Articoli con tag: Cleopatra

“L’Egitto di Provincia”: la Centrale Montemartini di Roma (e Archeoracconto)

20170513_131736

Come spesso succede per questa rubrica, torno a parlare di Roma, città ovviamente ricchissima di musei e da sempre legata all’Egitto. Appartenente al polo espositivo dei Musei Capitolini e -neanche a farlo apposta- a una fermata di metro dalla Piramide Cestia, la Centrale Montemartini è un ottimo esempio di come si possa riconvertire al meglio, per scopi culturali, vecchie aree industriali dismesse, perché già la sede stessa diventa scopo di visita. Infatti, l’ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini, attiva dal 1912 al 1963, non è solo un semplice contenitore ma un piacevole connubio tra archeologia classica e industriale, in cui statue e mosaici si integrano alla perfezione con tubi, caldaie e gigantesche turbine. La seconda vita della struttura iniziò nel 1995, quando fu scelta per ospitare temporaneamente alcune sculture dei settori chiusi per restauro di Palazzo dei Conservatori  in Campidoglio; dieci anni dopo, completati i lavori, la Centrale è diventata sede museale permanente con i pezzi rimasti e altri aggiunti.

Tra questi, spicca un ritratto ellenistico (foto in alto) che, sul sito web ufficiale, viene annoverato tra i capolavori del museo. Scoperta nel 1886 in Via Labicana, la testa apparterrebbe a una principessa tolemaica acconciata come Iside, identificata da alcuni con la celebre Cleopatra VII. Egittizzante, invece, è uno splendido mosaico con scena nilotica (foto in basso) scoperto nel 1882 in Via Nazionale. La composizione musiva risale alla seconda metà del I sec. a.C., periodo in cui si diffusero a Roma rappresentazioni del genere; in particolare, ritrarrebbe sacerdoti intenti in un rito religioso in onore di Sobek.

Poi, se si escludono un busto di Antinoo -l’amante dell’imperatore Adriano divinizzato dopo essere affogato nel Nilo- e un’urna con due teste di Giove-Ammone, non ci sono altri reperti riconducibili all’Egitto. Infatti, il motivo per cui sono tornato a visitare questo stupendo museo non è stato per cercare una collezione egizia minore ma per partecipare ad #ArcheoRacconto, progetto ideato dalle amiche Stefania Berutti (Memorie dal Mediterraneo) e Marina Lo Blundo (Generazione di Archeologi) che prevede la visita di un’esposizione e la creazione di racconti, ovviamente a tema storico-archeologico, ispirati all’esperienza (per maggiori info vi rimando alla loro pagina Facebook). Nel secondo volume, quello appunto nato dalla visita alla Centrale Montemartini, c’è anche il mio racconto che riguarda la nostra Cleopatra VII e le sue disavventure con i Romani. Potete leggerlo, insieme a tutti gli altri lavori, scaricando gratuitamente l’ebook al link seguente:

http://www.memoriedalmediterraneo.com/wp-content/uploads/2017/06/Archeoracconto-2.pdf

20170513_133308.jpg

Annunci
Categorie: L'Egitto di Provincia | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Totò e l’antico Egitto (blooper egittologici)

#AccaddeOggi: il 15 febbraio 1898, nasceva Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, in arte semplicemente Totò. Inutile spiegarvi chi fosse e l’importanza che ha avuto per il cinema italiano. Forse, invece, è meno nota la sua capatina nel mondo dell’Egitto antico attraverso due film che, lo specifico fin da subito, non sono di certo annoverabili tra i capolavori del comico partenopeo, anzi… Si tratta, infatti, di due pellicole che, insieme a “Totò contro il pirata nero”, fanno parte di una ‘dimenticabile’ trilogia parodistica a carattere storico del regista Fernando Cerchio: “Totò contro Maciste” e “Totò e Cleopatra”.

