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Tempio di Luxor: restaurato uno dei colossi di Ramesse II

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ph. Amr Rageh

In origine, la facciata del Tempio di Luxor doveva essere molto diversa da come appare oggi. Davanti al primo pilone, infatti, manca molto di ciò che fu aggiunto da Ramesse II (1279-1212) alla struttura già esistente dalla XVIII dinastia: uno dei due obelischi fu donato alla Francia nel 1829 da Muhammad Ali Pasha e ora si staglia al centro della parigina Place de la Concorde, mentre, dei sei colossi del faraone – due assisi in trono e quattro stanti – ne rimangono in piedi solo tre a causa di un disastroso terremoto del IV sec. d.C.

Tuttavia, una delle statue distrutte è tornata nella sua posizione originaria dopo un restauro iniziato alla fine dell’anno scorso. Fino a poco tempo fa, i frammenti della scultura in granito grigio – alta 10,8 metri e pesante 65 tonnellate – erano adagiati sul fianco occidentale del pilone (foto in basso), ma finalmente sono stati rimontati. L’inaugurazione ufficiale si svolgerà oggi alle 19:00, ma le foto che stanno già circolando sul web mostrano un Ramses di nuovo in forma!

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ph. Angela Crestani

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Giza: inaugurato laboratorio per il restauro della seconda barca di Cheope

RESTAURACIÓN DE LA SEGUNDA BARCA FUNERARIA DE KEOPS

Source: minuto30.com

Ieri mattina, all’ombra della Grande Piramide di Giza, è stato inaugurato il laboratorio temporaneo che sarà utilizzato per il restauro della seconda barca solare di Cheope (2589-2566). La struttura, definita come la più grande del genere realizzata in un cantiere archeologico, è lunga 45 metri, in grado così di contenere l’intera imbarcazione una volta ricostruita prima di essere trasferita definitivamente al Grand Egyptian Museum (dove, finora, erano trattati tutti gli elementi lignei). All’interno, sono presenti le più avanzate strumentazioni e sistemi di controllo di temperatura e umidità che simulano l’atmosfera del pozzo da dove sono prelevati i frammenti. Il laboratorio rientra nel “Khufu Solar Boat Restoration Project” del team giapponese di Sakuji Yoshimura (Waseda University) ed è stato finanziato con 1 milione di lire egiziane (circa 50.000 euro) dalla Japan International Cooperation Agency. Questo progetto, iniziato nel 2009, si avvia verso la fine della prima fase prevista per il 2020 ed è stato celebrato con l’estrazione, alla presenza della stampa, di uno dei pezzi più importanti della barca: la chiglia di 26 metri (foto in alto; video).

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Fondo USA per lo studio e il restauro di oltre 600 sarcofagi del Museo Egizio del Cairo

Source: elmundo.es

Un fondo statunitense permetterà la documentazione e, se necessario, il restauro di centinaia di sarcofagi lignei conservati negli sconfinati magazzini del Museo Egizio del Cairo. La somma di 130.000 $, messa a disposizione dallo U.S. Ambassador’s Fund for Cultural Preservation”, servirà a finanziare lo studio multidisciplinare di oltre 600 di questi reperti che provengono da recenti scavi archeologici. Un team di 35 dipendenti del museo, assistiti da esperti americani, inglesi e italiani, realizzerà un inventario completo mettendo a disposizione di studiosi e semplici appassionati tutti i dati ricavati. Inoltre, si procederà al restauro di circa 15-20 sarcofagi che saranno esposti al pubblico. Il progetto rientra negli accordi firmati lo scorso anno tra USA ed Egitto per bloccare il traffico illecito di antichità.

