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Torna in esposizione la maschera restaurata di Tutankhamon

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Source: theguardian.com

Finalmente, dopo un restauro di 8 settimane, la maschera d’oro di Tutankhamon è tornata oggi in esposizione nella sua teca presso il Museo Egizio del Cairo. Poche ore fa, infatti, il ministro El-Damaty ha presentato a giornalisti di tutto il mondo il lavoro svolto da Christian Eckmann, esperto nel trattamento del vetro e dei metalli del Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, che ha rimediato ai danni causati nell’agosto 2014 dall’ormai famoso intervento con la resina epossidica. Il ripristino dello stato originale di barba e mento, finanziato con 50.000 euro dal governo tedesco, ha visto, nella fase più delicata, proprio la rimozione della crosta di materiale legante in eccesso, oltre ai residui dell’incollatura del 1946 (prima, infatti, la maschera era esposta con la barba staccata), effettuata senza agenti chimici e solo tramite spatole di legno e un leggero riscaldamento della colla. Durante le operazioni, è stato scoperto il sistema originale di fissaggio consistente in un tubo interno d’oro e uno strato di cera d’api che è stata riutilizzata da Eckmann. Il risultato? A giudicare dalle immagini, Tut mi sembra in gran forma!

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Il tubo interno scoperto durante il restauro (ph. Noor Mostafa)

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Lo stato della barba prima e dopo il restauro (Source: middleeasteye.net)

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Gli USA aiuteranno l’Egitto nella salvaguardia della Sfinge

Source: egypt.usembassy.gov

Source: egypt.usembassy.gov

Durante una visita ufficiale a GizaStephen Beecroft, ambasciatore americano in Egitto (quello con la camicia a quadri), ha annunciato che gli USA continueranno a supportare economicamente il paese africano nella salvaguardia del suo patrimonio storico-archeologico. In particolare, Beercroft ha confermato che l’U.S. Agency for International Development (USAID) continuerà ad aiutare gli Egiziani a proteggere la Sfinge dall’acqua della falda freatica che ne minaccia la base. Il problema era apparso nel 2006 mettendo in pericolo il monumento e la “Città dei costruttori delle piramidi”, ma è stato temporaneamente risolto abbassando il livello idrico. La stessa cosa era successa nella Vecchia Cairo, a Luxor e a Edfu dove, sempre grazie all’intervento dell’USAID, si è evitato il peggio. Dal 1995, l’agenzia statunitense ha fornito circa 100 milioni di dollari per la conservazione e il restauro di siti che si trovano nella Cittadella della capitale, a Giza, Luxor, Alessandria, Sohag e sul Mar Rosso.

http://egypt.usembassy.gov/pr090315b.html

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La Germania donerà 50.000 € per il restauro della maschera di Tutankhamon

Source: weekly.ahram.org.eg

Source: weekly.ahram.org.eg

Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha offerto all’Egitto, da parte del suo governo, la somma di 50.000 € per il restauro della maschera di Tutankhamon, Ormai sono ben noti l’incidente che ha causato il distacco della barba posticcia e, ancora di più, il goffo tentativo di riparare il danno, così si è deciso di affidare il reperto a un esperto straniero, Christian Eckmann (Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz; in foto), che a fine mese dovrebbe illustrare lo stato dei lavori. La Germania è ulteriormente implicata nel progetto con la partecipazione del Deutsches Archäologisches Institut in Kairo.

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La maschera di Tutankhamon sarà restaurata ad agosto

Source: alaraby.co.uk

Source: alaraby.co.uk

La maschera di Tutankhamon sarà finalmente restaurata, anche se bisognerà aspettare ancora poco più di un mese. Dopo la figuraccia mondiale dello scorso gennaio, il ministro El-Damaty ha annunciato che ad agosto si procederà al ripristino dello stato del reperto prima che un incompetente tecnico del Museo Egizio del Cairo rincollasse la barba posticcia con della resina epossidica. Per non ricadere in errori così grossolani, da un mese si stanno effettuando accurati studi sulla maschera per orientare gli interventi di eliminazione dell’errato materiale legante e di restauro della superficie d’oro. Tali analisi sono portate avanti da un comitato scientifico composto dal ministro stesso, da Christian Eckmann, esperto di restauro dei metalli presso il Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, da Tarek Tawfik, direttore del Grand Egyptan Museum, dal responsabile del settore restauro metalli del Museo del Cairo e da un altro tedesco che si occuperà della TAC. Eckmann, poi, si recherà in Germania per creare una replica in gesso della maschera e per provare vari metodi che, in agosto, presenterà in una conferenza internazionale e applicherà sul “paziente”. Quindi, se doveste andare in vacanza in Egitto quest’estate, aspettatevi una teca vuota per un po’ di tempo.

