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Scoperto il sarcofago del tesoriere di Ramesse II

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Tornano le consuete notizie da Saqqara. Ripresa l’attività di scavo a sud della rampa processionale della piramide di Unis, la missione diretta da Ola El-Aguizy (Università del Cairo) ha scoperto il sarcofago dell’alto funzionario Ptahemuia, la cui tomba era stata individuata lo scorso anno. In realtà, come segnalavo nel 1000° articolo di questo blog, si trattava di una riscoperta in quanto la sepoltura era stata già localizzata e parzialmente documentata da Auguste Mariette intorno al 1858-59, ma poi se ne erano perse le tracce.

Tuttavia, l’indagine del team egiziano ha condotto ad ambienti sconosciuti finora in fondo al pozzo funerario (2,1×2,2 metri, profondo 7), in particolare alla camera sepolcrale principale e al massiccio sarcofago in granito rosso dello “Scriba reale delle divine offerte a tutti gli dèi del Basso e dell’Alto Egitto”, “Grande Sovrintendente al bestiame” e “Sovrintendente al tesoro del Ramesseo” sotto Ramesse II (1279-1212 a.C.). Titoli e nome del defunto sono stati confermati grazie ai rilievi incisi sulla superficie del sarcofago antropoide, insieme a formule funerarie e alle figure di divinità come Anubi e i quattro figli di Horus. Come già notato nelle precedenti campagne di scavo, le tracce della visita di tombaroli sono chiare e il sarcofago è risultato vuoto se non per pochi residui di resina della mummificazione; in particolare, il coperchio era rotto con uno dei frammenti ritrovato a terra in un angolo della stanza (foto in basso). Tuttavia, credo che i ladri abbiano approfittato di una rottura precedente, forse contemporanea all’inumazione di Ptahemuia o relativa a un riutilizzo del sarcofago, perché dalle foto si vedono i segni di almeno quattro grappe a doppia coda di rondine che indicano un antico restauro.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities
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Scoperto tempio solare ad Abu Ghurab: approfondiamo la notizia con i direttori della missione

Fig. 1: Veduta generale del tempio solare di Nyuserra con, sullo sfondo, le rovine dell’obelisco (ph: M. Nuzzolo, © “Sun Temples Project”)

Circa due settimane fa il Ministero del Turismo e delle delle Antichità egiziano ha annunciato un’importante scoperta nella zona di Abusir, 20 km circa a sud del Cairo, che porta una firma tutta italiana. La missione archeologica che lavora sul sito è infatti co-diretta da Rosanna Pirelli, Professore Associato in Egittologia all’Università di Napoli L’Orientale, e da Massimiliano Nuzzolo, Ricercatore in Egittologia presso l’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia. La scoperta è stata effettuata più precisamente nel tempio solare di Nyuserra ad Abu Ghurab (fig. 1), l’unico dei sei templi noti dalle fonti storiche antiche che sia ancora oggi visibile e ben conservato, tanto da permetterci di comprendere appieno le caratteristiche architettoniche di questi particolari monumenti. In un precedente articolo avevo già riportato il testo del comunicato stampa del Ministero, ma ora ho il piacere di approfondire la notizia grazie alla testimonianza diretta dei due co-direttori della missione che ringrazio per la disponibilità a rispondere ad alcune domande.

Fig. 2: Dettaglio del corpo d’ingresso dell’edificio in mattoni, con la soglia in calcare bianco situata direttamente al di sotto dei bacini lustrali in alabastro del tempio di Nyuserra (ph: Mohamed Osman; © “Sun Temples Project”)

Cosa avete trovato nello specifico?

