Articoli con tag: Amarna

Tiye: da Regina a Dea

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Testa di statuetta in legno di Tiye (ÄM 21834, Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Berlino)

Tra i lettori del blog, ci sono molti studenti di Egittologia che spesso dimostrano la voglia di scrivere a loro volta qualcosa per Djed Medu. È il caso, ad esempio, di Federica Ruggiero, classe 1991, che si è laureata alla triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Milano e che sta per iniziare la magistrale in Archeologia all’Università degli Studi di Bologna. Le lascio spazio proprio per raccontare in breve l’argomento della sua tesi, discussa da poco, perché sono sicuro v’interesserà vista la prominenza della figura storica trattata.

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Donna determinata, forte, dal carattere dominante, una delle più importati regine nella storia dell’Egitto faraonico…  e non era nemmeno di sangue reale: Tiye. Figlia di Yuya, uomo di umili origini che divenne funzionario della città di Akhmim (capitale del IX nomo dell’Alto Egitto), e di Tuia, nobildonna lontanamente imparentata con la linea dinastica ahmoside, venne elevata al rango di “Grande Sposa Reale” quando, ancora bambina, si congiunse ad Amenhotep III nel suo secondo anno di regno (1390 a.C.). Nonostante non appartenesse alla corte, infatti, inserire gli influenti genitori nel consiglio volto alla reggenza del regno fu una mossa da considerarsi decisamente astuta da parte del faraone.

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Bottone con cartiglio di Tiye (Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Berlino)

Tale matrimonio fornì a Tiye un ruolo di fondamentale importanza per la gestione sociopolitica dell’Egitto dato che, per la prima volta, una regina affiancava il re ponendosi al suo stesso livello. Durante la XVIII dinastia ebbe infatti inizio una pratica inusuale fino a quel periodo, ossia il ritrarre la Grande Sposa Reale accanto al marito in numerose occasioni ufficiali: Tiye è citata sugli scarabei commemorativi, indossa la corona della dea Hathor, il suo nome viene inciso all’interno dei cartigli (immagine a sinistra), viene rappresentata con il corpo di sfinge. L’utilizzo, in tali scene, di dimensioni pari a quelle del consorte conferma quanto fosse prominente il suo status. Fu proprio Tiye ad essere la figura chiave di questo cambiamento, rispetto all’inizio della XVIII dinastia, quando, a partire da Ahmose Nefertari, era più importante il ruolo della Regina Madre. Crebbe inoltre l’enfasi per il culto del sole e della natura divina del faraone. In Nubia, ad esempio, la coppia reale fece erigere due templi strettamente legati che prefigurano il complesso di Abu Simbel di Ramesse II e Nefertari: il santuario di Soleb dedicato al re e quello di Sedeinga consacrato alla consorte.

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Placca in corniola da braccialetto che mostra Tiye in forma di sfinge (26.7.1342, Metropolitan Museum di New York)

Finché la coppia restò in carica, l’Egitto raggiunse l’apogeo del potere, della ricchezza, della raffinatezza artistica e soprattutto del prestigio internazionale. Crebbe esponenzialmente il predominio sulla Siria, anche grazie alla politica matrimoniale. Ad esempio, Amenhotep III prese in sposa Gilukhipa, figlia di Shuttarna II di Mitanni (nord della Mesopotamia), regno con cui ebbe rapporti diplomatici e di amicizia. Dopo l’ascesa al potere di Tushratta a Mitanni, i rapporti si strinsero ulteriormente e la principale testimonianza di ciò sono le note “lettere di Amarna”, preziosa raccolta di documenti che narra le vicissitudini e le evoluzioni nei rapporti di politica estera. D’importanza fondamentale è la lettera EA 26, in cui Tushratta risponde direttamente a Tiye che, evidentemente, desiderava accertarsi del mantenimento dei buoni rapporti fra i loro regni a seguito della morte del faraone.

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Frammento di statuetta in steatite con Tiye accanto ad Amenofi III (E 25493, Louvre)

La Grande Sposa Reale trascorreva gran parte del suo tempo nella città di Tebe, dove disponeva di un’amministrazione chiamata “la Casa della Regina”, parte della “Casa del Faraone”, che si presentava come un complesso di servizi medici, magazzini, botteghe e laboratori di orefici, falegnami, panettieri, birrai e addirittura di un tesoro. Aveva al suo servizio maggiordomi gestiti in maniera quasi imprenditoriale, tra cui spicca il nome di Kheruef, la cui eterna dimora (tomba TT192) ci ha donato due magnifiche rappresentazioni del Giubileo di  Amenhotep III, nelle quali la regina incarna Hathor ma anche la Maat, contemporaneamente armonia indistruttibile del cosmo e base inviolabile sulla quale è costruita la società egizia.

