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Nuovo database online delle tombe della Necropoli Tebana

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OLGIS-TN – Online Geographical Information System for the Theban Necropolis

É online un’altra utile risorsa per l’Egittologia, in realtà una versione rivista, aggiornata e implementata di un sito esistente già dal 2006 ma non più disponibile per la relativa chiusura dei server.

Peter A. Piccione e Norman S. Levine (Università di Charleston) hanno (ri)lanciato l’Online Geographical Information System for the Theban Necropolis (OLGIS-TN), database online con informazioni storico-archeologiche sulle tombe non reali di Tebe Ovest, inserito su una mappa georeferenziata dell’intera area. In linea di massima, si ha un’immagine satellitare interattiva di Google Earth su cui sono state posizionate con GPS 734 tombe delle oltre 1700 note nella Necropoli Tebana. Cliccando sul cerchietto relativo, si ottengono i dati più importanti della sepoltura: numero, altitudine, nome del proprietario, datazione, titoli principali, nomi di familiari, bibliografia ecc. In realtà, soprattutto utilizzando il software ArcGIS, si può anche accedere a diversi livelli sovrapposti con mappe storiche georeferenziate utilizzabili anche in loco se dispone di uno strumento con GPS.

Il progetto prevede l’implementazione del database con il censimento di nuove tombe e l’aggiunta di foto degli ipogei.

Link: http://bit.ly/2HX9Els

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I papiri del Museo Egizio di Torino digitalizzati in un database online

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Source: museoegizio.it

Visitando il Museo Egizio di Torino si ha la possibilità di ammirare moltissimi papiri che, tuttavia, sono solo una minima parte dell’enorme patrimonio papiraceo totale che ammonta a quasi 700 manoscritti interi o riassemblati e oltre 17.000 frammenti.

Numeri così alti palesano le grandi difficoltà nella conservazione e nello studio di documenti antichi di millenni e, di conseguenza, molto fragili. In tal senso, è fondamentale il nuovo progetto dell’Egizio che vede la graduale digitalizzazione dei papiri e la loro pubblicazione in un database online aperto a tutti gli studiosi del mondo.

Turin Papyrus Online Platform (TPOP) è quindi uno strumento fondamentale che, al momento, mette a disposizione dei professionisti che si registreranno al portale 230 papiri, oltre a 50 documenti consultabili liberamente da chiunque. In ogni caso, il progetto prevede il continuo incremento degli open data pubblicati.

Il catalogo virtuale comprende: numero d’inventario; foto ad alta difinizione di entrambe le facce dei papiri; misure; trascrizione, traslitterazione in geroglifico e traduzione (al momento solo in inglese) dei testi contenuti; riferimenti bibliografici; informazioni sulla storia e sul contesto di ritrovamento dell’oggetto; approfondimenti sul restauro e sulle analisi tecnologiche effettuate.

Come detto, l’apertura all’intera comunità scientifica internazionale permetterà che l’implementazione del database usufruisca non solo del lavoro dei curatori torinesi, in particolar modo della responsabile della collezione dei papiri, Susanne Töpfer (qui il suo articolo introduttivo del progetto), ma di chiunque lavori nel campo.

https://collezionepapiri.museoegizio.it/

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Visitando la tomba di Tutankhamon in realtà virtuale: la Macchina del Tempo

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Source: lamacchinadeltempo.eu

Quando lo scorso ottobre, trovandomi a Luxor per una missione archeologica, sono passato per la Valle dei Re, ho puntato diretto sulla splendida tomba di Seti I. Non c’era tempo per le altre sepolture, men che meno per la tanto celebrata KV62 che invece, spogliata dei suoi tesori, è forse una delle meno spettacolari della necropoli tebana.

sdrPoco male; l’avevo già vista anni fa e me la sono comunque ritrovata a Firenze (se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto), anche se in versione virtuale. Durante tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale, infatti, tra i tanti stand che affollavano il Palazzo dei Congressi c’era quello del Museo Realtà Virtuale di Bologna che, tramite La Macchina del Tempo, permette ai visitatori di passeggiare tra le strade della città felsinea del XIII secolo o di volare tra le torri medievali che non esistono più. Dallo scorso dicembre, inoltre, il Museo ha sviluppato una nuova ‘attrazione’ che ci riguarda da più vicino: la scoperta della Tomba di Tutankhamon.

