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Demolite le costruzioni abusive nella necropoli di Dahshur

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Source: MoA

Uno dei principali problemi che il caos successivo alla rivoluzione del 2011 ha portato in Egitto è stato un completo stop per mesi, se non per anni, del controllo delle autorità sul territorio. Questo tilt amministrativo, se rapportato alla gestione del patrimonio storico-archeologico del Paese, ha sicuramente dato il via libera ai tombaroli, ma ha anche incentivato una preoccupante espansione edilizia in aree tutelate. Uno dei casi emblematici è stato quello di Dahshur (45 km a sud del Cairo) dove gli abitanti locali hanno approfittato della situazione per costruire in pochissimo tempo su una delle necropoli più importanti d’Egitto, patrimonio UNESCO. Negli ultimi due giorni, finalmente, il Ministero delle Antichità e l’esercito hanno demolito le costruzioni abusive che, come si vede dalle foto, erano veramente a due passi dalla “Piramide Romboidale” di Snefru (2630-2609) e dalla “Piramide Nera” di Amenemhat III (1846-1801). In particolare, è stato un smantellato un cimitero realizzato nel 2012 per cui ora è stato fornito ‘come risarcimento’ un terreno alternativo fuori dall’area archeologica.

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Source: MoA

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Marilina Betrò nuovo presidente del Comitato Scientifico del Museo Egizio di Torino

betro2.jpgLa Prof.ssa Marilina Betrò, ordinario di Egittologia presso l’Università di Pisa, è il nuovo presidente del Comitato scientifico del Museo Egizio di Torino. Designata dal ministro Dario Franceschini, ricoprirà il ruolo che era occupato dal Prof. Antonio Loprieno. Inoltre, il nuovo Comitato sarà composto da altri illustri professori e direttori di musei internazionali: Susanne Bickel (Universität Basel), Diana Craig Patch (dir. del Dipartimento di Arte Egiziana del Metropolitan Museum di New York), Vincent Rondot (dir. del Dipartimento di Antichità Egiziane del Louvre), Friederike Seyfried (dir. del Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino), Neal Spencer (dir. del Dipartimento di Antichità dell’Egitto e del Sudan del British Museum) e Willemina Z. Wendrich (University of California – Los Angeles).

Come indicato sullo Statuto della “Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino”: «Il Comitato scientifico è nominato dal Collegio dei Fondatori ed è presieduto da uno studioso di chiara fama in egittologia, designato dal Ministro per i beni e le attività culturali, su proposta del Direttore generale per i beni archeologici del Ministero. Esso è composto, oltre che dal Presidente, da sei membri scelti tra personalità di riconosciuto prestigio nel campo della cultura e dell’arte e dotate di specializzazione professionale, comprovata esperienza e specifica competenza, in particolare, nei settori di attività della Fondazione» e «si pronuncia in ordine agli indirizzi, ai programmi ed alle attività scientifiche e culturali della Fondazione ».

Alla Professoressa vanno le mie personalissime congratulazioni, ancor più sentite in quanto suo fiero studente e dottorando.

Biografia e pubblicazioni: http://egittologia.cfs.unipi.it/it/staff-scientifico/marilina-betro/

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Aperta inchiesta sullo scavo del colosso di Eliopoli

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Source: thelightmedia.com

La recente scoperta a Matariya (sobborgo settentrionale del Cairo) di frammenti di un colosso identificato con Psammetico I ha scatenato nel web forti polemiche riguardo ai metodi di scavo adottati dalla missione egiziano-tedesca diretta da Dietrich Raue (Universität Leipzig); in particolare, le maggiori accuse sono state rivolte contro l’utilizzo di un escavatore per sollevare dal pantano la pesante testa della statua (qui il video). Non a caso, il giorno dopo, sembra essere stata usata maggiore cura nell’estrarre il torso con imbragature. Successivamente, Raue si era difeso rassicurando sull’effettiva bontà dello scavo stratigrafico e sulla sicurezza delle procedure, versione confermata anche dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, che era presente durante le operazioni (indicato con una freccia nella foto).

