Articoli con tag: antico egitto

Il Nobel per la Medicina a un mancato egittologo che per primo studiò il DNA delle mummie

Source: New York Times

Questa mattina (3 ottobre 2022) a Stoccolma è stato conferito il Premio Nobel per la fiosologia o medicina a Svante Pääbo, biologo svedese considerato il padre della paleogenomica, “per le sue scoperte riguardanti i genomi degli ominidi estinti e l’evoluzione umana. Rivelando le differenze genetiche che distinguono tutti gli esseri umani viventi dagli ominidi estinti, le sue scoperte forniscono la base per esplorare ciò che ci rende unicamente umani”. Il nome di Pääbo si lega soprattutto al sequenziamento del DNA mitocondriale dell’uomo di Neanderthal e alla scoperta, grazie al genoma, dell’ancora sconosciuta specie dell’Homo di Denisova.

Tuttavia Pääbo sarebbe potuto essere un Egittologo se l’avessero fatto scavare di più. Dopo una vacanza in Egitto, infatti, era rimasto affascinato dalla civiltà nilotica e si era iscritto alla facoltà di Egittologia presso l’Università di Uppsala, in Svezia; poi però, deluso dagli studi filologici, decise di passare a Medicina, per poi perfezionarsi nello stesso ateneo con un dottorato incentrato sull’immunologia molecolare. Successivamente ottenne due postdoc a Zurigo e Berkeley e infine fondò nel 1999 il Max Planck Institute per l’Antropologia evolutiva a Lipsia, centro in cui tuttora dirige il dipartimento di Genetica evolutiva. 

Evidentemente, però, la passione per l’Egitto non si spense e il giovane ricercatore fu il primo a provare a studiare il DNA di mummie in un periodo in cui, gli anni ’80, la clonazione biologica molecolare compiva i primi passi. Grazie all’aiuto del suo vecchio professore di Egittologia, Rostislav Holthoer, e di nascosto dal suo effettivo relatore di tesi, riuscì a raccogliere campioni da 23 mummie, risalenti dal 2600 a.C. al IV sec. d.C., conservate presso il Viktoria Museum di Uppsala e a Berlino, lavorando la sera o nei weekend a un progetto che portò alle seguenti pubblicazioni:

In realtà, il lavoro di Pääbo è stato oggetto di pesanti critiche da parte di altri scienziati quando fu chiaro che i suoi campioni potevano essere contaminati dal DNA moderno. Tuttavia, la sua intuizione aprì la strada a una serie di studi che, soprattutto oggi, grazie alle attuali tecnologie, permettono di ricavare importanti informazioni sulla vita di singoli individui e sulla storia genetica generale del popolo egizio.

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Scoperto il sarcofago del tesoriere di Ramesse II

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Tornano le consuete notizie da Saqqara. Ripresa l’attività di scavo a sud della rampa processionale della piramide di Unis, la missione diretta da Ola El-Aguizy (Università del Cairo) ha scoperto il sarcofago dell’alto funzionario Ptahemuia, la cui tomba era stata individuata lo scorso anno. In realtà, come segnalavo nel 1000° articolo di questo blog, si trattava di una riscoperta in quanto la sepoltura era stata già localizzata e parzialmente documentata da Auguste Mariette intorno al 1858-59, ma poi se ne erano perse le tracce.