Ho avuto modo di provare l’esperienza (eccomi a sinistra) e di parlare con i responsabili che mi hanno gentilmente illustrato il progetto: Massimo Sinigaglia (cofounder “La Macchina del Tempo”), Mario di Bernardo (programmatore e responsabile IT) e Pasquale Barile (egittologo, cofounder HistroyLab, consulente scientifico). Con l’ausilio di un visore e due controller, si prende il posto di Howard Carter e si entra nella tomba così come era nel 1922, cioè ancora piena di oggetti del corredo.

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La posizione dei reperti si basa sulle foto originali di Harry Burton, mentre le dimensioni sono reali perché – e qui si vede la presenza di un esperto – concidono con quelle riportate sui giornali di scavo ancora conservati presso l’archivio del Griffith Institute. Oltre a muoversi nella struttura, si può interagire con l’ambiente picconando le porte sigillate (devo ammettere di aver provato a buttar giù la parete nord della camera funeraria, ma niente…), prendendo in mano gli oggetti, ascoltando spiegazioni e leggendo traduzione e traslitterazione di alcuni testi geroglifici.

Nonostante ci sia ancora qualche bug – soprattutto nella maneggevolezza dei pezzi – e un paio di licenze che comunque migliorano il percorso, l’esperienza è sicuramente realistica: le proporzioni delle stanze sono aderenti all’originale (o almeno posso assicurarlo per l’anticamera perché oltre non si accede nella vera tomba) e la modellazione degli oggetti è stata effettuata con cura. Poi c’è anche qualche chicca, come la possibilità di ascoltare la registrazione  del suono delle due trombe, in argento e bronzo, scoperte nella KV62 che la BBC trasmise in diretta radio nel 1939.

I responsabili mi hanno assicurato che stanno lavorando per correggere i bug e per aggiungere nuovi oggetti, nuovi testi geroglifici e l’Annesso che, come potete vedere nell’immagine in alto, non è raggiungibile. Inoltre, è prevista un’ulteriore ricostruzione virtuale che permetterà di mostrare tutti i reperti non visibili con questa esperienza: il “Museo Carter”, un’esposizione del tesoro di Tutankhamon – soprattutto maschera e sarcofagi – all’interno della vicina tomba di Seti II (KV15), effettivamente usata dai membri della missione dell’egittologo britannico come magazzino e laboratorio fotografico.

www.lamacchinadeltempo.eu

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PERET: il nuovo sito dei giovani egittologi e nubiologi italiani

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Il 14 e il 15 dicembre 2017, oltre 20 giovani egittologi e nubiologi italiani si sono incontrati a Pisa per illustrare le loro ricerche e per creare una rete di contatti con lo scopo di portare avanti possibili progetti condivisi. Da questo evento, organizzato e finanziato dall’associazione culturale VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte, è nata l’idea di realizzare un sito internet dove raccogliere l’esperienza, una sorta di vetrina virtuale in cui dottorandi e post-doc potessero presentarsi e mostrare i loro ambiti di ricerca. Il nome scelto, PERET, rievoca volutamente la stagione dell’anno che segnava l’emergere delle terre coltivabili al ritirarsi delle acque del Nilo, nella speranza di far ‘sbocciare’ nuovi contatti, aprire stimolanti confronti e generare scambi di idee e opinioni.

https://peretresearchers.wordpress.com/

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Djed Medu su Sarahah

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Probabilmente conoscerete già Sarahah, l’applicazione che sta spopolando nelle ultime settimane. Creata da un programmatore saudita per permettere ai lavoratori di esprimere giudizi sinceri (“sarahah” in arabo vuol dire proprio “onestà”) verso i propri capi senza pericolo di ripercussioni, l’app è in pratica uno strumento per inviare messaggi in forma anonima.

Ho pensato di utilizzare in modo costruttivo Sarahah per migliorare il mio blog grazie alle vostre impressioni. Al link seguente, senza dover registrarvi o scaricare alcun contenuto, potrete scrivermi un messaggio senza che compaia il vostro nome. Approfittatene quindi per inviarmi segnalazioni, apprezzamenti, richieste, consigli e, perché no, critiche; insomma, qualsiasi cosa vi sia passata per la testa e che non avete mai avuto modo di dirmi sul blog. Risponderò nei commenti a questo articolo e sotto il post di riferimento della pagina Facebook.