Dott. Nuzzolo: La missione archeologica opera sul sito fin dal 2010. Dopo i primi anni di lavori, concentrati sulla rivalutazione del complesso dal punto di vista architettonico e lo studio del paesaggio sacro circostante, a partire dal 2020, con il nuovo progetto di ricerca “Sun Temples Project”, finanziato dall’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia, la missione ha iniziato una fase di scavo finalizzata alla comprensione delle strutture sottostanti il tempio solare. Com’è ben noto il tempio fu infatti scoperto e scavato negli anni 1898-1901 dal famoso archeologo tedesco Ludwig Borchardt. Durante le ultime fasi del suo scavo, nel quadrante nord-orientale del tempio, Borchardt individuò delle strutture in mattoni situate al di sotto del pavimento del tempio in pietra. Purtroppo, dati gli interessi scientifici dell’epoca, Borchardt non continuò a lungo lo scavo e concluse che questi non erano altro che i resti dello stesso tempio di Nyuserra, ricostruito successivamente in pietra. Questa ipotesi era all’epoca plausibile, ma oggi sappiamo che nell’Antico Regno accadeva di solito il contrario, ossia gli edifici si costruivano sempre in pietra per essere poi spesso completati in mattoni per eventi improvvisi, come per esempio la morte prematura del re.

Ma soprattutto le caratteristiche di questo nuovo edificio, interamente costruito in mattoni, lasciano supporre che fosse monumentale. La struttura era allineata sull’asse est-ovest, come il successivo tempio in pietra, e misurava almeno 60 x 20 metri (tracce dei muri di cinta dell’edificio sono state trovate sui lati sud ed est e, almeno parzialmente, anche sul lato nord). I suoi muri erano tutti intonacati in bianco e nero, spesso con tracce di pittura blu e rossa e mostrano rifiniture adeguate ad un edificio regale, con spessori che variano dai 3 ai 1,5 m. Dal punto di vista architettonico, la struttura era composta da un ingresso monumentale, di cui restano le basi di due colonne in calcare bianco di Turah (le colonne sono state probabilmente re-impiegate già in antico) e una soglia monumentale, pure in calcare bianco fine (fig. 2). Questo ingresso monumentale dava accesso, tramite uno stretto corridoio a forma di L, ad un ampio cortile centrale, pavimentato in fango battuto, con ulteriori spazi chiusi (stanze di culto?) verso ovest, che non è stato possibile investigare dal momento che su questa area insiste parte del tempio in pietra ancora conservato di Nyuserra. In questa zona, tuttavia, si trovano svariati blocchi di quarzite fine rossa di notevoli dimensioni, alcuni dei quali conficcati nella fondazione del pavimento di questo edificio in mattoni. Questi blocchi, sebbene danneggiati, hanno facce levigate e non sembrano essere quindi scarti di lavorazione del tempio successivo in pietra quanto piuttosto i resti di una struttura qui originariamente costruita (un proto-obelisco???). 

Ma la scoperta più interessante è stata fatta nell’angolo nord-orientale del recinto sacro del tempio di Nyuserra subito al di sotto della pavimentazione (figg. 3a-c). In questa zona abbiamo trovato un enorme accumulo di ceramica, composto da decine di giare di birra, molte delle quali completamente intatte, ma anche da forme di ceramica rossa rifinita (tecnicamente chiamata “red-slipped ware”) e dalle cosiddette “Meidum Bowls”. Particolarmente interessante è il fatto che molte delle giare di birra fossero state riempite di fango del Nilo, sicuramente inteso ad espletare alcuni rituali religiosi prima della loro sepoltura in questa parte dell’edificio. Va inoltre rimarcato il fatto che la ceramica può essere datata con una certa precisione alla prima metà della V dinastia, dunque ad un periodo prima di Nyuserra. Sebbene siamo ancora nel campo delle ipotesi, questi elementi preliminari farebbero pensare ad una qualche sorta di deposito di fondazione, o forse meglio ad un accumulo rituale di ceramica effettuato quando il tempio venne smantellato e livellato da Nyuserra per costruirci sopra il suo santuario.

Tre immagini del deposito di ceramica scoperto nell’angolo nord-orientale del tempio di Nyuserra sotto le lastre distrutte del pavimento. Nell’immagine 3c una veduta di alcuni delle principali giare di birra dopo la loro ricostruzione. (ph. Mohamed Osman; © Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichità)

Fig. 3a
Fig. 3b
Fig. 3c

Avete effettuato anche altri ritrovamenti?

