Articoli con tag: Deir el-BAhari

Il cuore mummificato di un visir di 4000 anni

Source: elindependiente.com (ph. Patricia Mora)

Nella primavera del 2017, la missione del Middle Kingdom Theban Project, diretta da Antonio Morales (Universidad de Alcalá), aveva effettuato un curioso ritrovamento nell’area tra el-Asasif e Deir el-Bahari, a Tebe Ovest (link al vecchio articolo). Ripulendo l’angolo nord-orientale del cortile della tomba di Ipi (TT 315) – visir sotto il faraone Amenemhat I (1994-1964 a.C.) –, gli archeologi spagnoli avevano individuato un corridoio lungo 8 metri e largo 3, ancora stipato di contenitori di ceramica. All’interno di questo cubicolo si trovavano 56 giare, già scavate nel 1921-22 dall’egittologo americano Herbert Winlock (Porter-Moss I-1, p. 390) che probabilmente aveva valutato poco interessanti questi reperti portandone in patria solo 4. In realtà, grazie a un’indagine più approfondita, è emerso che i vasi sigillati servissero a conservare resti di bende di lino, sudari, oli, resine e circa 200 sacchetti di natron (40/50 kg in tutto). In sostanza, si trattava di un ambiente accessorio atto a immagazzinare tutto il materiale di scarto del processo di mummificazione che, in quanto impuro, non poteva restare nella tomba vera e propria.

Tra i particolari più interessanti c’era un involucro il cui contenuto era stato già allora identificato come un possibile cuore umano; a distanza di oltre 4 anni, in un’intervista al giornale El Indipendiente, Morales ha confermato l’ipotesi e ha sottolineato la rarità del ritrovamento. La notizia è stata presentata da un pezzo (qui per ulteriori dati e foto), ma vale la pena approfondirla anche sul blog. In una delle giare, infatti, tra i vari sacchetti di natron che servivano a far disidratare il cadavere, c’era un pacchetto in lino che racchiudeva il muscolo cardiaco coperto da uno strato di resina. Il trattamento dell’aorta era particolarmente accurato con un bendaggio attento e la chiusura con un rotolo di lino.

L’imbalsamazione a parte del cuore non è di certo una novità, anzi, si hanno diversi esempi soprattutto per il Terzo Periodo Intermedio; tuttavia, l’organo era sempre riposto nella cavità toracica alla fine del rituale. Diverso è questo caso. Il direttore della missione ha affermato che, se si esclude una mummia nubiana in Sudan, quello della TT 135 sarebbe il primo ritrovamento di un cuore all’esterno del corpo.

Ma allora a cosa è dovuta questa particolarità?

Da scartare subito è l’ipotesi damnatio memoriae. Sembra improbabile che la presenza del cuore tra il materiale impuro sia da imputare a un tentativo di punire il defunto privandolo dell’organo più importante e, di conseguenza, impedendo la sua esistenza nell’aldilà. Mancano infatti nella tomba altre tracce di deturpazione e il nome di Ipi sul sarcofago non presenta alcuna cancellazione, come invece ci si sarebbe aspettato in un caso simile. La spiegazione, invece, potrebbe essere molto più prosaica. Secondo Morales, infatti, i sacerdoti preposti alla mummificazione si sarebbero semplicemente sbagliati, confondendo l’involucro del cuore con uno dei tanti sacchetti di natron e riponendolo in una giara.

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Trasferiti al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana 17 sarcofagi reali

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Sarcofago di Ahmose-Meritamon (ph. Ministry o Tourism and Antiquities)

In attesa della grande parata ufficiale che vedrà il trasferimento di 22 mummie reali dal Museo Egizio del Cairo al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana di Fustat, nei giorni scorsi si è proceduto allo spostamento dei 17 sarcofagi che le accompagnavano.

