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Scoperta la più antica iscrizione geroglifica monumentale

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Source: MoA

A El-Khawy, sito rupestre dell’area di El-Kab (60 km a sud di Luxor), è stata individuata un’iscrizione con geroglifici di oltre 5250 anni. A effettuare la scoperta, la missione congiunta della Yale University e dei Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles. Secondo il co-direttore John Coleman Darnell, i segni risalirebbero al 3250 a.C. corrispondendo, così, a uno dei primi esempi del sistema di scrittura egiziano. Evitando sensazionalismi inutili, probabilmente non è il primo in assoluto perché le etichette della tomba U-j di Umm el-Qa’ab, forse appartenuta al re Scorpione I, si datano dal 3320 al 3150; resta comunque la forma più antica conosciuta di protogeroglifici monumentali vista la loro altezza di circa mezzo metro.

Il pannello, leggibile da destra verso sinistra, vede quattro segni: una testa di toro su un corto palo e due becchi a sella (una specie di cicogna africana, Ephippiorhynchus senegalensis) posti simmetricamente di spalle con al centro un ibis. Secondo Darnell, questa disposizione è comune nelle successive rappresentazioni del ciclo solare e del concetto di luminosità, implicando l’autorità reale sul cosmo. Se quest’ipotesi fosse confermata, nascerebbe un bel quesito sull’origine stessa della scrittura, finora collegata al diffondersi di simboli amministrativi dal principale centro di potere egiziano pre- e protodinastico che era Abido.

http://news.yale.edu/2017/06/20/yale-archaeologists-discover-earliest-monumental-egyptian-hieroglyphs

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Scoperta tomba tolemaica ad Alessandria

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Source: MoA

A El-Shatby, quartiere di Alessandria d’Egitto, gli archeologi egiziani hanno scoperto una tomba risalente al periodo tolemaico (332-30 a.C.). L’ipogeo è composto da quattro camere sulle cui pareti sono disposte quattro file di loculi. Ogni singola deposizione è decorata da elementi architettonici che conservano ancora tracce di pittura ed è accompagnata da iscrizioni funerarie in greco.

Mustafa Rushdi, direttore generale delle Antichità di Alessandria e del Delta Occidentale, ha aggiunto che lo scavo ha portato al ritrovamento di circa 300 reperti del corredo, tra vasi ceramici, lucerne e una statua in terracotta (immagine in basso a sinistra). Ora ci sarà bisogno dello studio delle iscrizioni per arrivare ai proprietari della tomba.

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Scoperte 10 tombe di Epoca Tarda ad Assuan

Sulla costa occidentale di Assuan, nei pressi del mausoleo di Aga Khan, archeologi egiziani hanno scoperto 10 tombe rupestri risalenti all’Epoca Tarda. Parte della grande necropoli che cominciò ad essere usata fin dall’Antico Regno, le sepolture hanno tutte le stesse struttura con una scalinata scavata nella roccia e una singola camera funeraria. Tra i reperti ritrovati, vasi ceramici, sarcofagi in pietra, maschere in cartonnage e mummie.

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Heracleopolis Magna: scoperto architrave di Sesostri II

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Source: MoA

A Heracleopolis Magna (l’attuale Ihnasiya el-Medina, nel governatorato di Beni Suef), archeologi spagnoli hanno scoperto un architrave in granito rosso con i cartigli di Sesostri II (1895-1878). La missione diretta dal 1984 da María del Carmen Pérez Díe (Dip. di Antichità Egizie e del Vicino Oriente del Museo Arqueológico Nacional di Madrid) si sta concentrando sull’area del tempio ramesside di Hershef, il dio locale dalla testa di ariete poi assimilato con Eracle (da qui il nome greco della città). Questo sito, però, ha strati di frequentazione più antichi, risalenti all’inizio della XVIII dinastia e, secondo questa scoperta, al Medio Regno. Viene confermato, così, l’interesse di Sesostri II per la regione del Fayyum dove, a soli 10 km da Heracleopolis, si fece costruire la piramide di El-Lahun.

Il testo dell’iscrizione reca parte della titolatura reale:

[nsw-bi]t  KA-kpr-Ra  sA-Ra  n  X.t=f  Sn-Wsr.t  → “Signore dell’Alto e del Basso Egitto: Khakheperra, figlio biologico di Ra: Senuseret”

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Deir el-Bahari: (ri)scoperte 56 giare con materiale per mummificazione

