Articoli con tag: Delta

Buto, scoperti oggetti di culto legati ad Hathor

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

A Tell el-Farain, sito archeologico del Delta nel governatorato di Kafr el-Sheikh, gli archeologi egiziani hanno effettuato una scoperta veramente rara. Nell’antica città di Buto, consacrata alla dea serpente Uadjet protettrice del Basso Egitto e per questo chiamata in origine Per-Uadjet, sono state individuate testimonianze del culto di un’altra divinità.

Sopra una delle tre colline che compone il sito, nascosti sotto un cumulo di blocchi di pietra, erano riposti diversi strumenti effettivamente usati durante i riti religiosi celebrati in onore di Hathor durante la XXVI dinastia. Si leggono infatti i nomi di faraoni come Psammetico I (664-610 a.C.), Apries (589-570) e Amasis (570-526). In particolare, il cartiglio di quest’ultimo è inciso su quella che viene definita dal dispaccio del Ministero del Turismo e delle Antichità una colonna hathorica in calcare (ma in mancanza di un riferimento metrico, potrebbe essere anche il manico di un sistro; foto in alto). Tra gli altri reperti trovati, spiccano alcuni incensieri in faience, di cui uno è decorato con la testa di Horus (foto nella prima fila in basso a sinistra), statuette della vacca Hathor, di Thot e della dea ippopotamo Tueret, vasi in ceramica e placche in avorio finemente lavorate con scene di portatori di offerte in un ambiente palustre (prima fila in basso, al centro). Inoltre, è stato scoperto anche un amuleto udjat in oro (in basso a destra) e tracce di rivestimento dello stesso materiale prezioso che in origine doveva coprire altri oggetti.

Nella stessa area è stato individuato un vasto edificio più recente, risalente al periodo tolemaico (305-30 a.C.). La struttura doveva avere una funzione religiosa legata a riti purificatori perché comprende un pozzo, una vasca in mattoni rossi foderati in lastre in calcare, un punto per il riscaldamento dell’acqua e un complesso sistema di approviggionamento e drenaggio idrico. Parte del materiale utilizzato per costuire l’edificio è chiaramente di riciclo, come si vede in un blocco in cui ci sono i cartigli del faraone della XXII dinastia Takelot II (850-825 a.C.; in basso a destra).

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Scoperto nel Delta un laboratorio per la ceramica di epoca greco-romana

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

A Kom Aziza, sito nel Delta nord-occidentale (città di Abu Hummus, a circa 40 km da Alessandria; immagine in basso), la missione egiziana diretta da Ibrahim Sobhi della Fayoum University ha individuato resti archeologici che coprono 5000 anni di storia.

Dati dell’Egypt Exploration Society su Google Earth (www.ees.ac.uk/google-earth)

La scoperta principale consiste in un centro di produzione della ceramica risalente al periodo greco-romano, più precisamente dal III sec. a.C. al I sec. d.C. L’area artigianale conserva ancora le tracce di ogni fase produttiva: una vasca dove l’argilla veniva impastata e mescolata con acqua e altri materiali (in molte pitture vediamo come l’operazione venisse effettuata con i piedi – e non nel senso che fosse fatta male…); il punto in cui la materia prima era modellata, dove sono stati ritrovati attrezzi in metallo, una porzione della ruota del tornio e alcuni vasi crudi; lo spiazzo per l’essiccazione al sole prima della cottura; i grandi forni circolari a corrente ascensionale (l’aria calda veniva canalizzata verso l’alto), costruiti con mattoni mattoni rossi nella parte interna e mattoni crudi all’esterno (foto in alto). Nelle camere di cottura si trovavano ancora diverse forme ceramiche.

Come anticipato, però, il sito era frequentato già da molto prima e gli archeologi hanno scavato anche i resti di un villaggio protodinastico (3150-2700 a.C.), con abitazioni in mattoni di fango, forni e silos per la conservazione dei cereali. Inoltre, è stata trovata un’area sepolcrale con tombe di diverse epoche che vanno dalle più antiche sepolture a fossa in posizione fetale a più recenti strutture in mattoni crudi. Questa coesintenza ha reso l’annuncio ufficiale del ministero un po’ confuso, mescolano oggetti cronologicamente molto lontani; tra le foto in basso, infatti, si vedono monete tolemaiche (in alto a destra) e vasi in pietra di Antico Regno (in basso a sinistra).


