Culti egiziani nel contesto della Campania antica (di Chiara Lombardi)

Tempio di Iside a Pompei, illustrazione a “Viaggio pittoresco di Napoli e Sicilia”, Edouard Gautier-Dagoty, ca. 1781, Metropolitan Museum

Come è noto, alcuni culti nilotici travalicarono i confini egiziani e arrivarono a diffondersi, nel corso dei secoli, in tutto il bacino del Mediterraneo. Tra le divinità egizie “esportate”, la più fortunata (visto il soggetto, definizione non casuale) è senza dubbio Iside che, grazie al sincretismo delle religioni politeistiche del passato, fu spesso accolta negli altri pantheon e identificata con dee locali. Testimonianze di culti isiaci si trovano anche in Italia, praticamente dappertutto, ma il luogo in cui è individuabile il loro primo arrivo è la Campania. I mercanti stranieri che approdavano nelle floride città della costa campana, infatti, trasportavano, insieme alle merci da vendere, una religione egizia ormai filtrata dal mondo ellenistico. Le testimonianze nella regione sono quindi tante così ho chiesto a Chiara Lombardi di fare una panoramica generale, conscio della vastità dell’argomento che, qualora vogliate, si può sempre approfondire. Chiara è laureata all’Università degli Studi di Napoli “L’ Orientale” con una tesi in archeologia egiziana sul ruolo di Iside nel mondo funerario del Nuovo Regno, ha collaborato con la Princeton University per un progetto sulla collezione dei manoscritti etiopici, eritrei ed egiziani dei Miracoli di Maria (tesi triennale) e attualmente è research assistant per il prof. Emeritus M. D. Donalson (Alabama School of Mathematics and Science) e research professor in Storia delle Religioni alla Mellen University. Ha scritto diversi contributi su Iside, nonché una monografia sulla dea di prossima pubblicazione.


Le attestazioni più antiche di Egitto in Campania provengono dagli Aegyptiaca rinvenuti all’interno delle sepolture alla fine dell’VIII sec. a.C. (periodo Orientalizzante), e da una moneta di Tolemeo III Evergete rinvenuta in una tomba sannita di Casamarciano a Nola. Per i culti egiziani ufficiali bisogna attendere il pieno II sec. a.C. Di questi fa senz’altro parte il culto del dio dinastico lagide Serapide a Pozzuoli, il cui tempio è menzionato dalla Lex Parieti Faciendo (CIL X, 1781, 105 a.C.), ed è raffigurato su una fiaschetta in vetro, ora conservata a Praga, che rappresenta in modo schematico i monumenti di Puteoli (fine III/inizi IV sec. d.C.). A Cuma, il riempimento del bacino lustrale del tempio dedicato ad Iside Pelagia e/o Iside Pharia (II sec. a.C.-III/IV sec. d.C.) ha restituito, tra i vari reperti, tre statue egiziane acefale rappresentanti Iside, un sacerdote naoforo, una sfinge e una statua tenente una cornucopia o una torcia da identificarsi con Hecate, Persefone o Iside-Tyche. A Napoli è attestata una comunità alessandrina nella Regio Nilensis, di cui oggi resta la statua del dio Nilo a Largo Corpo di Napoli. Dalla capitale partenopea provengono due statue in stile ellenistico di Iside in lutto (MANN e Kunsthistorisches Museum, Vienna), una statua di Faustina come Iside (MANN) e una Iside Pelagia (Museum of Fine Arts, Budapest). A Ercolano, il rinvenimento di reperti egiziani ed egittizzanti nel vestibolo della cosiddetta Palestra (Insula Orientalis II), la grande quantità di acqua in questa zona e l’ampiezza dell’area, hanno fatto ipotizzare la presenza di un luogo di culto dedicato a Iside a monte del vestibolo, ancora sepolto dall’eruzione. Da Ercolano provengono anche una serie di affreschi raffiguranti cerimonie isiache e l’Inventio Osiridis, dei quali purtroppo si è persa l’originale collocazione. Affreschi di cerimonie isiache provengono anche dall’Iseo pompeiano, l’unico tempio dedicato ad Iside ancora esistente al di fuori dell’Egitto. A Pompei la più antica testimonianza di un Iseo è da ascriversi alla seconda metà del II sec. a.C., come ci testimoniano gli scavi ivi condotti nonché la tipologia di materiali rivenuti. La scoperta negli scavi del 1765-1766 di una coppetta a vernice nera del tipo Lamboglia 16 (I sec. a.C.) con un’iscrizione in greco potrebbe rappresentare la prima e più antica dedica ad Iside a Pompei, qualora De Caro (Novità Isiache dalla Campania, in La parola del passato. Rivista di Studi Antichi XLIX, 1994, p. 8) avesse ragione nell’integrare l’iscrizione con la parola “Εἴσιδος”, Iside. A Benevento, l’ipotesi più recente di Pirelli (Il culto di Iside a Beneventum, in De Caro S. (ed.), Il culto di Iside a Beneventum, Milano 2007, p. 12) identifica un primo tempio dedicato ad Iside “Signora di Benevento” come estensione di una cappella privata forse dedicata ad Iside Pelagia (I sec. a.C.). Il santuario voluto da Domiziano, che mescola gli stili egiziano ed ellenistico tipici dei templi dedicati a divinità egiziane fuori dall’Egitto, possedeva anche un Canopo. La collocazione del tempio è ancora dibattuta.