Come detto, Tiye sopravvisse a suo marito e fece da coreggente al figlio Amenhotep IV (meglio noto come Akhenaton), seguendolo persino nella sua “rivoluzione”. È citata per l’ultima volta in una iscrizione datata 21 novembre del 12º anno di regno di Akhenaton (1338 a.C.), proprio quando una grave epidemia sconvolse l’Egitto e, probabilmente, anche la famiglia reale.

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Mummia della “Elder Lady” (Museo Egizio del Cairo)

Il ritrovamento della sua mummia fa parte di una scoperta sensazionale: l’egittologo Victor Loret, infatti, la trovò nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV35), adagiata al suolo accanto agli altri corpi imbalsamati che erano stati deposti in un secondo momento in questa cachette. In realtà, l’identificazione definitiva di Tiye con la cosiddetta “Elder Lady” (nominata così per distinguerla dalla dibattuta “Younger Lady”) è molto recente. Il primo che effettuò studi sulla sua mummia fu l’anatomista Grafton Elliot Smith nel 1912. Una manciata di anni dopo, nel 1922, nella tomba di Tutankhamon venne ritrovato un piccolo sarcofago che custodiva una ciocca di capelli color rame quasi perfettamente conservati, dopo più di tre millenni! Il collegamento fu presto fatto grazie al nome scritto sull’oggetto: i capelli appartenevano alla regina Tiye. Ma bisognerà aspettare il 2010, quando, grazie a TAC e analisi del DNA effettuate a diverse mummie reali nell’ambito del “Family of King Tutankhamun Project”, un sottile filo rosso ha collegato tra loro una serie di personaggi, riordinando i tasselli di un puzzle di cui si era da molto tempo persa memoria. Quella ciocca di capelli per Tutankhamon doveva essere una vera e propria reliquia, tenendo conto soprattutto del fatto che sua nonna Tiye, insieme a suo marito, era stata divinizzata: il “Faraone Bambino” possedeva quindi la ciocca di capelli di una dea.

Federica Ruggiero

Bibliografia:

  • Davis T. M., Maspero G., Smith G. E., Ayrton E., Daressy G., Jones E. H., 1910, The tomb of Queen Tîyi. The Discovery of the Tomb, London 1910;
  • Hawass Z., Silent images: Women in Pharaonic Egypt, Cairo 1995;
  • Hawass Z., Gad Y. Z., Ismail S. et al., Ancestry and Pathology in King Tutankhamun’s Family, in JAMA 33 n. 7 (2010), pp. 638-646;
  • Hawass Z., Saleem S., Scanning the Pharaohs: CT Imaging of the New Kingdom Royal Mummies, Oxford 2015;
  • Piacentini P., Orsenigo C., La Valle dei Re Riscoperta. I giornali di scavo di Victor Loret (1898-1899) e altri inediti, Milano 2004;
  • Piacentini P., Orsenigo C. (a cura di), Egitto: La Straordinaria Scoperta del Faraone Amenofi II, Milano 2017;
  • Rice M., Who’s Who in Ancient Egypt, London 1999;
  • Smith G. E., Catalogue of the Royal Mummies in the Museum of Cairo, Cairo 1912;
  • Tallet P., 12 reines d’Egypte qui ont changé l’Histoire, Paris 2013.
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Recuperato frammento di Stele di confine di Akhenaton

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Source: 7adramout.net

A Dairut Banub, piccolo villaggio del governatorato di Assiut (Medio Egitto), due fratelli sono stati sorpresi mentre effettuavano scavi illegali sotto la loro abitazione in cerca di antichità da rivendere. Nella profonda buca scavata, insieme a diversi frammenti architettonici, è stato recuperato un pezzo di stele di calcare (165 x 60 x 20 cm; oltre 200 kg) la cui iscrizione geroglifica non lascia dubbi su origine e importanza.

