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Colpo di scena: nessuna stanza nascosta nella tomba di Tutankhamon

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Source: MoA

Tanto rumore per nulla. Dopo quasi tre anni, un’analisi con termocamera e tre con georadar, tre squadre di tecnici impiegate, sembrerebbe che la tesi di Nicholas Reeves sia da rigettare definitivamente: non esiste alcuna stanza nascosta nella tomba di Tutankhamon! La notizia è stata annunciata oggi da Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, durante la 4a Tutankhamun International Conference presso il Grand Egyptian Museum. A mettere una pietra tombale (mai definizione fu più azzeccata) sulla querelle è stato Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino e direttore della missione italiana a cui è stata affidata l’ultima prospezione nella camera funeraria della KV62.

Gli esami erano stati effettuati dal 31 gennaio al 6 febbraio del 2018 e ci sono voluti mesi per elaborare i dati che sono stati consegnati al Ministero delle Antichità dal team del Politecnico in collaborazione con l’Università di Torino3DGeoimaging di Torino, Geostudi Astier di Livorno, l’azienda inglese Terravision e, per la consulenza egittologica, il Centro Archeologico Italiano al Cairo (Istituto Italiano di Cultura).  In contrapposizione con i risultati delle analisi precedenti del giapponese Hirokatsu Watanabe e della National Geographic, la relazione indicherebbe la non discontinuità tra roccia naturale e mattoni nelle pareti nord e ovest della camera funeraria e, dato ancor più importante, l’assoluta mancanza di prove che attestino vuoti celati.

Quindi, nonostante le grandi aspettative fomentate dalla precedente direzione del Ministero delle Antichità, al 99% non ci sarebbero né stanze segrete né corridoi bloccati verso tombe riutilizzate. Secondo Porcelli, le anomalie riscontrate nelle precedenti prospezioni potrebbero essere dovute a “segnali fantasma”, cioè a comportamenti difformi delle onde radar che, invece di penetrare nella roccia, sono scivolate lungo la superficie dell’intonaco dipinto conduttore di elettricità.

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BREAKING NEWS: incendio al Grand Egyptian Museum

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Source: Daily News Egypt

Circa un’ora fa, un vasto incendio è scoppiato nel cantiere del Grand Egyptian Museum di Giza. In particolare, l’area colpita è quella del Palazzo delle Conferenze le cui impalcature sono state avviluppate da alte fiamme e un denso fumo nero.

Nonostante la grande preoccupazione nei confronti dei tanti reperti già trasferiti nel nuovo museo, pare che l’incendio sia stato appena domato dai pompieri senza particolari danni alla struttura, al suo contenuto e agli operai a lavoro. Tuttavia, temo che questo incidente possa far slittare ancora l’apertura parziale prevista per la fine dell’anno, in attesa dell’inaugurazione definitiva del 2022, inshallah.

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Riparte la ricerca delle camere nascoste nella Tomba di Tutankhamon

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Source: Khaled Desouki (AFP) | Atlas

Dopo quasi un anno di fremente attesa, riparte la ricerca delle fantomatiche stanze nascoste nella tomba di Tutankhamon e, con essa, si rimette in moto il gigantesco circo mediatico che ha caratterizzato la vicenda fin dall’inizio. I tecnici italiani diretti da Franco Porcelli (Politecnico di Torino) hanno finalmente ricevuto il via libera dalle autorità egiziane per l’utilizzo del georadar all’interno della KV62. Ci eravamo lasciati a maggio scorso con prospezioni effettuate dall’esterno della tomba grazie al metodo della tomografia di resistività elettrica (ERT: Electrical Resistivity Tomography) e i cui risultati erano stati anticipati per vie traverse già a luglio: due forti anomalie (vuoti?) sarebbero state individuate a nord e a ovest della camera funeraria.

