Gebel el-Silsila, scoperta tomba di XVIII dinastia (sotto l’acqua)

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Source: MoA

Normalmente, se si parla di egittologia, si pensa a scavi archeologici effettuati in luoghi sabbiosi al margine del deserto. Non sempre… Basta vedere l’ultima scoperta effettuata a Gebel el-Silsila dal team di Maria Nilsson e John Ward (Lund University, Svezia) che, nel loro consueto lavoro di survey nell’esteso sito di cave di arenaria situato tra Edfu e Kom Ombo, hanno individuato una tomba completamente sommersa da acqua e fango.

La struttura, risalente alla XVIII dinastia (1550-1292 a.C.), è scavata nella roccia con un pozzo profondo 5 metri che conduce a due camere funerarie. Per questo, gli archeologi l’hanno ritrovata in gran parte riempita da limo e dall’acqua freatica (come si vede nella foto in basso) che, ovviamente, ha causato danni ai corpi deposti e agli oggetti del corredo. Inoltre, la struttura era stata già visitata da tombaroli.

Nonostante le difficoltà, è stato possibile recuperare resti ossei relativi a circa 60 persone – sintomo di una sepoltura familiare di tre generazioni (da Thutmosi II a Amenofi II) -, tre sarcofagi in arenaria di cui uno per un neonato (foto in alto), ceramica, ushabti, scarabei e diversi amuleti.

http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.com/

 

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Bufale eGGizie*: il Papiro di Artemidoro è un falso

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Source: artribune.com

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

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Questa volta, nell’aiutarmi a sfatare l’ennesima fake news del mondo dell’egittologia (o meglio, della papirologia), non ci saranno storici o archeologi ma addirittura un procuratore della Repubblica! L’interesse della magistratura nella vicenda, che ha comunque provocato aspri dibattiti fin dall’inizio, è dovuta a una presunta – a questo punto acclarata – truffa nell’acquisto di un documento antico: il papiro di Artemidoro.

453a09a8-fc60-11e8-8eb7-e46a5f00f631_11301872-kquC-U029673780DTQ5T7UM-1024x576@LaStampa.itIl Papiro di Artemidoro è un papiro frammentario di circa 30 x 250 cm con disegni e testo in greco che, in un primo momento, erano stati datati al I sec. a.C. Il contenuto, infatti, presenterebbe un trattato geografico con la divisione amministrativa della Spagna tratto dai “Geographoùmena” di Artemidoro di Efeso (II-I sec. a.C.). Le raffigurazioni, invece, mostrerebbero una porzione della penisola iberica, parti anatomiche di statue e animali veri e fantastici.

La datazione così tanto dibattuta è arrivata dagli studiosi che si sono occupati dell’edizione critica del testo – Claudio Gallazzi, Bärbel Kramer e Salvatore Settis – su base paleografica e sulla notizia, poi smentita, che il papiro venisse da una maschera funeraria in cartonnage risalente a un periodo inquadrabile tra i regni di Nerone (54-68) e Domiziano (81-96).

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Noto già da qualche decennio, il papiro fu acquistato nel 2004 dalla Compagnia di San Paolo per ben 2 milioni e 750 mila euro dal mercante d’arte d’origine armena, nato in Egitto e residente in Germania, Serop Simonian. L’intenzione della banca – che fa parte della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino – era di portare all’Egizio quella che sarebbe stata una delle più antiche carte geografiche della storia. Già, “sarebbe stata”, perché dubbi sull’autenticità del pezzo furono subito avanzati da altri studiosi ed Eleni Vassilika, direttrice del Museo Egizio dal 2005, si rifiutò di esporlo avendo avuto a che fare con Simonian e i suoi falsi quando dirigeva il Roemer- und Pelizaeus-Museums di Hildesheim. Per questo nel 2014, dopo una serie di mostre ‘temporeggianti’, il papiro è finito al Museo di Antichità di Torino.