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Karnak, ricostruita cappella per barca sacra di Thutmosi III

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Source: CNRS-CFEETK 2016

Alla presenza del ministro El-Enany, ieri è stato ufficialmente inaugurato un nuovo monumento nel Museo all’aperto del complesso di Karnak. Nell’area dell’angolo N-E della cinta di Amon-Ra preposta all’esposizione delle strutture ricostruite (come la “Cappella Bianca” di Sesostri I o la “Cappella Rossa” di Hatshepsut), da oggi è possibile ammirare anche la cappella in calcite di Thutmosi III (1458-1424) ritrovata in frammenti, tra il 1914 e il 1954, nel riempimento del 3° pilone e nei pressi del 9° pilone. Il sacello originariamente era  posto di fronte al 4° pilone come stazione intermedia per accogliere la barca sacra di Amon durante le processioni, prima di essere smantellato e riutilizzato come materiale di reimpiego. La ricostruzione della cappella è stata affidata al team del Centre Franco-Égyptien d’Étude des Temples de Karnak (CFEETK) che aveva iniziato nel 2010 rimontando i pezzi delle pareti per poi passare, lo scorso anno, al difficile ricollocamento della lastra del soffitto, pesante 76 tonnellate (qui il video del procedimento). I lavori di restauro e pulizia finale si sono conclusi nelle scorse settimane.

http://www.cfeetk.cnrs.fr/index.php?page=anastylose-chapelle-thoutmosis-iii

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Source: MSA

Con l’occasione, è stato aperto al pubblico anche il Tempio Orientale di Ramesse II (1279-1212), costruito attorno all’Obelisco Unico nell’estremità est della cinta di Amon, prima del portale di Nectanebo I. Modificato da Taharqa (690-664) e da Tolomeo VIII (170-163), il santuario consisteva in un pilone e una sala ipostila.

Per la ricostruzione virtuale: http://dlib.etc.ucla.edu/projects/Karnak/feature/RamessesIIEasternTemple

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Identificata la “Cappella del capitano” della seconda barca solare di Cheope

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Source: weekly.ahram.org.eg

Durante le operazioni di asportazione e restauro del legno appartenente alla seconda barca solare di Cheope, è stata identificata la copertura della “Cappella del capitano” (foto in alto). Le tavole in cedro -riconosciute grazie a un confronto con la prima barca solare che oggi è nel museo accanto alla Grande Piramide – facevano parte di una struttura che si trovava a prua, una sorta di baldacchino per il conducente dell’imbarcazione opposta alla grande cappella del faraone a poppa (immagine in basso).

I pezzi in questione sono gli ultimi dei 700 su 1400 trasferiti presso il Grand Egyptian Museum dove verranno restaurati e rimontati per l’esposizione prevista, un po’ troppo ottimisticamente, per il 2017. Le due barche di 47 metri furono scoperte nel 1954 da Kamal el-Mallakh in fosse a sud della Piramide di Cheope, ma la seconda è rimasta sigillata nel suo pozzo fino al 1987 a causa del pessimo stato di conservazione. Ma solo nel 2009, è iniziato il progetto di rimozione affidato alla squadra di Sakuji Yoshimura (Waseda University) che ha effettuato una prima fase di pulizia, disinfestazione e consolidamento in situ per poi, abbassato il livello di umidità del legno al 55%, completare le procedure nei laboratori del GEM.

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Elaborazione grafica delle foto originali da ancient-egypt-online.com e ehoza.com

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Scoperte a Tell Tebilla, Delta N-E

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Source: MSA

Il ministro delle Antichità Mamdouh El-Damaty ha reso noti i primi risultati della nuova missione egiziana a Tell Tebilla, nel Delta nord-orientale, dove, due anni fa, fu scoperta una mastaba di XXVI dinastia con un ricco corredo. Lo scavo dell’antica Ra-Nefer, situata nei pressi della città di Dikirnis, governatorato di Dakahlia, è iniziato lo scorso settembre e si è concentrato su sepolture del Periodo Tardo e, soprattutto, su tombe in mattoni crudi di epoca greco-romana. Tra gli oggetti ritrovati, ci sono contenitori ceramici, statuette di divinità e amuleti in bronzo, faience, alabastro e avorio che andranno nel deposito archeologico del ministero a Dakahliya.