Tuttavia, l’indagine del team egiziano ha condotto ad ambienti sconosciuti finora in fondo al pozzo funerario (2,1×2,2 metri, profondo 7), in particolare alla camera sepolcrale principale e al massiccio sarcofago in granito rosso dello “Scriba reale delle divine offerte a tutti gli dèi del Basso e dell’Alto Egitto”, “Grande Sovrintendente al bestiame” e “Sovrintendente al tesoro del Ramesseo” sotto Ramesse II (1279-1212 a.C.). Titoli e nome del defunto sono stati confermati grazie ai rilievi incisi sulla superficie del sarcofago antropoide, insieme a formule funerarie e alle figure di divinità come Anubi e i quattro figli di Horus. Come già notato nelle precedenti campagne di scavo, le tracce della visita di tombaroli sono chiare e il sarcofago è risultato vuoto se non per pochi residui di resina della mummificazione; in particolare, il coperchio era rotto con uno dei frammenti ritrovato a terra in un angolo della stanza (foto in basso). Tuttavia, credo che i ladri abbiano approfittato di una rottura precedente, forse contemporanea all’inumazione di Ptahemuia o relativa a un riutilizzo del sarcofago, perché dalle foto si vedono i segni di almeno quattro grappe a doppia coda di rondine che indicano un antico restauro.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities
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Dopo il restauro, il nuovo allestimento del Papiro erotico-satirico di Torino

Source: Museo Egizio, Torino

Il celebre Papiro Erotico-Satirico di Torino è la prima cosa che cito per controbattere chi afferma che gli antichi Egizi erano un popolo cupo e religioso, dal pensiero perennemente focalizzato su morte e aldilà. Sul papiro, infatti, sono ritratte esplicite scene di sesso e vignette con animali intenti in attività umane, come asini e scimmie che suonano strumenti musicali o gatti che allevano oche. Se l’intento chiaramente ironico delle seconde scene, confermato dai tanti ostraka (frammenti di calcare) dipinti con iconografie simili, era volto a rappresentare un assurdo mondo al contrario, spesso la parte erotica è equivocata. Lontani dalla nostra concezione di pornografia, infatti, i grotteschi atti sessuali non dovevano eccitare ma, anche in questo caso, divertire. Lo dimostra il rozzo aspetto dei personaggi maschili, stempiati, con barba trascurata e misure oversize, contrapposto alla bellezza ed eleganza delle donne ritratte.

Il papiro, risalente alla XX dinastia (1190-1077 a.C.) e proveniente da Deir el-Medina, è oggi presentato al pubblico attraverso un nuovo allestimento nel Museo Egizio di Torino (Cat. 2031), dopo un delicato e necessario lavoro di restauro. Il documento, infatti, arrivò nella città sabauda nel 1824, quando fu acquistato dal Console generale di Francia in Egitto Bernardino Drovetti, già in pessimo stato di conservazione, altamente frammentario e intaccato dagli insetti. Così nel corso di due secoli sono stati molti gli interventi conservativi che, tuttavia, spesso si sono rivelati perfino dannosi.

Il primo passo è coinciso con analisi diagnostiche non distruttive (fotografie con filtri infrarossi e ultravioletti, spettrofotometria XRF) effettuate presso il Cento Conservazione e Restaruro “La Venaria Reale”, che hanno permesso di comprendere la natura dei pigmenti originari e i materiali usati per i vecchi restauri. È stato poi portato avanti l’effettivo lavoro di pulitura, restauro e consolidamento grazie a metodi preventivi e reversibili. In tal senso, sono state eliminate le tracce di un pesante rivestimento lucido, colla animale o gelatina, che ha favorito la perdita del colore originario e stressato le fibre del papiro; inoltre, sono state rimosse le strisce di garza, alcune foderate con carta, incollate sul verso per unire i vari frammenti e le macchie di colla con cui questi erano fissati su vetro. Dopo un’attenta pulizia delle superfici, infine, si è proceduto al consolidamento delle fibre e al nuovo fissaggio delle parti con strisce di carta giapponese rimovibili.

Durante il processo, inoltre, grazie allo studio dei restauratori e filologi coinvolti, è stata rivista la ricostruzione del papiro grazie allo spostamento di alcuni frammenti che erano stati posizionati in modo erroneo in passato.

