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Bufale eGGizie*: Omm Sety, la reincarnazione di una sacerdotessa egizia

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(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

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Di questa persona, forse l’ultima figura romantica nel mondo dell’egittologia, mi avete chiesto in tanti di parlare, praticamente da quando ho cominciato a scrivere sul blog. Una donna in cui coesistevano in egual misura indiscusse capacità professionali e bizzarre stravaganze new age che incuriosivano colleghi, turisti e giornalisti che la incontravano. Un personaggio che ovviamente non poteva sfuggire ai radar della trasmissione “Freedom” di Giacobbo che le sta dedicando ben due puntate (la scorsa, 11/06/2019, e quella di stasera, 18/06). Così, visto il rinnovato interesse, colgo l’occasione per far luce su alcuni degli aspetti più misteriosi della vita di Dorothy Eady, Bulbul Abdel Meguid, Bentreshyt o, come è più comunemente nota, Omm Sety (anche se potete trovare altre grafie come Omm Seti o Umm Sety), la reincarnazione di una sacerdotessa egizia.

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Mummia di Seti I (Source: wikipedia.org)

Dorothy Louise Eady nacque il 16 gennaio 1904 in un sobborgo a sud-est di Londra e probabilmente avrebbe avuto un’anonima vita medio-borghese se all’età di 3 anni non fosse caduta dalle scale. Il medico chiamato a salvarla non potè far altro che appurarne la morte, ma, tornato dopo mezz’ora per preparare la salma, trovò la bambina beatamente seduta sul letto mentre mangiava cioccolata. Da questo momento in poi, la piccola Dorothy cominciò a fare sogni strani in cui vedeva palazzi con grandi colonne e un giardino con una vasca al centro. La situazione divenne preoccupante quando l’anno dopo, durante una visita al British Museum, la bambina entrò nella galleria egizia e cominciò ad abbracciare e baciare i piedi delle statue dicendo di voler “rimanere tra la sua gente”. L’ossessione verso l’antico Egitto crebbe esponenzialmente, tanto da spingere spesso Dorothy a saltare la scuola per recarsi nel museo londinese dove conobbe addirittura il celebre egittologo Ernest Alfred Thompson Wallis Budge, curatore del Dip. di Antichità Egizie e Assire, che le insegnò i rudimenti della scrittura geroglifica. Le “visioni” aumentarono sempre di più, fino ai 15 anni, quando le venne in sogno l’uomo più importante della sua vita, il faraone Seti Iche riconobbe per aver visto alcune foto della sua mummia (immagine a sinistra).

Dopo aver visitato tutte le collezioni egizie del Regno Unito e cominciato a raccogliere personalmente le antichità meno costose disponibili sul mercato antiquario, a 27 anni si trasferì a Londra per lavorare in una rivista egiziana e qui incontrò Iman Abdel Meguid, uno studente che diventerà suo marito. Così, per sposare Iman, riuscì finalmente a coronare il sogno di tornare a “casa”, nel 1933, arrivando al Cairo e assumendo il nome arabo di Bulbul Abdel Meguid. Ma il matrimonio, nonostante un figlio chiamato non a caso Sety, durò poco a causa delle stranezze della donna mal viste dai suoceri e da una proposta di lavoro che portò il marito in Iraq. Infatti, strani fenomeni di trance, scrittura automatica ed esperienze di uscita dal corpo erano ormai all’ordine del giorno, soprattutto dopo che Hor-Ra, un antico spirito egizio, le avrebbe occupato i sonni per 12 mesi consecutivi, raccontandole la sua vita passata.

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Tempio di Seti I, Abido

Omm Sety sarebbe stata la reincarnazione di Bentreshyt (“Arpa della Gioia”), una giovane nata da un soldato e da una venditrice di frutta. Il padre l’abbandonò sui gradini del Tempio di Seti I ad Abido (immagine in alto), dove il sacerdote Antef la raccolse e la crebbe a sua volta come sacerdotessa di Iside. Un giorno, mentre cantava nel giardino del santuario, colpì con la sua incantevole voce il faraone che se ne innamorò. Così i due divennero amanti e Bentreshit rimase incinta nonostante il voto di castità. Il finale della storia, come spesso succede nei ricordi di vite passate, è tragico perché Antef si accorse del pancione e la spinse al suicidio dopo non essere riuscito ad estorcerle il nome del suo illustre compagno. 