Prof.ssa Pirelli: Non lontano dal deposito/accumulo di ceramica suddetto si è trovata un’altra piccola fossa che ha restituito decine di cretule di argilla, con relative impronte di sigilli, che recano iscritti i nomi di sovrani della V e VI dinastia. Fra di essi spicca l’impronta di sigillo con il nome del re Shepseskara (fig. 4), un sovrano della V dinastia che rimane ad oggi ancora quasi del tutto sconosciuto e di cui si ignora persino la precisa collocazione dinastica (alcuni studiosi collocano il suo regno subito prima di quello di Nyuserra, altri subito dopo). Qualunque sia il caso, la presenza del nome di Shepseskara sul materiale archeologico ritrovato ad Abu Ghurab attesta che il re fu attivo nell’area oggi occupata dal tempio di Nyuserra, e questo apre delle prospettive assolutamente inedite per la nostra conoscenza della storia della V dinastia.  

Fig. 5: Dettaglio dell’impronta di sigillo con su impresso il nome del re della V Dinastia Shepseskara (ph: M. Nuzzolo; © “Sun Temples Project”)

Quindi chi costruì questo edificio in mattoni e per quale scopo?

Dott. Nuzzolo: È ancora presto per dare una risposta definitiva a questi due quesiti. Gli elementi archeologici finora raccolti ci fanno per il momento escludere l’ipotesi di Borchardt, ossia che si trattasse di una fase costruttiva in mattoni dello stesso tempio di Nyuserra, poi ricostruito in pietra. Si tratta sicuramente di un edificio precedente a Nyuserra, come indicato per prima cosa dall’evidenza ceramica. Va poi notato che dal punto di vista planimetrico e architettonico l’edificio si presenta assai simile ai due templi delle piramidi di Khentkaus II e Raneferef, rispettivamente madre e fratello di Nyuserra. Dallo studio delle fonti antiche, e in particolare i cosiddetti “Papiri di Absuir”, possiamo inoltre ricavare un’informazione preziosa, ossia il fatto che fra i templi solari e le piramidi ci fosse un circuito di redistribuzione ben preciso delle offerte per il culto quotidiano, un circuito che coinvolgeva anche altri templi solari. Abu Ghurab appare quindi come la sede deputata ad ospitare questi particolari santuari, ed infatti i due finora scoperti si trovano entrambi in questo sito. Non va dimenticato, infine, un dettaglio importantissimo. Il tempio solare del primo sovrano della V dinastia, Userkaf, colui che in effetti introdusse questa nuova tipologia architettonica e di culto, fu costruito interamente in mattoni ma con alcuni elementi centrali in pietra, come appunto l’obelisco, centro del culto solare. Questo obelisco, nel caso di Userkaf, era tutto in blocchi di quarzite, parzialmente ancora visibili oggi fra le macerie del tempio e, come ricordato in precedenza, anche nel nostro caso abbiamo trovato molti blocchi in quarzite di grandi dimensioni sicuramente appartenenti all’edificio in mattoni. Non è dunque da escludere che, come per Userkaf, anche l’edificio da noi scoperto potesse aver seguito lo stesso canovaccio: mattoni per la struttura architettonica portante e pietra (soglia e colonnato in calcare, obelisco – o struttura simile – in quarzite) per gli elementi cruciali.

Qual è il prossimo obiettivo della vostra ricerca?

Prof.ssa Pirelli: Confermare la natura dell’edificio in mattoni da noi ritrovato come tempio solare e attribuirlo al sovrano che lo aveva fatto erigere è una delle nostre priorità. Per far questo ci ripromettiamo di completare lo scavo del monumento in particolare verso sud e ovest, dove ancora restano da indagare varie parti del monumento. Allo stesso tempo, grazie ad uno specifico progetto appena finanziato dall’Università di Napoli L’Orientale, “Costruire lo spazio sacro nell’antico Egitto” (COSSAE), la ricerca vedrà anche una nuova fase, tesa al duplice obiettivo di indagare – mediante la rilettura dell’interazione tra il programma decorativo e l’impianto architettonico – il rapporto che si viene a istaurare nei templi solari tra il faraone e il mondo divino e, al contempo, di inserire lo spazio sacro così concepito nel paesaggio fisico e culturale dell’area menfita nell’Antico Regno. Speriamo di potervi presto dare ulteriori novità.


