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Tebe Ovest, scoperta tomba di un visir del II Periodo Intermedio

L’indagine in una vasta area in una delle principali necropoli di Tebe Ovest ha permesso la scoperta di un gruppo di sepolture familiari risalenti al II Periodo Intermedio, tra cui la tomba di un importante visir già noto dalle fonti.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Dra Abu el-Naga, sulla riva occidentale di Luxor, dal Medio Regno in poi fu il luogo di inumazione di numerosi sacerdoti, funzionari, membri della corte e, tra XVII e inizi XVIII dinastia, perfino di faraoni e regine prima che la necropoli reale fosse spostata nella Valle dei Re. In questa ricca zona, in particolare in un fronte di scavo di 50 x 70 metri, la missione egiziana del Supremo Consiglio delle Antichità ha individuato 30 pozzi funerari databili alla XIII dinastia (1803-1649 a.C.). In fondo a uno di questi è stato trovato un grande sarcofago in granito rosa, pesante circa 10 tonnellate (foto in alto), che conservava il corpo del visir Ankhu, il cui nome è attestato su diversi monumenti dei regni di Sobekhotep II e Khendjer (1750 a.C. circa) e in alcune fonti scritte come il Papiro Bulaq 18, documento amministrativo scoperto da Mariette proprio a Dra Abu el-Naga e in cui Ankhu è indicato come capo dei funzionari di corte. Lo stesso faraone Sobekhotep II è raffigurato in una piccola stele funeraria ritrovata in un altro pozzo (immagine in basso a sinistra).

La missione diretta da Mostafa Waziry ha rinvenuto anche una struttura in mattoni crudi utilizzata per lasciare offerte, corredata di alcuni ushabti dipinti in bianco e coperti di iscrizioni nere in ieratico. Oltre a questo, sono stati ritrovati numerosi scarabei e amuleti, anche di epoche successive.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities
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Scoperta area residenziale di epoca romana nei pressi del Tempio di Luxor

foto Mattia Mancini (@djedmedu)

Nel 2021, a due passi dal Tempio di Luxor, lo storico palazzo di Tawfiq Pasha Andros (1897) era stato demolito perché pericolante. Rimosse le macerie, erano stati ritrovati resti risalenti al periodo romano e a quello bizantino, come monete di bronzo, un magazzino con anfore e un piccolo santuario. Con l’avanzamento dell’indagine archeologica è emersa un’intera area residenziale di epoca romana, parte dell’antica città di Tebe che, nella riva orientale, prima era attestata solo da qualche traccia sporadica.

L’annuncio è stato effettuato qualche giorno fa da Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, che ha annoverato tra le scoperte alcune officine per la fusione dei metalli, con contenitori di ceramica, monete in rame e bronzo e macine (foto in basso a destra), e due torri per l’allevamento dei piccioni in cui vasi erano utilizzati come nidi per i volatili (foto in basso a sinistra). L’ultima missione è terminata nel settembre del 2022 e in effetti ho potuto fotografare l’area di scavo già lo scorso novembre (foto in alto).

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Saqqara, scoperte tombe di Antico Regno con 9 statue in pietra e una mummia di 4300 anni

Ieri mattina il celebre archeologo Zahi Hawass ha annunciato una serie di scoperte effettuate dalla missione che dirige a Saqqara. Nello specifico si tratta di un gruppo di tombe risalenti alla V e alla VI dinastia (2500-2190 a.C.), situate nell’area di Gisr el-Mudir, l’antica struttura in pietra a sud-est della Piramide a gradoni di Djoser.

Tra queste spicca la sepoltura di Khnumdjedef, sacerdote del complesso piramidale di Unas, le cui pareti sono coperte dai resti di pitture dai colori ancora vividi che raffigurano scene di offerta e di vita quotidiana (foto in alto a sinistra). La seconda tomba più grande, anch’essa decorata, apparteneva a Meri, funzionario presso il palazzo reale, di cui si conserva una bella falsa porta (foto in basso a destra). Un’altra ancora conteneva 9 statue funerarie in calcare che rappresentano il defunto e la moglie, i figli e servitori intenti a preparare cibo (foto in cima all’articolo). Il nome dell’uomo non è chiaro, ma Hawass ha riferito che potrebbe essere il Mesy che compare su una falsa porta ritrovata mesi dopo nei pressi della tomba (io comunque leggo il nome anche nella tavola d’offerta in basso a destra).