I nuovi esami, che si protrarranno da oggi 31 gennaio fino al 6 febbraio, serviranno proprio a confermare al 99% (parola di Porcelli) queste anomalie e a verificare che siano effettivamente collegate alla tomba e non semplici cavità naturali. La squadra del Politecnico (dipartimenti di “Scienza Applicata e Tecnologia” e “Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture”) utilizzerà tre diversi sistemi di radar con la collaborazione di Università di Torino3DGeoimaging di Torino, Geostudi Astier di Livorno, l’azienda inglese Terravision e, per la consulenza egittologica, del Centro Archeologico Italiano al Cairo (Istituto Italiano di Cultura). Ovviamente, saranno presenti anche membri del Ministero delle Antichità, compreso l’ex ministro Mamdouh Eldamaty che aveva seguito la prima fase della ricerca.

https://poliflash.polito.it/ricerca_e_innovazione/archeo_fisica_della_tomba_di_tutankhamun_da_torino_a_luxor

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Al via gli scavi di Zahi Hawass nella Valle delle Scimmie

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Source: drhawass.com

Preparatevi a future notizie importanti… o anche no. Ormai ho imparato a contare fino a 10 (mila) prima di entusiasmarmi per una news proveniente dalla Valle dei Re. Eppure, le premesse per una grande scoperta ci sarebbero. Il celebre Zahi Hawass ha annunciato sul suo sito web la ripresa degli scavi nella Valle delle Scimmie – il ramo occidentale della necropoli reale – proprio dove, tra 2007 e 2009, aveva individuato quattro depositi di fondazione. La stessa area è stata indagata dalla squadra diretta da Franco Porcelli (Politecnico di Torino) e Gianfranco Morelli (Geostudi Astier di Livorno) e incaricata dal Ministero delle Antichità di mappare tutta la Valle dei Re e, soprattutto, di mettere la parola fine alla querelle ‘Tutfertiti’. Sotto la supervisione del direttore del Mallawi Museum, Ahmed El-Laithy, i tecnici italiani, tra il febbraio e il maggio del 2016, hanno effettuato una serie di prospezioni con la tecnica della tomografia di resistività elettrica (ERT: Electrical Resistivity Tomography) che avrebbero portato subito a risultati sorprendenti, anche se non del tutto confermati.

Infatti, senza che ci sia stato alcun annuncio ufficiale dal Ministero, il documentarista Brando Quilici ha riportato sul suo recente libro (“Enigma Nefertiti. Il più grande mistero dell’antico Egitto”, scritto insieme allo stesso Hawass) che le indagini avrebbero confermato l’esistenza di un’anomalia di circa 6 metri, 4 m dietro la parete Nord della camera funeraria di Tut. E c’è di più. Tornando nella Valle delle Scimmie, la ERT avrebbe individuato un possibile vuoto nelle vicinanze della tomba di Ay: una nuova sepoltura? L’ex Segretario generale dello SCA è convinto di sì, ipotizzando che appartenga ad Ankhesenamon, sposa di Tutankhamon che, alla morte del ‘faraone bambino’, si sarebbe unita al successore e, per questo, sarebbe stata poi inumata accanto alla KV23. Nell’ultimo capitolo del libro di Quilici, Hawass parla addirittura di scalini di pietra non ancora scavati. Non resta che aspettare…

http://www.drhawass.com/wp/valley-of-the-monkeys-excavations/

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Source: drhawass.com

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Un anno (il 4°) di DJED MEDU: le scoperte più importanti in Egitto del 2017

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Source: scribol.com

Tempo di abbuffate e di bilanci di fine anno. Devo ammettere di essere molto soddisfatto di questo 2017 che sta per terminare. Il blog ha raggiunto il suo record di visualizzazioni (pur con meno articoli scritti e battendo perfino il 2015 del clamore suscitato dall’affaire Tutfertiti), la pagina Facebook “Djed Medu – Blog di Egittologia” ha superato i 5000 like, i follower di Instagram crescono stabilmente e sono diventato collaboratore di National Geographic Italia. Ah, dimenticavo: ora anche Paperofi ha la sua pagina fb personale! Per quanto riguarda le notizie, l’anno è stato caratterizzato da un numero maggiore di scoperte rispetto al 2016 dovuto soprattutto a una netta ripresa dell’attività archeologica delle missioni egiziane. Tuttavia, il post più cliccato non ha riguardato un ritrovamento vero e proprio ma un aggiornamento, cioè la corretta attribuzione a Psammetico I della grande statua reale individuata ad Eliopoli (foto in alto). Curioso che sul gradino più basso del podio ci sia il pesce d’aprile che parlava sempre dello stesso colosso! Ed ecco una breve carrellata con gli eventi più importanti per ogni mese:

GENNAIO

blogger-image-1726866593Dopo le circa 40 tombe individuate nel 2016, altre 12 sepolture rupestri scoperte a Gebel el-Silsila da Maria Nilsson e John Ward. Il mese si è poi chiuso con il ritrovamento casuale della tomba di uno scriba reale ramesside, Khonsu, nella necropoli di el-Khokha, Tebe Ovest (foto), effettuata dagli archeologi giapponesi della Waseda University.

FEBBRAIO

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Si è tornati a parlare delle presunte camere nascoste nella tomba di Tutankhamon con una vera e propria svolta imprevedibile. Il nuovo Ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, dopo aver escluso Nicholas Reeves dalla ricerca da lui stesso iniziata, ha affidato il progetto a un team italiano.

MARZO

153809924-429f9b53-e451-4981-b7b4-17691d52c5c5Come già anticipato, la vera scoperta dell’anno è stata quella del colosso di Eliopoli, ritrovato frammentario dalla missione egiziano-tedesca di Dietrich Raue e Ayman Ashmawi. Le operazioni di scavo della statua, che rappresentava Psammetico I, hanno fatto subito il giro del mondo creando non poche polemiche sulle metodologie utilizzate.

APRILE

c9sbouyxkaahhrqIl mese è stato caratterizzato da due scoperte di archeologi locali. La prima riguarda addirittura una piramide a Dashur, quella che, qualche settimana dopo, si è rivelata appartenere ad Hatshepsut, figlia di Ameny Qemau (faraone di XIII din.). L’altro ritrovamento è quello della tomba di Userhat (XVIII din.), a Dra Abu el-Naga, poi riutilizzata come cachette durante la XXI dinastia (in foto).

MAGGIO

18221967_1403740733004906_130437364411360168_nCome succede ormai da quando ho aperto il blog, l’anno non può chiudersi senza una grande notizia dalla missione del Proyecto Djehuty di  José Manuel Galán. Questa volta, nell’area che gli egittologi spagnoli stanno scavando a Dra Abu el-Naga, è venuto fuori addirittura un giardino funerario, il primo del genere ad essere stato scoperto.

GIUGNO

19366119_1452097924835853_1094262461053556149_nAndando indietro di oltre mille anni, a El-Khawy, nei pressi di El-Kab, la missione congiunta della Yale University e dei Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles ha individuato quello che potrebbe essere il più antico esempio di iscrizione geroglifica monumentale. Secondo il co-direttore John Coleman Darnell, infatti, i segni sarebbero stati incisi sulla roccia circa 5250 anni fa.

LUGLIO

artifacts-valley-of-kings-1Nonostante il silenzio del team italiano che sta lavorando nella Valle dei Re, una serie di indiscrezioni, fra cui alcune interviste di Zahi Hawass, ha riacceso l’attenzione sull’affaireTutfertiti. La presenza di anomalie dietro le pareti della camera funeraria sarebbe stata confermata; inoltre, sarebbe stata individuata una nuova tomba nei pressi della KV23.

AGOSTO

20881808_1506513176060994_5463670792080858703_nOtto tombe il “bottino” di agosto: tre tolemaicheEl-Kamil El-Sahrawi, nei pressi del Minya (foto), e cinque di epoca romana a Bir Shagala, nell’Oasi di Dakhla. Le prime sono catacombe con sarcofagi in pietra e loculi scavati nelle pareti. Le seconde, strutture in mattoni crudi, appartenevano alla necropoli di Mut, centro amministrativo dell’oasi.