Le bare lignee erano state scoperte nel 1881 nella cachette di Deir el-Bahari insieme ai corpi imbalsamati di 18 faraoni e 4 regine di XVII, XVIII, XIX e XX dinastia, oltre alle mummie di importanti personaggi della XXI dinastia e di individui non identificati. Tra i sarcofagi, che ora saranno puliti e restaurati, spiccano quelli del re di XVII din. Seqenenra Ta’o, della regina Ahmose-Nefertari, di Ahmose-Meritamon (foto in alto), di Amenofi I, Thutmosi II, Thutmosi III, Ramesse II, Ramesse III e di Padiamon (che però conteneva i resti di Ahmose-Sitkamose).

Questo grande trasloco era stato deciso già nell’agosto del 2019 ed era previsto per lo scorso marzo, ma ovviamente il covid ha costretto a rimandare la data.

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Scoperta la causa di morte della Mummia Urlante

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Source: Dr. Zahi Hawass Facebook

Tra le olre 50 mummie scoperte nel 1881 nella cachette reale di Deir el-Bahari (DB320), due in particolare colpiscono per le loro fattezze raccapriccianti. In entrambi i casi, i volti sono deformati da un urlo reso eterno dal processo d’imbalsamazione. Ma se per l’individuo maschile, il cosiddetto “Sconosciuto E”, sono già stati fatti esami ed è stata proposta una teoria che lo identificherebbe come Pentaur, figlio di Ramesse III coinvolto nella famosa “congiura dell’harem”, della “Sconosciuta A” fino ad ora si conosceva ben poco.

A differenza del presunto Pentaur, la donna ha beneficiato di una buona mummificazione, con bende di lino puro su cui sono scritti in ieratico il titolo di figlia e sorella reale e il nome Meritamon che, però, appartenendo a più principesse, non ne permette il riconoscimento sicuro.

Così, nell’ambito del progetto di studio delle mummie del Museo Egizio del Cairo, il celebre Zahi Hawass e Sahar Saleem, professore di Radiologia presso la Cairo University, hanno analizzato la “Mummia urlante” tramite radiografie e TAC, ricavando nuovi dati interessanti. Intanto l’età della morte è collocata tra i 50 e i 60 anni; poi è stato evidenziato il metodo di mummificazione che è consistito nell’eviscerazione, la sostituzione degli organi interni con impacchi, resine e spezie profumate e la mancata asportazione del cervello, ancora presente essicato sul lato destro del cranio. Quest’ultima pratica si adatterebbe di più, secondo Hawass, alla Meritamon figlia di Seqenenra Ta’o, faraone della fine della XVII dinastia. La prof.ssa Marilina Betrò (Università di Pisa), grazie allo studio incrociato di documenti editi ed inediti, già nel 2007 ipotizzava che la mummia appartenesse alla regina Ahmes-Meritamon, figlia di Ta’o e sorella e moglie di Kamose e che la tomba DB 358, dove è stata sepolta l’omonima moglie di Amenofi I, fosse in origine destinata a lei.

Ma il risultato più importante riguarda la causa di morte e il conseguente motivo dell’urlo. La donna è forse deceduta sul colpo a causa di un infarto; è stata infatti rilevata una grave forma di aterosclerosi con l’avanzata calcificazione delle pareti delle arterie coronarie destra e sinistra, iliache, del collo, degli arti inferiori e dell’aorta addominale. La mummificazione sarebbe iniziata quando il corpo era ancora contratto per il rigor mortis. Per questo la donna ha le gambe accavallate e leggermente flesse, la testa reclinata verso destra e la mandibola abbassata.

Tuttavia, i risultati dello studio sono stati messi in dubbio da altri ricercatori: https://gizmodo.com/how-did-this-screaming-mummy-really-die-1844454580

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Scoperto deposito di fondazione con il nome di Thutmosi II: vicini all’individuazione della sua tomba?

