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Bufale eGGizie*: i geroglifici egizi di Gosford, Australia

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Source: abc.net.au

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

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Source: karionghieroglyphs.blogspot.it

Questa volta mi vergogno un po’ a scrivere l’articolo perché basterebbe guardare l’immagine (Anubi che assomiglia a Wile Coyote!?) per capire che siamo di fronte all’ennesima bufala; ma, viste le tante persone che credono ancora a questa storia, mi tocca: geroglifici scoperti in Australia attesterebbero l’arrivo degli antichi Egizi sull’isola già 5000 anni fa! La notizia, seppur rimbalzata negli ultimi anni su diversi siti, risale al 1983 quando un giornale locale (immagine a sinistra) riportò la testimonianza di Alan Dash, un appassionato di storia antica, che affermava di aver visto nel 1975 geroglifici egizi a Gosford, nei pressi di Kariong, 60 km a nord di Sidney. L’area, nel cuore del Brisbane Water National Park, era nota per petroglifi aborigeni di 200/250 anni o anche più antichi, ma, tra le rappresentazioni di cacciatori, canguri e altri animali, spuntarono circa 300 segni ‘egizi’ incisi su due pareti parallele di arenaria. Già all’epoca, la cosa creò molto clamore tanto da costringere i ranger del National Parks and Wildlife Service a indagare: la situazione, infatti, metteva a repentaglio l’integrità della riserva naturale e del vero sito archeologico. Furono arrestati diversi tombaroli in cerca di tesori nella ormai ribattezzata “Kariong Egyptoid” ed emulatori, come un anziano cittadino jugoslavo sorpreso nel 1984 mentre era intento ad armeggiare sulla pietra con uno scalpello.

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Foto scattata nel 1983 dal NPWS

Fu subito evidente il fake. David Lambert, studioso di arte rupestre inviato dal NPWS, osservando i bordi netti delle incisioni e la mancanza di muschi e licheni, parlò di una realizzazione non più vecchia di 12 mesi. Fu perfino interpellato un egittologo, il prof. Naguib Kanawati della Macquarie Univesity di Sidney – come, più recentemente, il collega Boyo Ockinga -, che ovviamente rilevò solo simboli sparsi senza senso, a eccezione di un paio di nomi di faraoni, Cheope e Snefru, inscritti in cartigli quadrati (foto a sinistra). Che poi, a voler fare i pignoli, il verso delle titolature non coincide con quello dei nomi e, inoltre, il nomen “figlio di Ra” (sul cartiglio di destra) non era ancora in uso.

Si tratta, quindi, di un insieme di segni, alcuni dei quali anche inventati, posizionati senza nemmeno rispettarne la scala di grandezza. L’origine dovrebbe attestarsi alla prima metà degli anni ’70, ma alcuni geroglifici furono aggiunti successivamente. Tuttavia, non si conosce l’autore/gli autori: si è parlato di disegni fatti da reduci della I guerra mondiale, di uno scherzo di una radio locale o di studenti in gita, ma è probabile che sia stato proprio l’anziano, con problemi mentali, fermato nel 1984. Purtroppo, sul web continuano a circolare false traduzioni di presunti esperti, come un certo Ray Johnson confuso con Raymond W. Johnson, lui sì vero egittologo – direttore dell’Epigraphic Survey dell’Oriental Institute di Chicago – che, per questa omonimia, è stato costretto a smentire il suo coinvolgimento nella vicenda.

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Australia, Inghilterra e USA restituiscono all’Egitto reperti rubati

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Source: abc.net.au

In una cerimonia ufficiale a Canberra, il ministro australiano delle Arti, George Brandis, ha consegnato all’ambasciatore egiziano Hassan El-Laithy una serie di reperti illegalmente esportati dall’Egitto. Gli oggetti, che vanno dal Nuovo Regno al periodo copto, erano stati sequestrati da case d’asta e abitazione private di Sidney grazie all’intervento, dopo segnalazione dell’Interpol, degli agenti del Federal Arts Department che poi hanno affidato l’autenticazione al Prof. Naguib Kanawati della Macquarie University. Torneranno in patria, così, alcuni pezzi di rilievo su calcare, una mano lignea appartenente a un sarcofago antropomorfe, una lucerna, una statuetta maschile, un ushabti, un frammento tessile copto e amuleti vari.

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Source: MSA

Intanto, a 17.000 km di distanza, l’ambasciatore egiziano a Londra ha preso in consegna un altro reperto rubato. Si tratta, in questo caso, di un frammento di un rilievo in cui è rappresentato Amon-Ra, appartenente al tempio di Thutmosi IV nel complesso di Karnak. Il proprietario ha spontaneamente deciso la restituzione dopo aver affermato che non era a conoscenza né dell’autenticità né della provenienza illegale del pezzo.

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Source: Luxor Times Magazine

Infine, segnalo anche la restituzione di 123 reperti sequestrati dalla dogana di New York, tra cui spiccano un sarcofago femminile di XXVI dinastia, quattro statuette lignee dell’uccello Ba, una collezione di statue del III Periodo Intermedio, alcuni modellini di barca funeraria di Medio Regno (vedi foto in alto), stele di Nuovo Regno e monete del periodo romano.

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Annullata vendita di 10 reperti egizi in asta australiana

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Source: MSA

Il Ministero delle Antichità, in cooperazione con l’ambasciata egiziana a Sidney, ha bloccato la vendita di 10 reperti che sarebbero stati messi all’asta in Australia la scorsa domenica. Qualche settimana prima, funzionari del Restored Artifacts Department, diretto da Ahmed Ali, si erano accorti della presenza di antichità egizie sul sito della casa d’asta e hanno cominciato a indagare sulla loro provenienza. Sulle prime, infatti, c’era qualche dubbio sull’autenticità dei lotti, ma ora, invece, sembrerebbe si tratti di pezzi, di diversi periodi, esportati illegalmente dall’Egitto. Così, dopo la richiesta ufficiale, la vendita è stata bloccata e i reperti sono stati sequestrati dalle autorità australiane, in attesa che tornino in patria.

 

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