konvolut_200x327Tra chi avevano gridato al falso spicca il nome del filologo classico Luciano Canfora che, considerando il testo opera del falsario greco ottocentesco Costantino Simonidis, nel 2013 ha presentato un esposto alla Procura di Torino. Le indagini sono partite nel 2015 ad opera del procuratore Armando Spataro che proprio oggi ha ufficializzato i risultati. In realtà, già da tempo è stato assodato che il reperto non risalga al I sec. a.C., soprattutto da quando la polemica Settis-Canfora, scoppiata con un botta e risposta sulle pagine dei giornali, si è allargata a tutta la comunità scientifica. C’erano da registrare incongruenze nel linguaggio e in alcune conoscienze geografiche presenti nel testo e addirittura, nel 2009, la polizia scientifica di Marche e Abruzzo aveva indicato come palesemente ritoccata la foto (immagine a destra) che avrebbe mostrato il cosiddetto Konvolut (conglomerato) appena estrapolato dalla maschera funeraria.

In ogni caso, come detto, oggi è arrivata la conferma definitiva dalla magistratura. Tra i vari documenti acquisiti durante le indagini, figurano una lettera del 2004 con cui la delegata del governo federale per l’Istruzione e la Comunicazione di Bonn, Rosa Schmitt-Neubauer, permetteva l’esportazione del papiro perché non considerato bene artistico di valore per la Germania e il documento con cui è uscito dall’Egitto nel 1971 in cui è descritto come “sacco di carta in parte con immagini in oro” dal valore di 20 lire egiziane. Infine, sono stati presi in considerzione gli esami scientifici: il C14 che ha indicato una datazione del I secolo avanti – I secolo dopo Cristo è relativo al solo supporto papiraceo (spesso i falsari usano veri papiri); l’inchiostro non è conforme a quello adottato all’epoca; sono stati rilevati il contatto con una rete zincata e l’azione di acidi per contraffare la composizione chimica dell’oggetto.

P.S. La truffa rimarrà impunita perché il reato è prescritto.

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Fayyum, scoperto pozzo funerario di Medio Regno

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Source: MoA

Nella necropoli di Khelua, sul bordo sud-occidentale della pseudo-oasi del Fayyum, la missione egiziana diretta da Aiman Ashmawy ha individuato un pozzo funerario risalente al Medio Regno. Più precisamente, l’area era stata scelta per le sepolture durante il regno di Amenemhat III (1846-1801) e poi rioccupata dai Cristiani in età bizantina.

Il pozzo si trova a est della tomba del principe e governatore Uage, scoperta nel 1981 dalla missione dell’Università di Pisa, diretta dalla prof.ssa Edda Bresciani. Il profondo passaggio conduce a tre camere funerarie che, tuttavia, sono state già depredate in antichità. Ciò che resta del corredo funerario, infatti, si limita solo a un torso in arenaria (40 cm; foro in alto a sinistra), al frammento centrale di un’altra statua ma di basalto (20 cm; in basso a sinistra), qualche contenitore ceramico e tre coperchi di canopi in calcare (in alto). Secondo Ashmawy, sarebbero stati ritrovati anche i corpi dei canopi, seppur fratturati, con ancora i resti degli organi del defunto.

 

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Dahshur, scoperte mummie con involucri decorati e ghirlande vegetali

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Source: Luxor Times

Mese particolarmente ricco di sarcofagi questo novembre!

Dopo la notizia dei 4 sarcofagi di el-Asasif che ha fatto il giro del mondo, ci spostiamo più a nord dove una missione egiziana ne ha trovati altri 8. Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities e direttore dello scavo, ha infatti annunciato la scoperta di una serie di sepolture a sud del Cairo, più precisamente a Dahshur, la più meridionale delle necropoli menfite. Le tombe (foto in basso dove sullo sfondo si staglia la piramide romboidale di Snefru) si trovano a SE della piramide di Amenemhat II e comprendevano 8 semplici sarcofagi in calcare di Epoca Tarda, ma con all’interno mummie coperte da involucri variopinti di cartonnage.

In particolare, lo stato di conservazione di 3 esemplerari è così buono che, oltre a mantenere accese le tinte della superficie d’intonaco che copre gli strati di lino, è stato possibile recuperare le ghirlande vegetali deposte sulla mummie (foto a sinistra).

