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Richiuso il grande sarcofago in quarzite di Tutankhamon

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Source: MoA

Dopo il trasferimento al Grand Egyptian Museum del sarcofago antropoide esterno, nella camera funeraria di Tutankhamon era rimasto vuoto l’enorme sarcofago in quarzite che lo conteneva. Così, le autorità egiziane hanno deciso di richiuderlo riposizionando il pesante coperchio che da quasi un secolo era poggiato a terra, da quando, il 24 febbraio 1924, era stato fatto sollevare da Howard Carter.

Ieri, a margine della visita alla missione di el-Asasif, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany e Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA, si sono recati nella KV62 proprio per ispezionare la conclusione dei lavori di chiusura del sarcofago. La netta frattura che divide a metà il coperchio, come si vede dalla foto originale di Harry Burton (vedi in basso), non è nuova, anzi risale alla deposizione di Tutankhamon perché trovata già riparata con del gesso dipinto dello stesso colore della quarzite.

Ancora non chiaro è invece il destino della mummia del faraone, ancora esposta in una teca nella tomba, ma che potrebbe essere spostata nel Grand Egyptian Museum insieme a tutto il corredo. La decisione verrà presa durante il XII International Congress of Egyptologists che si terrà al Cairo dal 3 all’8 novembre 2019.

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Source: MoA

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Aperta al pubblico la piramide di el-Lahun

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Source: fayoumegypt.com

Nuova alternativa per i turisti che visiteranno l’Egitto e in particolare il Fayyum. Stamattina, alla presenza del ministro delle Antichità Khaled el-Enany e del segretario generale dello SCA Mostafa Waziry, è stata aperta per la prima volta al pubblico la piramide di El-Lahun (spesso riportata come Illahun), la sepoltura monumentale del faraone Sesostri II (1895-1878 a.C.). La piramide, l’unica del Medio Regno ad essere accessibile, si trova nell’estremo est del governatorato del Fayyum. La struttura era composta da un nucleo di mattoni crudi, in parte collassato, posizionato su uno sperone di roccia naturale e dal rivestimento in pietra calcarea che è stato asportato già da Ramesse II. Io stesso anni fa avevo potuto visitare solo i dintorni e affacciarmi appena sul pozzo d’ingresso – piuttosto ripido – che diversamente dal solito si trova sul lato sud e non su quello nord. Inoltre, sono stati presentati anche diversi ritrovamenti effettuati durante i lavori di restauro dell’area, come mummie, maschere funerarie, ushabti, amuleti e altri oggetti appartenenti a corredi più tardi (foto e video in basso).

 

 

 

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All’85% il Viale delle Sfingi di Luxor

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Source: Bernard M. Adams (egyptmyluxor.weebly.com)

Il Viale delle Sfingi, l’antica via processionale che collegava il Complesso di Karnak al Tempio di Luxor, è ormai all’85% della sua lunghezza originaria. Non si tratta di alcuna novità, visto che i lavori sono fermi da un po’, ma dell’aggiornamento ufficiale di Mostafa Waziry, Direttore delle Antichità di Luxor. L’ambizioso progetto della “Kebash Road” prevede lo scavo, il restauro e la musealizzazione di tutto il percorso che, durante la Festa di Opet, i sacerdoti calcavano per portare da un santuario all’altro le barche sacre con le statue della triade tebana: Amon-Ra, Khonsu e Mut. L’attuale sistemazione, di 2,7 km, corrisponde a quella voluta da Nectanebo I (380-362) che fece restaurare l’originale versione di Amenhotep III aggiungendo ai lati della strada 1350 sfingi (di cui sono ne sono state ritrovate circa 650), distanziate di 60 metri l’una dall’altra.

I lavori, iniziati nel 2004, hanno provocato anche accese polemiche a causa dell’abbattimento di abitazioni costruite sul tratto in questione e del conseguente sfratto dei rispettivi abitanti. Ormai rimangono pochi gli edifici da eliminare nei punti che ho indicato in giallo sulle immagini satellitari di Google Earth. Gli ostacoli corrispondono, in particolar modo, alle proprietà della Chiesa Evangelica (già demolita) e della Chiesa Copta della Vergine Maria e all’agglomerato di Naga Abu Asab, nei pressi di Karnak.