Nonostante il benestare delle più alte cariche del ministero – compreso il prezzemolino Zahi Hawass – l’Administrative Prosecution Authority (l’organo giuridico egiziano che controlla gli illeciti amministrativi e finanziari dei dipendenti del Governo) ha comunque aperto un’inchiesta, probabilmente spinta dalla pressione mediatica nazionale ed estera. Le indagini sono in corso e non è ancora stato emesso un verdetto, tanto da spingere il presidente dell’APA, Ali Mohamed Rizk, a bloccare tutte le speculazioni giornalistiche che sono nate nelle ultime settimane.

http://gate.ahram.org.eg/News/1430474.aspx

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Danneggiato irreparabilmente il colosso di Eliopoli

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Source: Getty Images

Per Psammetico non c’è pace: dopo le polemiche sui metodi di scavo e le discussioni sull’identificazione del faraone ritratto, ora il colosso di quarzite – recentemente scoperto a Eliopoli – sembra aver subito danni probabilmente irreparabili. Era appena stato trasferito al Grand Egyptian Museum, quando ieri notte – secondo alcuni giornali egiziani – il torso sarebbe caduto dall’altezza di 4 metri e si sarebbe fratturato in almeno 7 pezzi. Sotto il peso di oltre 8 tonnellate, infatti, il pavimento ha ceduto, collassando insieme ai reperti su di esso disposti (pare anche un pilastro iscritto di Seti II da Matariya). Come era prevedibile, ancora non si hanno comunicati dal Ministero delle Antichità. Evidentemente, nella fretta di chiudere un cantiere che si protrae ormai da troppo tempo, i costruttori del museo non avranno effettuato i lavori in regola.

Fonte: https://tinyurl.com/z658abr

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Il colosso scoperto a Eliopoli non è Ramesse II ma Psammetico I

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Non è un caso che, nei miei precedenti post, non abbia fatto come quasi tutti gli organi di stampa sbandierando l’altisonante nome di Ramesse II. Il colosso in quarzite scoperto a Eliopoli, infatti, non apparterrebbe al grande faraone, seppur la vicinanza con il suo tempio potesse suggerirlo. Anzi, potrei anche essermi sbilanciato troppo definendo la statua “ramesside”. In ogni caso, a fornire questa indiscrezione è stato lo stesso ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, al termine dello spettacolare trasferimento dei reperti scoperti  a Souq el-Khamis verso il Museo Egizio del Cairo a Piazza Tahrir. Il torso pesante 8,5 tonnellate – insieme alla testa, al busto della scultura di Seti II, a due frammenti iscritti di pilastro e a una cornice policroma – sono stati trasportati nella notte (per evitare di congestionare ancora di più il traffico della capitale) con un lungo convoglio di mezzi che ha avuto un’ampia copertura mediatica tramite diverse dirette delle TV egiziane (immagini in basso). Il viaggio, durato dall’1:00 alle 4:00 locali, ricalca eventi d’impatto simili, come il trasferimento del colosso di Ramesse II in Ramses Square nel 2006. Le operazioni si sono poi concluse nella mattinata con il posizionamento dei pezzi nel giardino del Museo dove verranno esposti per 6 mesi, prima di essere spostati definitivamente nel Grand Egyptian Museum di Giza (c’è da aspettarsi un’altra processione in live streaming?).

Tornando alla notizia principale, studi preliminari avrebbero escluso l’attribuzione della statua a Ramesse II; tuttavia, per conoscere il nome del faraone ritratto, bisognerà aspettare la cerimonia ufficiale di questa sera (18:00 locali, 17:00 italiane) durante la quale il ministro, con un’abile mossa pubblicitaria, dovrebbe sciogliere ogni dubbio. Rimanete connessi per tutti gli aggiornamenti (io punto 1 euro su Seti II)!

