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A Novembre le inaugurazioni del Grand Egyptian Museum e del Viale delle Sfingi di Luxor?

Grand Egyptian Museum – GEM

La domanda che probabilmente mi è stata posta più volte in quasi 8 anni di blog è: “Ma quando apre il GEM?”

Le mie risposte si sono fatte sempre meno sicure col passare degli anni, dal 2014 al 2020, posticipando l’inaugurazione di volta in volta, e si sprecano gli articoli sull’argomento con il punto interrogativo nel titolo.

L’ultima data fornita (in alto a sinistra sul sito ufficiale), spostata ulteriormente a causa della situazione sanitaria globale, è stata “Fine 2021”. Tuttavia, ora potrebbe esserci un’indiscrezione giornalista che confermerebbe – condizionale d’obbligo – l’apertura del Grand Egyptian Museum nel prossimo novembre.

Situato a Giza, a meno di 3 km dalle piramidi, una volta finito sarà il più grande museo archeologico del mondo con 490 mila m² di terreno occupato – comprendenti gallerie, 28 negozi, 10 ristoranti, un centro congressi e un cinema – e 100.000 reperti, di cui la metà sarà esposta. Ormai da anni continuano ad affluire nei depositi della struttura antichità da tutte le parti dell’Egitto, tra nuove scoperte e pezzi già esposti altrove, come l’intero corredo funerario di Tutankhamon. L’ultimo grande trasferimento è stato, per esempio, quello della prima barca solare di Cheope, effettuato poco più di un mese fa.

Secondo quando riportato dalla testata online Egypt Indipendent, che a sua volta riprende un’intervista telefonica di TeN TV al professore di archeologia Ahmed Badran (Cairo University), l’inaugurazione sarebbe stata pensata per Novembre 2021. Badran ha affermato che si terrà un megaevento di 10 giorni e che le celebrazioni comprenderanno anche la già annunciata opera lirica su Tutankhamon scritta da Francesco Santocono su soggetto di Zahi Hawass e musicata da Lino Zimbone. In realtà, ci sono notizie contrastanti anche per la prima teatrale, prevista per il 20 ottobre 2021 all’Opera House del Cairo e in replica – altra data difforme – per l’inaugurazione del GEM. Per questo, in assenza di un annuncio ufficiale da parte del Ministero del Turismo e delle Antichità, aspetterei ancora a prenotare un viaggio in Egitto per il prossimo inverno con l’unico scopo di visitare il Grand Egyptian Museum.

Aggiornamento (17/09/2021):

Qualcuno scherzando aveva commentato sotto il mio post: “Ok novembre, ma di quale anno?”. Ed effettivamente aveva ragione. Zahi Hawass ha smentito tutti i rumors e ha spostato ulteriormente l’inaugurazione del GEM al 4 novembre 2022, in occasione del 100° anniversario della scoperta della Tomba di Tutankhamon. Data definitiva? Beh, questa sarebbe una ricorrenza troppo importante per essere saltata.

https://see.news/zahi-hawass-reveals-expected-opening-date-of-gem-video/

La situazione del Viale delle Sfingi al novembre del 2018 (foto M. Mancini)

Un’altra importante inaugurazione prevista per novembre è quella del Viale delle Sfingi a Luxor. Anche in questo caso non abbiamo ancora un annuncio ufficiale, ma ci sono più certezze rispetto alla situazione del GEM. Dopo numerosi rinvii dell’apertura, infatti, dovremmo essere vicini a un’altra parata spettacolare che attraverserà tutta la Kebash Road, lungo i 2,7 km che uniscono il Tempio di Luxor al complesso di Karnak. Lo scorso 24 agosto, il Primo Ministro Mostafa Madbouly aveva visitato il sito per ispezionare i lavori in preparazione per la cerimonia di apertura che, secondo Mostafa Waziry, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, sarebbero state al 98%.

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Inaugurati i nuovi musei dell’Aeroporto del Cairo

Source: egymonuments.gov.eg

Questa mattina, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei, i ministri del Turismo e delle Antichità, Khaled el-Enany, e dell’Aviazione Civile, Mohammed Manar, hanno inaugurato due nuovi musei all’Aeroporto Internazionale del Cairo.