Siamo agli inizi degli anni ’60, quando il genere peplum era all’apice del gradimento del pubblico. Cinecittà sfornava decine e decine di film in costume su miti classici, racconti biblici ed eventi storici che, nonostante fossero spesso ripetitivi e di scarsa qualità, riempivano le sale cinematografiche. Inoltre, per ogni grande successo, spuntavano miriadi di parodie umoristiche che tentavano di sfruttare la conseguente pubblicità di riflesso. In quest’ultimo filone, rientrano i due lungometraggi di cui mi occuperò in questo articolo che vedono come protagonista un Totò ormai a fine carriera e quasi completamente cieco, ma ancora molto popolare. Per questo, i produttori lo piazzavano in progetti a basso costo (si girava in due o tre settimane per cavalcare l’onda lunga dei colossal presi in giro) confidando nelle sue capacità d’improvvisazione. Infatti, anche i due film ‘egiziani’ del Principe de Curtis, caratterizzati da una sceneggiatura nulla e da improbabili scenografie (fondali di cartone e scene di massa rubate da altre pellicole), si poggiano solo sulla recitazione di Totò e sull’ambientazione in un periodo storico che ha sempre fatto presa sulla gente. Detto ciò, mi sembra superfluo aggiungere che, in questo caso, non starò a sindacare sull’attendibilità dei dati egittologici presenti.

.

“Totò contro Maciste”

totomaciste4

Del 1962, è il primo film della trilogia di Cerchio (che aveva già diretto “Il Sepolcro dei Re” e “Nefertite, regina del Nilo”) che pescò nella rinnovata serie dell’invincibile eroe dalla forza sovrumana. Maciste è un personaggio cinematografico – il cui nome forse è stato inventato da D’Annunzio – comparso per la prima volta nel 1914 in “Cabiria”. Seguiranno poi molti altri titoli fino agli anni ’20, per poi riprendere nel 1960 con “Maciste nella Valle dei Re” (prossimamente in questa rubrica). Il soggetto è stato spremuto al massimo con oltre 20 film in soli 4 anni e innumerevoli nemici affrontati – alcuni dei quali veramente improbabili (addirittura Zorro) – tra cui, appunto, figura anche Totò.

Totokamen è un ciarlatano che, spalleggiato dal suo agente Tarantenkamen (l’ottima spalla Nino Taranto), fa spettacoli nei night club dell’Egitto spacciandosi per il figlio di Amon. Così, il faraone Ramsise VIII (sic) lo costringe ad affrontare Maciste (il culturista americano Samson Burke) che aveva abbandonato il suo paese per allearsi con gli Assiri. In realtà, la colpa del tradimento è della «bella faraona, scambiata per una padovana» che vuole il trono tutto per sé e, quindi, strega Maciste con una pozione magica e lo spinge ad attaccare suo marito. Totokamen è tutt’altro che un eroe, ma riesce a battere ugualmente il muscoloso nemico con una serie di colpi di fortuna e con «il coraggio della paura». Tutto qua: una sequela di battute e giochi di parole piuttosto infantili del tipo «Nefertite? Oh, mi dispiace! Con la nefrite dovrebbe rimanere a letto», «La devi finire con questo incenso! Quante volte devo dirti che sono incensurato?», «Nella locandina ha i geroglifici più piccoli di Peppino del Cairo!», “Tu, prode! – A me non prode niente». Ma almeno, in battaglia, Totò indossa giustamente la corona kepresh… mica il copricapo da regina come in altri film ben più ‘seri’ (ogni riferimento ad “Exodus” è puramente casuale).

.

“Totò e Cleopatra”

4

L’anno dopo, Cerchio confermò l’ambientazione esotica dell’Egitto non tanto per il successo del film precedente ma per il clamore provocato a Roma, e non solo, nel 1963 dalla realizzazione di “Cleopatra” con Elizabeth Taylor. In una vera e propria corsa contro il tempo, infatti, la parodia uscì nelle sale dopo soli due mesi dal rilascio ufficiale del film di Mankiewicz.