Tra tutti i ritrovamenti, però, il più importante era senza dubbio in fondo a un pozzo di 15 metri: un grande sarcofago in pietra ancora sigillato contenente una mummia di 4300 anni (foto in basso). Il corpo di Hekashepes, deposto con un poggiatesta e con una copertura di foglia d’oro, sarebbe la più antica mummia mai ritrovata in queste condizioni di conservazione.

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Scoperta tomba reale negli Wadi Occidentali di Luxor

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

La missione congiunta egiziano-britannica diretta da Piers Litherland (McDonald Institute for Archaeological Research, Cambridge University) e Fathi Yassin (direttore generale delle Antichità dell’Alto Egitto) ha individuato una tomba, probabilmente reale, nell’area degli Wadi Occidentali Tebani, sulla riva ovest di Luxor. Il sito include un gruppo di valli a sud-est della Valle dei Re, come lo Wadi Bairiya, lo Wadi el-Gharby e lo Wadi Gabbanat el-Qurud, utilizzate da luogo di sepoltura per membri delle famiglie di faraoni della XVIII dinastia.

Nello specifico, il team della New Kingdom Research Foundation nello scorso ottobre ha scoperto nella Valle C dello Wadi Gabbanat el-Qurud una grande tomba scavata nella roccia con, in origine, inumazioni multiple. Studi preliminari su resti di iscrizioni e reperti ceramici sembrano datare la struttura al periodo tuthmoside (1500-1400 a.C. circa). Purtroppo, però, lo stato di conservazione non è ottimale a causa di forti inondazioni che nel passato hanno riempito le stanze di detriti e danneggiato le decorazioni pittoriche, comunque riconducibili a un contesto elitario.

Secondo Litherland, potrebbe trattarsi della sepoltura di una delle spose o delle principesse del periodo tuthmoside di cui finora non si conosce l’ultima dimora. D’altronde, il ritrovamento è stato effettuato proprio sotto quella che è stata interpretata come la possibile tomba di Neferura (nella grande apertura nella falesia, visibile nella foto in basso a sinistra), cioè la figlia di Hatshepsut e moglie di Thutmosi III. La destinazione funeraria reale degli Wadi Occidentali Tebani era stata ipotizzata già da Howard Carter quando indagò l’area nel 1916 e 1917; da allora sono state poi scoperte le sepolture delle spose straniere di Thutmosi III (Menhet, Menwi e Merti), di alcune donne della corte di Amenofi III (tra cui la regina Nebetnehat, la principessa Tiaa, un figlio di re chiamato Menkheperra, una moglie del faraone chiamata Henut e almeno altri 28 individui) e la tomba stessa di Hatshepsut quando era ancora Grande Sposa Reale di Thutmosi II.

Maggiori conferme arriveranno nei prossimi mesi con il completamento dello scavo.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities
Source: Ministry of Tourism and Antiquities
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Scoperte 9 teste di coccodrillo nei pressi del tempio di Deir el-Bahari

Ritrovamento unico nel suo genere quello effettuato dagli egittologi diretti da Patryk Chudzik (Centro di Archeologia del Mediterraneo dell’Università di Varsavia) nella necropoli di el-Asasif Nord, a Tebe Ovest. Il team polacco ha infatti scoperto 9 teste di coccodrillo in due tombe di Medio Regno situate nei pressi del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, anch’esso sotto la concessione di scavo e restauro della stessa missione.

L’importanza della scoperta sta proprio nel contesto perché, a differenza delle più comuni mummie di coccodrillo lasciate in offerta nei templi dedicati al dio Sobek, finora non si conoscevano casi di deposizioni del genere in tombe. Le teste, di cui si conservano solo frammenti di cranio e mandibola, osteodermi e denti (foto in alto), non erano mummificate ma semplicemente avvolte in teli e lasciate come parte del corredo funerario. Gli animali dovevano raggiungere in origine tra i 2 e i 4 metri di lunghezza, ma il cattivo stato di conservazione non ha permesso di capire come siano stati decapitati.

Nello specifico, però, i resti dei rettili non si trovavano proprio nelle tombe ma in mucchi di terra accanto agli ingressi delle sepolture di Khety (TT 311), cancelliere sotto Mentuhotep II (2055-2002 a.C.), e di un anonimo funzionario coevo. Questi cumuli sono il risultato degli scavi dell’egittologo statunitense Herbert Winlock (Metropolitan Museum di New York) che lavorò nell’area circa un secolo fa e che, a quanto pare, era poco interessato a quel tipo di reperto lasciandolo tra gli scarti.