Particolare con scene erotiche (Museo Egizio, Torino)
Particolare con scene degli animali (Museo Egizio, Torino)

Per approfondire: https://collezioni.museoegizio.it/it-IT/material/Cat_2031/

https://collezionepapiri.museoegizio.it/section/Collezione-Papiri/What-s-on/Papiro-del-mese/

Il nuovo allestimento del Papiro Erotico-Satirico (Museo Egizio, Torino)

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Progetto “TEMA – la Toscana Egittologica tra Musei e Archivi”: i risultati

Tempo fa vi avevo annunciato la mia partecipazione a TEMA – la Toscana Egittologica tra Musei e Archivi, progetto diretto dalla prof.ssa Marilina Betrò (Università di Pisa) che ha come obiettivi principali la raccolta e lo studio delle testimonianze archivistiche e museali che forniscono informazioni sulla Spedizione in Egitto di Ippolito Rosellini e Champollion e sulla formazione e il passaggio in Toscana delle grandi collezioni egizie nate nella prima metà del XIX secolo e confluite nei più importanti musei europei. In attesa della presentazione ufficiale dei risultati che si terrà prossimamente, vi rimando alla pagina FaceBook di TEMA dove, oltre a prodotti stettamente legati al progetto, saranno pubblicati post di approfondimento a carattere divulgativo sulla storia dell’egittologia, toscana e non solo.

https://www.facebook.com/ProgettoTEMA

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Scoperto tempio solare ad Abu Ghurab: approfondiamo la notizia con i direttori della missione

Fig. 1: Veduta generale del tempio solare di Nyuserra con, sullo sfondo, le rovine dell’obelisco (ph: M. Nuzzolo, © “Sun Temples Project”)

Circa due settimane fa il Ministero del Turismo e delle delle Antichità egiziano ha annunciato un’importante scoperta nella zona di Abusir, 20 km circa a sud del Cairo, che porta una firma tutta italiana. La missione archeologica che lavora sul sito è infatti co-diretta da Rosanna Pirelli, Professore Associato in Egittologia all’Università di Napoli L’Orientale, e da Massimiliano Nuzzolo, Ricercatore in Egittologia presso l’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia. La scoperta è stata effettuata più precisamente nel tempio solare di Nyuserra ad Abu Ghurab (fig. 1), l’unico dei sei templi noti dalle fonti storiche antiche che sia ancora oggi visibile e ben conservato, tanto da permetterci di comprendere appieno le caratteristiche architettoniche di questi particolari monumenti. In un precedente articolo avevo già riportato il testo del comunicato stampa del Ministero, ma ora ho il piacere di approfondire la notizia grazie alla testimonianza diretta dei due co-direttori della missione che ringrazio per la disponibilità a rispondere ad alcune domande.

Fig. 2: Dettaglio del corpo d’ingresso dell’edificio in mattoni, con la soglia in calcare bianco situata direttamente al di sotto dei bacini lustrali in alabastro del tempio di Nyuserra (ph: Mohamed Osman; © “Sun Temples Project”)

Cosa avete trovato nello specifico?

Dott. Nuzzolo: La missione archeologica opera sul sito fin dal 2010. Dopo i primi anni di lavori, concentrati sulla rivalutazione del complesso dal punto di vista architettonico e lo studio del paesaggio sacro circostante, a partire dal 2020, con il nuovo progetto di ricerca “Sun Temples Project”, finanziato dall’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia, la missione ha iniziato una fase di scavo finalizzata alla comprensione delle strutture sottostanti il tempio solare. Com’è ben noto il tempio fu infatti scoperto e scavato negli anni 1898-1901 dal famoso archeologo tedesco Ludwig Borchardt. Durante le ultime fasi del suo scavo, nel quadrante nord-orientale del tempio, Borchardt individuò delle strutture in mattoni situate al di sotto del pavimento del tempio in pietra. Purtroppo, dati gli interessi scientifici dell’epoca, Borchardt non continuò a lungo lo scavo e concluse che questi non erano altro che i resti dello stesso tempio di Nyuserra, ricostruito successivamente in pietra. Questa ipotesi era all’epoca plausibile, ma oggi sappiamo che nell’Antico Regno accadeva di solito il contrario, ossia gli edifici si costruivano sempre in pietra per essere poi spesso completati in mattoni per eventi improvvisi, come per esempio la morte prematura del re.