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Labib Habachi, Omm Sety e Hānī al-Zaynī (Source: calisphere.org)

Una volta libera dagli impedimenti coniugali, Bulbul (letteralmente “Usignolo”) si trasferì a Nazlat es-Simman, villaggio a due passi dalla piana di Giza, e riuscì perfino a ottenenere un impiego, prima donna in assoluto, come disegnatrice e ispettrice per il Dipartimento delle Antichità egiziane. Essendo dipendente del dipartimento, era libera di entrare nel sito archeologico anche dopo la chiusura, effettuare i suoi riti giornalieri nei templi dell’area (ormai era diventata politeista convinta), fare offerte alla Grande Sfinge e passare notti all’interno della Piramide di Cheope. Quando perse l’affidamento del figlio, potè anche partecipare attivamente a diverse missioni archeologiche, collaborando con alcuni tra i più importanti egittologi locali: Selim Hassan, lo scopritore della tomba intatta della regina Khentkaus (Omm Sety compare nei ringraziamenti nei suoi volumi “Excavations at Gîza”), Ahmed Fakhry, direttore degli scavi nella necropoli di Dahshur e della piramide di Djedkara a Saqqara, e Labib Habachi (a sinistra nella foto in alto). In generale, si occupava di disegno tecnico dei reperti e di editing delle pubblicazioni scientifiche in inglese, di cui probabilmente era spesso la ghost writer.

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Source: abydosarchive.org

La sua prima visita nell’amata Abido risale al 1952, quando passò tutta la prima notte a bruciare incenso nel tempio di Seti I. Tuttavia, è solo il 3 marzo 1956 che si trasferì definitivamente per disegnare i rilievi, catalogare i blocchi in magazzino e copiare le iscrizioni tra le rovine. Qui lavorò ufficialmente fino al 1964, per poi, dopo un breve periodo nella sede centrale del Dipartimento al Cairo, tornare come consulente e guida (a destra, il suo report mensile delle attività svolte nell’agosto 1968). Ormai anziana, Omm Sety si ritirò a vita privata solo nel 1972 a causa di un attacco cardiaco, ma continuò comunque ad accompagnare i visitatori del sito fino alla morte, il 21 aprile 1981.

Ad Abido, Omm Sety divenne molto popolare intrattenendo con i suoi curiosi aneddoti turisti e colleghi e mescolandosi, grazie a un tenore di vita molto spartano, con gli abitanti del luogo che la temevano e rispettavano. Lo stesso nome che la contraddistingue maggiormente le venne dato proprio ad Abito per sottolineare – come spesso si fa nel mondo islamico – la sua maternità (= “Madre di Sety”). Inoltre, la vicinanza con gli abitanti del villaggio le permise di condurre valide ricerche etnografiche per l’American Research Center in Egypt che mettevano in relazione gli antichi culti egizi con le tradizioni musulmane e copte contemporanee.

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Omm Sety e la sua gatta (che ovviamente si chiamava Bastet)

La fama mondiale crebbe grazie a diversi articoli di giornali e a due documentari girati nel 1980, poco prima della morte: “Omm Sety and Her Egypt” per la BBC ed “Egypt: Quest for Eternity” per National Geographic (in basso). Ma la sua aurea mistica si deve soprattutto alle pubblicazioni dell’amico Hanny El Zeini che, in particolare nel libro “Omm Sety’s Egypt”, riporta diversi racconti incredibili e tutte le scoperte archeologiche che sarebbero state effettuate grazie ai suoi ‘ricordi’ della vita passata. El Zeini afferma di aver chiesto al capo ispettore di Abido se fossero vere tutte le storie che circolavano attorno a Omm Sety ricevendo come risposta che la donna era stata la protagonista materiale del ritrovamento dei giardini del tempio, nell’area del “Palazzo”, e che aveva dato un valido aiuto anche nell’individuazione della galleria del settore settentrionale del santuario (l’ingresso all’Osireion).

 

Ma è possibile che Omm Sety abbia veramente indicato dove scavare perché aveva vissuto in prima persona quei luoghi? O che fosse a conoscenza dell’ubicazione di importanti siti non ancora scoperti grazie ai suggerimenti di antichi personaggi apparsi in sogno? In effetti, Omm Sety diceva di avere spesso visite da Seti (tornato dall’Amduat grazie – ironia della sorte – proprio a “un permesso speciale”) che in un primo momento, nonostante i trascorsi amorosi, si sarebbe rivelato rispettoso del suo status di donna sposata ma che poi, dopo il divorzio, le avrebbe proposto un matrimonio nell’aldilà. Così come erano frequenti i colloqui con il grande Ramesse II, ricordato invece come un ragazzino irrequieto e rumoroso.