Se il primo piccolo museo esisteva già dal 2016 con 38 reperti esposti nel Terminal 3, la vera novità è un secondo nucleo di antichità visitabile nel Terminal 2, in un’area di circa 100 m² (foto in alto). I 304 pezzi, databili dal predinastico ai periodi copto e islamico, arrivano dai depositi di collezioni maggiori come quelle del Museo Egizio di Piazza Tahrir, Museo Copto e Museo d’Arte Islamica del Cairo, Museo Nazionale di Suez e Museo Greco-Romano di Alessandria.

Anche il museo del Terminal 3 (qui qualche foto del vecchio allestimento che ho scattato nel 2019) è stato spostato al quarto piano, sempre dello stesso edificio, e rinnovato con l’aggiunta di ulteriori oggetti, arrivando a un totale di 59. Il prezzo del biglietto rimane sui 3 dollari statunitensi (50 lire egiziane) per i visitatori stranieri.

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Da una scatola per sigari in un museo scozzese rispunta uno dei pochi oggetti trovati nella Grande Piramide

Source: University of Aberdeen

I depositi dei musei sono luoghi straordinari che riservano sempre nuove sorprese se ci si mette a “scavare” in profondità tra casse e scatoline.

Proprio in una piccola confezione di sigari nascosta in una collezione universitaria scozzese è stato ritrovato uno dei tre oggetti individuati nella Grande Piramide di Giza. A discapito delle dimensioni colossali dell’ultima dimora di Cheope, infatti, dal suo interno provengono solo (oltre al sarcofago in granito, e gli inaccessibili oggetti ripresi nel 1993 dal robot Upuaut-2) una sfera in dolerite dal diametro di circa 7 cm e pesante 540 g, un attrezzo in rame a forma di coda di rondine e un bastoncino in legno di cedro lungo 12 cm. A trovarli fu l’ingegnere britannico Waynman Dixon nel 1872, quando, esplorando la Camera della Regina, individuò due condotti di areazione che all’epoca erano ancora nascosti dalle lastre che foderano le pareti. Alla base di quello settentrionale c’erano i tre manufatti, arnesi dimenticati dai costruttori o forse modellini rituali lasciati intenzionalmente per permettere al faraone di aprire il passaggio e raggiungere il cielo.

Harper’s Weekly, 1873

Se i primi due sono stati donati nel 1976 dai discendenti di Dixon al British Museum, dell’asta di legno si erano perse le tracce da quasi 80 anni. Nel 1946, infatti, la figlia dell’ormai defunto James Grant – fisico, medico e collezionista scozzese che esplorò la Piramide insieme all’amico Dixon – lasciò l’oggetto all’Università di Aberdeen dove il padre si era formato e a cui aveva già ceduto gran parte della sua collezione di reperti archeologici.

Il collegamento era stato ricostruito nel 2001 grazie a un documento, ma solo recentemente è stato confermato da Abeer Eladany, assistente curatrice delle raccolte universitarie che era rimasta incuriosita dalla vecchia bandiera del suo paese su una scatolina che si trovava tra gli oggetti della collezione asiatica. Il confronto incrociato tra i numeri di inventario ha definitivamente accertato che i frammenti di legno al suo interno corrispondono a ciò che resta di una delle cosiddette “reliquie di Dixon” (il n. 3 dell’illustrazione in alto). Il carbonio 14 ha poi portato a una datazione del 3341-3094 a.C., circa 500 anni prima di Cheope (2589-2566 a.C.). Il legno utilizzato o l’oggetto stesso erano quindi molto più antichi della Grande Piramide.

https://www.abdn.ac.uk/news/14573/

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Inaugurati i musei archeologici di Sharm el-Sheikh e di Kafr el-Sheikh

Questa mattina, nonostante il periodo non sembri proprio il più propizio, sono stati inaugurati ufficialmente due musei archeologici in fase di costruzione da anni: il Museo di Sharm el-Sheikh e quello di Kafr el-Sheikh. In contemporanea è stato riaperto anche il Museo delle Carrozze Reali al Cairo, dopo un lungo processo di ristrutturazione e rivisitazione degli spazi espositivi.