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Source: MoA

Non è detto che scavare in aree già indagate non porti sorprese. Anzi, in contesti del genere, le scoperte sono molto più frequenti di quello che si pensa. È un esempio l’ultimo ritrovamento effettuato a Deir el-Bahari (Tebe Ovest) dai membri del Middle Kingdom Theban Project, missione focalizzata sullo scavo, il restauro, lo studio epigrafico e la pubblicazione di alcune sepolture di Medio Regno (TT 313, TT 315, CG 28023). Proprio ripulendo l’angolo nord-orientale del cortile della tomba di Ipi (TT 315) – visir sotto Amenemhat I (1994-1964) -, gli archeologi spagnoli diretti da Antonio Morales (Universidad de Alcalá) hanno individuato una camera accessoria piena di contenitori ceramici. In realtà, queste giare – 56 per l’esattezza – erano state già scoperte nel 1921-22 dall’americano Herbert Winlock (Porter-Moss I-1 p. 390) che, tuttavia, non le aveva ripulite probabilmente considerandole reperti di minore importanza. Invece, il loro contenuto potrebbe essere fondamentale per lo studio dei metodi di mummificazione del Medio Regno. Al loro interno, infatti, si trovavano teli di lino lunghi oltre 4 metri, rotoli di bende, abiti, stracci vari e porzioni di tessuto più sottile per avvolgere le dita del defunto. Inoltre, c’erano anche vari strumenti di legno e rame e circa 300 sacchetti contenti natron, sabbia, resine e altri prodotti da utilizzare per l’imbalsamazione di Ipi il cui cuore, estratto e trattato, potrebbe essere stato individuato tra questo materiale da Salima Ikram (American University of Cairo). Importanti anche i sigilli sui tappi e le iscrizioni in ieratico sulla ceramica.

 

http://thebanproject.com

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Source: MoA

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Tuna el-Gebel: scoperta cachette con 30 mummie

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Source: euronews.com

Già ieri circolavano indiscrezioni su una grande scoperta effettuata da archeologi dell’Università del Cairo a Tuna el-Gebel, nel governatorato di el-Minya – Medio Egitto. Voci confermate oggi dalla conferenza stampa del ministro delle Antichità che ha annunciato il ritrovamento, tramite georadar, di un pozzo funerario profondo 8 metri che conduce a un reticolo di gallerie contenenti una trentina mummie di Epoca Tarda (è lo stesso El-Enany a riferirlo in un’intervista; il dispaccio ufficiale del Ministero, invece, ne conta 17). La cachette si trova a est delle necropoli degli animali dove erano state sepolte migliaia di corpi imbalsamati di ibis e babbuini, animali sacri a Thot, il dio della vicina città di Khmun/Hermopolis Magna. Non a caso, alcuni dei corpi deposti nel sepolcro apparterrebbero proprio a sacerdoti di Thot. Le mummie, collocate in sarcofagi di calcare e due antropoidi in terracotta, sono in buono stato di conservazione. Tra gli oggetti del corredo – pochi perché il sito è stato depredato già in antico – ci sono vasi ceramici, una decorazione d’oro a forma di piuma e soprattutto due papiri demotici, oltre a resti di babbuini.

Il video girato nella tomba:

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Aperta la camera funeraria della piramide di Dashur: trovata la cassa per gli organi del defunto

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Source: MoA

Proprio stamattina era arrivata la risposta ufficiale del Ministero delle Antichità a quanti, nell’ultimo mese, avevano messo in dubbio l’effettiva ‘originalità’ della scoperta a Dashur di una nuova piramide. La missione egiziana diretta da Adel Okasha aveva individuato nel monumento funerario il cartiglio di Ameny Qemau, faraone della XIII dinastia che regnò intorno al 1790 a.C.; per questo, in molti avevano pensato che la piramide fosse la stessa che era stata ritrovata nel 1957.

A quanto pare, invece, si tratta effettivamente di una piramide diversa, lontana 600 metri da quella già nota, e probabilmente appartenente a un’altra persona. Sollevando il pesante blocco di copertura (immagine in basso), gli archeologi sono riusciti ad accedere alla camera funeraria dove si trovava ancora la cassa lignea (foto in alto) in cui erano riposti gli organi interni del defunto (fegato, polmoni, intestini e stomaco). Come era prassi per il II Periodo Intermedio, non erano utilizzati i vasi canopi, ma le viscere erano trattate, ricoperte da bende – che, in questo caso, si sono conservate – e riposte in questi contenitori. Sulle pareti esterne della scatola, una linea di geroglifici su tre lati presenta formule protettive per quello che, a questo punto, è il vero proprietario della piramide, cioè la figlia di Ameny Qemau o un altro membro della famiglia reale. Non è stato specificato il nome, ma, come ha fatto notare Alexander Ilin-Tomich (Johannes Gutenberg-Universität Mainz) su EEF, dovrebbe essere la “Figlia del re” Hatshepsut, già nota da altri due oggetti della XIII dinastia. Nella stanza c’era anche il sarcofago antropoide che, tuttavia, è in pessimo stato di conservazione.