In realtà, la quasi totalità delle previsioni di Omm Sety non è mai stata verificata. In “Abydos: Holy City of Ancient Egypt” (pp. 176-178), scrisse che nel 1958 sarebbe caduta dal soffitto della Camera delle barche solari del tempio di Seti e che si sarebbe ritrovata in un ambiente colmo di casse, tavole d’offerta, teli di lino, statue d’oro con cartigli della XXVI dinastia; tuttavia, non riuscì più a ritrovare l’accesso a questa fantomatica stanza del tesoro. Era convinta anche che sotto l’edificio ci fosse una biblioteca con papiri dall’inestimabile valore storico e religioso: anche in questo caso, zero riscontri. Disse la sua perfino sulla tomba di Nefertiti che collocava nella Valle dei Re, vicino la tomba di Tutankhamon, grazie a una dritta di Seti I, nonostante questi non volesse che si trovasse perché odiava Akhenaton in quanto iconoclasta e deportatore di masse. Lo stesso Nicholas Reeves la cita nell’articolo in cui presenta l’ormai celebre teoria sulle camere nascoste nella KV62 (ma sappiamo benissimo come sia finita la questione). Altre rivelazioni, invece, sconfinano nella pura fantarcheologia, come la netta retrodatazione dell’Osireion di Abido – non più quindi cenotafio di Seti I – e della Grande Sfinge di Giza, che sarebbe stata l’effigie del dio Horus e non di Chefren.

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Se poi andiamo nel particolare, la presunta scoperta del tunnel nord imputata ai ricordi di Omm Sety (e segnalata da Freedom come indizio della veridicità delle parole della donna) non è altro che la risultante dell’intuizione del celebre archeologo britannico Flinders Petrie che nel 1902 notò una depressione scavando con Caufeild il muro di recinzione del tempio di Seti I. Nel 1903, Margaret Murray, individuò l’anticamera dell’Osireion e la fine del corridoio d’accesso di cui comunque tracciò l’ipotetico andamento nella sua pubblicazione del 1904, ricongiungendosi a ciò che era stato indagato l’anno prima (immagini in basso). L’Osireion vero e proprio, invece, fu scavato da Edouard Naville tra 1912 e 1914 e poi da Henri Frankfort nel 1925.

Un’altra grave svista della trasmissione è stata datare al 3000 a.C. i geroglifici presenti nel corridoio e considerarli tra i primi della storia egizia. Le prime attestazioni di scrittura geroglifica sono state trovate effettivamente ad Abido, ma più ad ovest, nella necropoli di Umm el-Qaab e in particolare nella tomba U-j del re Scorpione I (3200 a.C. circa). I testi che si trovano nell’Osireion, invece, corrispondono al Libro delle Porte, gruppo di formule funerarie che comparvero solo alla fine della XVIII dinastia (1300 a.C. circa), e al Libro delle Caverne, testo di età ramesside che qui ha il suo primo esempio; nello specifico – e sarebbe bastato leggere i cartigli inquadrati – ciò che è scritto alle pareti del corridoio è da collocare sotto il faraone Merenptah (1213-1203 a.C.).

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Frame tratto dalla puntata di Freedom del 18/06/2019, rielaborato da M. Mancini con cartiglio di Merenptah dal Tempio di Luxor

A detta di chi l’ha conosciuta, Omm Sety non fingeva ed era fermamente convinta di quello che diceva. Molti psicologi e altri esperti hanno provato a spiegare le sue visioni con la “sindrome della falsa memoria”, estraneazione dalla realtà, danni cerebrali subiti per la caduta a 3 anni, ma credo che a posteriori, senza una vera visita medica, sia inutile parlarne. Più importante è invece sottolineare professionalità e preparazione della donna che erano confermate da altri eminenti egittologi, ma che rischiano di passare in secondo piano a causa del folklore della sua vita. Nonostante non abbia seguito una normale carriera accademica, infatti, Omm Sety comiciò a studiare storia e lingua egizia fin da piccola e poi si formò sul campo grazie a decenni di missioni archeologiche, proprio come aveva fatto Howard Carter. 

