Scoperto tempio solare ad Abu Ghurab: approfondiamo la notizia con i direttori della missione

Fig. 1: Veduta generale del tempio solare di Nyuserra con, sullo sfondo, le rovine dell’obelisco (ph: M. Nuzzolo, © “Sun Temples Project”)

Circa due settimane fa il Ministero del Turismo e delle delle Antichità egiziano ha annunciato un’importante scoperta nella zona di Abusir, 20 km circa a sud del Cairo, che porta una firma tutta italiana. La missione archeologica che lavora sul sito è infatti co-diretta da Rosanna Pirelli, Professore Associato in Egittologia all’Università di Napoli L’Orientale, e da Massimiliano Nuzzolo, Ricercatore in Egittologia presso l’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia. La scoperta è stata effettuata più precisamente nel tempio solare di Nyuserra ad Abu Ghurab (fig. 1), l’unico dei sei templi noti dalle fonti storiche antiche che sia ancora oggi visibile e ben conservato, tanto da permetterci di comprendere appieno le caratteristiche architettoniche di questi particolari monumenti. In un precedente articolo avevo già riportato il testo del comunicato stampa del Ministero, ma ora ho il piacere di approfondire la notizia grazie alla testimonianza diretta dei due co-direttori della missione che ringrazio per la disponibilità a rispondere ad alcune domande.

Fig. 2: Dettaglio del corpo d’ingresso dell’edificio in mattoni, con la soglia in calcare bianco situata direttamente al di sotto dei bacini lustrali in alabastro del tempio di Nyuserra (ph: Mohamed Osman; © “Sun Temples Project”)

Cosa avete trovato nello specifico?

Dott. Nuzzolo: La missione archeologica opera sul sito fin dal 2010. Dopo i primi anni di lavori, concentrati sulla rivalutazione del complesso dal punto di vista architettonico e lo studio del paesaggio sacro circostante, a partire dal 2020, con il nuovo progetto di ricerca “Sun Temples Project”, finanziato dall’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia, la missione ha iniziato una fase di scavo finalizzata alla comprensione delle strutture sottostanti il tempio solare. Com’è ben noto il tempio fu infatti scoperto e scavato negli anni 1898-1901 dal famoso archeologo tedesco Ludwig Borchardt. Durante le ultime fasi del suo scavo, nel quadrante nord-orientale del tempio, Borchardt individuò delle strutture in mattoni situate al di sotto del pavimento del tempio in pietra. Purtroppo, dati gli interessi scientifici dell’epoca, Borchardt non continuò a lungo lo scavo e concluse che questi non erano altro che i resti dello stesso tempio di Nyuserra, ricostruito successivamente in pietra. Questa ipotesi era all’epoca plausibile, ma oggi sappiamo che nell’Antico Regno accadeva di solito il contrario, ossia gli edifici si costruivano sempre in pietra per essere poi spesso completati in mattoni per eventi improvvisi, come per esempio la morte prematura del re.

Ma soprattutto le caratteristiche di questo nuovo edificio, interamente costruito in mattoni, lasciano supporre che fosse monumentale. La struttura era allineata sull’asse est-ovest, come il successivo tempio in pietra, e misurava almeno 60 x 20 metri (tracce dei muri di cinta dell’edificio sono state trovate sui lati sud ed est e, almeno parzialmente, anche sul lato nord). I suoi muri erano tutti intonacati in bianco e nero, spesso con tracce di pittura blu e rossa e mostrano rifiniture adeguate ad un edificio regale, con spessori che variano dai 3 ai 1,5 m. Dal punto di vista architettonico, la struttura era composta da un ingresso monumentale, di cui restano le basi di due colonne in calcare bianco di Turah (le colonne sono state probabilmente re-impiegate già in antico) e una soglia monumentale, pure in calcare bianco fine (fig. 2). Questo ingresso monumentale dava accesso, tramite uno stretto corridoio a forma di L, ad un ampio cortile centrale, pavimentato in fango battuto, con ulteriori spazi chiusi (stanze di culto?) verso ovest, che non è stato possibile investigare dal momento che su questa area insiste parte del tempio in pietra ancora conservato di Nyuserra. In questa zona, tuttavia, si trovano svariati blocchi di quarzite fine rossa di notevoli dimensioni, alcuni dei quali conficcati nella fondazione del pavimento di questo edificio in mattoni. Questi blocchi, sebbene danneggiati, hanno facce levigate e non sembrano essere quindi scarti di lavorazione del tempio successivo in pietra quanto piuttosto i resti di una struttura qui originariamente costruita (un proto-obelisco???). 

Ma la scoperta più interessante è stata fatta nell’angolo nord-orientale del recinto sacro del tempio di Nyuserra subito al di sotto della pavimentazione (figg. 3a-c). In questa zona abbiamo trovato un enorme accumulo di ceramica, composto da decine di giare di birra, molte delle quali completamente intatte, ma anche da forme di ceramica rossa rifinita (tecnicamente chiamata “red-slipped ware”) e dalle cosiddette “Meidum Bowls”. Particolarmente interessante è il fatto che molte delle giare di birra fossero state riempite di fango del Nilo, sicuramente inteso ad espletare alcuni rituali religiosi prima della loro sepoltura in questa parte dell’edificio. Va inoltre rimarcato il fatto che la ceramica può essere datata con una certa precisione alla prima metà della V dinastia, dunque ad un periodo prima di Nyuserra. Sebbene siamo ancora nel campo delle ipotesi, questi elementi preliminari farebbero pensare ad una qualche sorta di deposito di fondazione, o forse meglio ad un accumulo rituale di ceramica effettuato quando il tempio venne smantellato e livellato da Nyuserra per costruirci sopra il suo santuario.

