Articoli con tag: Christie’s

Museo statunitense mette all’asta reperti egizi

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Source: christies.com

Ci risiamo. Dopo gli spinosi casi della statua di Sekhemka e del “tesoro di Harageh”, venduti rispettivamente dal Northampton Museum e dall’Archaeological Institute of America – St. Louis Society, un’altra istituzione culturale mette all’asta reperti archeologici egizi. Il Toledo Museum of Art (Toledo, Ohio) si è affidato a Christie’s per piazzare sul mercato circa 60 pezzi. Domani (25 ottobre), a New York, si terrà l’evento principale con l’asta di 164 antichità tra cui 25 appartengono al museo statunitense; dei 10 oggetti egizi, quelli con la valutazione più alta (immagine in alto) sono: una statua di gatto in bronzo di età tolemaica (30.000-50.000 $), un frammento di rilievo dalla tomba di Pediamenopet, XXVI dinastia, El-Assasif a Tebe Ovest (25.000-35.000) e il coperchio di un vaso canopo in alabastro dipinto con le fattezze di Hapi, XIX dinastia (15.000-20.000). Di altri proprietari, invece, sono ulteriori 34 pezzi dall’Egitto, come vasi in pietra dura, sculture, frammenti di tessuti copti e, soprattutto, una statuetta bronzea di Sekhmet di III Periodo Intermedio e due ritratti del Fayyum (200.000-300.000, 150.000-250.000 e 100.000-150.0000 dollari).

http://www.christies.com/SaleLanding/index.aspx?intsaleid=26172&lid=1&saletitle=

Altri lotti meno costosi del museo (1000-6000 $) sono attualmente inseriti in un’asta online che prevede la presentazione di offerte dal 19 al 26 ottobre. Di questi 43 pezzi addizionali, 23 sono egizi: vasi predinastici, amuleti e ushabti.

https://onlineonly.christies.com/s/storied-treasures-antiquities-toledo-museum-art/lots/291?SortBy=LotNumber&Page=1&PageSize=43&ShowAll=true&ListLayout=false

Nei giorni scorsi, però, il Ministero egiziano delle Antichità si è attivato per bloccare l’asta con tutte le procedure legali e diplomatiche possibili. Shalaan Abdel Gawad, supervisore generale del Dipartimento del Rimpatrio delle Antichità, si è rivolto all’UNESCO e all’International Council of Museums, oltre che al ministro degli Esteri e all’ambasciatore egiziano negli USA. Infatti, nonostante il Toledo Museum sia un’istituzione privata no-profit e che il ricavato sarà usato per incrementare il fondo acquisizioni (fra l’altro, già nel 2013 era stata ceduta una parte della collezione attraverso Christie’s), Gawad ha definito l’operazione inaccettabile in quanto contraria ai normali principi che dovrebbero caratterizzare un museo.

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La statua di Sekhemka forse negli USA

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Source: AFP

Le indiscrezioni che volevano la statua di Sekhemka negli USA potrebbero essere fondate. Lo scorso aprile, infatti, allo scadere del divieto di esportazione della scultura, si era parlato di un collezionista statunitense dietro l’offerta vincente di 14 milioni di sterline, 17.645.576 € (15,762,500 £ in totale con le spese accessorie) all’asta di Christie’s del 10 luglio 2014. A confermarlo ci sarebbe un documento presentato al parlamento britannico dal Department for Culture, Media and Sport (link in fondo all’articolo) in cui, per il reperto, si apriva una procedura di esportazione oltreoceano. Il report risale a circa 6 mesi fa, ma la notizia è trapelata solo ora dopo l’interesse della BBC.

Caso 14, pag. 43: https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/522346/4821_ACE_Export_Objects_Cultural_Interest_2014-15.pdf

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Statua di Sekhemka: il governo britannico dà il via libera all’esportazione

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Sourcce: bbc.co.uk

Niente lieto fine: la controversa vicenda della statua di Sekhemka si conclude proprio come si temeva. Dal momento che, nell’anno passato, non si è fatto avanti nessun nuovo compratore, né nel Regno Unito né in Egitto, il Department for Culture, Media and Sport del governo britannico è stato costretto a togliere il divieto all’esportazione (scaduto il 29 marzo) della scultura che, quindi, potrà andare a chi aveva sborsato oltre 15 milioni di sterline per accaparrarsela durante un’asta di Christie’s. L’acquirente, diversamente da quanto era trapelato in precedenza, non farebbe parte della famiglia reale del Qatar, ma sarebbe un collezionista statunitense. Esulta soprattutto l’attuale Lord Compton che si ritrova 6 milioni (il 45% della somma totale) per il solo fatto di essere il pronipote del IV Marchese di Northampton, colui che aveva donato la statua al museo cittadino nel 1880.