Il luogo dove doveva trovarsi l’oggetto è 17 km più a nord, nella provincia di Minya: Tell el-Amarna. Il frammento, infatti, reca il nome dell’antico nome del sito, Akhetaton (“L’Orizzonte di Aton”), più altre indicazioni geografiche che lo identificano con certezza come parte di una delle Stele di confine della capitale di Akhenaton (1351-1333 a.C.). Questi segnacoli servirono al faraone “eretico” per delimitare – e, di conseguenza, rendere sacra – un’area disabitata dove fondare la sua nuova città e spostare la corte da Tebe. Finora, sono state individuate 15 stele, tre sulla riva occidentale (A, B, F) e 12 su quella orientale (H, J, K, M, N, P, Q, R, S, U, V, X; la Stele L sembra essere solo un riassunto della M) indicate da Flinders Petrie con le lettere dell’alfabeto (immagine in basso). Il celebre egittologo britannico ebbe comunque l’intuizione di lasciare spazi vuoti per futuri ritrovamenti che si sono effettivamente verificati con la Stele X (1901) e H (2006). All’interno di spazi rettangolari con la sommità arrotondata, lo schema classico vede una scena di adorazione del disco solare da parte di Akhenaton, Nefertiti e le loro figlie e diverse righe di testo geroglifico con i decreti di fondazione della città, scritti nel 5° e 6° (con un’integrazione nell’8°) anno di regno. Purtroppo, molte stele sono in pessimo stato di conservazione a causa dell’opera di erosione degli agenti atmosferici e dei danni provocati dai tombaroli. Non stupisce, quindi, che di alcune stele rimanga traccia solo nelle pubblicazioni scientifiche degli studiosi (N. de G. Davies, The Rock Tombs of El Amarna V, 1908; W.J. Murnane e C.C. van Siclen III, The Boundary Stelae of Akhenaten, 1993). L’esempio più eclatante è quello della Stele S, l’esemplare più pregevole del gruppo fino a pochi decenni fa, che è stata fatta letteralmente saltare in aria nel tentativo di staccarne frammenti con l’esplosivo. Niente ha potuto, ironia della sorte, nemmeno il giuramento di Akhenaton al padre divino: “L’iscrizione non verrà cancellata, non verrà lavata via, non verrà scalpellata, non verrà intonacata, non sparirà. Se dovesse sparire, sbriciolarsi, se la stele la porta dovesse cadere, allora io la ripristinerei di nuovo, in questo stesso posto dove si trova”.

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Scoperta testa in gesso di Akhenaton ad Amarna

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Source: MoA

Appena una settimana fa, ero ad Akhetaton, l’antica capitale di Akhenaton (1351-1333), e ora, tornato in Italia, mi ritrovo a scrivere di una scoperta effettuata proprio a Tell el-Amarna! Gli archeologi diretti dal Prof. Barry Kemp (University of Cambridge) -che ho avuto l’onore di incontrare durante la visita del sito- hanno individuato una testa in gesso e sabbia scura del faraone (9 x 13,5 x 8 cm) nella prima corte del Tempio Grande di Aton (foto in basso). Ad annunciare il ritrovamento è stato Mostafa Waziry, da pochi giorni Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities e protagonista della recente scoperta di una tomba a Dra Abu el-Naga.

La lavorazione arrotondata della base del collo fa pensare che l’oggetto non appartenesse a una statua danneggiata ma che sia stato realizzato così come è venuto fuori dalla sabbia. Lo strato di livellamento di macerie in cui si trovava è stato datato grazie a un etichetta in ieratico al 12° anno di regno di Akhenaton, in corrispondenza del rifacimento del tempio. Quindi la testa, danneggiata già in antichità, era stata scartata ben prima dell’abbandono della città.  Uno degli obiettivi della missione -arrivata ormai al suo 40° anno- è proprio il restauro del santuario di cui restano solo le fondamenta, almeno per renderne comprensibile la planimetria.

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Il sito della missione: http://www.amarnaproject.com

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Tempio Grande di Aton, Tell el-Amarna (ph. M. Mancini)

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Lavoro minorile ad Amarna

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Source: amarnaproject.com

Che le condizioni di vita ad Amarna, la capitale di Akhenaton, fossero proibitive era già chiaro dallo scavo diretto da Barry Kemp delle tombe non elitarie della Necropoli Meridionale. Le centinaia di corpi ritrovati, infatti, presentano le chiare tracce derivanti da una grama esistenza caratterizzata da lavoro duro, dieta scarsa, malattie e frequenti infortuni. Tuttavia, la situazione potrebbe essere stata addirittura peggiore, soprattutto per i più piccoli.

