traffico di antichità

Tombaroli scoprono tre tombe a Sohag

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Source: ahramalyoum.com

La Polizia del Turismo e Antichità ha arrestato tre uomini con l’accusa di scavo illegale nel sito di El-Kawthar, nel governatorato di Sohag (Medio Egitto). A incastrarli le foto trovate nei loro cellulari, le stesse che vedete allegate in questo articolo. I tombaroli, infatti, avrebbero individuato tre tombe risalenti a un imprecisato periodo faraonico e all’epoca greco-romana. Purtroppo, le scarne informazioni del comunicato del Ministero dell’Interno si concentrano più sull’operazione di polizia che sulla scoperta archeologica in sé. Si sa solo che pozzi profondi tre metri conducono a ipogei dai colori che, come vedete, sono ancora vividi e che le autorità hanno trovato all’interno solo resti di mummie, sottolineando quindi che i ladri lavoravano nelle tombe già da giorni.

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Minya, sventato il trafugamento di quasi 500 reperti

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Source: MoI

Il Ministero egiziano dell’Interno ha annunciato un tentativo sventato di trafugamento di 484 reperti archeologici nei pressi di Abu Qirqas, provincia di Minya (Medio Egitto). La polizia ha arrestato 7 uomini intenti a scavare in una necropoli non nota estesa 2,6 km. La datazione del sito va dal periodo greco-romano a quello copto, come testimonia il riutilizzo delle tombe come luoghi di culto cristiani (immagine in alto). La refurtiva, invece, comprende ceramiche tolemaiche e monete in rame e bronzo del II-III sec. d.C. (immagine a sinistra).

Il video postato sulla pagina ufficiale del Ministero:

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Restituiti all’Egitto i reperti sequestrati a Salerno

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Source: @_Carabinieri_

Come anticipato la scorsa settimana nel mio articolo per National Geographic, l’Italia ha ufficialmente restituito all’Egitto i reperti archeologici sequestrati a marzo nel porto di Salerno. La cerimonia si è tenuta ieri mattina presso la sede del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Roma, alla presenza  del Gen. Fabrizio Parrulli, Comandante del Nucleo, di Corrado Lembi, Procuratore di Salerno, dell’Ambasciatore egiziano Hesham Badr, di Mohamed Ezzat, Dirigente Procuratore presso il Gabinetto del Procuratore Generale egiziano, e di Moustafa Waziry (nella foto, con la maschera funeraria), Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities.

Secondo quanto riferito dal comunicato stampa, gli oggetti recuperati comprendono circa 23.000 monete in bronzo e argento e 195 reperti di epoca compresa tra il predinastico e il periodo tolemaico, come maschere funerarie, anfore, pettorali dipinti in cartonnage, sculture lignee, bronzi, ushabti e frammenti di sarcofago. Questi pezzi, guardando alle analisi preliminari, potrebbero venire da scavi illegali effettuati nell’area di el-Minya, in Medio Egitto, e non dal Sinai come precedentemente ipotizzato dalle autorità egiziane.

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Salerno, intercettato traffico di reperti egizi dell’ISIS

Come ormai è tristemente noto, uno degli strumenti che l’ISIS sfrutta per finanziare le sue attività terroristiche è il traffico di antichità. I siti archeologici nei territori occupati, dietro la facciata delle distruzioni propagandistiche, sono stati trasformati in veri e propri supermarket di reperti da piazzare nel mercato nero.

Secondo quanto riferito ieri sera dal Tg1, i carabinieri e la polizia di frontiera di Salerno hanno bloccato un tentativo del genere sequestrando al porto un container pieno di reperti egizi. Il carico diplomatico si trovava in una nave proveniente da Alessandria, ma il materiale dovrebbe essere partito dal Sinai, area in parte controllata da Daesh.

I 118 oggetti recuperati comprendono un sarcofago, maschere funerarie in cartonnage, ushabti in faiance, monete, vasi canopi, giare e modellini in legno come quelli di due barche funerarie e uno di produzione di birra. La refurtiva, in attesa delle indagini della Procura di Salerno, è ora conservata presso la caserma Tofano di Nocera Inferiore.

