Articoli con tag: cave

Come si spostavano pesanti blocchi di alabastro durante il regno di Cheope

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Source: Luxor Times

Ormai sembra che tutte le ultime notizie riguardanti la movimentazione di pesanti blocchi di pietra nell’antico Egitto parlino di Cheope, il faraone che non a caso deve la sua fama alla costruzione più titanica di tutte. Dopo i papiri di Wadi el-Jarf che descrivono il trasporto del calcare di Tura verso il cantiere della Grande Piramide di Giza, ora sappiamo come si spostava l’alabastro nelle cave di Hatnub, 18 km a SE di Amarna. Il sito è studiato dal 2012 dalla missione epigrafica che, sotto la direzione congiunta di Yannis Gourdon (IFAO) e Roland Enmarch (University of Liverpool), ha registrato e documentato oltre 100 iscrizioni che commemorano spedizioni faraoniche dall’Antico al Nuovo Regno. Tuttavia, durante l’ultima stagione, è stato individuato il metodo che, 4500 anni fa, è stato escogitato per trascinare i pezzi di alabastro egiziano (calcite) dal fondo della cava: su una grande rampa centrale larga 3 metri e dalla pendenza del 20% (vedi foto) si facevano scivolare blocchi di oltre una tonnellata, mentre le due scalinate ai lati servivano per l’alloggiamento di pali – di cui rimangono solo i fori – a cui si ancoravano le slitte tramite corde. Per il momento, la rampa è stata scavata per una lunghezza di 30 metri, ma potrebbe raggiungere i 100.

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Scoperte a Gebel el-Silsila 12 tombe di Nuovo Regno

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Source: MoA

Il sito di Gebel el-Silsila, antiche cave di arenaria situate tra Edfu e Kom Ombo nel sud dell’Egitto, continua a mostrare sempre di più la sua importanza nell’ambito funerario. Infatti, grazie alla missione di ricognizione dell’area diretta da Maria Nilsson e John Ward (Lund University, Svezia) che già lo scorso anno aveva individuato una quarantina di tombe rupestri, sono state scoperte altre 12 sepolture scavate nella roccia risalenti sempre al Nuovo Regno. Le tombe, nascoste da uno spesso strato di limo, sabbia e detriti, comprendono tre “cripte” (ancora non è chiara la definizione che, forse, si riferisce a strutture multiple ipogee; vedi immagine in basso), due nicchie dedicate alle offerte ai morti, tre sepolture infantili – due delle quali sfruttavano insenature naturali del promontorio – e una camera deposito per animali (una dozzina di pecore e capre, due persici del Nilo e un coccodrillo).

Ogni tomba presenta numerosi corpi che fanno pensare a interi gruppi familiari. Da questi resti ossei, sembrerebbe che gli individui fossero in salute perché mancano tracce evidenti di infezioni o malnutrizione, ma comunque soggetti a intensa attività fisica, come testimoniano le fratture, spesso curate, e le massicce inserzioni muscolari. La necropoli, nonostante sia stata quasi completamente saccheggiata, ha mantenuto parte dei corredi con ricchi sarcofagi scavati nella roccia e dipinti, altri in legno, amuleti, scarabei, gioielli, cartonnage, tessuti e contenitori ceramici che hanno datato le tombe ai regni di Thutmosi III (1479-1424) e Amenofi II (1424-1398).

Il sito della missione: http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

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Source: lunduniversity.lu.se

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Gebel el-Silsila, scoperte tombe rupestri della XVIII dinastia

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Source: MSA

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Source: The Gebel el Silsila Project 2016

A Gebel el-Silsila, gli archeologi diretti da Maria Nilsson e John Ward (Lund University, Svezia), durante la loro missione di survey nell’esteso sito di cave di arenaria situato tra Edfu e Kom Ombo, hanno individuato circa 40 tombe rupestri e una cappella risalenti al Nuovo Regno. Le strutture consistono in una o due stanze con pozzi scavati nel pavimento. Non ci sono iscrizioni, ma gli oggetti ritrovati – come lo scarabeo nella foto a sinistra che reca il cartiglio di Amenofi II (1424-1398) – datano le sepolture alla XVIII dinastia, anche se sembra che siano state riutilizzate durante la XIX. Un’indagine preliminare ha già evidenziato la presenza di ossa umane appartenenti a uomini, donne e bambini. La piccola cappella presenta due stanze e un disco solare a decorazione dell’ingresso.

http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

 

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Gebel el-Silsila, scoperti due gruppi scultorei in cappelle rupestri

