Articoli con tag: Christian Greco

L’Egizio di Torino negli USA

 

Ieri, si è conclusa l’ultima missione all’estero del Dott. Christian Greco. No, nessuna campagna in Egitto, ma un giro tra le maggiori istituzioni museali statunitensi per presentare il lavoro compiuto in questo anno per il nuovo Museo Egizio di Torino. Il direttore, in una settimana fitta di incontri, ha illustrato a New York, Boston e Washington il progetto scientifico che ha rivoluzionato l’allestimento grazie a una particolare attenzione per i contesti di ritrovamento degli oggetti e le loro relazioni, allo studio dei documenti di scavo originali e alla riunificazione dei corredi funerari. Il programma è stato il seguente: 12 novembre al Metropolitan Museum of Art con la conferenza “1824- 2015: Museo Egizio. New Connections and Archaeological Contextualization”; 13 novembre, “The New Museo Egizio: Research Guidelines” presso l’Egyptological Seminar of New York; 16 novembre al Museum of Fine Arts di Boston; infine, il 17 novembre, ancora la prima conferenza ma allo Smithsonian di Washington DC.

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Alla BMTA di Paestum, Christian Greco presenta le novità del Museo Egizio di Torino

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Source: pagina facebook del Museo Egizio di Torino

A Paestum, in occasione della XVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, il Dott. Christian Greco ha presentato interessanti novità che caratterizzeranno il futuro prossimo del Museo Egizio di Torino. Il Direttore era stato invitato all’evento lo scorso 30 ottobre per celebrare i 30 anni della rivista Archeo, a cui ha augurato “di anx mi Ra D.t” (= che sia dotata di vita come Ra per sempre), e per ricevere il premio “Paestum Archeologia” (vedi foto) conferito alla Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino insieme a Francesco Rutelli e al Museo Del Bardo di Tunisi.

Prima di tutto, è stata confermata la missione a Saqqara che, insieme al team olandese di Leiden, riprenderà il 15 marzo e si concluderà il 1 maggio. Inoltre, potrebbe partire un’altra spedizione archeologica a Gebelein, sito dell’Alto Egitto già indagato agli inizi del ‘900 dall’allora direttore del Museo Ernesto Schiaparelli. In questo caso, nascerebbe una collaborazione con gli egittologi del Centro Polacco di Archeologia del Mediterraneo (Università di Varsavia).

Il Dott. Greco ha anticipato un regalo di Natale. Per le vacanze di dicembre, infatti, è prevista l’apertura di nuove gallerie dedicate alla cultura materiale che, grazie anche all’apporto di studiosi della University of California, Los Angeles e della University of Cambridge, illustreranno la serialità della produzione di oggetti della vita quotidiana. Infine, nello spirito di collaborazione con il Paese di provenienza degli oggetti esposti che ha portato, per la prima volta in Europa, all’adozione di didascalie e audioguide in arabo, dal 15 novembre sarà permesso a tre curatori del Museo Egizio del Cairo di iniziare uno speciale tirocinio formativo a Torino.

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Missione di Leiden-Torino a Saqqara: scoperta stele quadrifronte

Source: Museo Egizio di Torino

Source: Museo Egizio di Torino

Ancora interessanti novità dalla missione di Leiden-Torino a Saqqara. Dopo la scoperta della statua di falco, la terza settimana di scavo è stata caratterizzata dal ritrovamento di una rara stele quadrifronte in calcare di 3000 anni, situata tra la Tomba X e la tomba di Meryneith. Le facce sono incise e intonacate e, pur essendo degradate a causa della cristallizzazione salina sulle superfici, mostrano ancora scene di adorazione del defunto, lo scalpellino Samut, e di sua moglie nei confronti di Osiride, Iside, la vacca Hathor e il toro Apis. Alla base del lato nord della stele, sono stati ritrovati ancora in situ tre contenitori ceramici probabilmente utilizzati per un rito funebre.

http://www.saqqara.nl/news/mission-digging-diary/2015-digging-diaries/2015-05-22

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Saqqara, missione italo-olandese scopre statua di falco

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Source: Museo Egizio di Torino

Comincia subito bene l’avventura a Saqqara del Museo Egizio di Torino che, dopo 16 anni, torna ad avere una missione archeologica in Egitto grazie alla collaborazione con la spedizione olandese di Leiden che lavora nel sito dal 1975. Il direttore Christian Greco, infatti, è stato curatore della sezione egittologica del Rijksmuseum van Oudheden e già condirettore dello scavo insieme a Maarten Raven.