SETTEMBRE

djrgitox0aa1lreA ulteriore testimonianza di una presenza più attività sul territorio, per quest’anno, degli archeologi egiziani, la scoperta di un’altra tomba di XVIII dinastia a Dra Abu el-Naga, poi riempita di sarcofagi e mummie nel Periodo Tardo. Così come quella di Userhat, anche la sepoltura di Amenemhat era già nota, ma mai indagata prima d’ora.

OTTOBRE

22195600_1551827314862913_8284082349725109245_nNell’arco di una settimana, ben due obelischi (1 e 2) di Antico Regno sono stati ritrovati a Saqqara dalla missione svizzero-egiziana diretta da Philippe Collombert. I monoliti frammentari in granito, i più grandi mai scoperti per quel periodo, appartengono al complesso della piramide di Ankhesenpepi II, moglie di Pepi I (2332-2287) e madre di Pepi II (2279-2184?).

NOVEMBRE

2_khufus-aerial-3d-cut-view-with-scanpyramids-big-void-1Se non dovessero bastare clamore e speculazioni giornalistiche provenienti dalla tomba di Tutankhamon, ecco il nuovo annuncio dal progetto #ScanPyramids: la prospezione muonica avrebbe rilevato un grande vuoto (spacciato da qualcuno come camera/corridoio nascosto) all’interno della Piramide di Cheope. L’annuncio, però, è stato ridimensionato dalle autorità ministeriali egiziane.

DICEMBRE

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L’anno si è chiuso con altre due tombe indagate da archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga. Nelle già note Kampp -150- e -161-, sono state scoperte pareti dipinte e centinaia di oggetti di corredo – frammenti di sarcofago, statue, ushabti, coni funerari, ecc. -, ma l’identità dei defunti non è ancora chiara.

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In partenza per l’Egitto: parteciperò alla missione archeologica di Zawyet Sultan

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ph: Mission to el-Minya

Era da 6 anni che aspettavo questo momento. Finalmente torno in Egitto! Qualcosa avevo già fatto trapelare sulla pagina Facebook nei giorni scorsi, ma ora posso dirlo: si parte! Dal 9 al 27 settembre, infatti, sarò membro di una missione archeologica nei pressi della città di el-Minya, 250 km a sud del Cairo e una sessantina a nord di Amarna (vedi mappa in basso). Il sito dove lavorerò è indicato con vari appellativi, Zawyet el-Maiyitin, Zawyet el-Amwat o Kom el-Ahmar, ma da qui in poi utilizzerò il nome Zawyet Sultan. L’area in questione occupa una lunga fascia della riva orientale del Nilo tra il moderno villaggio che gli dà il nome – e il suo enorme cimitero (foto in basso) – a nord, le montagne del Deserto orientale a est e Kom el-Dik – piccolo centro abitato tra resti archeologici – a sud. Zawyet corrisponde all’antica Hebenu, capitale del XVI nomo dell’Alto Egitto, e ha una storia millenaria con attestazioni che vanno dal predinastico al periodo islamico. Il fulcro del sito, però, corrisponde a una piccola piramide a gradoni (base quadrata di 22,5 m di lato; altezza originaria circa 17 m; altezza attuale 4,75 m) risalente alla fine della III dinastia e che – come altre sei coeve costruite in Alto Egitto (Seila, Abido, Tukh, el-Kulah, Edfu, Elefantina) – è di difficile interpretazione. Forse utilizzata come cenotafio del faraone in territori periferici, la struttura (nella foto in alto) differisce dalle altre simili per il rivestimento in blocchi di calcare. Il resto della piana è occupato dall’insediamento abitativo di epoca romana (case in mattoni crudi) che copre le tracce più antiche. Lungo la falesia, invece, ci sono le tombe rupestri decorate dei funzionari locali di Antico, Medio e Nuovo Regno.

