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Scoperta nuova sfinge tra i templi di Luxor e Karnak

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Source: youm7.com

A Luxor, lungo il Viale delle Sfingi, è stata scoperta… una sfinge. Che strano, eh?

Domenica scorsa, durante i lavori di sistemazione dell’antica via processionale che collegava il Complesso di Karnak al Tempio di Luxor, è stata individuata l’ennesima statua con le fattezze dell’animale mitologico. Ad annunciare il ritrovamento, però, diversamente dal normale protocollo che prevede una comunicazione ufficiale dal Ministero delle Antichità, è stato Mohamed Abdel Aziz, direttore generale delle Antichità di Luxor, che ha fornito la notizia al giornale online Youm7.

Tuttavia, la sfinge non è come le altre 1350 criocefale (a testa di ariete) fatte porre da Nectanebo I (380-362 a.C.) ogni 60 metri lungo i 2,7 km della “Kebash Road”. La scultura , infatti, presenta la forma più classica del leone a testa umana e non è stata ancora estratta dal terreno per evitare danni. Proprio un anno fa, Mostafa Waziry, all’epoca con il ruolo di Aziz ma oggi segretario generale del Supreme Council of Antiquities, aveva affermato che l’ambizioso progetto di scavo, restauro e musealizzazione di tutto il percorso della Festa di Opet era all’85% con circa 650 sfingi individuate. L’apertura della strada è prevista per dicembre, anche se gli scavi archeologici ai lati continueranno.

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Source: luxor24.news

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Source: Bernard M. Adams (egyptmyluxor.weebly.com)

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Beni Hasan, (ri-?)scoperte le camere funerarie di due governatori di XI dinastia

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Source: MoA

Nonostante il torrido caldo estivo, in Egitto si continua a lavorare e ad effettuare scoperte… o forse riscoperte. A Beni Hasan, nei pressi di el-Minya, durante le operazioni di pulizia e restauro di due tombe, la missione egiziano-australiana diretta da Naguib Kanawati (Macquarie University, Sydney) ha individuato le rispettive camere funerarie. Il sito in questione è la celebre necropoli di Medio Regno dove erano sepolti i governatori del 16° nomo dell’Alto Egitto, quello dell’Orice, tra cui i due nomarchi dell’XI dinastia (intorno al 2050 a.C.) Ramushenty (BH27) e Baqet II (BH33).

Nella BH27, liberando dai detriti uno dei 6 pozzi funerari della camera principale, gli archeologi sono arrivati a un’altra stanza, profonda 17,5 metri, che a sua volta conduce alla camera funeraria dopo un ulteriore pozzo di 3 metri. L’ambiente a base rettangolare presenta anche due piccoli annessi sugli angoli est e ovest dove sono stati ritrovati contenitori ceramici per derrate alimentari. Niente di più perché il corredo funerario, compreso il sarcofago che doveva essere collocato nella fossa al centro del pavimento, è stato probabilmente prelevato nel 1890 dalla missione epigrafica dell’Egypt Exploration Fund diretta da Percy Newberry (“Beni Hasan” II, pag. 30-31, pl. XXVI).

Per quanto riguarda la BH33, invece, nell’ultima settimana della campagna si è riusciti a scavare solo la parte superiore della camera funeraria che tuttavia è sufficiente a capire come la struttura sia la stessa di quella della tomba di Ramushenty. Oltre a qualche vaso, a colpire qui è la perfetta conservazione delle pitture parietali che, seppur semplici, rappresentano Baqet II (foto in alto)e una serie di portatori di doni come capi di bestiame (foto in basso). Lo scavo riprenderà a gennaio 2019 (“Beni Hasan” II, pag. 37-40, pl. XXXIV).

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Source: MoA

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Kom Ombo, scoperto un laboratorio di vasaio con il più antico tornio in pietra d’Egitto

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Nicholson, Shaw, Ancient Egyptian Materials and Technology, pag. 126; foto MoA

Ieri, con il clamore provocato dall’apertura del sarcofago di Alessandria, un’importante notizia è passata in sordina. A Kom Ombo, durante i consueti lavori di abbassamento della falda freatica, è stata effettuata un’altra scoperta fortuita: un laboratorio di produzione di ceramica risalente alla IV dinastia (2630-2510 a.C.). Oltre a diversi vasi e stampi per l’argilla, il vero ritrovamento eccezionale consiste in una ruota in calcare forata al centro. Quest’oggetto – secondo Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA – sarebbe il più antico tornio in pietra mai ritrovato in Egitto, più o meno coevo di quello in terracotta scoperto ad Abusir nei primi anni ’90 del secolo scorso dalla missione cecoslovacca di Verner. Il disco, come si vede già in alcune rappresentazioni di Antico Regno (come dalla mastaba di Ti a Saqqara; disegno in alto a sinistra), veniva fatto ruotare ruotare con le mani o con i piedi su un asse sollevato e sopra di esso si plasmava in modo più veloce e preciso la forma dei contenitori.