È vero che – come dice l’egittologo Kenneth Kitchen – Omm Sety potrebbe essere arrivata ad alcune conclusioni esatte perché passava tutto il suo tempo nell’area archeologica di Abido, osservando, disegnando, copiando e studiando, cosa che il 99% degli altri ricercatori non potrebbe mai fare. Ma in generale, non c’è comunque alcun documento, articolo o appunto scritto che provi che lei sapesse in anticipo dove scavare. Abbiamo solo i suoi racconti a posteriori, oltre a dicerie, voci di persone a lei vicine e anonime citazioni che non hanno alcun valore scientifico. Non ci sono nemmeno conferme da parte dei suoi familiari di tutto ciò che Omm Sety raccontò sulla sua infanzia.

Resta quindi uno dei tanti esempi di persone che, forse per fuggire dalle insoddisfazioni della vita reale, immaginano di avere avuto un trascorso illustre. Quasi mai, infatti, si sente parlare di reincarnazioni di gente comune e Omm Sety non fa eccezione perché, nonostante nella scorsa puntata di Freedom si sia provato a sottolineare le umili origini di Bentreshyt, questa sarebbe stata comunque l’amante dell’uomo più potente del suo tempo. Inoltre, va aggiunto che l’antico Egitto, per il suo fascino esotico, è sempre stato terreno fertile per correnti filosofiche esoteriche e per società segrete iniziatiche che della reincarnazione hanno fatto l’elemento fondante. Curiosamente ci fu anche una concittadina e quasi coetanea di Omm Sety, la scrittrice Joan Grant, che assicurava di ricordare almeno 40 vite passate tra cui quella di Sekhet-a-Ra, sacedotessa e regina vissuta durante la I dinastia e sepolta, anch’essa, ad Abido. Questa storia, a parer suo non inventata, le servì da spunto per realizzare il suo romanzo più famoso, “Il Faraone alato” (1937).

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Il tempio di Seti I con i luoghi delle “scoperte” di Omm Sety

 

 

 

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Un nuovo ambiente reale ridisegna la pianta del tempio di Ramesse II ad Abido

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Source: MoA

Ad Abido, a pochi metri dal più celebre tempio di Osiride di Seti I, il santuario del figlio si ‘allarga’. A ridisegnarne la planimetria è stato il team della New York University Epigraphical Expedition che ha scoperto un nuovo ambiente reale sul lato meridionale.

Plan_Abydos_Temple_Ramses_II_CompleteIl tempio, realizzato da Ramesse II (1279-1212 a.C.) per la triade Osiride-Iside-Horus dopo aver completato quello del padre, è più piccolo e decisamente peggio conservato, ma presenta comunque interessanti rilievi e iscrizioni (come la rappresentazione della onnipresente battaglia di Qadesh o una lista di re oggi al British Museum) che sono studiati dal 2007-8 dalla missione di Sameh Iskander e Ogden Goelet. La documentazione di testi e iconografie che ha portato alla pubblicazione di due volumi (III) si è affiancata anche a un lavoro di scavo quando, di fronte all’ingresso S-O, è stato individuato un palazzo collegato da una passerella in pietra al tempio (nell’immagine a sinistra ho segnalato in rosso l’area). 

La struttura è composta da pareti in mattoni crudi e lastre di calcare, stesso materiale del rivestimento del pavimento. Inoltre, sono stati ritrovati blocchi del soffitto dipinti con stelle, la base di una colonna in arenaria e gradini che recano iscritto il nome del faraone.

La titolatura di Ramesse II è presente anche sulle pietre di fondazione che venivano posizionate ai 4 angoli dell’edificio e che sono state scoperte per la prima volta dalla missione americana.

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Source: MoA

 

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BMTA di Paestum: alla scoperta dell’Edificio della Barca di Sesostri III il “Khaled al-Asaad” Special Award di Facebook


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Vittoria “egiziana” alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. Il ritrovamento dell’Edificio della barca di Sesostri III si è infatti aggiudicato la menzione speciale di Facebook dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, premio che raggruppa le più importanti scoperte archeologiche mondiali del 2016 e che è intitolato alla memoria dello studioso siriano barbaramente ucciso dall’ISIS a Palmira.  I follower della pagina ufficiale della BMTA, tra le 5 scoperte proposte, hanno scelto quella del cosiddetto “Boat Building”, scavato dalla missione del Penn Museum (University of Pennsylvania) diretta da Josef Wegner. La camera rettangolare (21 x 4 m) in mattoni crudi con copertura a volta a botte si trova nel complesso sepolcrale di Sesostri III (1878-1841) ad Abido Sud e probabilmente serviva per ospitare la barca funeraria del faraone di cui si sono conservati solo alcuni resti lignei. Non a caso, le pareti stuccate di bianco sono completamente coperte da 120 graffiti che rappresentano imbarcazioni di diverso tipo e grandezza (da 10 a 150 cm), più alcune immagini di gazzelle, bovini e fiori (per maggiori informazioni: https://goo.gl/s6Ymxb).