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-18f10c6d-90d2-4b49-9c78-5ff6c431f347-tg1.html

 

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Recuperato frammento di Stele di confine di Akhenaton

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Source: 7adramout.net

A Dairut Banub, piccolo villaggio del governatorato di Assiut (Medio Egitto), due fratelli sono stati sorpresi mentre effettuavano scavi illegali sotto la loro abitazione in cerca di antichità da rivendere. Nella profonda buca scavata, insieme a diversi frammenti architettonici, è stato recuperato un pezzo di stele di calcare (165 x 60 x 20 cm; oltre 200 kg) la cui iscrizione geroglifica non lascia dubbi su origine e importanza.

Il luogo dove doveva trovarsi l’oggetto è 17 km più a nord, nella provincia di Minya: Tell el-Amarna. Il frammento, infatti, reca il nome dell’antico nome del sito, Akhetaton (“L’Orizzonte di Aton”), più altre indicazioni geografiche che lo identificano con certezza come parte di una delle Stele di confine della capitale di Akhenaton (1351-1333 a.C.). Questi segnacoli servirono al faraone “eretico” per delimitare – e, di conseguenza, rendere sacra – un’area disabitata dove fondare la sua nuova città e spostare la corte da Tebe. Finora, sono state individuate 15 stele, tre sulla riva occidentale (A, B, F) e 12 su quella orientale (H, J, K, M, N, P, Q, R, S, U, V, X; la Stele L sembra essere solo un riassunto della M) indicate da Flinders Petrie con le lettere dell’alfabeto (immagine in basso). Il celebre egittologo britannico ebbe comunque l’intuizione di lasciare spazi vuoti per futuri ritrovamenti che si sono effettivamente verificati con la Stele X (1901) e H (2006). All’interno di spazi rettangolari con la sommità arrotondata, lo schema classico vede una scena di adorazione del disco solare da parte di Akhenaton, Nefertiti e le loro figlie e diverse righe di testo geroglifico con i decreti di fondazione della città, scritti nel 5° e 6° (con un’integrazione nell’8°) anno di regno. Purtroppo, molte stele sono in pessimo stato di conservazione a causa dell’opera di erosione degli agenti atmosferici e dei danni provocati dai tombaroli. Non stupisce, quindi, che di alcune stele rimanga traccia solo nelle pubblicazioni scientifiche degli studiosi (N. de G. Davies, The Rock Tombs of El Amarna V, 1908; W.J. Murnane e C.C. van Siclen III, The Boundary Stelae of Akhenaten, 1993). L’esempio più eclatante è quello della Stele S, l’esemplare più pregevole del gruppo fino a pochi decenni fa, che è stata fatta letteralmente saltare in aria nel tentativo di staccarne frammenti con l’esplosivo. Niente ha potuto, ironia della sorte, nemmeno il giuramento di Akhenaton al padre divino: “L’iscrizione non verrà cancellata, non verrà lavata via, non verrà scalpellata, non verrà intonacata, non sparirà. Se dovesse sparire, sbriciolarsi, se la stele la porta dovesse cadere, allora io la ripristinerei di nuovo, in questo stesso posto dove si trova”.

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Una fatwa legittima gli scavi illegali

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Source: youm7.com

Nella già difficile situazione del patrimonio archeologico egiziano, ci si mette anche una disputa giuridico-religiosa. Abdel Hamid el-Atrash (in foto) – ex capo del Comitato per gli Editti all’Università di al-Azhar (la più autorevole istituzione d’Egitto e dell’intero Islam sunnita) – ha emesso una fatwa che legittimerebbe gli scavi illegali e la vendita di antichità al mercato nero. Il mufti, interpretando uno hadith (racconto sulla vita di Maometto), ha affermato che ogni individuo ha il diritto di tenere qualsiasi tesoro trovato nella sua proprietà e di venderlo, a patto di utilizzare una parte del guadagno per fare la carità, uno dei pilastri dell’Islam. C’è da dire che molti esperti di diritto islamico e altre figure religiose hanno criticato aspramente questo editto (mancante comunque di diretta esecutività) che va contro la stessa legge egiziana. Dal 1983, infatti, sono vietati tutti gli scavi non autorizzati poiché ogni reperto archeologico – sotterrato o meno – è proprietà dello Stato; tale norma (n° 117) è stata recentemente modificata con l’inasprimento delle pene (fino a 7 anni di carcere e/o 10.000 LE di multa). Anche Zahi Hawass è intervenuto sulla vicenda e, con il suo classico temperamento, ha consigliato ad Atrash di fare un controllo mentale.

