Articoli con tag: Amenofi III

Tiye: da Regina a Dea

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Testa di statuetta in legno di Tiye (ÄM 21834, Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Berlino)

Tra i lettori del blog, ci sono molti studenti di Egittologia che spesso dimostrano la voglia di scrivere a loro volta qualcosa per Djed Medu. È il caso, ad esempio, di Federica Ruggiero, classe 1991, che si è laureata alla triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Milano e che sta per iniziare la magistrale in Archeologia all’Università degli Studi di Bologna. Le lascio spazio proprio per raccontare in breve l’argomento della sua tesi, discussa da poco, perché sono sicuro v’interesserà vista la prominenza della figura storica trattata.

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Donna determinata, forte, dal carattere dominante, una delle più importati regine nella storia dell’Egitto faraonico…  e non era nemmeno di sangue reale: Tiye. Figlia di Yuya, uomo di umili origini che divenne funzionario della città di Akhmim (capitale del IX nomo dell’Alto Egitto), e di Tuia, nobildonna lontanamente imparentata con la linea dinastica ahmoside, venne elevata al rango di “Grande Sposa Reale” quando, ancora bambina, si congiunse ad Amenhotep III nel suo secondo anno di regno (1390 a.C.). Nonostante non appartenesse alla corte, infatti, inserire gli influenti genitori nel consiglio volto alla reggenza del regno fu una mossa da considerarsi decisamente astuta da parte del faraone.

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Bottone con cartiglio di Tiye (Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Berlino)

Tale matrimonio fornì a Tiye un ruolo di fondamentale importanza per la gestione sociopolitica dell’Egitto dato che, per la prima volta, una regina affiancava il re ponendosi al suo stesso livello. Durante la XVIII dinastia ebbe infatti inizio una pratica inusuale fino a quel periodo, ossia il ritrarre la Grande Sposa Reale accanto al marito in numerose occasioni ufficiali: Tiye è citata sugli scarabei commemorativi, indossa la corona della dea Hathor, il suo nome viene inciso all’interno dei cartigli (immagine a sinistra), viene rappresentata con il corpo di sfinge. L’utilizzo, in tali scene, di dimensioni pari a quelle del consorte conferma quanto fosse prominente il suo status. Fu proprio Tiye ad essere la figura chiave di questo cambiamento, rispetto all’inizio della XVIII dinastia, quando, a partire da Ahmose Nefertari, era più importante il ruolo della Regina Madre. Crebbe inoltre l’enfasi per il culto del sole e della natura divina del faraone. In Nubia, ad esempio, la coppia reale fece erigere due templi strettamente legati che prefigurano il complesso di Abu Simbel di Ramesse II e Nefertari: il santuario di Soleb dedicato al re e quello di Sedeinga consacrato alla consorte.

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Placca in corniola da braccialetto che mostra Tiye in forma di sfinge (26.7.1342, Metropolitan Museum di New York)

Finché la coppia restò in carica, l’Egitto raggiunse l’apogeo del potere, della ricchezza, della raffinatezza artistica e soprattutto del prestigio internazionale. Crebbe esponenzialmente il predominio sulla Siria, anche grazie alla politica matrimoniale. Ad esempio, Amenhotep III prese in sposa Gilukhipa, figlia di Shuttarna II di Mitanni (nord della Mesopotamia), regno con cui ebbe rapporti diplomatici e di amicizia. Dopo l’ascesa al potere di Tushratta a Mitanni, i rapporti si strinsero ulteriormente e la principale testimonianza di ciò sono le note “lettere di Amarna”, preziosa raccolta di documenti che narra le vicissitudini e le evoluzioni nei rapporti di politica estera. D’importanza fondamentale è la lettera EA 26, in cui Tushratta risponde direttamente a Tiye che, evidentemente, desiderava accertarsi del mantenimento dei buoni rapporti fra i loro regni a seguito della morte del faraone.

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Frammento di statuetta in steatite con Tiye accanto ad Amenofi III (E 25493, Louvre)

La Grande Sposa Reale trascorreva gran parte del suo tempo nella città di Tebe, dove disponeva di un’amministrazione chiamata “la Casa della Regina”, parte della “Casa del Faraone”, che si presentava come un complesso di servizi medici, magazzini, botteghe e laboratori di orefici, falegnami, panettieri, birrai e addirittura di un tesoro. Aveva al suo servizio maggiordomi gestiti in maniera quasi imprenditoriale, tra cui spicca il nome di Kheruef, la cui eterna dimora (tomba TT192) ci ha donato due magnifiche rappresentazioni del Giubileo di  Amenhotep III, nelle quali la regina incarna Hathor ma anche la Maat, contemporaneamente armonia indistruttibile del cosmo e base inviolabile sulla quale è costruita la società egizia.

