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“L’Egitto di Provincia”: il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Archeologico di Capo Colonna

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Source: mycalabria.it

Come avevo anticipato, questo sarebbe stato un articolo fuori dai normali schemi della rubrica “L’Egitto di Provincia” perché scritto dopo aver già parlato di persona a Crotone della piccola collezione di oggetti egizi ed egittizzanti conservati presso i musei della città. Così, qui di seguito, riporterò un breve riassunto degli argomenti trattati durante l’incontro L’Egitto a Crotone, organizzato lo scorso 18 giugno grazie alla dott.ssa Margherita Corrado, archeologa e referente locale del FAI.

DSCN2598.JPGIl Museo Archeologico Nazionale di Crotone espone reperti che illustrano la millenaria storia della città con maggiore attenzione, ovviamente, verso il periodo magno-greco. Il museo è stato fondato nel 1968, dopo che le vecchie collezioni del Museo Civico erano passate allo Stato. Tra gli oggetti del nucleo originario, ci sono anche due ushabti in faience di Epoca Tarda (foto a sinistra) che appartenevano al marchese Eugenio Filippo Albani, sindaco di Crotone e collezionista di antichità grazie al quale venne istituito il Civico nel 1910. Proprio perché acquistate nel mercato antiquario, le statuette non sono accompagnate da dati sul contesto di ritrovamento.

Diverso discorso va fatto per tutti quei pezzi scoperti in scavi nell’area del crotonese e riferibili al Periodo orientalizzante (VIII-VI sec. a.C.) o all’epoca romana. La maggior parte proviene dal Tempio di Hera Lacinia a Capo Colonna, uno dei più importanti santuari della Magna Grecia dall’età arcaica fino a quella ellenistica. In particolare, nel cosiddetto Edificio B, sono stati ritrovati diversi scarabei e una statuina di ariete utilizzati come ex voto alla dea. Tra questi, il più interessante è senza dubbio uno scarabeo in faience (vedi sotto) che presenta un crittogramma acrofonico, cioè un vero e proprio rebus che ‘nasconde’ il nome di Amon. Altre offerte egizie o egittizzanti individuate nel tempio, anche per epoche successive, sono conservate nel nuovo Museo Archeologico di Capo Colonna vicino all’area archeologica: è il caso di una statuina in faience di leone, uno scarabeo e un piede di braciere che rappresenta Bes-Sileno.

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Dal Tempio di Apollo Aleo a Cirò Marina, invece, proviene una testa di una statua marmorea che potrebbe appartenere ad Arpocrate, Horus bambino, una delle divinità egizie più apprezzate dal mondo romano. Tuttavia, la frammentarietà del pezzo e le somiglianze con Eros ne rendono meno sicura l’identificazione. Ma il reperto più importante della raccolta è la Stele di Horus sui coccodrilli (immagine in basso), trovata casualmente in un cantiere nei pressi dell’ospedale civile e finita, attraverso il mercato nero, al Museo Egizio di Milano. Solo grazie al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la stele è tornata a ‘casa sua’ nel 2012 e da sabato, proprio in occasione della conferenza, è esposta nel Museo Nazionale. Si tratta di un piccolo amuleto in basalto, databile tra la fine della XXX dinastia e l’inizio del periodo tolemaico (seconda metà del IV sec.), completamente ricoperto di figure tutelari e di testi magici che servivano a proteggersi dagli animali velenosi che, come si vede in primo piano, Horus stringe tra le mani.

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Sist L., Una stele di “Horo sui coccodrilli”, in OA 22 (1983), p. 252

Per le foto degli altri oggetti: https://www.facebook.com/DjedMedu/photos/?tab=album&album_id=1045097255537795

Il servizio del TGR Calabria che parla della conferenza (min. 16:38): http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-065b22d3-428f-4df1-96b7-6e6c742f314c.html#p=

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Uno strano amuleto egittizzante scoperto a Cipro

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Source: livescience.com

La notizia non è recentissima perché la scoperta risale al 2011 e la pubblicazione (“Studies in Ancient Art and Civilization” n°17) al 2013, ma l’ho letta solo pochi giorni fa e mi è sembrata interessante. Gli archeologi polacchi diretti da Ewdoksia Papuci-Wladyka (Uniwersytet Jagielloński, Cracovia) hanno trovato nell’acropoli di Nea Paphos, Cipro sudoccidentale, un amuleto con elementi egittizzanti di 1500 anni fa. Si tratta di un ovale in siltite (39 x 41 x 4 mm) inciso su entrambi i lati. Su una faccia, si legge una formula palindroma in greco che dice:

ΙΑΕW  ΒΑΦΡΕΝΕΜ  ΟΥΝΟΘΙΛΑΡΙ  ΚΝΙΦΙΑΕΥΕ  ΑΙΦΙΝΚΙΡΑΛ  ΙΘΟΝΥΟΜΕ  ΝΕΡΦΑΒW  ΕΑΙ

“Yahweh è il portatore del nome segreto, il leone di Ra sicuro nel suo tempio”

Sull’altra, invece, troviamo una strana rappresentazione schematica di temi egiziani con Osiride mummificato sopra una barca, Arpocrate, il dio bambino riconoscibile dal dito portato alla bocca, seduto in trono, un altro personaggio indicato dall’autore dello studio come cinocefalo e figure animali (coccodrillo, gallo e serpente) e astronomiche (luna e stella). Durante il V-VI secolo, nell’Impero Romano d’Oriente, il Cristianesimo era già la religione ufficiale, ma le tradizioni pagane erano ancora radicate nei culti domestici creando la commistione di fedi che è evidente dall’amuleto che aveva un valore apotropaico. Chi ha realizzato l’oggetto, però, non doveva conoscere a pieno i temi egiziani, tanto da rielaborarli in modo errato. Infatti, oltre ad aver commesso un paio di sviste nel testo, ha posto Arpocrate su un trono, quando di solito è rappresentato su un fiore di loto, e ha decorato il suo corpo, come del resto quello del “cinocefalo”, con le stesse bende che avvolgono il cadavere di Osiride.

Per maggiori informazioni sulla missione: http://www.paphos-agora.archeo.uj.edu.pl/

 

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