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6 dicembre 1912: Borchardt scopre il busto di Nefertiti

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Il 6 dicembre 1902 Ludwig Borchardt scopriva uno degli oggetti più iconici della storia dell’antico Egitto: il busto di Nefertiti. L’archeologo tedesco stava scavando a Tell el-Amarna, l’antica Akhetaton, per la precisione nell’area dove sorgeva la bottega dello scultore Thutmose. Nonostante la sua straordinaria bellezza, il busto policromo in calcare era “solo” un modello incompleto per la realizzazione di sculture ufficiali, trovato insieme ad altre famose opere che ritraggono Amenofi III, Kiya, Ay e ancora la Grande Sposa Reale di Akhenaton.

Il reperto, insieme a gran parte delle scoperte di Borchardt, finì in Germania provocando le prime polemiche già nel 1924, quando le autorità egiziane ne chiesero la restituzione. Il busto, infatti, era diventato proprietà di James Simon (qui la sua storia), mecenate ebreo che aveva finanziato la missione ad Amarna e che poi, nel 1920, aveva donato la sua intera collezione ai musei della capitale tedesca. Gli Egiziani continuarono a pretendere il rimpatrio fino a quando, nel 1989, il presidente Mubarak definì Nefertiti come “la migliore ambasciatrice per l’Egitto” a Berlino. La disputa però si riaccese nel 2003, in occasione della realizzazione dell’istallazione artistica The body of Nefertiti“, per cui una coppia di scultori denominata Little Warsaw ricostruì in bronzo il corpo della regina. L’allora Segretario Generale dello SCA, Zahi Hawass, parlò di dissacrazione del retaggio storico e culturale dell’Egitto e interpellò perfino l’UNESCO perché convinto dell’illegalità dell’esportazione dell’oggetto. Ma, nonostante escano tutt’oggi a cadenza regolare richieste simili, il busto è ancora oggi conservato nell’Ägyptisches Museum und Papyrussammlung presso il Neues Museum.

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