Il premio vero e proprio, arrivato alla sua terza edizione, è stato assegnato da 5 riviste internazionali del settore (“Antike Welt”, “Archäologie der Schweiz”, “Current Archaeology” e “Dossiers d’Archéologie”) al rinvenimento di una città dell’Età del Bronzo nelle vicinanze del villaggio curdo di Bassetki (Iraq). La premiazione si terrà venerdì 29 ottobre alle 20:30, presso la Basilica Paleocristiana di Paestum. Ci sarò anche io, invitato dall’organizzazione insieme ad altri archeoblogger per raccontare in diretta quello che è uno degli eventi più importanti in Italia per il turismo culturale e l’archeologia. Quest’anno, fra l’altro, per rimanere in tema orientale, il ventennale della Borsa sarà celebrato con l’introduzione della lingua araba per il sito web, i social network e i comunicati stampa. D’altronde, non si può pensare al Mediterraneo senza Medio Oriente e Nord Africa.

Per chi ci sarà, ci vediamo a Paestum dal 27 al 29 ottobre (ricordo che la manifestazione inizierà giovedì 26); tutti gli altri potranno seguirmi su Facebook, Twitter e Instagram cercando @DjedMedu e l’hashtag ufficiale #BMTA2017.

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Tombarolo scopre blocco di Nectanebo II sotto casa

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ph. Yaser Mahmoud Hussein

Ancora uno scavo abusivo in ‘cantina’. Durante un’ispezione della polizia turistica nell’area di Beni Mansour, nei pressi dell’antica Abido, un uomo è stato colto in flagranza di reato mentre realizzava una fossa sotto la propria abitazione. Qui, a 4 metri di profondità, è stato trovato un blocco di 1,40 x 0,40 m che reca i cartigli di Nectanebo II (360-343), faraone della XXX dinastia che ha avuto un’intensa politica edilizia nella zona. Accanto al nomen e al prenomen, s’intravede anche la corona bianca del re. Secondo Ashraf Okasha, direttore generale delle Antichità di Abido, il blocco potrebbe appartenere a una cappella reale o al muro di un tempio, ma, per il momento, non è possibile verificarlo a causa del livello delle acque freatiche. Per questo, la vecchia casa in mattoni crudi è stata sequestrata per le verifiche del caso.

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ph. Yaser Mahmoud Hussein

 

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Abido, scoperta necropoli della I dinastia

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Source: Luxor Times

Mahmud Afifi, direttore del Dip. di Egittologia del Ministero delle Antichità, ha annunciato una grande scoperta effettuata ad Abido dalla missione egiziana di Yasser Mahmud Hussein: una necropoli risalente alla I dinastia. Le 15 grandi tombe in mattoni crudi (la maggiore misura 14 x 5 m), insieme a un centro abitato di oltre 5000 anni, sono state individuate 400 metri a sud del tempio di Seti I. Come è noto, Abido fu una delle più importanti città nella fase di unificazione dell’Egitto e sede delle sepolture dei faraoni del periodo protodinastico. La monumentalità di queste tombe, alcune delle quali più grandi delle mastabe reali, farebbe pensare che appartenessero ad alti funzionari legati all’ambiente della corte e, così come gli abitanti del vicino villaggio, alla costruzione del cimitero dinastico.

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L’Edificio della Barca di Sesostri III e i graffiti di 120 navi

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Source: livescience.com

120 navi nel deserto: no, non è un miraggio ma la spettacolare scoperta effettuata dalla missione ad Abido Sud del Penn Museum (University of Pennsylvania) diretta da Josef Wegner. Nei pressi del complesso funerario di Sesostri III (1878-1841), infatti, tra il 2014 e il 2016, è stata liberata dalla sabbia una struttura sotterranea già nota dal 1904 (Arthur Weigall, Egypt Exploration Fund), ma mai scavata. Si tratta di una camera rettangolare (21 x 4 m) in mattoni crudi con copertura a volta a botte, sulle cui pareti stuccate di bianco è stato individuato un gran numero (120, per l’appunto) di graffiti che rappresentano imbarcazioni di diverso tipo e grandezza (da 10 cm al 1,5 m), più alcune immagini di gazzelle, bovini e fiori. La resa dei particolari è molto precisa grazie alla presenza di alberi, vele, cabine, timoni, remi e vogatori.

