Articoli con tag: Dra Abu el-Naga

Scoperta la più grande tomba “a saff” di Tebe Ovest

Source: MoA

Quando lo scorso ottobre ero a Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest, per partecipare alla missione archeologica dell’Università di Pisa, i nostri vicini di scavo scoprivano una tomba con la facciata di 55 metri. Tutti i particolari nel mio articolo su National Geographic:

http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2019/04/22/foto/tebe_ovest_grande_tomba_rupestre_djehutyshedsu_funzionario-4378763/1/#media

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Report della missione 2018 dell’Università di Pisa a Dra Abu el-Naga

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La statua scoperta nella T1

Notizie di prima mano! Per una volta scrivo di qualcosa che ho vissuto in prima persona. Dal 13 ottobre al 2 novembre, infatti, ho fatto parte della missione archeologica dell’Università di Pisa a Dra Abu el-Naga (Tebe Ovest) che, sotto la direzione della prof.ssa Marilina Betrò, è alla sua 15a stagione.

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Ingresso della T1

La missione è attiva dal 2003 nel settore settentrionale della Necropoli Tebana con un lavoro di scavo, documentazione e restauro della tomba ramesside di Huy (TT14), ampliato dall’anno successivo all’area circostante dove sono state scoperte altre 4 sepolture, prima sconosciute e quindi inedite. Il gruppo di tombe è scavato nella roccia lungo i lati del cortile della più grande e antica di queste, ribattezzata MIDAN.05 e risalente all’inizio della XVIII dinastia (intorno al 1500 a.C.).

La campagna del 2018 si è concentrata in particolare su scavo e documentazione della T1 e T2, ipogei più piccoli individuati nel 2010 sul lato nord del cortile. Anche queste due tombe risalirebbero all’inizio del Nuovo Regno, seppur riutilizzate in epoche successive, facendo pensare a un gruppo di sepolture realizzate nello stesso periodo per i membri di un unico nucleo familiare. Tuttavia, presentano una caratteristica molto rara nella facciata, cioè la presenza, alla sinistra della porta, di una sola finestra e non due come negli altri esempi dello stesso periodo.

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Interno della T1 (sulla destra, l’inizio del passaggio discendente)

.La T1, inoltre, ha una struttura a volta, in parte crollata, in mattoni crudi intonacati che introduce a una piccola camera dalla pianta quasi quadrata. Sulla parete nord una nicchia regolare è tagliata nella roccia, mentre in quella est è stato individuato l’inizio di un passaggio discendente che verrà indagato nella prossima campagna di scavo. L’intero ambiente è stato liberato dai depositi alluvionali che non mostravano tracce di saccheggi del XIX o XX secolo, ben evidenti invece nella T2. Tra il materiale ritrovato, quasi tutto databile al Nuovo Regno, spiccano i frammenti di una bella statua doppia in calcare che mostra il defunto e sua moglie, seduti e abbracciati (foto in alto). Purtroppo mancano le teste che si confida di ritrovare quando verrà scavato il passaggio discendente. Il raffinato testo geroglifico, inciso e dipinto in blu su colonne separate da linee rosse sul retro del gruppo, ci fornisce i nomi e i titoli: il marito, Nani, era un “Superiore dei Servitori-meru della Casa di Amon”, la moglie, Bakenuret, legata al tempio della regina divinizzata Ahmose-Nefertari. Gli stessi nomi e titoli si leggono anche in diversi frammenti di arenaria, probabilmente parte di stipiti e architrave della porta della tomba.

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Frammenti di intonaco dipinto di uno dei sarcofagi della T2

La T2 è leggermente più grande e presenta almeno due camere. L’entrata di una seconda stanza, infatti, è stata messa in luce durante lo scavo che tuttavia non è stato completato. In questo caso, i depositi alluvionali arrivavano quasi al soffitto ed erano intaccati dalle fosse scavate dai tombaroli. Fortunatamente i tagli non raggiungevano uno strato in cui erano deposti almeno 8 corpi i cui scheletri sono stati ritrovati completi e ancora in connessione. I resti ossei erano coperti dai frammenti dei coperchi dei sarcofagi di cui, a causa dell’azione del fuoco appiccato dai ladri in cerca di amuleti e dell’acqua delle inondazioni, si è conservato solo l’intonaco dipinto (immagine a sinistra). Lo stile delle decorazioni ha permesso di collocare le deposizioni alla XXI dinastia (1069-945 a.C.). In connessione con due defunti sono stati ritrovati anche quasi 400 piccoli ushabti in terracotta.