Come detto, Tiye sopravvisse a suo marito e fece da coreggente al figlio Amenhotep IV (meglio noto come Akhenaton), seguendolo persino nella sua “rivoluzione”. È citata per l’ultima volta in una iscrizione datata 21 novembre del 12º anno di regno di Akhenaton (1338 a.C.), proprio quando una grave epidemia sconvolse l’Egitto e, probabilmente, anche la famiglia reale.

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Mummia della “Elder Lady” (Museo Egizio del Cairo)

Il ritrovamento della sua mummia fa parte di una scoperta sensazionale: l’egittologo Victor Loret, infatti, la trovò nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV35), adagiata al suolo accanto agli altri corpi imbalsamati che erano stati deposti in un secondo momento in questa cachette. In realtà, l’identificazione definitiva di Tiye con la cosiddetta “Elder Lady” (nominata così per distinguerla dalla dibattuta “Younger Lady”) è molto recente. Il primo che effettuò studi sulla sua mummia fu l’anatomista Grafton Elliot Smith nel 1912. Una manciata di anni dopo, nel 1922, nella tomba di Tutankhamon venne ritrovato un piccolo sarcofago che custodiva una ciocca di capelli color rame quasi perfettamente conservati, dopo più di tre millenni! Il collegamento fu presto fatto grazie al nome scritto sull’oggetto: i capelli appartenevano alla regina Tiye. Ma bisognerà aspettare il 2010, quando, grazie a TAC e analisi del DNA effettuate a diverse mummie reali nell’ambito del “Family of King Tutankhamun Project”, un sottile filo rosso ha collegato tra loro una serie di personaggi, riordinando i tasselli di un puzzle di cui si era da molto tempo persa memoria. Quella ciocca di capelli per Tutankhamon doveva essere una vera e propria reliquia, tenendo conto soprattutto del fatto che sua nonna Tiye, insieme a suo marito, era stata divinizzata: il “Faraone Bambino” possedeva quindi la ciocca di capelli di una dea.

Federica Ruggiero

Bibliografia:

  • Davis T. M., Maspero G., Smith G. E., Ayrton E., Daressy G., Jones E. H., 1910, The tomb of Queen Tîyi. The Discovery of the Tomb, London 1910;
  • Hawass Z., Silent images: Women in Pharaonic Egypt, Cairo 1995;
  • Hawass Z., Gad Y. Z., Ismail S. et al., Ancestry and Pathology in King Tutankhamun’s Family, in JAMA 33 n. 7 (2010), pp. 638-646;
  • Hawass Z., Saleem S., Scanning the Pharaohs: CT Imaging of the New Kingdom Royal Mummies, Oxford 2015;
  • Piacentini P., Orsenigo C., La Valle dei Re Riscoperta. I giornali di scavo di Victor Loret (1898-1899) e altri inediti, Milano 2004;
  • Piacentini P., Orsenigo C. (a cura di), Egitto: La Straordinaria Scoperta del Faraone Amenofi II, Milano 2017;
  • Rice M., Who’s Who in Ancient Egypt, London 1999;
  • Smith G. E., Catalogue of the Royal Mummies in the Museum of Cairo, Cairo 1912;
  • Tallet P., 12 reines d’Egypte qui ont changé l’Histoire, Paris 2013.
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Akhmim, scoperta base di statua di Amenofi III in un parcheggio

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Source: MoA

Durante i lavori di ampliamento di un parcheggio ad Akhmim, Alto Egitto, è venuto fuori un frammento di una statua reale di Nuovo Regno. La base in granito nero, una volta rettangolare (56 x 27 x 22 cm), presenta un piede sinistro avanzato rispetto a ciò che resta del destro che lascia spazio all’iscrizione con la titolatura di Amenofi III (1388-1350): il praenomen Neb-Maat-Ra e il nomen Imen-hetep Heka-waset. Gamal Abdel Nasser, direttore delle antichità del governatorato di Sohag, ha riferito che il reperto è stato trasferito nel museo provinciale per essere restaurato.

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Kom el-Hettan, scoperte altre 27 statue di Sekhmet

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Source: MoA

Non finiscono mai! Altre statue di Sekhmet, 27 frammentarie per la precisione, sono state scoperte nel  “Tempio di Milioni di Anni” di Amenofi III (1388-1350) a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Il ritrovamento è stato effettuato dalla missione egiziano-tedesca del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”, diretta da Hourig Sourouzian. La dea leonessa è rappresentata in granito nero, per un’altezza che supera i 2 metri, sia seduta in trono sia stante con scettro di papiro nella mano sinistra e ankh nella destra, con disco solare e ureo sulla testa. Alcune sculture sono quasi integre, ma il loro stato di conservazione varia a seconda della profondità di sepoltura nella terra; i frammenti che si trovavano più in basso, infatti, sono stati danneggiati maggiormente a causa dalle acque freatiche.