Anche se l’utilizzo della struttura non è ancora del tutto chiaro, è probabile che il cosiddetto “Boat building” ospitasse la barca funeraria del faraone di XII dinastia, di cui si sono conservate alcune tavole deposte in una cavità al centro della stanza. Molto interessante è anche il ritrovamentento di oltre 145 “giare da birra” sepolte lungo il viale d’accesso alla camera, molte delle quali con il collo rivolto proprio verso l’ingresso. La presenza di queste ceramiche è stata spiegata come sepoltura simbolica di contenitori di acqua su cui far galleggiare la barca reale nel viaggio nell’aldilà o come deposito dei vasi effettivamente usati per la lubrificazione del terreno durante il traino del natante nella struttura.

La pubblicazione originale si trova sull’ultimo numero dell’International Journal of Nautical Archaeology:  http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1095-9270.12203/full

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Source: livescience.com

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Bufale eGGizie*: l’elicottero e il carro armato di Abido

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Source: en.wikipedia.org

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Tra i “misteri” fantarcheologici più sbandierati in internet, c’è sicuramente quello che riguarda l’alto livello tecnologico delle civiltà del passato, sviluppatosi grazie alla sapienza di popoli estinti (Atlantide, Agartha, Mu ecc.) o ad aiuti di entità extraterrestri. In particolare, l’Egitto ha sempre stimolato risposte fantasiose a domande semplici. Ad esempio, molti utilizzano un rilievo situato ad Abido per avvalorare l’ipotesi di conoscenze scientifiche molto più avanzate di quelle che vengono descritte dagli studi ortodossi.

Su un architrave del Tempio di Osiride fatto costruire da Seti I (1290-1279), è rappresentato un carro armato e una flotta di velivoli che, tra elicotteri, dirigibili, aerei, astronavi e hovercraft (che poi, ognuno ci vede una cosa diversa), farebbe invidia all’aeronautica militare degli USA. Come spiegare questi manufatti fuori dal tempo? Con la pareidolia, parola che ritroverete spesso in questa rubrica. La pareidolia è un fenomeno psicologico che porta l’uomo a riconoscere forme note (visi, lettere, animali, oggetti) in composizioni casuali. A causa di questo meccanismo mentale, ad esempio, vediamo facce nelle prese della corrente o su Marte (altra grande bufala da sfatare). Effettivamente, al di là di alcuni casi in cui le foto sono distorte ad hoc, anche a me quei geroglifici sembrano macchine futuribili, ma a causa di un palinsesto, cioè la sovrapposizione di due iscrizioni diverse. Il santuario, infatti, non fu completato da Seti, ma venne ripreso dal figlio Ramesse II (1279-1212) che, per appropriarsi dell’edificio, modificò alcuni titoli reali del padre inserendo il proprio.

L’iscrizione originale, incisa nella roccia, si riferisce al nome reale nebty (“Le Due Signore”) di Seti I, riscontrabile anche in altre zone del tempio:

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Source: belovedegypt.com

 

 

[wHm  mswt  sxm  xpS]  dr  ps-Dt

“[Colui che rinnova le nascite, forte di spada], che respinge i Nove Archi”

 

 

L’iscrizione più recente, invece, realizzata su stucco per coprire la precedente, presenta la stessa titolatura ma di Ramesse II (in questo caso, non trovando altri esempi, ho scritto il testo con JSesh):

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“Le Due Signore: Colui che difende l’Egitto e che conquista le terre straniere”

 

Con la sovrapposizione dei diversi geroglifici e la caduta accidentale di parte degli intonaci coprenti, quindi, si è venuta a creare questa curiosa coincidenza che niente ha a che fare con strumenti bellici (riporterò il codice utilizzato da Sir Alan Gardiner per indicare i vari segni nella sua “Egyptian Grammar”):

elicottero: Arco (T10) + braccio con mano che tiene un bastone (D40) e il braccio in combinazione con il pulcino di quaglia (G45)

carro armato: mano (D46) + Aa15

dirigibile: bocca (D21) + braccio (D36) e cesto con ansa (V31)

aereo: D40 + pane (X1) e planimetria di un villaggio (O49)