Maggiori informazioni sul sito della cattedra di egittologia dell’Università di Pisa: https://goo.gl/tdKhh8

Il modello 3D dell’area di scavo realizzato da Emanuele Taccola (la T1 e la T2 si trovano, ancora non indagate, sul lato destro del cortile): https://sketchfab.com/models/f0b1bef707544c4987be40ec7b50ab1c

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Tenendo insieme i frammenti della statua di Nani e Bakenuret

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I membri della missione pisana: dal basso verso destra Mohammed Saleh, responsabile della logistica; Carmen Munoz-Perez; Camilla Saler; Paolo Marini; Anna Giulia De Marco; Divina Centore. In alto da sinistra: Paolo Del Vesco; Marilina Betrò; Lisa Sartini; Mattia Mancini; Gianluca Buonomini; Maura Sedda. Manca Emanuele Taccola, autore della fotografia

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Dra Abu el-Naga, (ri)scoperte due tombe di ufficiali di XVIII dinastia

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Source: Extra News

Altre due ‘nuove’ tombe individuate dagli archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga, necropoli di Tebe Ovest, proprio come era stato fatto capire fra le righe in occasione dell’annuncio, a settembre, della scoperta della sepoltura di Amenemhat. Questi ulteriori ipogei apparterrebbero a due alti ufficiali di Nuovo Regno.

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Source: english.ahram.org

Il ritrovamento è stato ufficializzato solo oggi dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany (ormai, come di consueto, in una conferenza stampa in loco; immagine in alto), ma già da qualche giorno circolavano indiscrezioni e la foto di una splendida maschera funeraria (immagine a sinistra), fornite ai giornali locali da una ‘gola profonda’ anonima. Come nei precedenti casi, le tombe erano note e avevano già una numerazione, ma non erano ancora state indagate: Kampp -150- e -161- (Friederike Kampp, “Die Thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII bis zur XX Dynastie”, 1996, p. 701, 713). Entrambe risalgono alla XVIII. Al loro interno, la missione di Mostafa Waziry, ora segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha ritrovato mummie, frammenti di sarcofago dipinto, vasi di ceramica, più di 450 ushabti e 40 coni funerari, oltre a una statuetta lignea intatta di Osiride alta 60 cm (foto in basso). Alle pareti, rilievi di scene di vita quotidiana e di offerta dai colori ancora vividi.

A breve ulteriori informazioni e foto.

Aggiornamenti:

La Kampp -161- si trova a nord della TT225 e della Kamp -157- (la tomba di Userhat scoperta lo scorso aprile). La struttura comprende un cortile delimitato da un muretto in pietra e mattoni crudi e un pozzo funerario che conduce a quattro stanze laterali. In una di queste, una parete è decorata da un dipinto conservatosi perfettamente che mostra uomini e donne in atto di portare offerte al defunto e alla moglie (foto in basso). La mancanza di iscrizioni, però, rende impossibile, al momento, risalire al nome e ai titoli del proprietario della sepoltura, ma, per questioni stilistiche, si può pensare a una datazione che comprenda i regni di Amenofi II (1424-1398) e Thutmosi IV (1398-1388). Nella tomba sono stati ritrovati diversi frammenti di sarcofago dipinto, 4 gambe di sedie in intagliato e ushabti.

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Source: MoA

La Kampp -150-, come già segnalato dall’egittologa tedesca negli anni ’90 dello scorso secolo (vedi planimetria in alto), si trova a sud della Kampp -157- e accanto alla TT167 e presenta una struttura classica per l’epoca: 5 ingressi che conducono a un vestibolo, un corridoio e una stanza trasversale con nicchia in fondo. La tomba era stata collocata tra la fine della XVII e gli inizi della XVIII dinastia per un cartiglio di Thutmosi I sul soffitto del corridoio (1496-1483). Anche in questo caso, il nome del defunto non è certo, anche se si pensa possa essere Thutmosi (con appellativo di “giusto di voce”; foto in basso) che si legge sul pilastro di entrata o Maati che, insieme alla moglie Mehi, compare sui coni funerari. Tuttavia, un nome è certo e potrebbe essere quello della madre del morto: Isis-Neferet. Di questa “Cantrice del dio Amon” è stata ritrovata, oltre a frammento di un sarcofago “a vernice nera con decorazione gialla”, la statuetta in forma osiriaca che avevo già segnalato. Ora, grazie a foto più dettagliate, è possibile leggere proprio il nome della donna alla fine dell’iscrizione sull’oggetto (foto in alto). Presente anche una mummia e altri resti umani.

