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Ricercatori italiani mappano in 3D la Valle dei Re

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Porcelli et al., “Integrated Geophysics and Geomatics Surveys in the Valley of the Kings”, in Sensors 20/6 (2020)

Un’area archeologica di circa 30.000 m² è stata scansionata da ricercatori italiani e in futuro sarà disponibile in 3D grazie a un’applicazione. E dal titolo avrete capito che non si tratta di un sito qualunque.

Il progetto “The Complete Geophysical Survey of the Valley of the Kings“, diretto dal prof. Franco Porcelli (Politecnico di Torino) in collaborazione con esperti di Università di Torino, 3DGeoimaging e Geostudi Astier, prevedeva infatti la mappatura completa della Valle dei Re a corredo di indagini nella tomba di Tutankhamon. I risultati della campagna di ricognizione geofisica e geomatica dell’intero ramo orientale della valle e di parte di quello occidentale sono stati recentemente pubblicati sulla rivista “Sensors”.

Il team, ricorderete, aveva confutato la tesi di Reeves e le prime analisi con georadar che sembravano aver rilevato la presenza di camere nascoste oltre i muri nord e ovest della camera funeraria. Ma, al tempo stesso, aveva poi individuato due promettenti anomalie nei pressi della KV62 (ve ne avevo già parlato lo scorso anno). Un’altra anomalia che sembra di origine antropica è stata invece localizzata nel piazzale di fronte all’ingresso della tomba di Ramesse IV (KV2). Come mi ha gentilmente riferito Gianluca Catanzariti, geofisico a capo della 3DGeoimaging e membro della missione, ci sarebbe un livellamento sabbioso che potrebbe celare qualcosa, forse le due capanne in pietra e mattoni crudi di epoca romana e copta segnalate da Theodore Davis ed Edward Ayrton che scavarono lì all’inizio del secolo scorso (David T. M., Ayrton E. R., “The Excavations during the Winter 1905-1906”, in Davis T. M. et al., The Tomb of Siphtah: The Monkey Tomb and the Gold Tomb. The Discovery of the Tombs, London 1908, pag. 7).

Per la mappatura sono stati usati laser scanner e fotogrammetria, più particolari software di gestione ed elaborazione dei dati. Per la parte geofisica dello studio, invece, gli strumenti adottati per “guardare” sotto la superficie del terreno sono stati georadar, magnetometri e la tomografia elettrica di resistività.

Porcelli ha riferito la volontà di continuare il lavoro anche all’interno delle tombe, così da dare la possibilità a tutti di visitarle. Al di là dell’attenzione verso i portatori di handicap e per chi si trovi, per qualsiasi motivo, nell’impossibilità di viaggiare, queste iniziative risultano ancora più importanti alla luce della situazione in cui ci troviamo. Non è un caso che il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità stia lanciando in questi giorni diversi tour virtuali di tombe e altri monumenti  (tomba di Menna a Tebe Ovest, tomba di Meresankh III a Giza, Monastero Rosso di Sohag, Moschea-madrasa del sultano Barquq, Sinagoga di Ben Ezra, tomba di Kheti a Beni Hassan).

 

L’articolo completo: https://www.mdpi.com/1424-8220/20/6/1552

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Porcelli et al., “Integrated Geophysics and Geomatics Surveys in the Valley of the Kings”, in Sensors 20/6 (2020)

 

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“Tutankhamon, viaggio verso l’eternità” (Firenze, 15 febbraio – 2 giugno 2020)

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Da qualche anno il Ministero delle Antichità (oggi anche del Turismo) ha istituito un dipartimento interamente dedicato alla realizzazione di copie a grandezza naturale di famosi reperti egizi da prestare/vendere all’estero. Oltre al mero guadagno diretto, il progetto è stato pensato per invogliare turisti stranieri a visitare l’Egitto per vedere gli originali. In genere, infatti, questi pezzi sono usati per esposizioni pubbliche, ma in realtà anche voi, volendo, potreste acquistare il facsimile di un sarcofago da mettere in salotto. Inutile aggiungere che gli oggetti più gettonati siano quelli del corredo di Tutankhamon.

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Non è un caso che sia stata realizzata una mostra dedicata al giovane faraone che è passata per gli USA, l’America del Sud e alcune capitali d’Europa ed ora rimarrà per due anni in Italia toccando diverse città, a partire da Firenze. Da poco inaugurata presso Palazzo Medici Ricciardi, “Tutankhamon, viaggio verso l’eternità” sarà aperta fino al 2 giugno e io sono andato a visitarla la settimana scorsa. La mostra, a cura di Maria Cristina Guidotti (già curatrice della sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze) e Pasquale Barile (History Lab), unisce oltre 100 copie ufficiali di reperti per lo più provenienti dalla tomba di Tutankhamon, veri pezzi del MAF e la ricostruzione in realtà virtuale immersiva della KV62.