Che Thot me la mandi buona…

https://djedmedu.sarahah.com/

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“Father and son”: il videogame del MANN

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Pochi giorni fa, è stato rilasciato su Apple Store e Google Play il primo videogame interamente prodotto da e per un museo archeologico: “Father and Son”. Realizzato dall’associazione TuoMuseo, il gioco ci porta virtualmente prima per le strade di Napoli e poi all’interno del Museo Archeologico Nazionale. Come si può intuire dal titolo, la storia riguarda un figlio (Michael) e suo padre che, scomparso da poco, era un archeologo del MANN. Il protagonista, cercando tracce del genitore, finisce nelle diverse sale del museo interagendo con altri personaggi e con le principali opere esposte di cui vengono fornite informazioni. Tra le collezioni visitabili c’è anche quella egizia, riaperta al pubblico dopo anni lo scorso ottobre, dove si approfondisce la conoscenza del cosiddetto “Naoforo Farnese”: la statua, risalente alla XXVI dinastia ma ritrovata a Roma, è probabilmente il primo reperto egizio acquisito dal museo e rappresenta un personaggio maschile inginocchiato che sorregge una piccola cappella con l’effige di Osiride. In questo caso, l’avventura, in 2D a scorrimento laterale con una bella grafica dipinta a mano, può trasferirsi anche nel passato permettendo di mettersi nei panni dello scultore che realizzò l’opera (immagine in alto). Per il momento, però, non ho potuto provare tutte le potenzialità del gioco perché alcune opzioni, tramite geolocalizzazione, vengono sbloccate solo nel raggio di 20 metri dal MANN.

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http://www.fatherandsongame.com/

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Luxor: inaugurato centro tecnologico per la conservazione delle tombe tebane

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Source: ahram online

Dopo un anno di lavori, il Theban Necropolis Preservation Initiative Training Centre è finalmente a disposizione dei tecnici egiziani per la tutela dei siti archeologici di Luxor. La sede prescelta è la Stoppelaëre House, una stupenda abitazione progettata nel 1951 dall’architetto Hassan Fathy (nell’ambito della realizzazione del villaggio di New Qurna sulla riva occidentale) per il restauratore francese da cui prende il nome l’edificio. Già previsto dal 2008 grazie alla collaborazione tra Ministero delle Antichità, Università di Basilea e Factum Foundation, il centro fornirà le ultime tecnologie nel campo della fotogrammetria e della scansione 3D applicate alla tutela, conservazione e documentazione delle tombe delle necropoli tebane; il ruolo principale, però, sarà quello di preparare professionisti locali così da renderli autonomi negli interventi necessari a salvaguardare il patrimonio storico egiziano. In questo, sarà fondamentale l’esperienza della società madrilena che ha già operato nella Valle dei Re e in particolare nelle tombe di Seti I e Tutankhamon.

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Liebster Award: Djed Medu c’è!

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L’apprezzamento più gradito che si possa ricevere per il proprio lavoro è quello fatto da un collega: nessuno meglio di chi si occupa della tua stessa attività può giudicare ciò che fai. Così, sono decisamente lusingato dal pensiero che hanno avuto per me Antonia  Falcone e Domenica Pate, le founder di  “Professione Archeologo” , nominandomi per il Liebster Award. In realtà, già due anni fa ero stato annoverato in una di queste liste grazie a “Gli Spaccia Lezioni”, ma la conferma, per di più venuta da un vero e proprio faro sul web per gli archeologi, non può che farmi piacere. Facendola breve – perché, in teoria, ci sarebbero delle ferree regole da rispettare! – il Liebster Award è un riconoscimento che si dà ad altri validi blogger che, a loro volta, sono invitati (senza obblighi!) a continuare questa catena di segnalazione di spazi interessanti su internet. Quindi, si ringrazia chi ti ha nominato linkandolo, si risponde alle sue domande, si nomina altrettanti blogger e si rivolge loro nuovi quesiti.

Bene, Antonia e Domenica mi hanno chiesto:

1) Qual è il target di riferimento del tuo blog?

