Articoli con tag: Archeologia

“XXVII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” (Rovereto, 4-8 ottobre 2016)

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Torna l’appuntamento annuale con la divulgazione archeologica a mezzo cinematografico: a Rovereto (TN), dal 4 all’8 ottobre, si terrà la “27ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico”. La manifestazione, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con la collaborazione della rivista Archeologia Viva, vedrà la presenza di 50 film da tutto il mondo appartenenti al “settore della ricerca archeologica, storica, paletnologica, antropologica e comunque aventi come scopo la tutela e la conservazione dei beni culturali”. Tra questi, tre pellicole si occupano di tematiche inerenti all’antico Egitto: “A la dècouverte du temple d’Amenhophis III” del fotografo e cineasta francese Antoine Chéné che da anni lavora con il Centre Franco-Égyptien d’Études de Temples de Karnak, ma che, questa volta, si è occupato del tempio funerario di Kom el-Hettan;  “Ancient Egypt – Life and Death in the Valley of the Kings”, i due documentari realizzati da Ian Hunt per la BBC con protagonista l’egittologa Joann Fletcher.

A margine delle proiezioni, Francesco Tiradritti, direttore della Missione Archeologica Italiana a Luxor (MAIL), terrà una conferenza dal titolo “Ricerche nel cenotafio di Harwa: iniziazione e resurrezione nell’Egitto del VII secolo a.C.”, confermando, così, Tebe Ovest come filo conduttore dell’egittologia presente a Rovereto nell’edizione 2016.

Il pubblico presente in sala eleggerà il film vincitore del consueto Premio “Città di Rovereto – Archeologia Viva” e si conferma la menzione speciale conferita da una giuria di archeoblogger di cui ho l’onore e il piacere di far parte insieme a:

Inoltre, quest’anno avrò la possibilità di essere presente di persona all’evento e di accedere all’importante banca dati fotografica del Museo Civico che contiene oltre 30.000 scatti di Maurizio Zulian da diverse località di Alto e Medio Egitto. Quindi, continuate a seguirmi qui sul blog e sui vari social (Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat: @djedmedu) per essere informati dei prossimi aggiornamenti.

Per il programma completo: http://www.rassegnacinemaarcheologico.it/rica_context.jsp?ID_LINK=114023&area=316&id_context=406393&page=2

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“L’Egitto di Provincia”: Creta e i musei di Chania ed Heraklion

Knossos_bullPuntata international per la rubrica “L’Egitto di Provincia”! Questa volta, non recensirò una collezione di un piccolo centro italiano ma due musei che ho visitato a Creta grazie a uno dei tanti viaggi organizzati dall’Associazione VOLO. Trovare reperti egizi a Creta non è per niente strano perché i rapporti dell’isola greca con la Valle del Nilo affondano le radici addirittura nel IV millennio a.C. Infatti, frammenti di vasi litici protodinastici e di Antico Regno (ad esempio una coppa con il cartiglio del faraone di V dinastia Userkaf) sono stati ritrovati in sepolture minoiche, anche se non è dato sapere se corrispondano effettivamente al risultato di scambi commerciali dell’epoca. Più sicure sono le rotte navali del III e, soprattutto, del II millennio, quando, insieme alle merci, viaggiavano anche idee artistiche e religiose che influenzarono entrambe le civiltà.

Durante il Nuovo Regno, e in modo particolare sotto Tuthmosi III (1479-1424), sono attestate perfino visite di emissari di Keftiu (come gli Egizi chiamavano Creta) alla corte dei faraoni, rappresentate sulle pareti delle tombe dei funzionari di Tebe. In quella del visir Rekhmira, ad esempio, la meticolosità nella realizzazione dei particolari non lascia alcun dubbio sulla provenienza di alcuni dei portatori di tributi (a sinistra, una riproduzione dell’originale dipinta da Nina de Garis Davies e conservata presso il Metropolitan Museum di New York). Acconciature, gonnellini, decorazioni dei vasi sono il sintomo di una perfetta conoscenza di quelle popolazioni settentrionali, anche se le scene fanno parte di una convenzione propagandistica che vede l’Egitto a capo di tutto il mondo conosciuto.   Come spesso accade nell’archeologia, i corredi funebri sono lo specchio delle società a cui appartengono e, in questo caso, rappresentano strumenti fondamentali per studiare questi contatti. A Creta, come in tanti altri luoghi del Mediterraneo, scarabei, amuleti e statuette egizie accompagnano la ceramica e gli altri oggetti di produzione locale e i musei archeologici di Chania ed Heraklion ne conservano alcuni esempi.   chania-archaeological-museum-3Il Museo Archeologico di Chania è situato a NO dell’isola, nella città che, dal XIII al XVII secolo, rimase sotto il dominio dei Veneziani. Ed è proprio di origini veneziane l’edificio che ospita la collezione, cioè lo splendido convento di San Francesco (XV sec.), convertito a moschea dagli Ottomani e, nel XX secolo, prima sede di un cinema, poi magazzino militare e, infine, museo dal 1962. I reperti esposti nelle tre navate della chiesa sono stati tutti scoperti nei dintorni di Chania negli ultimi 50 anni e vanno dal Neolitico al periodo romano, passando per le varie fasi della storia minoica ed ellenistica. I pezzi corrispondono soprattutto a contenitori ceramici, sigilli, impronte di sigillo, monete e tavolette in “lineare A” e “lineare B”, ma ci sono anche statue e mosaici greco-romani. La musealizzazione lascia un po’ a desiderare; spesso mancano cartelli descrittivi e gli oggetti sono ammassati in gran numero dietro le vetrine, ma una nuova sede è in fase di realizzazione. ???????????????????????????????Le antichità egizie si limitano a una decina di scarabei, tra cui ne spicca uno (vedi immagine a sinistra) in faience blu-verde annerita dal fuoco che presenta il cartiglio di Amenofi III (1403-1364). Grazie allo stampo su gesso, si legge il preanomen Neb-Maat-Ra (“Ra è signore di giustizia”) completato dalla formula Mery-Ra, “Amato da Ra”. Invece, gli altri scarabei, come qualche altro amuleto, sono solo sigilli minoici egittizzanti, cioè copie locali in pietra.   799px-Archäologisches_Museum_Iraklio_02Di spessore completamente diverso è il Museo Archeologico di Heraklion, sede della più vasta e importante collezione minoica del mondo. Nell’edificio modernista dell’architetto Patroklos Karantias (1937-40), sono esposti tutti i capolavori della storia cretese, come il “Disco di Festos”, le figurine delle cosiddette “Dee dei Serpenti” e gli affreschi del Palazzo di Cnosso (compresa la taurocatapsia all’inizio dell’articolo). ??????????????????????????????? In quasi tutte le venti stanze, ho scovato qualche oggetto familiare. Particolarmente apprezzati erano gli scarabei in pietra dura e i vasi in alabastro o diorite che erano offerti nelle tombe ai defunti o nei santuari agli dèi. Esempio illustre è l’anfora in alabastro (vedi foto a sinistra), trovata nella necropoli presso il palazzo di Katsambas (Periodo Palaziale Finale, 1450-1300), con il doppio cartiglio di Thutmosi III: Men-Kheper-Ra e Djehuty-Mes. Statuette di divinità egizie, invece, soprattutto di Bes e Osiride, realizzate in avorio, ceramica o bronzo, vennero importate fino al II sec. a.C. Ma sono tante anche le produzioni, sia locali che levantine, che imitano il gusto egiziano, come un curioso sistro in terracotta (foto in basso). http://odysseus.culture.gr/h/1/eh151.jsp?obj_id=3327 ??????????????????????????????? CAM00169

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Valle dei Re, Scoperta cachette reale con 60 mummie della XVIII dinastia

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Scoperta straordinaria degli archeologi dell’Università di Basilea che scavano nella Valle dei Re! In una tomba rupestre è stata individuata una cachette con circa 60 mummie appartenenti all’ambiente reale della XVIII dinastia (1543-1292 a.C.). I corpi, alcuni dei quali ben conservati, comprendono anche mummie di bambini accompagnati da sarcofagi lignei, maschere funerarie in cartonnage e numerosi oggetti di corredo. Da uno studio preliminare sulle iscrizioni in ieratico sulle ceramiche, sarebbero emersi i nomi e i titoli di circa 30 defunti, probabilmente le principesse della corte di Thutmosi IV e Amenofi III.

A breve, nuovi dettagli, immagini e una conferma sui nomi.