La storia di base è la stessa, ma rivisitata in chiave comica. Marco Antonio (Totò), arrivato in Egitto, subisce il fascino della bella Cleopatra (Magali Noël, neanche minimamente vicina ai livelli di Liz), abbandona Roma e resta ad Alessandria. Fulvia (Moira Orfei!), che vuole che il marito firmi il divorzio per assicurarsi almeno gli alimenti, convince il cognato Totonno, uno schiavista imbroglione, a sostituire il fratello gemello Marco Antonio. Evidentemente, un solo Totò non sarebbe bastato a salvare un film ancora meno divertente dell’altro e in cui la commedia degli equivoci è l’unico spunto per portare avanti la sceneggiatura. Famosa è la scena in cui un doppio Totò si guarda in uno specchio rotto. Il timbro delle battute, invece, diventa più volgare, quasi sempre riferito al sesso (sarà stata colpa della ‘lasciva’ regina tolemaica?), come il «Viva la biga!», gli schiavi Proci con chiari atteggiamenti effeminati e l’elenco delle provincie romane, ‘georeferenziate’ sul formoso corpo di Cleopatra (immagine in alto).

Categorie: cinema/TV | Tag: , , , | 2 commenti

Metropolitan di New York: inaugurata la nuova sezione dell’Egitto tolemaico

kingandptolemy

Source: metmuseum.org

Il Metropolitan Museum of Art di New York conserva una delle più importanti e corpose collezioni egizie del mondo, compreso un intero tempio, quello di Dendur, donato dall’Egitto agli Stati Uniti per l’impegno nel salvare il patrimonio archeologico messo in pericolo dalla diga di Assuan. Tra le 40 gallerie dedicate ai reperti nilotici, la 133 e la 134 sono state adibite alla nuova istallazione sul periodo tolemaico (332-30 a.C.). L’inaugurazione è avvenuta il 30 giugno, dopo anni di studio e progettazione e uno di trasferimento dei pezzi. Il rinnovato allestimento si basa su due temi principali: i grandi templi dei centri cittadini e la “ritrattistica” di sovrani, funzionari e sacerdoti. Ovviamente, grande attenzione è riservata alla commistione tra le due anime dell’Egitto dell’epoca, quella faraonica e quella greca portata dai nuovi dominatori con Alessandro Magno. Ad esempio, i faraoni potevano essere rappresentati attraverso il canone tradizionale, ellenistico o ibrido mescolando, a seconda della situazione, simboli religiosi e/o politici delle due culture.

http://www.metmuseum.org/blogs/now-at-the-met/2016/egyptian-ptolemaic-art-installation

 

P.S. Questo è il 500° articolo del blog… Troppe candeline su cui soffiare!