Siamo così a circa 287 statue di Sekhmet individuate nel sito, con la certezza che ci saranno molti altri ritrovamenti simili in futuro perché il gruppo originario ne comprendeva 730, poi trasferite in parte dal Primo Profeta di Amon Pinedjem (1055-1031) nel Recinto di Mut a Karnak. Non è un caso che tutte le principali collezioni egittologiche nel mondo ne comprendano almeno un esemplare. Ancora una volta, quindi, viene dimostrato come si stia procedendo verso la graduale rinascita del tempio di Amenofi III, fino a qualche anno fa ridotto ai soli Colossi di Memnone che – grazie all’anastilosi di ulteriori grandi figure del faraone, stele e altre strutture – sono sempre meno solitari (ricostruzione grafica nelle slide in basso).

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Kom el-Hettan: scoperta statua di Tiye ai piedi di un colosso di Amenofi III

17342941_10155222210440406_7452456390883322075_nChe mese questo marzo! Durante la visita ufficiale del ministro delle Antichità Khaled el-Enany (foto a sinsitra), è stata presentata l’ennesima scoperta effettuata nel sito di Kom el-Hettan, Tebe Ovest, dal team del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project” diretto da Hourig Sourouzian. Sollevando la parte inferiore di uno dei colossi di Amenofi III che si trovava davanti al terzo pilone, è apparsa quella che, con ogni probabilità, è l’elegante figura della regina Tiye, scolpita accanto alla gamba del marito. Non è la prima volta che una rappresentazione della Grande Sposa Reale viene ritrovata nel Tempio funerario (come, ad esempio, ai piedi dei Colossi di Memnone) perché Tiye partecipò alla deificazione in vita del faraone; tuttavia, la novità sta nel materiale della statua, realizzata in alabastro e non in quarzite come nei precedenti casi. Inoltre, il buon stato di conservazione ha permesso l’individuazione di tracce dei colori originari.

 

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Scoperte altre statue di Sekhmet nel tempio funerario di Amenofi III

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Source: MoA

A Kom el-Hettan, Tebe Ovest, dall’inizio dell’anno, la missione egiziano-tedesca del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project” – diretta da Hourig Sourouzian – ha individuato frammenti relativi a 66 statue in diorite di Sekhmet. La scoperta è stata effettuata nell’area tra la corte a peristilio e la sala ipostila del tempio funerario di Amenofi III (1387-1350) durante lo scavo del muro che separa i due ambienti. La dea è rappresentata sia seduta in trono sia stante con scettro di papiro nella mano sinistra e ankh nella destra. Inoltre, nella grande corte, è stata trovata anche una statua perfettamente integra dello faraone stesso seduto in trono (immagine in basso a destra), alta 2,48 metri e realizzata in granito nero.

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Scoperte statue di Sekhmet e una sfinge nel tempio funerario di Amenofi III

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Source: english.ahram.org.eg

L’enorme tempio funerario di Amenofi III (1387-1350 a.C.) a Kom el-Hettan, Tebe Ovest, continua ad essere fonte di scoperte. Come spesso è capitato negli anni scorsi, infatti, gli archeologi del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project” hanno trovato altre statue di Sekhmet che, in origine, riempivano il santuario. Del gruppo di 730 sculture in granito nero della dea leonessa, di cui alcune trasferite dal Primo Profeta di Amon Pinedjem (1055-1031) nel Recinto di Mut a Karnak, la missione egiziano-tedesca diretta da Hourig Sourouzian ne ha già individuate un’ottantina.

In questo caso, non si tratta di statue integre ma di 4 frammenti, 3 busti (come quello a sinistra) e un torso senza testa, sepolti nell’area in cui sorgeva la Sala Ipostila. Nei pressi del III Pilone, invece, sono emersi un grande pezzo di una sfinge colossale in calcare e un piccolo torso in granito nero appartenente a una divinità ancora da identificare. Tutte le statue sono state trasferite nel magazzino del Ministero delle Antichità, in attesa di essere restaurate e ricollocate nel loro  posto originario.

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Kom el-Hettan, scoperte 8 statue di Sekhmet

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Source: MSA

Kom el-Hettan, area di Tebe Ovest dove sorgeva il tempio funerario di Amenofi III (1387-1350 a.C.), sono state trovate 8 statue in granito nero che ritraggono la dea Sekhmet. A effettuare il ritrovamento è stato il team del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project” diretto da Hourig Sourouzian. La missione egiziano-tedesca ha già scavato nel sito oltre 70 reperti simili appartenenti al gruppo di 730 sculture fatte realizzare da Amenofi per il suo “Tempio di Milioni di Anni”, poi trasferite in parte dal Primo Profeta di Amon Pinedjem (1055-1031) nel Recinto di Mut a Karnak.