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Source: PAP/A. Niwiński

Gli egittologi diretti da Andrzej Niwiński (Istituto di Archeologia dell’Università di Varsavia) potrebbero aver effettuato a Deir el-Bahari una scoperta eccezionale. Infatti, indagando tra i detriti nelle vicinanze del tempio di Hatshepsut – dove i Polacchi scavano ormai da 60 anni –  hanno individuato un deposito di fondazione reale con implicazioni potenzialmente molto importanti.

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Source: PAP/A.Niwiński

In realtà, la scoperta risale al marzo dello scorso anno, ma solo in questi giorni è stata resa pubblica. Tra le rocce si trovava una cassa in pietra calcarea con una base quasi quadrata dai lati di circa 40 cm (foto in alto). All’interno erano conservati tre pacchetti di lino che contenevano lo scheletro di un’oca sacrificata (in basso a sinistra), un uovo dello stesso uccello e una cassettina di legno con un altro uovo avvolto, forse di ibis.

Accanto alla cassa è stato ritrovato un quarto involto di tessuto che celava un contenitore in legno (foto in alto a destra), che a sua volta conteneva un piccolo scrigno in faience verde a forma di cappella (foto in basso). L’oggetto, finemente decorato, presenta un cartiglio con il nome Aakheperenra, uno dei titoli del faraone Thutmosi II (1493–1479 a.C.).

L’importanza del ritrovamento è data dal contesto e proprio da questo nome. I depositi di fondazione, infatti, erano sepolture di oggetti rituali effettuate per consacrare un terreno prima della costruzione di un tempio o di una tomba. Tomba di cui, per il marito di Hatshepsut, non si conosce ancora l’ubicazione. Se infatti abbiamo la mummia di Thutmosi II perché spostata durante la XXI dinastia nella cachette di Deir el-Bahari (DB320) insieme ai corpi di altri faraoni, non sappiamo dove sia stato seppellito in origine. Per questo Niwiński spera che questo deposito possa aver avvicinato il suo team alla scoperta di una delle tombe reali che mancano ancora all’appello.

Video intervista (in polacco, ma con più immagini) al direttore della missione: http://naukawpolsce.pap.pl/aktualnosci/news%2C81016%2Cegipt-polacy-odkryli-depozyt-krolewski-sprzed-35-tys-lat-kolo-swiatyni

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Individuato rilievo di Hatshepsut nei depositi della Swansea University

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Source: The Egypt Centre, Swansea University

In archeologia, si sa, capita spessissimo che le scoperte siano effettuate casualmente. Questo non succede solo nei cantieri edili ma anche nei magazzini dei musei. E l’ennesima conferma di tale regola potrebbe venire dal Galles, più precisamente dall’Egypt Centre della Swansea University. Ken Griffin, docente di Arte e Architettura Egiziana, si è infatti ritrovato tra le mani quello che potrebbe essere un reperto dall’importanza inaspettata: un rilievo di Hatshepsut.

L’egittologo aveva scelto due frammenti di calcare dai depositi del museo, notandoli per la forma inusuale in una vecchia foto in bianco e nero. I pezzi sarebbero serviti per una handling session con i suoi studenti, cioè un’esercitazione pratica su oggetti reali. In effetti, ci si accorge subito che le due parti del rilievo hanno un taglio strano, con la porzione superiore che sembra combaciare con quella inferiore. Sulla faccia anteriore è visibile una testa maschile, un ventaglio e parte di un’iscrizione geroglifica; sul retro della parte alta, invece, si trova il completamento del volto della persona rappresentata (immagine in basso). A come tutto ciò sia possibile ci arriveremo dopo.