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Il faraone Seneb-Kay sarebbe stato ucciso in battaglia

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Source: MSA

Un anno fa, la missione della University of Pennsylvania diretta da Josef Wegner trovava ad Abido la tomba reale di un nuovo faraone, Seneb-Kay. Oggi, dopo un lungo periodo di studio sui resti ossei, conosciamo la sua fine che è stata decisamente violenta. Infatti, sul corpo, sono evidenti 18 ferite che hanno portato il re alla morte. In modo particolare, ad essere interessati dalle lesioni sono gli arti inferiori con Anche, gambe, caviglie e piedi colpiti da armi da taglio. L’angolo e la direzione delle ferite indicano che Seneb-Kay si trovava in una posizione elevata rispetto ai suoi aggressori, probabilmente su un cavallo o un carro. Una volta caduto a terra, il faraone sarebbe stato finito con due colpi d’ascia alla testa (in foto, si vedono i segni sul cranio). Si delinea, quindi, una morte in battaglia, o comunque durante un attentato; tale ipotesi ben si adatterebbe al II Periodo Intermedio, epoca tumultuosa di rottura dell’unità dell’Egitto e di coesistenza, per niente pacifica, di dinastie parallele.

Secondo gli archeologi statunitensi, Seneb-Kay apparterrebbe alla dinastia vassalla degli Hyksos, la XVI, o, addirittura, a una locale di Abido non ancora identificata (1650-1600 a.C.). Dall’analisi dello scheletro, inoltre, si evince che sarebbe morto tra i 35 e i 40 anni e, guardando le deformazioni delle ossa del bacino e delle gambe, che doveva essere un cavaliere. Si tratta, così, del secondo caso comprovato di morte violenta di un faraone dopo quello di Seqenenra Tao della XVII dinastia, scoperto nella cachette di Deir el-Bahari con il cranio sfondato.

 

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Mostra: “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti nel Tempio di Osiride”

ImmagineUn nuovo appuntamento con Abido nato dalle iniziative di Paolo Renier. Il lavoro venticinquennale del fotografo trevigiano nel tempio di Seti I e la consulenza del geometra Maurizio Sfiotti hanno portato alla realizzazione della mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti nel Tempio di Osiride” che si terrà dal 12 settembre al 21 dicembre presso Palazzo Sarcinelli a Conegliano (TV). Lo scopo dell’evento è “rendere accessibile al pubblico una realtà archeologica lontana e talvolta non fruibile”. Infatti, l’Osireion, il tempio funerario di Osiride e uno dei più importanti edifici sacri della XIX dinastia, oggi si trova in stato di abbandono con acqua stagnante che impedisce l’accesso ai visitatori e pesci gatto che nuotano attorno ai pilastri della sala ipostila.

E’ proprio l’Osireion il protagonista dell’esposizione che comprende l’estesa raccolta fotografica di Renier, un modellino realizzato da Sfiotti in scala 1:20 e la ricostruzione a grandezza naturale dell’angolo NE della Camera Centrale e della Stanza del Sarcofago. Non saranno tralasciati il Complesso di Osiride all’interno del tempio vero e proprio e il resto dei monumenti che rendono il sito unico nel suo genere. In ogni caso, il percorso completo è consultabile sul sito della mostra: http://www.neltempiodiosiride.it/percorso-della-mostra.html

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Abido, scoperta cappella di Mentuhotep II

Mahat chapel of Nebhepetre Mentuhotep II discovered in Abydos by Egyptian Egyptologists by Luxor Times 1

Source: Luxor Times Magazine

Il ministro El Damaty ha annunciato la scoperta di una cappella in calcare attribuibile a Mentuhotep II (2064-2013), primo faraone del Medio Regno. Il santuario dedicato ad Osiride si trova ad Abido, a soli 150 m dal tempio di Seti I. La scoperta è stata effettuata casualmente durante i lavori di pulizia e di monitoraggio dell’area dopo che era stata interessata da numerosi scavi abusivi. Ora, una squadra di esperti ha già cominciato il restauro dei rilievi minacciati dalle concrezioni saline e dagli scarichi fognali delle vicine abitazioni.

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