Articoli con tag: Assuan

Assuan, scavata chiesa copta su forte romano su tempio tolemaico

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Un tempio tolemaico, una fortezza di epoca romana e una chiesa copta, tutti in uno. Scusate il titolo da filastrocca, ma stiamo parlando di una stratificazione storica secolare, indagata dalla missione egiziana che scava nei pressi di Assuan, per la precisione vicino il villaggio di Gebel Shisha. Il forte romano infatti ingloba elementi architettonici di un tempio più antico e blocchi di arenaria iscritti con i cartigli di diversi Tolomei; a sua volta, però, l’edificio fu riutilizzato per la costruzione di una chiesa con annesso monastero.

In realtà il sito era stato già individuato negli anni ’20 del secolo scorso dall’egittologo tedesco Hermann Junker, ma riprendendo lo scavo a distanza di 100 anni, gli archeologi egiziani hanno trovato 5 ulteriori stanze della chiesa e forni per la cottura della ceramica.

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Iscrizione di 5000 anni attesterebbe il dominio del Re Scorpione

© Ludwig Morenz

A Wadi el-Malik, nei pressi di Assuan, è stata scoperta un’iscrizione di 5000 anni che, nonostante la sua estrema brevità, avrebbe un’importanza straordinaria. Solo quattro segni in proto-geroglifico che attesterebbero il dominio di Re Scorpione (II) fino ai remoti confini meridionali dell’Egitto.

Il ritrovamento dell’iscrizione, insieme a ceramica coeva, risale a oltre due anni fa, ma ora i risultati dello studio sono stati pubblicati da Ludwig Morenz (Università di Bonn) per il primo numero della nuova rivista “KATARAKT. Aswan Archaeological Working Papers“.

Il testo inciso su una roccia, traducibile con “Dominio dell’Horus Re Scorpione“, è accompagnato da un segno circolare, determinativo che identifica nomi di luoghi, e quindi corrisponderebbe al più antico toponimo conosciuto a esclusione di quelli che si trovano su etichette e sigilli per merci (come quelli della tomba U-j di Umm el-Qa’ab, dove fu sepolto l’omonimo sovrano predinastico, Scorpione I) . Il regno di Scorpione II, infatti, è attestato intorno al 3070 a.C., in una primordiale fase di formazione dello Stato egiziano e per questo, secondo Morenz, l’iscrizione sarebbe la prima fonte scritta attestante un effettivo controllo politico di una zona così periferica.

Tuttavia, tutti i condizionali usati sono d’obbligo perché l’argomento è molto dibattuto. Al di là della lettura dubbia dell’iscrizione, come segnala Paolo Medici (dottore di ricerca in Egittologia presso la Freie Universität Berlin ed esperto di Predinastico), molti studiosi non sono nemmeno d’accordo con il considerare Scorpione II un faraone a sé, identificandolo con Narmer o addirittura negando che sia veramente esistito.

https://www.uni-bonn.de/news/297-2020

 © Drawing David Sabel
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Un trattamento ginecologico di quasi 4000 anni

Ph. Patricia Mora Riudavets

Ultimamente la missione spagnola a Qubbet el-Hawa, Necropoli dei Nobili ad Assuan Ovest, sta facendo parlare di sé con scoperte curiose e inusuali. Dopo il deposito con 11 mummie di coccodrillo, è il turno di quello che potrebbe essere un vero e proprio primato della medicina: il più antico caso di trattamento ginecologico individuato in un contesto archeologico.

La scoperta della “paziente”, in realtà, risale al 2016 (ne ho parlato qui), quando il team di Alejandro Jiménez Serrano (Universidad de Jaén) trovò il sarcofago di Sat-tjeni, prominente nobildonna vissuta nella seconda metà della XII dinastia e già nota da fonti epigrafiche. Sat-tjeni V, infatti, era la sposa del governatore di Elefantina Heqaib II e madre di altri due nomarchi sotto il regno di Amenemhat III (1853-1809 a.C.), Heqaib III e Ameny-Seneb, nelle cui tombe è presente il nome della donna.

All’interno della bella cassa parallelepipeda dipinta in legno di cedro del Libano, il corpo della donna, morta intorno ai 30 anni, era in stato scheletrico con qualche traccia di bende e della maschera funeraria in cartonnage. I suoi resti sono stati studiati da antropologi dell’Università di Granada che hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sull’ultimo numero di Zeitschrift für Ägyptische Sprache und Altertumskunde.