L’indagine nella necropoli di Nuovo Regno e, in modo particolare, nell’area tra il pozzo della Tomba X (sepoltura ancora anonima su cui si concentrano gli sforzi di quest’anno) e la tomba di Tatia, ha portato all’individuazione di un altro pozzo. Prima di scavarlo, è stata liberata l’area circostante dalla sabbia e dai detriti e, proprio durante questa operazione, è stata scoperta una rara statua di falco (vedi immagine a sinistra). La scultura in calcare, alta un metro, rappresenta Horus con la figura di un faraone inginocchiato tra le sue zampe, iconografia insolita per una tomba privata.

http://www.saqqara.nl/news/mission-digging-diary/2015-digging-diaries/2015-05-15

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Il “nuovo” Museo Egizio di Torino: la visita in anteprima del 31 marzo

11111883_830508483663341_7843973572499064817_nIl 31 marzo, quando la sabbia della clessidra di Piazza San Carlo non era ancora completamente scesa, ho avuto l’onore di visitare in anteprima il “nuovo” Museo Egizio di Torino, un giorno prima dell’inaugurazione ufficiale. Grazie all’invito per la preview stampa (eh sì, ormai sono considerato un “giornalista”), ho trovato qualcosa d’inaspettato, un museo completamente diverso da quello che avevo visto in precedenza.

Da mesi, Torino è disseminata di tracce dell’evento. Me ne sono accorto subito, quando, uscito dalla stazione di Porta Susa, a darmi il benvenuto c’era una grande statua di Sekhmet. Tutta la città era proiettata verso il 1 aprile 2015, una data da sottolineare perché, almeno per una volta, si è assistito al rispetto di una scadenza. In poco meno di 4 anni e mezzo, si è riusciti a completare un progetto più che ambizioso che ha portato a un completo restyling degli interni del seicentesco Palazzo dell’Accademia delle Scienze e al raddoppiamento degli spazi espositivi, passati da 6.400 a 10.000 m² grazie all’inglobamento della Galleria Sabauda e alla realizzazione di una nuova sala ipogea sotto la corte centrale. Nonostante la facciata principale sia coperta da impalcature e l’ultimo piano ancora chiuso, i lavori sono terminati nelle tempistiche stabilite, esattamente un mese prima dell’apertura dell’EXPO (e qualcuno, lì a Milano, dovrebbe prendere appunti), per di più, senza chiudere il Museo al pubblico neanche un giorno!

Un successo che si spiega con la natura stessa dell’Egizio. La Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino è il primo esperimento di gestione di un museo italiano con partecipazione di privati; infatti, tra i soci fondatori, oltre a MiBACT, Comune e Provincia di Torino e Regione Piemonte, compaiono anche la Fondazione CRT e la Compagnia di San Paolo che ha fornito la metà dei 50 milioni di euro spesi nel progetto (la stessa somma con cui Della Valle ha finanziato il restauro del Colosseo). E’ triste ammetterlo, ma ormai lo Stato da solo non ha più la capacità (o la voglia?) di badare al nostro patrimonio culturale, cosa rimarcata dal ministro Franceschini presente alla conferenza stampa di fine mattinata.

Sarebbe riduttivo, però, limitare il cambiamento del Museo all’aspetto “formale” della struttura, ora comprendente 15 sale disposte su quattro piani. La vera rivoluzione consiste nel progetto scientifico che, in soli 10 mesi, il nuovo direttore è riuscito a far decollare. Citando proprio le parole del Dott. Christian Greco: “L’Egizio è la seconda collezione al mondo dopo quella del Cairo ma non il secondo museo” perché “un museo archeologico deve fare ricerca”. Il Museo, infatti, tornerà ad avere una missione archeologica in Egitto, proprio come quando, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, l’allora direttore Ernesto Schiaparelli scopriva la tomba di Nefertari e quella ancora intatta di Kha e Merit. Non solo; c’è stato e ci sarà un lavoro di ricerca anche tra le “mura domestiche”. I 6500 reperti esposti sono stati studiati a fondo da Greco e dagli otto curatori egittologi per ricostruire la loro storia, il contesto di ritrovamento e il collegamento con fonti e documenti originali di scavo. Non a caso, ho notato nelle didascalie alcuni cambiamenti nelle attribuzioni dei pezzi.

