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“Saudade tolemaica”: un webcomic in cui Cleopatra è intrappolata in un moderno museo romano

Quando si è un creatore di contenuti web, la speranza è sempre quella di vedere che ciò che si pubblica non si perda inutilmente nell’etere, ma che lasci il segno in più “follower” possibili, a maggior ragione se si cerca di fare divulgazione scientifica o culturale. Potete quindi immaginare la mia felicità quando, qualche mese fa, mi arrivò una proposta che mi lasciò letteralmente senza parole.

Chiara Raimondi, una giovane disegnatrice piena di talento e già con alle spalle un eccezionale curriculum di pubblicazioni e collaborazioni internazionali, mi chiese di poter realizzare un fumetto su un racconto breve che scrissi nel 2017 nell’ambito del progetto ArcheoRacconto delle amiche Stefania Berutti e Marina Lo Blundo. Quella volta mi feci ispirare dalla visita della Centrale Montemartini, uno dei musei più suggestivi di Roma e non solo, e buttai giù un piccolo pezzo ironico, immaginando cosa avrebbe potuto pensare la grande Cleopatra VII se obbligata a restare fissa, nella nostra contemporaneità, tra le altre statue e i vecchi macchinari industriali della struttura.

Mi è bastato veramente un attimo per farmi convincere dal tratto peculiare di Chiara e accettare quindi la proposta. Ecco così che, con grandissimo piacere e orgoglio, presento “Saudade tolemaica”, un webcomic in cui alla mia idea iniziale è stata data nuova vita, trasformando le parole in immagini. Colgo l’occasione per invitarvi a dare un’occhiata al portfolio di Chiara, non solo per leggere il fumetto in modo forse più comodo, ma anche per godervi gli altri suoi spettacolari lavori: https://www.behance.net/chiararaimondi

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MOSTRA: “Egizi Etruschi” (Centrale Montemartini, Roma)

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Source: centralemontemartini.org

Lo scorso fine settimana, approfittando di un passaggio a Roma, ho visitato una mostra che m’incuriosiva da mesi. Presso la Centrale Montemartini, splendida sede appartenente al sistema dei Musei in Comune (ne avevo parlato qui), già dal 21 dicembre e fino al 30 giugno, sono messe a confronto due tra le civiltà più affascinanti dell’antichità: Egizi ed Etruschi. “Egizi Etruschi. Da Eugene Berman allo Scarabeo dorato” è la prima mostra temporanea allestita nei nuovi spazi espositivi inaugurati per il ventennale del museo e comprende 250 reperti provenienti da contesti archeologici e dal collezionismo antiquario. Come si può evincere dal titolo, la gran parte degli oggetti appartenevano a Eugene Berman, pittore, illustratore, scenografo russo che donò la sua collezione alla Soprintendenza nel 1952, dopo aver vissuto per quasi 20 anni nella Capitale.

Questi pezzi, insieme a prestiti dal Museo Egizio di Firenze e ad altri dai nuclei ottocenteschi di Augusto Castellani e Giovanni Barracco, sono utilizzati per illustrare in linea di massima le culture egizia ed etrusca, estranee al museo, enfatizzandone le somiglianze. La mostra, infatti, ha un carattere divulgativo semplice adatto ai non esperti e, senza un vero e proprio filo conduttore e con qualche errore nelle didascalie, fornisce elementi base per la conoscenza di religione e vita quotidiana dei due popoli. In particolare, ho apprezzato l’espediente della scelta di alcuni reperti campione per rappresentare le diverse epoche delle due linee temporali e per segnare il punto in cui, durante il periodo orientalizzante (VIII-VI sec. a.C.), Egizi ed Etruschi entrarono in contatto (foto in basso).