Nel 2015, è iniziata l’indagine di un’altra necropoli popolare, quella Settentrionale, con sepolture ancora più povere. I defunti erano semplicemente avvolti in stuoie e deposti in fosse, spesso in gruppo, mostrando pessime condizioni dell’apparato scheletrico. Infatti, recentemente sono stati resi noti i primi risultati degli esami paleopatologici di Gretchen Dabbs (Southern Illinois University) sui primi 105 individui che, per il 90% dei casi, sono bambini, adolescenti e giovani dai 7 ai 25 anni, con la maggioranza under 15. Questo curioso dato va contro il normale andamento demografico di un cimitero che vorrebbe più neonati e adulti ‘anziani’ (relativamente all’epoca) che invece sono assenti. Così, la presenza di soli esponenti delle fasce d’età più resistenti è forse dovuta al loro impiego nelle vicine cave di pietra. Si è ipotizzato, quindi, un massiccio impiego di lavoro minorile, ancora maggiore alla normale consuetudine – vorrei ricordare a chi si fosse scandalizzato che stiamo parlando di 3300 anni fa – perché richiesto dalla fretta di costruire dal nulla la nuova città di Akhetaton. Per spiegare la mancanza di adulti, si è parlato della possibilità di una dispensa dalla corvée a sopraggiunti limiti di età o, più semplicemente, di una bassissima aspettativa di vita. D’altronde, quasi tutti i corpi presentano traumi o patologie degenerative come osteoartriti da imputare al trasporto di carichi pesanti; il 17% dei morti prima dei 15 anni ha addirittura fratture alle vertebre. Ulteriori informazioni arriveranno con l’analisi del DNA.

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Inaugurato il visitor center di Amarna

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Source: Amarna Project

Domenica scorsa (20 marzo), il ministro El-Damaty ha inaugurato il primo visitor center del sito di Tell el-Amarna, l’antica capitale di Akhenaton in Medio Egitto, nei pressi della città di Minya. La struttura di 10.000 m² (area espositiva, edificio di servizio, punto ristoro, libreria e parcheggio), situata sulle rive del Nilo in località El-Till, fungerà finalmente da centro di riferimento per i turisti in una zona finora piuttosto desolata. La realizzazione, costata quasi 4,5 milioni di euro, è stata affidata alla Mallinson Architects and Engineers dal cui sito si legge che il progetto risale addirittura al 1999 e che i lavori sono iniziati nel 2005. Nell’area museale, oltre a veri reperti come diverse statue reali e un colosso del faraone alto 3 metri, sono esposti anche plastici della città di Akhetaton e ricostruzioni a grandezza naturale di alcuni edifici ritrovati dagli archeologi, come la casa di Ranefer (vedi foto in basso).

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Source: mallinsonae.com

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Reeves in Egitto per provare la sua teoria sulla tomba di Tutankhamon/Nefertiti

Come era prevedibile, il clamore a livello mondiale provocato dall’articolo di Nicholas Reeves sull’ipotetica presenza di due passaggi nascosti nella tomba di Tutankhamon che porterebbero alla sepoltura di Nefertiti ha suscitato anche la reazione del Ministero delle Antichità. In una nota ufficiale, Mamdouh el-Damaty, che comunque crede che la regina sia sepolta ad Amarna, ha affermato di aver contattato telefonicamente l’egittologo britannico e di averlo invitato in Egitto per comprovare la sua ipotesi a metà settembre. Situazioni simili del recente passato dimostrano come i funzionari egiziani non siano “felicissimi” quando annunci del genere non passano prima dalle loro scrivanie (anche se Reeves dice di aver contattato il ministro prima della pubblicazione del suo studio), così sarà istituita una commissione speciale, composta da esperti locali e internazionali, che valuterà le argomentazioni del professore della University of Arizona e che, in caso di parere favorevole, darà il via alle indagini nella KV62.

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La tomba di Tutankhamon nasconderebbe quella di Nefertiti?