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Source: Luxor Times
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Source: luxor24.news
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el-Asasif, la scoperta della tomba ramesside e l’apertura di 4 sarcofagi intatti

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ph. Mohamed Abd El Ghany /Reuters

Facciamo un po’ di chiarezza.

Durante il fine settimana, i siti di testate giornalistiche nazionali e straniere, blog e pagine Facebook hanno riportato la notizia che vi ho segnalato qui sabato scorso, cioè quella della scoperta di una tomba con sarcofagi ancora sigillati a el-Asasif. Purtroppo, ho visto ovunque (nemmeno Rainews si è salvata parlando un fantomatico faraone chiamato “Ramesside”) errori grossolani, traduzioni errate, date sballate, foto invertite e altre imprecisioni che hanno creato solo confusione tra la gente. Tutto ciò è dovuto alla consueta difficoltà di traslitterazione dall’arabo in inglese di nomi egizi e non solo, dall’accavallamento di due eventi durante la stessa mattinata (oltre alla scoperta della tomba, anche l’apertura “in diretta” di due sarcofagi scoperti nella stessa area dalla missione francese), all’utilizzo di una tomba già nota (TT28, a cui appartiene il soffitto dipinto nelle foto) per mostrare i reperti ritrovati e dalla mancanza di verifica e approfondimento nei vari articoli.

Ecco come sono andate le cose (più 19 spettacolari foto), sul mio pezzo per National Geographic Italia: https://goo.gl/Ued72X

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el-Asasif, scoperta tomba con due sarcofagi integri di Epoca Tarda

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Source: Luxor Times

Finalmente è arrivato l’annuncio della seconda delle tre grandi scoperte con cui il Ministero delle Antichità sta creando hype da mesi. Dopo le sepolture a Saqqara con mummie animali, stamattina il ministro El-Damaty e Mostafa Waziry hanno ufficalizzato alla stampa ciò di cui si vociferava già da settembre: una tomba nella necropoli tebana di el-Asasif con due mummie.

L’ipogeo, che conserva ancora le decorazioni parietali e del soffitto, databile al Medio Regno (come sembrerebbe dalla presenza di bastoni magici in avorio di ippopotamo e altri oggetti del corredo; altre fonti parlano di periodo ramesside come appare invece dalle pitture), ma sarebbe stato riutilizzato in Epoca Tarda. I primi proprietari della tomba sarebbero uno “Scriba della cappella della mummificazione nel tempio di Mut”, e sua moglie, una cantante del dio Amon. I sarcofagi, invece, risalirebbero alla XXV-XXVI dinastia (foto in basso). Nel corso dello stesso scavo, è stato individuato anche l’ingresso originario della già nota TT28, ultima dimora del funzionario ramesside Hori.

In ogni caso, ci sono ancora molti dati che non quadrano ed è probabile che le testate giornalistiche egiziane abbiano mescolato le foto scattate in questa tomba e quelle dell’apertura, effettuata sempre nella mattinata, di un sarcofago di XVIII dinastia scoperto recentemente dalla missione francese a el-Asasif (spunta anche un sarcofago “rishi” che è tipico del II Periodo Intermedio). Per questo, vi rimando all’articolo di domani su National Geographic in cui riporterò aggiornamenti e nuove foto.

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ph. Khaled Elfiqi

 

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Eliopoli, scoperta iscrizione dell’architetto di Ramesse II

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Source: Luxor Times

Nemmeno un mese fa, Mamdouh el-Damaty, ex ministro delle Antichità e direttore della missione dell’università cairota di Ain Shams ad Arab el-Hisn (area dell’antica Eliopoli a NO dell’obelisco di Sesostri I), annunciava la fine dello scavo di un podio cerimoniale probabilmente legato al Giubileo, o Festa Sed, di Ramesse II (1279-1213 a.C.).

Ovviamente una struttura simile non poteva essere isolata, ma era collegata a un tempio dedicato a Ra di cui, già nei mesi scorsi, si erano cominciate a individuare le tracce. Proprio da un muro che separava due cortili appartenenti al complesso, durante l’ultima campagna sono stati scoperti due blocchi in calcare che recano nome e titoli di uno dei più importanti funzionari del regno di Ramses: Ameneminet.