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Scoperte nel Delta 110 tombe risalenti a 5500 o 3500 anni fa

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

A Kom el-Khelgan, sito archeologico della provincia di Dakahliya nel Delta nord-orientale, la missione egiziana diretta da Sayed el-Talhawy ha individuato 110 sepolture che vanno dal Neolitico al II Periodo Intermedio. Si tratta per lo più di semplici deposizioni in fosse scavate nella sabbia, con nessuno o pochi oggetti di corredo, che si vanno ad aggiungere ad altri ritrovamenti simili effettuati nell’area nel 2019.

Le 68 tombe più antiche sono attribuibili alla cultura neolitica di Buto-Maadi (3900-3500 a.C.) e sono buche ovali in cui il morto è in posizione fetale, quasi sempre sul fianco sinistro. Inoltre, in un vaso sferico di ceramica erano conservati i resti di un feto. Risalgono invece alla fine del Predinastico, in particolare alla fase Naqada III (3500-3150 a.C.), 5 sepolture, sempre in fossa ovale nella sabbia, ma in due casi con fondo e copertura di fango. Anche in questi contesti il corredo è limitato a qualche contenitore, cilindrico o a forma di pera, e a palette votive in pietra (foto in basso a destra; no, non si è addormentato con il cellulare in mano!). Infine, facendo un salto di 1500 anni, le 37 inumazioni più recenti risalgono al II Periodo Intermedio (1650-1550 circa) e consistono in buche rettangolari dagli angoli arrotondati, con una profondità di 20-85 cm. In questo caso, i corpi sono supini con la testa orientata ad Ovest. A confermare la datazione, ci sono i simboli sulla base degli scarabei e la tipica “ceramica Tell el-Yahudiya” (foto in basso, al centro), riconoscibile non solo per la forma ma anche per le decorazioni geometriche puntinate. Particolari però sono le sepolture di alcuni bambini, tra cui uno posto in un sarcofago di ceramica, due in tombe rettangolari costruite con mattoni di fango e accompagnati da oggetti più ricchi, come orecchini d’argento e scarabei in pietre semipreziose, e un altro feto che, insieme a un piccolo vaso di ceramica nera, era posto in un contenitore più grande.

Inoltre, come si vede nella foto in alto, tra le tombe gli archeologi hanno trovato anche forni e strutture in mattoni crudi.

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Inaugurati i musei archeologici di Sharm el-Sheikh e di Kafr el-Sheikh

Questa mattina, nonostante il periodo non sembri proprio il più propizio, sono stati inaugurati ufficialmente due musei archeologici in fase di costruzione da anni: il Museo di Sharm el-Sheikh e quello di Kafr el-Sheikh. In contemporanea è stato riaperto anche il Museo delle Carrozze Reali al Cairo, dopo un lungo processo di ristrutturazione e rivisitazione degli spazi espositivi.

Il Museo di Sharm el-Sheikh rientra in un più ampio progetto di valorizzazione del turismo in Egitto che prevede che famose località balneari, come è già successo con Hurghada, siano dotate anche di attrazioni culturali per rendere più ampia l’offerta ai visitatori. Il museo illustra i diversi aspetti della civiltà egizia esponendo una selezione di circa 7000 manufatti da altre raccolte del Paese, come quelle del Cairo, Luxor, Kom Oshim, Saqqara, Suez, Ismailia e Minya.

Nonostante il nome simile, Kafr el-Sheikh si trova da tutt’altra parte, nel mezzo del Delta del Nilo. Il suo museo, il cui progetto risale addirittura al 1992, copre l’intera storia dell’area con circa 5800 reperti che vanno dall’età faraonica fino al periodo copto e islamico. In particolare, nelle sale sono esposti oggetti provenienti dai principali siti della provincia, come l’importante città di Buto (oggi Tell el-Farain), Xois o Sakha – dove, secondo la tradizione, soggiornò la Sacra famiglia durante la fuga in Egitto – e Fuwah, centro famoso per le sue moschee e per la produzione di tappeti fatti a mano.

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Scoperte 83 tombe nel Delta orientale

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

A Kom el-Khilgan, sito predinastico della provincia di Daqahlliya nel Delta orientale, gli archeologi egiziani hanno scoperto 83 tombe, per lo più antiche di oltre 5000 anni. La necropoli era stata individuata e scavata già nei primi anni 2000 dall’IFAO, mettendo in luce un’importante fase di transizione verso l’unificazione, almeno culturale, dell’Egitto grazie alla presenza di ceramica della cultura Buto-Maadi, tipica del Nord, e quella meridionale di Naqada III.