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haber201703PsamtikAggiornamento delle 18,00:

Si è appena conclusa la conferenza stampa ufficiale presso il Museo Egizio del Cairo con il ministro El-Enany, il direttore della missione Dietrich Raue e altri esperti del MoA. Oltre a informazioni sullo scavo e sul trasporto del colosso, è stato riferito un vero e proprio colpo di scena. Grazie a un frammento del protocollo reale conservatosi sul pilastro dorsale, è stato possibile leggere il nome nebty del faraone ritratto (foto a sinistra): Neb-a cioè Psammetico I (664-610) della XXVI dinastia.

Si tratterebbe, così, della più grande statua di Epoca Tarda mai ritrovata, anche se, viste alcune caratteristiche stilistiche, non si può escludere che sia più antica e quindi usurpata in un secondo momento dal faraone saitico.

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Aggiornamenti e polemiche sulla scoperta del colosso di Eliopoli [con video]

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Source: MoA

Negli ultimi giorni, la notizia della scoperta di una colossale statua ramesside di 8 metri (l’attribuzione a Ramesse II non è ancora sicura per mancanza del cartiglio) effettuata a Eliopoli ha fatto il giro del mondo provocando stupore tra la gente ma anche molte polemiche sulle metodologie adottate per lo scavo. Le perplessità portate avanti sui social, infatti, hanno riguardato soprattutto l’utilizzo di mezzi meccanici, senza apparente cura per la stratigrafia e per l’incolumità del grande frammento di quarzite – parte della corona bianca e la porzione superiore del viso con occhio e orecchio destri – asportato dal fondo fangoso:

Per questo, sono arrivate le risposte dei funzionari del Ministero delle Antichità e soprattutto di Dietrich Raue (Universität Leipzig), direttore della missione protagonista del ritrovamento. In un’intervista rilasciata al presentatore egiziano Adham El Kamouny (qui il video sul suo profilo Facebook), l’egittologo tedesco ha spiegato come sono avvenute in realtà le cose. Lo scavo riguardava un largo basamento all’entrata del tempio di Ramesse II (dove si trovano le persone nella foto in alto) che, tuttavia, era sommerso dalle acque della falda già a pochi centimetri sotto il livello del suolo. Così, oltre all’utilizzo di una pompa idrovora, si è pensato di realizzare una buca più profonda in un’area già indagata nel 2012 per farvi fluire l’acqua. Inaspettatamente, però, qui sono venuti fuori i due frammenti del colosso, oltre al busto di Seti II, poi scavati a mano dagli operai con il solo ausilio di zappe.

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Source: MoA

Come si vede nella foto precedente, la scultura era già rotta perché i templi della zona furono distrutti e sfruttati come cava di materiale edile da riutilizzo in età copta e islamica. Difficilmente si troveranno statue integre, anch’esse inglobate nella costruzione di abitazioni successive che, con il tempo, hanno coperto quasi tutta l’area archeologica. Solo a questo punto è entrato in gioco l’escavatore per sollevare la testa, troppo pesante per altri metodi, comunque alla presenza dei direttori della missione e del Ministro delle Antichità Khaled El-Enany (al centro della foto in alto con occhiali da sole). Il ministro ha assicurato come non ci sia stato contatto diretto tra la roccia e il metallo della benna grazie a palanche di legno e a strati di sughero. Certo, si sarebbe potuto fare di meglio, soprattutto nel tener lontani i curiosi dal reperto (diventato immediatamente trampolino per bambini); infatti, ieri, per tirar su il pezzo maggiore – il busto con pilastro dorsale, braccio destro, mento e barba posticcia – sono state usate cinghie:

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Polemica sull’Egizio a Catania: il direttore Greco risponde alle accuse

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Source: http://gabosutorino.blogspot.it/2017/03/il-congresso-degli-egittologi-degitto.html (consiglio di leggere il post per una cronaca più dettagliata e senza peli sulla lingua)

Sono stato fortemente combattuto tra il dar voce o meno alle polemiche, a mio avviso pretestuose, che hanno coinvolto, soprattutto negli ultimi giorni, il Museo Egizio di Torino. Ma, visto che gran parte del caos creatosi deriva da una generale mancanza d’informazione, alla fine ho deciso di parlarne per mettere in chiaro un paio di cose; anche perché, ieri, il direttore di uno dei musei più virtuosi d’Italia è stato costretto a difendersi in pubblico da accuse tanto infamanti quanto insensate.