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Proprio da questo momento, nelle tombe degli esponenti dell’élite italiche, cominciano a vedersi scarabei e altri amuleti nilotici che, insieme ad oggetti da Siria, Mesopotamia, Anatolia e Cipro, si diffondono in tutto il Mediterraneo grazie al commercio e diventano veri e propri status symbol delle classi sociali più ricche e potenti. Quindi, la cosa più interessante della mostra è vedere i corredi funerari riuniti di principi e principesse etrusche e accorgersi come non mancasse mai qualche pezzo faraonico. In particolare, spiccano i ritrovamenti da Vulci, in provincia di Viterbo, in alcuni casi così recenti da avermi permesso di occuparmene prima per l’Archeoblog di VOLO e poi per Djed Medu. La Tomba dello Scarabeo dorato, ad esempio, scoperta nel febbraio del 2016, deve il suo nome alla presenza di un sigillo con un crittogramma acrofonico (un rebus con il nome di Amon) e di un altro scarabeo in faience.

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Corredo della Tomba dello Scarabeo dorato (sulla sinistra)

 

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“L’Egitto di Provincia”: la Centrale Montemartini di Roma (e Archeoracconto)

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Come spesso succede per questa rubrica, torno a parlare di Roma, città ovviamente ricchissima di musei e da sempre legata all’Egitto. Appartenente al polo espositivo dei Musei Capitolini e -neanche a farlo apposta- a una fermata di metro dalla Piramide Cestia, la Centrale Montemartini è un ottimo esempio di come si possa riconvertire al meglio, per scopi culturali, vecchie aree industriali dismesse, perché già la sede stessa diventa scopo di visita. Infatti, l’ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini, attiva dal 1912 al 1963, non è solo un semplice contenitore ma un piacevole connubio tra archeologia classica e industriale, in cui statue e mosaici si integrano alla perfezione con tubi, caldaie e gigantesche turbine. La seconda vita della struttura iniziò nel 1995, quando fu scelta per ospitare temporaneamente alcune sculture dei settori chiusi per restauro di Palazzo dei Conservatori  in Campidoglio; dieci anni dopo, completati i lavori, la Centrale è diventata sede museale permanente con i pezzi rimasti e altri aggiunti.

Tra questi, spicca un ritratto ellenistico (foto in alto) che, sul sito web ufficiale, viene annoverato tra i capolavori del museo. Scoperta nel 1886 in Via Labicana, la testa apparterrebbe a una principessa tolemaica acconciata come Iside, identificata da alcuni con la celebre Cleopatra VII. Egittizzante, invece, è uno splendido mosaico con scena nilotica (foto in basso) scoperto nel 1882 in Via Nazionale. La composizione musiva risale alla seconda metà del I sec. a.C., periodo in cui si diffusero a Roma rappresentazioni del genere; in particolare, ritrarrebbe sacerdoti intenti in un rito religioso in onore di Sobek.

Poi, se si escludono un busto di Antinoo -l’amante dell’imperatore Adriano divinizzato dopo essere affogato nel Nilo- e un’urna con due teste di Giove-Ammone, non ci sono altri reperti riconducibili all’Egitto. Infatti, il motivo per cui sono tornato a visitare questo stupendo museo non è stato per cercare una collezione egizia minore ma per partecipare ad #ArcheoRacconto, progetto ideato dalle amiche Stefania Berutti (Memorie dal Mediterraneo) e Marina Lo Blundo (Generazione di Archeologi) che prevede la visita di un’esposizione e la creazione di racconti, ovviamente a tema storico-archeologico, ispirati all’esperienza (per maggiori info vi rimando alla loro pagina Facebook). Nel secondo volume, quello appunto nato dalla visita alla Centrale Montemartini, c’è anche il mio racconto che riguarda la nostra Cleopatra VII e le sue disavventure con i Romani. Potete leggerlo, insieme a tutti gli altri lavori, scaricando gratuitamente l’ebook al link seguente:

http://www.memoriedalmediterraneo.com/wp-content/uploads/2017/06/Archeoracconto-2.pdf

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