Il motivo della presenza di coccodrilli in tombe potrebbe essere riportato alla protezione di Sobek nell’aldilà e all’identificazione del defunto con la sua forma solare Sobek-Ra, ipotesi comunque approfondita in una pubblicazione di Patryk Chudzik e Urszula Iwaszczuk che aveva anticipato la notizia.

Il sito della missione: http://www.templeofhatshepsut.uw.edu.pl/en

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Damietta, scoperte 20 tombe di Epoca Tarda

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

A Tell el-Deir, sito archeologico della città costiera di Damietta, la missione del Supremo Consiglio delle Antichità egiziane ha individuato 20 tombe di Epoca Tarda, risalenti soprattutto alla XXVI dinastia (672-525 a.C.). Le sepolture consistono in deposizioni all’interno di strutture in mattoni crudi o in pozzi funerari.

Tra gli oggetti del corredo scoperti spiccano alcuni amuleti in lamina d’oro rappresentanti divinità come Horus sotto forma di falco, Iside, Nefti, Bastet come gatto e altri simboli divini come l’occhio udjat, il pilastro djed, il nodo d’Iside, l’orizzonte Akhet ecc. Sono stati ritrovati anche diversi scarabei, statuette dei quattro Figli di Horus e modelli miniaturistici di vasi canopi (immagine in basso), tutto materiale coerente con quello rinvenuto nelle missioni degli anni scorsi.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities
Source: Ministry of Tourism and Antiquities
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Scoperti gioielli in oro in una necropoli di Amarna

Source: Ministry of Tourism and Antiquities; ph. Amélie Deblauwe (Amarna Project) – elaborazione grafica: @djedmedu

Eccezionale e, visto il contesto, piuttosto inaspettata scoperta quella effettuata dalla missione egiziano-britannica a Tell el-Amarna, l’antica capitale del faraone Akhenaton (1351-1333 a.C.) situata in Medio Egitto. Il team dell’Amarna Project ha infatti individuato un ricco corredo funebre, consistente in 4 gioielli d’oro, in una tomba nel Cimitero del Deserto settentrionale. Gli oggetti accompagnavano una giovane donna, avvolta come di consueto per l’area in una semplice stuoia in fibre vegetali e deposta insieme ad altri individui in una sepoltura multipla consistente in un pozzo funerario e una piccola camera.

Come detto, stranamente per la natura non elitaria della necropoli, sul corpo della donna c’erano una collana con pendenti d’oro a forma di petalo e tre anelli sempre dello stesso metallo prezioso. Uno di questi presenta la figura del dio nano Bes (sulla destra), protettore di neonati e partorienti, mentre un altro (in alto al centro) ha incastonato un disco in steatite verde con un’interessante iscrizione che sembra riportare a un contesto reale. Secondo il dispaccio del Ministero, infatti, l’anello recherebbe l’inusuale titolo di sA.t nb.t tA.wy, cioè “Figlia della Signora delle Due Terre”, il che potrebbe quindi far riferimento, se confermato, a una figlia di Nefertiti. Tuttavia, guardando i segni sulla parte superirore, l’iscrizione potrebbe essere stata ricavata anche da un oggetto più grande con ipotetica lettura (parziale) di […] sA.t nb tA.wy, “Figlia del Signore delle Due Terre”. In ogni caso, si parlerebbe comunque di una principessa, senza però nessuna prova che la defunta lo fosse.

Come giustamente sottolinea la vice-direttrice della missione, Anna Stevens (University of Cambridge, Monash University), quella necropoli in genere presenta sepolture povere, quasi sempre disturbate dai ladri, consistenti in semplici fosse nella sabbia senza corredo e pochissime tombe a camera con pozzi. Quindi, più che all’appariscente valore della materia prima degli oggetti, vale la pena soffermarsi sul perché di questa anomalia. Ma per questo bisognerà aspettare un report più dettagliato con altre informazioni sul contesto di ritrovamento.

Il sito della missione: http://www.amarnaproject.com/

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Philadelphia, scoperte tombe greco-romane con sarcofagi e ritratti del Fayyum

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Piano piano, a distanza di un anno, iniziano a essere annunciate ufficialmente tutte le scoperte anticipate nella terza stagione della serie di documentari National Geographic “Lost treasures of Egypt”. Questa volta è il turno di un vasto sistema funerario di epoca greco-romana individuato a Philadelphia, città fondata da Tolomeo II (286-246 a.C.) nel nord-est del Fayyum. Nell’episodio di cui avevo già parlato (vedi qui l’articolo) si indugiava in particolare su un sarcofago in legno del II sec. a.C. ancora sigillato con relativa mummia e una bellissima statuetta in terracotta dipinta di Iside-Afrodite (foto in alto).