 

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Saqqara, scoperti laboratorio per l’imbalsamazione e oltre 35 mummie di XXVI dinastia

Il Ministero delle Antichità aveva già fatto trapelare qualche indiscrezione creando negli ultimi giorni un bel po’ di hype intorno a una scoperta effettuata a Saqqara dalla missione egiziano-tedesca dello SCA e dell’Università di Tübingen. Ma stamattina, nei pressi della piramide di Unas, si è tenuta la conferenza stampa ufficiale che ha confermato il ritrovamento di un laboratorio d’imbalsamazione, una cachette con gli attrezzi utilizzati nel trattamento dei cadaveri e un pozzo funerario con oltre 35 mummie di XXVI dinastia (664-525 a.C.). L’area, che non veniva scavata da oltre un secolo, si trova proprio a sud del complesso piramidale dell’ultimo faraone della V dinastia (circa 2350 a.C.).

Nel laboratorio, una camera rettangolare in mattoni e blocchi in calcare, si trovavano contenitori per oli e sostanze utilizzate nel processo di mummificazione il cui nome è scritto sul vaso e che verranno analizzate per capirne la composizione chimica. In un’area aperta, sono stati ritrovati due bacini probabilmente utilizzati per i bagni di natron dei cadaveri.

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Source: uni-tuebingen.de

Il pozzo funerario, profondo 30 metri, presentava oltre 35 mummie, 5 grandi sarcofagi in pietra di cui quattro ancora sigillati (per questo Mostafa Waziry si è detto stupito del clamore mediatico scoppiato attorno al sarcofago in granito nero di Alessandria), un sarcofago antropoide in legno, vasi canopi, statuette di legno, ushabti, amuleti, coperture in cartonnage ecc. La mummia deposta nel sarcofago di legno indossava una preziosa maschera funeraria in argento dorato con intarsi in pietra dura (alabastro, onice e ossidiana). Seppur manchi il nome del defunto, è stato possibile leggerne i titoli sul sarcofago: “Secondo Profeta di Mut” e “Sacerdote di Niut-shaes”.

Fonte foto: english.ahram.org

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Scoperto sito romano-bizantino nel Delta

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Source: MoA

Il Ministero delle Antichità ha annunciato la scoperta, durante uno scavo di emergenza, di un sito di età romana e bizantina. Il luogo del ritrovamento è Mit Abu el-Kom, indicato nei pressi di Alessandria (anche se l’unica corrispondenza che sono riuscito a trovare è la città natale del presidente Sadat, poco più a sud nel Delta centrale). Si tratta di una serie di ambienti la cui datazione è fornita anche dalla tipologia muraria adottata: le strutture di epoca romana sono caratterizzate da blocchi regolari in pietra ben squadrati, oltre a colonne di ordine dorico; quelle successive bizantine (395-641), invece, hanno una tessitura più irregolare con blocchi appena sbozzati e malta di cattiva qualità a riempire le lacune.

Nadia Kheidr, capo del Settore delle Antichità del Basso Egitto, ha illustrato l’elenco dei ritrovamenti tra cui spiccano moltissime monete, due grandi contenitori ceramici per l’acqua (foto in basso) e diverse lucerne decorate con croci e foglie di palma.

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Scoperti due “birrifici” e una sepoltura di cane da caccia di 5000 anni

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Source: MoA

Tell el-Farkha (Ghazala), sito del Delta orientale a 120 km dal Cairo, gli archeologi egiziani hanno effettuato una serie di curiose scoperte risalenti al periodo predinastico. Sul versante occidentale della collina, infatti, sono stati individuati i resti ossei di un cane di oltre 5000 anni (foto in alto), un levriero utilizzato dalle classi elitarie nella caccia alle gazzelle. Sempre risalente al periodo Naqada III (3200-3000 a.C.), una tomba con il defunto deposto in posizione fetale in una camera unica in mattoni crudi (foto in basso), accompagnato da alcuni oggetti del corredo come vasi in alabastro o ceramica. Queste due sepolture sono le prime ad essere state ritrovate nell’area.

