scoperte

3 scoperte nella provincia di Assuan

25158229_1620660917979552_3830294841740622356_n

Source: MoA

Stamattina Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha annunciato non una, non due, ma ben tre scoperte effettuate nella provincia di Assuan.

La prima riguarda il Gebel el Silsila Project, diretto da Maria NilssonJohn Ward (Lund University, Svezia), nell’ambito del quale, come all’inizio di quest’anno, sono state ritrovate quattro tombe rupestri di XVIII dinastia (1543-1292 a.C.). Questa volta, ad essere inumati nelle antiche cave di arenaria situate tra Edfu e Kom Ombo, sono dei bambini di 2/3, 6/9, 5/8 e 5/8 anni. I loro corpi mummificati giacevano con resti dei sarcofagi lignei e alcuni oggetti del corredo come amuleti e vasi di ceramica (foto a sinistra).

https://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

.

.

.

.

25289302_1620661037979540_5554837110232342782_n

Source: MoA

Circa 15 km a sud, a Kom Ombo, la missione egiziano-austriaca diretta da Irene Forstner-Müller ha individuato un cimitero risalente al I Periodo Intermedio (2192 – 2055 a.C.), epoca in cui le aree periferiche dell’Egitto acquisirono sempre più potere portando alla frammentazione dell’unità nazionale e alla creazione di ‘dinastie’ locali. Qui i defunti erano sepolti con vasi ceramici in tombe costruite in mattoni crudi (immagine a destra). Tuttavia, sembrerebbe che la necropoli copra resti più antichi, in particolare un insediamento di Antico Regno perché è stata scoperta una porzione del cartiglio con il praenomen di Sahura, faraone di V dinastia (2500-2490): sAH w [ra] (foto in basso).

25152231_1620660764646234_6187673169231514254_n

Source: MoA

.

.

.https://www.oeaw.ac.at/oeai/forschung/siedlungsarchaeologie-und-urbanistik/kom-ombo-stadt-und-hinterland/

.

.

25299314_1620660641312913_6667975802125776685_n

Source: MoA

Infine, proprio ad Assuan, la missione svizzera diretta da Wolfgang Müller ha scoperto una statua frammentaria di epoca greco-romana. La scultura, realizzata in calcare (14 x 9 cm), manca della testa e dei piedi, ma, grazie alla resa degli abiti, può essere interpretata come la rappresentazione della dea della caccia Artemide, in Egitto assimilata con Bastet o Iside.

http://swissinst.ch/html/forschung_neu.html

 

Annunci
Categorie: scoperte | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Tell el-Maskhuta, scoperte due fortezze di Epoca Tarda

24910104_1617674018278242_5376123495426035400_n

Source: MoA

Finalmente una scoperta tutta italiana! La missione del CNR – ISMA (Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico) ha individuato due fortezze a Tell el-Maskhuta, sito posizionato al confine del Delta Orientale (15 km a ovest dalla città di Ismailia). La notizia è stata annunciata durante “Italian Archaeology in Egypt and MENA Countries”, convegno organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura del Cairo – Centro Archeologico Italiano, gestito da Giuseppina Capriotti Vittozzi che è anche la direttrice del Progetto Tell el-Maskhuta.

La prima struttura risalirebbe al Periodo Tardo (672-332 a.C.) ed è composta da un doppio muro a nord, spesso rispettivamente 12 e 10 m, e un’altra cortina a est larga 12 m. L’altezza doveva raggiungere i 7 metri. Il secondo forte, come il primo in mattoni crudi, è stato costruito durante la XXVI dinastia (672-525) su resti più antichi di mille anni della dominazione Hyksos (II Periodo Intermedio). In questo caso, le pareti sono meno spesse con 8 (ovest) e 7 (est) m e un’altezza stimata di 5 m.