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Ossirinco, scoperte due tombe della XXVI dinastia

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Source: Luxor Times

Gli archeologi spagnoli diretti da Josep Padró (Universidad Autónoma de Barcelona) hanno scoperto a el-Behnasa due tombe risalenti alla XXVI dinastia (664-525 a.C.). Il sito di Medio Egitto corrisponde all’antica città di Per-Medjed, poi diventata Ossirinco dopo la conquista di Alessandro Magno. La prima tomba appartiene a uno scriba la cui mummia è ancora in buone condizione. L’identificazione è stata possibile grazie a un piccolo contenitore d’inchiostro e a due pennini di bambù. Nella sepoltura sono stati trovati anche un coperchio di vaso canopo e una gran quantità di pesci, alcuni dei quali mummificati (bisogna ricordare che la città di Ossirinco prende il nome dal pesce che, secondo il mito, ingoiò il pene di Osiride). Nella seconda tomba era inumato un sacerdote, capo di una famiglia in cui molti membri erano officianti nell’Osireion distante solo 2 km. Qui c’erano sarcofagi in calcare, vasi canopi in alabastro e alcune statuine in bronzo di Osiride.

Per altre foto: http://luxortimesmagazine.blogspot.it/2014/04/two-26th-dynasty-tombs-were-discovered.html

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Solo una multa per l’ex fonico BBC contrabbandiere

neil-kingsburyv1Dopo un processo di 9 mesi, Neil Kingsbury se l’è cavata con una semplice multa di 500 sterline (più 50 di tassa del tribunale). L’ex fonico della BBC aveva provato a vendere, tramite due aste, sei reperti acquistati illegalmente in Egitto (qui i particolari della vicenda). La condanna del 14 aprile è risultata così leggera grazie alla sua confessione di aver preso le antichità da un commerciante di Luxor; particolare che gli ha evitato il carcere.

 

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Djed Medu su facebook

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Da oggi Djed Medu è disponibile anche su facebook. Per essere sempre aggiornati sull’uscita degli articoli:

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Grand Egyptian Museum, chiesti altri 400 milioni di dollari al Giappone

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Source: blooloop.com

Ormai, la costruzione del Grand Egyptian Museum può essere paragonata alla realizzazione delle vicine piramidi di IV dinastia. Il progetto, che porterà al più grande museo archeologico del mondo, risale al 2002 e la data di fine lavori che era stata programmata per il 2015 è stata spostata di nuovo, questa volta al primo trimestre del 2016. Sempre che arrivino 400 milioni di dollari… Infatti, il Ministero delle Antichità ha chiesto un altro prestito al Giappone per riuscire a chiudere il cantiere. La Japan International Cooperation Agency aveva già erogato la stessa somma nel 2006 con un tasso d’interesse al 1,5% per 30 anni. La richiesta è stata fatta martedì durante una conferenza stampa presso l’Ambasciata Giapponese al Cairo.

Il GEM sorgerà su un terreno di 470 mila m² a 2 km dalla Piana di Giza. L’edificio stesso, di 170.000 m², sarà allineato con le piramidi di Cheope e Micerino. L’area espositiva accoglierà 100.000 reperti e si stima che, condizioni ambientali permettendo, sarà visitata dai 4 agli 8 milioni di turisti l’anno. Gli oggetti saranno divisi in categorie storiche: Preistoria, Antico Regno, Medio Regno, Nuovo Regno, Periodo Tardo e Greco-Romano. In una grande sala all’ingresso, si potranno ammirare le statue dalle dimensioni maggiori, mentre una galleria sarà dedicata all’attrazione principale, l’intero corredo funerario di Tutankhamon. Il progetto di creare un museo così all’avanguardia, però, è stato forse troppo ambizioso per un paese ancora non pronto e, per di più, funestato da anni d’instabilità politica e di scontri che sfiorano la guerra civile.

Il sito ufficiale: http://gem.gov.eg/index.htm

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Luxor, scoperti sarcofago “rishi” di XVII din. e blocchi mancanti di uno dei Colossi di Memnone

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Source: CSIC

Resti qualche giorno senza connessione e ti ritrovi all’improvviso con due scoperte sensazionali fatte a Luxor: un sarcofago “rishi” intatto di XVII din. (vedi foto in alto) e blocchi appartenenti a un Colosso di Memnone!