Tra i dati più interessanti c’è una lesione traumatica al bacino che provocava forti dolori a Sattjeni, oltre ad averne pregiudicato la possibilità di avere figli. Più che come rimedio definitivo alla frattura, sarebbe un palliativo la ciotola trovata tra le sue gambe (foto a sinistra). Il contenitore di ceramica, infatti, presenta evidenti segni di bruciature compatibili con le fumigature che avrebbero mitigato la sofferenza della donna anche nell’aldilà.

Secondo i ricercatori spagnoli, sarebbe quindi la prima traccia archeologica di una pratica già conosciuta su papiri medici in cui si consiglia l’uso del fumo per favorire la fertilità e risolvere problemi ginecologici. Nel coevo Papiro di Kahun, ad esempio, si prescrive di esporre la “parte in questione” al fumo della carne arrostita o di un mix di incenso, grasso, birra dolce e datteri (pubblicato in Griffith F. Ll., The Petrie Papyri: hieratic papyri from Kahun and Gurob ; principally of the Middle Kingdom I: Text, London 1897, pp. 6 e 9). Il papiro, scoperto a Kahun da Petrie nel 1889, contiene una serie di rimedi risalenti al 1800 a.C. circa per problemi femminili e riguardanti fertilità, maternità e contraccezione.

http://www.ujaen.es/investiga/qubbetelhawa/index.php

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Un sarcofago dipinto con leopardo e pinoli importati in una tomba di Assuan

Progetto senza titolo

Source: Università Statale di Milano

Nuovi rari ritrovamenti in una tomba sulla riva ovest di Assuan per la missione italo-egiziana (EIMAWA – Egyptian-Italian Mission at West Aswan) diretta dalla prof.ssa Patrizia Piacentini (Università Statale di Milano) e da Abdel Monaem Said (Ministero del Turismo e delle Antichità). La sepoltura, nominata AGH026, era stata scoperta con circa 35 mummie durante la prima campagna di scavo nel 2018 e fa parte della vasta necropoli che si estende attorno al mausoleo islamico di Aga Khan.

Continuando la ricerca, lo scorso anno è emerso un frammento di decorazione di un sarcofago ligneo risalente al II sec. a.C. Infatti, sebbene la tomba sia stata realizzata in Epoca Tarda (VI sec. a.C.) per il “capo carovaniere” Tjt, presenta palesi tracce di riutilizzo fino al periodo greco-romano. ll fragile pezzo di stucco, dai colori ancora vividi, ritrae il muso di un leopardo che si trovava in corrispondenza della testa del defunto, probabilmente come simbolo di forza e rigenerazione.

In un’altra stanza dell’ipogeo è stata ritrovata una ciotola contenente una ricca offerta per l’aldilà: pinoli (foto in basso). Questo prodotto era un bene di lusso perché d’importazione e quindi indica una certa agiatezza della famiglia del morto.

http://lastatalenews.unimi.it/leopardo-pinoli-assuan-lantico-egitto-stupisce-ancora

ciotola

Source: Università Statale di Milano

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Individuate nei pressi di Assuan incisioni rupestri predinastiche (forse reali)

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Source: MoA

Nello Wadi Abu Subeira, vallata nel deserto orientale a 10 km nord da Assuan, un team di archeologi egiziani ha individuato una serie di graffiti che vanno dall’inizio alla fine del Predinastico (IV millennio a.C.). Il sito è già noto da circa un decennio per incisioni rupestri anche più antiche (fino a 15-20.000 anni fa), ma questa volta, almeno secondo il segretario generale dello SCA Mostafa Waziry, saremmo di fronte alle prime iscrizioni reali della zona.

Infatti, oltre ai consueti animali che vivevano nell’area all’epoca – antilopi, giraffe, elefanti, coccodrilli -, ci sarebbero anche una rappresentazione di un centro ‘urbano’ con scene di allevamento di bestiame e alberi piantati, decorazioni floreali e simboli da ricondurre alla regalità, come il falco Horus e il serekh, o “facciata di palazzo” (foto in alto), che era la cornice in cui era inserito il nome del sovrano. Inoltre, aggiunge Abdel Moneim Said (direttore generale delle Antichità di Assuan e della Nubia), alcuni petroglifi apparterrebbero ai primi faraoni come Scorpione e Narmer. Se fosse confermata questa interpretazione, bisognerebbe registrare un precoce controllo stabile dell’estremo sud dell’Egitto.

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Assuan, missione milanese scopre tomba con 35 mummie

Source: MoA

Sulla riva ovest di Assuan, la missione italo-egiziana diretta dalla prof.ssa Patrizia Piacentini (Università degli Studi di Milano) e da Abdel Monaem Said (Ministero delle Antichità) ha scoperto una tomba con circa 35 mummie.

Il team dell’ateneo meneghino era stato chiamato in Egitto nel luglio 2018 per mappare le circa 300 sepolture rupestri nell’area del mausoleo islamico dell’Aga Khan, ma già al primo giorno di missione lo scorso gennaio è stata individua la scalinata d’ingresso di una nuova tomba, seppur depredata in antichità.

La struttura era stata realizzata in origine per Tjt, “Capo carovaniere” di Epoca Tarda (VI secolo a.C.), ma probabilmente riutilizzata fino al periodo greco-romano.

La prima grande camera funeraria conteneva circa 30 mummie in buono stato di conservazione, tra cui alcune di bambini disposte in una nicchia laterale. Con loro sono stati ritrovati vasi contenenti bitume per l’imbalsamazione, anfore, frammenti di cartonnage dipinto o ancora bianco, una lucerna, una statuetta lignea dell’uccello-ba e porzioni del sarcofago le cui iscrizioni hanno fornito nome e titoli del proprietario della tomba e dei suoi familiari. Appoggiata a una parete c’era ancora una barella in legno di palma e strisce di lino usata per portare i corpi dei defunti.

In una seconda sala laterale si trovavano altre quattro mummie di cui due sovrapposte e adagiate in una fossa scavata direttamente nella roccia: si tratta di una donna alta 1,50 m e di un bambino – probabilmente suo figlio – ancora coperte da cartonnage dipinto e da una maschera funeraria di papiro. Maggiori informazioni sull’identità degli individui arriverà con gli esami antropologici la prossima missione. Qui il corredo comprendeva vasi contenenti il cibo per l’aldilà.

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Qubbet el-Hawa, scoperte 6 tombe di Antico Regno

Source: MoA
Source: MoA

Due anni fa, a chiusura della prima stagione del Qubbet el-Hawa Research Project (University of Birmingham in collaborazione con l’Egypt Exploration Society), era stato individuato un muro in pietra (foto in basso) che faceva presagire la presenza di tombe. E in effetti era così.

Oggi Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha annunciato la scoperta di 6 tombe rupestri risalenti all’Antico Regno nella necropoli di Qubbet el-Hawa, sulla riva occidentale di Assuan. Ad effettuare il ritrovamento il team di Martin Bommas (da poco alla Macquarie University a Sydney) che, tuttavia, si è accorto da subito che le sepolture erano state depredate già in antichità. I muri in mattoni crudi che sigillavano le entrate, infatti, erano stati in parte abbattuti dai tombaroli e all’interno, oltre a diversi vasi, sono stati ritrovati solo un frammento di maschera funeraria e un amuleto in bronzo del dio Khnum. Lo studio della ceramica ha permesso di capire che le tombe sono state riutilizzate fino all’Epoca Tarda.

https://www.ees.ac.uk/qhrp?fbclid=IwAR2GtFFZtz5wjmNRnnU1_zqKUxNmdu_LRMpXi_pzi_Vaikrp_cwfxW9D6T4

Source: MoA
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Assuan, scoperte tombe di Epoca Tarda con sarcofagi e mummie

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Source: MoA

Sulla riva occidentale di Assuan, nei pressi del mausoleo islamico di Aga Khan, gli archeologici egiziani hanno individuato tre tombe rupestri di Epoca Tarda (672-332 a.C.).

Le sepolture sono state sicuramente riutilizzate più volte, come dimostra la presenza di mummie accatastate senza ordine. Tuttavia, nell’ipogeo principale, composto da una camera rettangolare di 3 x 5 metri, si trovava un sarcofago antropoide in arenaria ancora chiuso che conteneva una mummia in buono stato di conservazione (foto a sinistra). Nella tomba sono stati scoperti anche i resti di un sarcofago in terracotta, oltre ad amuleti in faience (occhi udjat, uno scarabeo alato e i quattro Figli di Horus), una testa di statua in arenaria e una statuetta in legno di falco. Sulle pareti, invece, decorazioni pittoriche con divinità come Hathor, Iside e Anubi e iscrizioni geroglifiche ancora non diffuse dal Ministero delle Antichità (foto in basso).

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3 scoperte nella provincia di Assuan

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Source: MoA

Stamattina Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha annunciato non una, non due, ma ben tre scoperte effettuate nella provincia di Assuan.

La prima riguarda il Gebel el Silsila Project, diretto da Maria NilssonJohn Ward (Lund University, Svezia), nell’ambito del quale, come all’inizio di quest’anno, sono state ritrovate quattro tombe rupestri di XVIII dinastia (1543-1292 a.C.). Questa volta, ad essere inumati nelle antiche cave di arenaria situate tra Edfu e Kom Ombo, sono dei bambini di 2/3, 6/9, 5/8 e 5/8 anni. I loro corpi mummificati giacevano con resti dei sarcofagi lignei e alcuni oggetti del corredo come amuleti e vasi di ceramica (foto a sinistra).

https://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

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Source: MoA

Circa 15 km a sud, a Kom Ombo, la missione egiziano-austriaca diretta da Irene Forstner-Müller ha individuato un cimitero risalente al I Periodo Intermedio (2192 – 2055 a.C.), epoca in cui le aree periferiche dell’Egitto acquisirono sempre più potere portando alla frammentazione dell’unità nazionale e alla creazione di ‘dinastie’ locali. Qui i defunti erano sepolti con vasi ceramici in tombe costruite in mattoni crudi (immagine a destra). Tuttavia, sembrerebbe che la necropoli copra resti più antichi, in particolare un insediamento di Antico Regno perché è stata scoperta una porzione del cartiglio con il praenomen di Sahura, faraone di V dinastia (2500-2490): sAH w [ra] (foto in basso).

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Source: MoA

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.https://www.oeaw.ac.at/oeai/forschung/siedlungsarchaeologie-und-urbanistik/kom-ombo-stadt-und-hinterland/

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Source: MoA

Infine, proprio ad Assuan, la missione svizzera diretta da Wolfgang Müller ha scoperto una statua frammentaria di epoca greco-romana. La scultura, realizzata in calcare (14 x 9 cm), manca della testa e dei piedi, ma, grazie alla resa degli abiti, può essere interpretata come la rappresentazione della dea della caccia Artemide, in Egitto assimilata con Bastet o Iside.

http://swissinst.ch/html/forschung_neu.html

 

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TAC alle mummie di Qubbet el-Hawa mostra i più antichi casi di tumore al mondo

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Source: almasryalyoum.com

Più di una volta mi sono trovato a parlare della missione del Proyecto Qubbet el-Hawa e delle relative scoperte effettuate dal team di Alejandro Jiménez Serrano (Universidad de Jaén) nella necropoli dei nomarchi di Elefantina. Questa volta, però, dal polveroso cantiere archeologico si è passati all’ambiente asettico (più o meno, viste le tante persone presenti nella foto) dell’ospedale universitario di Assuan. Quattro delle mummie ritrovate nelle precedenti stagioni sono state sottoposte a TAC fornendo a medici ed egittologi conferme e interessanti novità. Infatti, le analisi hanno permesso, in modo assolutamente non invasivo, di conoscere maggiori dettagli sullo stato di salute dei “pazienti” e sulle tecniche d’imbalsamazione nelle diverse epoche.

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Source: abc.es

Le mummie più recenti e meglio conservate risalgono al Periodo Tardo, più precisamente alla fine del VI sec. a.C. Entrambi gli individui sarebbero morti di un’infezione acuta, forse di tipo gastrointestinale, per la mancanza di segni di traumi su ossa e tessuti molli. Di Hor-Udja è stata definita l’età (9 anni) grazie alla visione della dentatura attraverso il meraviglioso sudario intarsiato di perline in faience. Dedusatet, invece, era una donna negroide (siamo al confine con la Nubia) di 25 anni, mingherlina, con carenze nutrizionali, forte usura dei denti (ma questa è una costante dovuta alla dieta) e diverse patologie.

Dalle due mummie più antiche, in realtà solo scheletri, sono arrivati i dati più interessanti. Le ossa di una donna denotano evidenti segni di un tumore al seno, il più antico mai “diagnosticato”. Questo conferma l’ipotesi effettuata già due anni fa dall’antropologo dell’Universidad de Granada Miguel Botella, anche se la datazione è stata spostata all’inizio del Medio Regno (1950 a.C. circa). Sempre allo stesso periodo risalirebbe il più antico caso di mieloma multiplo che, colpendo il midollo, ha devastato le ossa di un uomo morto intorno ai 48 anni.

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