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Firmato accordo tra Museo Egizio di Torino e Comune di Catania

Source: MiBACT

Nella mattina del 24 novembre, presso la sede romana del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, è stato finalmente sottoscritto il protocollo d’intesa tra Museo Egizio di Torino e Comune di Catania. Si arriva così alla tanto attesa formalizzazione dell’impegno del museo piemontese a prestare alcuni reperti alla città siciliana per la mostra temporanea “Missione Egitto 1903-1920“. E questa volta, visto il comunicato ufficiale del MiBACT, non dovrebbero esserci smentite come quanto successo mesi fa. Insieme al padrone di casa Dario Franceschini, erano presenti tutti i rappresentanti delle istituzioni coinvolte per firmare l’accordo: Evelina Christillin, presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Enzo Bianco, sindaco di Catania, e Luisa Papotti, Soprintendente della città metropolitana di Torino.

L’accordo, oltre all’organizzazione della mostra nel Convento dei Crociferi, prevede anche la consulenza scientifica dei curatori torinesi nello studio dei rapporti tra cultura materiale egiziana e quella ellenistica siciliana e lo sviluppo di un non specificato nuovo progetto. Quindi, al momento, non si è parlato chiaramente della creazione di una succursale etnea del Museo Egizio.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1607539313.html

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Esposte per la prima volta le lamine d’oro dalla tomba di Tutankhamon

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Source: dainst.org

In un museo sempre più vuoto, nuovi tesori – una volta tanto non è un’esagerazione – a disposizione dei visitatori.

Ieri, in occasione del 115° anniversario dell’apertura del Museo Egizio del Cairo e del 60° della riapertura del Deutsches Archäologisches Institut Kairo (DAIK), il ministro El-Enany ha inaugurato la mostra speciale delle decorazioni in lamina d’oro provenienti dalla tomba di Tutankhamon. Queste 55 piccole lastre auree su cuoio adornavano i carri da guerra, i finimenti dei cavalli e le guaine delle armi trovate nella KV62, ma non erano mai state esposte al pubblico per il loro cattivo stato di conservazione. Il progetto di restauro è stato portato avanti da specialisti del Museo Egizio, del Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, dell’Institut für die Kulturen des Alten Orients dell’Università di Tübingen e del DAIK. I lavori sono iniziati tre anni fa sotto la direzione di Christian Eckmann – che ha rimediato anche al famigerato incidente della maschera – e sono terminati nei tempi previsti. Ma avete poco tempo per ammirarle – almeno per il momento – perché a fine dicembre saranno trasferite presso il Grand Egyptian Museum.

 

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Cambio di nome al Museo del Cairo: da “Stele d’Israele” a “Stele della Vittoria di Merenptah”

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Source: globalegyptianmuseum.org

 

Un paio di giorni fa, è scoppiata una polemica riguardo una decisione apparentemente ‘politica’ presa dalla direzione del Museo Egizio del Cairo. Sabah Abd el-Razek, alla guida del museo di Piazza Tahrir dallo scorso settembre, ha infatti riferito di un cambio di denominazione per uno dei reperti più famosi dell’intera collezione: la cosiddetta “Stele di Israele”. La stele – una lastra in granito nero di 318 x 163 x 32 cm – risale ad Amenofi III (1387-1348 a.C.), ma fu modificata da Merenptah nel suo quinto anno di regno (1209-1208) per descrivere una vittoriosa spedizione contro le tribù libiche dei Libu e dei Meshwesh. Tuttavia, nelle ultime tre righe delle 28 totali, viene menzionata un’ulteriore campagna militare verso la terra di Canaan che è la causa del nome della stele. Infatti, tra i nemici sconfitti dal figlio di Ramesse II, viene annoverato anche il popolo di YsyriAr (evidenziato in arancione nell’immagine in basso presa dalla pubblicazione di Flinders Petrie che scoprì la stele nel 1896 presso il tempio funerario di Merenptah a Tebe Ovest), termine considerato dai più come la più antica menzione di Israele:

“I re sono abbattuti e dicono ‘Salam’. Nessuno tiene alta la testa fra i Nove Archi; la Libia è devastata; Kheta è pacificata; Canaan è depredata con ogni male; Ascalon è deportata; Geser è conquistata; Ionoam è ridotta come ciò che non esiste; Israele è desolato, non c’è più il suo seme. La Palestina è divenuta vedova per l’Egitto: tutte quante le terre sono pacificate, chi era turbolento è stato legato dal re Merenptah, sia egli dotato di vita come Ra, ogni giorno”.