Ma soprattutto le caratteristiche di questo nuovo edificio, interamente costruito in mattoni, lasciano supporre che fosse monumentale. La struttura era allineata sull’asse est-ovest, come il successivo tempio in pietra, e misurava almeno 60 x 20 metri (tracce dei muri di cinta dell’edificio sono state trovate sui lati sud ed est e, almeno parzialmente, anche sul lato nord). I suoi muri erano tutti intonacati in bianco e nero, spesso con tracce di pittura blu e rossa e mostrano rifiniture adeguate ad un edificio regale, con spessori che variano dai 3 ai 1,5 m. Dal punto di vista architettonico, la struttura era composta da un ingresso monumentale, di cui restano le basi di due colonne in calcare bianco di Turah (le colonne sono state probabilmente re-impiegate già in antico) e una soglia monumentale, pure in calcare bianco fine (fig. 2). Questo ingresso monumentale dava accesso, tramite uno stretto corridoio a forma di L, ad un ampio cortile centrale, pavimentato in fango battuto, con ulteriori spazi chiusi (stanze di culto?) verso ovest, che non è stato possibile investigare dal momento che su questa area insiste parte del tempio in pietra ancora conservato di Nyuserra. In questa zona, tuttavia, si trovano svariati blocchi di quarzite fine rossa di notevoli dimensioni, alcuni dei quali conficcati nella fondazione del pavimento di questo edificio in mattoni. Questi blocchi, sebbene danneggiati, hanno facce levigate e non sembrano essere quindi scarti di lavorazione del tempio successivo in pietra quanto piuttosto i resti di una struttura qui originariamente costruita (un proto-obelisco???). 

Ma la scoperta più interessante è stata fatta nell’angolo nord-orientale del recinto sacro del tempio di Nyuserra subito al di sotto della pavimentazione (figg. 3a-c). In questa zona abbiamo trovato un enorme accumulo di ceramica, composto da decine di giare di birra, molte delle quali completamente intatte, ma anche da forme di ceramica rossa rifinita (tecnicamente chiamata “red-slipped ware”) e dalle cosiddette “Meidum Bowls”. Particolarmente interessante è il fatto che molte delle giare di birra fossero state riempite di fango del Nilo, sicuramente inteso ad espletare alcuni rituali religiosi prima della loro sepoltura in questa parte dell’edificio. Va inoltre rimarcato il fatto che la ceramica può essere datata con una certa precisione alla prima metà della V dinastia, dunque ad un periodo prima di Nyuserra. Sebbene siamo ancora nel campo delle ipotesi, questi elementi preliminari farebbero pensare ad una qualche sorta di deposito di fondazione, o forse meglio ad un accumulo rituale di ceramica effettuato quando il tempio venne smantellato e livellato da Nyuserra per costruirci sopra il suo santuario.

Tre immagini del deposito di ceramica scoperto nell’angolo nord-orientale del tempio di Nyuserra sotto le lastre distrutte del pavimento. Nell’immagine 3c una veduta di alcuni delle principali giare di birra dopo la loro ricostruzione. (ph. Mohamed Osman; © Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichità)

Fig. 3a
Fig. 3b
Fig. 3c

Avete effettuato anche altri ritrovamenti?

Prof.ssa Pirelli: Non lontano dal deposito/accumulo di ceramica suddetto si è trovata un’altra piccola fossa che ha restituito decine di cretule di argilla, con relative impronte di sigilli, che recano iscritti i nomi di sovrani della V e VI dinastia. Fra di essi spicca l’impronta di sigillo con il nome del re Shepseskara (fig. 4), un sovrano della V dinastia che rimane ad oggi ancora quasi del tutto sconosciuto e di cui si ignora persino la precisa collocazione dinastica (alcuni studiosi collocano il suo regno subito prima di quello di Nyuserra, altri subito dopo). Qualunque sia il caso, la presenza del nome di Shepseskara sul materiale archeologico ritrovato ad Abu Ghurab attesta che il re fu attivo nell’area oggi occupata dal tempio di Nyuserra, e questo apre delle prospettive assolutamente inedite per la nostra conoscenza della storia della V dinastia.  