Sistemi di difesa del genere, con mura e torri di avvistamento (come per la vicina Tell el-Habua), sono perfettamente inerenti a un’area così strategica per il passaggio d’importanti vie di comunicazione naturali, come lo Wadi Tumilat, verso il Mar Rosso e la Palestina e per la posizione periferica, protetta dalla cosiddetta “Via di Horus”, spesso interessata dalla pressione di popolazioni straniere da est.

 

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

Dra Abu el-Naga, (ri)scoperte due tombe di ufficiali di XVIII dinastia

gs

Source: Extra News

Altre due ‘nuove’ tombe individuate dagli archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga, necropoli di Tebe Ovest, proprio come era stato fatto capire fra le righe in occasione dell’annuncio, a settembre, della scoperta della sepoltura di Amenemhat. Questi ulteriori ipogei apparterrebbero a due alti ufficiali di Nuovo Regno.

2017-636482059608631166-863

Source: english.ahram.org

Il ritrovamento è stato ufficializzato solo oggi dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany (ormai, come di consueto, in una conferenza stampa in loco; immagine in alto), ma già da qualche giorno circolavano indiscrezioni e la foto di una splendida maschera funeraria (immagine a sinistra), fornite ai giornali locali da una ‘gola profonda’ anonima. Come nei precedenti casi, le tombe erano note e avevano già una numerazione, ma non erano ancora state indagate: Kampp -150- e -161- (Friederike Kampp, “Die Thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII bis zur XX Dynastie”, 1996, p. 701, 713). Entrambe risalgono alla XVIII. Al loro interno, la missione di Mostafa Waziry, ora segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha ritrovato mummie, frammenti di sarcofago dipinto, vasi di ceramica, più di 450 ushabti e 40 coni funerari, oltre a una statuetta lignea intatta di Osiride alta 60 cm (foto in basso). Alle pareti, rilievi di scene di vita quotidiana e di offerta dai colori ancora vividi.

A breve ulteriori informazioni e foto.

Aggiornamenti:

La Kampp -161- si trova a nord della TT225 e della Kamp -157- (la tomba di Userhat scoperta lo scorso aprile). La struttura comprende un cortile delimitato da un muretto in pietra e mattoni crudi e un pozzo funerario che conduce a quattro stanze laterali. In una di queste, una parete è decorata da un dipinto conservatosi perfettamente che mostra uomini e donne in atto di portare offerte al defunto e alla moglie (foto in basso). La mancanza di iscrizioni, però, rende impossibile, al momento, risalire al nome e ai titoli del proprietario della sepoltura, ma, per questioni stilistiche, si può pensare a una datazione che comprenda i regni di Amenofi II (1424-1398) e Thutmosi IV (1398-1388). Nella tomba sono stati ritrovati diversi frammenti di sarcofago dipinto, 4 gambe di sedie in intagliato e ushabti.

24796829_1615764518469192_6771308399045692459_n

Source: MoA

La Kampp -150-, come già segnalato dall’egittologa tedesca negli anni ’90 dello scorso secolo (vedi planimetria in alto), si trova a sud della Kampp -157- e accanto alla TT167 e presenta una struttura classica per l’epoca: 5 ingressi che conducono a un vestibolo, un corridoio e una stanza trasversale con nicchia in fondo. La tomba era stata collocata tra la fine della XVII e gli inizi della XVIII dinastia per un cartiglio di Thutmosi I sul soffitto del corridoio (1496-1483). Anche in questo caso, il nome del defunto non è certo, anche se si pensa possa essere Thutmosi (con appellativo di “giusto di voce”; foto in basso) che si legge sul pilastro di entrata o Maati che, insieme alla moglie Mehi, compare sui coni funerari. Tuttavia, un nome è certo e potrebbe essere quello della madre del morto: Isis-Neferet. Di questa “Cantrice del dio Amon” è stata ritrovata, oltre a frammento di un sarcofago “a vernice nera con decorazione gialla”, la statuetta in forma osiriaca che avevo già segnalato. Ora, grazie a foto più dettagliate, è possibile leggere proprio il nome della donna alla fine dell’iscrizione sull’oggetto (foto in alto). Presente anche una mummia e altri resti umani.