Sun Temples Project. Religious spaces, ideological patterns and social dynamics of constructing the sacred landscape in Third Millennium BC Egypt, progetto finanziato dal National Science Center of Poland (dir. scientifico: Dr. Massimiliano Nuzzolo, Institute of Mediterranean and Oriental Cultures of the Polish Academy of Sciences, Varsavia)
Virtual Reconstruction of the sun temple of Niuserra at Abu Ghurab, progetto finanziato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (dir. scientifico: Prof. Rosanna Pirelli, Università di Napoli L’Orientale)

Per maggiori informazioni: www.suntemplesproject.org

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Abu Ghurab, individuato uno dei templi solari mancanti della V dinastia

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Lo scorso 30 luglio, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha finalmente ufficializzato un’importante scoperta effettuata nelle ultime campagne di scavo dalla missione italo-polacca ad Abu Ghurab, a circa 15 km a sud del Cairo. Il team diretto dalla Prof.ssa Rosanna Pirelli (Università degli Studi di Napoli L’Orientale) e dal dott. Massimiliano Nuzzolo (Accademia Polacca delle Scienze, Varsavia) ha infatti individuato quello che potrebbe essere uno dei quattro templi solari mancanti della V dinastia che, fino a questo momento, era noto solo da fonti scritte. I templi solari sono santuari dedicati a Ra, costruiti durante la V dinastia (2500-2350 a.C.) ad Abusir e Abu Ghurab e caratterizzati soprattutto dalla pietra “benben”, un tozzo obelisco al centro di un cortile aperto. La prossima settimana avrò il piacere di approfondire la notizia direttamente con uno dei co-direttori della missione, il dott. Nuzzolo, quindi per il momento mi limito a riportare l’annuncio pubblicato sulla pagina FaceBook del Ministero.

Traduzione del comunicato ufficiale:

“I resti di un edificio, probabilmente uno dei quattro Templi solari perduti dei re della V Dinastia, sono stati portati alla luce ad Abusir.

La missione archeologica congiunta italo-polacca che lavora nel Tempio Solare del re Niuserra ad Abu Ghurab, a nord di Abusir, ha scoperto i resti di un edificio in mattoni di fango che giace sotto il tempio. Gli studi preliminari indicano che potrebbe trattarsi di uno dei quattro templi solari perduti risalenti alla V dinastia e conosciuti dalle fonti storiche. Il dottor Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha dichiarato che saranno completati gli scavi nel sito per rivelare di più su questo edificio.
Waziri ha anche affermato si accedeva all’edificio attraverso un ingresso monumentale, costruito in pietra calcarea, che conduce a un’area adibita a magazzini a nord e ad un ampio cortile a ovest, dove si trova un pavimento di fango lastricato con enormi blocchi di quarzite, alcuni dei quali hanno facce levigate e sono incastonati sotto il pavimento del Tempio del Sole di Niuserra (foto in alto).
Il dottor Ayman Ashmawy, capo del settore delle Antichità egizie presso il Consiglio Supremo delle Antichità, ha affermato che i resti dell’edificio scoperto indicano che era costruito con mattoni di fango e che fu parzialmente distrutto da Niuserra per costruire il proprio tempio, sottolineando che nel sito sono stati scoperti molti vasi di ceramica che potrebbero essere stati utilizzati nei rituali di fondazione. Tra questi, particolarmente importanti sono quelli rinvenuti all’interno del Tempio del Sole di Niuserra, nell’angolo nord-orientale, sotto le lastre di pietra delle fondamenta del tempio stesso.
Da parte sua, il dottor Mohamed Youssef, direttore dell’Ispettorato delle Antichità di Saqqara, ha affermato che i depositi di fondazione sono stati individuati a livello del muro di mattoni di fango dell’antico tempio e consistevano principalmente in bottiglie di birra, ma anche in ‘tazze Meidum’ e ceramica ‘red slip ware’ (foto in basso).
La prof. Rosanna Pirelli, capomissione dell’Università L’Orientale di Napoli, ha affermato che sono stati ritrovati anche diversi frammenti di sigilli in argilla recanti nomi reali, tra cui uno con il nome del re Shepseskara della V Dinastia, di cui non si hanno molte informazioni, sottolineando che le nuove scoperte potrebbero indicare anche la sua presenza e attività nel sito. Questo potrebbe cambiare la nostra conoscenza della storia di questo faraone e della quinta dinastia in generale.
Il dottor Massimiliano Nuzzolo, capo della missione dell’Accademia Polacca delle Scienze a Varsavia, ha confermato che sarà presto completato il lavoro, nel tentativo di portare completamente alla luce l’antico tempio e di svelare altri segreti su questo edificio”.

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Saqqara, scoperte oltre 100 statuette funerarie di un sacerdote vissuto 4200 anni fa

Foto: IEPOA-UAB/Lluís Tudela

Nell’area Sud-Ovest di Saqqara, la missione ispano-egiziana a Saqqara Sud-Ovest diretta da Josep Cervelló (Universitat Autònoma de Barcelona) ha scoperto oltre 100 statuette funerarie appartenute a un sommo sacerdote chiamato Imep-Hor. Il ritrovamento è stato effettuato più precisamente nella necropoli di Kom el-Khamsin, utilizzata soprattutto alla fine dell’Antico Regno, in un punto dove già lo scorso anno erano emersi due frammenti dello stesso tipo. Le statuine sono tutte diverse sia nella forma sia nelle dimensioni che vanno dai 15 ai 30 cm.

Citandone il nome completo, Imep-Hor Impy Nikauptah era sommo sacerdote di Ptah tra la fine della VI dinastia e l’inizio del I Periodo Intermedio (2200 a.C. circa). Della sua mastaba restano blocchi iscritti in calcare e granito con i vari titoli tra cui spicca quello di “Sovrintendente dei capi artigiani” che sottintende un importante ruolo nella costruzioni di monumenti reali.

https://www.uab.cat/web/newsroom/news-detail/-1345830290613.html?detid=1345865634502

https://riull.ull.es/xmlui/handle/915/22122

Foto: IEPOA-UAB/Lluís Tudela
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Abusir, scoperta tomba di un comandante del Periodo Tardo

Photo: Petr Košárek; archives of the Czech Institute of Egyptology, Charles University

Continuano le scoperte “di profondità” della missione ad Abusir (30 km a sud di Giza) dell’Istituto Ceco di Egittologia della Univerzita Karlova di Praga. Dopo il pozzo con materiale per la mummificazione, il team diretto da Miroslav Bárta ha individuato la tomba per cui probabilmente era stato usato quel deposito. Si conferma quindi, come precedentemente ipotizzato, l’attribuzione della sepoltura a Wahibrameryneith, figlio di Irturu, il cui nome era inciso su vasi canopi già ritrovati nella scorsa stagione. L’importante dignitario, vissuto tra XXVI e XXVII dinastia (inizio del V sec. a.C.), reca tra i titoli quello di “Comandante dei mercenari stranieri” e probabilmente guidava soldati provenienti dall’area dell’Egeo e dell’Asia Minore.

Photo: Petr Košárek; archives of the Czech Institute of Egyptology, Charles University

La tomba si trova in un grande pozzo quadrato con i lati di circa 14 metri che, a una profondità di 6 metri, si divide in tunnel secondari. In quello centrale, con orientamento est-ovest e con una base di 6,5 ​​per 3,3 metri, scendendo di altri 16 metri si arriva un doppio sarcofago in pietra (foto in basso). Putroppo la sepoltura è risultata visitata da saccheggiatori probabilmente intorno al IV-V secolo d.C. Il sarcofago esterno parallelepipedo in calcare presenta un incavo in cui è posizionato quello interno antropoide, di 2,3 x 1,9 m, realizzato in basalto. Il pesante coperchio reca iscritto il capitolo 72 del Libro dei Morti ed è danneggiato proprio in corrispondenza del volto. Al suo interno sono stati ritrovati solo un bellissimo scarabeo del cuore anepigrafe (foto in alto) e un amuleto in forma di poggiatesta. Sul lato est, invece, si trovava ciò che rimaneva del corredo funerario ancora nella posizione originaria: due cassette di legno contenenti 402 ushabti in faience, due vasi canopi in alabastro anepigrafi, un modello in faience di un’offerta tavola, dieci vasetti miniaturistici in alabastro e un ostracon in calcare iscritto in ieratico con brevi estratti dal Libro dei Morti.

Photo: Petr Košárek; archives of the Czech Institute of Egyptology, Charles University
Photo: Petr Košárek; archives of the Czech Institute of Egyptology, Charles University

Un particolare, all’apparenza meno interessante, sottolinea invece le tecniche che gli antichi Egizi utilizzavano per spostare oggetti monumentali. Il doppio sarcofago si trova infatti ancora adagiato su uno strato di sabbia che inizialmente doveva riempire completamente il pozzo e che gradualmente è stato rimosso facendo scendere il pesante reperto fino in fondo.

https://cegu.ff.cuni.cz/en/2022/07/15/the-tomb-of-wahibre-mery-neith-discovered-by-the-czech-archaeological-mission-in-abusir/

Photo: Petr Košárek; archives of the Czech Institute of Egyptology, Charles University
Photo: Petr Košárek; archives of the Czech Institute of Egyptology, Charles University.
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Scoperto per la prima volta il nome di Cheope a Eliopoli

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Da un sito importante come Eliopoli, nome greco della città dove sorgeva la più vasta area templare dell’antico Egitto, non ci si può che aspettare scoperte eclatanti. E in effetti, ogni anno non manco di pubblicare qui gli interessanti resoconti della missione egiziano-tedesca a Matariyya (sobborgo del Cairo), diretta da Aiman Ashmawy (MoTA) e Dietrich Raue (Università di Lipsia), a cui ho avuto il piacere di partecipare nel 2019. L’antica Iunu, capitale del 13° nomo (provincia) del Basso Egitto, vide per oltre 2500 anni la costruzione di templi dedicati al dio sole Ra, oltre che ad altre divinità come Amon, Horus, Hathor e Mut. E se nella precedente campagna di scavo il team si era concentrato su un santuario di Nectanebo I, questa volta è stato annunciato il ritrovamento di tracce più antiche.

Scavando nell’Area 211, a ovest del museo all’aperto dove si trova l’Obelisco di Sesostri I, sono state individuate le fondamenta di un tempio di Epoca Tarda e, fra le altre cose, blocchi iscritti con il cartiglio di Cheope (2589-2566 a.C.; foto in basso). Per la regione di Ain Shams è la prima attestazione della presenza di questo faraone che, come affermato da Raue, potrebbe indicare non solo un edificio inedito di Antico Regno ma anche il riutilizzo ramesside di materiale proveniente da Giza.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Come detto, la frequentazione del sito è continuata senza soluzione di continuità per secoli, come dimostrano strati della Dinastia 0 (3100-3000 a.C. circa) e frammenti di statue, sfingi, stele, altari e blocchi iscritti che vanno dall’Antico Regno alla XXX Dinastia. Spiccano in particolare i pezzi di piccole sfingi in quarzite di Amenofi II (1427-1400) e la base di una statua colossale di babbuino in granito rosso, più altri reperti risalenti ai regni di Sesostri III (1870-1831), Amenemhat III (1831-1786), Amenemhat IV (1786-1777), Sobekhotep IV (1712-1701), Thutmosi III (1479-1425), Amenofi III (1390-1352), Ay (1327-1323), Horemheb (1323-1295), Seti I (1294-1279), Ramesse II (1279-1213), Seti II (1200-1194), Osorkon I (925-890), Takelot I (890-877), Psammetico I (664-610) e Amasi (570-526). L’area non fu comunque abbandonata anche in epoche più recenti come nei periodi romano, bizantino, primo islamico, mamelucco e ottomano.

Il sito della missione: http://www.heliopolisproject.org/

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Saqqara, scoperti 250 sarcofagi e 150 statuette in bronzo

ph. Nada El Sawy / The National

Ormai scrivi Saqqara e leggi Sarcofagi. Quando ieri Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha anticipato sui suoi social che oggi sarebbe stata annunciata una grande scoperta nell’importante sito archeologico, ho subito pensato a nuove sepolture.

E così è stato: ben 250 sarcofagi antropoidi in legno con le loro mummie di circa 2500 anni! I sarcofagi, in ottimo stato di conservazione, erano stipati in fondo a due pozzi funerari nell’area del Bubasteion, il santuario dedicato alla dea Bastet.

Source: english.ahram.org.eg
Source: arabyoum.news

I sarcofagi dipinti risalgono al Periodo Tardo ed erano deposti con oggetti del corredo funerario come amuleti, casse canopiche, ushabti, due statue lignee di Iside e Nefti piangenti con il viso dorato (foto a sinistra) e un papiro lungo circa 9 metri ancora sigillato. Iscritto in geroglifico con formule del Libro dei Morti, quello che sarà chiamato Papiro Waziry, in onore del direttore della missione, attualmente si trova nei laboratori del Museo Egizio del Cairo per essere restaurato e studiato.

Gli archeologi egiziani, poco distante dai pozzi, hanno scoperto anche una cachette in cui erano nascosti strumenti rituali come sistri e circa 150 statuine in bronzo raffiguranti diverse divinità quali Osiride, Iside, Horus bambino, Hathor, Anubi, Imhotep. Amon-Min, Neith, Nefertum e, ovviamente, Bastet, sia in forma animale che di donna dalla testa di gatto (foto in basso). Diversamente dai sarcofagi, questi bronzetti sono da legare a un contesto templare essendo ex voto dei fedeli che si recavano nel vicino santuario.

Source: arabyoum.news

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Berenice, scoperta tomba di 1500 anni con il pavimento in corallo

Ph. M. Gwiazda/ PCMA UW

Nuove scoperte a Berenice Trogloditica, importantissima città portuale fondata nel 275 a.C. da Tolomeo II (285-246) come punto di partenza dalla costa del Mar Rosso per le spedizioni commerciali verso il Corno d’Africa, l’Arabia e l’India. La missione americano-polacca, diretta da Steven Sidebotham (University of Delaware) e Mariusz Gwiazda (Uniwersytet Warszawski), dopo le indagini delle fasi di epoca tolemaica e romana, questa volta si è concentrata sull’occupazione più recente del sito. Gli archeologi del “Berenike Project” hanno infatti individuato una sepoltura monumentale risalente al IV-VI secolo d.C., periodo in cui quella parte del deserto orientale, ormai non più controllata dai Romani, era abitata dalla popolazione nomadica dei Blemmi.

La tomba, situata su una collina vicino alla strada principale di accesso alla città, consiste in una stanza rettangolare lunga quasi 5 metri. Il ricco corredo funerario e la particolare decorazione di muri e pavimento indicano una chiara appartenenza all’élite locale. A terra si trovano infatti coralli bianchi lisci accuratamente selezionati (foto in basso a sinistra), mentre un altro tipo di corallo misto a fango è stato utilizzato per intonacare le pareti interne con una tecnica unica nel suo genere.