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Il Ministro delle Antichità ammette i danni alla Maschera di Tutankhamon

10269540_799651983415658_4058502179704487205_nSi è da poco conclusa la conferenza stampa che tutti aspettavamo, tenutasi presso il Museo Egizio del Cairo alle 17:00 locali (in Italia, le 16:00). Come era prevedibile, tutte le smentite ufficiali sui danni provocati alla maschera di Tutankhamon si sono rivelate solo un goffo tentativo di insabbiare la figuraccia. Non potendo più negare l’evidenza, il ministro El-Damaty e tutti i responsabili del museo hanno chiesto scusa per l’increscioso incidente (per le informazioni, ringrazio soprattutto Nigel Hetherington presente alla conferenza). Lo scorso agosto, durante il cambiamento dell’illuminazione della vetrina, alcuni tecnici hanno fatto staccare la barba posticcia, forse resa meno stabile per il cedimento della precedente colla usata nel 1944. Così, per “risolvere” il problema in fretta, un curatore ha deciso di rincollare il pezzo con della resina epossidica (vedi foto).

L’MSA ha affidato l’analisi della situazione a Christian Eckmann, esperto di restauro dei metalli presso il Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, che si era già occupato delle decorazioni d’oro trovate nella KV62. Eckmann ha confermato la presenza della resina, materiale per niente adatto allo scopo anche se spesso utilizzato, e ha aggiunto che, fortunatamente, può essere eliminata attraverso un delicato trattamento. Quindi, il danno non sarebbe irreversibile, sempre che si affidino a persone competenti, questa volta. Resta però un graffio provocato dal curatore nel tentativo di togliere la colla in eccesso, sembra con un raschietto o con della carta vetrata. Ma El-Damaty ha affermato che non è stato possibile capire l’origine di questo graffio (come se mancassero foto della maschera per fare un confronto…) e che, quindi, bisognerà aspettare l’esito di un’indagine interna.

Aggiornamento (28/01/2015):

Sembra che il ministro El-Damaty abbia punito Elham Abdel Rahman, responsabile del dipartimento di restauro del Museo Egizio e moglie del curatore che, secondo le indiscrezioni giornalistiche, avrebbe incollato la barba. La donna è stata trasferita al Museo delle Carrozze Reali, piccola collezione nella Città Vecchia con 8 cocchi e qualche manichino vestito con costumi d’epoca. Temporaneamente al suo posto all’Egizio, Saeed Abdel Hamid, omologo del Museo Copto del Cairo.

 

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La maschera di Tutankhamon è stata danneggiata?

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Source: alaraby.co.uk

Dopo le maschere in cartonnage lasciate in ammollo in acqua e Palmolive, ci mancava solo la barba posticcia di Tutankhamon rincollata con l’Attak… Sembra proprio che alcuni archeologi e restauratori abbiano studiato da Muciaccia! Questa volta niente di confermato, ma, nonostante le smentite ufficiali del ministro El-Damaty e del direttore del Museo Egizio del Cairo, Mahmoud El-Halwagy, continuano a filtrare indiscrezioni sul presunto danneggiamento della maschera funeraria di Tutankhamon.

Un funzionario del museo, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha raccontato al sito Al Araby Al Jadeed che, lo scorso ottobre, una squadra di restauratori avrebbe accidentalmente fatto staccare la barba durante le operazioni di pulizia del reperto e, invece di avvertire il Ministero delle Antichità, avrebbe “risolto” con un metodo casalingo. Infatti, la responsabile del team, Elham Abdelrahman, in preda al panico, avrebbe chiamato il marito che, anch’egli impiegato nel rinnovamento del museo, avrebbe riattaccato il prezioso pezzo in oro e lapislazzuli con della resina epossidica, la classica supercolla che usiamo quando ci cade il vaso della nonna. Un ulteriore danno sarebbe stato provocato dal tentativo di raschiare i residui in eccesso della colla solidificata.

Il condizionale è d’obbligo, ma l’immagine proposta sembra evidenziare il problema, soprattutto se paragonata con la foto del Griffith Institute scattata in precedenza.

Aggiornamento:

Cominciano ad uscire le prime dichiarazioni ufficiali (anche se, come detto, ce n’erano state altre già a novembre) rilasciate al sito Ahram Online. Secondo il direttore El-Halwagi, la maschera non ha subito alcun danno perché è costantemente monitorata, ma è stato comunque istituito un comitato di archeologi che valuterà la situazione e stilerà un rapporto dettagliato. Anche il ministro El-Damaty nega la notizia (a novembre aveva affermato di aver controllato con i suoi occhi), dicendo che il materiale trasparente che si vede tra barba e mento è un supporto (non specificato) che viene posto durante le operazioni di pulitura e restauro e poi tolto una volta essiccato.

 

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Kom el-Hettan, inaugurato altro colosso di Amenofi III

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Source: dailymail.co.uk

 

La scorsa domenica, alla presenza del ministro El-Damaty e di altri funzionari dell’MSA, è stata inaugurata un’altra statua colossale di Amenofi III (1387-1348 a.C.) a Kom el-Hettan, il tempio funerario del faraone nella West Bank di Luxor. A differenza dei cosiddetti “Colossi di Memnone”, l’effige in quarzite, alta 13 metri e pesante 110 tonnellate, rappresenta il re in posizione eretta con la corona bianca dell’Alto Egitto e tenente nella mano un rotolo di papiro con il suo cartiglio.