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Source: MSA

Un’altra notevole scoperta dal sempre prolifico Gebel el Silsila Survey Project. La squadra diretta da Maria Nilsson e John Ward (Lund University, Svezia) ha individuato due gruppi scultorei in rilievo risalenti al Nuovo Regno. Le statue si trovano in fondo a due cappelle rupestri già studiate in precedenza dalla missione epigrafica dell’EES di Ricardo Caminos (1955-1982), ma erano state obliterate da detriti provocati dall’erosione della roccia e da passati terremoti. Il primo gruppo si trova in fondo alla Cappella 30 e rappresenta il proprietario in veste di Osiride seduto insieme alla moglie che gli mette un braccio sulla spalla (vedi in basso). In fondo alla Cappella 31, invece, Neferkhewe (aspetto conferme ufficiali sul nome perché i dispacci del Ministero delle Antichità non sono sempre precisi nelle traslitterazioni), “Supervisore alle terre straniere” sotto Thutmosi III (1479-1424), è ritratto, sempre in foggia osiriaca, insieme alla moglie, al figlio e alla figlia (foto in alto). Gebel el-Silsila, situato tra Edfu e Kom Ombo, è il più grande sito di antiche cave d’arenaria d’Egitto, ma presenta anche numerosi templi, stele e sacelli scavati nelle scarpate ai due lati del Nilo. Tra queste strutture, ci sono proprio una trentina di cappelle private come quelle precedentemente descritte fatte realizzare soprattutto da ufficiali della XVIII dinastia per il culto dei defunti. Per la maggior parte dei casi, si tratta di una facciata decorata con formule di offerta che conduce a una singola stanza quadrata o rettangolare che presenta sul fondo una nicchia con l’effige del committente e di familiari seduti. La posizione difficilmente raggiungibile, però, suggerisce che i riti funebri non fossero effettivamente praticati.

http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/2015/12/six-nk-statues-and-intact-relief-scenes.html

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Source: MSA 

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Le cave del Mons Claudianus diventeranno un museo a cielo aperto

Source: celinehurghada.com

Source: celinehurghada.com

Il Ministero delle Antichità, lo scorso giovedì (2 luglio), ha deciso di sviluppare il sito archeologico del Mons Claudianus istituendo un museo a cielo aperto. Il Mons Claudianus, o Gebel Fatireh, si trova nel deserto orientale, a metà strada tra Qena e Hurghada, e corrisponde a un’area estrattiva di epoca romana da cui si ricavava, tra I e III secolo d.C., la granodiorite detta anche “granito del Foro”. Nonostante il nome, sembra che le attività minerarie siano iniziate già con Tiberio o Augusto, ma con Claudio (41-54) si ha l’istallazione di una guarnigione militare e di quartieri residenziali per gli operai le cui rovine sono tuttora conservate. La zona è disseminata di elementi architettonici appena sbozzati e di grandi colonne spezzate, la più lunga delle quali supera i 20 metri e le 200 tonnellate (vedi foto). Dal sito proviene anche una ricca collezione di oltre 9000 ostraka in greco che raccontano la vita dei minatori locali. La pietra veniva trasportata via terra fino al Nilo o al Mar Rosso e raggiungeva via nave prima il Mediterraneo e poi il porto di Ostia. Tra gli esempi di monumenti in cui è stato impiegato il granito grigio del Mons Claudianus, ci sono il Foro di Traiano, Villa Adriana, il Pantheon (8 colonne del pronao) e il palazzo di Diocleziano a Spalato.

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(Ri)scoperto tempio a Gebel el Silsila

Source: MSA - The Gebel el Silsila Project 2015

Source: MSA – The Gebel el Silsila Project 2015

La missione epigrafica del “Gebel el Silsila Survey Project”, diretta dalla Dott.ssa Maria Nilsson (Lund University, Svezia), ha ri-trovato un tempio di Nuovo Regno la cui ubicazione si era persa ormai da due secoli. Seguendo le indicazioni fornite dall’esploratore e orientalista svizzero Johann Ludwig Burckhardt (1784-1817), i membri del team si sono imbattuti nelle fondazioni di un luogo di culto che misurava 32,5 x 18,2 m, proprio a NO della stele di Amenofi IV. Da una prima analisi, sono emerse tracce di frequentazione sotto Thutmosi III, Amenofi III, Ramesse II e durante il periodo romano, ma un vero e proprio scavo potrà essere organizzato solo nella prossima campagna.

Gebel el Silsila, tra Edfu e Kom Ombo, è il più grande sito di antiche cave d’arenaria d’Egitto estendendosi per 2,5-3 km² su ogni lato del Nilo. Tutta quest’area, una volta conosciuta come Khenu/Kheny, è disseminata di pittogrammi rupestri preistorici, iscrizioni in geroglifico, ieratico, demotico, greco e copto e marchi di cava. L’obiettivo del progetto è proprio la documentazione fotografica dello sconfinato materiale epigrafico. Quest’ultima scoperta, però, sottolinea il fatto che il sito avesse anche una grande rilevanza religiosa.

http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

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Arrampicati a 14 m d’altezza per la stele di Amenofi IV a Silsila

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Source: gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.co.uk

Gebel el Silsila, tra Edfu e Kom Ombo, è il più grande sito di antiche cave d’arenaria d’Egitto estendendosi per 2,5 km su ogni lato del Nilo. Tutta quest’area, una volta conosciuta come Khenu/Kheny, è disseminata di pittogrammi rupestri preistorici, iscrizioni in geroglifico, ieratico, demotico, greco e copto e marchi di cava. L’obiettivo del “Gebel el Silsila Survey Project” è proprio la documentazione fotografica di tutto questo materiale epigrafico, compreso quello più “scomodo” da raggiungere.

Questo è il caso della stele di Amenofi IV (vedi foto) posta a 14 metri d’altezza rispetto all’attuale livello del suolo. Infatti, gli archeologi diretti da Maria Nilsson si sono dovuti arrampicare su scale e ponteggi per copiare e fotografare il testo. La stele celebra l’inaugurazione della cava per il materiale dello “Hut-benben”, tempio solare fatto costruire dal faraone nei pressi di Karnak prima del trasferimento ad Amarna.

http://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.co.uk/2014/04/seven-weeks-in-stela-of-amenhotep-iv.html

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