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Arrestato tombarolo con rilievi di Seti II

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Source: egypttoday.com

Ancora una notizia riguardante scavi illeciti. A Samalut, villaggio nei pressi della città di el-Minya, un uomo è stato arrestato dalla Polizia del Turismo e delle Antichità mentre stava scavando sotto la sua abitazione. Il tombarolo aveva trovato 18 reperti che avrebbe voluto vendere al mercato nero. Oltre a diversi contenitori ceramici e a un bacino di epoca greco-romana, il bottino comprendeva due blocchi in calcare con rilievi che mostrano la corona bianca dell’Alto Egitto e il cartiglio con il nomen di Seti II (1200-1193): Seti-Merenptah.

Ora saranno effettuate indagini archeologiche più accurate per capire a quale tipologia di sito appartengano i rilievi. Sicuramente non alla tomba del quinto faraone della XIX dinastia – come è stato erroneamente riferito da alcune testate giornalistiche online egiziane – che fu sepolto nella KV15 della Valle dei Re e poi spostato nella cachette della KV35.

Di Seti II potete ammirare una statua colossale alta oltre 5 metri presso il Museo Egizio di Torino.

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Incidenti a Sohag: morti 5 tombaroli

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Source: youm7.com

In Egitto, con la crescita degli scavi illegali successiva alla rivoluzione del 2011, sono aumentati a dismisura anche gli incidenti mortali. “Lavorando” senza uno straccio di sicurezza, infatti, i tombaroli rischiano la vita per raggiungere reperti archeologici da vendere al mercato nero. Come in due recenti casi dal governatorato di Sohag (a nord dell’ansa di Qena) che hanno visto la morte di 5 persone. Nel primo incidente, a Tahta, 3 uomini e un bambino di 11 anni sono stati folgorati dalla pompa idrovora utilizzata per eliminare l’acqua freatica da un pozzo profondo 10 metri scavato sotto un’abitazione. Nella vicina Dar el-Salam, invece, un tombarolo è rimasto schiacciato dal crollo di un muro. Tutti i superstiti sono stati arrestati dalla polizia.

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Sventato tentativo di furto al Museo Nubiano di Assuan

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Source: akdn.org

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Source: unesco.org

La scorsa domenica, tre uomini hanno cercato di rubare un reperto del Museo Nubiano di Assuan, una delle principali esposizioni archeologiche d’Egitto. I ladri, tra cui due dipendenti del museo stesso, si erano intrufolati nell’edificio durante la chiusura della pausa pranzo (dalle 13:00 alle 16:00) e stavano cercando d’infrangere la vetrina in cui è conservata una statuetta di Iside che allatta il piccolo Horus (tipologia chiamata Isis lactans; Epoca Tarda 664-332 a.C.; foto a sinistra), ma sono stati scoperti dalle telecamere di sorveglianza e costretti alla fuga. Uno dei malviventi è stato arrestato, mentre gli altri due sono ancora ricercati dalla Polizia del Turismo e delle Antichità. Fortunatamente, la direzione del museo ha assicurato che nessun oggetto manca all’appello.

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Tombarolo scopre blocco di Nectanebo II sotto casa

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ph. Yaser Mahmoud Hussein

Ancora uno scavo abusivo in ‘cantina’. Durante un’ispezione della polizia turistica nell’area di Beni Mansour, nei pressi dell’antica Abido, un uomo è stato colto in flagranza di reato mentre realizzava una fossa sotto la propria abitazione. Qui, a 4 metri di profondità, è stato trovato un blocco di 1,40 x 0,40 m che reca i cartigli di Nectanebo II (360-343), faraone della XXX dinastia che ha avuto un’intensa politica edilizia nella zona. Accanto al nomen e al prenomen, s’intravede anche la corona bianca del re. Secondo Ashraf Okasha, direttore generale delle Antichità di Abido, il blocco potrebbe appartenere a una cappella reale o al muro di un tempio, ma, per il momento, non è possibile verificarlo a causa del livello delle acque freatiche. Per questo, la vecchia casa in mattoni crudi è stata sequestrata per le verifiche del caso.

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ph. Yaser Mahmoud Hussein

 

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