Sei statue – di cui 3 sono piuttosto complete con un’altezza di 1,90 m (come l’esempio a sinistra), due conservano solo la parte inferiore, una quella superiore – rappresentano la dea seduta in trono mentre tiene nella mano destra l’ankh. Due busti senza testa, invece, appartengono a figure stanti con scettro di papiro nella sinistra e ankh nella destra.

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Edfu, sequestrata statua di Amenofi III

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Source: MSA

Ultima scoperta dell’anno. O meglio, ultimo sequestro. Nell’abitazione di un trafficante di droga e armi nel villaggio di Al-Nakhl, nei pressi di Edfu, la polizia locale ha individuato una bella statua di Amenofi III (1387-1348), evidentemente pronta per il mercato nero. I funzionari del Ministero delle Antichità hanno già autenticato il reperto e lo hanno trasferito nel magazzino del vicino sito archeologico per il restauro. La scultura di granito nero è alta circa 150 cm e rappresenta il faraone stante con nemes e shendyt tenuto da una cintura in cui è inciso il cartiglio come sulla base (tipologia molto simile a un’altra statua di Amenofi III, poi usurpata da Merenptah, oggi conservata presso il Luxor Museum). Sul pilastro dorsale, invece, è presente la titolatura reale completa che, da quello che si può vedere in foto, dice:

nsw  bity  nb  tA.wy  nb  ir.t  x(.t)  <nb-mAa.t-ra>  sA ra  <Imn-Htp  HqA-wAs.t>  di  anx  [Dd  wAs  mi  ra  D.t]

“Re dell’Alto e del Basso Egitto, Signore delle Due Terre, Signore del Compimento del Rituale <Neb-Maat-Ra>, Figlio di Ra <Amenhotep, Signore di Tebe>, che sia dotato di vita [stabilità e potere come Ra per sempre*]”

*La porzione d’iscrizione tagliata nella foto è visibile in questo video.

P.S. Colgo l’occasione per prendere in prestito la parte finale della titolatura e augurare anche a tutti voi “vita, forza e salute” per un buon 2016.

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Israele, scoperti scarabei e amuleti egizi

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Source: ynetnews.com

Dopo la ceramica da birra della scorsa settimana, nuovi reperti egizi sono stati scoperti in Israele. Questa volta, il ritrovamento è stato effettuato più a sud, a Tel Halif, nel deserto del Negev. Qui, l’Unità per la prevenzione dei furti di antichità dell’Israel Antiquities Authority ha effettuato scavi di emergenza dopo aver individuato tracce del passaggio di tombaroli. Amir Ganor, Direttore dell’Unità, ha affermato che dal cantiere sono usciti circa 300 contenitori ceramici, molti dei quali ancora intatti, alcune dozzine di ornamenti in bronzo, conchiglia o faience, sigilli, cretule e altri oggetti che vanno dal Tardo Bronzo (1500 a.C.) all’Età del Ferro (1000 a.C.). Tra la cultura materiale attribuibile alla Tribù di Giuda, è stata individuata una ventina di reperti provenienti dall’Egitto, come scarabei in pietra semi-preziosa, due anelli-sigillo e alcuni amuleti di divinità in faience. Secondo Dapha Ben-Tor, curatrice della sezione di egittologia presso l’Israel Museum di Gerusalemme, il gruppo è databile per lo più al XV-XIV sec. a.C.; infatti, su due scarabei sono incisi i cartigli di Thutmosi III e Amenofi III. In ogni caso, non c’è niente di sensazionale nella scoperta perché, durante questo periodo, la terra di Canaan era proprio sotto il dominio egiziano.

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4643349,00.html

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Scoperte due statue di Sekhmet nel tempio funerario di Amenofi III

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Source: MSA

Due nuove statue di Sekhmet sono state scoperte nel tempio funerario di Amenofi III a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Si tratta di un tipo di ritrovamento che ormai caratterizza il sito da anni. La missione tedesca diretta da Hourig Sourouzian, infatti, ne aveva già individuate più di 70 che, come per il Recinto di Mut nel complesso di Karnak, dovevano riempire tutta l’area. I due pezzi sono realizzati in granito nero; uno rappresenta la dea seduta in trono ed è alto 174 cm, mentre il secondo conserva solo il busto con la testa di leonessa di 45 cm (vedi foto). Le statue erano situate nella zona NO della corte solare.

 

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