Il Museo di Sharm el-Sheikh rientra in un più ampio progetto di valorizzazione del turismo in Egitto che prevede che famose località balneari, come è già successo con Hurghada, siano dotate anche di attrazioni culturali per rendere più ampia l’offerta ai visitatori. Il museo illustra i diversi aspetti della civiltà egizia esponendo una selezione di circa 7000 manufatti da altre raccolte del Paese, come quelle del Cairo, Luxor, Kom Oshim, Saqqara, Suez, Ismailia e Minya.

Nonostante il nome simile, Kafr el-Sheikh si trova da tutt’altra parte, nel mezzo del Delta del Nilo. Il suo museo, il cui progetto risale addirittura al 1992, copre l’intera storia dell’area con circa 5800 reperti che vanno dall’età faraonica fino al periodo copto e islamico. In particolare, nelle sale sono esposti oggetti provenienti dai principali siti della provincia, come l’importante città di Buto (oggi Tell el-Farain), Xois o Sakha – dove, secondo la tradizione, soggiornò la Sacra famiglia durante la fuga in Egitto – e Fuwah, centro famoso per le sue moschee e per la produzione di tappeti fatti a mano.

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Il museo archeologico dell’Aeroporto del Cairo si amplia

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

f7d42852-ec87-4fb4-a96d-acc0b2e0e4f7Se siete stati in Egitto, prima di ripartire per l’Italia forse vi sarà capitato di visitare il piccolo museo archeologico dell’Aeroporto Internazionale del Cairo. Oppure no, viste le sue dimensioni ridotte e la posizione piuttosto nascosta nel Terminal 3.

Inaugurata nel 2015, l’esposizione comprendeva solo 38 reperti dal Museo Egizio del Cairo, dal Museo Copto e dal Museo d’Arte Islamica (in fondo all’articolo trovate qualche foto che ho scattato un anno fa).

Ma in previsione di un prossimo riallestimento, il museo ha ricevuto nuovi oggetti dai magazzini del Museo di Piazza Tahrir, del Museo Greco-Romano di Alessandria e del Museo Nazionale di Suez: tra questi spiccano tre mummie, un set di canopi e una statuetta in bronzo di Iside alata (imm. a sinistra). In totale, quindi, i pezzi esposti saranno circa 70.

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

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Trasferiti al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana 17 sarcofagi reali

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Sarcofago di Ahmose-Meritamon (ph. Ministry o Tourism and Antiquities)

In attesa della grande parata ufficiale che vedrà il trasferimento di 22 mummie reali dal Museo Egizio del Cairo al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana di Fustat, nei giorni scorsi si è proceduto allo spostamento dei 17 sarcofagi che le accompagnavano.

Le bare lignee erano state scoperte nel 1881 nella cachette di Deir el-Bahari insieme ai corpi imbalsamati di 18 faraoni e 4 regine di XVII, XVIII, XIX e XX dinastia, oltre alle mummie di importanti personaggi della XXI dinastia e di individui non identificati. Tra i sarcofagi, che ora saranno puliti e restaurati, spiccano quelli del re di XVII din. Seqenenra Ta’o, della regina Ahmose-Nefertari, di Ahmose-Meritamon (foto in alto), di Amenofi I, Thutmosi II, Thutmosi III, Ramesse II, Ramesse III e di Padiamon (che però conteneva i resti di Ahmose-Sitkamose).

Questo grande trasloco era stato deciso già nell’agosto del 2019 ed era previsto per lo scorso marzo, ma ovviamente il covid ha costretto a rimandare la data.

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“L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi” (Padova, 25 ott 2019 – 26 lug 2020)

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Per gli amanti dell’antico Egitto una presentazione di Giovanni Battista Belzoni sarebbe completamente superflua; per tutti gli altri il gigante padovano fu una delle figure cardine della nascita dell’egittologia all’inizio del XIX secolo, protagonista di grandi scoperte e altre imprese che, purtroppo, spesso non gli furono riconosciute dai suoi contemporanei.