Fin dal principio, ho deciso di adottare un linguaggio privo di troppi tecnicismi ma non eccessivamente banale. In questo modo, i miei articoli sono una fonte di informazioni per studenti e studiosi di egittologia che possono approfondire gli argomenti trattari tramite le risorse messe a disposizione; al tempo spesso, credo che la lettura sia piuttosto accessibile anche al grande pubblico di egittofili.

2) Quali sono o qual è il post che ha avuto più successo? E perché, secondo te?

Senza dubbio “Il radar conferma la teoria di Reeves: ci sono due camere nascoste nella tomba di Tutankhamon!” che, in un solo giorno, ha ricevuto quasi 20.000 views diventando il post più letto in Italia e il 20º nel mondo. Lo stesso blog, il 28 novembre 2015, è risultato il più cliccato in Italia e 51º in assoluto per l’intera piattaforma wordpress. Numeri così eccezionali sono dovuti sicuramente alla fama di Tut e al clamore suscitato dall’ipotesi – che, comunque, sembra essersi sgonfiata negli ultimi mesi – che la sua tomba celi aperture sconosciute finora; tuttavia, la componente fondamentale per questo successo è stata la celerità nel riportare la notizia. Infatti, avendo seguito in diretta la conferenza stampa dell’allora ministro dell’Antichità, fui tra i primi a scrivere un articolo sulle sue dichiarazioni.

3) Polemiche, troll, flame sono parte integrante del mondo social (purtroppo). Hai avuto esperienze dirette e come te la sei cavata?

Fortunatamente, non ho avuto a che fare con molti rompiscatole professionisti. Tuttavia, occupandomi di Egitto, spesso vengo contattato da aspiranti fantarcheologi, revisionisti storici, ufologi, animisti new age, numerologi e, categoria tosta da trattare, Shardana sardi! In genere, all’inizio – come faccio nella rubrica “bufale eGGizie” – cerco di spiegare loro come stanno realmente le cose fornendo dati scientifici e prove facilmente verificabili. Se insistono, allora mi diverto un po’ rispondendo con sarcasmo… fino all’esaurimento della pazienza e al ban definitivo perhé non tollero l’arroganza e la saccenteria di chi fonda la sua preparazione, quando va bene, sulla visione di documentari alla “Mistero”.

4) Cosa ti ha spinto a creare il tuo blog? Raccontaci la tua backstory!

Prima di fondare “Djed Medu”, scrivevo già da due anni sull’archeoblog di VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte, l’associazione culturale di cui attualmente sono vicepresidente. Fra l’altro, l’idea non fu nemmeno pienamente mia e tutto partì da una proposta di Gianluca Miniaci (ricercatore senior presso l’Università di Pisa) che pensava di riempire la lacuna lasciata dalla scomparsa di archaeogate.org, punto di riferimento su internet dell’egittologia italiana fino a 10 anni fa. Poi le cose si sono evolute ed eccomi ancora qua, 5 anni dopo.

5) Consigli per aspiranti archeoblogger: DOs and DON’Ts dell’archeoblogging secondo te

Riassumerei tutto con tre concetti: a) costanza, b) approfondimento e c) specializzazione. a) Gestire un blog richiede tempo ed energia; apritene uno solo se siete veramente convinti. Scrivendo un post ogni sei mesi, non riuscire mai a fidelizzare il vostro pubblico. b) Qualsiasi argomento trattiate, preparatevi bene prima di pubblicare un post. Si presuppone che il lettore si rivolga a voi per imparare qualcosa, quindi cercate di essere esaurienti (evitando, però, epopee bibliche!), chiari e sicuri dell’esattezza di quanto riportato. c) Analogamente al punto b, per creare un prodotto di qualità, specializzatevi scrivendo solo di temi che conoscete. Sfruttando il vostro campo di ricerca – che non è necessariamente una discriminante di tipo cronologico o geografico -, createvi una nicchia e non abbandonatela. Meglio essere sindaco di un piccolo paese che consigliere comunale in una grande metropoli. Tanti, troppi si occupano di tutto (è semplice quando si copia e incolla da altri siti o, al massimo, si traducono testi stranieri) in un minestrone che rischia di portare all’errore perché mancano le nozioni di base per verificare la bontà dei contenuti postati.