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“If I’m wrong I’m wrong, but if I’m right this is potentially the biggest archaeological discovery ever made”…

Non usa mezze misure l’autore della teoria che, in questi giorni, sta provocando clamore nel mondo dell’egittologia. Nicholas Reeves (University of Arizona) ha recentemente pubblicato un articolo in cui afferma che la tomba di Tutankhamon potrebbe nascondere quella di Nefertiti. La Camera Funeraria, infatti, darebbe accesso a due passaggi murati e finora passati inosservati. La “potenziale” scoperta è stata fatta notando crepe quasi invisibili sugli intonaci dipinti della stanza grazie alle foto ad alta risoluzione messe a disposizione su internet dalla Factum Arte. Le immagini sono il risultato dell’acquisizione delle superfici della struttura tramite laser scanner per la realizzazione della copia a grandezza naturale della tomba che ora si trova accanto alla Carter’s House. Ma andiamo per ordine.

La KV62 ha sempre colpito per le dimensioni ridotte rispetto alle altre tombe della Valle dei Re; inoltre, l’80% del corredo funerario è palesemente un riutilizzo di “seconda mano”, accatastato in fretta dopo la morte prematura di Tutankhamon. E se fosse stata sfruttata anche una sepoltura preesistente? Magari quella del successore di Akhenaton. D’altronde, il periodo post amarniano è ancora piuttosto oscuro e non è chiaro chi abbia governato l’Egitto alla morte del “faraone eretico” (definizione puramente popolare che non condivido). Di Smenkhara abbiamo pochi dati, mentre recenti ipotesi collocano Nefertiti prima come co-reggente e poi come successore. Inizialmente, infatti, si pensava che la regina fosse morta o caduta in disgrazia nella seconda metà del dominio di Akhenaton per la sparizione del suo nome nei documenti ufficiali; invece, nel 2012 a Dayr Abu Ḥinnis, è stata scoperta un’iscrizione del 16° anno di regno in cui si legge: “Grande Sposa Reale, la sua amata, Signora delle Due Terre, Neferneferuaten Nefertiti” [Van der Perre A., Nefertiti’s last documented reference (for now), in Seyfried F. (ed.), In the light of Amarna: One hundred years of the Nefertiti discovery, Berlin 2013, p.195-197]. Secondo Reeves, alcuni oggetti del corredo di Tut con le tracce dei cartigli di Ankhkheperura e Neferneferuaten, apparterrebbero proprio a Nefertiti e non a Smenkhara (che, a questo punto, sarebbe solo un nuovo nome d’intronizzazione). L’egittologo britannico aggiunge che anche i testi, l’iconografia e le fattezze dei reperti fanno pensare a un proprietario femminile, come suggerirebbero gli inusuali buchi ai lobi delle orecchie della maschera d’oro.

Source: www.academia.edu/14406398/The_Burial_of_Nefertiti_2015_

Source: The Burial of Nefertiti?

Tornando alle immagini della Camera funeraria, l’unica a essere intonacata e dipinta, applicando particolari filtri si vedrebbero lesioni rettangolari riconducibili a portali nelle pareti ovest e nord (vedi ricostruzione in alto). In quella O, in cui sono rappresentati i 12 babbuini della 1ª ora del “Libro dell’Amduat”, l’apertura sarebbe simmetrica a quella della “Camera del Tesoro” e potrebbe condurre a una stanza omologa; invece, l’eventuale porta del muro N (da destra verso sinistra: Ay procede all’Apertura della bocca della mummia del defunto, Tutankhamon è accolto da Nut nell’Aldilà e, infine, il faraone, accompagnato dal suo Ka, abbraccia Osiride), in asse con l’Anticamera, nasconderebbe il resto della tomba sigillato per far posto alla sepoltura del successore di Nefertiti, morto prima che ne fosse realizzata una per lui.

Al di là dell’attendibilità dei ragionamenti addotti da Reeves, la teoria sarebbe facilmente verificabile con indagini non distruttive come quelle soniche. Ma, prima di farvi una vostra opinione, vi consiglio di leggere l’articolo originale: “The Burial of Nefertiti?”

Source: The Burial of Nefertiti?

KV62, Camera Funeraria, Parete Ovest (Source: The Burial of Nefertiti?)

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KV62, Camera Funeraria, Parete Nord (Source: The Burial of Nefertiti?)

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6 dicembre 1912: Borchardt scopre il busto di Nefertiti

il-ritrovamento102 anni fa, Ludwig Borchardt scoprì uno dei capolavori indiscussi dell’arte dell’antico Egitto: il busto di Nefertiti. L’archeologo tedesco stava scavando a Tell el-Amarna, l’antica Akhetaton, e, per la precisione, nell’area dove sorgeva la bottega dello scultore Thutmose. Infatti, nonostante la sua straordinaria bellezza, il busto policromo in calcare potrebbe essere “solo” un modello incompleto per la realizzazione di sculture ufficiali, trovato insieme ad altre famose opere che ritraggono Amenofi III, Kiya, Ay e ancora la Grande Sposa Reale di Akhenaton.