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Torna in esposizione la maschera restaurata di Tutankhamon

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Source: theguardian.com

Finalmente, dopo un restauro di 8 settimane, la maschera d’oro di Tutankhamon è tornata oggi in esposizione nella sua teca presso il Museo Egizio del Cairo. Poche ore fa, infatti, il ministro El-Damaty ha presentato a giornalisti di tutto il mondo il lavoro svolto da Christian Eckmann, esperto nel trattamento del vetro e dei metalli del Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, che ha rimediato ai danni causati nell’agosto 2014 dall’ormai famoso intervento con la resina epossidica. Il ripristino dello stato originale di barba e mento, finanziato con 50.000 euro dal governo tedesco, ha visto, nella fase più delicata, proprio la rimozione della crosta di materiale legante in eccesso, oltre ai residui dell’incollatura del 1946 (prima, infatti, la maschera era esposta con la barba staccata), effettuata senza agenti chimici e solo tramite spatole di legno e un leggero riscaldamento della colla. Durante le operazioni, è stato scoperto il sistema originale di fissaggio consistente in un tubo interno d’oro e uno strato di cera d’api che è stata riutilizzata da Eckmann. Il risultato? A giudicare dalle immagini, Tut mi sembra in gran forma!

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Il tubo interno scoperto durante il restauro (ph. Noor Mostafa)

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Lo stato della barba prima e dopo il restauro (Source: middleeasteye.net)

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Gli USA aiuteranno l’Egitto nella salvaguardia della Sfinge

Source: egypt.usembassy.gov

Source: egypt.usembassy.gov

Durante una visita ufficiale a GizaStephen Beecroft, ambasciatore americano in Egitto (quello con la camicia a quadri), ha annunciato che gli USA continueranno a supportare economicamente il paese africano nella salvaguardia del suo patrimonio storico-archeologico. In particolare, Beercroft ha confermato che l’U.S. Agency for International Development (USAID) continuerà ad aiutare gli Egiziani a proteggere la Sfinge dall’acqua della falda freatica che ne minaccia la base. Il problema era apparso nel 2006 mettendo in pericolo il monumento e la “Città dei costruttori delle piramidi”, ma è stato temporaneamente risolto abbassando il livello idrico. La stessa cosa era successa nella Vecchia Cairo, a Luxor e a Edfu dove, sempre grazie all’intervento dell’USAID, si è evitato il peggio. Dal 1995, l’agenzia statunitense ha fornito circa 100 milioni di dollari per la conservazione e il restauro di siti che si trovano nella Cittadella della capitale, a Giza, Luxor, Alessandria, Sohag e sul Mar Rosso.

http://egypt.usembassy.gov/pr090315b.html

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La Germania donerà 50.000 € per il restauro della maschera di Tutankhamon

Source: weekly.ahram.org.eg

Source: weekly.ahram.org.eg

Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha offerto all’Egitto, da parte del suo governo, la somma di 50.000 € per il restauro della maschera di Tutankhamon, Ormai sono ben noti l’incidente che ha causato il distacco della barba posticcia e, ancora di più, il goffo tentativo di riparare il danno, così si è deciso di affidare il reperto a un esperto straniero, Christian Eckmann (Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz; in foto), che a fine mese dovrebbe illustrare lo stato dei lavori. La Germania è ulteriormente implicata nel progetto con la partecipazione del Deutsches Archäologisches Institut in Kairo.

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La maschera di Tutankhamon sarà restaurata ad agosto

Source: alaraby.co.uk

Source: alaraby.co.uk

La maschera di Tutankhamon sarà finalmente restaurata, anche se bisognerà aspettare ancora poco più di un mese. Dopo la figuraccia mondiale dello scorso gennaio, il ministro El-Damaty ha annunciato che ad agosto si procederà al ripristino dello stato del reperto prima che un incompetente tecnico del Museo Egizio del Cairo rincollasse la barba posticcia con della resina epossidica. Per non ricadere in errori così grossolani, da un mese si stanno effettuando accurati studi sulla maschera per orientare gli interventi di eliminazione dell’errato materiale legante e di restauro della superficie d’oro. Tali analisi sono portate avanti da un comitato scientifico composto dal ministro stesso, da Christian Eckmann, esperto di restauro dei metalli presso il Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, da Tarek Tawfik, direttore del Grand Egyptan Museum, dal responsabile del settore restauro metalli del Museo del Cairo e da un altro tedesco che si occuperà della TAC. Eckmann, poi, si recherà in Germania per creare una replica in gesso della maschera e per provare vari metodi che, in agosto, presenterà in una conferenza internazionale e applicherà sul “paziente”. Quindi, se doveste andare in vacanza in Egitto quest’estate, aspettatevi una teca vuota per un po’ di tempo.

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