[traduzione: BRESCIANI E., Letteratura e Poesia dell’Antico Egitto, Torino 1969, p. 277]

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ph. Mattia Mancini

Tornando alla polemica, lunedì scorso è stato annunciato che la decennale didascalia del reperto (JE 31408) è stata modificata inserendo la dicitura “Stele della Vittoria di Merenptah” al posto di “Stele d’Israele” (vedi a sinistra). Alla base della decisione presa da un comitato scientifico creato ad hoc, sembra ci fosse un non ben specificato sbaglio nel testo della descrizione, forse un’errata datazione al regno di Ramesse II. In ogni caso, pur non trattandosi di un vero e proprio cambiamento concettuale (gli egittologi utilizzano entrambi i nomi o anche semplicemente “Stele di Merenptah”), in molti hanno visto nel provvedimento l’ennesimo sintomo della politica sempre più nazionalistica del regime militare egiziano e un segno delle storiche tensioni con Israele – basti pensare solo alla Guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967) – pur comunque attenuatesi negli ultimi anni.

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tratto da: William M. Flinders Petrie, Six Temples at Thebes. 1896, London 1897, pl. 14

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La collezione egizia dell’Avana

Il Museo Nacional de Bellas Artes de La Habana

Museo Nacional de Bellas Artes de La Habana

Chi segue costantemente questo blog avrà capito, attraverso la rubrica “L’Egitto di Provincia”, che si possono incontrare reperti egizi un po’ ovunque, anche nei posti più impensabili. E non solo in Italia. Questo concetto, infatti, può essere allargato a tutto il mondo; non deve stupire, quindi, che una cospicua collezione egizia si trovi anche ai Caraibi.

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Canopi di Nes-shu-tefnut, XXVI din., ph. David Rodriguez Camacho

Nel Museo Nacional de Bellas Artes dell’Avana è possibile ammirare una raccolta di oltre 100 pezzi provenienti dalla Valle del Nilo che, per questo, viene considerata la più importante del Sud America. Il grosso di questo nucleo, composto da rilievi di Nuovo Regno, statue di divinità, amuleti, stele funerarie, ushabti, vasi canopi e un libro dei morti della XXI dinastia, fu ceduta al museo nel 1956, insieme ad altri reperti greci e romani, dal collezionista Joaquín Gumà Herrera, Conte de Lagunillas (1909-1980). Nel 1976, si unì anche il sarcofago di Tashebet, donato dal governo egiziano per la partecipazione di Cuba alla campagna di salvataggio UNESCO dei monumenti nubiani messi in pericolo dalle acque del lago Nasser.

Tra i pezzi più importanti, si possono annoverare: i quattro vasi canopi in alabastro di Nes-shu-tefnut della XXVI dinastia (vedi foto in alto); il set di sarcofagi e cartonnage (foto in basso) di Tashebet, XXII dinastia, scoperto durante lo scavo della tomba di Kheruef (TT192) nell’Assasif; la testa in basalto di Amon, fine Periodo Tardo, dal Tempio di Montu a Medamud. Il resto del corpo del dio curiosamente si trova al Louvre (E. 12988) perché ritrovato dalla missione francese già rotto, forse intenzionalmente in età copta.

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ph. David Rodriguez Camacho

La collezione è stata recentemente studiata e pubblicata dalle egittologhe Milagros Álvarez Sosa e Irene Morfini (foto in alto insieme al sarcofago di Tashebet), nell’ambito delle attività del “Min Project” (ricorderete la scoperta del modello di tomba di Osiride a Qurna). Da questa ricerca, in collaborazione con la curatrice della sezione egizia del museo Aymée Chicuri Lastra, è nato anche il catalogo, “La Colección Egipcia del Museo Nacional de Bellas Artes de La Habana”, che in copertina presenta la bella testa di Amon.

Copertina Catalogo L'Habana

 

 

 

 

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MOSTRA: “Missione Egitto 1903-1920” (Museo Egizio di Torino)

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museoegizio.it

Quando due anni fa veniva inaugurato il nuovo Museo Egizio di Torino, il direttore Christian Greco si riproponeva di trasformarlo da una semplice, seppur importantissima, raccolta di oggetti a un’istituzione attiva, volta alla ricerca. Tra gli strumenti optati per portare avanti questa ‘rivoluzione’, ci sono le grandi esposizioni temporanee che permettono di porre l’accento, ogni anno, su un particolare aspetto delle collezioni. Questa volta, dopo la fortunata “Il Nilo a Pompei”, si torna letteralmente alle origini con una mostra dedicata alle prime campagne di scavo del Museo nella Valle del Nilo: “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata”.