Ora veniamo alle nomination! In generale, seguo soprattutto blog stranieri, ma, visto lo spirito di questo premio, preferisco segnalare altri blogger italiani che si occupano di archeologia:

Archeoblondie

Archeologia Subacquea

Daniele Mancini Archeologia

L’Eco dell’archeologia

Lost Archeology (sic!; è una pagina Facebook, ma la lunghezza e l’approfondimento dei post pubblicati la rendono perfettamente equiparabile a un blog)

… e a loro chiedo:

  1. (Questa domanda è già stata fatta a me, ma anche io sono curioso!) Come avete iniziato?
  2. Qual è lo scopo principale del vostro blog? Pensate di averlo raggiunto?
  3. Vi è mai capitato che qualcuno copiasse un vostro post senza citarvi? Se sì, come avete reagito?
  4. Qual è stata la domanda/richiesta più strana che un follower vi ha posto?
  5. Siete tutte persone che hanno una valida formazione universitaria e che, in alcuni casi, portano il pane a casa con l’archeologia. Cosa pensate degli amatori, spesso volontari, nel nostro campo (allargando il discorso anche alla divulgazione sul web)?
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“Egitto Segreto”: l’archivio fotografico del Museo Civico di Rovereto

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In uno dei primi articoli della rubrica “L’Egitto di provincia”, avevo segnalato l’inconsueta presenza in Trentino di un’importante raccolta di foto di siti archeologici egiziani; ora, a distanza di due anni, torno a parlarne perché ci sono delle novità interessanti. Mi riferisco all’archivio fotografico del Museo Civico di Rovereto: oltre 30.000 scatti che Maurizio Zulian ha collezionato in più di 20 anni di viaggi lungo la Valle del Nilo. Una grande risorsa fruibile da tutti, studiosi o semplici amanti della storia, sul web e che ho potuto vedere da vicino, in occasione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico (4-8 ottobre 2016),  grazie al gentile invito della Fondazione Museo Civico di Rovereto*.

14996332_1087653824684263_818923293_n.jpgL’incessante attività di ricerca di Zulian è iniziata nella prima metà degli anni ’90 quando, grazie a permessi speciali, il veterinario trentino si mise a documentare luoghi chiusi al pubblico o comunque poco battuti dai turisti, con una particolare attenzione ai siti del Medio Egitto come Dishasha, Tihna el-Gebel (Akoris), Beni Hasan, El Sheikh Ibada (Antinopoli), Deir el-Bersha, Quseir el-Amarna, Umm el-Qaab (Abido) ed El Hagarsa. Già nel 1998, il frutto di tutto questo lavoro passò al Museo Civico per essere messo a disposizione della collettività. Infatti, l’idea di base, che continua a caratterizzare il progetto, era la valorizzazione di un patrimonio storico-archeologico difficilmente raggiungibile e a rischio sia per fattori naturali che, purtroppo, umani. Così, decine di scatoloni di stampe (vedi foto) sono ora conservate presso l’archivio del museo, insieme ai file digitali che, dal 2002, hanno sostituito il supporto cartaceo, comunque pazientemente scansionato e aggiunto al database informatico. Le stesse autorità egiziane si interessarono al progetto tanto che, nel 2004, nacque una proficua collaborazione con il Supreme Council of Antiquities con Zahi Hawass, l’allora segretario generale, che firmò un primo protocollo d’intesa diventato poi un modello da applicare con altre istituzioni straniere. La convenzione è stata rinnovata e aggiornata il 27 febbraio 2015 grazie alle firme di Mamdouh el-Damaty, ex ministro delle Antichità, Mostafa Amin Mostafa, nuovo segretario generale dello SCA, Giulia Fiorini, l’allora presidente della “Fondazione Museo Civico di Rovereto”, Tiziano Mellarini, assessore alla Cultura della Provincia di Trento, e il sindaco Andrea Miorandi. L’accordo è incentrato sulla condivisione su internet, tramite diversi mezzi, della raccolta fotografica di Zulian, ma prevede anche uno stage di formazione di una settimana, una volta l’anno, per due giovani ricercatori egiziani che, presso il Museo Civico di Rovereto, hanno la possibilità di far pratica sulle nuove tecnologie applicate ai beni culturali.