Fig. 5: Dettaglio dell’impronta di sigillo con su impresso il nome del re della V Dinastia Shepseskara (ph: M. Nuzzolo; © “Sun Temples Project”)

Quindi chi costruì questo edificio in mattoni e per quale scopo?

Dott. Nuzzolo: È ancora presto per dare una risposta definitiva a questi due quesiti. Gli elementi archeologici finora raccolti ci fanno per il momento escludere l’ipotesi di Borchardt, ossia che si trattasse di una fase costruttiva in mattoni dello stesso tempio di Nyuserra, poi ricostruito in pietra. Si tratta sicuramente di un edificio precedente a Nyuserra, come indicato per prima cosa dall’evidenza ceramica. Va poi notato che dal punto di vista planimetrico e architettonico l’edificio si presenta assai simile ai due templi delle piramidi di Khentkaus II e Raneferef, rispettivamente madre e fratello di Nyuserra. Dallo studio delle fonti antiche, e in particolare i cosiddetti “Papiri di Absuir”, possiamo inoltre ricavare un’informazione preziosa, ossia il fatto che fra i templi solari e le piramidi ci fosse un circuito di redistribuzione ben preciso delle offerte per il culto quotidiano, un circuito che coinvolgeva anche altri templi solari. Abu Ghurab appare quindi come la sede deputata ad ospitare questi particolari santuari, ed infatti i due finora scoperti si trovano entrambi in questo sito. Non va dimenticato, infine, un dettaglio importantissimo. Il tempio solare del primo sovrano della V dinastia, Userkaf, colui che in effetti introdusse questa nuova tipologia architettonica e di culto, fu costruito interamente in mattoni ma con alcuni elementi centrali in pietra, come appunto l’obelisco, centro del culto solare. Questo obelisco, nel caso di Userkaf, era tutto in blocchi di quarzite, parzialmente ancora visibili oggi fra le macerie del tempio e, come ricordato in precedenza, anche nel nostro caso abbiamo trovato molti blocchi in quarzite di grandi dimensioni sicuramente appartenenti all’edificio in mattoni. Non è dunque da escludere che, come per Userkaf, anche l’edificio da noi scoperto potesse aver seguito lo stesso canovaccio: mattoni per la struttura architettonica portante e pietra (soglia e colonnato in calcare, obelisco – o struttura simile – in quarzite) per gli elementi cruciali.

Qual è il prossimo obiettivo della vostra ricerca?

Prof.ssa Pirelli: Confermare la natura dell’edificio in mattoni da noi ritrovato come tempio solare e attribuirlo al sovrano che lo aveva fatto erigere è una delle nostre priorità. Per far questo ci ripromettiamo di completare lo scavo del monumento in particolare verso sud e ovest, dove ancora restano da indagare varie parti del monumento. Allo stesso tempo, grazie ad uno specifico progetto appena finanziato dall’Università di Napoli L’Orientale, “Costruire lo spazio sacro nell’antico Egitto” (COSSAE), la ricerca vedrà anche una nuova fase, tesa al duplice obiettivo di indagare – mediante la rilettura dell’interazione tra il programma decorativo e l’impianto architettonico – il rapporto che si viene a istaurare nei templi solari tra il faraone e il mondo divino e, al contempo, di inserire lo spazio sacro così concepito nel paesaggio fisico e culturale dell’area menfita nell’Antico Regno. Speriamo di potervi presto dare ulteriori novità.