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Dall’11 marzo al 10 settembre, sarà possibile fare un viaggio all’indietro nel tempo verso il primo ventennio del Novecento, quando la Missione Archeologica Italiana (ecco spiegato il gioco di parole nel titolo), guidata dal direttore dell’Egizio Ernesto Schiaparelli, lavorava in siti come Deir el-Medina, Eliopoli, Ermopoli, Giza, Hammamiya, Qau el-Kebir, Assiut, Gebelein e la Valle delle Regine. Da questi siti, provengono alcuni dei tesori che arricchirono il Museo dopo le prime acquisizioni ottocentesche, come il corredo della tomba di Kha e Merit, scoperta integra nel 1906.

Ero presente all’affollata anteprima del 10 marzo, ma ho preferito tornare di nuovo il giorno dopo per apprezzare al meglio una mostra che va vista con calma; infatti, non si tratta della classica esposizione di reperti archeologici (ce ne sono, ma non corrispondono alla parte principale) da visitare camminando. Filmati d’epoca, fotografie in bianco e nero, lettere, diari di scavo, disegni e altri documenti d’archivio vanno osservati con attenzione alla ricerca del particolare curioso e inaspettato che spieghi l’operato di Schiaparelli e dei suoi collaboratori. Per questo, apprezzeranno soprattutto gli addetti ai lavori.

Si parte da una sezione introduttiva in cui, con oggetti d’antiquariato, viene presentata la Torino dell’epoca, città in pieno fermento economico e culturale. Ovviamente, non poteva mancare un riferimento alla principale azienda cittadina con una FIAT 505 del 1920 sulla scalinata che porta alle biglietterie (il proprietario dell’auto è Beppe Moiso, curatore della mostra insieme a Paolo Del Vesco). Poi ci si sposta nell’Egitto degli inizi del XX secolo, dove Schiaparelli, dopo aver convinto Vittorio Emanuele III, riesce a farsi finanziare missioni di acquisizione e finalmente di scavo. L’attrezzatura da campo, i carteggi con le autorità locali, i registri delle presenze degli operai egiziani (e immagino, perché non le ho provate, le audioguide affidate alla Scuola Holden) riescono a far rivivere l’atmosfera polverosa dei cantieri e i mille problemi logistici e burocratici nascosti dietro ogni grande scoperta.

La seconda metà della mostra – forse un po’ sacrificata per gli spazi limitati del piano soppalcato (quanto sarebbe stata suggestiva una stanza degli specchi dedicata alla Valle delle Regine più grande!) – è quella in cui ci si addentra nei principali siti tramite la documentazione originale degli archeologi italiani: le necropoli di Giza ed Eliopoli, la Valle delle Regine con la tomba di Nefertari, Deir el-Medina con la sepoltura di Kha e Merit, Gebelein con le tombe degli Ignoti e di Ini, Assiut con gli ipogei di Antico e Medio Regno. Infine, dopo una sala dedicata agli studi antropologici di Giovanni Marro (mummie e scheletri a volontà), il percorso si chiude tornando idealmente a Torino con i nuovi progetti di allestimento del Museo, divenuti necessari per far spazio a tutti i reperti scoperti in 20 anni di attività.

http://www.museoegizio.it/missione-egitto/

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Grand Egyptian Museum: inaugurazione per la metà del 2018?

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Source: egyptianstreets.com

Prendetela con il solito beneficio del dubbio: è stata diramata l’ennesima data ufficiale di apertura del Grand Egyptian Museum, il mastodontico museo che, all’ombra delle piramidi di Giza, andrà a raccogliere oltre 100.000 reperti, compresi i 3500 del corredo di Tutankhamon. L’inaugurazione – prevista per il 2015, poi 2016 e ancora 2017 – ora è stata spostata alla metà del 2018 dal ministro delle Antichità El-Enany. Sarebbe comunque un’apertura parziale perché per quella definitiva bisognerà aspettare almeno il 2022. I continui ritardi (la posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005) sono da imputare all’attuale crisi politica e, conseguentemente, economica del Paese; non a caso, El-Enany ha aggiunto che ci vorranno 2 miliardi di lire egiziane (circa 112 milioni di euro) per riaprire 20 musei chiusi dal 2011. Di questi, negli ultimi due anni, hanno riaperto i battenti solo il Museo d’Arte Islamica del Cairo, il Museo degli scavi di Elefantina, il Mallawi Museum e quelli di Sohag e di Kom Aushim.