Perché la questione importante è capire di chi sia la testa che, per la presenza dell’ureo, non può che appartenere a un faraone. Griffin è convinto che il rilievo raffiguri la celebre regina Hatshepsut (1478-1458) e che provenga dal suo tempio funerario di Tebe Ovest. La teoria si basa su considerazioni di tipo stilistico che riguardano la tipologia del ventaglio, la capigliatura a piccole ciocche e il diadema intrecciato, tutti elementi attestati a Deir el-Bahari. La decorazione parietale sarebbe così stata staccata nel XIX secolo, prima che il tempio fosse scavato dalla missione dell’Egypt Exploration Fund (oggi Egypt Exploration Society) tra 1902 e 1909, e poi sarebbe stata acquistata dall’antiquario londinese Sir Henry Wellcome (1853-1936), la cui collezione è arrivata a Swansea nel 1971. Se questa ipotesi fosse confermata, si dovrebbe poi cercare la posizione originaria del rilievo; per questo Griffin si è già rivolto alla missione polacca che lavora nel tempio di Hatshepsut da oltre 50 anni.

Invece, il mento barbuto sul retro altro non è che un’aggiunta posteriore, una contraffazione effettuata – tagliando e girando uno dei due pezzi – per rendere la figura completa aumentandone il valore di mercato. L’autore, quindi, potrebbe essere stato il venditore o Wellcome stesso. Poi, una volta arrivato in Galles, evidentemente il rilievo è tornato com’era prima per volere dei curatori dell’Egypt Centre. Altra particolarità: l’handling session si è tenuta l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna.

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Source: bbc.com

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Aperto al pubblico il Santuario di Amon-Ra a Deir el-Bahari

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Source: travel2egypt.org

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Source: wikipedia.org

Continua il restauro del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, Tebe Ovest, ad opera della missione polacca diretta da Zbigniew E. Szafrański. Dopo il Complesso solare e la Cappella di Anubi, verranno aperte al pubblico altre strutture della terrazza superiore. Il 9 dicembre, infatti, ci sarà l’inaugurazione ufficiale del cosiddetto “Portico tolemaico” e del Santuario di Amon-Ra. All’evento saranno presenti, oltre a Szafrański, il ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, il direttore del Centro di Archeologia del Mediterraneo dell’Università di Varsavia, Tomasz Waliszewski, l’ambasciatore polacco al Cairo, il governatore di Luxor e altri rappresentanti dei due Paesi.

Il Santuario si trova al centro del lato occidentale della terrazza (indicato dalla freccia rossa nell’immagine a sinistra), in asse con le due grandi rampe, e si apre con il Portico e un portale in granito. La struttura interna è composta dalla Sala della Barca e la Camera della Statua con tre cappelle. Qui, il simulacro del dio viene illuminato dai raggi del sole all’alba di ogni solstizio d’estate.

http://templeofhatshepsut.uw.edu.pl/en/news

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Deir el-Bahari: (ri)scoperte 56 giare con materiale per mummificazione

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Source: MoA

Non è detto che scavare in aree già indagate non porti sorprese. Anzi, in contesti del genere, le scoperte sono molto più frequenti di quello che si pensa. È un esempio l’ultimo ritrovamento effettuato a Deir el-Bahari (Tebe Ovest) dai membri del Middle Kingdom Theban Project, missione focalizzata sullo scavo, il restauro, lo studio epigrafico e la pubblicazione di alcune sepolture di Medio Regno (TT 313, TT 315, CG 28023). Proprio ripulendo l’angolo nord-orientale del cortile della tomba di Ipi (TT 315) – visir sotto Amenemhat I (1994-1964) -, gli archeologi spagnoli diretti da Antonio Morales (Universidad de Alcalá) hanno individuato una camera accessoria piena di contenitori ceramici. In realtà, queste giare – 56 per l’esattezza – erano state già scoperte nel 1921-22 dall’americano Herbert Winlock (Porter-Moss I-1 p. 390) che, tuttavia, non le aveva ripulite probabilmente considerandole reperti di minore importanza. Invece, il loro contenuto potrebbe essere fondamentale per lo studio dei metodi di mummificazione del Medio Regno. Al loro interno, infatti, si trovavano teli di lino lunghi oltre 4 metri, rotoli di bende, abiti, stracci vari e porzioni di tessuto più sottile per avvolgere le dita del defunto. Inoltre, c’erano anche vari strumenti di legno e rame e circa 300 sacchetti contenti natron, sabbia, resine e altri prodotti da utilizzare per l’imbalsamazione di Ipi il cui cuore, estratto e trattato, potrebbe essere stato individuato tra questo materiale da Salima Ikram (American University of Cairo). Importanti anche i sigilli sui tappi e le iscrizioni in ieratico sulla ceramica.