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Source: MoA

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Luxor: scoperto per la prima volta un giardino funerario

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Source: MoA

Straordinaria scoperta quella effettuata, ancora una volta (!), dalla missione a Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest, diretta da José Manuel Galán (“Proyecto Djehuty”). Scavando nella corte aperta di una tomba di Medio Regno, gli egittologi spagnoli hanno ritrovato la prima testimonianza archeologica di giardino funerario che, finora, era conosciuto solo dalle fonti iconografiche (come nel dipinto dalla tomba di Nebamun della XVIII din., ora conservato al British Museum; foto in basso) e da modellini funebri. La struttura, di 3 x 2 metri, è suddivisa in una griglia di aiuole quadrate di circa 30 cm di lato in cui erano coltivati vari tipi di fiori e piante; al centro, invece, due quadranti rialzati potevano contenere arbusti. Nell’angolo occidentale, si sono addirittura conservate le radici e 40 cm del tronco di un piccolo albero (una tamerice; foto in fondo) accanto al quale, ancora in situ, era deposta una ciotola contenente un’offerta di datteri e altri frutti (immagine in basso a sinistra). Il giardino aveva una funzione rituale legata alla rigenerazione del defunto e ora si aspettano le analisi paleobotaniche sui semi raccolti per capire quali tipi di piante vi erano coltivati.

Ma le sorprese non si fermano qui. Le autorità ministeriali, infatti, hanno annunciato che è stata ritrovata anche una cappella funeraria in mattoni crudi (46 x 70 x 55 cm) addossata alla facciata della tomba rupestre e con dentro ancora tre stele appartenenti a defunti di XIII dinastia (1800 a.C. circa).

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Scoperta a Luxor tomba di XVIII dinastia con sarcofagi e oltre 1000 ushabti di XXI dinastia

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Source: Nigel J.Hetherington

Stamattina si sono rincorsi rumors sulla scoperta – o, secondo altre fonti, riscoperta – di una tomba di Nuovo Regno effettuata da archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest. Non essendoci ancora stato l’annuncio ufficiale del Ministero delle Antichità, le informazioni non sono ancora verificabili, ma, da quanto affermato alla stampa locale dal direttore della missione Mostafa Waziry, la sepoltura apparterrebbe a Userhat, alto ufficiale della XVIII dinastia, e conterrebbe almeno sei sarcofagi policromi, decine tra ushabti e vasi di ceramica e resti di mummie (immagini in basso).

Secondo quanto anticipato da Luxor Times, invece, si tratterebbe della già nota tomba Kampp -157-, un classico ipogeo “a T” (anticamera trasversale e corridoio terminante in una nicchia) situato a sud della TT255 e da non confondere con la TT157 di Nebwenenef (Primo profeta di Amon sotto Ramesse II).

Aggiornamento:

Il comunicato ufficiale del Ministero conferma che la tomba appartiene a Userhat e si compone di una corte aperta, una stanza rettangolare, un corridoio e una camera interna. Dopo la pulizia della prima sala, è stato scoperto un pozzo di 9 metri di profondità che conduce a ulteriori due vani ancora da scavare. Nella prima sala, sono stati scoperti il sarcofago, la maschera funeraria e ushabti appartenenti a Userhat; quella più interna, invece, è stata riutilizzata successivamente come cachette per diversi sarcofagi e mummie di XXI dinastia e oltre 1000 ushabti in faience, legno e terracotta.

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Alessandria: dalla demolizione di una villa storica alla scoperta di reperti di età romana

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Sources: egyptindipendent, MoA

Smantellate le macerie di Villa Aghion, sono emerse testimonianze ancora più antiche. Lo storico edificio, uno dei più importanti esempi di architettura modernista di Alessandria, era stato realizzato nel 1927 per una ricca famiglia ebrea su progetto di Auguste Perret (a Le Havre, in Francia, i suoi lavori sono patrimonio UNESCO), ma con i decenni era finito in stato di abbandono (immagini in basso). Così, nonostante l’enorme valore artistico e le proteste di varie associazioni, gli attuali proprietari avevano deciso di demolirlo per costruire nuovi appartamenti, cominciando nel 2009 e finendo lo scorso dicembre.

Oggi, Mamdoud Afifi, capo del settore delle Antichità Egizie del MoA, ha annunciato che nell’area del cantiere sono stati ritrovati resti archeologici risalenti soprattutto all’epoca romana: muri, un pavimento lastricato in calcare, un forno, blocchi di granito nero e diversi oggetti, come ceramica databile dall’età tolemaica a quella bizantina, monete e ossa. Il ritrovamento è stato effettuato durante uno scavo preventivo per controllare la zona prima dell’inizio dei nuovi lavori.

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