1

Source: time.com

25158436_2037045993250980_7128239534768941017_n

Djehuty-mes maa-kheru = “Thutmosi, giusto di voce”

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

Kom el-Hettan, scoperte altre 27 statue di Sekhmet

2017-636479007460999506-99

Source: MoA

Non finiscono mai! Altre statue di Sekhmet, 27 frammentarie per la precisione, sono state scoperte nel  “Tempio di Milioni di Anni” di Amenofi III (1388-1350) a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Il ritrovamento è stato effettuato dalla missione egiziano-tedesca del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”, diretta da Hourig Sourouzian. La dea leonessa è rappresentata in granito nero, per un’altezza che supera i 2 metri, sia seduta in trono sia stante con scettro di papiro nella mano sinistra e ankh nella destra, con disco solare e ureo sulla testa. Alcune sculture sono quasi integre, ma il loro stato di conservazione varia a seconda della profondità di sepoltura nella terra; i frammenti che si trovavano più in basso, infatti, sono stati danneggiati maggiormente a causa dalle acque freatiche.

Siamo così a circa 287 statue di Sekhmet individuate nel sito, con la certezza che ci saranno molti altri ritrovamenti simili in futuro perché il gruppo originario ne comprendeva 730, poi trasferite in parte dal Primo Profeta di Amon Pinedjem (1055-1031) nel Recinto di Mut a Karnak. Non è un caso che tutte le principali collezioni egittologiche nel mondo ne comprendano almeno un esemplare. Ancora una volta, quindi, viene dimostrato come si stia procedendo verso la graduale rinascita del tempio di Amenofi III, fino a qualche anno fa ridotto ai soli Colossi di Memnone che – grazie all’anastilosi di ulteriori grandi figure del faraone, stele e altre strutture – sono sempre meno solitari (ricostruzione grafica nelle slide in basso).

Questo slideshow richiede JavaScript.

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | Lascia un commento

Due scoperte dalla provincia di Assuan

2017-636470558527208911-720

Source: MoA

Nel giorno del Black Friday, due scoperte al prezzo di una: Mostafa Waziry, Segretario Generale dello SCA, ha annunciato due ritrovamenti effettuati nel governatorato di Assuan, all’estremo sud dell’Egitto.

Proprio nel capoluogo della provincia, più precisamente sull’isola di Elefantina, la missione svizzero-tedesca (Schweizerisches Institut für Ägyptische Bauforschung und Altertumskunde in Kairo e Deutsches Archäologisches Institut in Kairo) diretta da Cornelius von Pilgrim ha individuato un laboratorio di carpenteria risalente alla XVIII dinastia. In particolare, l’ultima fase di frequentazione dell’edificio è collocabile tra il regno di Thutmosi III (1458-1425 a.C.) e i primi anni di Amenofi II (1425-1401). Tra i vari attrezzi recuperati dagli archeologi, spiccano due asce, in bronzo e rame, deposte in un piccolo pozzo. La prima (foto in basso), simmetrica con l’estremità allungate, appartiene a una tipologia che comparve nel II Periodo Intermedio (1650-1550 circa). Il suo cattivo stato di conservazione ha necessitato l’intervento di un restauratore. La seconda (foto in alto), invece, è decisamente più interessante perché non sarebbe di produzione locale ma levantina. Questo tipo, mai trovato prima d’ora in Egitto, presenta un foro per l’inserimento del manico (tecnica non egiziana) e 4 punte nella parte opposta alla lama che gli danno il nome di “ascia dal collo a pettine”. Pilgrim ha affermato che due esemplari molto simili, ma più tardi, sono stati scoperti a Ugarit (Ras Shamra, costa settentrionale della Siria) e in un santuario di Beit Shean (Israele nord).