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Come anticipato, l’archivio è consultabile da tutti collegandosi con un portale dedicato interamente all’Egitto, dove, fra l’altro, si trovano anche i video sul tema caricati sulla WebTV della Rassegna:                           http://www.fondazionemcr.it/egitto/egitto_home.jsp?ID_LINK=113457&area=275

La ricerca di un determinato sito archeologico può essere effettuata inserendo un termine caratterizzante (come nell’immagine in alto), consultando l’indice (sembrerà un’opzione futile, ma in questo modo si evitano i problemi di traslitterazione dell’arabo che si presentano quando un singolo posto può essere indicato, facendo un esempio, con Fayyum, Fayum, Fayoum o Faiyum!) e sulla mappa. Quest’ultima possibilità utilizza al momento Google Maps, ma presto sarà disponibile un WebGIS (ArcGIS per la precisione) che sfrutterà la geolocalizzazione di ogni singola foto. Vedendo il sistema in anteprima, posso dire che è molto più funzionale e veloce di quello attuale.

Attualmente, il database comprende circa 9000 foto che, però, aumentano di giorno in giorno con il proseguimento dell’archiviazione digitale del materiale. Ogni scatto, di cui è gratuita l’anteprima, è corredato di una scheda informativa con una breve descrizione, la data e il luogo. Per la consultazione di tutte le immagini a bassa risoluzione, occorre sottoscrivere un abbonamento annuo di 10 euro; invece, l’utilizzo, non a scopo di lucro, di una singola foto ad alta risoluzione necessita il pagamento di 5, 8 o 10 € a seconda del formato. La presenza di panoramiche e di particolari permette lo studio accurato di un sito. Un esempio di quello che potete trovare è questa porzione della decorazione della tomba di Pamehyt e di Ibpameni il giovane, detta anche “Tomba dello Zodiaco”, sepoltura del II sec. a.C. scoperta da Petrie ad Athribis:

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ph. M.Zulian (Archivio del Museo Civico di Rovereto)

*Vorrei ringraziare in particolar modo Maurizio Battisti ed Eleonora Zen per avermi guidato tra museo e archivio e Valentina Poli e Francesca Maffei per la loro gentilezza e disponibilità nell’accogliermi a Rovereto. 

 

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#ScanPyramids: confermate le anomalie della Piramide di Cheope

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Dopo un anno di ricerca, si cominciano a trarre le prime conclusioni per lo ScanPyramids Project; tuttavia, rispetto a quanto detto finora, le novità sono veramente poche. Il progetto internazionale mirava ad analizzare la struttura interna delle grandi piramidi di IV dinastia grazie all’uso delle tecnologie più avanzate come laser scanner, termografia a infrarossi e radiografia muonica. In questi 12 mesi, sono state studiate, alla ricerca di eventuali camere sconosciute, la Piramide romboidale di Snofru e la quella di Cheope. Se la prima è servita, più che altro, per tarare gli strumenti, nella seconda sono state evidenziate due anomalie nell’angolo nord-est e poco sopra l’ingresso alla rampa discendente sul lato nord. Al momento, non si conoscono ulteriori dettagli. Ieri, infatti, Hany Helal e Tayoubi Mehdi, direttore e vicedirettore del progetto, hanno presentato questi risultati al comitato scientifico formato, per conto del Ministero delle Antichità, da Zahi Hawass, Mark Lehner (dir. Ancient Egypt Research Associates), Miroslav Barta (dir. della missione ceca a Saqqara) e Rainer Stadelmann (ex dir. del Deutschen Archäologischen Institut Kairo). Durante l’incontro è stato deciso di prolungare di un anno la concessione di ricerca così da determinare dimensioni e natura delle anomalie.

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Aggiornamento (15 ottobre 2016):

L’HiP.Institute ha rilasciato una relazione che fornisce maggiori informazioni sui risultati conseguiti nell’ultimo anno. L’anomalia sul lato nord (immagine in alto), quella in prospettiva più promettente, sembrerebbe coincidere con un “vuoto” dietro l’ingresso originale. Forma, dimensioni ed esatta posizione di questa anomalia saranno determinate, alla fine di ottobre, con una ulteriore scansione muonica che prevede 12 piattaforme istallate nel corridoio discendente. Sull’angolo N-E, invece, sarebbe stata individuata una cavità a 105 metri d’altezza.

http://www.hip.institute/press/HIP_INSTITUTE_CP9_EN.pdf

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