neonaziste, misogine e anti-liberali. Il destino divino o, meglio, magico-memetico del culto era quello di portare al compimento della profezia di Kek, cioè la vittoria di Trump alle elezioni e l’abbattimento dello status quo democratico abbracciando i principi del Caos e dell’oscurità cari all’alt-right.

E, visti gli ultimi risvolti, è inutile dire che qualcuno ha preso sul serio queste fesserie:

Our Kek who art in memetics
Hallowed by thy memes
Thy Trumpdom come
Thy will be done
In real life as it is on /pol/
Give us this day our daily dubs
And forgive us of our baiting
As we forgive those who bait against us
And lead us not into cuckoldry
But deliver us from shills
For thine is the memetic kingdom, and the shitposting, and the winning, for ever and ever.
Praise KEK

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*Ringrazio Stefania Berutti per avermi segnalato questa chicca.

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