2017-636470557739568642-956

Source: MoA

2017-636470558151539028-153

Source: MoA

Circa 40 km più a nord, a Kom Ombo, durante i lavori di abbassamento del livello della falda freatica che minaccia il sito archeologico, è stato portato alla luce un blocco in arenaria (83 x 55 x 32 cm) con iscrizione geroglifica. Il nome nei cartigli appartiene a un faraone poco noto ai più, Filippo III Arrideo (323-317), sovrano che regnò sui territori conquistati dal fratellastro Alessandro Magno nella fase di transizione verso la dinastia tolemaica vera e propria. Il testo presenta invocazioni al dio coccodrillo Sobek – parte, insieme ad Hathor e  Khonsu, di una delle due triadi a cui era dedicato il santuario (l’altra era composta da Horoeris, Tasenetnofret e Panebtawy) –  ed è compreso tra la raffigurazione di Nekhbet sotto forma di avvoltoio e la testa di Filippo con la corona rossa del Basso Egitto. Tale attribuzione sposta indietro la costruzione del Tempio di Kom Ombo, nel quale il primo faraone attestato finora era Tolomeo VI  (163-145).

Categorie: scoperte | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Tell Atrib, scoperti resti di un tempio (di Iside?)

744683_0

Source: almasryalyoum.com

Leggendo il titolo dell’articolo, si esaurisce quasi completamente la notizia. Sì, perché ciò che si sa di questa scoperta fortuita al momento è veramente poco. Mostafa Waziry, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities, ha annunciato che, durante la realizzazione di un complesso residenziale nei pressi della città di Banha (40 km a nord del Cairo), sono stati individuati i resti di un tempio. I blocchi ritrovati sono coperti da iscrizioni geroglifiche, ma non è ancora stata fornita una datazione. Fonti non ufficiali, invece, parlano di un tempio di Iside perché la dea, insieme ad Horus, comparirebbe in alcune scene sulle pareti e sui frammenti delle colonne. Il cantiere è stato bloccato per permettere agli archeologi del Ministero delle Antichità di proseguire le indagini archeologiche nell’area dove sorgeva l’antica Athribis.

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

Deir el-Banat, scoperta mummia greco-romana

Immagine

Source: MoA

La missione del Centro per gli Studi Egittologici dell’Accademia Russa delle Scienze (CESRAS) ha scoperto un sarcofago con una mummia di età greco-romana. Il ritrovamento è stato effettuato a Deir el-Banat, necropoli situata in pieno deserto oltre il bordo sud-orientale del Fayyum. Nonostante la bara di legno sia piuttosto danneggiata (foto in basso), la mummia, avvolta in un sudario di lino, è fortunatamente in ottimo stato di conservazione e presenta ancora maschera con lamina d’oro per il volto e copertura in cartonnage dai colori vividi (foto in alto, con tanto di dito sull’obiettivo). Mancano iscrizioni, ma sul torso, sotto la parrucca, si vedono il collare usekh, la dea alata del cielo Nut e i 4 figli di Horus (Duamutef, Hapi, Qebehsenuef, Imsety). Le tombe di questo cimitero vanno dal periodo tolemaico a quello copto e sono state quasi tutte depredate, ma gli archeologi del CESRAS, diretti da Galina Belova, hanno individuato diverse sepolture intatte.

http://www.cesras.ru/deyatelnost/arheologiya/fajjum-dejr-al-banat

2017-636462639622609463-260

Source: MoA

Categorie: scoperte | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Scoperto il primo ginnasio ellenistico in Egitto

23231521_1582612058451105_6745360443812489915_n

Source: MoA

La presenza di gymnasia in Egitto era già attestata da fonti scritte su papiri tolemaici, ma non se n’era mai trovata traccia in scavi archeologici; almeno finora. La missione tedesca del Fayum Survey Project, diretta da Cornelia Römer (Deutsches Archäologisches Institut)ha infatti individuato i primi resti nel Paese di questo particolare tipo di edificio. La scoperta è stata effettuata a Medinet Watfa, villaggio situato 5 km a est di Qasr Qarun e non è un caso perché il Fayyum, insieme al Delta del Nilo, fu l’area egiziana più interessata dal ‘colonialismo’ greco dopo la conquista di Alessandro Magno. Watfa corrisponde all’antica Philoteris, città fondata da Tolomeo II (282-246 a.C.) in memoria della sorella Filotera. Il centro, al suo massimo apice, comprendeva 1200 abitanti di cui 1/3 era macedone; per questo non mancavano strutture architettoniche tipicamente ellenistiche.