In tutta la Campania vi sono attestazioni di culti egiziani testimoniati da resti di sacelli privati, santuari, statuine, sistra, amuleti, ushabty, lampade ad olio, nonché un cospicuo numero di affreschi ed epigrafi, provenienti da Acerra, Avella, Boscoreale, Campi Flegrei, Capua, Carinola, Cuma, Ercolano, Napoli, Pompei, Pozzuoli, Sessa Aurunca, Sorrento, Teano. Da Miseno vi sono dediche ad Iside come protettrice dei mari da parte dei marinai della flotta; dall’area del Forum Popilii nell’Ager Falernus proviene un’iscrizione ad Iside Augusta da Caio Novio Prisco (I-II sec. d.C., CIL X, 4717), mentre da Capua il senatore Arrio Balbino dedica ad Iside definendola una quae es omnia (CIL X, 3800, I-II/ III sec. d.C.). Da Eclano una iscrizione della sacerdotessa del culto di Giulia Pia Augusta, figlia di Tito, Cantria Longina pone in forte relazione Iside e Cibele durante l’epoca Flavia (CIL IX, 1153).

Accanto a questi bisogna elencare le numerose attestazioni di quella che viene definita Egittomania, ovvero la “mania” dei Campani di utilizzare motivi egiziani/egittizzanti per decorare le ville vesuviane, tra cui si menzionano la Casa del Fauno, quella del Centenario e quella di Sallustio a Pompei e Villa Arianna a Stabiae. Riprendono invece uno stile egiziano di stampo “imperiale” le Terme Imperiali di Baia e la Villa di Agrippa Postumo a Boscoreale che ricorda la decorazione della Villa di Augusto sul Palatino.

Per concludere, potremmo identificare delle aree di culto ufficiali di tipo egiziano-ellenistico, probabilmente da riconnettersi in origine alla presenza in loco e/o legami con i Lagidi, nella zona flegrea e a Napoli, e dei culti di tipo ellenistico-romano nel resto della Campania, con le opportune modifiche dovute non sono al gusto e alla moda dell’epoca, ma anche al loro valore rituale. Anche gli Aegyptiaca rinvenuti nelle tombe del periodo Orientalizzante vanno collegati alla protezione magica usuale per questa tipologia di reperti funebri.

CHIARA LOMBARDI

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