La statua, insieme alla sua gemella presentata al pubblico all’inizio dell’anno, si trovava nell’entrata nord del tempio e cadde a pezzi a causa di un terremoto nel 27 a.C. Il restauro è stato effettuato dalla squadra del “Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project” diretta dall’egittologa tedesca  Hourig Sourouzian.

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Trasferiti al GEM 15 frammenti della seconda barca solare di Cheope

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Source: english.ahram.org.eg

Continuano i lavori di restauro della seconda barca solare di Cheope. Il “Khufu Solar Boat Restoration Project”, diretto da Afifi Rohayem, è arrivato alla terza fase e punta verso la ricostruzione completa dell’imbarcazione scoperta nel 1987 grazie a uno scanner geo-magnetico. La vera attività sul campo, però, è iniziata solo nel 2008 quando, dopo il sollevamento dei pesanti blocchi che sigillavano la camera ipogea, gli archeologi giapponesi della Waseda University hanno cominciato ad analizzare e a contare i pezzi di legno (1450). Il team del prof. Sakuji Yoshimura ha poi proceduto all’asportazione del primo dei 13 strati di frammenti sovrapposti e, nello speciale laboratorio istallato a Giza, al trattamento dei pezzi infestati da funghi, insetti e altri parassiti.

Proprio tra questi 200 frammenti, sono stati selezionati i 15 più fragili da inviare nei magazzini del Grand Egyptian Museum dove, una volta restaurate tutte le parti, verrà rimontato il battello. Infatti, il progetto prevede l’esposizione, chissà quando, presso il GEM di entrambe le barche con il trasferimento della prima dall’attuale (orribile) museo costruito appositamente accanto alla Grande Piramide.

La presenza di due barche era fondamentale per il viaggio del faraone nell’Aldilà perché una era usata durante il giorno e l’altra durante la notte. Non sono state trovate ancora quelle di Chefren e Micerino, ma Yoshimura ipotizza che il padre possa aver fatto costruire le sue anche per i figli.

 

 

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Chiusa per restauro la Tomba di Tutankhamon

Tuatankamon-1Mentre i media di tutto il mondo stanno impazzendo per l’ultima – e tutt’altro che originale – ricostruzione virtuale del volto di Tutankhamon (realizzata per un documentario della BBC), in Egitto, Youssef Khalifa, Capo del Dip. delle Antichità Egizie presso il Ministero delle Antichità, ha annunciato che la tomba del giovane faraone, la KV62, resterà chiusa dal 1 Novembre al 15 Dicembre per lavori di restauro. Si tratta di operazioni di routine affidate al Getty Conservation Institute che si occuperà solo delle pitture delle pareti interne e non della mummia che, in questi giorni, è stata già messa abbastanza sotto i riflettori.

Vi ricordo che, per motivi di conservazione, la tomba è già destinata ad essere chiusa al pubblico e ad essere sostituita da una replica perfetta che, attualmente, si trova all’imbocco della Valle dei Re, dietro la Carter’s House. Per maggiori informazioni sulla KV62: http://www.thebanmappingproject.com/

Aggiornamento (4/11/2014):

Il Ministro El-Damaty, oggi in visita alla Valle dei Re, ha deciso di spostare la chiusura della tomba di Tutankhamon alla fine della stagione turistica.

 

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Due sarcofagi egizi restaurati a Ischia

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Nella mattinata di oggi, presso il Castello Aragonese di Ischia, si è tenuta una conferenza stampa per presentare un importante progetto di collaborazione tra Italia e Belgio. L’Istituto Europeo del Restauro, che ha sede proprio nell’isola, lavorerà per un anno su due sarcofagi provenienti dal Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles.

In questo periodo, più ulteriori 12 mesi appena tornati a “casa”, i reperti saranno restaurati e studiati da un team internazionale diretto da Teodoro Aricchio (IER) e coordinato da Luc Delvaux, curatore della collezione egizia del museo belga. Tutte le operazioni, sull’esempio del Museo Egizio di Torino, saranno visibili dal pubblico presso il laboratorio dell’Istituto nel Castello Aragonese.

I sarcofagi risalgono alla XXI dinastia (1070-945) e furono scoperti nel 1891 da Georges Daressy, forse su suggerimento del celeberrimo tombarolo Mohammed Abd el-Rassoul, nella cachette di Bab el-Gasus (la seconda a Deir el-Bahari dopo quella reale della DB320), insieme ad altre 151 bare per lo più appartenenti a sacerdoti di Amon a Karnak. Qualche anno dopo, i sarcofagi furono ceduti dal Museo Egizio del Cairo a quello di Bruxelles insieme a molti altri reperti provenienti dalla tomba.

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