84660238_2848669718511993_7513813609521086464_n79 delle nuove tombe scoperte dal team di Sayed Fathi el-Talhawi, direttore generale delle Antichità di Daqahlliya, risalgono proprio al IV millennio e sono composte da fosse ovali scavate nella sabbia con il defunto deposto in posizione fetale, spesso all’interno di casse funerarie in terracotta. Questa particolarità è un unicum per il periodo e l’area ed è solo il secondo caso noto dopo quello individuato a Tell el-Farkha dagli egittologi polacchi. Ad accompagnare i morti c’erano in genere vasi di diverse forme, ma sono stati trovati anche piccoli modellini d’imbarcazione in ceramica, due conchiglie di ostrica e due palette in pietra – una rettangolare e una tonda – con un ciottolo per macinare i minerali da trucco (foto a sinistra, angolo in basso a destra).

Molto più recenti sono invece i resti di forni ed edifici in mattoni crudi risalenti al II Periodo Intermedio (1650-1550 a.C.). Le fondazioni di una di queste strutture si istallano su quattro sepolture, tre di adulti e una di un bambino (foto in basso a sinistra), come da tradizione asiatica che comincia a vedersi in Egitto con gli Hyksos. Tra gli oggetti di corredo spiccano amuleti in oro e pietre semi-preziose come l’ametista (foto in basso a destra).

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Le prime scoperte dell’anno… scavando fogne

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

81559855_2768280393217593_6949737850682212352_nIl 2020 inizia scavando fogne… e trovando blocchi iscritti.

Nell’arco di 24 ore, sono stati annunciati due ritrovamenti effettuati fortuitamente con le stesse modalità in Medio Egitto e nel Delta.

Oggi il ministro El-Enany ha comunicato che nel villaggio di Kom Ashkaw (provincia di Sohag), dove lo scorso settembre, durante i lavori di sistemazione della rete fognaria del villaggio, erano emersi muri relativi a un tempio o una cappella di Tolomeo IV (222-204 a.C.), gli archeologi egiziani hanno scoperto cinque blocchi in calcare coperti da scene religiose e testi geroglifici.

Questa volta, però, la lettura dei cartigli ha portato a una datazione più antica con il prenome e il nome (foto a sinistra) dell’iniziatore della dinastia, Tolomeo I (305-282 a.C.). Il re è mostrato mentre porge offerte a Osiride – a cui probabilmente era consacrato il santuario – e ad altre divinità. In particolare, il blocco all’inizio dell’articolo mostra tre registri: quello superiore conserva solo i piedi; quello centrale con Tolomeo che offre impacchi di lino all’effigi di Osiride seduto in trono e di Nefti in piedi; quello inferiore in cui, oltre al testo religioso, si notano le corone di Osiride e Horus dietro di lui. Gli altri blocchi presentano scene simili (offerta di vestiti e collane) o decorazioni a facciata di palazzo.

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Nel piccolo centro di Dandit (governatorato di Daqahliya), invece, sono stati ritrovati tre blocchi a una profondità di 4 metri, durante lo scavo di una fogna tra il villaggio e il cimitero locale. Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha ispezionato l’area ieri chiarendo che si tratta di due blocchi iscritti in alabastro (108 x 64 x 30, foto in alto; 80 x 64 x 24 cm) e uno anepigrafe in calcare (68 x 45 x 40 cm). Vista l’emergenza archeologica, i lavori sono stati bloccati ed è partita una missione del Ministero del Turismo e delle Antichità per approfondire la conoscenza del sito.

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Pelusio, individuata la sede del Senato cittadino

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Source: MoA

A Tell el-Farama, sito del Sinai nord-occidentale dove sorgeva l’antica città di Pelusio, una missione egizia ha individuato un grande edificio monumentale di epoca romana.  La costruzione, realizzata in mattoni cotti e blocchi di calcare, si estende per circa 2500 m² con un perimetro rettangolare. All’interno, una struttura circolare presenta 3 livelli di tribune, larghe 60 cm, in mattoni foderati in marmo.