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ph: Mission to el-Minya

Il sito era stato descritto già nel 1798-9 dai “savants” di Napoleone e poi da Champollion e Rosellini nel 1828, ma venne scavato sistematicamente solo nel 1912 (e poi 1913, 1928-9, 1953) da Raymond Weill. Più recentemente, ci sono state indagini di Patrizia Piacentini, Werner Kaiser, Günter Dreyer, Barry Kemp, ma mancava uno studio approfondito d’insieme dell’intera area archeologica. Così è nata la missione a cui parteciperò, congiunta tra University College London (UCL), Universität zu Köln, Università di Pisa e il Ministero egiziano delle Antichità sotto la direzione di Richard Bussmann e Gianluca Miniaci. Il progetto, oltre allo scavo, prevede ricognizioni topografiche e rilievi epigrafici delle iscrizioni delle tombe, tutte cose che spero di mostrarvi – nei limiti delle regole sulla condivisione dei dati e della connessione internet che troverò – sul blog e relativi social (Facebook, Twitter, Instagram) e sui canali ufficiali della missione che vi segnalerò nei prossimi giorni. Quindi, rimanete connessi!

 

http://egittologia.cfs.unipi.it/it/ricerca/zawyet-sultan/

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Scoperta una nuova sepoltura nella Valle dei Re? E che fine hanno fatto le camere segrete della Tomba di Tutankhamon?

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Source: panorama.it

Sono stato a lungo combattuto sullo scrivere o meno questo articolo perché, come ormai sta succedendo dall’agosto del 2015, si va avanti con annunci sensazionalistici seguiti da clamorose smentite. Il tutto senza lo straccio di un dato scientifico condiviso. Sto parlando naturalmente della gestione, a dir poco confusionaria, dell’affaire “Tutfertiti”, ribattezzato così dopo che Nicholas Reeves aveva affermato che la tomba di Tutankhamon potesse nascondere quella di Nefertiti. Tuttavia, date le vostre numerose e legittime richieste d’informazioni in merito, vi riporterò le ultime news anche se non certe al 100%.

Sulle prime, la clamorosa ipotesi, o almeno quella della presenza di due camere nascoste, sembrava essere confermata da indagini al georadar; poi il repentino cambio di atteggiamento da parte delle autorità del Ministero delle Antichità, con addirittura l’estromissione di Reeves dalle ricerche, aveva fatto pensare il contrario. La fantomatica terza prospezione, quella risolutiva, è stata rimandata per mesi senza che ci fosse alcun annuncio dal MoA, se si escludono alcune indiscrezioni rilasciate da Zahi Hawass. Sappiamo benissimo come il celebre archeologo egiziano non si sia mai attenuto al protocollo ufficiale lasciandosi andare a dichiarazioni mediatiche, spesso non seguite da riscontri oggettivi. Così è successo anche quando, intervistato da una trasmissione inglese, ruppe il silenzio di mesi dicendo che la terza scansione al georadar nella KV62 sarebbe stata affidata per il novembre 2016 a una squadra russa. E invece si è arrivati al coinvolgimento di un team italiano diretto da Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino. Infatti, i tecnici del “Progetto VdR Luxor” (Università di Torino, Geostudi Aster di Livorno e Fondazione Novara Sviluppo), utilizzando tre sistemi di radar con frequenze dai 200 Mhz ai 2 Ghz, dovrebbero aver analizzato la camera funeraria di Tutankhamon intorno alla fine di febbraio/inizi di marzo. Ma, anche in questo caso, non si è saputo più niente.