La vicenda ormai è nota da un anno, da quando Evelina Christillin, presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, aveva annunciato al TG1 la possibilità di trasferire temporaneamente a Catania alcuni reperti dei depositi. Subito dopo, Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord al Consiglio comunale di Torino, si era opposto a quella che era – ed è tuttora – solo l’eventualità di portar via dalla città qualsiasi oggetto, ‘minacciando’ addirittura di sdraiarsi all’entrata del museo per impedirne il trasporto. Nel frattempo, il progetto è andato avanti e si è arrivati QUASI a una soluzione ben vista dalla direzione dell’Egizio, dalla Soprintendenza di Torino, dal Comune di Catania e dal MiBACT.

Insomma, un progetto che piace a tutti… o quasi. Nell’ultimo mese, infatti, è nato il “Comitato Museo Egizio Patrimonio Inalienabile” con lo scopo di raccogliere le firme dei cittadini e scongiurare che -cito- «una parte della collezione del Museo Egizio di Torino venga sottratta alla città per creare una “sezione distaccata” a Catania». Il testo della petizione continua così: «Gli accordi pare prevedano un prestito della durata di trent’anni (in pratica un trasferimento definitivo) Insostenibile il pretesto addotto, vale a dire che a Torino e in tutto il Piemonte non ci sarebbero spazi espositivi sufficienti, conoscendo l’alto numero di immobili attualmente inutilizzati. Non vengono forniti dati precisi sul numero di reperti che verrebbero trasferiti (ma potrebbero essere, pare, addirittura 17mila)». Nonostante le oltre 10.000 sottoscrizioni, i sit-in di protesta organizzati dal Comitato hanno sempre visto poche unità di partecipanti, a malapena sufficienti a tener tesi gli striscioni ma, a quanto pare, bastanti a costringere il Comune a un incontro pubblico per risolvere la faccenda.

Ieri mattina, infatti, durante la V Commissione consiliare (Cultura), il direttore Christian Greco e la Soprintendente Maria Luisa Papotti hanno smentito alcune notizie false diramate dal Comitato, fra l’altro diffidato di «condotta illecita», e non solo. In particolare, Greco si è detto offeso dell’accusa di voler impoverire l’Egizio quando, invece, i numeri parlano chiaro: gli avanzi di bilancio degli ultimi due anni (grazie alla biglietteria, il Museo si autofinanzia al 118%) hanno permesso – caso unico in Italia – di far ricerca, finanziare tirocini e borse di dottorato, di lavorare all’ulteriore ingrandimento degli spazi espositivi. I pezzi in comodato sarebbero 300 e non 17.000 e al massimo per un periodo 5 anni, limite imposto dalle leggi italiane. Questa piccola raccolta proviene tutta da Tebtunis (Umm el-Bagarat), città del Fayyum famosa per i papiri demotici e greci che fu fondata da Amenemhat III intorno al 1800 a.C., ma sviluppatasi soprattutto nel periodo tolemaico. La nascita della ‘succursale’ di Catania permetterebbe a 5 nuovi ricercatori di studiare questi oggetti che non sarebbero mai stati esposti a Torino, non solo per mancanza di spazio. Prima del trasferimento, però, per testare la risposta del pubblico siciliano, sarebbe riallestita per 9 mesi la mostra “Missione Egitto 1903-1920” che sarà inaugurata a Torino il 10 marzo (parteciperò all’anteprima e presto pubblicherò aggiornamenti sul blog e sui vari social).