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Source: time.com

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Djehuty-mes maa-kheru = “Thutmosi, giusto di voce”

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Dra Abu el-Naga: scoperta tomba di sacerdote di XVIII dinastia

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Sourch: @pastpreservers

Fedele alla strategia comunicativa adottata negli ultimi tempi, Khaled el-Enany, ministro egiziano delle Antichità, ha oggi annunciato in pompa magna una grande scoperta effettuata nella necropoli di Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest: la tomba di un sacerdote vissuto durante la XVIII dinastia (1543-1292). Il defunto si chiamava Amenemhat e si fregiava del titolo di “Orafo del dio Amon”. La notizia è stata rilasciata stamattina a giornalisti locali e stranieri durante una conferenza stampa ufficiale, anche se erano state già fatte trapelare da mesi piccole anticipazioni ad hoc. Mostafa Waziry, Capo delle Antichità di Luxor e direttore della missione egiziana che ha effettuato il ritrovamento, aveva parlato di una tomba più importante di quella già spettacolare del funzionario Userhat, individuata nella stessa area lo scorso aprile. Il ministro, invece, aveva sibillinamente dichiarato che la scoperta “avrebbe stupito il mondo intero”. La nuova sepoltura è stata scavata poco più in alto sulla collina, in corrispondenza del cortile della già nota TT300 (Anhotep, 1279-1212). Si tratta di una singola camera funeraria a pianta rettangolare con una nicchia nella parete di fondo che contiene le statue dipinte di Amenmhat, di sua moglie Amenhotep – nome di solito maschile, ma seguito dal titolo “Signora della casa” – e dei loro due figli. La struttura, come spesso accadeva in periodi più tardi, è stata poi riutilizzata durante la XXI o XXII dinastia (1069-712) per sepolture più povere. Per questo, gli archeologi hanno trovato diversi sarcofagi lignei decorati, circa 150 ushabti in faience e altri materiali e numerosi frammenti di mummie, oltre a vasi di ceramica, gioielli e altri oggetti. In realtà, la tomba era stata già segnalata con la nomenclatura Kampp -390.

Inoltre, nella corte esterna, è stato individuato un gruppo di pozzi funerari, forse risalenti al Medio Regno, ancora da scavare. Uno di questi conserva il sarcofago di una donna di 50 anni e uno con i suoi due figli di 20/30 anni. Ma le sorprese non finiscono qui; El-Enany ha preannunciato che a breve saranno presentate nuove tombe dalla stessa area. Infatti, tra gli oggetti raccolti, compare il nome di 4 funzionari la cui sepoltura potrebbe essere rivelata nei prossimi mesi.

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Luxor: scoperto per la prima volta un giardino funerario

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Source: MoA

Straordinaria scoperta quella effettuata, ancora una volta (!), dalla missione a Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest, diretta da José Manuel Galán (“Proyecto Djehuty”). Scavando nella corte aperta di una tomba di Medio Regno, gli egittologi spagnoli hanno ritrovato la prima testimonianza archeologica di giardino funerario che, finora, era conosciuto solo dalle fonti iconografiche (come nel dipinto dalla tomba di Nebamun della XVIII din., ora conservato al British Museum; foto in basso) e da modellini funebri. La struttura, di 3 x 2 metri, è suddivisa in una griglia di aiuole quadrate di circa 30 cm di lato in cui erano coltivati vari tipi di fiori e piante; al centro, invece, due quadranti rialzati potevano contenere arbusti. Nell’angolo occidentale, si sono addirittura conservate le radici e 40 cm del tronco di un piccolo albero (una tamerice; foto in fondo) accanto al quale, ancora in situ, era deposta una ciotola contenente un’offerta di datteri e altri frutti (immagine in basso a sinistra). Il giardino aveva una funzione rituale legata alla rigenerazione del defunto e ora si aspettano le analisi paleobotaniche sui semi raccolti per capire quali tipi di piante vi erano coltivati.