Fino al 7 luglio quando, per la presentazione del suo libro su Nefertiti scritto insieme ad Hawass, il documentarista  Brando Quilici – su La Repubblica e, con maggiori dettagli su National Geographic Italia (articolo misteriosamente sparito mentre sto pubblicando questo post) – si è forse lasciato sfuggire prima del Ministero delle Antichità quello che tutti aspettavamo da tempo. Secondo Quilici, la squadra del Prof. Porcelli (Politecnico di Torino) e dell’Ing. Gianfranco Morelli (Geostudi Astier), supervisionata dal direttore del Mallawi Museum Ahmed El-Laithy, avrebbe effettuato tra febbraio e maggio una prospezione dall’esterno della tomba con la tomografia di resistività elettrica (ERT: Electrical Resistivity Tomography), tecnica ritenuta più adatta del Ground Penetrating Radar per un terreno irregolare come quello della Valle. Nonostante l’iniziale scetticismo di Porcelli, sembra che sia stata rilevata, cito testualmente, «una forte anomalia conduttiva (zone di vuoto nella roccia) a circa quattro metri dalla parete Nord della tomba di Tut. Un “qualcosa” grande almeno sei metri». A quanto pare, quindi, riprende quota l’ipotesi di una continuazione della tomba dopo la camera sepolcrale; ma ho imparato a non pronunciarmi più su questa vicenda. Le ricerche dovrebbero riprendere a settembre con nuovi esami agli infrarossi e, finalmente, con la terza scansione al georadar.

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Source: livescience.com

Non è tutto. I tecnici italiani sono stati scelti anche per fare una mappatura tridimensionale dell’intera Valle dei Re e, nell’ambito di questa procedura, avrebbero effettuato una grande scoperta sempre annunciata da Quilici, ma stavolta confermata da Hawass in persona intervistato da Live Science: una nuova tomba. Nel ramo occidentale della necropoli reale, detto anche “Valle delle Scimmie”, più precisamente accanto alla tomba di Ay (KV23; 1323-1319), l’ERT avrebbe rilevato anomalie conduttive della roccia riconducibili a una nuova sepoltura. Hawass si è detto sicuro della presenza di una nuova tomba reale – per poi in parte ritrattare ammettendo che, per la certezza assoluta, ci sarà bisogno di uno scavo archeologico – perché proprio in quella zona, tra il 2007 e il 2009, aveva scoperto quattro depositi di fondazione, fosse votive di 1 m² ciascuna che contenevano oggetti ceramici e in faience, attrezzi in selce con manico di legno e un cranio di mucca (vedi foto). Questi depositi servivano a delimitare l’area di costruzione di un tempio o, per l’appunto, di scavo di un ipogeo che non era stato individuato per l’interruzione della missione allo scoppio della rivoluzione del 2011. In ogni caso, seguendo l’onda lunga dei proclami ad effetto, l’ex Segretario generale dello SCA ha presentato la possibilità che la tomba possa appartenere ad Ankhesenamon, sposa di Tutankhamon che, alla morte del ‘faraone bambino’, si sarebbe unita al successore Ay e, per questo, sarebbe stata poi inumata accanto alla KV23.

Una storia che ha sempre più condizionali. Troppi.

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Colosso di Psammetico I: sotto processo tre funzionari del Ministero delle Antichità

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Source: elbalad.news

Ricorderete la grande scoperta a Souq el-Khamis – Matariya, l’antica Eliopoli – di due parti di un colosso raffigurante il faraone di XXVI dinastia Psammetico I. In particolare, il trattamento del primo frammento della statua di 8 metri aveva lasciato perplessa l’opinione pubblica, soprattutto per i metodi piuttosto bruschi della sua estrazione dal fango (era stato usato un escavatore: video) e per il mancato controllo del reperto una volta posto sull’attuale piano di calpestio. La testa, infatti, aveva ovviamente attirato l’attenzione degli abitanti locali e, in breve tempo, era diventata un’attrazione per bambini e non (immagine in alto) prima che fosse impacchettata con un’improbabile coperta di Spider-Man. Tutte queste operazioni erano state effettuate anche alla presenza del ministro delle Antichità, Khaled el-Enany; tuttavia, dopo l’uscita di polemici articoli su internet, il busto del colosso era stato sollevato in maniera più consona con delle cinghie.