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L’Egitto chiederà l’inserimento di tre nuovi siti nella lista UNESCO

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Colonna di Pompeo, Alessandria (source: AhramOnline)

Il ministro El-Damaty ha annunciato che l’Egitto chiederà all’UNESCO di includere tre nuovi gruppi di siti nella World Heritage List: l’antica città di Alessandria, i templi tolemaici e le cittadelle islamiche di Qalat al-Gundi, nel centro del Sinai, e dell’Isola del Faraone, Golfo di Aqaba. In particolare, è stato istituito un comitato permanente che, in collaborazione con Ministero delle Antichità, governatorato di Alessandria e Bibliotheca Alexandrina, si occuperà di redigere la documentazione relativa ai luoghi della città mediterranea da tutelare: le catacombe di Kom el-Shoqafa, il teatro romano di Kom el-Dikka, la cosiddetta “Colonna di Pompeo” (foto in alto), i resti urbani sommersi nel mare, la cisterna di Ibn Al-Nabih e le Torri di Alessandria.

In realtà, l’Egitto aveva proposto Alessandria già nel 2003 e l’Isola del Faraone, prima da sola nel 1994, poi in coppia con l’altra fortezza nel 2003. Attualmente, la lista dei Patrimoni dell’umanità presenta sette siti egiziani: Abu Mena (1979); l’antica Tebe con la sua necropoli (1979); Il Cairo storica (1979); Menfi e la sua necropoli – la piana delle Piramidi da Giza a Dahshur (1979); i Monumenti Nubiani da Abu Simbel a Philae (1979); il Monastero di Santa Caterina (2002); Wadi al-Hitan, la “Valle delle balene” (2005).

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Il teatro romano di Kom el-Dikka (source: synotrip.com)

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Catacombe di Kom el-Shoqafa (source: arounddeglobe.com)

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Resti dell’antica città di Alessandria sommersi nel Mediterraneo (source: moco-choco.com)

 

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L’Isola del Faraone (source: pl.wikipedia.org)

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Sole sorge in asse con il tempio di Hibis

Source: thecairopost.com

Source: thecairopost.com

Stamattina, alle 5:46, il sole è sorto nel portale orientale del tempio di Hibis e, per circa 5 minuti, lo ha attraversato lungo l’asse centrale. Il fenomeno, che interessa il sito due volte l’anno, il 7 aprile e il 6 settembre, è stato scoperto nel 2014 da Ahmed Awad, ricercatore presso la facoltà di Ingegneria della October 6 University (Giza). Awad sta portando avanti un progetto che prevede lo studio della posizione di tutti i templi egiziani rispetto al sole e che, per ora, ha individuato diciassette esempi di allineamento. In questo caso, le date non sono collegate ai solstizi (come a Karnak o Qasr Qarun) o alle fasi della piena del Nilo (come per Abu Simbel), ma potrebbero essere sincronizzate con qualche cerimonia religiosa dedicata ad Amon-Ra. Il santuario, infatti, fu costruito nell’Oasi di Kharga sotto la dominazione persiana di re Dario (XXVII din., 525 a.C. circa) in onore della triade tebana Amon-Ra, Mut e Khonsu. Successivamente, divenne presidio militare in epoca romana e chiesa cristiana. Oggi, è il tempio più grande e meglio conservato del Deserto Occidentale.

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Apertura notturna per la Valle dei Re e i templi di Luxor

Source: MSA

Source: MSA

Durante una visita ufficiale a Luxor, il ministro delle Antichità, Mamdouh El-Damaty, ha annunciato che il rinnovamento del sistema d’illuminazione dei siti archeologici cittadini sta andando avanti e che, dal 25 luglio, sarà possibile effettuare visite notturne fino alle 23:00. Il progetto include le tombe della Valle dei Re, il Ramesseum (nella foto) e il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari. Dal 1 luglio, inoltre, con l’orario estivo, l’apertura del Tempio di Luxor sarà estesa di un’ora fino alle 11 di sera. L’iniziativa è sicuramente interessante e garantirebbe ai turisti un’esperienza suggestiva, ma, conoscendo l’affidabilità dei comunicati stampa egiziani, mi viene da domandarmi a quale anno si riferisca quel 25 luglio…

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Giza, Riaperte al pubblico due mastabe restaurate di Antico Regno

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Source: MSA

La settimana scorsa, presso la necropoli occidentale di Giza (Cimitero G 6000), il ministro El-Damaty ha inaugurato la riapertura di due tombe di V dinastia chiuse dal 2007 per restauro. I lavori, però, erano iniziati solo nel 2010 e si erano subito bloccati a causa della rivoluzione del 2011, per poi essere ripresi sei mesi fa. Le mastabe appartengono a due funzionari del regno di Niuserra (2460-2430): Iymery“Sacerdote del culto di Cheope”, e suo figlio Nefer-Bau-Ptah. La prima tomba (G 6020) è costruita in blocchi di calcare e al suo interno presenta pitture con scene di agricoltura, allevamento e artigianato (falegnami, scultori, orafi. Vedi immagine in basso). La seconda (G 6010), invece, è caratterizzata da una statua a grandezza naturale del defunto scavata nella roccia (vedi a sinistra).