Alla fine, anche Francesca Leon, assessora alla Cultura del Comune di Torino, ha appoggiato a pieno il progetto “Catania” e l’operato del Museo Egizio degli ultimi due anni, ma le polemiche non si sono spente con il Comitato che non è soddisfatto delle risposte date.

 Ora qualche mia considerazione personale.

  • Come anticipato, le polemiche sono nate da chiari pretesti politici della minoranza (la Lega che si oppone al trasferimento in Terronia di un patrimonio padano, così come alla campagna d’ingressi gratuiti per i cittadini di lingua araba) e dalla scarsa conoscenza dell’argomento: le 10.000 sottoscrizioni, non seguite da un reale impegno sul campo, sono lo specchio del moderno utilizzo dei social network, fucina di bufale, notizie non verificate e sfoghi egoistici. Sono sicuro che moltissimi firmatari non abbiano mai visitato il Museo Egizio, ma si arrogano comunque il diritto di dire la loro basandosi sul “sentito dire”. Qualcuno parlerebbe di analfabetismo funzionale.
  • Il trasferimento, addirittura all’estero, di parte del proprio patrimonio museale è prassi già consolidata ed è atta ad accrescere la conoscenza dell’istituzione verso nuovi “mercati” (scritto con mille virgolette). L’esempio più famoso è sicuramente la sezione del Louvre aperta ad Abu Dhabi.
  • La cultura va condivisa con ogni mezzo. Che male c’è nell’esporre altrove reperti che, per motivi di spazio o altro, non sarebbero mai visibili a Torino? È un po’ come il bambino che frignando dice che il pallone è suo e che, se non gioca lui, non deve giocare nessuno. Ma attenzione con questo ragionamento infantile perché potrebbe arrivare il bambino egiziano a cui il pallone è stato sottratto tanto tempo fa.
  • In quest’ottica, sarebbe inutile scegliere un’altra sede dell’Egizio in Piemonte come suggerito dai manifestanti. Non ci sarebbe alcuna crescita dell’offerta culturale con una succursale di pezzi ‘minori’ a due passi dal nucleo originario.
  • Infine, bisogna sfatare un po’ di leggende metropolitane sui depositi museali. Spesso la gente, complici alcuni libri e film, si chiede quanti tesori siano nascosti nei sotterranei e il perché non siano visitabili. È vero che la parte visibile del patrimonio di tutti i musei sia solo la punta dell’iceberg, ma non c’entra solo la mancanza di spazio. Molti oggetti sono troppo fragili per essere esposti o solamente spostati, quindi restano nei magazzini per motivi di conservazione. Altri non hanno interesse se non scientifico: decine, centinaia di frammenti o ‘doppioni’ di produzioni in serie hanno un grandissimo valore per gli studiosi, ma rischierebbero di annoiare il visitatore. Per questo vengono scelti solo alcuni esemplari per rappresentare ogni tipologia dal punto di vista formale e funzionale. Certo, si può sempre pensare a iniziative che aprano sempre di più il museo al pubblico, come la rotazione ciclica di alcuni pezzi per permetterne il restauro o l’accesso straordinario ai depositi; ma in questo, di certo non ci si può lamentare dell’Egizio che, di un totale di 37.000 pezzi, ne espone 3500 più gli oltre 10.000 delle “Gallerie della cultura materiale” che sono state progettate proprio per porre l’attenzione sulla serialità artigianale piuttosto che sui singoli prodotti.

http://www.lastampa.it/2017/03/03/cronaca/il-direttore-dellegizio-in-comune-offeso-dalla-polemica-sui-pezzi-a-catania-JQedvXjTtGNsXlrMX3ZXoI/pagina.html

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L’Egizio smentisce: ancora nessun accordo firmato per la succursale di Catania