Tre immagini del deposito di ceramica scoperto nell’angolo nord-orientale del tempio di Nyuserra sotto le lastre distrutte del pavimento. Nell’immagine 3c una veduta di alcuni delle principali giare di birra dopo la loro ricostruzione. (ph. Mohamed Osman; © Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichità)

Fig. 3a
Fig. 3b
Fig. 3c

Avete effettuato anche altri ritrovamenti?

Prof.ssa Pirelli: Non lontano dal deposito/accumulo di ceramica suddetto si è trovata un’altra piccola fossa che ha restituito decine di cretule di argilla, con relative impronte di sigilli, che recano iscritti i nomi di sovrani della V e VI dinastia. Fra di essi spicca l’impronta di sigillo con il nome del re Shepseskara (fig. 4), un sovrano della V dinastia che rimane ad oggi ancora quasi del tutto sconosciuto e di cui si ignora persino la precisa collocazione dinastica (alcuni studiosi collocano il suo regno subito prima di quello di Nyuserra, altri subito dopo). Qualunque sia il caso, la presenza del nome di Shepseskara sul materiale archeologico ritrovato ad Abu Ghurab attesta che il re fu attivo nell’area oggi occupata dal tempio di Nyuserra, e questo apre delle prospettive assolutamente inedite per la nostra conoscenza della storia della V dinastia.  

Fig. 5: Dettaglio dell’impronta di sigillo con su impresso il nome del re della V Dinastia Shepseskara (ph: M. Nuzzolo; © “Sun Temples Project”)

Quindi chi costruì questo edificio in mattoni e per quale scopo?

Dott. Nuzzolo: È ancora presto per dare una risposta definitiva a questi due quesiti. Gli elementi archeologici finora raccolti ci fanno per il momento escludere l’ipotesi di Borchardt, ossia che si trattasse di una fase costruttiva in mattoni dello stesso tempio di Nyuserra, poi ricostruito in pietra. Si tratta sicuramente di un edificio precedente a Nyuserra, come indicato per prima cosa dall’evidenza ceramica. Va poi notato che dal punto di vista planimetrico e architettonico l’edificio si presenta assai simile ai due templi delle piramidi di Khentkaus II e Raneferef, rispettivamente madre e fratello di Nyuserra. Dallo studio delle fonti antiche, e in particolare i cosiddetti “Papiri di Absuir”, possiamo inoltre ricavare un’informazione preziosa, ossia il fatto che fra i templi solari e le piramidi ci fosse un circuito di redistribuzione ben preciso delle offerte per il culto quotidiano, un circuito che coinvolgeva anche altri templi solari. Abu Ghurab appare quindi come la sede deputata ad ospitare questi particolari santuari, ed infatti i due finora scoperti si trovano entrambi in questo sito. Non va dimenticato, infine, un dettaglio importantissimo. Il tempio solare del primo sovrano della V dinastia, Userkaf, colui che in effetti introdusse questa nuova tipologia architettonica e di culto, fu costruito interamente in mattoni ma con alcuni elementi centrali in pietra, come appunto l’obelisco, centro del culto solare. Questo obelisco, nel caso di Userkaf, era tutto in blocchi di quarzite, parzialmente ancora visibili oggi fra le macerie del tempio e, come ricordato in precedenza, anche nel nostro caso abbiamo trovato molti blocchi in quarzite di grandi dimensioni sicuramente appartenenti all’edificio in mattoni. Non è dunque da escludere che, come per Userkaf, anche l’edificio da noi scoperto potesse aver seguito lo stesso canovaccio: mattoni per la struttura architettonica portante e pietra (soglia e colonnato in calcare, obelisco – o struttura simile – in quarzite) per gli elementi cruciali.

Qual è il prossimo obiettivo della vostra ricerca?

Prof.ssa Pirelli: Confermare la natura dell’edificio in mattoni da noi ritrovato come tempio solare e attribuirlo al sovrano che lo aveva fatto erigere è una delle nostre priorità. Per far questo ci ripromettiamo di completare lo scavo del monumento in particolare verso sud e ovest, dove ancora restano da indagare varie parti del monumento. Allo stesso tempo, grazie ad uno specifico progetto appena finanziato dall’Università di Napoli L’Orientale, “Costruire lo spazio sacro nell’antico Egitto” (COSSAE), la ricerca vedrà anche una nuova fase, tesa al duplice obiettivo di indagare – mediante la rilettura dell’interazione tra il programma decorativo e l’impianto architettonico – il rapporto che si viene a istaurare nei templi solari tra il faraone e il mondo divino e, al contempo, di inserire lo spazio sacro così concepito nel paesaggio fisico e culturale dell’area menfita nell’Antico Regno. Speriamo di potervi presto dare ulteriori novità.


Sun Temples Project. Religious spaces, ideological patterns and social dynamics of constructing the sacred landscape in Third Millennium BC Egypt, progetto finanziato dal National Science Center of Poland (dir. scientifico: Dr. Massimiliano Nuzzolo, Institute of Mediterranean and Oriental Cultures of the Polish Academy of Sciences, Varsavia)
Virtual Reconstruction of the sun temple of Niuserra at Abu Ghurab, progetto finanziato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (dir. scientifico: Prof. Rosanna Pirelli, Università di Napoli L’Orientale)

Per maggiori informazioni: www.suntemplesproject.org

Categorie: approfondimenti, scoperte | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: