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Saqqara, scoperta testa di statua lignea di Antico Regno*

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Source: MoA

Ancora belle novità dalla missione franco-svizzera diretta da Philippe Collombert  (Université de Genève) a Saqqara. In un settore dello scavo a est della piramide di Ankhesenpepi II (dove era stata già ritrovata la punta di un obelisco), gli archeologi hanno scoperto la testa di una statua femminile in legno forse risalente alla VI dinastia e, secondo Collombert, appartenente alla stessa regina moglie di Pepi I (2332-2287) e madre di Pepi II (2279-2184?) (*a tal riguardo, consiglio di dare un’occhiata al post su “Petrie Museum Unofficial Page” che mette in discussione questa datazione e, in base a confronti simili da Saqqara, propone che la testa sia della XVIII dinastia). Il frammento, alto 30 cm, rappresenta a grandezza naturale il volto e il collo di una donna i cui tratti sono resi con pittura su uno strato di stucco. Il cattivo stato di conservazione permette a mala pena di apprezzare uno dei due orecchini lignei che adornavano le orecchie.

Appare ovvio, quindi, quanto l’area sia promettente e che valga la pena seguire i prossimi sviluppi della missione: http://mafssaqqara.wixsite.com/mafs

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Source: MoA

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Abusir, scoperto complesso templare di Ramesse II

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Source: Czech Institute of Egyptology, Faculty of Arts, Charles University, Prague

Ad Abusir -importante sito cultuale e funerario a nord di Saqqara- la missione ceca diretta da Miroslav Bárta (Univerzita Karlova, Praga) ha scoperto i resti di un tempio di Ramesse II (1279-1213). In realtà, già nel 2012 si era capito che, sotto un cospicuo deposito di sabbia e detriti, potesse esserci un complesso templare che, però, quest’anno è stato possibile attribuire al faraone della XIX dinastia. La struttura, di 32 x 51 metri di lato, si componeva di un pilone in mattoni crudi (foto in basso a sinistra) che dava accesso a un’ampia corte fiancheggiata da due file di colonne in pietra e muri di fango almeno in parte dipinti di blu. Sul fondo della corte, una scalinata o una rampa portavano al sancta sanctorum rialzato in blocchi di calcare, suddiviso in tre celle parallele. Inoltre, il tempio comprendeva anche due grandi edifici in mattoni crudi posti ai lati e, probabilmente, utilizzati come magazzini per le derrate alimentari. Come detto, il riconoscimento è avvenuto grazie ai numerosi frammenti di rilievi policromi trovati nell’area del santuario che legano il tempio al culto delle divinità solari (Amon-Ra, Horus, Nekhbet) e della regalità (foto del cartiglio in basso a destra).

Secondo Bárta, questo tempio conferma la continuità millenaria del sito come centro di venerazione di Ra, almeno dai templi solari di V dinastia; inoltre, si tratterebbe del primo esempio di edificio religioso di Ramesse II nelle necropoli menfite di Abusir e Saqqara.

https://cegu.ff.cuni.cz/en/2017/10/15/a-new-temple-of-ramesse-ii-discovered-in-abusir/

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Saqqara: scoperto un altro pyramidion

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Source: MoA

Dopo pochi giorni dalla scoperta di una porzione di obelisco, la missione a Saqqara Sud diretta da Philippe Collombert ha individuato un altro pyramidion che, questa volta, dovrebbe appartenere a una piramide della regina di VI dinastia Ankhesenpepi II. Il blocco di granito è alto 1,3 m e ha una base quadrata dai lati di 1,1 m. Evidenti sono gli incavi utilizzati per il fissaggio alla sommità del monumento funebre e quelli per l’inserimento sulla punta della copertura in oro o rame. Il ritrovamento è stato effettuato a nord della piramide di Pepi II (2279-2184?), proprio dove ci si aspetterebbe che ci sia la piramide satellite di sua madre. Il pyramidion, quindi, sarebbe la prima traccia scoperta di questa struttura ancora non nota. In realtà, lo stesso Collombert ha riferito che la base del reperto, al contrario delle altre facce, è grossolana, come se non fosse stata finita di lavorare o per un riutilizzo successivo. A questo punto, mi chiedo cosa lo differenzi dall’obelisco della settimana scorsa che, almeno a prima vista, sembrerebbe molto simile.

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Eliopoli: scoperte dita del piede e altre frammenti del colosso di Psammetico I

22405963_1557374704308174_5208598467319456968_nEro stato informato di questa notizia già un mese fa, quando ero in Egitto, ma ho aspettato a pubblicarla in attesa di foto che sono arrivate solo questa mattina. A Matariya -l’odierno sobborgo del Cairo dove sorgeva l’antica Eliopoli- sono stati individuati nuovi pezzi della statua colossale di Psammetico I (664-610) scoperta lo scorso marzo dalla missione egiziano-tedesca diretta da Dietrich Raue e da Ayman Ashmawi (per i precedenti articoli: link 1, link 2, link 3). Lo scavo dell’area di Souq el-Khamis ha portato alla luce un alluce (scusate, non potevo resistere…) e altri 1920 frammenti di quarzite, la maggior parte dei quali appartenenti alla statua del faraone di XXVI dinastia. Tra questi, tre dita di piede, parti del gonnellino shendyt e delle gambe e, soprattutto, una nuova porzione del pilastro dorsale con il Nome di Horo del re aA-ib (= “Grande di cuore”) inscritto nel serekh (foto in basso a sinistra). Grazie ai nuovi ritrovamenti sparsi in un’area di 20 m di diametro -insieme alla testa e al torso ora esposti nel giardino del Museo Egizio del Cairo (foto)- si conferma l’identificazione di Psammetico I, rappresentato in piedi e non seduto in trono come ipotizzato in un primo momento.

Gli archeologi hanno scoperto anche frammenti di granito di ulteriori statue appartenenti, tra gli altri, a Ramesse II e a Ra-Horakhty. In particolare, di quest’ultimo si è conservato un occhio di falco che, secondo Ashmawi, farebbe pensare a una scultura alta 6 metri, la più grande finora nota per il dio dalla testa di falco.

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Wadi Abu Subeira: scoperti graffiti di 15.000 anni

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Source: MoA

Un team egiziano del Ministero delle Antichità ha individuato nuovi graffiti preistorici nello Wadi Abu Subeira, una valle che s’incunea nel deserto tra Kom Ombo e Assuan. Le incisioni rupestri mostrano branchi di animali che vivevano in Egitto alla fine del Paleolitico: ippopotami, tori selvatici, asini, gazzelle, giraffe. In totale diventano così 10 le pareti d’arenaria dello wadi ricoperte di petroglifi che vanno da 15.000 anni fa alla fine del Predinastico. Secondo Nasr Salam, direttore delle Antichità di Assuan e della Nubia, si è arrivati a una datazione grazie al confronto con siti simili come Qurta ed el-Hosh, a nord di Kom Ombo.

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Saqqara: scoperta punta di obelisco di Antico Regno

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Source: MoA

Non capita di certo tutti i giorni di scoprire un obelisco, men che meno se risalente all’Antico Regno. Questa “fortuna” è capitata alla missione svizzero-egiziana diretta da Philippe Collombert  (Université de Genève) che ha individuato la punta di 2,5 m di un monolite in granito che originariamente doveva raggiungere almeno il doppio d’altezza. Il ritrovamento è stato effettuato a Saqqara, sul lato est della piramide di Ankhesenpepi II, moglie di Pepi I (2332-2287) e madre di Pepi II (2279-2184?; bellissima una statua in alabastro dei due conservata presso il Brooklyn Museum). Si tratta, così, del più grande frammento di obelisco noto finora per il periodo. Secondo Mostafa Waziry, Segretario Generale dello SCA, le regine della VI dinastia facevano collocare due piccoli obelischi all’entrata del loro tempio funerario; tuttavia, il blocco risulta in un’altra zona, quindi potrebbe essere stato spostato in epoche successive, magari nel Nuovo Regno o nel Periodo Tardo quando la necropoli di Saqqara fu utilizzata come cava per materiale edile da riuso. In ogni caso, l’attribuzione ad Ankhesenpepi II è certa grazie alla presenza di un’iscrizione con l’inizio del suo nome e del titolo. Probabile anche che il pyramidion fosse coperto da lamine di metallo (oro o rame) che riflettevano i raggi del sole.

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Scoperta testa in gesso di Akhenaton ad Amarna

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Source: MoA

Appena una settimana fa, ero ad Akhetaton, l’antica capitale di Akhenaton (1351-1333), e ora, tornato in Italia, mi ritrovo a scrivere di una scoperta effettuata proprio a Tell el-Amarna! Gli archeologi diretti dal Prof. Barry Kemp (University of Cambridge) -che ho avuto l’onore di incontrare durante la visita del sito- hanno individuato una testa in gesso e sabbia scura del faraone (9 x 13,5 x 8 cm) nella prima corte del Tempio Grande di Aton (foto in basso). Ad annunciare il ritrovamento è stato Mostafa Waziry, da pochi giorni Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities e protagonista della recente scoperta di una tomba a Dra Abu el-Naga.

La lavorazione arrotondata della base del collo fa pensare che l’oggetto non appartenesse a una statua danneggiata ma che sia stato realizzato così come è venuto fuori dalla sabbia. Lo strato di livellamento di macerie in cui si trovava è stato datato grazie a un etichetta in ieratico al 12° anno di regno di Akhenaton, in corrispondenza del rifacimento del tempio. Quindi la testa, danneggiata già in antichità, era stata scartata ben prima dell’abbandono della città.  Uno degli obiettivi della missione -arrivata ormai al suo 40° anno- è proprio il restauro del santuario di cui restano solo le fondamenta, almeno per renderne comprensibile la planimetria.

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Il sito della missione: http://www.amarnaproject.com

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Tempio Grande di Aton, Tell el-Amarna (ph. M. Mancini)

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Dra Abu el-Naga: scoperta tomba di sacerdote di XVIII dinastia

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Sourch: @pastpreservers

Fedele alla strategia comunicativa adottata negli ultimi tempi, Khaled el-Enany, ministro egiziano delle Antichità, ha oggi annunciato in pompa magna una grande scoperta effettuata nella necropoli di Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest: la tomba di un sacerdote vissuto durante la XVIII dinastia (1543-1292). Il defunto si chiamava Amenemhat e si fregiava del titolo di “Orafo del dio Amon”. La notizia è stata rilasciata stamattina a giornalisti locali e stranieri durante una conferenza stampa ufficiale, anche se erano state già fatte trapelare da mesi piccole anticipazioni ad hoc. Mostafa Waziry, Capo delle Antichità di Luxor e direttore della missione egiziana che ha effettuato il ritrovamento, aveva parlato di una tomba più importante di quella già spettacolare del funzionario Userhat, individuata nella stessa area lo scorso aprile. Il ministro, invece, aveva sibillinamente dichiarato che la scoperta “avrebbe stupito il mondo intero”. La nuova sepoltura è stata scavata poco più in alto sulla collina, in corrispondenza del cortile della già nota TT300 (Anhotep, 1279-1212). Si tratta di una singola camera funeraria a pianta rettangolare con una nicchia nella parete di fondo che contiene le statue dipinte di Amenmhat, di sua moglie Amenhotep – nome di solito maschile, ma seguito dal titolo “Signora della casa” – e dei loro due figli. La struttura, come spesso accadeva in periodi più tardi, è stata poi riutilizzata durante la XXI o XXII dinastia (1069-712) per sepolture più povere. Per questo, gli archeologi hanno trovato diversi sarcofagi lignei decorati, circa 150 ushabti in faience e altri materiali e numerosi frammenti di mummie, oltre a vasi di ceramica, gioielli e altri oggetti. In realtà, la tomba era stata già segnalata con la nomenclatura Kampp -390.

Inoltre, nella corte esterna, è stato individuato un gruppo di pozzi funerari, forse risalenti al Medio Regno, ancora da scavare. Uno di questi conserva il sarcofago di una donna di 50 anni e uno con i suoi due figli di 20/30 anni. Ma le sorprese non finiscono qui; El-Enany ha preannunciato che a breve saranno presentate nuove tombe dalla stessa area. Infatti, tra gli oggetti raccolti, compare il nome di 4 funzionari la cui sepoltura potrebbe essere rivelata nei prossimi mesi.

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Tebe Ovest: presto sarà annunciata la scoperta di una nuova tomba

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Source: news.cn

Più di un mese fa, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany (in foto) aveva anticipato che ci sarebbe stato l’annuncio di una scoperta “in grado di stupire il mondo intero”. I primi rumors parlavano di una necropoli faraonica nell’area tebana; poi, però, più niente fino ad oggi. Il ministro, infatti, è tornato sull’argomento dicendo che la nuova scoperta sarà resa pubblica durante una conferenza stampa il 9 settembre. Secondo Mostafa Waziry, Dir. delle Antichità di Luxor, il ritrovamento di questa nuova tomba nella West Bank metterebbe addirittura in secondo piano quello già straordinario effettuato lo scorso Aprile della sepoltura di Userhat. In particolare, il numero di ushabti sarebbe maggiore, quindi superiore a 1400. Staremo a vedere…

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Oasi di Dakhla: scoperte 5 tombe d’epoca romana

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Source: MoA

Nell’Oasi di Dakhla, una delle principali aree verdi del Deserto Occidentale (380 km a ovest di Luxor), gli archeologi egiziani diretti da Magdi Ibrahim hanno scoperto nell’ultimo anno cinque tombe risalenti al periodo romano. Più precisamente, il ritrovamento è stato effettuato a Bir Shagala, una delle necropoli della città di Mut, attuale capoluogo della provincia ma centro amministrativo dell’Oasi fin dall’Antico Regno. Il sito è già noto per strutture simili di questo periodo e la stessa missione ne aveva scavate altre 8 in precedenza.

Le “nuove” sepolture sono tutte costruite con mattoni crudi. La prima presenta un’ingresso che conduce a un ambiente trasversale e a due camere funerarie. La seconda manca dell’atrio, ma ha ancora la copertura a volta. Della terza è stata scavata per il momento solo la parte superiore a forma di piramide. Strutture piramidali sono rare per il periodo romano per il resto dell’Egitto, tuttavia sono comuni a Dakhla e in particolare a Bir Shagala. Infine, le ultime tombe hanno l’entrata in comune che porta alle due stanze sepolcrali.

Dei corredi si sono conservati diversi vasi in ceramica, una maschera funeraria in gesso dipinto (immagine in basso a destra), la base di una piccola sfinge in arenaria (14 x 12,7 cm) e due ostraka con un testo geroglifico e uno in ieratico.

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