Ameneminet (il cui nome – reso anche con Imeneminet o Amenemonet – si legge nella parte finale a sinistra dell’ultima riga) qui è presentato come ‘architetto’ del faraone, o meglio “Soprintendente di tutti i lavori di Sua Maestà” oltre che, nello specifico, degli edifici sacri della zona. Non a caso, come è scritto in altri documenti, a lui fu affidata anche la direzione dei lavori del Ramesseo a Tebe Ovest e del Tempio di Ptah a Menfi.

Tuttavia, la carriera di Ameneminet era iniziata in ambiente militare già durante il regno di Seti I, quando era auriga, fino a raggiungere la carica, scritta sempre nelll’ultima riga, di “Capo dei Medjay nel Sud”, cioè del corpo d’élite di polizia [per una più ampia trattazione della carriera di Ameneminet, vi rimando all’articolo di Marcella Trapani, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Per chi invece avesse la possibilità di andare a Napoli, consiglio di farsi un giro al MANN e dare un’occhiata al suo monumento familiare che, per la forma adottata, può essere considerato un vero e proprio unicum (foto in basso)].

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Monumento di Ameneminet, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 1069 (ph. Mattia Mancini)

 

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Per il 116° anniversario del Museo Egizio del Cairo un nuovo allestimento del corredo di Yuya e Tuia

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ph. @HassanMohydin

Da quando è iniziato il trasferimento dei reperti dal Museo Egizio del Cairo (e non solo) al Grand Egyptian Museum molti di voi mi chiedono: “Ma il vecchio museo che fine farà?”.

La stessa domanda se la pongono in Egitto dove il ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha rassicurato l’opinione pubblica dicendo che la collezione di Piazza Tahrir non morirà, anzi continuerà a crescere. Questa dichiarazione è arrivata ieri durante le celebrazioni del 116° anniversario del Museo Egizio, inaugurato nel 1902. La prima vera raccolta di antichità egizie al Cairo fu quella di Bulaq del 1858, diretta da Auguste Mariette,  ma dopo un paio di spostamenti si decise di realizzare l’attuale sede in stile neoclassico costruita dall’impresa degli italiani Giuseppe Garozzo e Francesco Zaffrani secondo il progetto dell’architetto francese Marcel Dourgnon.

Data quindi anche l’importanza storica dell’edificio, sarebbe stato inconcepibile il suo abbandono o un convertimento dell’utilizzo. Secondo el-Enany, negli ultimi anni il museo ha avuto diverse migliorie negli impianti d’illuminazione e areazione, sono stati sostituiti i vecchi vetri del soffitto con pannelli anti-UV, sono stati recuperati i pavimenti originali coperti per decenni da linoleum ed è stato riaperto il bookshop (piuttosto avvilente, in realtà).

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Source: MoA

Il ministro ha aggiunto che i pezzi trasferiti al GEM, tra cui spiccano quelli del corredo di Tutankhamon e le mummie reali, saranno sostituiti da reperti provenienti da futuri scavi e dai depositi. A tal proposito, proprio ieri è stato inaugurato il nuovo allestimento delle ex-gallerie di Tutankhamon che, ormai svuotate, sono diventate la nuova casa di Yuya e Tuia. Alto funzionario sotto i regni Thutmosi IV e Amenofi III lui, nobile dal lignaggio reale lei, furono una delle coppie più influenti dell’intera XVIII dinastia. Non a caso, loro figlia Tiye divenne Grande Sposa Reale unendosi ad Amenofi III. Quest’importanza si riflette nella loro sepoltura nella Valle dei Re (KV46), tomba scoperta nel 1905 da James Quibell.