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Sotheby’s-Christie’s: all’asta antichità egizie per milioni di dollari

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Sources: sothebys.com/christies.com

Le due statue che vedete qui in alto sono i lotti con la base d’asta più alta tra le antichità egizie che verranno messe in vendita da Sotheby’s e Christie’s l’8 e il 9 dicembre a New York. Aste per cui il ministro El-Damaty si è già attivato per bloccarne l’effettuazione inviando le foto di tutti i pezzi ai magazzini dei musei e dei siti archeologici del Paese al fine di verificare eventuali furti ed esportazioni illegali.

Il primo appuntamento è quello di Sotheby’s che, per la prima volta nella sua storia, dedica una data esclusivamente a sculture e altre opere d’arte egiziane. In tutto 46 reperti tra rilievi, bronzetti, amuleti, collane, maschere funerarie in cartonnage, frammenti di papiro e statue con un prezzo stimato che va da poche migliaia alle centinaia di migliaia di dollari che gli acquirenti dovranno sborsare per comprare la testa frammentaria in granito rosso di Amenofi III (150-250.000 $), il piccolo busto in basalto di Thutmosi III (200-300.000 $), il volto di un sarcofago antropoide in calcare di XXX din. (200-300.000 $), la maschera funeraria in legno di XXV/XXVI din. (300-500.000 $) o la statuetta in steatite della “Cantante di Sobek” Iset (600-900.000 $). Ma il lotto più costoso, e colpisce veramente tanto vederlo in un’asta, è un colosso in granodiorite che rappresenta Sekhmet seduta in trono (immagine di sinistra), il cui prezzo stimato è di 3-5 milioni di dollari (2,7-4,5 milioni di euro). La statua fa parte del gruppo di centinaia di effigi della dea, sedute o stanti, fatte erigere da Amenofi III nel Tempio di Mut a Karnak e che continuano a essere scoperte anche nel del tempio funerario del faraone a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Pezzi simili sono disseminati nei musei egizi di tutto il mondo come quelli di Copenhagen, Glasgow, Londra, Parigi, Torino, Vaticano, Brooklyn, New York, Toronto, Tokyo, Il Cairo e, naturalmente, Luxor. Facendo un paragone tanto recente quanto controverso, lo scorso anno, la statua di Sekhemka è stata venduta da Christie’s per 14 milioni di sterline (circa 17.6 milioni di euro) partendo da una valutazione di 4-6 milioni (5.7-8.55 M €).

L’asta di Christie’s del 9 dicembre, invece, presenterà 42 antichità egizie tra le 195 del catalogo del giorno. In questo caso, modellini lignei, rilievi, statue, vasi, ushabti, scarabei, amuleti, bronzetti, maschere funerarie e stele in media sono più “economici” non superando mai i 100.000 dollari, a eccezione di una statuetta greco-romana in bronzo raffigurante Bes (80-120.000 $), una statuetta in argento dorato di Amun-Ra risalente al III Periodo Intermedio (180-220.000 $) e un dorso frammentario in granodiorite di età tolemaica (immagine a destra) che ha il prezzo stimato più alto dell’intera asta (800.000-1.200.000 $).

Aggiornamento (08/12/2015):

L’asta di Sotheby’s si è conclusa senza grandi sorprese se si escludono i prezzi della testa di Amenofi III e della la maschera funeraria lignea che sono schizzati rispettivamente a 1.330.000 e 1.450.000 $. Per il resto dei lotti più costosi, la valutazione è stata rispettata, come per la statua di Sekhmet che è venduta a 4,17 milioni di dollari. La testa di sarcofago in calcare, invece, non ha ricevuto offerte sufficienti.

Aggiornamento (09/12/2015):

L’asta di antichità di Christie’s, invece, ha avuto meno successo di quella di Sotheby’s. Molti pezzi egizi non sono stati venduti, compreso il busto tolemaico che aveva il prezzo stimato più alto tra tutti i lotti. Il reperto egizio più costoso è stato un rilievo in calcare di V-VI din., battuto per 118.750$.