La prima notizia è merito del team spagnolo del “Proyecto Djehuty” che bene ci aveva abituato anche l’anno scorso. A Dra Abu el-Naga, José Manuel Galán e i suoi colleghi hanno individuato una camera funeraria scavata 4 m nella roccia che custodiva un sarcofago “rishi” (in arabo: piumato) risalente al 1.600 a.C. circa. L’ingresso alla tomba ancora sigillato con mattoni ha permesso al sarcofago di mantenere inalterati i vivaci colori della decorazione tipica del II Periodo Intermedio. L’iscrizione sul coperchio rivela il nome del defunto, Neb, la cui mummia, ancora all’interno della bara, sembra in buone condizioni. In realtà, molto più probabilmente, neb dovrebbe essere parte di un titolo onorifico significando “signore”. Questa scoperta conferma che Dra Abu el-Naga fosse la necropoli scelta dai sovrani della XVII din. e dai loro funzionari più importanti.

Per scaricare la nota ufficiale, altre foto e un video: Consejo Superior de Investigaciones Científicas

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Source: Ahram Online

Ieri, invece, il ministro Ibrahim ha annunciato il ritrovamento di blocchi in quarzite del Colosso nord di Memnone. I Colossi sono le due statue di 18 m che rappresentano Amenofi III (1387-1348) e che si trovavano all’ingresso del suo “Tempio di Milioni di Anni” a  Kom el-Hitan. Il sito è scavato dalla missione egiziano-europea diretta dalla dott.ssa Horig Sourouzian che ha individuato parte del braccio destro (vedi foto) e della corona reale, più altri frammenti della base.

I pezzi, perduti a causa del terremoto che distrusse completamente il tempio nel 27 a.C., verranno ricollocati al loro posto nell’ambito del “Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”.

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Scoperta mastaba con mummia a Dakahliya (Delta N)

 

Una missione archeologica egiziana ha scoperto casualmente una mastaba di Periodo Tardo a Tell Tabla, sito nel governatorato di Dakahliya (NE del Cairo). La tomba è costruita con mattoni crudi e presenta più di un pozzo funerario, in uno dei quali è stato ritrovato un sarcofago antropoide in calcare (177 x 70 cm) con relativa mummia ben conservata. I testi sul coperchio indicano il nome della defunta: Werty. Il corredo comprende anche una cospicua collezione di ushabti, ben 180, in legno o calcare.

Si aspettano approfondimenti e foto perché, per il momento, il Ministero delle Antichità ha diffuso solo queste informazioni.

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Presentati i risultati sugli scavi della Piramide di Edfu

Al recente simposio di egittologia organizzato a Toronto dalla Society for the Study of Egyptian Antiquities, Gregory Marouard ha presentato i risultato delle ultime campagne del Tell Edfu Project (Oriental Institute of Chicago). L’attenzione si è focalizzata, in particolare, sulla piccola piramide scavata fin dal 2010.

La struttura fa parte del gruppo delle cosiddette sette “piramidi provinciali”, monumenti privi di stanze interne fatti costruire da Huni (III din., 2635-2610  a.C.) o Snefru (IV din., 2610-2590) in Medio e Alto Egitto: Seila, Zawiet al-Meitin, Sinki, Naqada, al-Kula, Edfu ed Elefantina. Almeno sei su sette hanno dimensioni simili, quindi sembra che le piramidi siano state realizzate con un progetto unico atto a confermare il potere del sovrano nelle province meridionali. 

La costruzione di Edfu era alta, in origine, 17 metri, anche se ora ne raggiunge a mala pena 5 a causa del saccheggio dei blocchi e dell’erosione degli agenti atmosferici. Infatti, gli archeologi diretti da Marouard non pensavano nemmeno che fosse una piramide quando hanno cominciato a liberarla dalla sabbia e dai rifiuti moderni (la zona è pericolosamente vicina a un cimitero contemporaneo). I locali pensavano che corrispondesse addirittura alla tomba di un santo islamico. La tipologia era “a gradoni”, come la piramide di Djoser a Saqqara, e il materiale veniva prelevato da una cava di arenaria lontana solo 800 m a nord. Il carattere cultuale dell’area, invece, è stato confermato dalla presenza sul lato est di un impianto con tracce di offerte di cibo.

Il culto del faraone, però, sembra essere stato abbandonato già una cinquantina di anni dopo, quando Cheope (2590-2563), sicuro della situazione dell’Egitto del sud, concentrò tutte le risorse sulla Grande Piramide di Giza. La struttura perse il suo ruolo originario e, ai suoi piedi, cominciarono ad essere sepolti neonati e bambini accompagnati da iscrizioni geroglifiche incise sulle facciate dei blocchi esterni.

http://oi.uchicago.edu/research/projects/edfu/

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