Ma le sorprese non si fermano qui. Le autorità ministeriali, infatti, hanno annunciato che è stata ritrovata anche una cappella funeraria in mattoni crudi (46 x 70 x 55 cm) addossata alla facciata della tomba rupestre e con dentro ancora tre stele appartenenti a defunti di XIII dinastia (1800 a.C. circa).

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Facciamo un po’ di chiarezza sulla scoperta della tomba di Userhat

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Source: MoA

Quando viene effettuato un’importante ritrovamento archeologico, la stampa si concentra più sulle foto e sul titolo – d’altronde, è ciò a cui bada la gente – che sul contenuto della notizia stessa, a discapito dell’approfondimento del tema e della verifica delle fonti. Così, per rendere più accattivanti gli articoli, alcuni giornalisti – non conoscendo la materia – esagerano con le espressioni e fanno leva sui soliti cliché. È successo – come si vede nei seguenti titoli di giornali nazionali e non – anche stavolta con la recentissima scoperta della tomba di Userhat a Dra Abu el-Naga. Tra travisamenti, errate traduzioni e veri e propri sfondoni, credo sia opportuno fare un po’ di chiarezza. Infatti, al di là di comuni sbagli nelle trascrizioni di nomi di personaggi egizi o di località in arabo e del numero variante di sarcofagi che ancora non è stato definito (al momento, si contano 10 sarcofagi e 8 mummie), purtroppo ho letto dichiarazioni inesistenti, messe in bocca al ministro delle Antichità o al direttore della missione, che rischiano di dare credibilità immeritata a testi non veritieri.

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Ma andiamo in ordine. La tomba in questione era già nota, ma non era mai stata scavata: Friederike Kampp-Seyfried, indicandola con il numero -157- (Die thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII. bis zur XX. Dynastie, Mainz 1996, p. 708), ha proposto una datazione non certa al regno di Thutmosi III (1457-1425). In ogni caso, gli archeologi egiziani diretti da Mostafa Waziry, eliminando i detriti nella corte esterna, sono riusciti a entrare nell’ipogeo – una classica tomba a T – e a individuare altre due entrate ancora da ripulire. Non è assolutamente una sepoltura reale e i faraoni non c’entrano niente: il proprietario originario, Userhat (se proprio si volesse spezzare il nome, il modo giusto sarebbe Wser-hat), era un alto funzionario della XVIII dinastia (1543-1292) recante il titolo, secondo quanto detto da El-Enany, di qnbty n niwt, “Membro del Consiglio della città (Tebe)”. Si tratta di una carica amministrativa più complessa che, pur comprendendo competenze giuridiche, non si limitava ad esse e quindi non può essere tradotta semplicisticamente con “giudice”. Quindi, sarebbe più consono considerare Userhat un “magistrato” ma con l’accezione romana del termine. La tomba è rimasta inviolata al massimo per qualche secolo perché, durante la XXI dinastia (1069-945), la stanza più interna venne sfruttata per la collocazione di diversi sarcofagi con mummie, come la coeva cachette di Deir el-Bahari (DB320) in cui vennero nascoste oltre 50 mummie di re, regine e dignitari. Riassumendo: la struttura risale alla XVIII dinastia, ma fu riutilizzata durante la XXI. Infine, un capitolo a parte va dedicato al corredo funebre. Leggendo delle oltre mille statue ritrovate, ci si aspetterebbe uno sconfinato schieramento di sculture, simil-“Esercito di terracotta”; in realtà, gli archeologi hanno individuato ‘solamente’ degli ushabti, piccole statuette funerarie di pochi centimetri (come si vede nella foto in basso) che accompagnavano il defunto nell’Aldilà per lavorare al suo posto.

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Source: MoA

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Scoperta a Luxor tomba di XVIII dinastia con sarcofagi e oltre 1000 ushabti di XXI dinastia

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Source: Nigel J.Hetherington

Stamattina si sono rincorsi rumors sulla scoperta – o, secondo altre fonti, riscoperta – di una tomba di Nuovo Regno effettuata da archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest. Non essendoci ancora stato l’annuncio ufficiale del Ministero delle Antichità, le informazioni non sono ancora verificabili, ma, da quanto affermato alla stampa locale dal direttore della missione Mostafa Waziry, la sepoltura apparterrebbe a Userhat, alto ufficiale della XVIII dinastia, e conterrebbe almeno sei sarcofagi policromi, decine tra ushabti e vasi di ceramica e resti di mummie (immagini in basso).