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Ministero delle Antichità lancia una raccolta fondi per ricomprare la statua di Sekhemka

Source: MSA

Source: MSA

Approfittando del provvedimento del governo britannico che ha esteso il blocco all’esportazione della statua di Sekhemka, dal Ministero delle Antichità egiziano è partita la proposta di una raccolta fondi per pareggiare l’offerta di 14 milioni di sterline e per riportare il reperto in Egitto. Già all’indomani della messa in vendita tramite asta di Christie’s, El-Damaty aveva condannato fortemente il fatto e aveva chiesto che la statua tornasse in patria, invano. Così, il ministro, conscio di avere le mani legate dal punto di vista legale, ha lanciato una campagna mediatica sui principali quotidiani inglesi (vedi immagine a sinistra) per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica; inoltre, si è rivolto in particolar modo agli uomini d’affari egiziani che vivono in Gran Bretagna chiedendo loro una somma sufficiente a ricomprare il pezzo per poi donarlo all’Egitto o almeno a un altro museo dell’isola. Intanto, durante la cerimonia di apertura dell’XI International Congress of Egyptologists, El-Damaty ha confermato di aver interrotto tutti i rapporti con il museo di Northampton che ha venduto la statua ottenendo circa 8 milioni di sterline.

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Esteso il blocco all’esportazione della statua di Sekhemka

Source: mikepitts.wordpress.com

Source: mikepitts.wordpress.com

Ecco la classica situazione in cui si cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono ormai scappati. In una nota ufficiale, il governo britannico ha annunciato che il blocco temporaneo all’esportazione della statua di Sekhemka sarà esteso di un mese passando, cioè, dal 29 luglio al 28 agosto. Il provvedimento preso dal Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport serve a temporeggiare in attesa di un improbabile acquirente inglese, magari un ente pubblico o un museo, in grado di pareggiare l’offerta di 14 milioni di sterline presentata un anno fa da un anonimo straniero che si aggiudicò la statua durante un’asta di Christie’s. Il blocco potrebbe essere prorogato fino al 29 marzo 2016 nel caso venga presentata una seria intenzione di raccogliere fondi per far rimanere il reperto in “patria”. Inutile aggiungere che sarebbe stato il caso di impedire la vendita di un bene appartenente a un museo.

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Bloccata temporaneamente l’esportazione della statua di Sekhemka

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Source: bbc.com

Ennesimo colpo di scena nella vicenda della statua di Sekhemka. Il reperto, nonostante il divieto dell’Arts Council England (ACE), era stato venduto dal proprio museo in un’asta da Christie’s per l’esorbitante cifra di 14 milioni di sterline più spese accessorie; ma, quando ormai ci si aspettava che potesse lasciare l’Inghilterra da un momento all’altro (l’identità e la nazionalità dell’acquirente non sono ancora state rivelate, ma, secondo indiscrezioni, proverrebbe dagli Emirati Arabi), il ministro britannico della Cultura, Ed Vaizey, ha imposto un divieto momentaneo di esportazione. Il provvedimento è arrivato a seguito delle raccomandazioni del Reviewing Committee on the Export of Works of Art and Objects of Cultural Interest (RCEWA) e rimanda la decisione sulla licenza al 29 luglio. Secondo l’ACE, ci sarebbe ancora la possibilità di trovare un nuovo compratore nel Regno Unito, così da permettere alla statua di rimanere nel Paese dove si trova dal 1880. Poi, però, andatelo a spiegare a chi ha sganciato 15,762,500 £!