Categorie: mostre/musei | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

“Cleopatra” (1963): blooper egittologici

elizabeth_taylor_cleopatra_movie_poster_d_2a

Dopo la grande scorpacciata di notizie su Tutankhamon, passiamo all’altro grande personaggio storico in cui la gente identifica l’antico Egitto: Cleopatra (VII Thea Philopatore; sì, perché quella famosa viene dopo altre sei regine con lo stesso nome). Cleopatra (69-30 a.C.) fu l’ultima sovrana del regno tolemaico, o, più precisamente, la penultima perché, dopo il suo suicidio e prima che il Paese cadesse in mano ai Romani, rimase in carica per una decina di giorni il figlio e coreggente Tolomeo XV  detto “Cesarione”, poi ucciso per volontà di Augusto che pose fine all’indipendenza delle Due Terre. Personalità di gran fascino, la regina divenne un’icona pop già in vita, soprattutto quando, portata a Roma da Cesare nel 46 a.C., influenzò le mode dell’Urbe. La sua figura, distorta e “favoleggiata” dagli storici latini ovviamente ostili, è rimasta tra i temi esotici preferiti dalla letteratura e dalle arti figurative come simbolo di donna intelligente ed emancipata, ma anche bella (e vedremo che non è proprio così), lasciva e cospiratrice: in poche parole, il lato invitante del peccato. Non ha fatto eccezione il cinema che ha dedicato a Cleopatra, fin dagli albori del mezzo, un’ottantina di film, a partire dal cortometraggio francese del 1899 Cléopâtre” per poi arrivare al boom del genere peplum tra gli anni ’50 e ’60. Per la maggior parte, ovviamente, si tratta di pellicole storiche, ma non mancano commedie con mostri sacri dell’umorismo italiano come Totò (“Totò e Cleopatra”) e Alberto Sordi (“Due Notti con Cleopatra” dove la regina è impersonata da una giovanissima Sophia Loren). Ma, tra tutti, il film più famoso è sicuramente “Cleopatra” del 1963 diretto da Joseph L. Mankiewicz e con la bellissima Elizabeth Taylor come protagonista. Il colossal, e questa volta si può ben dirlo viste le 4 ore di durata (anche se il progetto iniziale del regista prevedeva addirittura 6 ore divise in due capitoli), vinse quattro Oscar (fotografia, scenografia, costumi ed effetti speciali), ma rischiò di far fallire la 20th Century Fox a causa dei costi di produzione lievitati da 2 a 44 milioni di dollari. La pellicola è anche tra le preferite dai cercatori di blooper per errori celeberrimi come il reggiseno di Cleopatra, l’orologio a lancette da tavola, la spugna gialla nel bagno di Marco Antonio, le foglie autunnali che cadono alle Idi di Marzo e tanti altri anacronismi che invito i miei colleghi classicisti a individuare. Qui di seguito, infatti, riporterò solo le sviste che riguardano più strettamente l’Egitto.

cleopatra-liz-taylor-580

Partiamo dall’attrice scelta per interpretare il ruolo principale. Non c’è dubbio che Liz Taylor sia stata una delle donne più belle di Hollywood; lo stesso non si può dire per Cleopatra, stando almeno alle sue rappresentazioni su moneta. Saranno pure cambiati i gusti estetici, ma collo cadente, naso aquilino, mento sporgente, occhi infossati e ghigno disgustato non sono proprio attributi da Venere. Detto ciò, il mio non vuole essere un giudizio superficiale ma una critica all’intero canovaccio del film che si limita a ricondurre tutto al fascino della regina che riesce a far innamorare, rimbambendo, gli uomini più potenti del loro tempo. Nelle vicende che corrono tra i due triumvirati, invece, l’amore c’entra poco se non per niente. Prima Cesare e poi Antonio sposarono Cleopatra non perché ammaliati dalle sue forme ma per meri scopi politici. La posizione strategica nel Mediterraneo e le fertili terre del Nilo rendevano l’Egitto un alleato fondamentale in un periodo turbolento in cui, alla fine della Repubblica, i rapporti di forza non erano ancora definiti. Le legioni andavano sfamate e, non a caso, il Paese fu poi definito il “granaio dell’Impero”. Basta questo a far capire l’assenza di romanticismo nei flirt della regina con i due generali. Tra l’altro, nemmeno le fonti parlano dell’avvenenza di Cleopatra; anzi, Plutarco scrive: «A quanto dicono, la sua bellezza in sé non era del tutto incomparabile, né tale da colpire chi la guardava. Ma la sua conversazione aveva un fascino irresistibile […]» (“Vita di Antonio”, 27,2).