Per tutti questi motivi, un mese dopo erano partite le indagini della Procura amministrativa, l’organo giuridico egiziano che controlla gli illeciti amministrativi e finanziari dei dipendenti del Governo. Ieri, il neo-eletto procuratore Rashida Fathallah ha confermato il rinvio a giudizio di tre alti funzionari del Ministero delle Antichità, accusati di gravi negligenze tecnico-scientifiche nello scavo: Mahmoud Afifi, capo del settore delle Antichità Egizie, Ayman Ashmawi,  co-direttore della missione archeologica egiziano-tedesca,  e il capo dell’Amministrazione centrale per i monumenti del Delta del Nilo. Per arrivare a una sentenza, è stata formata una speciale commissione scientifica formata da esperti dell’Università del Cairo e sono stati ascoltati tutti i presenti, compreso l’altro direttore della missione, Dietrich Raue (Universität Leipzig).

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Demolite le costruzioni abusive nella necropoli di Dahshur

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Source: MoA

Uno dei principali problemi che il caos successivo alla rivoluzione del 2011 ha portato in Egitto è stato un completo stop per mesi, se non per anni, del controllo delle autorità sul territorio. Questo tilt amministrativo, se rapportato alla gestione del patrimonio storico-archeologico del Paese, ha sicuramente dato il via libera ai tombaroli, ma ha anche incentivato una preoccupante espansione edilizia in aree tutelate. Uno dei casi emblematici è stato quello di Dahshur (45 km a sud del Cairo) dove gli abitanti locali hanno approfittato della situazione per costruire in pochissimo tempo su una delle necropoli più importanti d’Egitto, patrimonio UNESCO. Negli ultimi due giorni, finalmente, il Ministero delle Antichità e l’esercito hanno demolito le costruzioni abusive che, come si vede dalle foto, erano veramente a due passi dalla “Piramide Romboidale” di Snefru (2630-2609) e dalla “Piramide Nera” di Amenemhat III (1846-1801). In particolare, è stato un smantellato un cimitero realizzato nel 2012 per cui ora è stato fornito ‘come risarcimento’ un terreno alternativo fuori dall’area archeologica.

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Source: MoA

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Marilina Betrò nuovo presidente del Comitato Scientifico del Museo Egizio di Torino

betro2.jpgLa Prof.ssa Marilina Betrò, ordinario di Egittologia presso l’Università di Pisa, è il nuovo presidente del Comitato scientifico del Museo Egizio di Torino. Designata dal ministro Dario Franceschini, ricoprirà il ruolo che era occupato dal Prof. Antonio Loprieno. Inoltre, il nuovo Comitato sarà composto da altri illustri professori e direttori di musei internazionali: Susanne Bickel (Universität Basel), Diana Craig Patch (dir. del Dipartimento di Arte Egiziana del Metropolitan Museum di New York), Vincent Rondot (dir. del Dipartimento di Antichità Egiziane del Louvre), Friederike Seyfried (dir. del Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino), Neal Spencer (dir. del Dipartimento di Antichità dell’Egitto e del Sudan del British Museum) e Willemina Z. Wendrich (University of California – Los Angeles).

Come indicato sullo Statuto della “Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino”: «Il Comitato scientifico è nominato dal Collegio dei Fondatori ed è presieduto da uno studioso di chiara fama in egittologia, designato dal Ministro per i beni e le attività culturali, su proposta del Direttore generale per i beni archeologici del Ministero. Esso è composto, oltre che dal Presidente, da sei membri scelti tra personalità di riconosciuto prestigio nel campo della cultura e dell’arte e dotate di specializzazione professionale, comprovata esperienza e specifica competenza, in particolare, nei settori di attività della Fondazione» e «si pronuncia in ordine agli indirizzi, ai programmi ed alle attività scientifiche e culturali della Fondazione ».

Alla Professoressa vanno le mie personalissime congratulazioni, ancor più sentite in quanto suo fiero studente e dottorando.

Biografia e pubblicazioni: http://egittologia.cfs.unipi.it/it/staff-scientifico/marilina-betro/

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