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New York, messe all’asta decine di reperti egizi da Christie’s e Sotheby’s

ImmagineA New York, in soli due giorni, le due case d’asta più famose del mondo hanno venduto decine di reperti egizi per un valore totale di milioni di dollari. Il numero maggiore di antichità è stato piazzato l’11 dicembre da Christie’s. Quest’asta era balzata agli onori della cronaca nostrana per la vicenda della Dea Madre nuragica prima messa in vendita per 1,2 milioni di dollari e poi ritirata dopo che il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri ne aveva accertato l’esportazione illegale dalla Sardegna. Sei lotti costituivano la collezione di un antiquario svizzero, Charles Gillet, e sono tra i pezzi più costosi, come la statua in calcare di VI dinastia (foto a sinistra) battuta per 389.000 $ (circa 316.000 €). Gli altri 31, di diversa origine, hanno raggiunto prezzi che vanno dai 3000 ai 317.000 $ di una statuetta bronzea di Epoca Tarda – Periodo tolemaico che rappresenta un falco.

http://www.christies.com/lotfinder/salebrowse.aspx?intSaleid=24491&viewType=list&action=paging&pg=1

Il 12 dicembre, invece, si è tenuta l’asta di Sotheby’s in cui sono stati venduti altri 13 reperti egizi che, in generale, hanno conseguito risultati più bassi. Il lotto più costoso è stato il frammento di statua stelofora in granito nero di XVIII dinastia (137.000$, foto a destra), mentre non è stata raggiunta la soglia minima di offerta per la statua in diorite di sacerdote di Mut (XXV-XXVI din.) la cui valutazione si aggirava intorno ai 400-600.000 dollari.

http://www.sothebys.com/en/auctions/2014/antiquities-n09236.html?cmp=email_n09236_1114_2_CATexample1_event_button1#&page=1&sort=lotNum-asc&viewMode=list

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L’Egitto recupera 15 reperti dall’Inghilterra e ne chiede 35 agli USA

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Source: english.ahram.org.eg

Giorni particolarmente intensi per i funzionari del Dipartimento Recupero Antichità (DAR). Sono parecchi, infatti, i casi di reperti egizi che, nell’ultima settimana, sono stati rimpatriati o richiesti ufficialmente a nazioni straniere.

Ma partiamo con un successo: dopo oltre un anno di trattative diplomatiche, 15 pezzi sono tornati in Egitto da Londra. Nel maggio 2013, l’Interpol era stata avvertita dell’illegittimità di vendita di 200 lotti in un’asta di Bonham’s e di 6 in una di Christie’s. Tra quelli restituiti ci sono: un frammento in granito rosso che mostra un prigioniero, parte di una statua di Amenofi III recentemente scoperta a Kom el-Hittan (Tebe Ovest); due pezzi di cartonnage dipinti rubati dal magazzino della missione del Louvre a Saqqara; una placchetta antropomorfa (vedi immagine a sinistra) fatta sparire dal museo di Qantara Est; una testa di cobra in calcare dipinto; 6 amuleti e una serie di frammenti di statua in calcare di Medio e Nuovo Regno. Questi reperti saranno restaurati ed esposti temporaneamente presso il Museo Egizio del Cairo.

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Source: MSA

Meno sforzi per un sedicesimo oggetto che sarà restituito volontariamente dal proprietario. L’uomo, di origine tedesca ma residente in Sud Africa, ha consegnato all’ambasciata egiziana a Pretoria un ushabti in faience (immagine in alto) che la madre aveva acquistato nel 1959 a Luxor.

Rimangono numerose, però, le aste che continuano a vendere antichità egizie dall’origine dubbia. Ad esempio, il governo egiziano ha presentato una richiesta ufficiale, al momento inascoltata, a Washington per bloccare l’asta online dell’Artemis Gallery (Pennsylavania) che, tra ieri e oggi, piazzerà 35 reperti faraonici. Secondo Ali Ahmed, Direttore Generale del DAR, questi lotti sarebbero il frutto di scavi abusivi. Cliccando il seguente link è possibile vedere l’andamento delle offerte: https://artemisgallery.infinitebidding.com/?method=getCatalogLots&catalogref=4B59RG6KZW&page=1&orderby=1

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I risultati dell’asta di antichità di Christie’s

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Source: christies.com

Il 1° ottobre, si è tenuta l’asta di antichità organizzata da Christie’s e tutti i 76 reperti egizi sono stati venduti con prezzi che vanno da 438 £ (556 €) a 110.500 £ (140.424 €). Quest’ultimo valore è stato raggiunto per una giara in calcare cristallino di II-III dinastia (vedi immagine a sinistra), precedentemente parte della “collezione Rudolf Schmidt”, che era valutata “solo” 30.000-50.000 sterline.

 

Per il resto dei lotti:

http://www.christies.com/lotfinder/salebrowse.aspx?intsaleid=24670&viewType=list&action=paging&pg=1

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