Grande attenzione è stata riservata anche al rapporto con il pubblico. Come già scritto, ho trovato qualcosa di completamente nuovo, molto simile ai musei anglosassoni; a partire dal logo, moderno e accattivante, che vede le lettere M ed E scritte con l’elaborazione del segno geroglifico “n” (N35 nella lista di Gardiner): il simbolo dell’acqua che mette in relazione i fiumi Po e Nilo. Il sito internet, finalmente rinnovato (anche se ancora in allestimento), ha una bella grafica ed è più chiaro e intuitivo di prima. Per quanto riguarda la visita vera e propria, invece, le audioguide comprendono sei lingue e presto se ne aggiungeranno altre; al tempo stesso, sono disponibili guide per i non udenti tramite applicazioni di Google Glass. La svolta tecnologica continua anche grazie ai tablet con i quali sarà possibile tradurre in tempo reale i testi geroglifici presenti sugli oggetti. Inoltre, per la prima volta in Europa, sono presenti didascalie in arabo nei testi di sala. Un’altra novità consiste nel laboratorio visibile dal pubblico, dove lavorano gli esperti del Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale. Infine, in collaborazione con l’Istituto IBAM del CNR, sono stati creati spettacolari filmati in 3D che fanno rivivere i momenti delle grandi scoperte di Schiaparelli a partire dalle foto d’epoca.

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Conferenza stampa nella Galleria dei Re

Date tutte queste premesse, non potevo che essere curioso di constatare di persona ogni novità. Così, dopo aver aspettato l’accredito, sono entrato da un ingresso laterale e ho cominciato la visita in anteprima. Il percorso inizia dal piano ipogeo, continua salendo al secondo piano e si conclude scendendo fino al piano terra con lo Statuario “Riflessi di Pietra” dello scenografo premio Oscar Dante Ferretti. Per l’occasione, quest’ultima sala è stata adibita a sede della conferenza stampa in cui erano presenti i rappresentanti dei soci fondatori della Fondazione Museo: la presidentessa Evelina Christellin, il Dir. Greco, il ministro del MiBACT Dario Franceschini, il sindaco Piero Fassino, il governatore della Regione Sergio Chiamparino, Luca Remmert (Pres. CSP) e Massimo Lapucci (Segr. Gen. Fondazione CRT). Vi risparmio i discorsi di rito delle autorità (anche troppo retorici in alcuni casi) e vado subito “sotto terra”, nello spazio ricavato nella corte centrale, dove, dopo il nuovo bookshop, si trova la Sala 1 dedicata alla storia del museo. Questa prima parte molto interessante racconta la formazione della collezione attraverso le storie dei protagonisti: Vitaliano Donati, Bernardino Drovetti, Ernesto Schiaparelli, Luigi Vassalli, Francesco  Ballerini, Virginio Rosa e tanti altri. Qui è possibile ammirare la celebre Mensa Isiaca, primo pezzo del museo (anche se non è un originale egiziano, bensì realizzato a Roma nel I sec. d.C.) ad arrivare a Torino, l’Iside di Coptos e il lunghissimo Papiro di Iuefankh, 18,45 metri di Libro dei Morti, finalmente messo ad altezza d’uomo. Si sale poi con scale mobili verso il II Piano e l’ascesa è allietata dalla vista del “Percorso Nilotico”, altra installazione artistica di Dante Ferretti.