Il ginnasio era il luogo preposto alla formazione fisica e intellettuale dei giovani Greci che iniziavano imparando a leggere e scrivere e poi passavano a studi più avanzati di retorica, grammatica, filosofia, musica, senza mai dimenticare l’allenamento del corpo. Della struttura di Watfa sono state ritrovate entrambe le parti caratterizzanti: la palestra, una grande corte a peristilio – probabilmente adorna di statue – usata anche come luogo di ritrovo, e il drômos, la pista adibita alle corse podistiche. In particolare, la lunghezza di circa 200 metri di quest’ultimo fa ipotizzare che sia stato progettato per le gare di stadion, uno sprint rettilineo di 192,28 m.

 

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

#ScanPyramids: confermata la presenza di un grande “vuoto” nella Piramide di Cheope?

2_khufus-aerial-3d-cut-view-with-scanpyramids-big-void-1

Source: ScanPyramids

Vi avverto: tra eclissi datanti, Popoli del Mare e camere nascoste, il prossimo sarà un periodo pieno di grandi proclami in cui i giornali sguazzeranno. Iniziamo con la notizia pubblicata oggi su Nature che riporta all’attenzione pubblica, dopo mesi di silenzio, il progetto #ScanPyramids. Riassumendo brevemente, un team internazionale (HIP.institute, Università del Cairo, Université Laval, Nagoya University) sta utilizzando le tecnologie più avanzate per analizzare la struttura interna delle grandi piramidi di IV dinastia. In particolare, l’obiettivo principale è l’individuazione di vuoti o altre anomalie all’interno della Piramide di Cheope. Grazie all’utilizzo dell’ormai tanto famosa quanto incomprensibile prospezione muonica (qui una breve spiegazione), nell’ottobre 2016, erano state riscontrate due cavità, una alla base del lato nord, dietro l’ingresso originale (presenza confermata anche da termocamere), l’altra in corrispondenza dell’angolo N-E, a 105 metri d’altezza. Ma poi, complice anche lo scetticismo delle autorità locali e soprattutto di Zahi Hawass, si era deciso di verificare questi risultati con altri esami effettuati tra agosto 2016 e luglio 2017. I nuovi rilevamenti confermerebbero l’ipotesi del fisico giapponese Kunishiro Morishima: un grande vuoto posto sopra la Grand Gallery, tra i 50 e i 70 metri dalla base del monumento. Con una lunghezza di più di 30 metri, la struttura sarebbe la più grande scoperta nella piramide dall’Ottocento. Infatti, in corrispondenza di quell’area, viene segnalato un eccesso di muoni (particelle prodotte dai raggi cosmiche) non assorbiti dalla roccia che sono stati rilevati da piattaforme posizionate nella Camera della Regina e fuori dalla piramide.

Da notare, però, che questa volta, memori della precedente tirata di orecchi dal Ministero delle Antichità, nessuno si è azzardato a parlare di “camere”. In ogni caso, al momento è inutile fare ipotesi sulla natura dell’anomalia, anche perché non è ancora possibile sapere se questa sia orizzontale o obliqua come la galleria sottostante. Nonostante ciò, c’è già qualcuno che si è avventurato in spiegazioni parlando di un condotto utilizzato per trasportare i pesanti blocchi di copertura della Camera del Re o comunque legato alla costruzione della Grand Gallery stessa.