Ad accompagnare la visita c’è Howard Carter stesso che, impersonato da un attore, racconta la storia della scoperta e approfondisce gli argomenti trattati in postazioni video disseminate lungo il percorso (foto a sinistra). Una versione più grande del vero di Selkis (l’originale “abbraccia” con altre tre dee tutelari il naos in legno dorato che conteneva la cassa canopica) vi accoglie a braccia aperte prima di passare a una sala dedicata ai predecessori di Tut in cui ci sono copie di oggetti di Yuya e Tuia (forse i bisnonni), del possibile padre Akhenaton e di Nefertiti. Poi si arriva finalmente al momento della celebre apertura della tomba, con la riproduzione della porta da cui sbirciare le “cose meravigliose” contenute nell’Anticamera (foto in basso).

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Molti degli oggetti dell’Anticamera – come uno dei carri, un letto funerario, la cassa con scene di caccia e guerra, il bellissimo trono dorato – sono esposti nelle due sale successive. Le statue dei due guardiani poi custodiscono l’entrata della riproduzione 1:1 della Camera funeraria dove al centro si trova la cassa in diorite che contiene il sarcofago antropomorfe esterno e una voce narrante spiega le diverse scene ritratte sulle pareti che vengono di volta in volta illuminate da un occhio di bue.

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Da qui si passa all’ultima parte della sezione delle copie in cui sono collocati gli oggetti più famosi trovati nella Camera funeraria e nel cosiddetto Tesoro.

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Ci sono ovviamente i due sarcofagi antropomorfi restanti, l’iconica maschera funeraria (a destra), la cassa canopica con il suo già citato naos dorato, lo scrigno di Anubi, statuette di divinità, modellini di barche, gioielli e perfino la mummia di Tutankhamon.

Le ultime tre sale servono a mostrare un generico contesto funerario grazie ai veri reperti prestati dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Si possono ammirare stele, amuleti, scarabei, ushabti, statuine, vasetti, tessuti, una mummia di epoca romana e il sarcofago di Padihorpakhered, restaurato per l’occasione e mai esposto fino ad ora. Inoltre ci sono manichini di sacerdoti che riproducono il momento della mummificazione – con tanto di defunto immerso nel natron – e una ricostruzione di Tutankhamon con tutti i suoi problemi fisici (ma uno strano viso d’anziano).

L’esposizione si conclude con un’area dotata di diverse postazioni con visori VR e controller che vi permetteranno di esplorare la tomba in 3D ancora zeppa di oggetti. Ma non mi dilungo nella descrizione e vi rimando alla recensione dell’esperienza che avevo già vissuto lo scorso anno in occasione del tourismA 2019.

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In tanti in questi giorni mi hanno chiesto se valga la pena visitare la mostra e la mia risposta è affermativa, seppur con qualche considerazione da fare. Ho avuto la fortuna di vedere i veri reperti del corredo di Tutankhamon  nel Museo Egizio del Cairo e copie ufficiali nel bookshop del museo cairota e all’Accademia d’Egitto a Roma che, seppur realizzate – non sempre – con dovizia di particolari e scrupolosa attenzione, ovviamente non possono reggere il paragone con veri capolavori della produzione artigianale egiziana. Però devo ammettere di aver trovato i facsimile fiorentini meno plasticosi di quelli di Roma; inoltre possono essere considerati un buon palliativo per chi non abbia la possibilità di andare in Egitto. Ho apprezzato alcuni accorgimenti, come l’aver realizzato un secondo foro ad altezza bambino nella porta dell’Anticamera o la disposizione “a matrioska” della cassa canopica che permette di vederne il contenuto. Non mi esprimo invece sulle didascalie provvisorie che, secondo i responsabili, sarebbero state sostituite a breve con versioni corrette e definitive, con testi dedicati ai più piccoli. Avrei però utilizzato più foto – che comunque sono presenti – del fotografo della missione della KV62, Harry Burton, e magari esposto pagine del diario di Carter con la descrizione dei reperti e delle tappe della campagna di scavo.

Infine, consiglio assolutamente di provare la ricostruzione 3D che ha un biglietto a parte, ma che permette di indossare i panni di chi, ormai quasi 100 anni fa, trovò stanze piene zeppe di meraviglie.

https://www.palazzomediciriccardi.it/project/tutankhamon-viaggio-verso-leternita-15-febbraio-2-giugno-2020/

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I reperti del Petrie Museum in 3D sul web

Il Petrie Museum of Egyptian Archaeology ha reso disponibili sul web le immagini 3D di alcuni reperti. Ora, con il semplice movimento del mouse, è possibile osservare 28 degli 80.000 oggetti conservati presso il museo londinese. Le scansioni virtuali ruotano su ogni lato mettendo in luce anche quelle parti del pezzo che normalmente non sono accessibili al visitatore. Il sito è in versione beta quindi verrà aggiornato costantemente.

Il Petrie Museum possiede una delle collezioni egittologiche più importanti del mondo. Collegato con lo Univesity College London, nacque nel 1892 con scopi didattici grazie alla donazione della scrittrice Amelia Edwards (che aveva viaggiato lungo tutto il Nilo e che fu tra i fondatori dell’Egypt Exploration Fund, diventato poi Egypt Exploration Society). Ma, come si può capire dal nome, il museo crebbe soprattutto grazie alle scoperte fatte in quasi 50 anni di scavi dal Prof. William Flinders Petrie, l’archeologo che introdusse la metodologia scientifica nell’egittologia.

http://www.ucl.ac.uk/3dpetriemuseum

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