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Source: MoA

Curiosamente, il corredo di Yuya a Tuia va a sostituire proprio quello di Tutankhamon che, in un certo senso, 17 anni dopo lo aveva spodestato dal trono di ritrovamento più ricco nella Valle. La KV46, infatti, nonostante sia stata visitata da tombaroli già in antichità, ha mantenuto gran parte degli straordinari oggetti che conteneva. Oltre alle mummie perfettamente conservate nei grandi sarcofagi, sono stati ritrovati canopi, maschere funerarie (foto in alto), vasellame, mobili, offerte di cibo, modellini, amuleti, ushabti, un rarissimo carro da guerra e un papiro lungo ben 20 metri che è esposto al pubblico per la prima volta. Prima di ieri, solo una parte del corredo era relegata allo spazio antistante la Stanza 3, quella del tesoro di Tut.

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Source: MoA

 

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Grand Egyptian Museum, verso un’apertura anticipata?

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Grand Egyptian Museum – GEM

Metto subito le mani avanti: prendete ciò che scriverò qui di seguito solo come una possibilità, remota aggiungerei, visto quanto successo finora. Ovviamente sto parlando del Grand Egyptian Museum di Giza e dei continui slittamenti alla sua inaugurazione che si protraggono ormai dal 2002.

Solo qualche mese fa, durante la presentazione ufficiale del logo del GEM, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany parlava di un’apertura parziale prevista per la primavera del 2019 e di una definitiva nel 2022, in concomitanza con il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon (4/11/1922). Tuttavia nei giorni scorsi, in occasione del World Travel Market di Londra, il direttore del museo Tarek Tawfik ha affermato che il governo egiziano starebbe provando ad anticipare il completamento finale al 2020.

Ricordo che il GEM sarà – chissà quando – il più grande museo archeologico del mondo con 490 mila m² di terreno occupato (gallerie, 28 negozi, 10 ristoranti, un centro congressi e un cinema) e 100.000 reperti di cui la metà sarà esposta. La posa della prima pietra risale al febbraio del 2002, quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005. Attualmente, secondo Tawfik, il cantiere è all’85% e già 38.000 pezzi sono stati trasferiti nei labaratori di restauro dove stanno subendo profondi interventi di pulizia e consolidamento (le vecchie teche del Museo Egizio di Piazza Tahrir non erano il massimo per la conservazione).

Inoltre, in futuro i turisti saranno anche facilitati nel visitarlo grazie al nuovo Sphinx International Airport, solo mezz’ora da Giza, che dovrebbe aver iniziato a funzionare in via sperimentale già da qualche settimana.

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“X-Men – Apocalisse” (blooper egittologici)

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12Tre giorni fa, alla veneranda età di 95 anni, è venuto a mancare Stan Lee, “L’Uomo” ha portato una piccola casa editrice a diventare un colosso economico mondiale e che, insieme ai suoi collaboratori, ha inventato un universo sconfinato di personaggi poi divenuti iconici. Devo ammettere però di non essere un grande consumatore dei fumetti e quindi – mi scuseranno i veri fan – di conoscere i suoi lavori quasi esclusivamente dalle recenti riproposizioni cinematografiche dove, fa l’altro, compariva sempre in divertenti camei (foto a sinistra). Tuttavia, mi permetto di ricordarlo comunque nella rubrica “blooper egittologici” proprio perché alcuni dei film basati sulle strisce della Marvel Comics traggono piccoli o grandi spunti dalla civiltà dell’antico Egitto.

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L’Enneade Eliopolitana secondo la Marvel

D’altronde, per riempire 50 anni di storie ambientate tra USA, nazioni di tutto il mondo, galassie lontane e addirittura realtà parallele, Stan Lee e gli altri sceneggiatori della Marvel hanno dovuto attingere idee dalla società contemporanea così come da miti e leggende del passato. Così, accanto a Thor e Loki della tradizione norrena, ad esempio, abbiamo anche divinità egizie raggruppate sotto l’Enneade Eliopolitana (termine molto più generico della realtà perché comprende Anubi, Bastet, Bes, Geb, Nut, Horus, Osiride, Iside, Khonsu, Nefti, Ptah, Seth, Shu, Tefnut ed altri), faraoni del calibro di Cheope, Tutankhamon, Ramesse II, Hatshepsut, Akhenaton e Cleopatra e personaggi puramente di fantasia come Rama-Tut, nemico dei Fantastici Quattro, e Monolito Vivente, uno dei pochi a tener testa a Hulk. Ma, restando in Egitto, la creatura più celebre di Lee, la cui fama è dovuta soprattutto alle trasposizioni sul grande schermo, è Apocalisse, il più antico mutante della storia.