Aggiornamento (3 novembre 2017):

Come prevedibile, è arrivata la risposta piccata del Ministero delle Antichità. Mostafa Waziry, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities, ha parlato di conclusioni troppo precipitose per uno studio preliminare e di termini inadeguati considerati addirittura propagandistici. Il comunicato si riferisce a parole come “scoperta”, “camera segreta”, “galleria”, “tunnel” (a dir la verità, usate soprattutto dalla stampa) e in particolare ad alcune interviste rilasciate dallo stesso Mehdi Tayoubi, co-direttore dello ScanPyramids Project. Ma il vero problema è stato sicuramente la pubblicazione della notizia senza l’approvazione del Ministero – che ha l’esclusiva degli annunci e che ha revocato concessioni di scavo a missioni archeologiche per scavalcamenti simili – e del comitato scientifico permanente (Zahi HawassMark Lehner, dir. Ancient Egypt Research AssociatesMiroslav Barta, dir. della missione ceca a Saqqara, e Rainer Stadelmann, ex dir. del Deutschen Archäologischen Institut Kairo) che giudica i risultati del progetto. Lehner, infatti, ha riferito come già si conoscesse la presenza di vuoti lasciati durante la costruzione della piramide, paragonata così alla groviera più che al cheddar (cit.). Quindi niente di nuovo. La risposta di Hawass è stata ancora più categorica: “Questa pubblicazione non fornisce niente all’Egittologia. Zero”.

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | Lascia un commento

Luxor: scoperta lapide copta lungo il Viale delle Sfingi

22780721_1569182716460706_1050763669835642198_n

Source: MoA

Domenica scorsa, lungo il Viale delle Sfingi di Luxor, è stata scoperta una lapide copta del VII-X secolo. Ad annunciarlo è stato Mostafa Al Saghir, già supervisore generale del progetto di sistemazione del Viale e da poco anche direttore delle antichità di Karnak (colgo così l’occasione per fargli gli auguri avendo avuto il piacere di lavorare con lui). Il ritrovamento è stato effettuato dalla missione archeologica diretta da Yasser Mahmoud sul lato orientale della via processionale, sotto il ponte di Al-Mathan (più o meno a metà strada tra il tempio di Luxor e il complesso di Karnak).

La stele in calcare (98 x 38 cm) reca in alto il cristogramma ICXC (lettere iniziali e finali del nome di Gesù Cristo in greco ΙΗΣΟΥΣ ΧΡΙΣΤΟΣ, dove il sigma è reso nella versione lunata perché è al termine di parola), la grande croce al centro e l’iscrizione funeraria incompleta in copto. Dalla traduzione preliminare del testo, si è capito che la lapide è appartenuta a una bambina di nome Takla morta a 10 anni. Ricordo che la scrittura copta corrisponde all’ultima fase ‘evolutiva’ della lingua egiziana, scritta però con le lettere dell’alfabeto greco più altri 7 grafemi demotici utilizzati per suoni non compresi nel sistema classico. Il copto fu la lingua dei primi cristiani egiziani già dalla metà del II secolo, per poi essere gradualmente sostituito dall’arabo con l’introduzione dell’Islam, anche se tuttora continua ad essere utilizzato nelle liturgie religiose.

Non si tratta comunque della prima testimonianza del genere individuata durante i lavori  alla “Kebash Road” che, secondo gli ultimi annunci, dovrebbe essere inaugurata il prossimo anno. Oltre a reperti d’epoca faraonica, infatti, sono stati scavati anche diversi resti d’insediamenti del periodo romano e copto. Il progetto prevede l’indagine archeologica, il restauro e la musealizzazione di tutto il percorso che, durante la Festa di Opet, collegava il Tempio di Luxor a quello di Karnak. L’attuale sistemazione, di 2,7 km, corrisponde a quella voluta da Nectanebo I (380-362) che fece restaurare l’originale versione di Amenhotep III aggiungendo ai lati della strada 1350 sfingi (di cui sono ne sono state ritrovate circa 650), distanziate di 60 metri l’una dall’altra.

Categorie: scoperte | Tag: , , | Lascia un commento

Blog su WordPress.com.