Così, sulla scia del bicentenario dei tre viaggi in Egitto – effettuati tra 1816 e 1819 – e del ritorno in patria, nella sua città natale è stata organizzata una mostra che ho avuto modo di visitare solo adesso, a pochi giorni dalla chiusura. In ogni caso, avete ancora tempo fino a domani (26 luglio) per fare un salto al Centro Culturare Altinate San Gaetano e vedere “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”.

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Ritratto di Belzoni, Museo di Arte Medioevale e Moderna di Padova

La mostra, curata da Francesca Veronese e da Claudia Gambino, è incentrata sulla personalità eclettica di Belzoni e ne racconta tutte l’eterogenee avventure: non solo le eccezionali gesta egittologiche – come il trasporto del colosso di Ramesse II al British Museum, l’ingresso nella Piramide di Chefren, l’aver liberato dalla sabbia il Tempio maggiore di Abu Simbel e la scoperta della tomba di Seti I – ma anche il passato da forzuto circense, gli studi di ingegneria idraulica, la vena artistica e l’ultima esplorazione – che gli fu fatale – verso Timbuctù.

L’esposizione comprende 150 oggetti – tra reperti archeologici, pubblicazioni e altri documenti dell’epoca, litografie, acquerelli, modellini – provenienti da Padova e da biblioteche e musei italiani e stranieri come l’Egizio di Torino, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, il Museo Civico Archeologico di Bologna, i Vaticani, il Louvre, il British Museum, la British Library ecc. In realtà, però, la componente più evidente è sicuramente quella grafica, grazie a ricostruzioni ambientali, grandi stampe alle pareti e video interattivi. In effetti, se si considera la lunghezza del percorso, i pezzi non solo molti, con una distribuzione che vede anche alcune sale con un singolo oggetto. Quindi, per lo story telling della mostra si è scelto di utilizzare soprattutto l’apparato visivo, tanto che i reperti sono spesso inseriti – cosa che ho apprezzato – in piccole vetrine come fossero parte dei disegni e dei rilievi riprodotti sui muri.

 

Oltre alle varie vicende relative all’esploratore, ci sono anche le classiche sale tematiche dedicate a religione, vita quotidiana, pratiche funerarie, mummificazione, ognuna raccontata per “bocca” di Belzoni stesso con brani tratti dalla sua autobiografia, il “Narrative of the Operations and Recent Discoveries Within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia and of a Journey to the Coast of the Red Sea, in search of the ancient Berenice; and another to the Oasis of Jupiter Ammon”. In effetti, ho avuto la sensazione che, a discapito dell’approfondimento della sua vita, Giovanni Battista sia stato presentato quasi come fosse il curatore, l’autore dei testi. D’altronde, il titolo stesso della mostra pone l’accento più sull’Egitto che su Belzoni. Ma va specificato che tale valutazione non tiene in considerazione l’audioguida che non ho utilizzato. Quindi lo stesso ragionamento può essere fatto anche per l’apparato didascalico che non sempre spiega termini tecnici.

Il percorso espositivo, che si sviluppa quasi completamente nel primo piano del palazzo, prosegue al piano terra attraverso le ultime sale e l’ampio chiostro occupato dal modello in scala 1:15 della piramide di Chefren, alto ben 10 metri. Qui è riprodotta la grande firma che Belzoni lasciò nella camera funeraria, a testimonianza della delusione per la paternità rubata di molte scoperte e della voglia di rimarcare finalmente i suoi meriti.

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Rimandata l’inaugurazione del Grand Egyptian Museum a causa del coronavirus

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ph. Mohamed-El-Shahed/AFP/Getty Images

2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019…

Ormai ci eravamo abituati agli annuali slittamenti dell’apertura del Grand Egyptian Museum. Ma, nonostante le foto continuassero a mostrare un cantiere tutt’altro che completato, sembrava che fosse stata decisa una data ufficiale per l’inaugurazione, seppur parziale, di quello che diventerà il più grande museo archeologico del mondo. Non molto tempo fa, infatti, i ministi delle Antichità e del Turismo (che erano ancora separati) avevano parlato della seconda metà del 2020, con il completamento definitivo dei lavori previsto per il 2022.