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Sala 1: la storia del Museo

Da qui inizia il classico percorso cronologico, dal Predinastico (4000 a.C.) fino all’Epoca Tardoantica (700 d.C.). Il II piano è diviso in quattro aree (più soppalchi che, per il momento, sono destinati all’esposizione di foto): Sala 2 (Predinastico/Antico Regno), Sala 3 (Tomba degli Ignoti/Tomba di Iti e Neferu), Sala 4 (Medio Regno), Sala 5 (Medio Regno/Nuovo Regno). Personalmente, ho apprezzato molto l’allestimento della Tomba di Iti e Neferu (Gebelein), un grande sepolcro di I Periodo Intermedio composto da 11 stanze affiancate e un porticato che si apriva sulla Valle del Nilo. Nell’attuale ricostruzione, infatti, le splendide pitture sono collocate su pilastri intervallati da una vista del fiume, cosa che dà la sensazione di trovarsi proprio nella tomba.

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Tomba di Iti e Neferu

Scendendo, questa volta attraverso la scalinata originale, si arriva al I Piano, dove sono custoditi i “gioielli” del Museo. Si continua il percorso cronologico con Epoca Tarda (Sala 11), Tolemaica (Sala 12), Romana e Tardoantica (Sala 13), ma incontriamo anche gruppi tipologici: i reperti scoperti a Deir el-Medina (Sala 6 con il meraviglioso Ostrakon della Danzatrice e la Cappella di Maya) e nella Valle delle Regine (Sala 10), la  Tomba di Kha (Sala 7), la Galleria dei Sarcofagi (Sala 8) e la Papiroteca (Sala 9; basta citare il Canone Regio e il Papiro Erotico). In modo particolare, le centinaia di oggetti scoperte da Schiaparelli nella tomba intatta dell’architetto Kha e di sua moglie Merit trovano finalmente uno spazio adeguato che permette al visitatore di apprezzarne ogni particolare (anche se la vecchia disposizione  ricordava di più ciò che gli archeologi italiani videro dopo l’accesso alla camera funeraria).

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Sala 4: Medio Regno

La visita termina tornando al Piano Terra, forse quello più spettacolare nel vero senso della parola. La Galleria dei Re (Sale 14a/b) è ormai una tra le “attrazioni” del museo che affascina maggiormente il grande pubblico grazie all’ambiente buio, agli specchi e ai giochi di luce che evidenziano solo alcuni punti delle statue (per questo non apprezzo molto lo Statuario di Ferretti). Perfino Champollion ne rimase colpito definendo questa raccolta di sculture come “una meravigliosa assemblea di re e divinità”. Infine, prima di uscire, colpisce la presenza di un intero santuario rupestre, il Tempio di Ellesija (Thutmosi III) nella Sala Nubiana (15), donato nel 1966 dall’Egitto per ringraziare l’Italia del fondamentale apporto nel salvataggio dei monumenti minacciati dalle acque del Lago Nasser.

Non posso fare un’analisi più accurata perché il tempo a disposizione è stato esiguo, poco più di un’ora che sarebbe bastata a mala pena per un piano. Inoltre, bisognava fare lo slalom tra fotografi e giornalisti e le vetrine erano costantemente illuminate dai faretti di qualche cameraman. Quindi, non vedo l’ora di tornare a Torino per godermi a pieno un vanto per il patrimonio culturale italiano e, per i tempi che corrono, un vero e proprio miracolo.

Per altre foto della preview: Djed Medu – Blog di Egittologia (pagina Facebook)

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-126 giorni al nuovo Museo Egizio di Torino

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Source: @CSP_live

Poche ore fa, nella centralissima piazza San Carlo di Torino, è stata “battezzata” una grande clessidra che scandirà il tempo mancante all’inaugurazione del nuovo Museo Egizio. La data, fissata per il 1° aprile 2015, sarà il culmine di un lungo processo di rinnovamento fortemente voluto dal nuovo direttore Christian Greco. Processo che, nonostante i netti stravolgimenti degli spazi espositivi (qui il video del progetto), ha sempre garantito ai visitatori l’accesso al museo, anche se parziale, grazie a un’intelligente rotazione delle aree in cui lavorare.

La clessidra non è solo uno strumento retrò molto più adatto di un countdown digitale, ma scoprirà, piano piano, un segreto nascosto nella sabbia. Tra dicembre e febbraio, saranno realizzate altre istallazioni itineranti per le strade di Torino; inoltre, è stato lanciato un sito internet che, raccontando la storia del museo, ci accompagnerà fino all’inaugurazione:

http://compagnia.egizio2015.it/

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