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 Scena dopo i titoli di coda in “X-Men – Giorni di un futuro passato”

 

Apocalisse, il cui vero nome è En Sabah Nur (in arabo “La luce del mattino”), è il primo mutante ad essere nato sulla faccia della Terra e, per le sue caratteristiche, potenzialmente il più forte. Se ci limitiamo ai film della Marvel, la sua prima apparizione si trova nella scena dopo i titoli di coda di “X-Men – Giorni di un futuro passato”, in cui lo vediamo ancora giovane mentre, di fronte a un’enorme folla che lo acclama, costruisce una piramide spostando massi con la telecinesi (ed ecco la risposta alla domanda più frequente nel mondo dell’egittofilia!).

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La pellicola successiva, “X-Men – Apocalisse” (2016, regia di Bryan Singer), è interamente dedicata a lui (Oscar Isaac) e alla lotta contro il gruppo di supereroi mutanti messo insieme dal Professor X (James McAvoy). Ma ancor prima di arrivare allo scontro, si inizia con un flashback che mostra un Egitto predinastico che, nel 3600 a.C., appare già molto avanzato con una struttura amministrativa unitaria e consolidata, piramidi e altri edifici monumentali, lunghe iscrizioni in geroglifico. Ma è inutile star qui a sindacare sull’attendibilità storica dell’intro quando c’è un personaggio che può materializzare oggetti con la forza della mente. 4En Sabah Nur, faraone venerato come un dio, è portato in processione su una barca sacra dorata in cui si può leggere “Apokalipse” nel cartiglio (immagine a sinistra). Il corteo, accompagnato dai Quattro Cavalieri con le maschere di Anubi, Seth, Horus e Sekhmet (sì, il cavallo non era stato ancora introdotto nella Valle del Nilo), arriva all’interno di una piramide in cui si tiene un rituale sacro per la trasmissione dell’anima di Apocalisse nel corpo di un altro mutante con il potere della rigenerazione (quello di Wolverine, in sostanza). Ma in questo tentativo di ottenere l’immortalità, s’intromette un gruppo di ribelli che, facendo saltare solo un paio di pilastri portanti, provocano il crollo dell’intera piramide (a quanto pare, gli edifici costruiti con la telecinesi non sono a norma) e sigillano il “falso dio” per l’eternità.

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Tuttavia, purtroppo per l’umanità, nel 1983 i membri di una società segreta chiamata “Ashir En Sabah Nur” (il cui simbolo è un’ankh incrociata con una A) trovano il loro messia ancora schiacciato dal pyramidion d’oro nel sottosuolo del Cairo e riescono a risvegliarlo. Il mutante rimane subito disgustato dalla società moderna creata dai deboli e corrotti uomini e decide di distruggere ogni forma di tecnologia per poi regnare sui pochi sopravvissuti. Così, per portare avanti i suoi intenti, costruisce una nuova piramide con le macerie della città e nomina altri Quattro Cavalieri che lo affiancheranno: Magneto (Michael Fassbender), Tempesta, Angelo e Psylocke. Ovviamente, come in ogni buon cinefumetto che si rispetti, gli X-Men rovineranno il piano del cattivo salvando il mondo.

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Non occorre approfondire il resto in questa sede perché la parte antico-egiziana si limita soprattutto ai 7 minuti che precedono i titoli di testa. In generale, tralasciando le già citate esagerazioni anacronistiche nella scenografia, si nota subito la mano di un egittologo. I dialoghi iniziali, infatti, sono in perfetto medio-egiziano grazie alla consulenza come “dialect coach” di  Perinne Poiron, dottoranda in egittologia tra l’Université du Québec a Montréal e la Sorbona di Parigi e tra gli esperti interpellati per la realizzazione del videogame ambientato alla fine dell’età tolemaica Assassin’s Creed: Origins.

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