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Source: MoA

Questa novità è stata seguita poi da una conferma dei risultati della missione polacca che lavora nel sito dal 1998. Il villaggio predinastico, individuato nel 1987 dalla missione del Centro Studi Ricerche Ligabue di Venezia, presentava già 5 centri di produzione della birra scavati dal team dell’Istituto di Archeologia della Uniwersytet Jagielloński di Cracovia, a cui si aggiungono ora due nuovi “birrifici” riconoscibili da silos per i cereali, utensili in pietra come macine e coltelli e i classici contenitori in ceramica utilizzati per la bevanda alcolica. Questi edifici, più altri di cui si conservano le fondazioni, furono sfruttati in un lungo periodo che va da Naqada II (3600 a.C.) alla I dinastia almeno.

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Museo Greco-Romano di Alessandria, riscoperti vasi sotterrati in giardino contro i bombardamenti

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Source: MoA

Quando si dice che è possibile scavare anche nei musei, s’intende la ricerca negli archivi o nei depositi delle grandi e piccole collezioni. Questa volta, però, il termine va preso proprio alla lettera. Durante i lavori di restauro del Museo Greco-Romano di Alessandria, infatti, è stata scoperta una cachette risalente al 1939-1945 d.C. Nessun errore: il nascondiglio, scavato al centro del giardino interno dell’edificio, conservava centinaia di contenitori ceramici greco-romani, copti e islamici posizionati lì da nemmeno 80 anni. Secondo Ayman Ashmawi, capo del settore delle Antichità Egizie del Ministero delle Antichità, sarebbe stato l’archeologo britannico Alan Rowe (1891-1968), insieme agli inservienti del museo, a sotterrare i reperti per salvarli dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Poi, evidentemente, si sarà persa la memoria di questo intervento e, con essa, tutti i vasi e piatti che continuano ad uscire dagli scavi del Patio.

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Source: MoA

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Annunciate due scoperte casuali: una tomba ad Alessandria e una statuetta di Osiride a Saqqara

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Source: MoA

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Source: MoA

Alessandria d’Egitto, con oltre 4 milioni di abitanti, è la seconda città più popolosa del Paese ed è in continua espansione. Il fatto che il moderno abitato coincida in molte parti con l’antica capitale ellenistica e con le sue aree di sepoltura fa sì che spesso ci siano fortuite scoperte archeologiche durante lavori edili. Ed è notizia di oggi, ad esempio, il ritrovamento di una tomba di età tolemaica (332-30 a.C.) nello scavo delle fondazioni di un nuovo palazzo nel quartiere di Sidi Gaber, a pochissimi chilometri dalla Bibliotheca Alexandrina. A una profondità di 5 metri, è riaffiorato un enorme sarcofago in granito nero, forse il più grande mai scoperto in città (altezza: 185, lunghezza: 265, larghezza: 165 cm). La presenza di uno strato di malta tra il coperchio e il corpo della bara fa pensare che non sia stata ancora aperta e che contenga i resti del defunto, forse ritratto nella testa in alabastro ritrovata nella tomba (immagine a sinistra).

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Source: MoA

Sempre oggi è stata annunciata un’altra scoperta casuale, effettuata durante i lavori di restauro della Piramide di Djoser a Saqqara. In un foro alla base della facciata occidentale del monumento, si trovava una statuetta in bronzo raffigurante Osiride, alta 63 cm e con ancora resti dello smalto che la ricopriva. L’oggetto rappresenta il dio nella sua classica foggia mummiforme, con braccia incrociate a tenere lo scettro heqa e il flagello nekhekh e con la corona atef. Secondo Sabri Faraj, direttore generale dell’area di Saqqara, si tratterebbe di un ex voto fatto da un sacerdote in Epoca Tarda (664-332 a.C.).

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El-Asasif Sud, scoperti 4 vasi canopi di XXVI dinastia

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Source: MoA

A volte, anche un sito già indagato può fornire nuovi dati importanti. Ne è testimonianza la recente scoperta di quattro vasi canopi (foto in alto) nella tomba di Karabasken (TT391), nella necropoli meridionale di el-Asasif, Tebe Ovest. In realtà, non è la prima volta che questa sepoltura – segnalata fin dalla spedizione di Champollion e Rosellini nel 1828-9 – riserva sorprese; nel 2016, ad esempio, era stato individuato, nella parte più interna dell’ipogeo, un enorme sarcofago di granito rosa che probabilmente apparteneva al defunto, Quarto Profeta di Amon e Sindaco di Tebe sotto il faraone Shabaka (715-705; XXV dinastia).