Sun Temples Project. Religious spaces, ideological patterns and social dynamics of constructing the sacred landscape in Third Millennium BC Egypt, progetto finanziato dal National Science Center of Poland (dir. scientifico: Dr. Massimiliano Nuzzolo, Institute of Mediterranean and Oriental Cultures of the Polish Academy of Sciences, Varsavia)
Virtual Reconstruction of the sun temple of Niuserra at Abu Ghurab, progetto finanziato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (dir. scientifico: Prof. Rosanna Pirelli, Università di Napoli L’Orientale)

Per maggiori informazioni: www.suntemplesproject.org

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“Tutankhamon. Misteri e Tesori” (Venezia, 29 ottobre)

Nell’anno del centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon, anche l’Italia avrà il suo evento celebrativo. A Venezia, presso Palazzo Zaguri, si terrà la mostra “Tutankhamon. Misteri e Tesori” che sarà inaugurata il prossimo 29 ottobre, appena in tempo per ricordare i 100 anni dal ritrovamento del primo gradino della KV62 (4 novembre 1922).

Nelle 36 sale dell’edificio trecentesco saranno esposti circa 1000 oggetti. Nonostante l’ambiguità di alcuni primi articoli di testate locali, sembra che non ci saranno pezzi originali ma copie ufficiali realizzate dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità. Tuttavia, secondo Mauro Rigoni, amministratore unico di Venice Exhibition Srl, l’azienda che si sta occupando della mostra, bisogna aspettarsi «il più grande evento espositivo temporaneo sul faraone più discusso e famoso della storia egiziana, senza precedenti in Europa».

Oltre alle copie, che arriveranno in Laguna alla fine di settembre, ci sarà una sezione dedicata alla realtà virtuale e aumentata, con ricostruzioni 3d di oggetti e ambienti della tomba. Al momento, però, non è stata comunicata la data di chiusura né sono state fornite altre informazioni.

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Abu Ghurab, individuato uno dei templi solari mancanti della V dinastia

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Lo scorso 30 luglio, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha finalmente ufficializzato un’importante scoperta effettuata nelle ultime campagne di scavo dalla missione italo-polacca ad Abu Ghurab, a circa 15 km a sud del Cairo. Il team diretto dalla Prof.ssa Rosanna Pirelli (Università degli Studi di Napoli L’Orientale) e dal dott. Massimiliano Nuzzolo (Accademia Polacca delle Scienze, Varsavia) ha infatti individuato quello che potrebbe essere uno dei quattro templi solari mancanti della V dinastia che, fino a questo momento, era noto solo da fonti scritte. I templi solari sono santuari dedicati a Ra, costruiti durante la V dinastia (2500-2350 a.C.) ad Abusir e Abu Ghurab e caratterizzati soprattutto dalla pietra “benben”, un tozzo obelisco al centro di un cortile aperto. La prossima settimana avrò il piacere di approfondire la notizia direttamente con uno dei co-direttori della missione, il dott. Nuzzolo, quindi per il momento mi limito a riportare l’annuncio pubblicato sulla pagina FaceBook del Ministero.

Traduzione del comunicato ufficiale:

“I resti di un edificio, probabilmente uno dei quattro Templi solari perduti dei re della V Dinastia, sono stati portati alla luce ad Abusir.