Sembrava fatta. Il Comune di Catania aveva addirittura ufficializzato la notizia il 31 gennaio con un comunicato stampa (immagine in alto). Ma, a quanto pare, i cittadini etnei dovranno ancora aspettare per poter vedere reperti del Museo Egizio di Torino a due passi da casa. Infatti, per bloccare le news sempre più diffuse della firma di un accordo definitivo sul trasferimento di alcuni pezzi dell’Egizio in Sicilia e per rispondere ad alcune sterili polemiche di soggetti -politici e non- contrari alla fuoriuscita di questi dal Piemonte, oggi la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino è stata costretta a diramare la propria posizione, smentendo di fatto ciò che era stato annunciato dagli amministratori catanesi. Sul sito si legge:

“In relazione alla crescente circolazione di notizie costruite sulla base di fonti non ufficiali, la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino intende rendere pubblica la propria posizione riguardo al progetto di trasferimento di una selezione di reperti egizi a Catania, presso il Convento dei Crociferi.
Da circa un anno sono in corso incontri di approfondimento e verifica da parte del Museo Egizio per valutare la proposta ricevuta dalla Città di Catania, che è stata sin dall’inizio condivisa con il Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Torino e con il Consiglio di Amministrazione i cui rappresentanti sono nominati direttamente dal Collegio dei Fondatori (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT).
Nessun accordo è stato ancora firmato e sono tuttora in corso le opportune valutazioni di fattibilità del progetto al fine di produrre una bozza di accordo condivisa e definita dagli uffici legali dei tre enti coinvolti”

E ancora:

“Se e quando verrà formalizzato l’accordo con Catania, la selezione dei reperti egizi di età ellenistica destinati alla città etnea non sarebbe superiore ai 300 pezzi, selezionati fra i materiali custoditi nei depositi e non destinati, né ora né in futuro, all’esposizione permanente del Museo Egizio”.

Di fronte a questa precisazione, l’assessore alla Cultura del Comune di Catania, Orazio Licandro, ha affermato: “Confermo che, dopo l’accordo quadro definito a Torino il 31 gennaio scorso, le avvocature e gli uffici tecnici della Fondazione, della Soprintendenza e del nostro Comune stanno lavorando alla definizione dell’accordo conclusivo, che sarà sottoscritto in tempi brevi, per l’apertura a Catania di una sezione del Museo Egizio” (Fonte: cataniatoday.it).

 

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L’Egitto fa fuori Reeves dalle ricerche nella tomba di Tutankhamon

Egiptólogo británico Nicholas Reeves

Source: english.ahram.org.eg

Ennesimo colpo di scena -anche se me l’aspettavo- nell’infinita vicenda che riguarda la tomba di Tutankhamon e le ormai mitologiche camere nascoste. Intervistato dal quotidiano spagnolo El Mundo, il ministro delle Antichità Khaled El-Enany (nella foto, quando era ancora direttore del Museo Egizio del Cairo, indossa la polo a righe durante la prima ispezione preliminare del settembre 2015) ha annunciato la decisione di escludere dal progetto la National Geographic, che si era occupata della seconda scansione con georadar, e addirittura Nicholas Reeves, lo studioso da cui tutto era partito!

El-Enany si è ‘giustificato’ dicendo che, nonostante l’ipotesi dell’esistenza di passaggi occultati sia stata formulata dall’egittologo britannico, la tomba appartiene all’Egitto che, da questo momento in poi, si affiderà solo a istituzioni scientifiche serie e non a singoli (critica neanche tanto velata a tutti coloro che hanno lavorato al caso finora). In tal senso, il ministro ha confermato la recente notizia del coinvolgimento di un team del Politecnico di Torino che, utilizzando tre sistemi di radar con frequenze dai 200 Mhz ai 2 Ghz, dovrebbe cominciare a analizzare la camera funeraria della KV62 intorno alla fine di febbraio/inizi di marzo. I tecnici italiani, poi, saranno impiegati anche per la mappatura geofisica dell’intera Valle dei Re, con la speranza di trovare le tombe che ancora mancano all’appello (Zahi Hawass ha parlato di Amenofi I, Thutmosi II, Ramesse VIII e delle regine della XVIII dinastia).

