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Deir el-Banat, scoperta mummia greco-romana

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Source: MoA

La missione del Centro per gli Studi Egittologici dell’Accademia Russa delle Scienze (CESRAS) ha scoperto un sarcofago con una mummia di età greco-romana. Il ritrovamento è stato effettuato a Deir el-Banat, necropoli situata in pieno deserto oltre il bordo sud-orientale del Fayyum. Nonostante la bara di legno sia piuttosto danneggiata (foto in basso), la mummia, avvolta in un sudario di lino, è fortunatamente in ottimo stato di conservazione e presenta ancora maschera con lamina d’oro per il volto e copertura in cartonnage dai colori vividi (foto in alto, con tanto di dito sull’obiettivo). Mancano iscrizioni, ma sul torso, sotto la parrucca, si vedono il collare usekh, la dea alata del cielo Nut e i 4 figli di Horus (Duamutef, Hapi, Qebehsenuef, Imsety). Le tombe di questo cimitero vanno dal periodo tolemaico a quello copto e sono state quasi tutte depredate, ma gli archeologi del CESRAS, diretti da Galina Belova, hanno individuato diverse sepolture intatte.

http://www.cesras.ru/deyatelnost/arheologiya/fajjum-dejr-al-banat

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Source: MoA

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Collezionista francese restituirà all’Egitto frammento di cartonnage

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Source: english.ahram.org.eg

Un cittadino francese ha assicurato che restituirà un frammento di sarcofago in cartonnage illegalmente esportato dall’Egitto dopo il 2011. Infatti, il pezzo di 19 cm, che presenta tre colonne di geroglifici con i titoli del defunto, era stato rubato dai magazzini della missione del Louvre a Saqqara. Il francese ha aggiunto che rinuncerà al reperto, nonostante dica di avere tutti i documenti di possesso legittimo, per premiare l’impegno dell’Egitto nel difendere il proprio patrimonio storico. Tralasciando l’attendibilità del contratto di compravendita di un oggetto rubato da pochi anni, non bisogna farsi ingannare da questo “nobile” pentimento. Ali Ahmed, capo della Sezione per il recupero delle antichità dell’MSA, ha rivelato che il Ministero delle Antichità era già a conoscenza del fatto da febbraio e che, insieme al Ministero degli Esteri, aveva iniziato le procedure per la richiesta del rimpatrio. Inoltre, il collezionista stava per vendere il pezzo presso un’asta, quindi, più che il riconoscimento di un errore, è stata la paura di essere arrestato a farlo tornare sui suoi passi.

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