La missione archeologica congiunta italo-polacca che lavora nel Tempio Solare del re Niuserra ad Abu Ghurab, a nord di Abusir, ha scoperto i resti di un edificio in mattoni di fango che giace sotto il tempio. Gli studi preliminari indicano che potrebbe trattarsi di uno dei quattro templi solari perduti risalenti alla V dinastia e conosciuti dalle fonti storiche. Il dottor Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha dichiarato che saranno completati gli scavi nel sito per rivelare di più su questo edificio.
Waziri ha anche affermato si accedeva all’edificio attraverso un ingresso monumentale, costruito in pietra calcarea, che conduce a un’area adibita a magazzini a nord e ad un ampio cortile a ovest, dove si trova un pavimento di fango lastricato con enormi blocchi di quarzite, alcuni dei quali hanno facce levigate e sono incastonati sotto il pavimento del Tempio del Sole di Niuserra (foto in alto).
Il dottor Ayman Ashmawy, capo del settore delle Antichità egizie presso il Consiglio Supremo delle Antichità, ha affermato che i resti dell’edificio scoperto indicano che era costruito con mattoni di fango e che fu parzialmente distrutto da Niuserra per costruire il proprio tempio, sottolineando che nel sito sono stati scoperti molti vasi di ceramica che potrebbero essere stati utilizzati nei rituali di fondazione. Tra questi, particolarmente importanti sono quelli rinvenuti all’interno del Tempio del Sole di Niuserra, nell’angolo nord-orientale, sotto le lastre di pietra delle fondamenta del tempio stesso.
Da parte sua, il dottor Mohamed Youssef, direttore dell’Ispettorato delle Antichità di Saqqara, ha affermato che i depositi di fondazione sono stati individuati a livello del muro di mattoni di fango dell’antico tempio e consistevano principalmente in bottiglie di birra, ma anche in ‘tazze Meidum’ e ceramica ‘red slip ware’ (foto in basso).
La prof. Rosanna Pirelli, capomissione dell’Università L’Orientale di Napoli, ha affermato che sono stati ritrovati anche diversi frammenti di sigilli in argilla recanti nomi reali, tra cui uno con il nome del re Shepseskara della V Dinastia, di cui non si hanno molte informazioni, sottolineando che le nuove scoperte potrebbero indicare anche la sua presenza e attività nel sito. Questo potrebbe cambiare la nostra conoscenza della storia di questo faraone e della quinta dinastia in generale.
Il dottor Massimiliano Nuzzolo, capo della missione dell’Accademia Polacca delle Scienze a Varsavia, ha confermato che sarà presto completato il lavoro, nel tentativo di portare completamente alla luce l’antico tempio e di svelare altri segreti su questo edificio”.

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A Luxor un convegno internazionale per celebrare i 100 anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon

Nel 2022 verranno celebrati gli anniversari di due avvenimenti fondamentali per la storia dell’Egittologia: i 200 anni dalla decifrazione del geroglifico da parte di Champollion e il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon. Molti sono gli eventi, tra conferenze e mostre, previsti in tutto il mondo, ma l’attenzione si focalizza ovviamente su ciò che succederà in Egitto.

Per quanto riguarda l’anniversario della scoperta di Carter, al momento non si hanno notizie sulla preannunciata parata che vedrebbe il trasferimento al Grand Egyptian Museum della maschera di Tut e dei restanti oggetti del corredo rimasti nel vecchio Museo Egizio di Piazza Tahrir.

È ufficiale, invece, il convegno internazionale dal titolo “Transcending Eternity: The Centennial Tutankhamun Conference” che si terrà presso il Sonesta St. George Hotel di Luxor dal 4 al 6 novembre 2022, proprio in corrispondenza dei 100 anni dall’individuazione del primo gradino della scala di accesso alla sepoltura (qui la pagina del diario di Carter). Organizzata dall’American Research Center in Egypt in collaborazione con il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, il convegno ha come scopo la celebrazione dell’iconico evento e la presentazione dei risultati sulle ultime ricerche su Tutankhamon e la sua tomba. Ci saranno 17 lecture divise tra 5 sezioni dopo l’intervento iniziale di Zahi Hawass: 1. La Scoperta della Tomba (in cui parleranno anche George e Fiona Carnarvon, i discendenti del finanziatore della missione di Carter); 2. Archeometria; 3. Arte; 4. Genealogia, Amministrazione e Riutilizzo and 5. Collezione completa/incompleta.