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Riaperto il museo archeologico di Elefantina

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Source: DAI Kairo

Dopo circa 7 anni, martedì scorso (21 febbraio), alla presenza del ministro delle Antichità Khaled el-Enany, è stato ufficialmente riaperto il Museo archeologico di Elefantina, ora diretto da Mustafa Khalil. L’edificio è stato dotato di un nuovo ingresso e di vetrine più funzionali in cui sono esposti oltre 1700 reperti scoperti dalla missione svizzero-tedesca (Schweizerisches Institut für Ägyptische Bauforschung und Altertumskunde in Kairo e Deutsches Archäologisches Institut in Kairo) che lavora sull’isola di Assuan. L’orario di apertura è: 8:30-16:30.

Per altre foto: https://www.facebook.com/DAINST.Kairo/posts/1242480389206093

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Firmato l’accordo per la sezione catanese del Museo Egizio di Torino

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Source: repubblica.it

Dopo l’assenso del MiBACT, finalmente si è arrivati alla firma del protocollo ufficiale che sancisce la nascita della sezione catanese del Museo Egizio di Torino. Il 30 gennaio, è stato stipulato l’accordo finale alla presenza della presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino Evelina Christillin, del direttore Christian Greco, della soprintendente della Provincia di Torino Luisa Papotti, del sindaco di Catania Enzo Bianco e dell’assessore alla Cultura Orazio Licandro.

Così, circa 300 reperti, attualmente conservati nei depositi di Via Accademia delle Scienze, saranno esposti nella sede etnea del Convento dei Crociferi che sarà visitabile nel 2018 con una possibile apertura parziale al pubblico già nel prossimo autunno. Disattesa, quindi, la data, apparsa subito troppo ottimistica, dell’aprile 2017.

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Riaperto il Museo d’Arte Islamica del Cairo danneggiato dall’attentato del 2014

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Source: elpais.es

Il 24 gennaio 2014, un attentato jihadista sconvolgeva il centro del Cairo provocando morti e causando gravi danni anche al Museo di Arte Islamica, situato nei pressi di una caserma di polizia, vero obiettivo dell’autobomba. Ieri (20 gennaio), a distanza di tre anni, il museo ha riaperto le porte ai visitatori, dopo l’inaugurazione ufficiale avvenuta il 18 alla presenza del Presidente Al-Sisi, del Primo ministro Ismail e del ministro delle Antichità El-Enany.

L’esplosione aveva distrutto la facciata della storica sede della collezione e 179 reperti, tra cui 10 irreparabilmente. Il restauro è stato possibile grazie alle donazioni di Emirati Arabi Uniti (50 milioni di lire egiziane), Italia (800.000 euro), UNESCO (100.000 $), American Research Centre in Egypt e Svizzera (1 milione LE). Inoltre, musei come lo Smithsonian di Washington e il Metropolitan di New York hanno inviato esperti per coordinare le operazioni di ripristino delle opere danneggiate che, ora, sono segnalate da una speciale etichetta dorata.

L’attuale percorso espositivo comprende due nuove sale – Armi e monete (in foto) e Manoscritti – portando, così, a 25 il numero delle gallerie, con 4.400 pezzi che illustrano la storia egiziana dal VII al XIX secolo. In occasione della riapertura, il museo sarà gratuito fino al 28 gennaio.

Il nuovo sito web del museo: http://miaegypt.org/

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Ufficiale: a Catania una “succursale” del Museo Egizio di Torino

Source: catania.livesicilia.it

Dopo tante indiscrezioni, finalmente è arrivata la conferma ufficiale: a Catania sarà aperta una sede distaccata del Museo Egizio di Torino. L’idea del sindaco siciliano Enzo Bianco è stata prima accolta dai responsabili dell’istituzione torinese e poi da Dario Franceschini che l’ha definita addirittura “straordinaria”. Il 26 novembre, infatti, il ministro del MiBACT ha visitato i locali di 600 m2 appena restaurati che ospiteranno la collezione, presso il Convento dei Crociferi, e ha firmato la convenzione con il sindaco. Il nuovo museo egizio, in cui saranno esposti reperti originali dai depositi di Torino e copie di alcuni pezzi più famosi, dovrebbe essere inaugurato ad aprile 2017.

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