Ora, però, la tragica situazione dovuta al coronavirus Covid-19 impone un nuovo stop. Più precisamente, è stato il presidente Al Sisi in persona ieri ad odinare un rallentamento di tutti i grandi cantieri pubblici in corso, con il conseguente slittamento al 2021 delle inaugurazioni previste per quest’anno, come per l’appunto quella del GEM, ma anche del Museo Nazionale della Civiltà Egiziana, della nuova capitale amministrativa e il riallestimento di Piazza Tahrir con il suo nuovo obelisco da Tanis.

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“Tutankhamon, viaggio verso l’eternità” (Firenze, Palazzo Medici Riccardi)

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Da qualche anno il Ministero delle Antichità (oggi anche del Turismo) ha istituito un dipartimento interamente dedicato alla realizzazione di copie a grandezza naturale di famosi reperti egizi da prestare/vendere all’estero. Oltre al mero guadagno diretto, il progetto è stato pensato per invogliare turisti stranieri a visitare l’Egitto per vedere gli originali. In genere, infatti, questi pezzi sono usati per esposizioni pubbliche, ma in realtà anche voi, volendo, potreste acquistare il facsimile di un sarcofago da mettere in salotto. Inutile aggiungere che gli oggetti più gettonati siano quelli del corredo di Tutankhamon.

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Non è un caso che sia stata realizzata una mostra dedicata al giovane faraone che è passata per gli USA, l’America del Sud e alcune capitali d’Europa ed ora rimarrà per due anni in Italia toccando diverse città, a partire da Firenze. “Tutankhamon, viaggio verso l’eternità” è stata da poco inaugurata presso Palazzo Medici Riccardi e io sono andato a visitarla la settimana scorsa. La mostra, a cura di Maria Cristina Guidotti (già curatrice della sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze) e Pasquale Barile (History Lab), unisce oltre 100 copie ufficiali di reperti per lo più provenienti dalla tomba di Tutankhamon, veri pezzi del MAF e la ricostruzione in realtà virtuale immersiva della KV62.

Ad accompagnare la visita c’è Howard Carter stesso che, impersonato da un attore, racconta la storia della scoperta e approfondisce gli argomenti trattati in postazioni video disseminate lungo il percorso (foto a sinistra). Una versione più grande del vero di Selkis (l’originale “abbraccia” con altre tre dee tutelari il naos in legno dorato che conteneva la cassa canopica) vi accoglie a braccia aperte prima di passare a una sala dedicata ai predecessori di Tut in cui ci sono copie di oggetti di Yuya e Tuia (forse i bisnonni), del possibile padre Akhenaton e di Nefertiti. Poi si arriva finalmente al momento della celebre apertura della tomba, con la riproduzione della porta da cui sbirciare le “cose meravigliose” contenute nell’Anticamera (foto in basso).

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Molti degli oggetti dell’Anticamera – come uno dei carri, un letto funerario, la cassa con scene di caccia e guerra, il bellissimo trono dorato – sono esposti nelle due sale successive. Le statue dei due guardiani poi custodiscono l’entrata della riproduzione 1:1 della Camera funeraria dove al centro si trova la cassa in diorite che contiene il sarcofago antropomorfe esterno e una voce narrante spiega le diverse scene ritratte sulle pareti che vengono di volta in volta illuminate da un occhio di bue.

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Da qui si passa all’ultima parte della sezione delle copie in cui sono collocati gli oggetti più famosi trovati nella Camera funeraria e nel cosiddetto Tesoro.

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Ci sono ovviamente i due sarcofagi antropomorfi restanti, l’iconica maschera funeraria (a destra), la cassa canopica con il suo già citato naos dorato, lo scrigno di Anubi, statuette di divinità, modellini di barche, gioielli e perfino la mummia di Tutankhamon.