Per info e programma completo: https://www.arce.org/transcending-eternity-centennial-tutankhamun-conference

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Saqqara, scoperte oltre 100 statuette funerarie di un sacerdote vissuto 4200 anni fa

Foto: IEPOA-UAB/Lluís Tudela

Nell’area Sud-Ovest di Saqqara, la missione ispano-egiziana a Saqqara Sud-Ovest diretta da Josep Cervelló (Universitat Autònoma de Barcelona) ha scoperto oltre 100 statuette funerarie appartenute a un sommo sacerdote chiamato Imep-Hor. Il ritrovamento è stato effettuato più precisamente nella necropoli di Kom el-Khamsin, utilizzata soprattutto alla fine dell’Antico Regno, in un punto dove già lo scorso anno erano emersi due frammenti dello stesso tipo. Le statuine sono tutte diverse sia nella forma sia nelle dimensioni che vanno dai 15 ai 30 cm.

Citandone il nome completo, Imep-Hor Impy Nikauptah era sommo sacerdote di Ptah tra la fine della VI dinastia e l’inizio del I Periodo Intermedio (2200 a.C. circa). Della sua mastaba restano blocchi iscritti in calcare e granito con i vari titoli tra cui spicca quello di “Sovrintendente dei capi artigiani” che sottintende un importante ruolo nella costruzioni di monumenti reali.

https://www.uab.cat/web/newsroom/news-detail/-1345830290613.html?detid=1345865634502

https://riull.ull.es/xmlui/handle/915/22122

Foto: IEPOA-UAB/Lluís Tudela
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Sequestrati 5 reperti egizi venduti al Metropolitan

Ricorderete la rocambolesca vicenda dell’esportazione illegale dall’Egitto del sarcofago di Nedjemankh, scoperta per via di una foto di Kim Kardashian al Met Gala del 2018. D’allora, le indagini dell’assistente procuratore distrettuale di Manhattan, Matthew Bogdanos, specializzato nel traffico di opere d’arte, sono andate avanti e hanno investito importanti nomi del mondo del collezionismo e dei musei.

Tre anni dopo il sequestro del sarcofago dorato, le autorità hanno bloccato altri 5 reperti egizi del Metropolitan Museum di New York che, tramite un portavoce interpellato dal The Art Newspaper, si è dichiarato estraneo ai fatti, ingannato dagli indagati e pronto a collaborare con gli inquirenti.

Nel complesso, i pezzi, acquistati dal Met tra 2013 e 2015, superano il valore di 3 milioni di euro. Spiccano in particolare un ritratto del Fayyum dell’epoca di Nerone che mostra un’elegante donna con gioielli d’oro e un mantello blu (1,3 milioni €; in alto a destra) e cinque rarissimi frammenti di lino dipinto del IV-V secolo con scene dall’Esodo (1,5 milioni €) che recano la più antica raffigurazione dell’attraversamento del Mar Rosso (foto in cima all’articolo). Questi, insieme a una stele-cappella in calcare dedicata a Kemes, della XIII dinastia (250.000 €; immagine in alto a sinistra), e un’altra stele in calcare, questa volta della XXVI dinastia, (80.000 €; in alto al centro), erano stati venduti dalla Pierre Bergé & Associés, dove uno dei principali sospettati dell’indagine, Christophe Kunicki, lavorava come esperto d’arte antica. Ma come nel caso del sarcofago di Nedjemankh, la figura chiave dell’affare sarebbe stato il commerciante tedesco-libanese Roben Dib, arrestato a Parigi proprio nell’ambito dell’operazione. Dib avrebbe ceduto a nome della madre i 4 oggetti alla celebre casa d’aste parigina e, tramite una società olandese, avrebbe venduto al Metropolitan il quinto reperto sequestrato, una maschera funeraria ricavata da un sarcofago dipinto del III Periodo Intermedio (6000 €; foto in basso).

https://www.theartnewspaper.com/2022/06/01/egyptian-antiquities-connected-to-international-trafficking-ring-seized-at-metropolitan-museum-in-new-york?

Maschera di sarcofago, ph. New York District Attorney’s Office
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