1

Tornando a “Cleopatra”, la narrazione inizia dopo la battaglia di Farsalo (9 agosto 48 a.C.), scontro decisivo tra Giulio Cesare (Rex Harrison) e Pompeo, con quest’ultimo che, sconfitto, si rifugiò in Egitto. Tale scelta, però, gli fu fatale perché il giovane faraone Tolomeo XIII lo fece uccidere a tradimento per ingraziarsi Cesare. Il regno tolemaico, infatti, era in piena guerra civile dopo la morte di Tolomeo XII che aveva lasciato il trono in coreggenza a Cleopatra VII e a Tolomeo; ma il fratello minore, per accaparrarsi tutto il potere, cacciò la sorella da Alessandria. È evidente, quindi, come l’appoggio del console potesse essere appetibile nella lotta dinastica.

2Il film parte proprio dallo sbarco di Cesare nella capitale egiziana e si vede subito quanto l’Oscar per la scenografia sia stato meritato: la città, con tanto di Faro (vedi immagine in alto), è perfettamente rappresentata grazie a un sapiente gioco di fondali dipinti (che non si notano come in tanti altri polpettoni epici) e finte costruzioni realizzate tra Londra e Roma. Certo, il gong a forma di scarabeo è quanto meno bizzarro… Ma, tralasciando questi particolari naïf, vanno fatte un paio di considerazioni sugli schiavi che si vedranno da questo punto in poi, compresi quelli che suonano il bacarozzo gigante. Una costante delle pellicole sull’Egitto è che i protagonisti siano sempre bianchi mentre servitori e figure secondarie neri. Nonostante stia parlando di un film uscito un anno prima che il Civil Rights Act dichiarasse illegale ogni forma di segregazione razziale negli USA, tale argomento è ancora di strettissima attualità visto che Alex Proyas, regista di “Gods of Egypt” che uscirà il prossimo febbraio, è stato costretto a scusarsi per la scelta di troppi attori caucasici nel cast. In ogni caso, al di là del colore della pelle, nessuno schiavo avrebbe mai indossato il nemes, copricapo di stoffa esclusivamente reale.

4Una volta a palazzo, Cesare non è per niente contento della testa di Pompeo in dono e cerca di rimettere sul trono anche Cleopatra perché colpito dal suo fascino. Nella realtà, invece, pur concependo un figlio con lei, la fece sposare con il fratello per ripristinare l’equilibrio precedente. La residenza reale è un’accozzaglia di reperti noti, egiziani e greci, che vede la presenza, sotto lo stesso tetto, di cariatidi dell’Acropoli di Atene, statue di Chefren, mobili (come la sedia della foto) dalla tomba della regina Hetepheres I, moglie di Snefru, e altri oggetti, come al solito, dal corredo funerario di Tutankhamon. Nonostante l’accordo matrimoniale, le tensioni sfociarono nello scontro del 48-47 tra l’esercito di Tolomeo XIII e Arsinoe IV, altra sorella pretendente al trono, e quello di Cesare. Durante gli scontri, s’incendiò fortuitamente parte della celeberrima Biblioteca di Alessandria senza però arrivare alla distruzione completa come è indicato nel film. Infatti, le fonti parlano dei danni all’edificio, ma la sua fine probabilmente fu causata degli Arabi nel VII secolo d.C. Morto Tolomeo XIII, Cesare fece sposare Cleopatra con l’altro fratello minore, Tolomeo XIV (innamorato perso, eh?), e tornò a Roma.

7

Nel luglio del 46, Cesare celebrò i trionfi su Gallia, Egitto, Ponto e Mauretania, durante i quali vennero invitati a Roma anche Cleopatra e suo fratello/novello sposo Tolomeo XIV che il regista sembra essersi dimenticato. Non è chiaro se ci fosse anche il piccolo Cesarione nato l’anno prima. Famosa è la scena dell’ingresso in un fittizio Foro della regina con il figlioletto troppo cresciuto e con un corteo che non avrebbe sfigurato a Viareggio (compreso un improbabile corpo di ballo tribale dall’Africa Nera). Il carro a forma di sfinge (vedi foto in alto) attraversa la copia dell’Arco di Costantino che, piccolo particolare, sarebbe stato inaugurato “solo” 371 anni dopo. Cleopatra sogna già un futuro da imperatrice, ma le Idi di Marzo del 44 le scombinano i piani; così torna ad Alessandria subito dopo la morte dell’appena nominato dittatore perpetuo.

