“Egitto di Provincia”: il Museo Orientale del Santuario della Madonna dell’Oriente, Tagliacozzo (AQ)

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Torno dopo anni a parlare di una delle tante piccole collezioni egizie disseminate nel nostro territorio; e lo faccio giocando in casa, spostandomi di nemmeno 15 km dalla città in cui sono nato.

Incastonato tra le montagne marsicane, nel cuore dell’Abruzzo, il santuario della Madonna dell’Oriente (Tagliacozzo, AQ) deve il suo nome a un’icona del XIII secolo, forse copia di un originale più antico, che secondo la tradizione sarebbe stata portata da Costantinopoli da due soldati locali, salvata dalla furia iconoclasta dell’imperatore Leone III (717-741). La pala raffigura Maria col Bambino in uno stile effettivamente bizantino, ma l’impianto attuale della chiesa è seicentesco, seppur sia stata ricostruito completamente dopo il catastrofico terremoto della Marsica del 1915.

Però, in questo caso vorrei concentrarmi sul piccolo museo che si trova nei locali annessi al convento: il Museo Orientale. Nato nel 1965 sotto la direzione di padre Tommaso Casale, il museo ospita diversi ex-voto, che vanno dal XVII al XX secolo, e reperti archeologici provenienti soprattutto da Egitto e Vicino Oriente. L’idea fondante della raccolta era proprio quella di esporre oggetti originari da paesi in cui sarebbe vissuta la Madonna. Il primo impulso arrivò grazie alle donazioni di un personaggio di cui avevo già scritto sul blog, occupandomi della collezione del convento di San Giuliano all’Aquila. Lo stesso padre Gabriele Giamberardini che aveva lasciato tante antichità nel seminario aquilano in cui aveva studiato, era infatti fortemente legato anche alla Madonna dell’Oriente, dove invece era solito effettuare ritiri spirituali; decise quindi di donare al santuario di Tagliacozzo tre dozzine di reperti acquistati durante il suo soggiorno in Egitto. Il suo esempio fu poi seguito nel1980 da padre Claudio Bottini, professore dello Studio Biblico Francescano di Gerusalemme, che inviò ceramiche dalla Palestina.

Il francescano Giamberadini visse in Egitto dal 1950 e il 1969, ricoprendo diversi incarichi, tra cui quelli di insegnante nel seminario S. Cirillo di Giza, prefetto degli studi della Missione in Alto Egitto, direttore del Centro di Studi Orientali Cristiani del Cairo, direttore del periodico “La Voce del Nilo”, ecc. In quel periodo, precedente alla Legge 117/1983 sulla protezione delle antichità egiziane, era ancora possibile esportare dal Paese reperti archeologici; per questo, oggi 36 pezzi della sua raccolta pesonale sono esposti in due delle vetrine del museo.

Come tante collezioni simili, il gruppo è composto da qualche falso e da oggetti di piccole dimensioni, più semplici da trasportare ed economici da acquistare, provenienti soprattutto da contesti funerari e cultuali di Epoca Tarda. Non mancano però reperti più antichi come un vasetto in alabastro di Antico Regno, una statuetta in legno di Medio Regno e diversi scarabei in steatite – il gruppo più numeroso – databili tra II Periodo Intermedio e Nuovo Regno. Alcuni di questi recano il cartiglio di faraoni della XVIII dinastia, come Hatshepsut, Thutmosi III e Thutmosi IV. Vanno poi aggiunti pezzi risalenti al periodo greco-romano e ovviamente, contestualmente alla vocazione e all’interesse di Giamberardini per la storia del cristianesimo, ostraka iscritti in copto e un’ampolla di San Mena.

Per chi si trovasse in zona e volesse visitare la collezione, il museo è aperto su prenotazione chiamando il numero del santuario: 0863610257. Colgo l’occasione per ringraziare l’attuale rettore del santuario, padre Vasile Retegan, per la disponibilità e la gentilezza.

Il nucleo di antichità egizie è pubblicato in : CIAMPINI E. M., DI PAOLO S. 1998, “La collezione egizia Giamberardini in un museo dell’Aquilano”, in Liber annuus 48 (1998), pp. 495-512.

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