Questa particolarità ha fatto pensare  si trattasse della sede del Senato cittadino, cioè il luogo di riunione dei rappresentanti di Pelusio. Non a caso, l’ingresso principale del palazzo si affaccia a est sulla strada più importante del centro (foto in basso a sinistra). Gli archeologi hanno trovato anche resti di mosaici e pochi frammenti di colonne rimasti dallo smantellamento dell’area nel V-VI secolo, quando la città, ormai abbandonata per l’insabbiamento del ramo pelusiaco del Delta su cui si trovava, fu utilizzata come cava di materiale edile da riuso.

La scoperta è stata effettuata durante lo scorso anno durante scavi di emergenza in un’area in cui sorgerà una nuova città, ma è stata annunciata solo ieri; in realtà, l’esistenza dell’edificio era già stata appurata nel 2005 grazie a saggi e prospezioni geomagnetiche del Centro di Archeologia del Mediterraneo dell’Università di Varsavia.

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Scoperti nel Delta N-O magazzini di Ramesse II per la conservazione del cibo

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Source: MoA

Il team di archeologi egiziani che lavora a Tell Abqain, governatorato di Buharya, ha individuato due magazzini per lo stoccaggio di alimenti databili al regno di Ramesse II (1279-1212 a.C.). Il sito si trova nella città di Housh Eissa, nel Delta nord-occidentale, e corrisponde a una fortezza fatta costruire dal celebre faraone di XIX dinastia per proteggere il confine est dagli attacchi dei Libici. Non a caso, oltre ai due magazzini, sono stati scavati anche un tratto delle mura esterne, torri di avvistamento e un finto cortile di accesso che sarebbe servito a ingannare eventuali invasori.

In ogni caso, le due strutture in mattoni crudi erano suddivise in piccole celle come un alveare. Separati da un’area aperta murata, i magazzini erano protetti da due ambienti adibiti alle guardie. All’interno sono stati ritrovati diversi contenitori ceramici e resti di ossa di animali e pesci. Inoltre, alcuni forni di argilla adiacenti alle strutture potrebbero essere stati utilizzati per tostare il grano, così da eliminare parassiti e umidità e, di conseguenza, prolungare la conservazione dei cereali. Tra i ritrovamenti ci sono anche diversi amuleti protettivi (foto in basso).

 

 

 

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Scoperto arsenale greco-romano nei pressi del Canale di Suez

Source: MoA

A Tell Abu Sefeh, località situata nel nord-ovest del Sinai, 3 km a est del Canale di Suez, gli archeologi egiziani hanno individuato un piccolo arsenale di epoca greco-romana. Nel sito si costruivano e riparavano imbarcazioni che venivano trasportate a secco in almeno due bacini di careneggio. Le due vasche in questione erano rettangolari e realizzate con muri in blocchi di calcare che, tuttavia, sono stati quasi tutti asportati e riutilizzati in epoche successive quando, a causa dell’insabbiamento del ramo pelusiaco del Nilo, la struttura perse la sua utilità. Il bacino più grande, quello est, è largo 6 metri e lungo 25.

La funzione del centro è stata confermata anche dai reperti ritrovati che, oltre a ceramica locale e importata e a resti di pesci, comprendono materiali e attrezzi tipici di un’officina navale come tavole di legno e chiodi in bronzo e ferro.

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Delta, individuato centro di produzione del vino di epoca greco-romana

Source: MoA

A Kom el-Trogi, sito archeologico nei pressi di Abu el-Matamir (la città più popolosa del governatorato di el-Buhayra, Delta nord-occidentale), gli archeologi egiziani hanno individuato un centro di produzione del vino di epoca greco-romana. La struttura è composta da una serie di vasche di stoccaggio scavato nella roccia all’interno di ambienti delimitati da stretti muri di mattoni in fango con qualche blocco di calcare.

Adiacente ai magazzini, è stato indagato un edificio abitativo dedicato agli amministratori e ai lavoratori della struttura. Qui sono stati scoperti forni, frammenti di intonaco dipinto, tessere di mosaico, ceramica che va dal periodo tolemaico a quello islamico e una serie di monete tra le quali spiccano una di Tolomeo I (305-282 a.C.) e una dell’imperatore romano Domiziano (81-96 d.C.).

Grazie alla lettura dei bolli su giare e anfore, è stato possibile capire anche le rotte commerciali che legavano questo centro al resto del Mediterraneo. Compaiono infatti i nomi di Cipro, Rodi e Cnido, città greca dell’Anatolia.

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