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Tuttavia, i risultati della missione egiziana diretta da Basem Gehad non si limitano a questo. Le tombe scavate vanno dal III sec. a.C. al III sec. d.C., riflettendo l’evoluzione architettonica funeraria dal periodo tolemaico a quello romano. Le sepolture, tra cui 6 grandi catacombe in blocchi di calcare, si dispongono attorno a un edificio con pavimenti lastricati con mattonelle in malta colorata e una sala a 4 colonne (foto in basso). Diversi sono stati i sarcofagi scoperti, alcuni antropoidi altri a cassa con coperchio a doppio spiovente, ma spicca il primo ritrovamento dopo oltre un secolo dei cosiddetti “ritratti del Fayyum” (foto in alto al centro), raffigurazioni realistiche del defunto realizzate ad encausto o tempera per lo più su tavole di legno che venivano poste sul volto delle mummie in epoca romana.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities
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Scoperte nel Delta mummie dalla lingua d’oro

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

A Quesna (o Quweisna), località nel Delta 60 km a nord del Cairo, nota soprattutto per la necropoli dei falchi consacrati ad Horus, gli archeologi egiziani hanno scoperto una serie di sepolture risalenti a diverse epoche, tra cui spiccano tombe con mummie dalla lingua d’oro.

I corpi, seppur in cattivo stato di conservazione, hanno infatti rivelato la presenza di lamine auree all’interno della bocca, pratica che, durante l’epoca tolemaica, serviva ai defunti di parlare con Osiride. L’oro era usato anche per coprire direttamenti i cadaveri secondo una tradizione tipica soprattutto dell’epoca romana, mentre altre lamine del prezioso metallo erano in forma di scarabei e fiore di loto. Sono stati ritrovati anche numerosi amuleti funerari e scarabei in pietra, vasi di ceramica e strumenti per la mummificazione, mentre dei sarcofagi si sono preservati solo frammenti di legno e chiodi in bronzo.

La necropoli mostra diverse fasi di utilizzo, dall’epoca tarda a quella romana, passando per il periodo tolemaico. La peculiare struttura architettonica consiste in una stanza esterna con copertura a volta in mattoni crudi, un pozzo funerario e due camere sotterranee.

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Taposiris Magna, scoperto tunnel che (non) porta alla tomba di Cleopatra

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Nell’anno dedicato a Tutankhamon, l’altro celebre personaggio egizio per il grande pubblico sgomita per un po’ di attenzione. E negli ultimi giorni le testate di tutto il mondo, comprese quelle italiane, gliela stanno (immotivatamente) concedendo. Torna infatti l’ormai consueta notizia clickbait della presunta scoperta della tomba di Cleopatra (VII) a Taposiris Magna, sito costiero circa 50 km a ovest di Alessandria.

Per l’ennesima volta viene tirata in ballo l’ultima dimora della regina tolemaica che, secondo la direttrice della missione, l’avvocatessa dominicana Kathleen Martínez, sarebbe nei pressi del tempio di Iside di Tolomeo IV (222-204 a.C.). Questa volta il clamore mediatico è nato dal ritrovamento di un tunnel sotterraneo di epoca greco-romana, lungo 1305 metri e scavato a circa 13 metri di profondità nell’area del santuario. In realtà, la notizia era stata già anticipata lo scorso anno in uno degli episodi della serie di National Geographic “Lost Treasures of Egypt”, durante il quale la caccia alla tomba era stata interrotta proprio perché il tunnel era parzialmente sommerso d’acqua. Tuttavia, non ci sono prove convincenti a favore di questa ipotesi; le fonti dicono che Cleopatra fu sepolta ad Alessandria e la stessa Martínez si è mostrata interessata a indirizzare le sue ricerche a largo della capitale tolemaica. Ed è un peccato perché così si sminuiscono risultati di importanza indiscussa. Ad esempio, è passata di secondo piano la rilevanza architettonica della struttura che è stata messa a confronto con l’acquedotto di Eupalino a Rodi, più corto di quasi 300 metri ma probabilmente con la stessa funzione.

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