Ph. M. Gwiazda/ PCMA UW
Ph. M. Gwiazda/ PCMA UW

I corpi erano deposti, in posizione contratta e probabilmente legati per risparmiare spazio, all’interno di casse di pietra disposte lungo le pareti (foto in alto a destra). La ricchezza degli inumati è testimoniata dagli oggetti ritrovati, molti dei quali d’importazione, come oltre 700 perline in onice e corniola da Pakistan o India, orecchini e anelli in argento e bracciali in avorio. Sono state scoperte anche anfore da vino e giare in ceramica per l’acqua, ciotole e incensieri in pietra, tra cui ne spicca uno con decorazione a testa di leone (foto in basso).

https://pcma.uw.edu.pl/en/2022/05/16/berenike-discoveries-an-elite-tomb/

Ph. M. Gwiazda/ PCMA UW
Ph. M. Gwiazda/ PCMA UW
Ph. M. Gwiazda/ PCMA UW
Ph. M. Gwiazda/ PCMA UW

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Un tempio, una torre d’avvistamento e 85 tombe a Sohag

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Nelle scorse settimane, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha annunciato i risultati dell’ultima missione del Supremo Consiglio delle Antichità a Gabal al-Haridi, sito nella provincia di Sohag. Nello specifico, gli archeologi egiziani hanno completato lo scavo di un tempio di Iside già individuato nei primi anni 2000 (foto in basso). La struttura, costruita sotto Tolomeo III (246-222 a.C.), si estende per 33 metri di lunghezza e 14 di larghezza, con una corte rettangolare aperta al centro della quale c’è una fila di quattro colonne, seguita da una sala trasversale e, infine, dal sancta sanctorum. Il pavimento è lastricato con pietra calcarea locale e doveva esserci un ulteriore piano, come indica la presenza di una scala. Sul lato settentrionale del santuario, invece, sono stati individuati un bacino rituale, un’epigrafe votiva, cinque ostraca iscritti in demotico e 38 monete del periodo romano, a testimonianza dell’utilizzo del tempio anche in epoche successive. Diverse ossa di animali, invece, sarebbero gli scarti del cibo consumato dai sacerdoti. Sempre al regno di Tolomeo III risale una casa-torre in mattoni crudi (foto in alto) che, dalla cima della collina, era utilizzata come punto di avvistamento.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Le indagini hanno confermato anche una frequentazione più remota del sito. Tra le 85 tombe rupestri scoperte, infatti, alcune risalgono all’Antico Regno, seppur la maggior parte di esse sia di epoca tolemaica. Da queste ultime proviene una trentina di etichette di mummie, piccole targhette in legno iscritte in geroglifico, ieratico, demotico o greco con il nome del defunto, quello dei suoi genitori, il suo ruolo e invocazioni a divinità (immagine in basso). Del Nuovo Regno, infine, sono le tracce di cave nella zona.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities
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Saqqara, scoperta tomba di funzionario della VI dinastia

ph. Jarosław Dąbrowski / PCMA

La missione polacca diretta da Kamil Kuraszkiewicz (Università di Varsavia) ha scoperto a Saqqara la tomba di un funzionario vissuto durante la VI dinastia. L’uomo, chiamato Mehtjetju, era Sovrintendente ai documenti segreti del faraone Userkara (2330 a.C. circa), Ispettore della tenuta reale e sacerdote presso la piramide di Teti. La sepoltura si trova più precisamente sulla sponda orientale del grande fossato che è a ovest del complesso di Djoser.

Per il momento gli archeologi hanno liberato dalla sabbia solo la facciata della cappella funeraria e non sono ancora entrati nella struttura, ma è stato già possibile leggere nome e titoli del defunto. Tuttavia, appare già evidente come la decorazione non sia stata completata perché ci sono ancora i disegni preparatori per scene di portatori di animali da sacrificare (bovini, stambecchi e orici), tracciati in inchiostro nero sull’intonaco (foto in alto). Bisognerà quindi aspettare la prossima campagna di scavo.

https://scienceinpoland.pl/en/news/news%2C92163%2Cpolish-researchers-find-tomb-official-responsible-pharaohs-secret-documents.html

ph. Jarosław Dąbrowski / PCMA
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