Questa volta, invece, il team egiziano-americano del “South Asasif Conservation Project”, diretto da Elena Pischikova e Fathy Yassin, ha scoperto i canopi in un annesso scavato successivamente sulla parete sud della sala ipostila. I contenitori in calcite, alti da 35,5 a 39,4 cm, erano adagiati sul fondo di una fossa quasi cubica (60 x 60 cm con una profondità di 50 cm) ricavata nel pavimento (foto in basso). Lo stato di conservazione dei reperti è molto buono se si esclude uno dei vasi che era rotto in diversi frammenti, comunque ricomposti grazie all’opera di pulizia e restauro dei tecnici del Ministero delle Antichità. I coperchi, realizzati da 3 artigiani diversi, rappresentano i quattro figli di Horo, le divinità preposte ognuna alla protezione di uno degli organi estratti dal corpo del morto durante la mummificazione: da sinistra verso destra, Imsety (uomo: fegato), Hapi (babbuino: polmoni), Duamutef (sciacallo: stomaco) e Qebehsenuef (falco: intestini). Tuttavia, i resti organici non si sono preservati per l’azione dell’acqua, ma rimangono ancora tracce delle resine.

Il nome del proprietario e la datazione degli oggetti viene fornita dalle iscrizioni, disposte su due colonne verticali e una linea orizzontale: Amenirdis, “Signora della casa” (nebet per) vissuta durante la XXVI dinastia (672-525 a.C.).

https://southasasif.wordpress.com/

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Source: MoA

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Le ultime scoperte dell’Elkab Desert Survey Project

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Source: MoA

Ayman Ashmawy, capo del settore delle Antichità egizie presso il Ministero delle Antichità, ha annunciato una serie di ritrovamenti effettuati nei pressi di El-Kab, 60 km a sud di Luxor, dalla missione della Yale University. L’area indagata si trova più precisamente a Bir Umm Tineidba, in pieno Deserto Orientale, verso la giuntura con lo Wadi Hilal. Durante la ricognizione diretta da John Coleman Darnell, sono stati individuati alcuni centri di lavorazione della selce legati a tre gruppi di arte rupestre databile tra Naqada II e Naqada III/Dinastia 0 (3500-3100 a.C.).

L’importanza di queste rappresentazioni, secondo Darnell, sta nella continuità stilistica in periodi così remoti tra la Valle del Nilo e le aree marginali. Ad esempio, in un insieme di graffiti del 3300 a.C. che rappresentano animali, insieme a un toro, una giraffa, una capra berbera e asini, compare anche un addax, antilope simbolo nella tradizione pre e protodinastica del controllo umano sulla natura. La crescente influenza che le popolazioni del deserto subiscono dalla società faraonica in fieri della Dinastia 0 si vede anche dai corredi funerari scoperti in alcuni tumuli funerari nella zona. In particolare, una donna di 25-35 anni, membro di un’élite locale, si fece seppellire con perline di corniola e conchiglie del Mar Rosso oltre a contenitori in marna (una roccia sedimentaria) del tipo “marl clay A1” decorati con lo stile standard della Valle. In questo modo, quindi, si confermerebbe l’ipotesi nata dopo la scoperta dei più antichi geroglifici monumentali, effettuata lo scorso anno sempre dalla stessa missione.

Molto più vicino a noi, invece, è l’insediamento, finora sconosciuto, individuato poco più a sud che risale al periodo tardo romano (400-600 a.C.). Qui strutture in pietra datate grazie alla ceramica presente nel sito potrebbero, ancora secondo Darnell, riferirsi all’antica popolazione nomade dei Blemmi, menzionata da alcune fonti storiche tardo-antiche e bizantine e rese mostruose soprattutto dalle cronache medievali. Plinio il Vecchio, ad esempio, nella sua Naturalis Historia (V 46), scrive: «Si dice che i Blemmi non abbiano il capo, e che abbiano la bocca e gli occhi nel petto».

In realtà, tutte queste scoperte non sono proprio recenti ma la summa dei risultati ottenuti nel corso del 2018 dall’Elkab Desert Survey Project. Non a caso, erano già state anticipate da Colleen Darnell sul suo profilo Instagram (@vintage_egyptologist) dove, come si nota già dalla foto in alto, la si può vedere anche a lavoro con abiti vintage.

https://egyptology.yale.edu/expeditions/current-expeditions/elkab-desert-survey-project-edsp

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