96942-004-ADA0F6B3Poco male. Passati tre anni, la sovrana d’Egitto trova un altro pollo, Marco Antonio, luogotenente di Cesare che da tempo aveva perso la testa per quegli occhi viola. Non solo nella finzione perché Richard Burton sposò veramente Liz Taylor per ben due volte con altrettanti divorzi. Appartenente al secondo triumvirato con Ottaviano e Lepido, Antonio ebbe le provincie orientali e, ben presto, trovò in Cleopatra un’ottima alleata per le sue mire espansionistiche. Nel film, invece, è rappresentato come un alcolizzato, piagnucoloso, inetto affetto dal complesso d’inferiorità verso il Divo Giulio e che regala alla sua amante Cipro, Siria, Cirenaica, Libia, Media, Partia e Armenia. In realtà, la coppia era riuscita ad accaparrarsi più di 1/3 dei domini di Roma. Ovviamente Ottaviano non è d’accordo e, con il supporto del Senato, attacca l’odiato nemico. La battaglia decisiva si svolge ad Azio (2 settembre 31 a.C.), a largo della costa occidentale della Grecia. Anche in guerra, Antonio è ubriaco e si lancia in un assalto frontale sconsiderato, mentre Cleopatra, visto il brutto, fugge verso casa sulla sua nave d’oro (ah, come è innamorata). L’anno dopo, il futuro Augusto assedia Alessandria passando per la Siria e non lascia altra via d’uscita ad Antonio che il suicidio.

11

La regina e le sue due ancelle si asserragliano nella tomba (vedi foto in alto), un simil Tempio minore di Abu Simbel, ma vengono raggiunte dai soldati romani che le imprigionano a palazzo. Intanto, viene ucciso Cesarione anche se, come ho scritto all’inizio, sappiamo che morì 11 giorni dopo la madre. Del suicidio di Cleopatra si è detto tanto: il 12 agosto del 30 a.C., insieme a Iras e Charmion, si sarebbe fatta mordere da un aspide, identificato con un cobra o una vipera, nascosto in un cesto di fichi. Leggenda o verità? Secondo Andrew Gray, curatore della sezione di erpetologia del Manchester Museum, leggenda perché, come ha recentemente affermato, sarebbe stato impossibile per un singolo serpente avere il veleno sufficiente a far morire in poco tempo tre persone. Noi, non avendo altri dati, facciamo finta di credere a Plutarco e ci gustiamo l’ending che, per una volta, non è happy.

Categorie: cinema/TV | Tag: , , , , , , | 3 commenti

Scoperta stele tolemaica a Taposiris Magna

10922319_342328412638976_6433522026703322926_o

Source: MSA

La missione egiziano-domenicana diretta da Kathleen Martinez (Università Cattolica di Santo Domingo) ha scoperto una stele tolemaica a Taporis Magna. Il blocco in calcare (105 x 65 x 18 cm) presenta 20 linee in geroglifico e 5 in demotico con la stessa versione di un testo che racconta di offerte di Tolomeo V Epifane al tempio di Iside a File. La stele risale al settimo anno di regno del faraone (198 a.C.) e presenta anche i cartigli della moglie/sorella Cleopatra I, del padre Tolomeo IV e della madre Arsinoe III.

La ripetizione del testo in due tipi di scrittura accosta il reperto alla ben più famosa Stele di Rosetta, che in più ha la versione in greco, realizzata solo due anni dopo, durante il nono anno di regno.

Il sito di Taposiris Magna, oggi Abusir, si trova sulle rive del lago Maryut, a circa 50 km a sud-ovest di Alessandria ed è scavato dalla missione da 6 anni.

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | Lascia un commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.