Il reperto, insieme a gran parte delle scoperte di Borchardt, finì in Germania provocando le prime polemiche già nel ’24, quando le autorità egiziane ne chiesero la restituzione. Il busto, infatti, era diventato proprietà di James Simon (qui la sua storia), mecenate ebreo che aveva finanziato la missione ad Amarna e che poi, nel 1920, donò la sua intera collezione ai musei della capitale tedesca. Gli Egiziani continuarono a pretendere il rimpatrio fino a quando, nel 1989, il presidente Mubarak definì Nefertiti come “la migliore ambasciatrice per l’Egitto” a Berlino. Però, la disputa si riaccese nel 2003, in occasione della realizzazione dell’istallazione artistica The body of Nefertiti in cui una coppia di scultori denominata Little Warsaw ricostruì in bronzo il corpo della regina. L’allora Segretario Generale dello SCA, Zahi Hawass, parlò di dissacrazione del retaggio storico e culturale dell’Egitto e interpellò anche l’UNESCO perché convinto dell’illegalità dell’esportazione dell’oggetto. Ma, nonostante escano tutt’oggi a cadenza regolare richieste simili, il busto è ancora conservato nell’Ägyptisches Museum und Papyrussammlung presso il Neues Museum.

 

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Amarna: le extension e i capelli tinti degli scheletri di 3300 anni

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Source: livescience.com

Era già nota la cura che le donne egizie avevano per i capelli, ma ancora non si era visto un campionario così vario come quello presentato da Jolanda Bos nel suo ultimo articolo sul Journal of Egyptian Archaeology. Lo studio si basa sull’analisi di 28 dei 100 teschi scoperti ultimamente nella “necropoli sud” di Akhetaton dagli archeologi dell’Amarna Project di Barry Kemp. Questi resti, pur mancando di ogni processo di mummificazione, presentano ancora i capelli conservatisi grazie al clima caldo e secco del deserto. In particolare, spicca una donna con una complessa acconciatura composta da 70 extension fissate insieme su diversi strati e lunghezze (vedi immagine). La Bos pensa che fosse una particolare pettinatura riservata alla sepoltura e alla vita nell’aldilà. Anche altri scheletri hanno ancora trecce posticce, quasi sempre più corte di 20 cm. Sembra, infatti, che, nella capitale di Akhenaton (1353-1335), fossero apprezzati i capelli corti. Per le “messe in piega”, ci si serviva del grasso per fissare le forme scelte. Non mancava nemmeno la fobia, ancora attuale, dei capelli grigi che erano coperti con delle tinte rosso-arancioni all’henné.

Per vedere altre foto: http://www.livescience.com/47834-egyptian-hairstyles-photos.html

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Amarna, report della stagione primaverile 2014

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Source: Egyptology News

Barry Kemp, direttore dell’Amarna Project, ha messo a disposizione su Egyptology News un rapporto preliminare sulle attività di scavo e restauro della stagione primaverile 2014 nella capitale di Akhenaton. I lavori si sono concentrati soprattutto sul Grande Tempio di Aton per il quale, sulla base dei risultati degli anni precedenti, ci sono dubbi riguardo l’unicità strutturale (quel che è sicuro è che ci furono due fasi realizzative). In modo particolare, gli archeologi hanno rimossi i cumuli di sterro risultanti dai vecchi scavi di Pendlebury e hanno esteso le trincee del 1932 a 6 nuove aree (quelle contornate in rosso nella mappa).

Tra il materiale ritrovato, molti blocchi presentano rotture intenzionali atte ad eliminare modanature e decorazioni varie, cosa che conferma il riutilizzo della pietra da costruzione, soprattutto nella vicina Ermopoli, una volta abbandonata Akhetaton. E’ stato coperto anche un frammento di statua a grandezza naturale che rappresenta una donna della famiglia reale con una veste riccamente plissettata. Inoltre, è continuata la realizzazione di moderni muri che segnino il perimetro del tempio.

Per il testo integrale del report: http://egyptology.blogspot.it/2014/04/amarna-spring-season-2014-second-report.html

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