 

http://thebanproject.com

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Source: MoA

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Identificati in Canada due oggetti appartenuti ad Hatshepsut

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urce: cbc.ca

Luther Sousa, ricercatore presso la University of Winnipeg, ha identificato due oggetti risalenti al regno di  Hatshepsut (1479-1457), oggi conservati nel museo antropologico dell’università canadese. In oltre cento anni, nessuno si era accorto che, sui due modellini lignei di zappa e di elevatore oscillante (vedi immagine), si trovava il cartiglio con il praenomen della regina, Maatkara. In particolare, le miniature provengono da uno dei depositi di fondazione del tempio funerario di Deir el-Bahari (anche il nome originale del luogo, “Djeser Djeseru”, è inciso sugli oggetti) scavati nel 1886-88 da Henri Édouard Naville per l’Egypt Exploration Fund (poi diventato Egypt Exploration Society). Furono poi acquistate dal collezionista Albert Edward Hetherington che, a sua volta, le diede all’università tra il 1903 e il 1925 insieme ad altri circa 450 reperti egizi. In realtà, oggetti del genere non sono così rari. I depositi di fondazione sono pozzetti rituali in cui venivano sepolte, tra le altre cose, piccole riproduzioni di attrezzi edili prima della costruzione di un tempio o di una tomba; esemplari provenienti proprio da Deir el-Bahari sono conservati anche nel Museo Egizio di Firenze (foto 1, foto 2), scoperti dalla spedizione franco-toscana di Champollion e Rossellini (1828-29).

http://news-centre.uwinnipeg.ca/all-posts/uwinnipeg-uncovers-ancient-egyptian-treasure/

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Al via le aperture notturne della Valle dei Re e dei templi di Luxor

Source: pinterest.com/pin/513621532473586286/

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A Luxor, il sistema d’illuminazione e videosorveglianza annunciato un mese fa dal ministro El-Damaty è, nonostante l’iniziale scetticismo, effettivamente pronto e, stasera, saranno inaugurate le visite notturne ad alcuni tra i principali monumenti della città. I turisti, da oggi in poi, potranno entrare dalle 6:00 alle 23:00 nel Tempio di Luxor, nel Ramesseum e nel Tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari oltre che nelle tombe di Seti I (KV 17), Ramesse IV (KV 2) e Ramesse VI (KV 9) nella Valle dei Re (vedi foto). Con l’orario invernale, invece, l’apertura dei siti verrà prolungata solo fino alle 21:00.

Variazioni di orario ci saranno anche per il Luxor Museum che, dal 1 agosto, resterà aperto al pubblico anche nel pomeriggio, dalle 17:00 alle 21:00.

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Apertura notturna per la Valle dei Re e i templi di Luxor

Source: MSA

Source: MSA

Durante una visita ufficiale a Luxor, il ministro delle Antichità, Mamdouh El-Damaty, ha annunciato che il rinnovamento del sistema d’illuminazione dei siti archeologici cittadini sta andando avanti e che, dal 25 luglio, sarà possibile effettuare visite notturne fino alle 23:00. Il progetto include le tombe della Valle dei Re, il Ramesseum (nella foto) e il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari. Dal 1 luglio, inoltre, con l’orario estivo, l’apertura del Tempio di Luxor sarà estesa di un’ora fino alle 11 di sera. L’iniziativa è sicuramente interessante e garantirebbe ai turisti un’esperienza suggestiva, ma, conoscendo l’affidabilità dei comunicati stampa egiziani, mi viene da domandarmi a quale anno si riferisca quel 25 luglio…

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