Le ultime tre sale servono a mostrare un generico contesto funerario grazie ai veri reperti prestati dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Si possono ammirare stele, amuleti, scarabei, ushabti, statuine, vasetti, tessuti, una mummia di epoca romana e il sarcofago di Padihorpakhered, restaurato per l’occasione e mai esposto fino ad ora. Inoltre ci sono manichini di sacerdoti che riproducono il momento della mummificazione – con tanto di defunto immerso nel natron – e una ricostruzione di Tutankhamon con tutti i suoi problemi fisici (ma uno strano viso d’anziano).

L’esposizione si conclude con un’area dotata di diverse postazioni con visori VR e controller che vi permetteranno di esplorare la tomba in 3D ancora zeppa di oggetti. Ma non mi dilungo nella descrizione e vi rimando alla recensione dell’esperienza che avevo già vissuto lo scorso anno in occasione del tourismA 2019.

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In tanti in questi giorni mi hanno chiesto se valga la pena visitare la mostra e la mia risposta è affermativa, seppur con qualche considerazione da fare. Ho avuto la fortuna di vedere i veri reperti del corredo di Tutankhamon  nel Museo Egizio del Cairo e copie ufficiali nel bookshop del museo cairota e all’Accademia d’Egitto a Roma che, seppur realizzate – non sempre – con dovizia di particolari e scrupolosa attenzione, ovviamente non possono reggere il paragone con veri capolavori della produzione artigianale egiziana. Però devo ammettere di aver trovato i facsimile fiorentini meno plasticosi di quelli di Roma; inoltre possono essere considerati un buon palliativo per chi non abbia la possibilità di andare in Egitto. Ho apprezzato alcuni accorgimenti, come l’aver realizzato un secondo foro ad altezza bambino nella porta dell’Anticamera o la disposizione “a matrioska” della cassa canopica che permette di vederne il contenuto. Non mi esprimo invece sulle didascalie provvisorie che, secondo i responsabili, sarebbero state sostituite a breve con versioni corrette e definitive, con testi dedicati ai più piccoli. Avrei però utilizzato più foto – che comunque sono presenti – del fotografo della missione della KV62, Harry Burton, e magari esposto pagine del diario di Carter con la descrizione dei reperti e delle tappe della campagna di scavo.

Infine, consiglio assolutamente di provare la ricostruzione 3D che ha un biglietto a parte, ma che permette di indossare i panni di chi, ormai quasi 100 anni fa, trovò stanze piene zeppe di meraviglie.

TUTANKHAMON | Viaggio verso l’eternità

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Inaugurato il Museo Archeologico di Hurghada

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Source: arabnews.com

Hurghada batte Sharm el-Sheikh e diventa la prima città sul Mar Rosso ad avere un museo archeologico. Entrambe le celebri località balneari, infatti, avevano in cantiere da oltre 10 anni la realizzazione di un’alternativa turistica più culturale alle spiagge, ma questa mattina il Ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha inaugurato proprio l’Hurghada Museum.

getlstd-property-photoCon un’estensione di 10.000 m² (compresi parcheggi), la struttura ospita circa 1000 pezzi che vanno dall’epoca faraonica all’inizio del XX secolo. Le sale sono divise per aree tematiche riguardanti sport, musica, caccia, pesca, religione, pratiche funerarie ecc. Una sezione speciale sarà ovviamente dedicata al patrimonio archeologico del Mar Rosso comprendendo reperti che provengono dai siti di Safaga, Gouna, Wadi Gasus, del sud del Sinai e dallo Wadi Hammamat.

Pagando 200 lire egiziane (circa 11,60 euro; la metà per gli studenti), sarà possibile vedere anche antichità da altri luoghi dell’Egitto, come la statua della regina Meritamon (foto a sinistra), figlia di Ramesse II. Scoperto nel Ramesseo ed esposto precedentemente presso il Museo Egizio del Cairo, il bellissimo busto in calcare dipinto è stato scelto come immagine simbolo del museo di Hurghada.

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