Per maggiori informazioni sulle due mastabe, consiglio di consultare le ampiamente esaustive schede del “The Giza Archives”, progetto del Museum of Fine Arts di Boston che mette a disposizione tutta la documentazione possibile riguardante l’area archeologica di Giza: Iymery e Nefer-Bau-Ptah.

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Source: drhawass.com (@Sandro Vannini)

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Inaugurati due tratti del “Viale delle Sfingi”

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Source: Bernard M. Adams (egyptmyluxor.weebly.com)

Che sia la volta buona? Dopo cinque anni di rinvii, arriva l’ennesimo annuncio del ministro delle Antichità di turno che dichiara l’apertura al pubblico del “Viale delle Sfingi”. Oggi, infatti, Mamdouh El-Damaty dovrebbe inaugurare il I e il V tratto del viale; ma aveva detto la stessa cosa il precedente ministro, Mohamed Ibrahim, due anni fa (e mi ero mostrato scettico già allora).

L’ambizioso progetto prevede lo scavo, il restauro e la musealizzazione dell’antica via processionale che collegava il Tempio di Luxor al complesso di Karnak. L’attuale percorso corrisponde a quello voluto da Nectanebo I (380-362) che fece restaurare l’originale versione di Amenhotep III aggiungendo ai due lati della strada, per circa 2,7 km, 1350 sfingi (durante la XVIII din. erano a testa di ariete), distanziate di 60 m l’una dall’altra. I lavori di scavo, iniziati nel 2004, non sono stati esenti da polemiche perché, per liberare il Viale, sono state abbattute centinaia di case, moschee e chiese cristiane, spostando migliaia di persone dalle loro abitazioni.

Al di là dell’impatto turistico dell’operazione, dai cantieri sono emersi importantissimi dati archeologici; infatti, sono state scoperte le tracce di interventi di numerosi faraoni, da Hatshepsut a Cleopatra VII, la metà delle sfingi, o ciò che ne rimane, e diverse costruzioni di epoca romana, come cisterne e luoghi di produzione del vino. In particolare, le due sezioni che dovrebbero essere aperte corrispondono al 37% del totale: il I tratto è di 350 m e parte dalla facciata del Tempio di Luxor; il V è lungo 600 m e va dal retro della Biblioteca di Luxor alla strada che conduce all’aeroporto.

 

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Riaperto al pubblico il complesso solare del Tempio di Hatshepsut

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Source: Luxor Times Magazine

Domenica scorsa, si è tenuta la cerimonia di apertura ufficiale del complesso solare del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari. Il centro cultuale si trova nell’area nord della terza terrazza del tempio ed è di nuovo visitabile dopo un lungo periodo di restauro da parte della missione polacca diretta da Zbigniew Szafrański. Gli elementi principali consistono nella Cappella del Sole Notturno e in una corte con l’altare in calcare (vedi immagine). La prima, posta ad est per simboleggiare la resurrezione dell’astro all’alba, presenta una decorazione con il viaggio notturno della barca solare. L’altare, invece, serviva per i riti all’aperto legati al percorso diurno del sole e alla legittimazione il potere della stessa Hatshepsut che si insigniva del titolo di figlia di Amon-Ra. Restaurata anche la vicina Cappella di Anubi.

http://www.osirisnet.net/monument/deb/t3/e_deb_t3.htm

 

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Solstizio d’inverno: il sole attraversa il Tempio di Qasr Qarun e Karnak

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Source: memphistours.co.uk

Oggi, 21 dicembre, in concomitanza con il solstizio d’inverno e l’inizio della stagione più fredda, il tempio di Qasr Qarun è protagonista di un raro fenomeno simile a quello che si ripete due volte l’anno nel Tempio Maggiore di Abu Simbel. Infatti, i raggi del sole attraversano tutto l’edificio illuminando la parte più interna che è sempre al buio, il sancta sanctorum che conservava le statue di Sobek. Il tempio, probabilmente costruito nel III sec. a.C., è dedicato proprio al dio coccodrillo e si trova nell’antica città di Dionysias, nei pressi del lago Qarun, Fayyum.

Ovviamente, questo allineamento non è casuale, ma è un espediente che gli antichi astronomi e architetti egizi applicarono anche per il complesso di Karnak (nella foto in basso, il sole sorge sul portale di Nectanebo I).

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Source: Nile Magazine

 

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