Secondo quanto anticipato da Luxor Times, invece, si tratterebbe della già nota tomba Kampp -157-, un classico ipogeo “a T” (anticamera trasversale e corridoio terminante in una nicchia) situato a sud della TT255 e da non confondere con la TT157 di Nebwenenef (Primo profeta di Amon sotto Ramesse II).

Aggiornamento:

Il comunicato ufficiale del Ministero conferma che la tomba appartiene a Userhat e si compone di una corte aperta, una stanza rettangolare, un corridoio e una camera interna. Dopo la pulizia della prima sala, è stato scoperto un pozzo di 9 metri di profondità che conduce a ulteriori due vani ancora da scavare. Nella prima sala, sono stati scoperti il sarcofago, la maschera funeraria e ushabti appartenenti a Userhat; quella più interna, invece, è stata riutilizzata successivamente come cachette per diversi sarcofagi e mummie di XXI dinastia e oltre 1000 ushabti in faience, legno e terracotta.

 

 

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Luxor, ri-trovata tomba scoperta da Champollion e Rosellini

Source: CSIC

Source: CSIC

Dopo quasi 200 anni, una tomba viene scoperta per la seconda volta. Si tratta dell’ultima dimora di Djehuty-Nefer, “Soprintendente al tesoro” di Thutmosi III (1479-1424), che Champollion e Rosellini avevano individuato nel 1829 nella necropoli di Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest. Da allora, nonostante ci siano diversi oggetti del corredo sparsi per i musei di tutto il mondo (compresi frammenti di una porta al Museo Egizio di Firenze), se ne erano perse le tracce. Fino a gennaio-febbraio di quest’anno, quando gli archeologi spagnoli diretti da José Manuel Galán (Consejo Superior de Investigaciones Científicas) hanno liberato la tomba dalla sabbia e dai detriti di altri scavi che l’avevano ricoperta, proprio vicino a quella del predecessore Djehuty. La particolarità della struttura consiste nella facciata, perfettamente conservata, realizzata a mattoni con sigilli reali che seguono il motivo decorativo della “facciata di palazzo” (vedi immagine in alto).

Ma, la 14a missione del “Proyecto Djehutyha rivelato ulteriori sorprese. In un pozzo di un’altra sepoltura scoperta, ancora anonima, sono venuti fuori due archi di 1,70 m con la corda ancora arrotolata al legno, una dozzina di frecce a punta di selce e un vasetto in alabastro avvolto in un panno di lino (vedi in basso). Naturalmente, si è continuato a lavorare alla tomba di Djehuty il cui corridoio di accesso è stato restaurato mettendo in evidenza un centinaio di graffiti in demotico che testimoniano il riutilizzo nel II sec. a.C. per seppellirvi mummie di ibis e falchi.

Per il dispaccio ufficiale e altre foto: CSIC

Source: CSIC

Source: CSIC

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Scoperta tomba di XI dinastia a Luxor

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Source: Luxor Times Magazine

Dra Abu el-Naga e la missione di  José Manuel Galán continuano a sfornare sorprese! Dopo le scoperte del sarcofago di bambino nel 2013 e di quello “rishi” lo scorso febbraio, nella necropoli di Tebe Ovest più antica del Medio Regno, infatti, è stata individuata anche una tomba di un alto funzionario dell’XI dinastia (2150-1990 a.C). Indagando un pozzo ad ovest della corte della tomba di Djehuty (XVII din.), gli archeologi spagnoli sono arrivati a un corridoio lungo 20 metri, alto e largo 2, che conduce alla nuova camera sepolcrale riutilizzata come cachette durante la XVII dinastia. Come si vede dalla foto a sinistra, tutto lo spazio è riempito da una quantità incredibile di resti umani e ceramica. Il disordine dei resti indica il passaggio di ladri già in antichità.

Per altre immagini: Luxor Times Magazine

Per ulteriori informazioni, foto e il video della scoperta: CSIS

 

 

 

 

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