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Tomba di Nefertiti-Tutankhamon: saranno ricercatori italiani a chiudere il caso?

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Nell’affaire “Tutferiti”, ormai non ci si capisce più niente con comunicati e smentite che si rincorrono da oltre un anno. Così, penso sia necessario un ‘riassunto delle puntate precedenti’ (in ogni caso, potete approfondire ogni passaggio cercando l’articolo relativo sul blog):

  • luglio 2015: l’egittologo Nicholas Reeves sconvolge il mondo dell’archeologia con una pubblicazione in cui afferma che, dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria di Tutankhamon, si nasconderebbero stanze sconosciute appartenenti alla tomba di Nefertiti;
  • agosto 2015: Reeves si reca in Egitto e convince il ministro delle Antichità, Mamdouh el-Damaty, a iniziare nuove studi nella KV62;
  • settembre 2015: una prima indagine preliminare visiva sembra confermare l’ipotesi, quindi si procede con mezzi archeometrici;
  • 4 novembre 2015: tecnici dell’Università del Cairo e dell’HIP.institute, utilizzando una termocamera, individuano anomalie nelle aree interessate;
  • 28 novembre 2015: El-Damaty annuncia che, dopo tre giorni di scansioni con georadar effettuate dal giapponese Hirokatsu Watanabe, tutto farebbe pensare alla presenza di vuoti dietro i due muri;
  • 17 marzo 2016: vengono ufficializzati i dati elaborati delle prospezioni di Watanabe che si dice sicuro al 90% dell’esistenza delle stanze e addirittura di una serie di oggetti metallici e organici; di conseguenza, il ministro del Turismo si avventura in audaci dichiarazioni parlando già di “tesori nascosti”;
  • 1 aprile 2016: dopo una seconda prospezione con georadar, questa volta ad opera di tecnici americani della National Geographic Society, il nuovo ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, a differenza del suo predecessore, non fornisce alcuna informazione rimandando il tutto a una terza scansione prevista per maggio;
  • 8 maggio 2016: durante la Second International Tutankhamun Conference al GEM, el-Damaty, senza entrare nel merito, ammette che i risultati della seconda scansione sono stati inconcludenti e contraddittori, mentre el-Enany rinvia a data da destinarsi il terzo esame;
  • ottobre 2016: i mesi di silenzio sull’argomento vengono rotti da Zahi Hawass, da sempre scettico in merito, che prima annuncia per novembre una nuova prospezione con un georadar russo e poi, invitato alla BMTA di Paestum, sposta la data a dicembre/gennaio.

Ed eccoci finalmente all’attualità. Quando aspettavo novità da Hawass (il 17 febbraio sarà al tourismA di Firenze), esce un articolo de La Stampa con l’intervista a Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino e già protagonista della ricerca che ha confermato l’origine meteoritica del ferro di uno dei pugnali di Tutankhamon. A quanto pare, a dicembre, il Ministero delle Antichità avrebbe affidato a un team italiano la terza serie di scansioni con georadar che dovrebbe dare il verdetto definitivo. Il “Progetto VdR Luxor”, così, vede il coinvolgimento dell’Università di Torino, di alcune aziende private, come la Geostudi Aster di Livorno, e dalla Fondazione Novara Sviluppo. Oltre alle analisi della KV62, l’obiettivo della missione comprenderebbe anche la nuova mappatura geofisica dell’intera Valle dei Re con strumenti che possono sondare il terreno fino a 10 metri di profondità e, probabilmente, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana per le immagini da satellite. In attesa di partire per l’Egitto, Porcelli ha affermato che ci vorrà una settimana per acquisire i dati e due per interpretarli al meglio e non fantasiosamente – sospetto della squadra – come nei casi precedenti.

A questo punto, sono ancora più curioso di sentire cosa dirà Hawass a Firenze…

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